Al Cairo tassisti fittizi come se fossero reali

ISBN 9788887847147 © il Sirente 

di Jona­than Wright (da Dai­ly News Egypt, 31 mar­zo 2007)

CAIRO: L’autore egi­zia­no Kha­led Al Kha­mis­si, in una rac­col­ta di rac­con­ti bre­vi sul­la capi­ta­le egi­zia­na, che è diven­ta­ta best-sel­ler, ha tra­sfor­ma­to una vec­chia tec­ni­ca usan­do se stes­so.

Inve­ce di ave­re in pugno la cit­tà par­lan­do ai taxi dri­ver, Al Kha­mis­si ha com­po­sto 58 mono­lo­ghi inven­ta­ti suui taxi—drivers del Cai­ro, con tale con­vin­zio­ne e auten­ti­ca lin­gui­sti­ca che la mag­gior par­te dei let­to­ri li pren­do­no per veri.

Ma Al Kha­mis­si, gior­na­li­sta, regi­sta e pro­dut­to­re, vener­dì ha det­to in un’intervista a Reu­ters che nes­su­no dei tas­si­sti di “Taxi” è mai vera­men­te esi­sti­to.

Que­sto è un libro di gene­re let­te­ra­rio. Io non ho regi­stra­to nul­la. Non si trat­ta di repor­ta­ge o di gior­na­li­smo”, ha det­to.

Sono tut­te sto­rie che mi sono ricor­da­to e ho recu­pe­ra­to quan­do sta­vo scri­ven­do. In mol­ti casi, qual­cu­no potreb­be dir­mi una paro­la e qual­cun altro potreb­be dir­mi qualcosa’altro e così via”, ha aggiun­to.

Al Kha­mis­si, che ha stu­dia­to scien­ze poli­ti­che pres­so la Sor­bo­na di Pari­gi e ha un inte­res­se in socio­lo­gia e antro­po­lo­gia; ha det­to che le 220 pagi­ne che com­pon­go­no l’opera di fin­zio­ne han­no un valo­re per le per­so­ne a cui di soli­to nes­su­no da voce.

I tas­si­sti sono sogna­to­ri e filo­so­fi, miso­ge­ni e fana­ti­ci, con­trab­ban­die­ri e fal­li­ti, misti­ci e comi­ci. Tut­ti loro sono uomi­ni, che lot­ta­no per gua­da­gnar­si da vive­re in un cru­de­le, rumo­ro­so, cao­ti­co e mal­sa­no mon­do.

Schiac­cia­ti da altre auto­mo­bi­li, sof­fo­ca­ti dai fumi e dal calo­re esti­vo, sopraf­fat­ti dai poli­ziot­ti cor­rot­ti, sovrac­ca­ri­chi di lavo­ro e sot­to­pa­ga­ti, par­la­no di qua­si di tut­to — poli­ti­ca, don­ne, film, viag­gi all’estero e il più del­le vol­te del loro disprez­zo per le auto­ri­tà.

Il libro in Egit­to, da quan­do è usci­to il 5 gen­na­io 2007, ha ven­du­to 20000 copie- un nume­ro incre­di­bi­le in un pae­se in cui le ope­re di let­te­ra­tu­ra rara­men­te ven­do­no più di 3000 copie.

La quar­ta edi­zio­ne è sta­ta appe­na ristam­pa­ta e Al Kha­mis­si ha già incon­tra­to gli edi­to­ri stra­nie­ri per par­la­re di tra­du­zio­ni.

Insie­me con i due ulti­mi roman­zi di Alaa El Aswa­ni, que­sti libri han­no con­tri­bui­to a rav­vi­va­re la let­tu­ra in Egit­to, dove mol­te fami­glie non han­no altri libri che il Cora­no.

Uno dei segre­ti del suc­ces­so di Al Kha­mis­si potreb­be esse­re che i suoi mono­lo­ghi sono tut­ti in Egi­zia­no, ric­co dia­let­to col­lo­quia­le, che è mol­to diver­so dal­la lin­gua let­te­ra­ria che gli scrit­to­ri in gene­re uti­liz­za­no.
Il libro ha rice­vu­to applau­si dal­la cri­ti­ca, la mag­gior par­te, da per­so­ne che han­no vis­su­to il libro come un lavo­ro di antro­po­lo­gia urba­na.

Baheyya, un ano­ni­mo, ma influen­te blog­ger egi­zia­no, ha det­to: “Il libro par­la del­la resi­sten­za del­lo spi­ri­to uma­no, è una poten­te cro­na­ca del­la colos­sa­le lot­ta per la soprav­vi­ven­za”.

Docu­men­ta le disu­gua­glian­ze socia­li e ripor­ta fedel­men­te il pote­re pun­gen­te dei dia­lo­ghi quo­ti­dia­ni”, ha aggiun­to.

Galal Amin, un eco­no­mi­sta e socio­lo­go che inse­gna pres­so l’Università Ame­ri­ca­na del Cai­ro, l’ha chia­ma­to “un lavo­ro inno­va­ti­vo che dipin­ge un qua­dro veri­tie­ro del­la situa­zio­ne del­la socie­tà egi­zia­na di oggi, come si è visto da par­te di un impor­tan­te set­to­re socia­le”

Al Kha­mis­si ha det­to che è sta­to fede­le alla real­tà. “I mono­lo­ghi, a mio avvi­so, sono 100 per cen­to rea­li­sti­ci … Se scen­di e chie­di ad un taxi dri­ver una qual­sia­si del­le pro­ble­ma­ti­che tro­ve­re­sti che è esat­ta­men­te ciò che è scrit­to nel libro” ha det­to.

Come il lavo­ro di El Aswa­ni, “Taxi” inclu­de una for­te dose anti-gover­na­ti­va, che riflet­te la pro­gres­si­va espan­sio­ne del­la liber­tà di espres­sio­ne in Egit­to.

Ma Al Kha­mis­si dice che non ha cer­ca­to di impor­re ai suoi per­so­nag­gi la sua osti­li­tà nei con­fron­ti del gover­no.

Per­so­nal­men­te sono con­tro [l’ex pre­si­den­te] Anwar Sadat, ma tro­ve­re­te un tas­si­sta assouul­ta­men­te devo­to a lui”, ha det­to.

Al Kha­mis­si ha dichia­ra­to che il suo pros­si­mo libro rac­con­te­rà le sto­rie degli egi­zia­ni che viag­gia­no all’estero per lavo­ro, o sono tor­na­ti dall’estero o han­no pro­va­to e non sono riu­sci­ti ad emi­gra­re.

Fino­ra ho par­la­to con cir­ca 150 per­so­ne per il pros­si­mo libro”, ha det­to.

(tra­du­zio­ne di Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li)

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La cruda realtà sull’Egitto emerge dalle opinioni dei taxi-drivers

ISBN 9788887847147 © il Sirente 

di Liz Sly (Chi­ca­go Tri­bu­ne)

Il libro com­po­sto da con­ver­sa­zio­ni in taxi è diven­ta­to un best-sel­ler che attra­ver­sa il pae­se.

CAIRO, EGITTO — Kha­lid al-Kha­mis­si ha sco­per­to qual­co­sa su cui i cor­ri­spon­den­ti stra­nie­ri han­no scher­za­to per lun­go tem­po – i tas­si­sti pos­so­no esse­re tra le miglio­ri fon­ti di ana­li­si di un pae­se.

Non è solo che sono facil­men­te arri­va­bi­li. I Taxi dri­ver incon­tra­no una vasta gam­ma di per­so­ne ogni gior­no, ascol­ta­no le noti­zie alla radio; visi­ta­no ogni ango­lo del­la loro comu­ni­tà e per la mag­gior par­te del tem­po sono anno­ia­ti, feli­ci di chiac­chie­ra­re con chiun­que entri nel loro taxi.

Si comin­cia con le cose ordi­na­rie, ma dopo 10 minu­ti comin­cia­no a rac­con­tar­ti cose che riflet­to­no real­men­te l’anima del­la socie­tà”, spie­ga Kha­mis­si, uno scien­zia­to poli­ti­co che ha stu­dia­to pres­so l’Università del Cai­ro e alla Sor­bo­na di Pari­gi.

C’è anche il fat­to­re dell’anonimato, che entra in gio­co nel­le socie­tà con regi­me auto­ri­ta­rio come l’Egitto. I tas­si­sti dan­no voce alle loro men­ti, fidu­cio­si che non riin­con­tre­ran­no di nuo­vo la stes­sa per­so­na e che le loro paro­le non potran­no mai ritor­cer­si con­tro di loro.

E così Kha­mis­si si è occu­pa­to del­le intui­zio­ni dei tas­si­sti che ha incon­tra­to al Cai­ro per scri­ve­re un libro, chia­ma­to Taxi, sul­la base di col­lo­qui con i suoi taxi-dri­vers in un perio­do di cir­ca un anno.

Il risul­ta­to è sta­to un ina­spet­ta­to best-sel­ler, ora alla sesta ristam­pa e con più di 60000 copie ven­du­te, un nume­ro ele­va­to rispet­to agli stan­dard egi­zia­ni. E ‘sta­to tra­dot­to in ingle­se. Spe­ra che il pros­si­mo anno ver­rà pub­bli­ca­to nel Regno Uni­to e negli Sta­ti Uni­ti.

Non è tan­to un libro sui tas­si­sti quan­to un ritrat­to del­la socie­tà egi­zia­na, come l’era del 79enne pre­si­den­te Hosni Muba­rak che si avvi­ci­na alla fine.

E ‘un libro sul­la micro­cri­mi­na­li­tà, le fru­stra­zio­ni quo­ti­dia­ne dei pove­ri lavo­ra­to­ri egi­zia­ni che vivo­no nel­la qua­si impra­ti­ca­bi­le metro­po­li del Cai­ro. È un libro per far­ti sen­ti­re in col­pa se hai mai pro­va­to a con­trat­ta­re sul­la tarif­fa di un taxi in un qual­sia­si pae­se pove­ro.

I tas­si­sti di Khamissi’s cado­no sot­to il cor­rot­to auto­ri­ta­ri­smo dit­ta­to­ria­le, ma sono trop­po occu­pa­ti a cer­ca­re di gua­da­gnar­si da vive­re che non fan­no nul­la. Paga­no maz­zet­te ai poli­ziot­ti piut­to­sto che per­de­re gior­ni di gua­da­gno, intrap­po­la­ti nel labi­rin­to del­la buro­cra­zia Egi­zia­na, per paga­re una mul­ta. Si addor­men­ta­no al volan­te dopo aver lavo­ra­to 72 ore non-stop per paga­re le rate del­le loro auto.

Un tas­si­sta pian­ge per­ché non può per­met­ter­si l’operazione neces­sa­ria a far ces­sa­re il suo mal di schie­na, cau­sa­to dal suo lavo­ro al volan­te.

Kha­mis­si attri­bui­sce il suc­ces­so di Taxi alla luce che fa risplen­de­re sugli ango­li bui del­la socie­tà egi­zia­na. Lavo­ro arti­gia­na­le di 57 con­ver­sa­zio­ni con i tas­si­sti, il libro si pro­po­ne di tra­smet­te­re la cru­da veri­tà dell’Egitto, di cui di soli­to si par­la in pri­va­to.

Ho cer­ca­to di annul­la­re l’autocensura che ogni scrit­to­re egi­zia­no fa. In Egit­to vivia­mo la nostra vita in una gigan­te­sca auto-cen­su­ra”, ha det­to in un’intervista all’ uffi­cio Cai­ro­ta dell’impresa di inve­sti­men­ti dove lavo­ra.

Diver­si redat­to­ri sono sta­ti recen­te­men­te con­dan­na­ti al car­ce­re per espri­me­re alcu­ne del­le opi­nio­ni espres­se dagli ano­ni­mi tas­si­sti di Kha­mis­si, ma Kha­mis­si non ha avu­to alcun pro­ble­ma con le auto­ri­tà.

Il suo tas­si­sta deri­de il gover­no, rac­con­ta cru­de bar­zel­let­te per scre­di­ta­re il siste­ma. Uno dice che vor­reb­be vede­re i fuo­ri­leg­ge fon­da­men­ta­li­sti isla­mi­ci Fra­tel­li musul­ma­ni al pote­re, anche se non pre­ga o non va alla moschea. “Per­ché abbia­mo pro­va­to di tut­to”, egli spie­ga.

(tra­du­zio­ne di Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li)

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Taxi

ISBN 9788887847147 © il Sirente 

di Sasha Simic (da Socia­li­st Review, mar­zo 2008)

Cir­ca 80000 taxi gira­no per le stra­de del Cai­ro. Le mar­to­ria­te mac­chi­ne in bian­co e nero attra­ver­sa­no in modo cao­ti­co le stra­de del­la capi­ta­le Egi­zia­na, sono così onni­pre­sen­ti che è faci­le dimen­ti­ca­re che cia­scu­no di essi tra­spor­ta alme­no una sto­ria uma­na.

L’anno scor­so il gior­na­li­sta egi­zia­no Kha­led Al Kha­mis­si ha rac­col­to 58 con­ver­sa­zio­ni che ha avu­to con i tas­si­sti in un libro. Il risul­ta­to — Taxi — è sta­to un best-sel­ler imme­dia­to. E ‘un mera­vi­glio­so lavo­ro, che cat­tu­ra la lot­ta gior­na­lie­ra dei lavo­ra­to­ri nel moder­no Egit­to, attra­ver­so le loro stes­se paro­le.

I gover­nan­ti egi­zia­ni han­no abbrac­cia­to con entu­sia­smo il neo­li­be­ri­smo ren­den­do la vita mol­to più dif­fi­ci­le per la popo­la­zio­ne. I tas­si­sti di que­sto libro sono gio­va­ni e meno gio­va­ni, reli­gio­si e lai­ci, rap­pre­sen­tan­ti di diver­si grup­pi pro­ve­nien­ti da tut­ta la socie­tà egi­zia­na, ma ognu­no lot­ta per soprav­vi­ve­re nel­la sua “pesce man­gia pesce” socie­tà.

Sem­pli­ce­men­te cer­ca­re di rin­no­va­re la paten­te di gui­da diven­ta un incu­bo di buro­cra­zia e cor­ru­zio­ne che non tro­va in Kaf­ka un riva­le. La mag­gior par­te di loro odia il dit­ta­to­ria­le pre­si­den­te Hosni Muba­rak, e disprez­za i ric­chi egi­zia­ni. Mol­ti capi­sco­no che cosa le sfre­na­te for­ze del mer­ca­to han­no fat­to alla loro vita: “Sono come un pesce e il taxi è come un con­te­ni­to­re di pesce… E ‘vero io gui­do in giro per tut­to il gior­no, ma vedo solo la par­te inter­na del mio taxi, i miei limi­ti Sono le fine­stre del taxi. La Vita è una pri­gio­ne, che ter­mi­na nel­la tom­ba”.

(tra­du­zio­ne di Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li)

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Le confessioni dei tassisti del Cairo

ISBN 9788887847147 © il Sirente 

di Omay­ma Abdel-Latif (da Book Review, Forei­gn Poli­cy, settembre/ottobre 2007)

Nel mese di luglio, quat­tro mesi pri­ma del­la sua scom­par­sa, lo stu­dio­so Alain Rous­sil­lon espres­se pro­fon­da pre­oc­cu­pa­zio­ne per l’aumento del­le ten­sio­ni nel­la socie­tà egi­zia­na. Esse riflet­to­no il ritor­no del­la “que­stio­ne socia­le” nel­la poli­ti­ca egi­zia­na. La più gran­de minac­cia per il regi­me, ha sug­ge­ri­to, non è sta­ta la Fra­tel­lan­za musul­ma­na o di qual­sia­si altro grup­po di oppo­si­zio­ne, ma piut­to­sto l’atteggiamento del­la popo­la­zio­ne ver­so di essa. A giu­di­ca­re dai più di 200 sit-in, gli arre­sti, gli scio­pe­ri del­la fame, e le dimo­stra­zio­ni che si sono veri­fi­ca­te in tut­to il pae­se solo lo scor­so anno, gli egi­zia­ni espri­mo­no sem­pre più auten­ti­che rimo­stran­ze con­tro il loro gover­no.

Ma non avreb­be sen­so, la pau­ra o la rab­bia del­la mag­gior par­te degli egi­zia­ni che ascol­ta le élite poli­ti­che del pae­se par­la­re a semi­na­ri e salo­ni. Come in mol­ti pae­si di tut­to il Medio Orien­te, è la ” lin­gua del­la stra­da “, che spie­ga i modi in cui la mag­gio­ran­za degli egi­zia­ni pen­sa e si com­por­ta poli­ti­ca­men­te. For­te come sono nume­ri­ca­men­te, la mag­gio­ran­za dei cit­ta­di­ni del pae­se rap­pre­sen­ta un Egit­to la cui voce non è ascol­ta­ta.

Quin­di, Kha­led Al Kha­mis­si, uno scien­zia­to poli­ti­co egi­zia­no tra­sfor­ma­to­si in sce­neg­gia­to­re e gior­na­li­sta, ha mes­so in atto il modo di deci­fra­re gli atteg­gia­men­ti poli­ti­ci del­la per­so­na media sul­le stra­de ara­be, ha deci­so di par­la­re con le per­so­ne che pas­sa­no le loro gior­na­te alla gui­da: i tas­si­sti Del Cai­ro. Essi han­no il pri­vi­le­gio di mischiar­si con per­so­ne pro­ve­nien­ti da tut­to lo spet­tro socia­le, e in quan­to tali, le loro opi­nio­ni spes­so riflet­to­no il pen­sie­ro di al-gha­la­ba, un ter­mi­ne popo­la­re conia­to per rife­rir­si agli stra­ti più bas­si del­la socie­tà, colo­ro che vivo­no ai mar­gi­ni del­la poli­ti­ca e sono col­pi­ti da essa. Duran­te il suo anno di viag­gi qua­si esclu­si­va­men­te in taxi, Kha­mis­si è giun­to a cre­de­re che alcu­ni tas­si­sti offro­no un’analisi mol­to più pro­fon­da degli ana­li­sti poli­ti­ci, e che sono impor­tan­ti baro­me­tri degli umo­ri popo­la­ri e del­le rimo­stran­ze con­tro il gover­no.

Il risul­ta­to del­la sua ricer­ca è Taxi, un roman­zo pub­bli­ca­to a gen­na­io (2007) e diven­ta­to già un best-sel­ler, con oltre 35.000 copie ven­du­te in un pae­se in cui le 3000 copie sono con­si­de­ra­te come un suc­ces­so Ma inve­ce di tes­se­re insie­me un ben defi­ni­to intrec­cio nar­ra­ti­vo o un’avventura, Kha­mis­si ha pro­dot­to una serie di vignet­te di diver­se espe­rien­ze di tas­si­sti, nel ten­ta­ti­vo di cat­tu­ra­re l’immagine il più ampia pos­si­bi­le dell’altra fac­cia del­la poli­ti­ca egi­zia­na. Per que­sto moti­vo, e for­se anche per pro­teg­ge­re i carat­te­ri “iden­ti­tà”, i tas­si­sti che egli intro­du­ce in taxi sono figu­re com­po­si­te, pro­dot­ti fit­ti­zi del suo tem­po tra­scor­so a par­la­re di tut­to, dall’ eco­no­mia e edu­ca­zio­ne alla salu­te e la poli­ti­ca.

L’interesse Egi­zia­no per il libro non dovreb­be sor­pren­de­re. Anche se vi è sta­to un dif­fu­so lavo­ro acca­de­mi­co per ten­ta­re di capi­re “cosa è suc­ces­so agli egi­zia­ni,” il roman­zo di Kha­mis­si spic­ca. Il suo approc­cio impro­ba­bi­le, la luci­da pro­sa, e un raro spac­ca­to sul­la coscien­za popo­la­re ren­de Taxi for­se la più inte­res­san­te del­le ope­re che la cro­na­ca socia­le e le tra­sfor­ma­zio­ni poli­ti­che Egi­zia­ne han­no pro­dot­to nel cor­so degli ulti­mi cin­que decen­ni.

Natu­ral­men­te, è uti­le la sua scel­ta di docu­men­ta­re la “stra­da” in uno dei momen­ti più poli­ti­ca­men­te pie­ni del­la recen­te sto­ria egi­zia­na. Per la pri­ma vol­ta nel cor­so dei decen­ni, il dis­sen­so popo­la­re non è sta­to diret­to prin­ci­pal­men­te con­tro Israe­le o gli Sta­ti Uni­ti, ma con­tro un avver­sa­rio inter­no-lo sta­to, la sicu­rez­za e i siste­mi che con­trol­la­no i cen­tri ner­vo­si del regi­me. Dall’ apri­le 2005 al mar­zo 2006, Kha­mis­si ha guar­da­to la stra­da emer­ge­re come cen­tro del­la sce­na poli­ti­ca, da pro­te­ste anti-regi­me, dimo­stra­zio­ni, ele­zio­ni, e aber­ran­ti sce­ne di vio­len­za com­mes­se con­tro i mani­fe­stan­ti.

Ave­va una fron­ta­le, più esat­ta­men­te, vista da die­tro le quin­te del­le rea­zio­ni egi­zia­ne al pri­mo movi­men­to indi­pen­den­te di pro­te­sta che sfi­da­va il regi­me del Pre­si­den­te Hosni Muba­rak. Biso­gna­va segui­re Una serie di even­ti poli­ti­ci, com­pre­so il pae­se alle pri­me ele­zio­ni pre­si­den­zia­li, con ben nove can­di­da­ti che con­cor­re­va­no al posto di pre­si­den­te. (Non che que­sto abbia fat­to qual­che dif­fe­ren­za.) Poi sono arri­va­te le ele­zio­ni par­la­men­ta­ri in cui la Fra­tel­lan­za musul­ma­na ha vin­to 88 seg­gi, dopo dure, vio­len­te bat­ta­glie e misfat­ti del par­ti­to al pote­re. L’anno ha visto anche la stra­da diven­ta­re il cuo­re del­la bat­ta­glia tra i gio­va­ni soste­ni­to­ri di Muba­rak e i suoi oppo­si­to­ri.

E in tut­to que­sto Kha­mis­si guar­da­va e ascol­ta­va i tas­si­sti, che sono spes­so inse­gnan­ti, ragio­nie­ri, avvo­ca­ti di for­ma­zio­ne, ma il cui pae­se non è in gra­do di offri­re un lavo­ro adat­to alla loro istru­zio­ne. Indi­gna­ti dall’ auste­ri­tà eco­no­mi­ca e gui­da­ti dal mal­con­ten­to del­le clas­si infe­rio­ri impo­ve­ri­te, i tas­si­sti stan­zia­ti nel loro pic­co­lo spa­zio pub­bli­co per sfo­ga­re la loro rab­bia e fru­stra­zio­ne con­tro il gover­no e agli stra­nie­ri che ade­ri­sco­no a simi­li rimo­stran­ze. La genia­li­tà di Taxi è che coglie il pun­to in cui il taxi ces­sa di esse­re solo un mez­zo di tra­spor­to e diven­ta inve­ce uno spa­zio di dibat­ti­to e di scam­bio, in un momen­to in cui tut­ti gli altri spa­zi pub­bli­ci, tra cui la stes­sa stra­da, era­no diven­ta­ti inac­ces­si­bi­li sot­to la Bru­ta­le for­za del­la poli­zia di Sta­to.

Nel mez­zo di que­sta tumul­tuo­sa atmo­sfe­ra, Kha­mis­si ha lan­cia­to gran­di intui­zio­ni nel­la schi­zo­fre­ni­ca rela­zio­ne tra gli egi­zia­ni e lo sta­to. Vi è allo stes­so tem­po un disprez­zo pro­fon­da­men­te radi­ca­to per l’autorità, ma anche una schiac­cian­te pau­ra che li bloc­ca a ribel­lar­si con­tro di essa. Alcu­ne teo­rie data­no que­sto con­flit­to indie­tro nel tem­po, al tem­po dei farao­ni, rile­van­do che l’Egitto è sem­pre sta­to un for­te sta­to inter­ven­ti­sta, e gli egi­zia­ni han­no qua­si reli­gio­sa­men­te temu­to e ado­ra­to la sua auto­ri­tà dagli albo­ri del pae­se. Kha­mis­si ricrea un inci­den­te che riflet­te que­sto rap­por­to ambi­va­len­te attra­ver­so un tas­si­sta che insul­ta il Mini­ste­ro degli inter­ni, sim­bo­lo di oppres­sio­ne per mol­ti, ma allo stes­so tem­po dice che lo rispet­ta.

In un altro epi­so­dio, Kha­mis­si offre una sem­pli­ce rispo­sta sul moti­vo per cui gli egi­zia­ni non ade­ri­sco­no alle pro­te­ste di piaz­za, nono­stan­te la loro sof­fe­ren­za e la mise­ria. ” ora Tut­to ha per­so il suo signi­fi­ca­to “, dice un auti­sta. “Due­cen­to per­so­ne sono cir­con­da­te da due mila uffi­cia­li di leva.” Anche se, come dice Kha­mis­si, la per­ce­zio­ne popo­la­re del gover­no è che “è debo­le, cor­rot­to, e ter­ro­riz­zan­te. Se ci si sof­fia sopra, cade a pez­zi “, dico­no diver­si tas­si­sti. Ma se que­sta è la per­ce­zio­ne domi­nan­te, per­ché non si uni­sco­no con­tro di essa? Spie­gan­do la cro­ni­ca apa­tia poli­ti­ca degli Egi­zia­ni, un tas­si­sta com­men­ta: “Il pro­ble­ma è che in noi egi­zia­ni, il gover­no ha pian­ta­to i semi del­la pau­ra di mori­re di fame. Que­sto ci fa pen­sa­re solo a noi stes­si, e la nostra uni­ca pre­oc­cu­pa­zio­ne è come far qua­dra­re il bilan­cio. ” Stia­mo viven­do una men­zo­gna, e il ruo­lo del gover­no è quel­lo di assi­cu­rar­si Che noi con­ti­nuia­mo a cre­der­ci. ”

Tra i tas­si­sti a cui da voce Kha­mis­si, la que­stio­ne eco­no­mi­ca resta in gran par­te il vero mal di testa- con sti­pen­di che sono appe­na suf­fi­cien­ti per le neces­si­tà di base e le varia­zio­ni dei prez­zi sono una rou­ti­ne quo­ti­dia­na. I tas­si­sti dan­no la col­pa al gover­no, che pen­sa solo ai “ric­chi turi­sti”. “Il pia­no rea­le del gover­no è di far­ci usci­re dal pae­se. Ma se lo fac­cia­mo, non avrà nes­su­no da imbro­glia­re e da deru­ba­re. “Non esat­ta­men­te il tipo di real­tà che si può ave­re da salo­ni o dagi incon­tri di rifles­sio­ne sul­la demo­cra­tiz­za­zio­ne in Medio Orien­te al Cai­ro.

Que­sto è esat­ta­men­te il moti­vo per cui Kha­mis­si ha col­pi­to. Più di tut­to, i suoi rac­con­ti sug­ge­ri­sco­no che vi è un gran­de magaz­zi­no socia­le di rab­bia e fru­stra­zio­ne con­tro lo sta­tus quo. La tri­ste real­tà è che, se la rap­pre­sen­ta­zio­ne del Cai­ro di Kha­mis­si è vera, vi sono scar­se pro­ba­bi­li­tà che la loro scon­ten­tez­za sia pre­sto tra­sfor­ma­ta in una for­za per il cam­bia­men­to di una socie­tà, il cui svi­lup­po è sta­to bloc­ca­to per tan­to tem­po.

Omay­ma Abdel-Latif è coor­di­na­to­re di pro­get­ti pres­so il Car­ne­gie Endo­w­ment for Inter­na­tio­nal Peace’s Midd­le east Cen­ter a Bei­rut.

(tra­du­zio­ne di Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li)

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Un taxi cairota guida con uno scrittore seduto nel sedile posteriore

ISBN 9788887847147 © il Sirente 

di Scott Jagow (da Mar­ket­pla­ce, 3 mar­zo 2008)

Kha­led Al Kha­mis­si ha tra­scor­so un anno par­lan­do con i tas­si­sti su e giù per il Cai­ro. Poi ha scrit­to un libro per rac­con­ta­re la sto­ria di una fru­stra­ta clas­se ope­ra­ia. Scott Jagow sedu­to in un taxi con lui per sen­ti­re di più e vede­re la cit­tà.

Scott Jagow: Que­sta è la stra­da Cai­ro­ta. Cao­ti­ca e inqui­na­ta, cer­ta­men­te. Ma anche pie­na di vita. La pros­si­ma set­ti­ma­na, vi mostre­re­mo il Medio Orien­te al lavo­ro. Come le per­so­ne fan­no affa­ri in que­sta par­te vita­le del mon­do. La pri­ma per­so­na che ci sod­di­sfa è Kha­led Al Kha­mis­si. Ha tra­scor­so un anno al Cai­ro in giro sui taxi — sem­pli­ce­men­te par­lan­do ai loro con­du­cen­ti. Poi ha scrit­to un libro per rac­con­ta­re la sto­ria di un fru­stra­ta clas­se ope­ra­ia. Abbia­mo pre­so un taxi con lui per sen­tir­ne di più.

Ma, dal momen­to che que­sto è l’Egitto, pri­ma di tut­to nego­zia­mo la tarif­fa con il con­du­cen­te. Una vol­ta che ci sia­mo siste­ma­ti, ho chie­sto a Kha­led che dice il suo libro dell’Egitto, e del­la gen­te del Cai­ro.

Kha­led Al Kha­mis­si: Mol­te per­so­ne par­la­no di oppres­sio­ne in ter­mi­ni di oppres­sio­ne poli­ti­ca. Ma che cosa si sof­fre qui in Egit­to, è l’oppressione eco­no­mi­ca. L’Egitto ha un poten­zia­le, e que­sto poten­zia­le è anda­to per­so al 100 per cen­to.

Jagow: Un cen­to per cen­to. Suo­na piut­to­sto sen­za spe­ran­za.

Al Kha­mis­si: Sì. Pen­so che ci tro­via­mo in una situa­zio­ne sen­za spe­ran­za, e la gen­te deve lavo­ra­re 20 ore al gior­no per soprav­vi­ve­re.

Jagow: Kha­led, puoi rac­con­tar­mi una sto­ria, una che potreb­be rap­pre­sen­ta­re il libro?

Al Kha­mis­si: pos­so dir­ti una sto­ria. È la sto­ria di un tas­si­sta. Mi ha det­to che un fun­zio­na­rio di poli­zia, dopo un’ora in taxi, gli chie­se, “Dam­mi la tua car­ta di iden­ti­tà “. Ed egli sape­va che vole­va dei sol­di. E poi gli ha dato 5 ster­li­ne. E il fun­zio­na­rio ha det­to: “Que­sto non è abba­stan­za”. E allo­ra gli ha dato 10 ster­li­ne. E que­ste 10 lire sono gli uni­ci sol­di che que­sto tas­si­sta ha gua­da­gna­to in cin­que o sei ore ‘di lavo­ro.

Jagow: Alla fine del libro, dopo la let­tu­ra di tut­te que­ste sto­rie in cui si sen­ti­va un sen­so di dispe­ra­zio­ne, l’ultima sto­ria sem­bra­va ave­re qual­che spe­ran­za. Hai sen­ti­to un sen­so di spe­ran­za alla fine, quan­do sta­vi finen­do il libro?

Al Kha­mis­si: cer­ta­men­te — non si può vive­re sen­za spe­ran­za. Cre­do che il popo­lo egi­zia­no ha il gran­de pote­re di scher­za­re gior­no per gior­no. Que­sta è anche la nostra spe­ran­za — la nostra vera spe­ran­za.

Jagow: Puoi dir­mi uno degli scher­zi, per voi rap­pre­sen­ta­ti­vi?

Al Kha­mis­si: pos­so dir­vi la bar­zel­let­ta del gior­no.

Jagow: OK, abba­stan­za equo.

Al Kha­mis­si: Al Cai­ro ci sono 18 milio­ni di per­so­ne, e 18 milio­ni di per­so­ne in una sola cit­tà è mol­to. Voglio anda­re lì — per cin­que minu­ti di lavo­ro, e tre ore di mac­chi­na.

Jagow: Che som­ma da record.

Al Kha­mis­si: Haha­ha.

Jagow: Kha­led, la rin­gra­zio mol­to, è sta­to un pia­ce­re viag­gia­re in taxi con te.

Al Kha­mis­si: Gra­zie a te, il pia­ce­re è il mio.

(tra­du­zio­ne di Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li)

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Taxi: cuori palpitanti, cuori malati del Cairo

ISBN 9788887847147 © il Sirente 

di Dai­kha Dri­di (da Babel­med, 23/05/2007)

Si trat­ta di un pic­co­lo libro che non si può vera­men­te inse­ri­re un una cate­go­ria pre­ci­sa, scrit­to da un regi­sta che ha deci­so di par­la­re agli abi­tan­ti del Cai­ro dei loro tas­si­sti e che ha avu­to un tale suc­ces­so nel­le libre­rie del Cai­ro, che è sta­to ristam­pa­to per la ter­za vol­ta in pochi mesi. Taxi (Con­ver­sa­zio­ni in viag­gio) di Kha­led El Kha­mis­si è in pri­mo luo­go una sor­pren­den­te idea di sem­pli­ci­tà: 58 sto­rie di con­ver­sa­zio­ni con i tas­si­sti del Cai­ro, che l’autore ha mes­so insie­me nel giro di un anno. Non c’è biso­gno di aggiun­ge­re, che  l’autore-narratore ha pre­fe­ri­to scom­pa­ri­re die­tro le paro­le dei taxi dri­ver: le situa­zio­ni che Kha­led al Kha­mis­si rac­con­ta con minu­zio­si­tà e sem­pli­ci­tà non han­no biso­gno di imbal­lag­gio o di rive­sti­men­to esplo­do­no davan­ti ai nostri occhi con tut­ta l’evidenza che non ci pren­dia­mo mai la bri­ga di scru­ta­re. La cosa ancor più degna di nota è che l’autore, che non nascon­de nel­la sua intro­du­zio­ne il suo affet­to per i tas­si­sti, spes­so odia­ti  e stig­ma­tiz­za­ti dai Cai­rio­ti, non è idea­liz­za­to e sem­pli­ci­sti­co. I tas­si­sti non sono fat­ti tut­ti del­la stes­sa pasta, alcu­ni ci emo­zio­na­no, alcu­ni ci fan­no ride­re fino alle lacri­me, altri sono odio­si o addi­rit­tu­ra asso­lu­ta­men­te dete­sta­bi­li.
Nel­la sua intro­du­zio­ne, l’autore ini­zia ricor­dan­do quel­lo che spes­so i clien­ti dei taxi dimen­ti­ca­no, quan­do pren­do­no un taxi al Cai­ro: “Nel­la stra­gran­de mag­gio­ran­za i tas­si­sti fan­no par­te del­la clas­se socia­le eco­no­mi­ca­men­te più svan­tag­gia­ta, la loro pro­fes­sio­ne è spos­san­te, lo sta­re con­ti­nua­men­te sedu­ti in auto demo­li­sce le loro colon­ne ver­te­bra­li, l’incessante rumo­re del­le stra­de del Cai­ro distrug­ge il loro siste­ma ner­vo­so, i per­pe­tui ingor­ghi li stan­ca­no men­tal­men­te e la cor­sa  die­tro i mez­zi di sus­si­sten­za – cor­sa nel sen­so let­te­ra­le del ter­mi­ne – elet­triz­za i loro cor­pi, aggiun­ge­te a que­sto le trat­ta­ti­ve le con­tro­ver­sie con i clien­ti cir­ca l’importo da paga­re, in assen­za di prez­zi stan­dard e le mole­stie da par­te del­la poli­zia, che rispet­to ai meto­di del Mar­che­se de Sade non sono nien­te”.
Sono più di 80000 al Cai­ro che gira­no gior­no e not­te, una del­le poche cit­tà al mon­do dove indi­pen­den­te­men­te dall’ora, a tar­da not­te o di mat­ti­na pre­sto, qua­lun­que sia il quar­tie­re in cui si tro­va­no, è garan­ti­to vede­re un Taxi pas­sa­re, e sono, dice Kha­mis­si “come una vasta gam­ma del­la socie­tà che va dagli anal­fa­be­ti ai lau­rea­ti (non ho fino­ra incon­tra­to un tas­si­sta con un dot­to­ra­to di ricer­ca).” Le loro pri­va­zio­ni mate­ria­li, che sospet­ta­no, ma su cui rara­men­te si sof­fer­ma­no, Kha­mis­si le ren­de con una sor­pren­den­te inti­mi­tà, le sto­rie del­la loro vita o i pic­co­li aned­do­ti che la dico­no lun­ga e che ven­go­no spes­so rac­con­ta­ti con humor, un umo­ri­smo che gli invi­dia­mo, in quan­to è edu­ca­ta­men­te dispe­ra­to . Il più anzia­no tra i tas­si­sti incon­tra­ti da Kha­mis­si, un vero monu­men­to, che lavo­ra da 48 anni e al  qua­le l’autore chie­de diver­ti­to “la mora­le del­la sua sto­ria”, dopo tan­ti anni pas­sa­ti in un  taxi, rispon­de: “Una for­mi­ca nera su una roc­cia nera in una not­te buia Allah l’aiuta… ”
Ma l’intimità di que­sta mise­ria non è rac­con­ta­ta timi­da­men­te, si svol­ge davan­ti ai nostri occhi con­fu­si dal­la for­za e dal­la sem­pli­ci­tà del­le paro­le di que­ste per­so­ne che han­no smes­so di lamen­tar­si già da mol­to tem­po. Uno di loro è riu­sci­to a sven­ta­re tre inci­den­ti duran­te il viag­gio con lo scrit­to­re, addor­men­tan­do­si alla gui­da, per­ché appren­dia­mo “che sono tre gior­ni da quan­do sono entra­to nel taxi e non sono più usci­to, mi resta­no solo tre gior­ni pri­ma del­la sca­den­za per il paga­men­to dell’auto. Man­gio qui, bevo qui, non lascio la mac­chi­na se non per uri­na­re, e non dor­mo, non pos­so tor­na­re a casa per­ché vivia­mo di quel­lo che gua­da­gno in un gior­no, se rien­tro a casa dovrei  spen­de­re per far man­gia­re i bam­bi­ni e mia moglie “.
Ma lun­gi dal fare di Taxi un sag­gio sull’indigenza dei tas­si­sti del Cai­ro, Kha­mis­si ci tra­smet­te anche il loro pen­sie­ro sul­la situa­zio­ne nel loro pae­se, la deri­sio­ne sul loro lea­der, la loro rab­bia con­tro la cor­ru­zio­ne nel­la poli­zia. Ad un tas­si­sta visi­bil­men­te arrab­bia­to, il nar­ra­to­re chie­de gen­til­men­te cosa c’è che non va, il tas­si­sta ini­zial­men­te diri­ge la sua rab­bia con­tro Kha­mis­si poi  accet­ta di dir­gli tut­to: “Ho pre­so un clien­te a Nasr City che mi  ha chie­sto di por­tar­lo a Mohan­dis­si­ne (dall’altra par­te del­la cit­tà, Ed), quan­do sia­mo arri­va­ti dopo un traf­fi­co mici­dia­le e tut­to il resto, non sape­vo che era un poli­ziot­to, scen­den­do si è mes­so a gri­da­re: ‘la paten­te figlio di un cane! “. Gli ho chie­sto il per­ché, visto che non ave­vo fat­to nien­te, gli ho mostra­to la paten­te e gli ho dato 5 Lire, mi ha det­to che non era­no  suf­fi­cien­ti, gli ho dato 10 Lire, le ha rifiu­ta­te, ha pre­so poi 20 Lire ed è sce­so il figlio di put­ta­na, e io giu­ro che è tut­to quel­lo che ave­va in tasca dopo aver fat­to ben­zi­na. Che Dio distrug­ga la loro vita come loro distrug­go­no la nostra. ”
Ma se il nar­ra­to­re è taci­tur­no, ci sarà sem­pre un tas­si­sta per disten­der­lo aggior­nan­do­lo sul­le ulti­me novi­tà in Egit­to: “Sem­bra che un egi­zia­no ha tro­va­to la lam­pa­da di Ala­di­no, stro­fi­nan­do­la il genio è usci­to per dir­gli che avreb­be rea­liz­za­to qual­sia­si desi­de­rio. Lui ha chie­sto un milio­ne di Lire. Il genio del­la lam­pa­da glie­ne da solo 500. Per­ché? Pro­te­sta l’uomo, il genio rispon­de, il gover­no ha un busi­ness con la lam­pa­da fac­cia­mo fif­ty-fif­ty “.
Altri anco­ra dico­no a Kha­mis­si che pian­go­no per l’Iraq, ci ave­va­no vis­su­to pri­ma dell’invasione ame­ri­ca­na e ora han­no la sen­sa­zio­ne ingra­ta di non poter fare nien­te per aiu­tar­li “gli ira­che­ni ci han­no sem­pre accol­to con un incre­di­bi­le ospi­ta­li­tà, e ora che han­no biso­gno di noi, li guar­dia­mo mori­re da lon­ta­no. ”
L’Iraq è mol­to pre­sen­te nel­le boc­che dei tas­si­sti Cai­ro­ti e anche l’America: “biso­gne­reb­be fare e par­la­re come gli ame­ri­ca­ni: eli­mi­nia­mo la paro­la ‘Ame­ri­ca­ni’ e dicia­mo ‘bian­co pro­te­stan­te irlan­de­se d’america’, ‘Nero musul­ma­no d’america ‘,’ ispa­ni­co d’america ‘,’ nero pro­te­stan­te d’america ‘, esat­ta­men­te come loro dico­no; cen­to scii­ti d’Iraq sono mor­ti, due  sun­ni­ti d’Iraq sono mor­ti e i figli di put­ta­na dei nostri gior­na­li­sti, ripe­to­no per tut­to il gior­no la stes­sa cosa. Io ascol­to La radio tut­ti i gior­ni e mi avve­le­na il cor­po ascol­ta­re que­ste cose “.
Kha­led Kha­mis­si ci fa visi­ta­re un Cai­ro vivo, attra­ver­so por­zio­ni di rea­le, che non cor­ri­spon­do­no né ad un’immagine aset­ti­ca che il gover­no vor­reb­be dare a milio­ni di turi­sti che visi­ta­no ogni anno la cit­tà, né fan­ta­smi let­te­ra­ri o cine­ma­to­gra­fi­ci pro­dot­ti da un cer­to nume­ro di scrit­to­ri o regi­sti Egi­zia­ni. La scrit­tu­ra di rac­con­ti bre­vi, che sia­no diver­ten­ti o depri­men­ti, sto­rie che rac­con­ta­no i tas­si­sti sono uno dei miglio­ri docu­men­ta­ri che è sta­to fat­to sul Cai­ro. Non vi è alcun dub­bio che l’autore dedi­ca il suo libro “alla vita, che abi­ta le paro­le del­la pove­ra gen­te, for­se quel­le paro­le riem­pi­ran­no il nul­la che abi­ta in noi da tan­ti anni”.

(tra­du­zio­ne di Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li)

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Da dietro una ruota, una sincera panoramica del Cairo

ISBN 9788887847147 © il Sirente di Jill Car­roll (The Chri­stian Scien­ce Moni­tor, 13 dicem­bre 2007)

Un bestsel­ler che offre sor­pren­den­ti cri­ti­che del­la socie­tà egi­zia­na e del suo gover­no attra­ver­so le voci dei taxi dri­ver.

Il gior­na­li­sta Jill Car­roll discu­te con i tas­si­sti del Cai­ro. Il tas­si­sta Ahmed sie­de die­tro un volan­te rive­sti­to in fin­ta pel­le di leo­par­do. Una sca­to­let­ta rove­scia­ta di tes­su­to attac­ca­to al sof­fit­to pen­de accan­to alla sua testa. Come la mag­gior par­te dei tas­si­sti Cai­ro­ti, ride facil­men­te, ed è sem­pre dispo­sto a discu­te­re dei peri­co­li del suo lavo­ro — che chi ha vis­su­to per un peri­do in que­sta fumo­sa cit­tà sa che sono nume­ro­si.

Dice di esse­re sta­to sbat­tu­to via, deru­ba­to, e  pre­so in giro dal­la poli­zia. “sen­to che a cau­sa loro la mia digni­tà si è spez­za­ta”, dice a pro­po­si­to del­la poli­zia del­la cit­tà, che “è mol­to dura con me”.

Come mol­ti egi­zia­ni — che ha due o tre posti di lavo­ro per far qua­dra­re il bilan­cio — Ahmed gui­da il taxi solo per gua­da­gna­re abba­stan­za per soste­ne­re la sua fami­glia.

Duran­te i suoi stu­di per la Lau­rea in Inge­gne­ria infor­ma­ti­ca, ha pas­sa­to gli ulti­mi quat­tro anni a tra­spor­ta­re pas­seg­ge­ri per pagar­si le tas­se, di cui il 75% del gua­da­gno anda­va al pro­prie­ta­rio del vei­co­lo. E paga­va anche la ben­zi­na.

Ma “se lavo­ras­si sfrut­tan­do la mia lau­rea gua­da­gne­rei solo $ 21 al mese. E non mi baste­reb­be­ro nean­che per le siga­ret­te”.

La sto­ria di Ahmed non è uni­ca. Il suo caso avreb­be potu­to facil­men­te esse­re sta­to pre­so da una sto­ria del nuo­vo libro di Kha­lid al-Kha­mis­si, “Taxi, Tales of Rides”, un best-sel­ler che sta sor­pren­den­do mol­ti Cai­ro­ti per la sua visio­ne del­la vita vista dal sedi­le poste­rio­re di un taxi.

Nel suo pri­mo libro, che è sta­to ristam­pa­to set­te vol­te e ha ven­du­to più di 30000 copie, il Sig Kha­mis­si offre una vista vario­pin­ta sul­la vita media egi­zia­na, attra­ver­so 58 dia­lo­ghi tra lui e i taxi dri­ver.

È un roman­zo, che attra­ver­so le paro­le sem­pli­ci del lavo­ro gior­na­lie­ro dei tas­si­sti, svi­sce­ra com­men­ti socia­li e poli­ti­ci, un approc­cio un pò auda­ce qui che la cen­su­ra è un pro­ble­ma rea­le. Ma la sua auda­cia ha fat­to vola­re gli incas­si nel­le libre­rie egi­zia­ne.

Men­tre la mag­gior par­te dei tito­li egi­zia­ni sono scrit­ti in ara­bo clas­si­co, Kha­mis­si man­tie­ne la for­ma al mini­mo e impie­ga il dia­let­to egi­zia­no col­lo­quia­le a tut­ti i dia­lo­ghi che si svol­go­no in taxi. In tal sen­so, il medium enfa­tiz­za il mes­sag­gio.

La gen­te in stra­da o la gen­te [ele­gan­te] nei club, fa le stes­se discus­sio­ni”, dice Kha­mis­si, nel suo appar­ta­men­to del Cai­ro. I dia­lo­ghi del libro inten­do­no rap­pre­sen­ta­re un pano­ra­ma del­la socie­tà egi­zia­na nel 2006, spie­ga l’autore. “L’idea prin­ci­pa­le è quel­la di rac­con­ta­re ciò che sono sta­te le prin­ci­pa­li sto­rie in Egit­to nel cor­so del 2006 attra­ver­so un eroe e que­sto eroe è un taxi dri­ver.”

Men­tre Ahmed potreb­be esse­re sta­to affa­sci­nan­te, i tas­si­sti del Cai­ro sono un impro­ba­bi­le scel­ta per un sim­pa­ti­co per­so­nag­gio. Dal pun­to di vista del pas­seg­ge­ro, han­no la repu­ta­zio­ne di esse­re avi­di, si bat­to­no per le tarif­fe — tarif­fe che sono deter­mi­na­te dal­la con­trat­ta­zio­ne – e sono sel­vag­gi alla gui­da.

Per le don­ne, sedu­te accan­to all’autista diven­ta spes­so un invi­to al tas­si­sta per lascia­re vaga­re le mani e per con­ver­sa­zio­ni sug­ge­sti­ve. I luo­ghi comu­ni per i tas­si­sti  sono mate­ria da leg­gen­da.

Ma Kha­mis­si offre una visio­ne più equi­li­bra­ta dei tas­si­sti. I dia­lo­ghi rega­la­no del­le sor­pren­den­ti cri­ti­che del­la socie­tà e del gover­no, oltre ad appro­fon­di­men­ti sul­la vita media.

C’è sta­to un gran­de dibat­ti­to in ara­bo [let­te­ra­rio]  nei cir­co­li di impe­gno poli­ti­co… si trat­ta di onde. Mol­ti scrit­to­ri egi­zia­ni vedo­no se stes­si come poli­ti­ca­men­te impe­gna­ti”, affer­ma Debo­rah Starr, un pro­fes­so­re asso­cia­to, che si è spe­cia­liz­za­to nel­la let­te­ra­tu­ra moder­na ara­ba pres­so la Cor­nell Uni­ver­si­ty Dipar­ti­men­to di Stu­di sul Vici­no Orien­te.

Kha­mis­si sem­bra a suo agio in que­sto gene­re di cri­ti­ca poli­ti­ca, anche se affer­ma che non era il suo obiet­ti­vo. In un pas­sag­gio, un taxi dri­ver cri­ti­ca il pre­si­den­te Hosni Muba­rak, per nome, gene­ral­men­te è una cosa che gli scrit­to­ri non fan­no mai.

Men­tre mol­te del­le cri­ti­che riguar­dan­ti il gover­no in “Taxi” sono espres­se pri­va­ta­men­te tra gli egi­zia­ni, il dis­sen­so è di soli­to vago e raro. Kha­mis­si dice di non aver affron­ta­to nes­sun con­trac­col­po a cau­sa del libro, anche se un gior­na­li­sta tele­vi­si­vo ha det­to di esse­re sta­to avver­ti­to dal­la madre che ave­va let­to il libro, a non inter­vi­sta­re Kha­mis­si.

Si trat­ta di un arti­co­la­ta e diver­ten­te… cri­ti­ca” del­la socie­tà e del­la poli­ti­ca in Egit­to, dice al  Cai­ro Press, Mark Linz, diret­to­re dell’Università Ame­ri­ca­na, che pub­bli­ca ora una serie di libri di  let­te­ra­tu­ra ara­ba in lin­gua ingle­se. ” è uni­co per­ché uti­liz­za l’umorismo. Per del­le que­stio­ni che gli egi­zia­ni ten­do­no a pren­de­re mol­to sul serio”.

Kha­mis­si dice di non esse­re un’analista, ma mol­ti dico­no che la popo­la­ri­tà del libro vie­ne dal fat­to che “ognu­no si ritro­va nel libro [quan­do han­no let­to il libro.] Ogni let­to­re ci leg­ge la  pro­pria espe­rien­za.”

(tra­du­zio­ne di Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li)

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