Khaled Al Khamissi in Italia il 13 settembre 2008

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Il caso editoriale egiziano ora in Italia. L’autore presenterà il libro il 13 settembre nello splendido contesto del Festivalalguer.

Un libro dedicato «alla vita che abita nelle parole della povera gente.»

Agen­zia Pro­mo­zio­ne Edi­to­ria­le Man­ca in col­la­bo­ra­zio­ne con l’Editrice il Siren­te pre­sen­ta­no “Taxi” di Kha­led Al Kha­mis­si il 13 set­tem­bre alle ore 21,30 all’interno del­la ras­se­gna Por­to Medi­ter­ra­neo Festi­va­lal­guer (Alghe­ro, Sar­de­gna).

IL LIBRO. Taxi è un viag­gio nel­la socio­lo­gia urba­na del­la capi­ta­le egi­zia­na attra­ver­so le voci dei tas­si­sti. Una rac­col­ta di sto­rie bre­vi che rac­con­ta­no sogni, avven­tu­re filo­so­fi­che, amo­ri, bugie, ricor­di e poli­ti­ca. I tas­si­sti egi­zia­ni, a cui da voce il pro­met­ten­te Kha­led Al Kha­mis­si, sono degli ama­bi­li can­ta­sto­rie che con disin­vol­tu­ra con­du­co­no il let­to­re in un deda­lo di real­tà e poe­sia che è l’Egitto dei nostri gior­ni. «“Taxi” è un arti­co­la­ta e diver­ten­te cri­ti­ca alla socie­tà e alla poli­ti­ca egi­zia­na» dice Mark Linz, diret­to­re dell’Università Ame­ri­ca­na al Cai­ro, «è uni­co nel suo gene­re per­ché usa una buo­na dose di humor per trat­ta­re argo­men­ti a cui soli­ta­men­te gli egi­zia­ni riser­va­no un’estrema serie­tà.»

Pri­mo libro di Kha­led Al Kha­mis­si “Taxi” in Egit­to è diven­ta­to un best-sel­ler, ristam­pa­to 7 vol­te nell’arco di un anno, oltre 35.000 copie ven­du­te in Egit­to, pae­se in cui 3000 copie sono con­si­de­ra­te un suc­ces­so.

58 sto­rie bre­vi che l’autore ha col­le­zio­na­to con­ver­san­do con i tas­si­sti del­la mega­lo­po­li egi­zia­na tra il 2005 e il 2006.  Il dilu­vio di paro­le che emet­to­no gli auti­sti è spon­ta­neo e disor­di­na­to e som­mer­ge il let­to­re rega­lan­do­gli varie pro­spet­ti­ve da cui guar­da­re l’Egitto. L’essere uma­no è alla base di que­sto libro, ‘l’uomo del­la stra­da’ con paro­le sem­pli­ci e chia­re espri­me i suoi timo­ri, dub­bi, pare­ri e cri­ti­che sul pia­no poli­ti­co, eco­no­mi­co e socia­le, dell’Egitto, ma anche del mon­do ara­bo.

L’AUTORE. Gior­na­li­sta, regi­sta e pro­dut­to­re oltre che scrit­to­re, Kha­led è nato nel novem­bre del 1962. Figlio d’arte, Al Kha­mis­si è un arti­sta polie­dri­co, si è lau­rea­to in Scien­ze poli­ti­che alla Sor­bo­na di Pari­gi. Ha lavo­ra­to per l’Istituto Egi­zia­no per gli stu­di socia­li. Ha scrit­to sce­neg­gia­tu­re per vari film egi­zia­ni qua­li Kar­nak, Isi­de a Phi­lae, Giza e altri. Scri­ve perio­di­ca­men­te arti­co­li e ana­li­si cri­ti­che su poli­ti­ca e socie­tà in diver­si gior­na­li e set­ti­ma­na­li egi­zia­ni.

FESTIVALALGUERPORTO MEDITERRANEO’. La gros­sa novi­tà di quest’anno sarà una ras­se­gna di tre gior­ni, dal 12 al 14 set­tem­bre, in  cui Alghe­ro si pro­por­rà come una capi­ta­le del Medi­ter­ra­neo capa­ce di tra­scen­de­re i con­fi­ni poli­ti­ci e geo­gra­fi­ci per sve­la­re l’intimità di alcu­ni ango­li pro­fon­di del­le tra­di­zio­ni dei popo­li che si affac­cia­no sul ‘Mare Nostrum’. Una ras­se­gna dedi­ca­ta alla cul­tu­ra del medi­ter­ra­neo, decli­na­ta nel­le sue com­po­nen­ti di let­te­ra­tu­ra, musi­ca, poe­sia, arti­gia­na­to, gastro­no­mia. Un pot-pour­ri di suo­ni, colo­ri, odo­ri, sapo­ri, pro­fu­mi e atmo­sfe­re pro­ve­nien­ti dall’Egitto, Israe­le, Sar­de­gna, Spa­gna, Fran­cia, Ita­lia.

Il libro, in pre­sen­za dell’autore, ver­rà inol­tre pre­sen­ta­to pres­so:
— Isti­tu­to Ita­lia­no di cul­tu­ra de Il Cai­ro (Il Cai­ro, otto­bre)
— Uni­ver­si­tà degli Stu­di di Roma La Sapien­za (Roma, dicem­bre)
— Uni­ver­si­tà degli stu­di di Napo­li L’Orientale (Napo­li, dicem­bre)
— Fie­ra del Libro di Roma ‘Più libri più libe­ri’ (Roma, dicem­bre)
— Uni­ver­si­tà degli stu­di di Roma Tre (Roma, dicem­bre)

PER APPROFONDIRE:
http://www.festivalguer.com/pub/184/show.jsp?id=199&iso=-2&is=184
http://www.sirente.it/9788887847147/taxi-khaled-el-khamissi.html

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Khaled El Khamissi, un autore itinerante

di Pacyn­the Sabri (da journalistescaire.blogspot.com, 10/12/2007)

Uno scrittore egiziano, al ritmo dei suoi brani originali da un taxi all’altro, immerge i suoi lettori nel cuore della società contemporanea del  Cairo.

Scri­ve­re è come bal­la­re, per ini­zia­re, biso­gna  pri­ma libe­rar­si e esse­re in armo­nia con se stes­si. “E ’ con que­ste paro­le che Kha­led-el-Kha­mis­si, auto­re di Taxi, defi­ni­sce il suo rap­por­to con una pas­sio­ne che sem­bra tra­smes­sa di padre in figlio. Uno scrit­to­re, ma anche un gior­na­li­sta, pro­dut­to­re e regi­sta, mol­ti­pli­ca le sue fun­zio­ni, pur rima­nen­do all’ascolto del­le per­so­ne alle qua­li si sen­te più vici­no: colo­ro che lot­ta­no per gua­da­gnar­si il pane. Nel suo libro, ha dipin­to que­sta clas­se attra­ver­so le loro paro­le det­te  con fidu­cia, o con un tono di pre­sa in giro. E il risul­ta­to è que­sto: un libro toc­can­te che per il pub­bli­co è come tabac­co. Que­sto padre di tre figli, non ha navi­ga­to in acque tran­quil­le pri­ma di rag­giun­ge­re ciò che egli chia­ma “l’esperienza più emo­zio­nan­te del­la sua vita.” Nato in una fami­glia di intel­let­tua­li e scrit­to­ri, rapi­da­men­te si sen­tì diver­so da suoi com­pa­gni, “una vol­ta, sono sta­to per­fi­no  con­vo­ca­to dal diret­to­re per ave­re emes­so un pare­re con­tra­rio dal mio inse­gnan­te a pro­po­si­to dell’accordo di pace con Israe­le “, dice, sor­ri­den­do ricor­dan­do­si di que­sto inci­den­te. Para­dos­sal­men­te, è a cau­sa del­la sua pre­sen­za alle sera­te let­te­ra­rie orga­niz­za­te dal non­no che non è riu­sci­to a svi­lup­pa­re velo­cemn­te il corag­gio di espri­mer­si: “che ave­va di nuo­vo da por­ta­re rispet­to alle ope­re dei suoi pre­de­ces­so­ri? “

Gli Egi­zia­ni han­no un pro­ble­ma di auto-cen­su­ra”

Ma è pro­prio la sua sen­si­bi­li­tà esa­cer­ba­ta di fron­te a tut­to ciò che lo cir­con­da e  l’angoscia che ha tut­ta l’aria di tro­va­re sol­lie­vo solo  con la scrit­tu­ra  che ha fini­to per vin­ce­re i suoi dub­bi. Scri­ve per rom­pe­re le bar­rie­re e nel ten­ta­ti­vo di devia­re il rifles­so di auto-cen­su­ra, che secon­do lui è pro­prio di ogni  egi­zia­no. “sul­la ter­ra o su un altro pia­ne­ta, la pau­ra che vivia­mo ci spin­ge a cam­bia­re le paro­le che abbia­mo avu­to spon­ta­nea­men­te”, spie­ga. Que­sto fran­co­fo­no aman­te del­la liber­tà di espres­sio­ne rima­ne rilut­tan­te di fron­te la cie­ca ado­zio­ne del­le idee occi­den­ta­li, alcu­ne del­le qua­li sono inap­pli­ca­bi­li all’interno del­la socie­tà egi­zia­na. Pre­fe­ri­sce rima­ne­re in que­sta zona gri­gia tra due mon­di. Uno spa­zio dove è sicu­ro di muo­ver­si in tut­ta liber­tà.

(tra­du­zio­ne di Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li)

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