L’Anarchico e il Diavolo fanno cabaret

L’OPINIONE n. 212 — 07-10-2008
di Maria Anto­niet­ta Fontana

Quan­do ero bam­bi­na pas­sa­vo ore a gio­ca­re con le matrio­ske che si tro­va­va­no ovun­que ad Ostia, dove abi­ta­vo, per la pre­sen­za dei cen­ti­na­ia di emi­gran­ti dei Pae­si dell’universo sovie­ti­co in atte­sa di rag­giun­ge­re USA, Fran­cia, Israe­le e Austra­lia… Ebbe­ne, leg­ge­re “L’anarchico e il dia­vo­lo fan­no caba­ret”, ope­ra pub­bli­ca­ta in ver­sio­ne ita­lia­na qual­che mese fa a cura del Siren­te mi ha ripor­ta­to indie­tro di tan­ti anni, e ricrea­to la stes­sa impres­sio­ne. Il pri­mo impat­to con il libro è par­ti­co­la­ris­si­mo, anche per­ché l’immagine appa­re in quar­ta di coper­ti­na, men­tre la pri­ma ripro­du­ce l’inizio del testo. La scel­ta edi­to­ria­le mi è sta­ta spie­ga­ta diret­ta­men­te dall’editore. Il libro appar­tie­ne alla col­la­na il “Siren­te Fuo­ri”. Secon­do l’editore stes­so, che cito testual­men­te, si trat­ta di una col­la­na poten­zial­men­te aper­ta che attra­ver­sa zone d’ombra, nasco­ste o mar­gi­na­li, zone di fron­tie­ra. Zone in sen­so geo­gra­fi­co, in pri­mis, attra­ver­so la sco­per­ta di ope­re e auto­ri di rico­no­sciu­to valo­re, ma scar­sa­men­te o per nul­la noti in Ita­lia. Ogni ope­ra di que­sta col­la­na — e la scel­ta di pub­bli­car­la — è da par­te sua carat­te­riz­za­ta da un discor­so par­ti­co­la­re a livel­lo di lin­guag­gio e di con­te­nu­ti: l’interesse rica­de in par­ti­co­la­re su lavo­ri situa­ti su un pia­no di rap­pre­sen­ta­zio­ne sur­rea­le o fan­ta­sti­ca e che si con­fron­ta­no con il tema del­la mar­gi­na­li­tà, o, meglio, del­le mar­gi­na­li­tà. La col­la­na ha per que­sto una sua iden­ti­tà gra­fi­ca, ispi­ra­ta alla teo­ria bor­ge­sia­na del libro cir­co­la­re, con la pri­ma pagi­na del libro in pri­ma di coper­ti­na e l’immagine — foto, dise­gno o ela­bo­ra­zio­ne gra­fi­ca — in quar­ta. Dupli­ce l’obbiettivo di que­sta scel­ta: ricor­da­re al let­to­re che affer­ri per la pri­ma vol­ta il volu­me rigi­ran­do­lo tra le mani la non uni­vo­ci­tà del rea­le e con­se­gna­re subi­to in fac­cia (e in mano) al let­to­re quel­la che spe­ria­mo esse­re la sua pros­si­ma avventura.

Ma tor­nia­mo al nostro libro di oggi. La nar­ra­zio­ne di Nor­man Naw­roc­ki, genia­le auto­re e auten­ti­co uomo di spet­ta­co­lo cana­de­se-ucrai­no-polac­co, come lui stes­so ama defi­nir­si (ma for­se sareb­be pro­prio il caso di defi­nir­lo inve­ce cit­ta­di­no del mon­do nel sen­so più ampio), è una matrio­ska let­te­ra­ria. Il roman­zo si por­ta avan­ti su tan­ti pia­ni diver­si, e tan­ti livel­li diver­si di emo­ti­vi­tà e appro­fon­di­men­to: da un lato, la nar­ra­zio­ne di un tour di “Rythm Acti­vi­sm”, grup­po musi­ca­le anar­chi­co con cui Naw­roc­ki ha col­la­bo­ra­to per vari anni. Dall’altro, la rie­vo­ca­zio­ne di pagi­ne buie di sto­ria d’Europa, dal­la pre­sa del pote­re da par­te dei nazi­sti alla resi­sten­za polac­ca. E, in più, qua e là, dei gio­iel­li nei gio­iel­li: ritrat­ti di per­so­nag­gi vivi­dis­si­mi, tra­gi­ci anche quan­do si par­la di clown…ritratti ambien­ta­ti in mil­le cit­tà euro­pee, di per­so­ne comu­ni, che poi, grat­ta grat­ta, di comu­ne han­no ben poco; sce­net­te di vita fami­lia­re o cit­ta­di­na, leg­gen­de. Miti tra­sfe­ri­ti da un’epopea sen­za tem­po ad un pre­sen­te che è anch’esso favo­la e sogno, ma più spes­so incu­bo tor­men­to­so cui non si sfug­ge. È una rid­da di situa­zio­ni, ma soprat­tut­to di odo­ri e feto­ri, malan­ni, spor­ci­zia e disor­di­ne este­rio­re che cor­ri­spon­do­no però ad una sfre­na­ta ed appas­sio­na­ta ricer­ca del pro­prio sé, di una coe­ren­za riven­di­ca­ta nel nome del­la liber­tà di espres­sio­ne e di coscien­za che deve esse­re patri­mo­nio di tut­ti i popo­li e di tut­te le epo­che, e che a mag­gior ragio­ne è patri­mo­nio supre­mo degli artisti.

Il libro è così rit­mi­ca­men­te incal­zan­te, così com­po­si­to, così vivo, e soprat­tut­to, così per­mea­to di musi­ca (la più varia, fuo­ri di ogni eti­chet­ta­tu­ra e di ogni appar­te­nen­za geo­gra­fi­ca o di gene­re) da risul­ta­re pra­ti­ca­men­te impos­si­bi­le da descri­ve­re, se non bana­liz­zan­do­lo enor­me­men­te: cosa che, per que­sto, evi­te­rò accu­ra­ta­men­te di fare. Ne con­si­glio però viva­men­te la let­tu­ra, pur­ché si affron­ti il testo con spi­ri­to libe­ro e pri­vo di pre­giu­di­zi. Ho avu­to la for­tu­na di incon­tra­re Nor­man — che ades­so effet­tua i suoi tour da solo — più di una vol­ta; così come più di una vol­ta ho assi­sti­to ai suoi spet­ta­co­li, che si segna­la­no per una tra­sgres­sio­ne intel­li­gen­te e col­ta. Mai come nel suo caso, la scrit­tu­ra, la paro­la, la musi­ca sono un tutt’uno. Leg­ge­re il libro dopo ave­re assi­sti­to agli spet­ta­co­li è rituf­far­si in un vor­ti­ce di sim­pa­tia e di pro­vo­ca­zio­ne sot­ti­le. La coscien­za poli­ti­ca vie­ne sol­le­ci­ta­ta, la coscien­za civi­ca anche…e alla fine di una sera­ta indi­men­ti­ca­bi­le così come alla fine del­la let­tu­ra del libro, sco­pria­mo che in testa si fan­no lar­go nuo­vi pen­sie­ri che non sape­va­mo nean­che di pos­se­de­re… Lo rive­dre­mo pre­sto in Ita­lia, spe­ro. Nell’ultimo tour in Cana­da ha por­ta­to in giro uno spet­ta­co­lo in cui gio­ca da solo più ruo­li: un anar­chi­co che nel 1926 cer­cò di assas­si­na­re Mus­so­li­ni, Gino Lucet­ti; un sena­to­re di destra del Nord Ita­lia; ed un ragaz­zo ita­lia­no inna­mo­ra­to di una ragaz­za zin­ga­ra. Que­sti per­so­nag­gi si ritro­va­no tut­ti nel­la sua ulti­ma fati­ca let­te­ra­ria, cui sta lavo­ran­do da tem­po, dal tito­lo “Caz­za­ro­la!”. Il libro è un roman­zo sto­ri­co, con­tem­po­ra­neo, roman­ti­co e poli­ti­co al tem­po stes­so, che si incen­tra sul­la vita e le vicis­si­tu­di­ni di una fami­glia ita­lia­na dal 1880 al 2008. Nor­man ne sta ulti­man­do la pri­ma ste­su­ra pro­prio in que­sti gior­ni. Per chi desi­de­ri far­se­ne un’idea, riman­dia­mo ai siti http://citoyen.onf.ca/blogs/category/les-actualites/ oppu­re http://www.dailymotion.com/relevance/search/cazzarola.
Chi sia inte­res­sa­to inve­ce al libro “L’anarchico e il dia­vo­lo fan­no caba­ret”, può ordi­nar­lo attra­ver­so il sito dell’editore www.sirente.it/ al prez­zo di 12,50 euro.

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Norman Nawrocki in Italia dal 16 al 30 luglio 2008

BEATS, STRINGS & BRAINFOOD
Norman Nawrocki: solo spoken word/live music show

Dal 16 al 30 luglio 2008 Norman Nawrocki torna in Italia con un nuovo tour incandescente

Arti­sta, auto­re, musi­ci­sta, caba­ret­ti­sta di lun­ga data, atti­vo a Mon­tréal,Nor­man Naw­roc­ki è noto al livel­lo inter­na­zio­na­le non solo per i suoi libri, i suoi grup­pi musi­ca­li (Rhy­thm Acti­vi­sm, DaZo­que!, Bakunin’s Bum, etc.), per i ven­ti album, per i vent’anni pro­li­fi­ci di atti­vi­tà, per le sue sex come­dies e le sue let­tu­re, ma anche per i suoi ipno­tiz­zan­ti rea­ding musicali.

Nor­man mesco­la rac­con­ti bre­vi e poe­sia con una musi­ca ori­gi­na­le, crean­do sono­ri­tà d’ambiente ipno­ti­che e tal­vol­ta vio­len­te con il suo vio­li­no ampli­fi­ca­to modi­fi­ca­to, cam­pio­na­to, loo­pa­to. A tut­to ciò aggiun­ge rit­mi e voci pre­re­gi­stra­te, i suoi rac­con­ti incre­di­bi­li e i suoi com­men­ti sui avve­ni­men­ti nel mon­do e i sogni su come le cose potreb­be­ro esse­re dif­fe­ren­ti. Il risul­ta­to sono degli attac­chi sono­ri musi­cal­men­te avven­tu­ro­si, pie­ni di rit­mo e liri­ci allo stes­so tem­po con­tro le for­ze dell’ignoranza, dell’ingordigia, del­la guer­ra e del­la xenofobia.

Vio­li­ni loo­pa­ti divi­na­men­te, cal­de per­cus­sio­ni e let­tu­re den­se di signi­fi­ca­ti” (Urb­net); “Per­spi­ca­ce, inci­tan­te, istrut­ti­vo e gio­io­so” (Upto­wn, Win­ni­peg); “Un musi­ci­sta attraen­te e ori­gi­na­le” (Mon­treal Mir­ror); “A vol­te diver­ten­te, Naw­roc­ki, che sti­mo­la sem­pre l’interesse, è descrit­to dal quo­ti­dia­no nazio­na­le cana­de­se The Glo­be & Mail come uno sho­w­man nato che non lascia mai il suo pub­bli­co pas­sa­re una sera­ta noiosa”.

Sul pal­co­sce­ni­co, Naw­roc­ki loo­pa, cam­pio­na, strim­pel­la, tor­men­ta il suo vio­li­no, aggiun­gen­do un toc­co del­la tra­di­zio­na­le musi­ca da divor­zio dell’Est Euro­pa. Atto­re e comi­co esper­to, reci­ta diver­si per­so­nag­gi con voci differenti.

Per il suo tour ita­lia­no del luglio 2008, Naw­roc­ki met­te­rà in sce­na alcu­ni estrat­ti dal suo libro recen­te­men­te pub­bli­ca­to in Ita­lia, “L’anarchico e il dia­vo­lo fan­no caba­ret”, bra­ni sele­zio­na­ti dai suoi ulti­mi due album, “Duck work” e “Let­ters from Poland”, e qual­co­sa dal­la sua nuo­va e anco­ra incom­ple­to roman­zo “Caz­za­ro­la! Anar­chy, Mus­so­li­ni, the Roma & Ita­ly today” (Naw­roc­ki ne ha già mes­so in sce­na alcu­ni estrat­ti al recen­te Mon­treal Inter­na­tio­nal Anar­chi­st Thea­tre Festival).

Le date:

Giovedì 17 luglio, Roma, Garbatella, Casetta Rossa — ore 19,30

Domenica 20 luglio, Corsano — ore 20,30

PER APPROFONDIRE:

http://www.sirente.it/9788887847116/l’anarchico-e-il-diavolo-fanno-cabaret-norman-nawrocki.html

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(…) è ciò che di meglio vi possa capitare stasera!

Links: sito uffi­cia­le | offi­cial site

L’ultima let­te­ra pri­ma di lascia­re Napo­li ovve­ro l’Italia.
L’ultimo degli orsi che non san­no più dove nascon­der­si e che resistono.

Lun­ga vita agli orsi!
Lun­ga vita alle per­so­ne del­le caverne!

Buon 25 apri­le 2008.

Sui monti Tatra, Zakopane, Polonia, 1944

Caro Fra­nek,
l’altra not­te ho ucci­so altri tre nazi­sti a mani nude. Ho taglia­to loro la gola men­tre dor­mi­va­no e ho tra­sci­na­to i loro cor­pi in un bur­ro­ne. Non sono un omi­ci­da, ma loro mi han­no tra­sfor­ma­to in un assas­si­no, per difen­de­re la nostra gen­te, per difen­de­re me stes­so. Se devo, li ucci­de­rò uno dopo l’altro. Come i miei com­pa­gni, io sono la Resi­sten­za. Noi tut­ti sia­mo la Resi­sten­za. È que­sta la veri­tà. Caro fra­tel­lo, stai atten­to ai bugiar­di, agli imbro­glio­ni, ai ladri che pre­ten­do­no di esse­re i tuoi sal­va­to­ri. Sia­mo noi stes­si i nostri sal­va­to­ri. Nes­sun altro. Non c’è nes­sun Dio. C’è una fra­tel­lan­za di uomi­ni e don­ne, e poi ci sono quel­li che, ubria­chi di pote­re, voglio­no eli­mi­na­re tut­to ciò che è umano.
Potre­sti pen­sa­re che sono paz­zo. Comun­que sia, capi­rai che è que­sta guer­ra la fol­lia . Mi ha tra­sfor­ma­to in un dispe­ra­to, dispe­ra­to per­ché que­sta guer­ra deve fini­re. Ma fin­ché con­ti­nuia­mo a com­bat­te­re guer­re come que­sta, e non a com­bat­te­re la stes­sa idea di Guer­ra, non avre­mo mai pace su que­sta ter­ra. Io non ho pace.
Vivo in una caver­na su un alto tor­ren­te sopra Zako­pa­ne. L’aria è fred­da. Pos­so vede­re per chi­lo­me­tri oltre i Tatra e le loro cime inne­va­te. Un tem­po qui vive­va­no gli orsi. Nes­su­no sa dove vivo­no ades­so, duran­te que­sta guer­ra. Come gli orsi, sono sta­to gui­da­to sem­pre più in alto e sem­pre più all’interno del­le pro­fon­di­tà del­le mon­ta­gne. La mia caver­na è pro­fon­da più o meno ven­ti metri. Il suo­lo è rico­per­to di ossa di ani­ma­li. Io sono l’animale più recen­te, l’orso più recen­te. E nes­su­no sa che vivo qui. Man­gio bac­che. Met­to trap­po­le per le lepri. Ho ruba­to il cibo ai tede­schi, le loro coper­te e pisto­le. Scri­vo que­sta let­te­ra sul­la loro car­ta con la loro pen­na. Sta­not­te fume­rò il loro tabacco.
Non cre­de­rai a quel­lo che sto per dir­ti. I tede­schi sta­va­no tra­spor­tan­do gio­iel­li. Da dove li aves­se­ro ruba­ti non lo so, ma ades­so sono miei. E sono splen­di­di. Devo­no esse­re dia­man­ti, gran­dis­si­mi e bril­lan­ti. Mai in vita mia ho visto un simi­le teso­ro. Li nascon­de­rò e poi, quan­do fini­sce que­sta guer­ra, la nostra fami­glia avrà i sol­di per com­pra­re una bel­la casa e una fat­to­ria. Non ho novi­tà per la mam­ma o per i fra­tel­li. Non pre­oc­cu­pa­te­vi per me. Mi pren­do cura di me.
Mor­te ai fasci­sti! Mor­te ai guer­ra­fon­dai! Lun­ga vita agli orsi e alla gen­te del­le caver­ne di tut­to il mon­do! Lun­ga vita alla nostra fami­glia. Caris­si­mo fra­tel­lo. Ti voglio bene e mi manchi.

Har­ry

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Presentato il volume di Norman Nawrocki

 L’AQUILA. Eccen­tri­co, coin­vol­gen­te, anar­chi­co. È Nor­man Naw­roc­ki, arti­sta cana­de­se, figlio d’immigrati polac­co ucrai­ni, auto­re del libro L’anarchico e il dia­vo­lo fan­no caba­ret che è sta­to pre­sen­ta­to gio­ve­dì a palaz­zo Car­li. Un incon­tro pro­mos­so dal­la casa edi­tri­ce «il Siren­te fuo­ri». Il libro è una sor­ta di dia­rio on the road in giro per l’Europa tra una sug­ge­stio­ne musi­ca­le e un’altra. Una sor­ta di sto­ria anar­chi­ca del rock che segue le trac­ce del viag­gio di Nor­man per il vec­chio con­ti­nen­te alla ricer­ca del­lo zio Har­ry, di cui pub­bli­ca le let­te­re scrit­te al tem­po dell’occupazione nazi­sta del­la Polo­nia. Al rac­con­to si affian­ca­no descri­zio­ni e con­si­de­ra­zio­ne dell’autore sull’attualità, in par­ti­co­la­re sul mon­do del pre­ca­ria­to, nel qua­le l’autore fa rien­tra­re tut­ti colo­ro ai qua­li non sono garan­ti­ti a pie­no i dirit­ti. La paro­la “pre­ca­ria­to” deri­va dal lati­no e indi­ca tut­to ciò che si ottie­ne con pre­ghie­re e che quin­di vie­ne con­ces­so per gra­zia e non per dirit­to. La radi­ce eti­mo­lo­gi­ca è una spia evi­den­te del­la con­di­zio­ne di emar­gi­na­ti, rom, disoc­cu­pa­ti e arti­sti di stra­da che tro­va­no spa­zio nel­le pagi­ne di Naw­roc­ki. Nel libro è rifles­sa una misce­la di suo­ni d’avanguardia, e dan­za popla­ri, con sug­ge­stio­ni rock, folk, punk e jazz.
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Touring Italy con ‘Il diavolo’ e un violino

da Les Pages Noi­res News 

Devil’s Tour @ Napoli

Naw­roc­ki ha defi­ni­to ‘his most ama­zing tour — ever!’ la sua recen­te esi­bi­zio­ne per 9 spet­ta­co­li in 11 gior­ni e 6 cit­tà in tut­ta Ita­lia per pro­muo­ve­re la nuo­va tra­du­zio­ne ita­lia­na del suo libro: ‘L’Anarchico e il Dia­vo­lo fan­no cabaret’.

L’incredibile ospi­ta­li­tà a Roma dell’editore, il Siren­te, e tut­ti i loro ami­ci, fami­lia­ri e col­la­bo­ra­to­ri, che gli han­no riser­va­to il miglior cibo, il vino, il soste­gno e un’amicizia inimmaginabile.

Naw­roc­ki, accom­pa­gna­to da se stes­so e il suo vio­li­no loo­pa­to, ha ese­gui­to estrat­ti dal libro con l’apprezzamento di nuo­vi let­to­ri da tut­ta Ita­lia. Un bre­ve film docu­men­ta­rio sul tour sarà pub­bli­ca­to al più pre­sto. Le foto del tour:
http://www.sirente.it/9788887847116/index.html

Tour highlights: la magni­fi­ca cit­tà uni­ver­si­ta­ria de L’Aquila in cima a un’altipiano, dove Naw­roc­ki suo­na con una tri­pla fisar­mo­ni­ca da vec­chi tem­pi, insie­me a un grup­po di musi­ca fol­klo­ri­sti­ca; una gra­zio­sa acco­glien­za pres­so il cen­tro anar­chi­co ‘Camil­lo Di Sciul­lo’ di Chie­ti; Roma, il suo debut­to nel­la libre­ria radi­cal chic ‘Bibli’; ha inau­gu­ra­to il nuo­vo Info Shop anar­chi­co di Mode­na, suo­nan­do in un com­pres­so e fred­dis­si­mo loca­le; ‘Modo Info Shop’ a Bolo­gna; il lan­cio uffi­cia­le alla pre­sti­gio­sa Fie­ra del Libro di Roma e il colos­sa­le ‘Palaz­zo dei Con­gres­si’; un’improvvisazione dal vivo con la cele­bra­ta ‘noi­se band’ Obso­le­scen­za Pro­gram­ma­ta, nel­la hip­py libreria/bar/negozio ‘Per­di­tem­po’ di Napoli.

Naw­roc­ki sta attual­men­te lavo­ran­do a un libro ispi­ra­to alla sua gran­de avven­tu­ra ita­lia­na: ‘Caz­za­ro­la!’ — L’Italia di ieri e di oggi, i Rom e Roma.

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Il compleanno di Bakunin

da L’Anarchico e il Dia­vo­lo fan­no caba­ret di Nor­man Naw­roc­ki (pp. 232–233) 

Festeg­gia­mo il cen­tot­tan­ta­tree­si­mo com­plean­no di Michael Baku­nin a Mila­no, nel lus­suo­so Cen­tro Anar­chi­co Pon­te del­la Ghi­sol­fa, col pavi­men­to in mar­mo. Chi ha det­to che gli anar­chi­ci rus­si non vivo­no per sempre?

In que­sto con­cer­to tiria­mo giù il tet­to. Men­tre suo­nia­mo, dei pez­zi di into­na­co vec­chi di due seco­li cado­no addos­so a noi e alla fol­la sfre­na­ta. È un segna­le dal para­di­so degli anar­chi­ci. Con l’appoggio del coro dei cen­to anar­chi­ci ubria­chi pre­sen­ti, can­tia­mo Buon Com­plean­no al vec­chio Michael, in ita­lia­no. Ognu­no di loro innal­za una bot­ti­glia di vino. La festa pri­ma del con­cer­to è sta­to un rifor­ni­men­to sen­za limi­ti di vino e pasta: pasta con pisel­li e aglio, pasta coi pepe­ron­ci­ni pic­can­ti, pasta coi fagio­li ros­si, pasta con le oli­ve. Dopo lo spet­ta­co­lo pro­se­guia­mo la festa di com­plean­no con bot­ti­glie di grap­pa che si autoriproducono.

Chi ha det­to che gli anar­chi­ci non san­no come far festa? Tra un brin­di­si e l’altro, inter­vi­sto una fem­mi­ni­sta anar­chi­ca stu­dio­sa di sto­ria, e regi­stro le can­zo­ni tra­di­zio­na­li del seco­lo scor­so che lei can­ta per me – can­zo­ni di lavo­ra­tri­ci ita­lia­ne, zop­pi­can­ti per le lun­ghe ore in cui sta­va­no in pie­di nell’acqua fred­da del­le risa­ie alla­ga­te, che rien­tra­va­no a casa stan­che mor­te e sot­to­pa­ga­te, come al soli­to. E le rac­co­gli­tri­ci di riso odierne?

A mez­za­not­te, rin­for­za­to dal­la grap­pa e dal­lo spi­ri­to di Baku­nin, mi ritro­vo sedu­to die­tro una Moto Guz­zi. È una gros­sa moto ita­lia­na, ma mi ten­go aggrap­pa­to per­ché la vita mi è cara. Non mi è d’aiuto sape­re che quel­lo che gui­da è ubria­co mar­cio, non aiu­ta il casco che mi sta male e che a ogni bloc­co di acciot­to­la­to mi rim­bal­za cin­quan­ta vol­te sul­la testa. Per far­mi for­za, can­tic­chio una can­zo­ne che mi ha inse­gna­to la stu­dio­sa di sto­ria. Arri­via­mo ille­si, e tut­ti e due can­tia­mo gli augu­ri di com­plean­no per Baku­nin, bar­col­lan­do den­tro un tran­quil­lo appar­ta­men­to ita­lia­no. Una vol­ta den­tro, ci acco­glie l’assonnata moglie del mio ami­co e i brin­di­si con­ti­nua­no: a Emma Gold­man, a Enri­co Mala­te­sta, a Bue­na­ven­tu­ra Dur­ru­ti, a Peter Kro­po­t­kin, a Noam Chom­sky e a tut­ti gli altri anar­chi­ci che ci ven­go­no in men­te, vivi o morti.

I loro spi­ri­ti mi rag­giun­go­no per discu­te­re, men­tre vagheg­gio: cosa può fare un grup­po rock’n’roll anar­chi­co per crea­re un mon­do nuo­vo, libe­ro, mera­vi­glio­so? Una musi­ca da bal­lo? Una musi­ca per occu­pa­re e pren­der­si le ban­che, i muni­ci­pi, le fab­bri­che, le scuo­le, gli auto­la­vag­gi? Una musi­ca per aiu­ta­re a tro­va­re le alter­na­ti­ve? Una musi­ca che ser­va a pre­pa­ra­re la gran­de festa del dopo-rivo­lu­zio­ne? Non c’è un accor­do. Mi giro e mi rigi­ro, sen­za tro­va­re riposo.

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Poznan, Polonia, Agosto 1937

da L’Anarchico e il Dia­vo­lo fan­no caba­ret di Nor­man Naw­roc­ki (p. 32) 

Caro Fra­nek,

ho parec­chie noti­zie da rac­con­tar­ti. Da quan­do sei par­ti­to, il nostro pae­se non è più lo stes­so. I gior­na­li par­la­no di una Polo­nia che ‘vive nel­la pau­ra’. È vero.

Pre­go che il Cana­da sia più paci­fi­co che non qui. Abbia­mo pau­ra di Hitler sì, ma anche dei suoi sica­ri fasci­sti del posto – del­la nostra stes­sa gen­te. Ter­ro­riz­za­no quel­li che odia­no. Spac­ca­no le fine­stre dei nego­zi ebrei. Aggre­di­sco­no gli omo­ses­sua­li per stra­da. Non sap­pia­mo chi sia omo­ses­sua­le. I sica­ri li chia­ma­no così e li pic­chia­no. Pic­chia­no anche gli zin­ga­ri. È ter­ri­bi­le. Ades­so denun­cia­no chiun­que chia­mi­no ‘radi­ca­le’. Ricor­di lo Zio Janousz? È l’organizzatore del sin­da­ca­to anar­chi­co a Poz­nan. È un radi­ca­le. Lot­ta per la gen­te e sta­va par­lan­do ai comi­zi pub­bli­ci con­tro il fasci­smo. Una not­te non è tor­na­to a casa, è scom­par­so. Zia Leno­wa non ha sue noti­zie. Pre­ghia­mo e spe­ria­mo che sia da qual­che par­te al sicuro.

Non sono un uomo da poli­ti­ca, ma la vio­len­za di que­sti sica­ri nel­le stra­de, que­sto lin­guag­gio di odio, da mer­can­ti di pau­ra, que­sta lin­gua del vele­no nazi­sta mi sta facen­do dav­ve­ro infu­ria­re. Mam­ma dice che dovrei sta­re atten­to e che devo rima­ne­re cal­mo. Ma come fac­cio, quan­do vedo l’ingiustizia e sen­to intor­no a me le menzogne?

Tut­ti par­la­no del fat­to che quel­la cana­glia di Hitler sta inva­den­do la Polo­nia. Se dob­bia­mo lo com­bat­te­re­mo, so che lo farei. Ma pos­sia­mo vin­ce­re? Hitler ha un gran­de eser­ci­to, con spie e lec­ca­pie­di, qui, che tra­di­reb­be­ro le loro stes­se madri se lui glie­lo chie­des­se. Il solo pen­sie­ro mi fa star male. Mam­ma va in chie­sa tre vol­te al gior­no a pre­ga­re che tut­to que­sto finisca.

È una for­tu­na che tu non sia qui. Avrei volu­to veni­re con te. Par­li ingle­se, ades­so? Hai com­pra­to un’automobile cana­de­se? Non abbia­mo rice­vu­to nes­su­na let­te­ra da te. Devi scri­ve­re. Mam­ma è mol­to in ansia per te. Le pru­gne sull’albero stan­no ini­zian­do a matu­ra­re. Spe­ro che mam­ma farà la mar­mel­la­ta. For­se pos­sia­mo man­dar­te­ne un po’. Vole­va man­dar­ti le frit­tel­le, ma le ho det­to di no: con tut­to il tem­po che ci met­te­reb­be­ro per arri­va­re in Cana­da diven­te­reb­be­ro pie­tre. Vi ser­vo­no altre pie­tre in Cana­da? Fam­mi sape­re. Ha, ha.
Pre­ga per noi, Fra­nek, per favo­re. Ci man­chi e ti man­dia­mo il nostro amore.

Har­ry

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Nawrocki nel mondo libero

Quarta di copertina 

di Jamie O’Meara (da locals@large, dicem­bre 2002)

Alla mia sini­stra, l’area del die­tro le quin­te, una pesan­te por­ta di legno che si apre su nien­te di meno che un sal­to a pic­co nel­le rovi­ne sgre­to­la­te di cemen­to del­la metà poste­rio­re dell’edificio. Dall’altro lato del tea­tro in legno c’è una vec­chia fine­stra. Stan­do di fron­te al moni­tor, si può guar­da­re giù nel fan­go­so par­cheg­gio. No, aspet­ta, non è un par­cheg­gio – è una festa di pol­li sel­vag­gi che si bec­ca­no. Ho un bre­ve momen­to di dissociazione.
E’ la pri­ma­ve­ra del 1995, e un paio di anni pri­ma ho attra­ver­sa­to l’ex con­fi­ne tra Ger­ma­nia est e Repub­bli­ca Ceca con i miei com­pa­gni di band di Mon­tréal, attra­ver­san­do regio­ni di minie­re di car­bo­ne inqui­na­te come mai visto. La cit­ta­di­na dove stia­mo per suo­na­re ha fama di esse­re uno dei luo­ghi più disgra­zia­ti del­la ter­ra, anche peg­gio del­la bor­sa del cal­zi­no di Jim­my (bat­te­ri­sta, natu­ral­men­te). Dopo aver loca­liz­za­to il loca­le – sia­mo pro­prio l’unica band che cono­sco a esser­si per­sa in una cit­tà con due sole stra­de pol­ve­ro­se – discu­tem­mo se resta­re nel fur­go­ne dove, seb­be­ne l’aria fos­se fini­ta, era respi­ra­bi­le, oppu­re sta­re fuo­ri dove pro­prio non lo era. Nel­la sala in cui dove­va­mo suo­na­re quel­la sera c’era la stan­za prin­ci­pa­le e, un po’ distan­te, un pic­co­lo bar qua­dra­to con cen­ti­na­ia di teste di ani­ma­li siste­ma­te sul­le pare­ti. Sem­bra­va­no topi con le cor­na, con un’espressione di sor­pre­sa e rab­bia irri­gi­di­ta sul­le loro pic­co­le fac­ce pun­tu­te. Come da accor­di ci fu ser­vi­ta la cena bol­len­te che pre­ce­de­va lo spet­ta­co­lo, men­tre guar­da­va­no Bever­ly Hills 90210 dop­pia­to in ceco, su una vec­chia tv nel bar. La vita è fero­ce, ma buona…
Leg­ge­re l’ultimo libro di Nor­man Naw­roc­ki, L’anarchico e il dia­vo­lo fan­no caba­ret, mi ha ripor­ta­to a ricor­di che non ave­vo mai pen­sa­to di ave­re, come quel­lo di cui sopra. Il musi­ci­sta di Mon­tréal (Naw­roc­ki, insie­me al co-cospi­ra­to­re Syl­vain Cŏté, è la gui­da di Rhy­thm Acti­vi­sm, che si defi­ni­sce una “orche­stra di noti­zie ribel­li”), auto­re (ha quat­tro libri al suo atti­vo) e atti­vi­sta poli­ti­co è sta­to sul­la stra­da per qua­si diciot­to anni, in tour con grup­pi musi­ca­li, caba­ret e spet­ta­co­li di poe­sia. L’anarchico e il dia­vo­lo fan­no caba­ret dà la cro­na­ca dell’ultima scor­re­ria di Rhy­thm Acti­vi­sm attra­ver­so l’Europa (dove sono sta­ti set­te vol­te), un viag­gio tra nove pae­si che li ha visti por­ta­re a un gran nume­ro di fan il loro amal­ga­ma poli­ti­ciz­za­to di musi­ca tra­di­zio­na­le dell’est Euro­pa e di punk occi­den­ta­le, da anar­chi­ci sta­gio­na­ti a vege­ta­ria­ni di sini­stra, da zin­ga­ri sra­di­ca­ti a curio­si. E ai loro bam­bi­ni. Inter­ca­la­ti ai rac­con­ti di stra­da vi sono lavo­ri di bre­ve nar­ra­ti­va (così come let­te­re cro­no­lo­gi­ca­men­te distan­zia­te da uno “zio per­du­to” che può esse­re inven­ta­to o no, Naw­roc­ki non lo spe­ci­fi­ca) che ger­mo­glia­no da per­so­ne e per­so­nag­gi che ha incon­tra­to nel tour.
Come ci si potreb­be aspet­ta­re da una per­so­na del calo­re di Naw­roc­ki la pro­sa, popo­la­ta da espres­sio­ni radi­ca­li e lin­guag­gio da atti­vi­sti – qual­co­sa che ine­vi­ta­bil­men­te è lega­to all’argomento — è ter­ra ter­ra e sen­za pre­te­se. Quan­do Naw­roc­ki lavo­ra sull’esperienza di pri­ma per­so­na, è un nar­ra­to­re capa­ce e accat­ti­van­te, che costrui­sce imma­gi­ni tri­di­men­sio­na­li degli spa­zi da lui visi­ta­ti. E come Naw­roc­ki sot­to­li­nea, noi Nord-Ame­ri­ca­ni abbia­mo mol­to da impa­ra­re dagli euro­pei sul soste­gno agli artisti.
Naw­roc­ki è affi­la­to come un raso­io quan­do pas­sa dal pit­to­re­sco al filo­so­fi­co, come fa nel suo diver­ten­te discor­so sugli “appas­sio­na­ti di musi­ca” (“chi con­su­ma musi­ca… ma rara­men­te dà spa­zio nel­la pro­pria esi­sten­za a qual­co­sa di poli­ti­co”) con­tro i “poli­ti­ci” (han­no poco tem­po per il diver­ti­men­to, per la musi­ca, o qual­sia­si altra arte, anche se que­sta è ‘poli­ti­ca’. Quan­do ne han­no, è per qual­co­sa che ten­de a esse­re con­ven­zio­na­le… Date loro libri poli­ti­ci. Anche all’ora di anda­re a let­to. E non pro­va­te a esse­re diver­ten­ti”). Diver­ten­te, per quan­to pos­si­bil­men­te invo­lon­ta­rio, è il tema ricor­ren­te dei pic­co­li fur­ti, che si trat­ti di cioc­co­la­to – oltre alla vod­ka, il cioc­co­la­to sem­bra esse­re la dro­ga pre­fe­ri­ta di Rhy­thm Acti­vi­sm – a una sta­zio­ne di ben­zi­na tede­sca, o di una cola­zio­ne in un alber­go dell’est Euro­pa. (Alza­te le vostre ban­die­re nere e mar­cia­te, com­pa­gni! Con gli oppres­so­ri capi­ta­li­sti del­le McCor­po­ra­zio­ni scon­fit­ti, sare­mo libe­ri di ruba­re tut­to quel­lo che voglia­mo. Meno godi­bi­le, tut­ta­via, è la con­fu­sio­ne gene­ra­ta dove il pro­ces­so crea­ti­vo di Naw­roc­ki si sovrap­po­ne al dia­rio del tour di Rhy­thm Acti­vi­sm. Per ragio­ni sco­no­sciu­te Naw­roc­ki dà una descri­zio­ne roman­za­ta dei cin­que mem­bri del­la band, cam­bian­do i loro nomi e i loro trat­ti carat­te­ri­sti­ci. Il risul­ta­to è che quan­do all’inizio ce li intro­du­ce, ten­dia­mo a con­si­de­rar­li di meno per­ché sem­bra­no meno rea­li. Le sto­rie di stra­da per­do­no il loro lustro se non si può esse­re sicu­ri che le per­so­ne al cen­tro del­la sto­ria esi­sto­no. Il gran­de ex punk GBB è dav­ve­ro il gui­da­to­re fol­le del fur­go­ne in Unghe­ria? O for­se era Mar­ti­ne, la ragaz­za sexy dai capel­li cor­vi­ni del mer­chan­di­se? O for­se non è mai accaduto…
A com­pli­ca­re ulte­rior­men­te le cose, la ruvi­da ipper­real­tà del dia­rio del tour con­tra­sta visi­bil­men­te con le bre­vi vignet­te di fan­ta­sia, che sono spes­so melo­dram­ma­ti­che e inde­bo­li­te da cli­chè, e con le let­te­re di un fal­so zio polac­co che Naw­roc­ki sostie­ne di star cer­can­do in Euro­pa. O alme­no io cre­do che sia uno zio postic­cio: su que­sto ho cam­bia­to idea un paio di vol­te, ma alla fine l’individuo sem­bra trop­po eccen­tri­co per esse­re cre­di­bi­le, pro­prio come i per­so­nag­gi idea­liz­za­ti del­le sto­rie bre­vi. E se fos­se sta­to rea­le, Naw­roc­ki avreb­be sca­te­na­to un casi­no per tro­var­lo, come inve­ce non ha fatto.
Det­to que­sto, l’autore rag­giun­ge il mas­si­mo nel capi­to­lo “Impa­ran­do a insul­ta­re”, una descri­zio­ne degli spo­sta­men­ti del­la band in Unghe­ria, inclu­so un incon­tro con un gior­na­li­sta musi­ca­le ubria­co e con uno stu­den­te di medi­ci­na raz­zi­sta, nar­ra­ti in modo vivi­do e avvin­cen­te. In que­sto Naw­ro­cy è inat­tac­ca­bi­le e mi fa voler cono­sce­re di più su di lui, sugli altri tour, sui cam­bia­men­ti socia­li e poli­ti­ci di cui lui e i suoi com­pa­gni di band han­no potu­to testi­mo­nia­re da una posi­zio­ne uni­ca a par­ti­re dal­la cadu­ta del Muro.

(tra­du­zio­ne di Enri­co Monier)

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Norman Nawrocki presenta “L’Anarchico e il Diavolo fanno cabaret”

Nor­man Naw­roc­ki alla ter­za sera­ta del suo Devil’s Tour in Ita­lia, è il 30 Novem­bre 2007. Qui tro­va­te una bre­ve descri­zio­ne dei con­te­nu­ti del suo libro L’Anarchico e il Dia­vo­lo fan­no caba­ret, gra­zie alla pre­zio­sa col­la­bo­ra­zio­ne di Maria Anto­niet­ta Fon­ta­na. Le ripre­se sono di Mar­co Pelo­sio, Ele­men­ts Stu­dio di Roma. Lun­ga vita allo Zio Harry.

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Giampiero Cordisco

Giampiero Cordisco 

Nato a Mon­te­fal­co­ne nel San­nio (Cam­po­bas­so), Giam­pie­ro Cor­di­sco ha stu­dia­to pres­so la Facol­tà di Let­te­re e filo­so­fia dell’Università degli Stu­di di Urbi­no “Car­lo Bo”. Ha vis­su­to in Roma­nia e a Roma, dove attual­men­te vive e lavo­ra. Ha col­la­bo­ra­to con le Edi­zio­ni Not­te­tem­po ed è auto­re di tra­du­zio­ni dall’inglese. È auto­re de “La Bib­bia apo­cri­fa di Nick Cave: And the Ass Saw the Angel” fra deli­rio e catar­si. È co-auto­re del pro­get­to musi­ca­le Obso­le­scen­za Pro­gram­ma­ta, col­let­ti­vo ita­lia­no che ten­de a musi­che limi­na­ri e ano­mi­che, musi­che che soli­ta­men­te ven­go­no eti­chet­ta­te come ‘no-wave’, ‘noi­se’, ‘indu­strial’, ‘post-punk’, ‘power elec­tro­nics’, ‘harsh’.

PER ULTERIORI INFO SULLATTIVITÀ DI GIAMPIERO:
W www.myspace.com/obsolescenzaprogrammata
    giampiero-cordisco.neurona.it
@ gia.cordisco@libero.it

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Norman Nawrocki

Norman Nawrocki 

Figlio di immi­gra­ti polac­co-ucrai­ni, Nor­man Naw­roc­ki è nato a Van­cou­ver, nell’estrema pro­vin­cia occi­den­ta­le cana­de­se del Bri­tish Colum­bia, e si auto­de­fi­ni­sce ‘sex edu­ca­tor, caba­ret arti­st, musi­cian, author, actor, pro­du­cer and com­po­ser’. Il suo lega­me con la paro­la scrit­ta si mani­fe­sta dall’età di 14 anni, quan­do scri­ve il suo pri­mo libro, Why I am an Anar­chi­st. Nel 1981 si spo­sta a Mon­tréal, nel­la pro­vin­cia fran­co­fo­na del Qué­bec, dove intra­pren­de la car­rie­ra di arti­sta-caba­ret­ti­sta, e nel 1985 fon­da con il chi­tar­ri­sta Syl­vain Coté Rhy­thm Acti­vi­sm, grup­po anar­chi­co under­ground. Naw­roc­ki, vio­li­no e voce del­la band, al suo otta­vo libro, è tito­la­re del­la casa edi­tri­ce e disco­gra­fi­ca indi­pen­den­te Les Pages Noi­res, attra­ver­so la qua­le ha rea­liz­za­to tre libri e più di cin­quan­ta album tra cd e cas­set­te come soli­sta, con Rhy­thm Acti­vi­sm, i vete­ra­ni del punk cana­de­se DOA, gli olan­de­si The Ex e altre band.

PER ULTERIORI INFO SULLATTIVITÀ DI NORMAN:
W www.nothingness.org/music/rhythm
@ rhythm@nothingness.org

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Nawrocki sei un uragano

L’Anarchico e il Diavolo fanno cabaret : Norman Nawrocki : ISBN 9788887847116 © il Sirente 

di Allan Antliff (da Vue Wee­kly,  novem­bre 2002)

Il musicista attivista di Montréal presenta i suoi spettacoli in Europa e arriva a Edmonton

Nel suo diver­ten­te libro, l’artista di caba­ret Nor­man Naw­roc­ki mesco­la even­ti rea­li, rac­con­ti incre­di­bi­li e un po’ di sto­rie inven­ta­te che sono vere quel giu­sto per­ché il rac­con­to fun­zio­ni. E’ una pra­ti­ca con­dot­ta con abi­li­tà e aplomb. L’anarchico e il dia­vo­lo fan­no caba­ret si apre con una corag­gio­sa descri­zio­ne del­la band di Nar­woc­ki di stan­za a Mon­trèal, Rhy­thm Acti­vi­sm, che si pre­pa­ra per un altro tour fai da te attra­ver­so la sce­na musi­ca­le euro­pea alter­na­ti­va e under­ground. E di come si arri­vi in uno squat olan­de­se occu­pa­to da ami­ci cono­sciu­ti in un tour pre­ce­den­te, per poi siste­mar­si, men­tre ai let­to­ri vie­ne for­ni­to un qua­dro di come gli squat fun­zio­ni­no in Europa.
Sostan­zial­men­te, gli edi­fi­ci ven­go­no occu­pa­ti, siste­ma­ti, dife­si e infi­ne legit­ti­ma­ti come “coo­pe­ra­ti­ve non pro­fit abi­ta­ti­ve come model­lo alter­na­ti­vo alla rela­zio­ni feu­da­li padro­ne-vas­sal­lo e al costo­so mer­ca­to pri­va­to del­le case”. Que­sti squat, così come cen­tri comu­ni­ta­ri gesti­ti in coo­pe­ra­zio­ne, bar e caf­fet­te­rie, sono il meglio dell’anarchismo euro­peo. Naw­roc­ki alter­na i par­ti­co­la­ri sul lavo­ro con descri­zio­ni di festo­ni alco­li­ci e di avven­tu­re pas­sa­te con il potere.
Com­ple­ta­ti i pre­pa­ra­ti­vi, la band si imbar­ca nel tour su un fur­go­ne mol­to sti­pa­to. Il viag­gio li por­ta dall’Olanda al Bel­gio, Fran­cia, Sviz­ze­ra, Austria, Ger­ma­nia, Unghe­ria, Repub­bli­ca Ceca, e poi indie­tro in Ger­ma­nia, Olan­da e Fran­cia, con un ritor­no fina­le nel­la Repub­bli­ca Ceca. Tut­to in 45 giorni.
Bene, con un rit­mo come que­sto anar­chi­co che si rispet­ti è obbli­ga­to ad ave­re allu­ci­na­zio­ni. O alme­no così sem­bra men­tre la nar­ra­ti­va di viag­gio di Naw­roc­ki costan­te­men­te vie­ne ero­sa in rac­con­ti aned­do­ti­ci che affron­ta­no i temi rap­pre­sen­ta­ti dal­le per­so­ne che vivo­no nei pae­si in cui pas­sa attra­ver­so. Poli­ti­ca uma­niz­za­ta è distri­bui­ta in sto­rie che copro­no l’intera gam­ma da oltrag­gio­sa­men­te diver­ten­te a pro­fon­da­men­te com­mo­ven­te. Il risul­ta­to fina­le è un libro che tra­sgre­di­sce l’effetto real­tà del­la fic­tion, pro­van­do che non devi cre­de­re a ciò che è descrit­to per capi­re che anche le favo­le par­la­no del­la realtà.
Nel cor­so del tour Naw­roc­ki è in cer­ca del suo zio polac­co Har­ry Malewc­zek. Har­ry è un indi­gen­te vete­ra­no del­la secon­da guer­ra mon­dia­le che negli anni si è spo­ra­di­ca­men­te tenu­to in con­tat­to per posta con i suoi paren­ti cana­de­si. Attra­ver­so una serie di let­te­re venia­mo a cono­scen­za del­le sue atti­vi­tà nel­la resi­sten­za polac­ca e del suo suc­ces­si­vo vaga­bon­dag­gio in Euro­pa. Rhy­thm Acti­vi­sm si fa stra­da da pae­se a pae­se e le sto­rie su Har­ry irrom­po­no perio­di­ca­men­te come bot­ti­glie di bir­ra che col­pi­sco­no un tavo­lo duran­te una con­ver­sa­zio­ne di ubria­chi. Har­ry com­bat­te i tede­schi in Polo­nia e soprav­vi­ve ma impaz­zi­sce; è scam­bia­to per un Rom (zin­ga­ro) nei pae­si che attra­ver­sa; com­pra un dia­vo­lo mario­net­ta e lo tie­ne in uno zai­no. Ogni mat­ti­na sie­de in una piaz­za cit­ta­di­na beven­do e par­lan­do con il dia­vo­lo, a cui rac­con­ta le voci del­la popo­la­zio­ne loca­le. “Sei pro­prio una fur­ba cana­glia! Mi pia­ci! Fat­ti un altro sorso”.
Nel pro­se­gui­men­to del­la sto­ria venia­mo a sape­re che l’anarchismo occi­den­ta­le è sot­to asse­dio, men­tre dell’Est desta­bi­liz­za­to un rin­no­va­to radi­ca­li­smo deve anco­ra nasce­re. In Unghe­ria, Naw­roc­ky si trat­tie­ne con pro­sti­tu­te in un night club bor­del­lo adia­cen­te al loca­le dove la band deve suo­na­re. Discu­to­no del com­mer­cio del ses­so post-comu­ni­sta in mez­zo a sedie dell’amore in pel­le, mura a spec­chio, fel­ci e fio­ri di pla­sti­ca. Più tar­di quel­la sera Rhy­thm Acti­vi­sm suo­na nel loca­le dall’altro lato del­la stra­da, che si rive­la esse­re il luo­go d’incontro per i mafio­si capi­ta­li­sti del­la cit­tà. La not­te suc­ces­si­va fan­no il loro spet­ta­co­lo per un muro di ubria­chi da stra­da e, in un altro loca­le, can­ta­no una can­zo­ne anti-nazi­sta a una fol­la di stu­den­ti. In Unghe­ria e altro­ve, il raz­zi­smo con­tro i Rom, ali­men­ta­to da sti­pen­di in calo e disoc­cu­pa­zio­ne di mas­sa, è in cre­sci­ta. Anche nel­la Repub­bli­ca Ceca, Naw­roc­ki è velo­ce a espor­re il degra­do insi­to nel­la fra­gi­le pro­spe­ri­tà: una con­ver­sa­zio­ne tra disoc­cu­pa­ti in un caf­fè alla fer­ma­ta dell’autobus met­te le cose a posto. Nel frat­tem­po un sen­za­tet­to entra per un pasto, ser­vi­to da una came­rie­ra ucrai­na il cui amo­re per l’umanità illu­mi­na l’altrimenti tetro inter­no. Non si aspet­ta sol­di ed è sopre­sa quan­do il sen­za­tet­to tira fuo­ri mol­to di più di quan­to sia dovu­to per il pasto. Divi­de il gua­da­gno con gli altri lavo­ra­to­ri e tut­ti sono felici.
Come a dire che in que­sto libro tut­to è con­tin­gen­te. Non ci sono solu­zio­ni scon­ta­te ai nostri pro­ble­mi e la feli­ci­tà è qual­co­sa per cui biso­gna com­bat­te­re. La buo­na noti­zia è che vale la pena di com­bat­te­re e che, col dia­vo­lo al tuo fian­co, chiun­que può vincere.

(Tra­du­zio­ne di Enri­co Monier)

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da “L’Anarchico e il Diavolo fanno cabaret” di Norman Nawrocki (pp. 3–5)

I saw myself, held myself, hand to hand
Head­less, I, too, wal­ked in this stran­ge new land.

In gene­re, avrei nasco­sto il mio dia­rio sot­to il let­to, spe­ran­do che nes­su­no osas­se guar­dar­lo. Ades­so, inve­ce, vi chie­do di dar­ci un’occhiata. Scor­re­te rapi­da­men­te le pagi­ne. Leg­ge­te cosa suc­ce­de quan­do quel­li del mio grup­po e io deci­dia­mo di iniet­ta­re un po’ di rock’n’roll cana­de­se, anar­chi­co, impor­ta­to, nel­le brac­cia aper­te dell’Europa. Dal vivo, come Rhy­thm Acti­vi­sm, met­tia­mo in sce­na un caba­ret poli­ti­co di alto livel­lo che assi­cu­ra di scuo­te­re, tur­ba­re e met­te­re in discus­sio­ne. Come? Pren­dia­mo il meglio del caba­ret tra­di­zio­na­le euro­peo, lo com­bi­nia­mo con il peg­gio del­la tv ame­ri­ca­na, vi get­tia­mo den­tro una musi­ca tra­di­zio­na­le e all’avanguardia pie­na di sor­pre­se, aggiun­gia­mo un po’ di far­sa, costu­mi e masche­re e rin­for­zia­mo il tut­to con un mes­sag­gio socia­le impe­gna­to. Fac­cia­mo anche bal­la­re la gen­te, da Ber­li­no a New York. Sul­la car­ta, è dura ripro­dur­re l’energia e il puz­zo di quat­tro ragaz­zi che suo­na­no come se ogni show fos­se l’ultimo, come se ogni paro­la, ogni movi­men­to del­le dita e del­le mani con­tas­se quan­to un bat­ti­to del cuo­re o un respi­ro. Sul pal­co, il mon­do rea­le arre­tra, e si fer­ma. Il mal di testa scom­pa­re. Il cibo unto e nau­sean­te pri­ma del­lo show non c’è mai sta­to. Se non fa par­te del­la sca­let­ta, dimen­ti­ca­lo. Quel­lo schiz­zo di san­gue? Met­ti­lo in sce­na. Il micro­fo­no incli­na­to, l’amplificatore fuman­te, la cor­da sfa­sa­ta, i cal­zi­ni umi­di e suda­tic­ci, i cavi: fot­tu­ti cavi eco­no­mi­ci in scon­to, mai che fun­zio­nas­se­ro bene, male­det­ti – que­sto mon­do con­ta. Sono cru­cia­li le qua­li­tà di ese­cu­zio­ne del­la pla­sti­ca, del­la gom­ma, del metal­lo, del legno, del­le cor­de voca­li, dei musco­li e del­le ossa – que­sto è impor­tan­te. Una sto­na­tu­ra fa male. Tre­cen­to paia di orec­chie pos­so­no non far­ci caso, ma le tue sì. Fai un casi­no, e i com­pa­gni del­la band san­no esse­re impla­ca­bi­li. Dai di più del­la not­te pre­ce­den­te e for­se nes­su­no se ne accor­ge. Per­ché sul pal­co­sce­ni­co, per quell’ora o due di que­sta sera, con­ta la veri­tà del tuo La vibran­te, con­ta la resa, la sostan­za di ciò che stia­mo cer­can­do di dire, con­ta ogni emo­zio­ne gui­da­ta dall’istinto. Non esi­ste nient’altro. O alme­no, que­sto è ciò che ci con­vin­cia­mo a cre­de­re. Ma la musi­ca, il tea­tro, lo slan­cio ad esi­bir­si sono solo una par­te di que­sta sto­ria a vol­te tri­ste, a vol­te esi­la­ran­te, di uno spe­cia­le tour euro­peo visto attra­ver­so i miei occhi iniet­ta­ti di san­gue. Il resto – i momen­ti che stan­no in mez­zo – ha poco a che fare con il mon­do del­la musi­ca, del­la sce­no­tec­ni­ca e del­la cul­tu­ra d’avanguardia del­la band. Il resto sono ‘fia­be urba­ne’. Par­la­no del­la nuo­va sot­to­clas­se mul­tiet­ni­ca euro­pea: i pove­ri che lavo­ra­no, gli immi­gra­ti, i gio­va­ni emar­gi­na­ti e i vec­chi che vivo­no nell’ombra. Per loro non ha impor­tan­za la nostra musi­ca, non con­ta la nostra capa­ci­tà d’interessare il pub­bli­co, né il nostro ten­ta­ti­vo di con­tri­bui­re a pro­muo­ve­re la ‘resi­sten­za cul­tu­ra­le’. L’Europa ama gli arti­sti che la visi­ta­no, e ci trat­ta bene. Ma quan­do mai l’Europa è sta­ta gene­ro­sa con i rifu­gia­ti, con i Rom, con i lavo­ra­to­ri immi­gra­ti, con i sem­pre fede­li Sla­vi, con le don­ne che lavo­ra­no per le stra­de e i men­di­can­ti che ten­go­no i mar­cia­pie­di sgom­bri da moz­zi­co­ni di siga­ret­te e tor­so­li di mele? In un mon­do di fan­ta­sia glo­ba­liz­za­ta, que­ste per­so­ne rap­pre­sen­ta­no il nuo­vo vol­to sfre­gia­to dell’Europa: incer­to e insi­cu­ro, cari­co di un disin­can­to cre­scen­te. Riflet­to­no un’Europa in movi­men­to, segna­ta da ten­sio­ni poli­ti­che e raz­zia­li nel momen­to in cui est e ove­st, vec­chio e nuo­vo, com­pe­to­no per il futu­ro ricor­dan­do il pas­sa­to. Que­sto libro è sta­to scrit­to tra un soun­d­check e l’altro, cari­can­do e sca­ri­can­do l’attrezzatura del­la band, sor­seg­gian­do bir­ra. Ho tra­scor­so il mio tem­po con deci­ne di ragaz­zi­ni di stra­da, pro­sti­tu­te, bar­bo­ni e sen­za­tet­to che incon­tra­vo sul­le pan­chi­ne dei par­chi, nei caf­fè alle sta­zio­ni degli auto­bus e nei vico­li puz­zo­len­ti die­tro ai loca­li in cui suo­na­va­mo. Tra cibo e bevan­de con­di­vi­se, ascol­ta­vo. Que­ste con­ver­sa­zio­ni diven­ta­va­no sto­rie vere e rac­con­ti incre­di­bi­li – la real­tà di gen­te a cui nes­su­no di soli­to dava ascol­to. Ben­ché non pos­sa rive­de­re que­ste per­so­ne, potreb­be­ro esse­re i miei vici­ni o i vostri, la don­na licen­zia­ta la scor­sa set­ti­ma­na o il tipo che invec­chia sul­la pan­chi­na alla fer­ma­ta dell’autobus. Potreb­be­ro sta­re fra il pub­bli­co del nostro pros­si­mo tour o sul­la pri­ma pagi­na di un gior­na­le a chie­de­re a gran voce Lavo­ro, Cibo, Pace e Giustizia.
In que­sto libro ho cam­bia­to i nomi e le carat­te­riz­za­zio­ni dei mem­bri del­la band. Tra le pagi­ne del dia­rio ci sono let­te­re di uno zio a mio padre. Pen­sa­vo che que­ste let­te­re fos­se­ro scom­par­se, ma sono rie­mer­se in tem­po per esse­re inclu­se nel libro. Vede­te, que­sto non è sta­to un tour nor­ma­le. Mio padre mala­to mi ha chie­sto di rin­trac­cia­re suo fra­tel­lo di cui non ave­va noti­zie da anni. Gli ho det­to che avrei pro­va­to. Sia­mo un grup­po, e la nostra musi­ca vive di video, di CD e di Inter­net. Ogni tan­to impa­re­re­mo che la nostra musi­ca ispi­ra gli ascol­ta­to­ri, li tra­sfor­ma in soste­ni­to­ri e li aiu­ta a raf­for­za­re o a dar vita alle loro visio­ni di un mon­do nuo­vo, più libe­ro e più one­sto. Vor­rei pen­sa­re che que­ste sto­rie daran­no pure vita a visio­ni diver­se, anche se per un solo momen­to – quel momen­to in cui veri­tà e fin­zio­ne, real­tà e sogno diven­ta­no indi­stin­ti, in cui i sogni degli stra­nie­ri, i sogni di quel­li del mio grup­po, i sogni dei miei ami­ci e i vostri sogni, cari let­to­ri, ven­go­no libe­ra­ti, met­to­no radi­ci e cre­sco­no. Uni­te­vi a me e al Dia­vo­lo e lascia­te che que­sto caba­ret abbia inizio.

Nor­man Nawrocki,
Mon­tréal, 2002

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Presentazione del libro di Norman Nawrocki

L’Anarchico e il Diavolo fanno cabaret : Norman Nawrocki : ISBN 9788887847116 © il Sirente 

di Mon­ja Ian­ni (da La Cro­na­ca d’Abruzzo, 01/12/2007)

Ha scel­to L’Aquila il polie­dri­co scrit­to­re cana­de­se Nor­man Naw­roc­ki per pre­sen­ta­re il suo libro “L’Anarchico e il Dia­vo­lo fan­no caba­ret”. Figlio di immi­gra­ti polac­co-ucrai­ni, l’autore è nato a Van­cou­ver e si auto­de­fi­ni­sce ‘sex edu­ca­tor, caba­ret arti­st, musi­cian, author, actor, pro­du­cer and com­po­ser’. Scri­ve il suo pri­mo libro a soli 14 anni, suc­ces­si­va­men fon­da il grup­po musi­ca­le dei Rhy­thm Acti­vi­sm, dove suo­na come vio­li­no e voce; inol­tre è tito­la­re del­la casa edi­tri­ce e disco­gra­fi­ca indi­pen­den­te Les Pages Noi­res. “L’Anarchico e il Dia­vo­lo fan­no caba­ret” è sta­to pub­bli­ca­to per la pri­ma vol­ta in Cana­da e negli Sta­ti Uni­ti nel 2003. L’opera è sta­ta scrit­ta “tra un soun­d­check e l’altro” del rocam­bo­le­sco tour euro­peo dei Rhy­thm Acti­vi­sm: il rac­con­to del­le quo­ti­dia­ne disav­ven­tu­re, alle pre­se con un pub­bli­co ete­ro­ge­neo ora in loca­li occu­pa­ti, ora in cen­tri arti­sti­ci e cul­tu­ra­li ben orga­niz­za­ti, ma anche in tur­bo­len­te taver­ne di pira­ti, o sto­rie di rom, lavo­ra­to­ri immi­gra­ti, rifu­gia­ti, arti­sti di stra­da, pove­ri che lavo­ra­no, emar­gi­na­ti gio­va­ni e anzia­ni. Il tour al tem­po stes­so è la cor­ni­ce in cui si svol­ge l’azione ma anche solo un pre­te­sto per descri­ve­re la real­tà dei pre­ca­ri, che come veri e pro­pri pro­ta­go­ni­sti di que­ste “fia­be urba­ne sul­la sot­to­clas­se mul­tiet­ni­ca euro­pea” sono gli esclu­si dal “benes­se­re” del neo­ca­pi­ta­li­smo e del­la glo­ba­liz­za­zio­ne, vit­ti­me dell’intolleranza e del raz­zi­smo. Accom­pa­gna­to dal suo vio­li­no, che uti­liz­za ora come accom­pa­gna­men­to ora come base per loop ed ela­bo­ra­zio­ni ma anche come stru­men­to a per­cus­sio­ne, Naw­roc­ki ha accom­pa­gna­to il nume­ro­so pub­bli­co accor­so a Palaz­zo Car­li ad ascol­tar­lo in un viag­gio attra­ver­so l’Europa dell’Est alla ricer­ca, come pro­mes­so al padre, del­lo zio Har­ry, seguen­do il filo del­la sua e di altre infi­ni­te vicen­de uma­ne che si intrec­cia­no in Euro­pa duran­te la Resi­sten­za per mez­zo del­le let­te­re che lo stes­so Har­ry scri­ve­va al fra­tel­lo. Real­tà ed imma­gi­na­zio­ne si con­fon­do­no in un’opera al tem­po stes­so poe­ti­ca ed impe­gna­ta, che deco­strui­sce e mesco­la, come d’altronde fa sul­la sce­na il grup­po musi­ca­le, avan­guar­dia e dan­ze popo­la­ri dell’Europa orien­ta­le, sati­ra, far­sa e rock squin­ter­na­to; folk, punk e jazz, poe­sie, mono­lo­ghi, leg­gen­de, cita­zio­ni di film e dal­la cul­tu­ra pop.

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L’Anarchico e il Diavolo fanno cabaret

L’Anarchico e il Diavolo fanno cabaret : Norman Nawrocki : ISBN 9788887847116 © il Sirente 

di Costan­za Alva­ro (da Panorama.it, 10/02/2008)

Nor­man Naw­roc­ki non pote­va scri­ve­re un libro di faci­le eti­chet­ta­tu­ra. Non è nel suo dna di cana­de­se figlio di immi­gra­ti polac­co-ucrai­ni, che a 14 anni scri­ve un libro inti­to­la­to Per­ché sono un anar­chi­co e oggi è musi­ci­sta e poe­ta, atto­re e caba­ret­ti­sta, auto­re ed edu­ca­to­re sessuale.
Negli anni Novan­ta, con la band Rhy­thm acti­vi­sm viag­gia per l’Europa in un roc­kam­bo­le­sco tour che attra­ver­sa nove pae­si in set­te set­ti­ma­ne. Dun­que, L’anarchico e il dia­vo­lo fan­no caba­ret, usci­to nel 2003 in Cana­da e pro­po­sto ora in ver­sio­ne ita­lia­na (edi­tri­ce il Siren­te, 12,50 euro), è, tra l’altro, un dia­rio di viag­gio rock.

Nor­man e gli altri, anar­chi­ci ma eclet­ti­ci, si pla­sma­no ogni vol­ta sul­la pla­tea che han­no davan­ti, a secon­da del club, o gara­ge, o ango­lo di stra­da in cui si tro­va­no a suo­na­re. Non è una sper­so­na­liz­za­zio­ne ma un modo per dia­lo­ga­re, per acco­glie­re, qua­si che l’anima col­let­ti­va del­la mas­sa spet­ta­tri­ce pos­sa sali­re gli sca­li­ni e arri­va­re sul pal­co, per esse­re ritra­smes­sa. E for­se è pro­prio così che avvie­ne. Gra­zie alla magia del­la fusio­ne non solo gli spi­ri­ti si sca­te­na­no, ma si tor­na tut­ti a casa con la sen­sa­zio­ne di aver pre­so par­te a qual­co­sa, a uno scambio.
Que­sti pira­ti non pas­sa­no a volo d’angelo sul­le cit­tà dove suo­na­no, non si arroc­ca­no nel­le sui­te degli hotel (anche per­ché non potreb­be­ro per­met­ter­se­le) ma vivo­no i mar­cia­pie­di, i pull­man, le case occu­pa­te. Scri­ve Naw­roc­ki: “la musi­ca, il tea­tro, lo slan­cio ad esi­bir­si sono solo una par­te di que­sta sto­ria a vol­te tri­ste, a vol­te esi­la­ran­te, di uno spe­cia­le tour euro­peo visto attra­ver­so i miei occhi iniet­ta­ti di sangue”.

L’altra par­te del­la sto­ria sono pic­co­li ritrat­ti di mino­ran­ze invi­si­bi­li, arti­sti di stra­da, emi­gran­ti, vec­chi sen­za sol­di che sogna­no di rove­scia­re la real­tà e intan­to si accon­ten­ta­no di rac­con­ta­re qui la pro­pria, apren­do nell’animo di chi leg­ge uno spi­ra­glio di luce, fasti­dio­sa ad occhi non abituati.

E poi c’è lo zio Har­ry e le sue let­te­re, che sono un libro nel libro. Non è anda­to in Cana­da con il fra­tel­lo Fra­nek, ma è rima­sto in Polo­nia a com­bat­te­re i nazi­sti pri­ma, la fame poi. Har­ry che vaga per l’Europa e non si fa tro­va­re è uno di que­gli invi­si­bi­li. “Ben­ché non pos­sa rive­de­re que­ste per­so­ne, potreb­be­ro esse­re i miei vici­ni o i vostri, la don­na licen­zia­ta la scor­sa set­ti­ma­na o il tipo che invec­chia sul­la pan­chi­na alla fer­ma­ta dell’autobus”. O per­fi­no un con­san­gui­neo, Norman.

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L’Anarchico e il Diavolo fanno cabaret

di Enri­co Monier

Imma­gi­na­te­vi un inte­ro con­si­glio di musi­ci­sti rock, o di poe­ti o di com­me­dio­gra­fi”. Una “sto­ria rock’n’roll anar­chi­ca” che elu­de i con­fi­ni geo­gra­fi­ci e let­te­ra­ri e ha l’andatura di un concerto.

L’Anarchico e il Dia­vo­lo fan­no caba­ret, pub­bli­ca­to nel 2003 in Cana­da e negli Sta­ti Uni­ti, scrit­to “tra un soun­d­check e l’altro”, è il dia­rio on the road del rocam­bo­le­sco tour euro­peo di Rhy­thm Acti­vi­sm, che suo­na in nove pae­si in set­te set­ti­ma­ne. Il grup­po deco­strui­sce e mesco­la avan­guar­dia e dan­ze popo­la­ri dell’Europa orien­ta­le, sati­ra, far­sa e rock squin­ter­na­to; folk, punk e jazz, poe­sie, mono­lo­ghi, leg­gen­de, cita­zio­ni di film e dal­la cul­tu­ra pop. “Imma­gi­na­te­vi un inte­ro con­si­glio di musi­ci­sti rock, o di poe­ti o di com­me­dio­gra­fi”: una “sto­ria rock’n’roll anar­chi­ca” che elu­de i con­fi­ni geo­gra­fi­ci e let­te­ra­ri e ha l’andatura di un concerto.

Il rac­con­to del tour tra quo­ti­dia­ne disav­ven­tu­re, alle pre­se con un pub­bli­co ete­ro­ge­neo in loca­li occu­pa­ti, cen­tri arti­sti­ci e cul­tu­ra­li ben orga­niz­za­ti, tur­bo­len­te taver­ne di pira­ti, è anche quel­lo del­le sto­rie di rom, lavo­ra­to­ri immi­gra­ti, rifu­gia­ti, arti­sti di stra­da, pove­ri che lavo­ra­no, emar­gi­na­ti gio­va­ni e anzia­ni. I pro­ta­go­ni­sti di que­ste “fia­be urba­ne sul­la sot­to­clas­se mul­tiet­ni­ca euro­pea” sono gli esclu­si dal “benes­se­re” del neo­ca­pi­ta­li­smo e del­la glo­ba­liz­za­zio­ne, vit­ti­me dell’intolleranza e del raz­zi­smo. Men­tre nel­le peri­fe­rie cre­sco­no disoc­cu­pa­zio­ne e pover­tà, anar­chi­ci e squat­ters difen­do­no gli spa­zi libe­ri che dimi­nui­sco­no nel nome del­la “sicu­rez­za”, del “deco­ro”, del­la spe­cu­la­zio­ne edi­li­zia. L’auto-organizzazione del­le comu­ni­tà loca­li è con­so­li­da­ta e dif­fu­sa: Nor­man e i suoi com­pa­gni pos­so­no così con­ta­re sul soste­gno dei cen­tri del­la “rete inter­na­zio­na­le anar­chi­ca”, equi­va­len­ti agli “ate­neos” gesti­ti dagli anar­chi­ci spa­gno­li pri­ma e duran­te la rivo­lu­zio­ne del 1936–1939, mes­si fuo­ri leg­ge dai fasci­sti e tor­na­ti dopo la dit­ta­tu­ra franchista.

Nell’Europa dell’Est per­cor­sa dal­la band coe­si­sto­no ric­chez­za di tra­di­zio­ni e trion­fo del model­lo con­su­mi­sti­co sta­tu­ni­ten­se: qui Naw­roc­ki cer­ca, come pro­mes­so al padre, il suo zio giro­va­go in Euro­pa, di cui pub­bli­ca le let­te­re man­da­te al fra­tel­lo al tem­po dell’occupazione nazi­sta del­la Polo­nia, dove Har­ry ha fat­to la Resistenza.
Il pen­sie­ro radi­ca­le dell’anarchismo di Michael Baku­nin, del­la fem­mi­ni­sta Emma Gold­man, di Enri­co Mala­te­sta, Bue­na­ven­tu­ra Dur­ru­ti, del rivo­lu­zio­na­rio Peter Kro­po­t­kin, fino a Noam Chom­sky, tut­ti cita­ti nel dia­rio, muo­ve dal­la con­te­sta­zio­ne dell’ordine costi­tui­to e dal­la denun­cia del­le sue ini­qui­tà. La bat­ta­glia per il gior­no lavo­ra­ti­vo di otto ore negli Sta­ti Uni­ti del 1896 e la dife­sa dei dirit­ti dei nati­vi nel Cana­da, la rivol­ta degli indi­ge­ni dell’Esercito Zapa­ti­sta di Libe­ra­zio­ne Nazio­na­le (Ezln), nel 1994 in Chia­pas, le mobi­li­ta­zio­ni con­tro il nuclea­re in Ger­ma­nia, la denun­cia del­le con­di­zio­ni di lavo­ro del­le mon­di­ne nel­le risa­ie, l’impegno di tut­ti i gior­ni nel rap­pre­sen­ta­re i dimen­ti­ca­ti, costi­tui­sco­no quin­di altret­tan­te testi­mo­nian­ze di lot­ta per un mon­do libe­ro, che si trat­ti di bat­ter­si con­tro l’imperialismo e le guer­re, lo stra­po­te­re degli indu­stria­li e del­le mul­ti­na­zio­na­li, lo Sta­to auto­ri­ta­rio e guer­ra­fon­da­io, per la soli­da­rie­tà con i lavo­ra­to­ri sfrut­ta­ti e con gli oppressi.
La filo­so­fia di que­sta “orche­stra di noti­zie ribel­li” ha radi­ci nel caba­ret “dis­si­den­te e sov­ver­si­vo” di Ber­told Bre­cht e si basa sul­la com­mi­stio­ne e distor­sio­ne dei gene­ri, la col­li­sio­ne di liri­co e pro­sai­co, rea­le e imma­gi­na­rio, che carat­te­riz­za­no sia il testo di Naw­roc­ki sia la musi­ca degli “atti­vi­sti del rit­mo”: il chi­tar­ri­sta e poli­stru­men­ti­sta Kan­ga­roo, regi­sta d’avanguardia; il poe­ta, bas­si­sta e “pri­mo clo­wn” Shack; il bat­te­ri­sta e sas­so­fo­ni­sta Elvas; Mar­ti­ne, sas­so­fo­ni­sta e respon­sa­bi­le del­la ven­di­ta di cd, libri, video, magliet­te e poster auto­pro­dot­ti; GBB, gigan­te gen­ti­le e abi­le tec­ni­co del suo­no. L’ensemble di Rhy­thm Acti­vi­sm deco­strui­sce e mesco­la avan­guar­dia e dan­ze popo­la­ri dell’Europa orien­ta­le, sati­ra, far­sa e rock squin­ter­na­to; folk, punk e jazz, poe­sie, mono­lo­ghi, leg­gen­de, cita­zio­ni di film e dal­la cul­tu­ra pop (“il peg­gio del­la tv” ame­ri­ca­na, pub­bli­ci­tà, pez­zi da hit parade).
Il trat­to di unio­ne del­le sto­rie mino­ri in cui la nar­ra­zio­ne poli­cen­tri­ca si rami­fi­ca è la pos­si­bi­li­tà di un rove­scia­men­to socia­le. E la “resi­sten­za cul­tu­ra­le”, a cui Naw­roc­ki si richia­ma, è il mez­zo più effi­ca­ce per attua­re una pro­pa­ga­zio­ne vira­le di con­tro­in­for­ma­zio­ne e rivol­ta con­tro i pote­ri insediati.

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