Giuseppe Iannozzi, 6 dicembre 2016

La distopia di Ahmed Nàgi fra George Orwell e Jonathan Lethem

Il 16 maggio 2016 PEN ha assegnato ad Ahmed Nàgi il PEN/Barbey Freedom to Write Award, riconoscendo la sua lotta di fronte alle avversità per il diritto alla libertà di espressione.

Chec­ché se ne dica, 1984 di Geor­ge Orwell, si sia d’accordo o no, ha dato il là a un nuo­vo modo di fare e di inten­de­re la Let­te­ra­tu­ra, la disto­pia socio-poli­ti­ca è così entra­ta a far par­te dell’immaginario col­let­ti­vo e, soprat­tut­to, ha for­ni­to a tan­ti e tan­ti scrit­to­ri il corag­gio di dir­si con­tro i regi­mi tota­li­ta­ri denun­cian­do l’invivibile pre­ca­rie­tà del pro­prio tem­po sto­ri­co.

Ahmed Nàgi scri­ve Vita: istru­zio­ni per l’uso, è que­sto il tito­lo ita­lia­no del roman­zo Isti­kh­dam al-Hayat illu­stra­to da Ayman al-Zor­ka­ny e pub­bli­ca­to in Ita­lia da Il Siren­te nel­la col­la­na Altria­ra­bi. Il roman­zo si pre­sen­ta al let­to­re come una vera e pro­pria disto­pia in per­fet­to sti­le orwel­lia­no: una cata­stro­fe natu­ra­le ha sov­ver­ti­to l’ordine del Cai­ro, la vita non è più quel­la dei tem­pi pas­sa­ti, lun­go le stra­de si tra­sci­na­no dispe­ra­ti più mor­ti che vivi, le malat­tie imper­ver­sa­no e mie­to­no vit­ti­me a iosa. La tec­no­lo­gia, anch’essa, è sol più un ricor­do. Il cie­lo che copre il Cai­ro è vuo­to e all’orizzonte nes­su­na spe­ran­za. Cio­no­no­stan­te Bas­san tie­ne vivo un sogno, un sogno gran­de: la rico­stru­zio­ne del Cai­ro. Si ado­pe­ra insie­me alla Socie­tà degli Urba­ni­sti per­ché il sogno pos­sa un gior­no esse­re real­tà tan­gi­bi­le. Bas­san fa la cono­scen­za di Ihab Has­san, che ha un’idea per restau­ra­re la bel­lez­za e il ful­go­re che sem­bra­no esser sta­ti per sem­pre per­du­ti nel­le sab­bie del tem­po.
Il Cai­ro è di fat­to un infer­no, una cloa­ca sot­to un cie­lo plum­beo, così lo imma­gi­na lo scrit­to­re e gior­na­li­sta egi­zia­no Ahmed Nàgi con­dan­na­to a due anni di car­ce­re per aver scrit­to e dato alle stam­pe que­sto lavo­ro disto­pi­co. Al pari di Orwell, Ahmed Nàgi descri­ve una socie­tà ridot­ta ai mini­mi ter­mi­ni: i sen­ti­men­ti sono vie­ta­ti, pro­va­re emo­zio­ni non è pos­si­bi­le per­ché l’ordine del­la repres­sio­ne vuo­le che tut­ti gli indi­vi­dui sia­no alli­nea­ti, vuo­ti e nell’anima e nel­la psi­che.

Il lavo­ro di Nàgi è sta­to subi­to bol­la­to come “offe­sa alla pub­bli­ca mora­le”: per­ché? L’autore descri­ve, per som­mi capi in veri­tà, una sce­na di ses­so in una socie­tà dove i sen­ti­men­ti sono sta­ti abo­li­ti. Nel cor­so del sesto capi­to­lo un grup­pet­to di gio­va­ni sogna­no e sogna­no for­te: rol­la­no can­ne, ingol­la­no bir­ra e soprat­tut­to si lec­ca­no le pupil­le sognan­do l’amore. Non ci si lasci però ingan­na­re: la sce­na non con­tie­ne nes­sun ele­men­to real­men­te sca­bro­so, è difat­ti essa poi solo un espe­dien­te let­te­ra­rio vec­chio come il cuc­co per rida­re all’amore l’amore, null’altro che que­sto.

La vita: istru­zio­ne per l’uso
 di Ahmed Nàgi non è un roman­zo feti­ci­sta che par­la a spron bat­tu­to di ses­so pur non man­can­do di ritrar­re per­so­nag­gi quan­to­me­no biz­zar­ri, da vero e pro­prio bur­le­sque, que­sto è bene sot­to­li­near­lo, è inve­ce foto­gra­fia di una socie­tà sce­ve­ra­ta di vive­re la liber­tà, di ope­ra­re, sen­za costri­zio­ni e pres­sio­ni ester­ne, le sue pro­prie scel­te: la cit­tà pos­sie­de uomi­ni e don­ne, nes­su­no è padro­ne di nien­te e nes­su­no deve per­met­ter­si di cre­de­re nel libe­ro arbi­trio.

Ahmed Nàgi non fa alcun accen­no ai fat­ti occor­si pri­ma e dopo la rivo­lu­zio­ne (2011), ma non è una dimen­ti­can­za la sua, è inve­ce una scel­ta pre­ci­sa come a voler sot­to­li­nea­re che nul­la è cam­bia­to vera­men­te dopo la desti­tu­zio­ne del tren­ten­na­le regi­me del Pre­si­den­te Hosni Muba­rak. Affin­ché il Cai­ro pos­sa esse­re una cit­tà viva per la vita, per i sen­ti­men­ti e la car­na­li­tà anche, c’è una sola pos­si­bi­li­tà e que­sta è rap­pre­sen­ta­ta da La Socie­tà degli Urba­ni­sti ret­ta dal­la maga Papri­ka. Il pro­get­to di Papri­ka, for­te del­la sua magia, è quel­lo di crea­re un nuo­vo cen­tro urba­no iper­tec­no­lo­gi­co: distrug­ge­re il Cai­ro affin­ché risor­ga diver­so, com­ple­ta­men­te nuo­vo. Nàgi dà così ini­zio a una vera e pro­pria disto­pia dai con­tor­ni inquie­tan­ti e non poco rea­li­sti­ci.

Vita: istru­zio­ni per l’uso di Ahmed Nàgi è un per­fet­to roman­zo disto­pi­co, per­fet­to per­ché, con estre­ma sapien­za, l’autore fa sua la lezio­ne di Geor­ge Orwell e quel­la di Jona­than Lethem.

06/12/2016  Giu­sep­pe Ian­noz­zi

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