Il successo di “Amalgam”, blog e fumetto della libanese Maya Zankoul

| Con­tro­cam­pus | Lune­dì, 19 dicem­bre 2011 | Bene­det­ta Miche­lan­ge­li |

Si chia­ma Amal­gam ed è uno dei blog più segui­ti del mon­do ara­bo. L’autrice è la ven­ti­cin­quen­ne liba­ne­se Maya Zan­koul: ha stu­dia­to Gra­phic Desi­gn e seguen­do la sua pas­sio­ne per il dise­gno ha crea­to que­sto blog nel qua­le da due anni con­di­vi­de vignet­te che par­la­no del­la socie­tà liba­ne­se, sul­la scia di Mar­ja­ne Satra­pi che con Per­se­po­lis ha fat­to il suo rac­con­to del­la vita in Iran.
La gio­va­ne autri­ce liba­ne­se non ave­va pen­sa­to ad un libro: ini­zial­men­te l’idea era quel­la di sfrut­ta­re le poten­zia­li­tà del web per con­di­vi­de­re le vignet­te che face­va, inse­guen­do la pas­sio­ne del dise­gno che ha dall’età di cin­que anni. Non sol­tan­to imma­gi­ni che potes­se­ro dar sfo­go alla fru­stra­zio­ne cau­sa­ta dal­le con­trad­di­zio­ni e ingiu­sti­zie del­la socie­tà del suo pae­se, ma anche sem­pli­ci rac­con­ti di vicen­de quo­ti­dia­ne.
Maya si è fat­ta cono­sce­re nel 2009 quan­do in occa­sio­ne del­le ele­zio­ni in Liba­no ha rea­liz­za­to del­le vignet­te “poli­ti­che” che han­no incu­rio­si­to media e gio­va­ni uten­ti del web. Sono sta­ti gli ami­ci di Maya a stam­pa­re tut­te le vignet­te del suo blog come rega­lo di com­plean­no. Suc­ces­si­va­men­te l’autrice ha auto­pro­dot­to il suo libro, stam­pan­do­ne 1000 copie. Con­tro ogni aspet­ta­ti­va il libro Amal­gam ha rag­giun­to il quin­to posto nel­le clas­si­fi­che di ven­di­ta del Vir­gin Mega­sto­re di Bei­rut. Ades­so il fumet­to in due volu­mi è sta­to tra­dot­to in ita­lia­no ed è edi­to da il Siren­te.
Maya è nata a Bei­rut ed è cre­sciu­ta a Jed­dah in Ara­bia Sau­di­ta dove ha fre­quen­ta­to la scuo­la fran­ce­se. Per i suoi pri­mi dise­gni usa­va il dia­let­to liba­ne­se. Scel­ta sosti­tui­ta pre­sto dall’inglese. Non ha avu­to pro­ble­mi di cen­su­ra in quan­to Inter­net in liba­no non sem­bra attual­men­te esse­re sog­get­to a con­trol­li, come acca­de in mol­ti altri pae­si ara­bi.
Que­ste vignet­te par­la­no del­le gra­vi ingiu­sti­zie socia­li, del­la cor­ru­zio­ne, del maschi­li­smo del­la socie­tà liba­ne­se. Ma lo fan­no con una giu­sta dose di humor, chia­ve del suc­ces­so di Maya. Tan­ti dise­gni sono dedi­ca­ti alla con­trad­dit­to­ria con­di­zio­ne del­le don­ne liba­ne­si: la liber­tà di indos­sa­re qual­sia­si capo di abbi­glia­men­to, l’ossessione dell’apparire per­fet­te soprat­tut­to gra­zie alla chi­rur­gia pla­sti­ca e paral­le­la­men­te la loro posi­zio­ne di sot­to­mis­sio­ne nel­la socie­tà. Dal­la strut­tu­ra patriar­ca­le in cui sono inse­ri­te, alla vio­len­za dome­sti­ca che spes­so subi­sco­no e dal­la qua­le è dif­fi­ci­le usci­re anche a cau­sa del­la man­can­za di una rete di pro­te­zio­ne fem­mi­ni­le. Insom­ma, una don­na che appa­re ma che non può deci­de­re nul­la, pri­va­ta anche del dirit­to di tra­smet­te­re la nazio­na­li­tà ai pro­pri figli.

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