La rivista di Arablit | 1 febbraio 2011 | Ada Barbaro | La città del piacere

La rivi­sta di Ara­blit | 1 feb­bra­io 2011 | Ada Bar­ba­ro

 

Izzat al-Qamḥāwī, Madī­nat al-laḏḏah (La cit­tà del pia­ce­re), Hay’at quṣūr al-ṯaqāfah, al-Qāhi­rah 1997; secon­da edi­zio­ne Dār al-‘ayn, al-Qāhi­rah 2009, pp. 102.

città_del_piacere«Que­sto libro appar­tie­ne ad una scrit­tu­ra nuo­va e ad una visio­ne anco­ra più inno­va­ti­va, dove ori­gi­na­li­tà si mesco­la a moder­ni­tà, cul­tu­ra cela­ta dei sen­ti­men­ti a lin­gua moder­na e tra­boc­can­te; que­sto roman­zo rap­pre­sen­ta una voce for­te e ben distin­ta, che si accom­pa­gna ad altre voci nel pano­ra­ma let­te­ra­rio con­tem­po­ra­neo, fon­da­to su una scrit­tu­ra nuo­va e su pro­spet­ti­ve capa­ci di con­te­ne­re le ansie dell‟uomo e del rea­le, espres­se in modi dif­fe­ren­ti»(1).

Que­sto il giu­di­zio di Ğamāl al-Ġīṭānī, tra le voci più auto­re­vo­li del­la let­te­ra­tu­ra ara­ba con­tem­po­ra­nea, quan­do il roman­zo è appar­so la pri­ma vol­ta nel 1997, pub­bli­ca­to dal­la casa edi­tri­ce cai­ro­ta Hay’at Quṣūr al-Ṯaqāfah. Il testo è giun­to ad una secon­da ristam­pa nel 2009 ed è con­si­de­ra­to oggi una del­le espres­sio­ni più par­ti­co­la­ri del­la pro­du­zio­ne let­te­ra­ria egi­zia­na.

L’autore, ‘Izzat al-Qamḥāwī, è un noto scrit­to­re e gior­na­li­sta: nel­la sua vasta pro­du­zio­ne let­te­ra­ria Madī­nat al-laḏḏah (La cit­tà del pia­ce­re) spic­ca per ori­gi­na­li­tà tan­to nel­lo sti­le che nel­le tema­ti­che affron­ta­te, per ricer­ca­tez­za lin­gui­sti­ca ed espres­si­vi­tà let­te­ra­ria. Il let­to­re ne rima­ne amma­lia­to e avvin­to, vit­ti­ma di quel­lo che, con una for­se non trop­po casua­le asso­nan­za dei temi, il cri­ti­co let­te­ra­rio fran­ce­se Roland Bar­thes ave­va teo­riz­za­to come “il pia­ce­re del testo”(2).

Pro­ta­go­ni­sta di que­sto roman­zo è una cit­tà fuo­ri dal tem­po e dal­lo spa­zio, moder­na rea­liz­za­zio­ne di una sor­ta di uto­pia, pla­sma­ta in fret­ta e furia da un abi­le archi­tet­to. Con­sa­cra­ta alla Dea del Pia­ce­re che qui ave­va costrui­to la sua roc­ca­for­te, que­sta loca­li­tà può, con le sue sem­bian­ze e il suo can­do­re, ingan­na­re i visi­ta­to­ri che si appre­sta­no a lasciar­si con­dur­re nei suoi sen­tie­ri. Non vi sono per­so­nag­gi par­ti­co­la­ri che resta­no impres­si nel­la men­te del let­to­re: gli abi­tan­ti sono del­le ombre, cat­tu­ra­te nel­la loro inti­ma essen­za. Vi è una feli­ci­tà mista a malin­co­nia che alber­ga nei cuo­ri di que­sti uomi­ni, dedi­ti alla pra­ti­ca del pia­ce­re, impri­gio­na­ti in cor­pi leg­ge­ri fat­ti di luce abba­glian­te.

L‟autore indul­ge in descri­zio­ni che sfio­ra­no la poe­sia per ren­de­re per­ce­pi­bi­li le sfu­ma­tu­re del­la vita di que­sto luo­go, dove non vi è tem­po per la tri­stez­za, poi­ché gli occhi non potran­no pian­ge­re, acce­ca­ti dai colo­ri dell‟arcobaleno che si riflet­to­no nei cri­stal­li del­le vetri­ne.

Ecco dun­que al-Qamḥāwī dispo­sto a rico­strui­re la sto­ria di que­sta cit­tà, tes­su­ta attra­ver­so riman­di ai rac­con­ti di anzia­ni, all‟intrecciarsi di miti, leg­gen­de e ver­si d‟ispirazione cora­ni­ca, che ren­do­no il testo quan­to mai sug­ge­sti­vo. Gli anzia­ni assi­cu­ra­no che la cit­tà del pia­ce­re fu costrui­ta dai ginn, la cui essen­za si mani­fe­sta nel­la razio­na­li­tà del­le costru­zio­ni. Nei libri di sto­ria si atte­sta che la cit­tà rima­se vuo­ta per set­tan­ta­mi­la anni, fino a quan­do la Dea del Pia­ce­re non vi sce­se per infon­de­re la sua bel­lez­za, pre­an­nun­cian­do una sua nuo­va appa­ri­zio­ne dopo un iden­ti­co
arco tem­po­ra­le, quan­do il desi­de­rio sareb­be sta­to sul pun­to di dis­sol­ver­si tra gli abi­tan­ti. Sic­ché que­sti ulti­mi, amma­lia­ti dal­la bel­lez­za del­la dea, ne diven­ne­ro schia­vi.

al-Qamḥāwī pro­va poi a ricer­ca­re le cau­se del­la gra­dua­le rovi­na di que­sta remo­ta loca­li­tà pie­na di sim­bo­li: in essa l‟autore recu­pe­ra la dimen­sio­ne mito­lo­gi­ca del labi­rin­to, sul­la cui costru­zio­ne si fon­do­no sto­rie diver­se. Secon­do la tra­di­zio­ne, un indo­vi­no pre­dis­se al sovra­no l‟imminente crol­lo del suo regno dovu­to ad un uomo e una don­na, dedi­ti ai pia­ce­ri dell‟amore. Fu allo­ra che il re, inti­mo­ri­to, ordi­nò la rea­liz­za­zio­ne di un deda­lo in cui rin­chiu­de­re i due aman­ti. Ma le leg­gen­de ripor­ta­te dall‟autore sono a tal pro­po­si­to con­tra­stan­ti. Alcu­ni ricor­da­no che fu un mini­stro, impie­to­si­to dal­la vicen­da dei due aman­ti, a far eri­ge­re il labi­rin­to, di modo che, lì rin­chiu­si, i due potes­se­ro vive­re sen­za pro­ble­mi; per altri anco­ra furo­no pro­prio i due aman­ti a rea­liz­za­re il labi­rin­to, per ser­ba­re la loro ani­ma; per
altri, infi­ne, fu la Dea del Pia­ce­re ad edi­fi­car­lo, quan­do si accor­se che la pro­pria bel­lez­za sca­te­na­va l‟invidia altrui. Que­sto intri­ca­to deda­lo di stra­de sem­bre­reb­be ave­re le stes­se carat­te­ri­sti­che del­la cit­tà: lì gli aman­ti con­ti­nue­reb­be­ro a vaga­re anco­ra oggi nel regno del pia­ce­re che in esso alber­ga. Intor­no a que­sta imma­gi­ne al-Qamḥāwī intrec­cia la sua sto­ria, dimen­ti­can­do la mito­lo­gi­ca pre­sen­za del labi­rin­to per buo­na par­te del­la nar­ra­zio­ne fino a quan­do, sul fini­re del libro, la voce nar­ran­te incon­tra un anzia­no uomo ormai impaz­zi­to a cau­sa del­le isti­tu­zio­ni di que­sto luo­go: sarà pro­prio l‟uomo a sve­la­re l‟ultimo lato nasco­sto di que­sta remo­ta loca­li­tà. E così la cit­tà, un tem­po impe­ne­tra­bi­le, è pron­ta ad esse­re con­ta­mi­na­ta dal fasci­no di due fol­li inven­zio­ni: le pata­ti­ne frit­te e la pep­si-cola.
Il roman­zo di al-Qamḥāwī si pone dun­que come una sor­ta di spe­ri­men­ta­zio­ne nel­la nar­ra­ti­va ara­ba con­tem­po­ra­nea: la dimen­sio­ne socia­le del testo è appa­ren­te­men­te cela­ta eppu­re, con una nar­ra­zio­ne che a trat­ti ha qua­si il sapo­re di una fia­ba, l‟autore affron­ta que­stio­ni piut­to­sto scot­tan­ti, lascian­do dive­ni­re que­sta cit­tà un luo­go in cui si con­den­sa­no i difet­ti e gli erro­ri dell‟uomo moder­no.

Ada Bar­ba­ro

NOTE
1 Si veda a tal pro­po­si­to la pre­sen­ta­zio­ne fat­ta al testo di al-Qamḥāwī dal­la casa edi­tri­ce Dār
al-„Ayn quan­do l‟opera è sta­ta ristam­pa­ta nel 2009. Si riman­da al link www.elainpublishing.com
2 Roland Bar­thes, Varia­zio­ni sul­la scrit­tu­ra. Il pia­ce­re del testo, Einau­di, Tori­no 1999.

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