L’autistico e il piccione viaggiatore

L’autistico e il piccione viaggiatore

Geert tol­se l’etichetta e mise il vio­li­no rot­to sul tavo­lo. Stu­diò con atten­zio­ne le varie par­ti e lo spa­zio tra esse, attra­ver­so il qua­le il suo­no si era pro­pa­ga­to per oltre due seco­li. Non pen­sò, come avreb­be fat­to un vero costrut­to­re di vio­li­ni, al tipo di legno o alla tec­ni­ca con cui era sta­to assem­bla­to, ma a quel­lo spa­zio. Per lui il legno che lo cir­con­da­va era il vio­li­no e lo spa­zio la musi­ca”. Fin da pic­co­lis­si­mo, Geert ha dimo­stra­to di non esse­re un bam­bi­no come gli altri, pren­de tut­to alla let­te­ra e ha dif­fi­col­tà nel­le rela­zio­ni socia­li. La madre gesti­sce un pic­co­lo nego­zio dell’usato dove Geert tra­scor­re le not­ti ad assem­bla­re fra loro gli ogget­ti più dispa­ra­ti e a riflet­te­re sul loro pos­si­bi­le uti­liz­zo. Quan­do tro­va un vio­li­no in pez­zi, di cui igno­ra l’enorme valo­re, pro­va a rico­struir­lo e lo fa in modo total­men­te nuo­vo e ori­gi­na­le. Non si ren­de­rà mai con­to di quan­to sia­no pre­zio­si gli stru­men­ti che è in gra­do di rea­liz­za­re ma que­sta atti­vi­tà e il suc­ces­si­vo incon­tro con un pic­cio­ne che, nono­stan­te i suoi ten­ta­ti­vi di rega­lar­lo, tor­na sem­pre da lui, gli cam­bie­ran­no la vita.

Anna­li­sa Bru­nel­li, Acca­par­lan­te, 19/02/2017

Recen­sio­ne del libro “L’autistico e il pic­cio­ne viag­gia­to­re” di Rodaan al Gali­di, tra­du­zio­ne dall’olandese a cura di Ste­fa­no Musilli.

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«I miracoli» di Abbas Khider

Khider produce l’affresco lieve, ironico, leggero, speziato al punto giusto di un’odissea

Un libro che occhieg­gia invi­tan­te dal tavo­li­no davan­ti al posto accan­to al suo, un lun­go viag­gio in tre­no attra­ver­so la Ger­ma­nia, un pas­seg­ge­ro che non può non sen­tir­si attrat­to dal volu­mi­no­so pli­co di fogli con l’ammiccante tito­lo nel­la sua lin­gua di ori­gi­ne “Memo­rie”. Quan­do per un for­tui­to malin­te­so il pli­co gli fini­sce sul­le ginoc­chia gli basta un’occhiata per capi­re che l’occupante del posto non tor­ne­rà a recla­mar­lo e un atti­mo per lasciar­si assor­bi­re nel­la let­tu­ra. Hamid Rasul ha affi­da­to alle pagi­ne ver­ga­te in incer­ti trat­ti a mati­ta la pro­pria vita: la gio­vi­nez­za in Iraq, le anghe­rie del car­ce­re di regi­me ad appe­na diciot­to anni, la fuga dap­pri­ma in Gior­da­nia, poi in Ciad, Libia, Tur­chia, Gre­cia, per appro­da­re infi­ne all’agognata ma delu­den­te Euro­pa, arri­van­do in Ger­ma­nia dopo una sosta obbli­ga­ta sul suo­lo ita­lia­no. Saran­no mol­te le fal­se par­ten­ze che dovrà sop­por­ta­re pri­ma di giun­ge­re in Euro­pa, e, nel cor­so di cia­scu­na farà incon­tri stre­pi­to­si, visi­te­rà nuo­ve cel­le di pri­gio­ne, incon­tre­rà don­ne fasci­no­se, vivrà gran­di amo­ri, pas­sio­ni fuga­ci e inten­se ami­ci­zie, tro­ve­rà mil­le espe­dien­ti di sopravvivenza…

I miracoli : Abbas KhiderDi pari pas­so con i sen­ti­men­ti ispi­ra­ti­gli dal­le mol­te­pli­ci figu­re fem­mi­ni­li che sin dal­la pri­ma ado­le­scen­za han­no tur­ba­to i suoi sogni e occu­pa­to i suoi pen­sie­ri, pro­ce­de il più gran­de degli inna­mo­ra­men­ti, quel­lo che lo coglie ado­le­scen­te e non lo abban­do­ne­rà più, accom­pa­gnan­do­lo nel­le sue pere­gri­na­zio­ni fino al tre­no su cui un pas­seg­ge­ro che si chia­ma come lui sta leg­gen­do i sui scrit­ti: l’amore per la scrit­tu­ra, per la poe­sia. È una fre­ne­sia che lo coglie ogni qual vol­ta incon­tra una nuo­va don­na, o quan­do la sua vita sta attra­ver­san­do fasi deli­ca­te, è tal­men­te tota­liz­zan­te da spin­ger­lo a qual­sia­si fol­lia pur di pro­cu­rar­si la car­ta, che gli è più neces­sa­ria del cibo. Ini­zie­rà ruban­do i fogli in cui i suoi geni­to­ri com­mer­cian­ti di dat­te­ri avvol­go­no la mer­ce, poi rube­rà quel­li in cui i vari ban­chet­ti del mer­ca­to avvol­go­no il cibo. Scri­ve­rà sui muri di tute le cel­le in cui sarà dete­nu­to, e, quan­do da esu­le in Ger­ma­nia la sua paga di 60 euro al mese non gli con­sen­ti­rà di com­prar­la, rube­rà i gior­na­li per scri­ve­re lun­go i mar­gi­ni, e poi ne rube­rà dei fogli a Sara, la sua fidan­za­ta tede­sca, che, ali­men­ta , com­pli­ce, que­sta abi­tu­di­ne. Abbas Khi­der, alter ego del pro­ta­go­ni­sta ha crea­to ne I mira­co­li una sor­ta di gio­co di spec­chi attra­ver­so il qua­le il pas­seg­ge­ro let­to­re leg­ge la pro­pria sto­ria e la rac­con­ta a se stes­so e al let­to­re. Nes­su­na del­le espe­rien­ze nar­ra­te, però, è mai oppri­men­te o dipin­ta in toni foschi e melo­dram­ma­ti­ci. È solo a poste­rio­ri che ci si ren­de con­to dell’intensità del dolo­re, dell’estensione del­le pri­va­zio­ni, del­la pro­fon­di­tà del­le offe­se che quest’uomo ha con­di­vi­so con i suoi com­pa­gni di viag­gio, dagli sca­fa­ti came­rie­ri al pic­co­lo Sher­zad, costret­to a viag­gia­re con uni­co baga­glio la sua sto­ria e doven­do lascia­re die­tro di sé anche i pochi fogli che di vol­ta in vol­ta rie­sce a raci­mo­la­re e riem­pi­re. Le con­di­zio­ni di vita, l’annichilimento di esse­ri uma­ni costret­ti a vive­re in 20 in una stan­za e a soprav­vi­ve­re cam­bian­do le cas­set­te dei film por­no nel retro di un bar mal­fa­ma­to oppu­re inse­gnan­do ara­bo in un vil­lag­gio di mon­ta­gna del Ciad dove i muri sono miste­rio­sa­men­te rico­per­ti del suo nome. Il dolo­re, la sof­fe­ren­za per le tor­tu­re, i ten­ta­ti­vi fal­li­ti di lascia­re la Gre­cia e la Tur­chia, i com­pa­gni di viag­gio per­si in mare, quel­li costret­ti a paga­re con la pro­pria digni­tà o quel­la dei loro cari viag­gi costo­sis­si­mi e sen­za garan­zie, tut­to vie­ne in qual­che modo cir­con­fu­so da un alo­ne dol­ce, pro­fu­ma­to come il sen­to­re del­le don­ne che ha incon­tra­to e che lo han­no inna­mo­ra­to, del­la poe­sia che tor­na a ispi­ra­re la sua mano ogni vol­ta che un cer­to sogno di un tem­pio si ripre­sen­ta. La dol­cez­za di un paio di seni, la clas­si­fi­ca­zio­ne meto­di­ca dei poste­rio­ri che ha incon­tra­to in tre con­ti­nen­ti, fan­no sem­pre da con­trap­pun­to a una nar­ra­zio­ne che rie­sce a non far mai per­de­re il sor­ri­so all’attonito let­to­re. Khi­der pro­du­ce l’affresco lie­ve, iro­ni­co, leg­ge­ro, spe­zia­to al pun­to giu­sto di un’odissea che a trat­ti si fa roman­zo pica­re­sco e che lascia sul­le dita, qua­si pal­pa­bi­le, un aro­ma di zuc­che­ro e can­nel­la, un sen­so di mera­vi­glia che irre­ti­sce il let­to­re di riga in riga, a par­ti­re dal­la splen­di­da coper­ti­na e dal­la gra­fi­ca con­cet­tua­le del­la pri­ma pagi­na del volu­me, che, in linea col resto del­la col­la­na ripor­ta un deli­ca­to cameo che rias­su­me bene la sto­ria del suo auto­re, un tube­ro sul qua­le ha attec­chi­to una pian­ta irachena.

Recen­sio­ne del libro I mira­co­li di Abbas Khi­der Man­gia­li­bri, Lisa Puzel­la, 11/01/2017

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«I miracoli» di Abbas Khider al Salone del Libro di Torino

I miracoli” di Abbas Khider, in anteprima nazionale al Salone del Libro di Torino dal 12 al 15 maggio.

Una moderna fiaba su rifugiati e immigrazione clandestina da una delle voci più promettenti della scena letteraria tedesca, il Best-seller e pluripremiato Abbas Khider.

I Mira­co­li un libro di Abbas Khi­der. Dise­gna­to sul­la fal­sa­ri­ga dell’esperienza dell’autore in una pri­gio­ne ira­che­na e come rifu­gia­to in Euro­pa, “I Mira­co­li” è uno straor­di­na­rio pon­te tra orien­te e occi­den­te. Sul tre­no diret­to a Mona­co, Rasul Hamid tro­va un volu­mi­no­so mano­scrit­to, leg­gen­do­lo sco­pre che vi è nar­ra­ta la sua storia…Rasul Hamid fug­gi­to dall’Iraq e arri­va­to con mil­le peri­pe­zie in Ger­ma­nia. Don­ne attraen­ti, com­pa­gni rifu­gia­ti, perio­di di lavo­ro ille­ga­le, mira­co­li e mol­ti — feli­ci — inci­den­ti, con­di­sco­no la let­tu­ra. Il roman­zo tra­gi­co­mi­co, a vol­te per­fi­no bur­le­sco, di Khi­der è una moder­na fia­ba sui rifu­gia­ti. Sapo­re orien­ta­le e cru­da real­tà rac­con­ta­ta in modo diret­to e sen­za vittimismi.

Abbas Khi­der è nato a Bag­dad il 3 mar­zo 1973. Arre­sta­to e dete­nu­to, all’età di dician­no­ve anni, sot­to il regi­me di Sad­dam Hus­sein. Nel 1996 è fug­gi­to dall’Iraq e ha vis­su­to in vari pae­si come pro­fu­go clan­de­sti­no. Dal 2000 vive in Ger­ma­nia dove ha stu­dia­to let­te­ra­tu­ra e filo­so­fia. Ha vin­to nume­ro­si pre­mi di poe­sia e let­te­ra­tu­ra, tra gli altri il pre­mio Adel­bert von Cha­mis­so per il gio­va­ne auto- re più pro­met­ten­te nel 2010 e i pre­mi Hil­de Domin e Nel­ly Sachs nel 2013.

Lo tro­ve­re­te, fre­sco di stam­pa, pres­so lo stand J158 — il Siren­te — Padi­glio­ne 2 - Salo­ne del Libro di Tori­no dal 12 al 15 Maggio.

Ecco­vi un assaggio

I mira­co­li

(tra­du­zio­ne dal Tede­sco di Bar­ba­ra Teresi)

Giu­ro su tut­te le crea­tu­re visi­bi­li e invi­si­bi­li: ho set­te vite. Come un gat­to. Anzi no, ne ho addi­rit­tu­ra il dop­pio. I gat­ti potreb­be­ro diven­ta­re ver­di dall’invidia. Nel­la mia vita i mira­co­li sono sem­pre acca­du­ti all’ultimo minu­to. Io ci cre­do, ai mira­co­li. A que­ste inso­li­te ecce­zio­na­li­tà per le qua­li sem­pli­ce­men­te non c’è altra defi­ni­zio­ne. Uno dei miste­ri del­la vita. Que­sti mira­co­li han­no mol­to in comu­ne con le coin­ci­den­ze, ma non pos­so nep­pu­re defi­nir­li coin­ci­den­ze per­ché que­ste ulti­me non capi­ta­no di fre­quen­te. Un caso è un caso, per bana­le che pos­sa suo­na­re. Si può par­la­re di una, mas­si­mo due gran­di casua­li­tà nel­la vita, ma non cer­to di una gran quan­ti­tà di avve­ni­men­ti for­tui­ti. Ci sono quin­di even­ti che sono mira­co­li, e non coin­ci­den­ze: così mi per­met­to di teo­riz­za­re, pur sen­za segui­re una logi­ca ari­sto­te­li­ca. Non sono una per­so­na super­sti­zio­sa, non cre­do all’ultraterreno né all’occulto. Nel cor­so del­la mia vita ho, per così dire, svi­lup­pa­to il mio per­so­na­le orien­ta­men­to reli­gio­so, adat­to a me sol­tan­to. Asso­lu­ta­men­te indi­vi­dua­le. Ad oggi, per esem­pio, io vene­ro gli pneu­ma­ti­ci. Sì, i coper­to­ni del­le auto! Per me non sono sol­tan­to i pie­di del­le mac­chi­ne, sono ange­li custo­di. Lo so, non deve suo­na­re del tut­to sen­sa­ta come affer­ma­zio­ne, dato che mol­ta gen­te ci ha lascia­to la vita, sot­to gli pneu­ma­ti­ci. Ma uno pneu­ma­ti­co può anche sal­var­ti la vita. Ed è così che ha avu­to ini­zio il pri­mo miracolo. Ero a Bagh­dad, in car­ce­re. Tro­var­si in gale­ra a Bagh­dad non è affat­to un mira­co­lo, e negli anni Novan­ta era per­fet­ta­men­te nor­ma­le. Men­tre ero lì… per con­ti­nua­re la let­tu­ra qui

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Quando la lingua diventa un passaporto. Conversazione con Rodaan Al Galidi, l’iracheno che scrive in olandese

Abbia­mo avu­to l’opportunità di incon­tra­re l’autore de L’autistico e il pic­cio­ne viag­gia­to­re, tra­dot­to in ita­lia­no e appe­na pub­bli­ca­to da il Siren­te (col­la­na altria­ra­bi), a Roma pres­so la libre­ria Griot di Tra­ste­ve­re, pri­ma di una del­le sue pre­sen­ta­zio­ni romane.

Inge­gne­re elet­tro­ni­co di for­ma­zio­ne Rodaan fug­ge dall’Iraq e, dopo una serie di peri­pe­zie arri­va in Olan­da dove si sta­bi­li­sce. La sua vita è piut­to­sto avven­tu­ro­sa per­ché per scap­pa­re dal­la guer­ra fini­sce, dopo una serie di viag­gi, in Thai­lan­dia dove ottie­ne un pas­sa­por­to fal­so olan­de­se e ten­ta di rag­giun­ge­re l’Australia che era il suo sogno. Vie­ne però fer­ma­to per­ché sen­za visto e quin­di “rien­tra in patria”, ovve­ro appro­da in Olan­da dove resta nove anni in un cam­po pro­fu­ghi pri­ma di riu­sci­re a inse­rir­si nel Paese.

Qual è il tuo rap­por­to con la ter­ra nata­le e quel­lo con il pae­se adot­ti­vo? Entram­bi infat­ti, a diver­so tito­lo han­no per te un gusto un po’ ama­ro, con­flit­tua­le l’uno tan­to da deci­de­re di abban­do­nar­lo, matri­gna all’inizio l’altro.
«L’Iraq non è un Pae­se per vive­re ma per mori­re che offre solo la guer­ra. Dopo la lau­rea per non entra­re nell’esercito di Sad­dam Hus­sein me ne sono anda­to. Quan­do sono arri­va­to in Olan­da ho avu­to subi­to la sen­sa­zio­ne di una ter­ra dif­fi­ci­le riguar­do all’accoglienza per­ché il Pae­se ha poco spa­zio, ha con­qui­sta­to la ter­ra metro per metro a fati­ca essen­do sot­to il livel­lo del mare e non può per­met­ter­si il lus­so di ospi­ta­re rifu­gia­ti. D’altronde gli stes­si olan­de­si aspet­ta­no anni per tro­va­re una casa. Il pro­ble­ma del­lo spa­zio è deter­mi­nan­te. Non sono sta­to accol­to, è vero, ma lo capisco.»

Dal pun­to di vista let­te­ra­rio e cul­tu­ra­le che cosa hai por­ta­to con te del tuo esse­re ira­che­no?
«La pau­ra per l’Iraq è un Pae­se sen­za liber­tà. Non ho por­ta­to qual­co­sa alla cul­tu­ra olan­de­se, anzi ho cer­ca­to di libe­rar­mi da que­sto sen­so di oppres­sio­ne; non ho aggiun­to nul­la. E’ inve­ce la let­te­ra­tu­ra olan­de­se ad aver­mi arric­chi­to dan­do­mi soprat­tut­to il sen­so di cosa signi­fi­chi con­vi­ve­re nel­la diver­si­tà, pur rima­nen­do lega­ti alle pro­prie origini.»

So che hai impa­ra­to l’olandese tan­to da scri­ve­re in que­sta lin­gua. Sen­ti di appar­te­ne­re alla cul­tu­ra di que­sto Pae­se euro­peo?
«Appar­ten­go ad un grup­po di scrit­to­ri che non sono nati­vi dell’Olanda ma han­no deci­so di scri­ve­re in olan­de­se per­ché è un modo di entra­re nel­la vita del Pae­se. E’ un modo di rin­gra­zia­re chi mi ha dato un per­mes­so di sog­gior­no e il mio pri­mo libro in olan­de­se è sta­to il nuo­vo pas­sa­por­to. In effet­ti c’è una ragio­ne anti­ca. Fin da pic­co­lo vole­vo scri­ve­re in una lin­gua euro­pea per con­qui­sta­re la liber­tà e sono cre­sciu­to con la let­te­ra­tu­ra euro­pea. Per Dan­te Ali­ghie­ri ho avu­to una vera fol­go­ra­zio­ne. Nell’arabo, al con­tra­rio, c’è sem­pre que­sto sen­so di contenimento.»

Ma deri­va dal­la lin­gua, dal rife­ri­men­to all’arabo clas­si­co come model­lo o dai gover­ni dei pae­si ara­bi?
«Sicu­ra­men­te dal­le poli­ti­che nazio­na­li e dal­le cir­co­stan­ze reli­gio­se. La lin­gua come la musi­ca sono pure.»

Ti defi­ni­re­sti un auto­re “ara­bo” o medio­rien­ta­le, sem­pre che abbia sen­so quest’etichetta?
«No, olan­de­se anche per­ché par­lo del­la vita quo­ti­dia­na olan­de­se e di tut­te le tipi­ci­tà di que­sto pae­se. Sen­to di appar­te­ne­re gra­zie alla lin­gua a que­sta nuo­va nazio­na­li­tà e sen­to in tal modo di resti­tui­re una cer­ta ospi­ta­li­tà. Scri­ve­re in olan­de­se è come paga­re le tas­se al Pae­se dove vivi.»

Qual è il mes­sag­gio cen­tra­le del libro?
«La mora­le è che l’arte può apri­re del­le por­te ver­so il mon­do anche per chi non è in gra­do di cam­mi­na­re da solo e in que­sto sen­so la meta­fo­ra dell’autismo è emble­ma­ti­ca, nel sen­so che sia­mo spes­so impri­gio­na­ti in noi stes­si, da noi stes­si men­tre dob­bia­mo ren­der­ci con­to che sia­mo crea­ti per condividere.»

Esi­ste un let­to­re “idea­le” al qua­le hai pen­sa­to scri­ven­do que­sto testo?
«Per me il let­to­re “idea­le” è chiun­que abbia tem­po e voglia di leggere.»

Com’è il tuo olan­de­se, non in ter­mi­ni di qua­li­tà ma di tim­bro. Cosa è arri­va­to con il ven­to del deser­to?
«Quan­do leg­go l’olandese mi sen­to olan­de­se ma quan­do par­lo mi accor­go di tan­te lacu­ne, soprat­tut­to al tele­fo­no anche per­ché gli olan­de­si sono dei per­fe­zio­ni­sti eppu­re sono mol­to acco­glien­ti e tol­le­ran­ti e si sono pre­sta­ti con gran­de dispo­ni­bi­li­tà nel­la revi­sio­ne dei miei testi. Cre­do che per gli olan­de­si il mio olan­de­se offra una poten­zia­li­tà nuo­va alla lin­gua, in par­ti­co­la­re quan­do leg­go i miei testi ad alta voce, in spe­cial modo le poe­sie, per­ché qual­cu­no dice che ha qual­che dif­fi­col­tà a comprendermi…sembra ara­bo. E’ la musi­ca­li­tà, l’intonazione che mi por­to den­tro, del­la lin­gua mater­na, che con­fe­ri­sce alla lin­gua adot­ti­va una sua peculiarità.»

Inter­vi­sta di Ila­ria Guidantoni

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Lo scrittore Rodaan al Galidi dal 16 al 20 marzo in Italia

Lo scrittore olandese Rodaan al Galidi, vincitore dello European Union Prize for Literature, dal 16 al 20 marzo sarà in Italia per presentare il suo libro “L’autistico e il piccione viaggiatore”

Secon­do tito­lo del­la col­la­na Altria­ra­bi Migran­te soste­nu­ta dall’Unione Euro­pea,  “L’autistico e il pic­cio­ne viag­gia­to­re” nar­ra la sto­ria di Geert, un bam­bi­no genia­le dal­la men­te infa­ti­ca­bi­le, che tut­ta­via instau­ra un lega­me più pro­fon­do con gli ogget­ti del nego­zio dell’usato dove lavo­ra sua madre, che con il mon­do ester­no. Geert pas­sa le sera­te smon­tan­do gli ogget­ti e ricom­bi­nan­do­li tra loro, fin­ché al nego­zio non arri­va un vec­chio Stra­di­va­ri: è l’inizio di una stra­na epo­pea che vedrà Geert diven­ta­re un cele­ber­ri­mo costrut­to­re di vio­li­ni. Tra i per­so­nag­gi di que­sta sto­ria, un papà a for­ma di can­nuc­cia, un maia­le di nome Sina­tra, una ragaz­za peren­ne­men­te bagna­ta come le stra­de olan­de­si e un osti­na­tis­si­mo pic­cio­ne viag­gia­to­re che aiu­te­rà Geert a usci­re dal suo guscio.

Vin­ci­to­re con que­sto tito­lo del Euro­pean Union Pri­ze for Lite­ra­tu­reRodaan al Gali­di ha una bio­gra­fia par­ti­co­la­re. Nato in Iraq è fug­gi­to dal suo pae­se nata­le ed è arri­va­to in Euro­pa come clan­de­sti­no, quin­di richie­den­te asi­lo, l’Olanda gli ave­va nega­to l’accesso ai cor­si uffi­cia­li di lin­gua che ha quin­di appre­so come auto­di­dat­ta diven­tan­do un auto­re noto e vin­ci­to­re di vari premi.

Incon­tri con l’autore:

Mer­co­le­dì 16 Mar­zo 2016 ore 18 — Rea­le Isti­tu­to Neer­lan­de­se — Via Ome­ro 12, Roma Inter­ven­go­no: l’autore, il diret­to­re del KNIR prof. Harald Hen­drix, il tra­dut­to­re del libro Ste­fa­no Musil­li, l’editore, mode­ra Fran­ce­sca Bel­li­no. Let­tu­re dal libro in ita­lia­no e olan­de­se a cura dell’autore. A segui­re buf­fet offer­to dal Knir.

Gio­ve­dì 17 Mar­zo 2016 ore 19Libre­ria Griot — Via di San­ta Ceci­lia, 1a Roma Inter­ven­go­no: l’autore, il tra­dut­to­re del libro Ste­fa­no Musil­li, l’editore, mode­ra Chia­ra Comi­to. Let­tu­re dal libro in ita­lia­no a cura di Dona­tel­la Vincenti.

Vener­dì 18 Mar­zo 2016 ore 18CIES onlus — Via del­le Cari­ne, 4 Roma  Inter­ven­go­no: l’autore, Maria Cri­sti­na Fer­nan­dez (respon­sa­bi­le CIES), il tra­dut­to­re del libro Ste­fa­no Musil­li e l’editore. Let­tu­re dal libro in italiano.

Saba­to 19 Mar­zo 2016 ore 18,30Libre­ria Les Mots —  Via Car­ma­gno­la, 4, Mila­no Inter­ven­go­no: l’autore e l’editore, mode­ra Sha­dy Hama­dy (Il Fat­to Quo­ti­dia­no). Let­tu­re dal libro in italiano.

Dome­ni­ca 20 Mar­zo 2016 ore 18,00Bel­lis­si­ma Fie­ra di Libri e cul­tu­ra indi­pen­den­te Sala S2 — Palaz­zo del Ghiac­cio, via di Pira­ne­si, 10  Mila­no Intervengono: l’autore e l’editore, mode­ra prof. Jolan­da Guar­di (esper­ta di Let­te­ra­tu­ra ara­ba). Let­tu­re dal libro in italiano.

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Hassan Blasim incontra il pubblico al Festival di Internazionale a Ferrara

Il plu­ri­pre­mia­to auto­re ira­che­no Has­san Bla­sim incon­tra il pub­bli­co al Festi­val di Inter­na­zio­na­le a Ferrara

Has­san Bla­sim auto­re di “Il mat­to di piaz­za del­la Liber­tà” ed. il Siren­te, col­la­na Altria­ra­bi sarà a Fer­ra­ra per un dop­pio appun­ta­men­to il 3 e 4 Ottobre.

Saba­to 3 Otto­bre ore 14,30 Tea­tro Nuovo

I sogni di Bagh­dad” intro­du­ce e mode­ra Gad Lerner

La let­te­ra­tu­ra ira­che­na pro­va a rac­con­ta­re un pae­se che spro­fon­da nel­la guerra

Inter­ven­go­no:

Has­san Bla­sim, Inaam Kacha­chi, Ahmed Saadawi.

Dome­ni­ca 4 Otto­bre ore 10,45 Cor­ti­le del Castello

Dia­ri di liber­tà” in diret­ta con Radio3Mondo

inter­ven­go­no:

Has­san Bla­sim, Lizan­ne Foster, Asif Mohiud­din, let­tu­ra a cura di Mar­co Sgarbi

Has­san Bla­sim è nato a Bagh­dad nel 1973. E’ un poe­ta, regi­sta, blog­ger e scrit­to­re. Dal 2004, in segui­to a pro­ble­mi sca­tu­ri­ti dal­la rea­liz­za­zio­ne del film Woun­ded Came­ra, ha dovu­to lascia­re l’Iraq e si è rifu­gia­to in Fin­lan­dia, dove vive tut­to­ra. Nel 2014 ha vin­to l’Independent forei­gn fic­tion pri­ze con il libro The Ira­qi Chri­st (Com­ma Press 2013). Per le nostre edi­zio­ni ha pub­bli­ca­to “Il mat­to di Piaz­za del­la liber­tà” (2012).

Il mat­to di piaz­za del­la Liber­tà” Imma­gi­na­te un uomo rapi­to e costret­to a dichia­ra­re in video di aver com­mes­so atro­ci cri­mi­ni in nome del­la reli­gio­ne. Oppu­re un viag­gio di clan­de­sti­ni diret­ti in Euro­pa che si tra­sfor­ma in una car­ne­fi­ci­na. Imma­gi­na­te un sol­da­to che, rima­sto chiu­so in una stan­za per diver­si gior­ni con la sua ama­ta, per soprav­vi­ve­re si nutre del suo cor­po e del suo san­gue. Cada­ve­ri che par­la­no, lupi man­na­ri, teste moz­za­te, cor­pi dila­nia­ti o scuo­ia­ti, padri che avve­le­na­no le figlie, figli che por­ta­no in vali­gia lo sche­le­tro del­la madre, mor­ti che scri­vo­no roman­zi, sui­ci­di, esplo­sio­ni di auto­bom­be, neo­na­zi­sti che in Euro­pa pic­chia­no a san­gue gli immi­gra­ti. E poi mat­ti, mat­ti dap­per­tut­to, e un con­fi­ne labi­le tra il rea­le e l’irreale. Pro­va­te a imma­gi­na­re tut­to que­sto e altro anco­ra. Imma­gi­ni rac­ca­pric­cian­ti e sce­ne da bri­vi­do, come nel­la miglio­re let­te­ra­tu­ra goti­ca. Ma que­sta non è sem­pli­ce­men­te let­te­ra­tu­ra goti­ca. Que­sto è l’Iraq. O l’Europa dei­ri­fu­gia­ti ira­che­ni. Tal­vol­ta, sem­bra dir­ci Has­san Bla­sim in que­sto suo splen­di­do libro d’esordio, la real­tà supe­ra la fin­zio­ne in orro­re e crudeltà.

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