GOLEM XIV : Stanisław Lem
GOLEM XIV di Stanisław Lem

Drop Sea (Gian­lui­gi Filip­pel­li, 24 luglio 2018)

Golem XIV: discorsi sull’intelligenza artificiale

GOLEM XIV : Stanisław Lem

Quan­do acqui­stai Golem XIV dopo aver let­to la quar­ta di coper­ti­na duran­te Book Pri­de 2018, il tipo del­la casa edi­tri­ce Il Siren­te mi guar­dò ammi­ra­to come se aves­si fat­to una scel­ta par­ti­co­lar­men­te corag­gio­sa. Lì su due pie­di ne restai stu­pi­to: in fon­do era un libro di fan­ta­scien­za di quel genio che rispon­de al nome di Sta­ni­slaw Lem. In effet­ti il libro non è di sem­pli­ce let­tu­ra, ma l’idea di fon­do non è mol­to dif­fe­ren­te rispet­to a A noi vivi di Robert Hein­lein.
Lem, infat­ti, uti­liz­zan­do un com­pu­ter supe­ra­van­za­to, il Golem XIV, con­se­gna al let­to­re due con­fe­ren­ze sull’uomo, sull’intelligenza arti­fi­cia­le e sull’evoluzione. Que­ste ven­go­no incor­ni­cia­te da un’introduzione di uno dei respon­sa­bi­li del Golem, in custo­dia pres­so i labo­ra­to­ri del MIT e da una post­fa­zio­ne di uno dei suoi col­le­ghi. Rispet­to al testo postu­mo di Hein­lein, que­sto di Lem è redat­to già espli­ci­ta­men­te come una serie di con­fe­ren­ze, due per la pre­ci­sio­ne. Que­ste sono tenu­te dal Golem XIV, una del­le due intel­li­gen­ze arti­fi­cia­li svi­lup­pa­te dagli Sta­ti Uni­ti con l’obiettivo di gesti­re la stra­te­gia mili­ta­re difen­si­va e offen­si­va. La situa­zio­ne, però, sfug­ge di mano alle auto­ri­tà mili­ta­ri, poi­ché sia il Golem sia Anna la can­di­da, l’altra supe­rin­tel­li­gen­za costrui­ta dai ricer­ca­to­ri infor­ma­ti­ci, non ade­ri­sco­no ai pro­po­si­ti bel­li­ci del gover­no, con­si­de­ran­do mol­to più uti­le la pace.
La posi­zio­ne espres­sa in que­sto modo da Lem non è sem­pli­ce­men­te di sini­stra, ma l’ovvia con­clu­sio­ne di un ragio­na­men­to logi­co con­dot­to da un’intelligenza non uma­na costrui­ta con il prin­ci­pio turin­gia­no dell’imparare in manie­ra con­ti­nua e costan­te.
A que­ste con­si­de­ra­zio­ni anti-mili­ta­ri­ste si aggiun­go­no, però, nel cor­so del­le con­fe­ren­ze, anche con­si­de­ra­zio­ni più gene­ra­li e pro­fon­de sull’evoluzione e l’intelligenza. Ad esem­pio nel cam­po dell’evoluzione risul­ta inte­res­san­te l’idea che que­sta fun­zio­ni al con­tra­rio rispet­to a quan­to si sareb­be por­ta­ti a cre­de­re: secon­do Golem XIV l’aumento di com­ples­si­tà degli esse­ri viven­ti non por­ta alla per­fe­zio­ne, che anzi dovreb­be esse­re più simi­le a un esse­re viven­te quan­to più sem­pli­ce pos­si­bi­le. Que­sto pri­mo pas­so con­du­ce, svi­lup­pa­to nel cor­so del­le due con­fe­ren­ze, alla con­si­de­ra­zio­ne, abba­stan­za ovvia, che Golem XIV è in un cer­to sen­so lo sta­dio più bas­so di un nuo­vo tipo di intel­li­gen­za, dif­fe­ren­te da quel­la uma­na, ma anche a essa supe­rio­re.
Evi­den­te è anche l’aspirazione di stam­po fan­ta­scien­ti­fi­co di Golem: pro­va­re a sali­re al livel­lo suc­ces­si­vo, quel­lo occu­pa­to da Anna la can­di­da, e maga­ri pro­va­re con lei a diven­ta­re una coscien­za cosmi­ca, incor­po­rea, i cui pro­ces­si men­ta­li risul­ta­no len­ti come le ere geo­lo­gi­che.
Un modo intel­li­gen­te per fare filo­so­fia sen­za scri­ve­re un sag­gio.

GOLEM XIV : Stanisław Lem
GOLEM XIV di Stanisław Lem

Il Giornale (Daniele Abbiati, 1 luglio 2018)

Ma se la conoscenza fosse una condanna?

Lem è fra i pochi autori di fantascienza che sceglie la prospettiva degli androidi

Nei film di fan­ta­scien­za c’è sem­pre un per­so­nag­gio invi­si­bi­le. Non lo vedia­mo, ma ne avver­tia­mo la pre­sen­za, come sen­si­ti­vi, come pre­de che si nascon­do­no dal pre­da­to­re.

Tan­to da per­ce­pir­lo come il vero pro­ta­go­ni­sta, se non addi­rit­tu­ra l’aiuto-regista. È la nostra pau­ra di esse­re sor­pas­sa­ti, in ter­mi­ni di intel­li­gen­za e quin­di di tec­no­lo­gia, dagli alie­ni. Il geno­ci­dio, la stra­ge degli inno­cen­ti, la depor­ta­zio­ne, la puli­zia etni­ca sono cose da uma­ni. Sono orro­ri, ma orro­ri cui sia­mo abi­tua­ti da cen­ti­na­ia di miglia­ia di anni: li por­tia­mo scrit­ti nel san­gue. No, il vero orro­re, oggi (dicia­mo da una cin­quan­ti­na d’anni), è per­de­re il pri­ma­to del­la cono­scen­za, il mono­po­lio sull’utilizzazione del mon­do. Le mera­vi­glie del­la robo­ti­ca, e ancor più la rea­liz­za­zio­ne, che ha del mira­co­lo­so, del fan­ta­scien­ti­fi­co, appun­to, di com­pu­ter sem­pre più sofi­sti­ca­ti e dota­ti qua­si di facol­tà razio­ci­nan­ti, ha ovvia­men­te aggra­va­to la situa­zio­ne.

L’unico modo per ridi­men­sio­na­re il pro­ble­ma, per istil­lar­ci un tar­lo, que­sta vol­ta posi­ti­vo, del dub­bio, è chie­der­ci: ma a tut­ti que­sti mar­zia­ni, cal­co­la­to­ri e fer­ra­glia assor­ti­ta inte­res­se­rà dav­ve­ro met­ter­si in com­pe­ti­zio­ne con noi? Non sarà che stia­mo caden­do, per l’ennesima vol­ta, nel nostro soli­to erro­re, cioè nell’antropocentrismo? Quan­do il vec­chio Pro­ta­go­ra dice­va che «l’uomo è la misu­ra di tut­te le cose, di quel­le che sono in quan­to sono e di quel­le che non sono in quan­to non sono», ci dava un’infallibile chia­ve di let­tu­ra: tut­to dipen­de da noi, dun­que cer­chia­mo di non esa­ge­ra­re… Però quan­do Phi­lip K. Dick inti­to­la­va il più cine­ma­to­gra­fi­ca­men­te fer­ti­le dei suoi roman­zi Ma gli androi­di sogna­no peco­re elet­tri­che? mostra­va anch’egli di resta­re anco­ra­to al cano­vac­cio del «misu­ra di tut­te le cose etc etc».

Inve­ce, Sta­ni­slaw Lem no. Il polac­co Sta­ni­slaw Lem (1921–2006) era dota­to di una pen­na agi­lis­si­ma e di una men­te finis­si­ma. Tal­men­te fine da far sor­ge­re, nel 1974, pro­prio in Dick (maga­ri aiu­ta­to da qual­che sostan­za leg­ger­men­te più pesan­te del vinel­lo cali­for­nia­no…) il sospet­to che non fos­se un uomo in car­ne e ossa, ben­sì il nome di un pro­get­to sovie­ti­co fina­liz­za­to a tra­via­re gli ame­ri­ca­ni. La pro­du­zio­ne fan­ta­scien­ti­fi­ca di Lem è vastis­si­ma, basti cita­re Sola­ris, Memo­rie di un viag­gia­to­re spa­zia­le, L’indagine. Ma soprat­tut­to è filo­so­fia appli­ca­ta alla fan­ta­scien­za. E una filo­so­fia non cer­to rudi­men­ta­le come quel­la del pur bene­me­ri­to Pro­ta­go­ra.

Ce lo con­fer­ma in Golem XIV (Edi­tri­ce il Siren­te). Golem è un nome leg­gen­da­rio, risa­le alla mito­lo­gia ebrai­ca, signi­fi­ca «mate­ria grez­za», «embrio­ne», ma nel roman­zo di Lem, data­to 1981, è l’acronimo di Gene­ral Ope­ra­tor, Lon­gran­ge, Ethi­cal­ly sta­bi­li­zed, Mul­ti­mo­del­ling: una mac­chi­na di ulti­mis­si­ma gene­ra­zio­ne mes­sa a pun­to nel 2019. Il pun­to noda­le è pro­prio la sua supe­rin­tel­li­gen­za. Che lo por­ta a fre­gar­se­ne dei det­ta­mi del Pen­ta­go­no pres­so il qua­le pre­sta ser­vi­zio, quin­di a esse­re ben pre­sto con­fi­na­to nel­la pri­gio­ne dora­ta del Mit di Boston. Pos­sia­mo spre­ca­re una risor­sa simi­le? si chie­do­no all’unisono i pro­fes­so­ro­ni che lo han­no in cari­co e l’opinione pub­bli­ca. La rispo­sta è «no». Quin­di per Golem XIV inco­min­cia una secon­da vita, quel­la del con­fe­ren­zie­re. Ve la spie­go io, cari uomi­ni, la vita e la non vita, l’origine del lin­guag­gio e il difet­to di fab­bri­ca dell’Evoluzione, la ragio­ne di fon­do del vostro erro­re di pro­spet­ti­va, cioè rite­ne­re l’Intelligenza un pre­gio e non una dan­na­zio­ne.

Golem XIV sem­bra un incro­cio fra Car­me­lo Bene e Mas­si­mo Cac­cia­ri, ma se lo seguia­mo come meri­ta ci fa capi­re tan­te cose. Di noi, più che di lui. Anche se il prof Cre­ve, suo men­to­re, fa rife­ri­men­to a una sim­pa­tia del Nostro nei con­fron­ti di un altro model­lo di super­com­pu­ter, chia­ma­to Hone­st Annie, «Anna la can­di­da». Ci pia­ce­reb­be pen­sa­re a qual­co­sa di simi­le a Irma la dol­ce… Ma cadrem­mo nel nostro soli­to erro­re.

GOLEM XIV : Stanisław Lem
GOLEM XIV di Stanisław Lem

Let­tu­re Metro­po­li­ta­ne (Libe­ro Iaquin­to, mag­gio 2018)

GOLEM XIV

Lem non esiste. È un’invenzione dell’Unione Sovietica, uno pseudonimo di una commissione di comunisti che vuole traviare le menti degli americani. Questo è quanto affermava Philip K. Dick, uno dei maggiori scrittori di fantascienza del XX secolo. Ma anche i grandi possono prendere una cantonata ogni tanto. Caro il mio Pippo Dick, Lem esiste eccome. O meglio, esisteva. È passato purtroppo a miglior vita nel 2006. E allora perché, mi chiederete, dovrei recensire un testo di chi non c’è più e per giunta pubblicato già nel 1981? Semplicemente perché è edito per la prima volta in Italia, con la traduzione a cura di Lorenzo Pompeo.

Golem XIV” è un sag­gio, o un roman­zo bre­ve, oppu­re un espe­ri­men­to meta-nar­ra­ti­vo. Tro­vo dif­fi­col­tà per­fi­no a defi­nir­lo. L’opera rac­co­glie due ipo­te­ti­che con­fe­ren­ze del Golem XIV, ulti­mo pro­to­ti­po di un ela­bo­ra­to­re super intel­li­gen­te crea­to per fini bel­li­ci, che, disin­te­res­sa­to­si alle stra­te­gie di guer­ra, svi­lup­pa una pro­pria intel­li­gen­za. La pri­ma con­fe­ren­za riguar­da il desti­no dell’uomo, con­dan­na­to alla sua limi­ta­tez­za e alla mor­te; nel­la secon­da il Golem par­la di se stes­so, mani­fe­sta­zio­ne dell’Intelligenza.

Le con­fe­ren­ze fit­ti­zie sono un reso­con­to dell’Evoluzione del­la spe­cie. Il Golem, dall’alto del­la sua fred­da luci­di­tà infor­ma­ti­ca, rele­ga l’evoluzione al ruo­lo di sem­pli­ce con­ser­va­zio­ne del codi­ce gene­ti­co all’interno di orga­ni­smi che saran­no desti­na­ti a scom­pa­ri­re, tut­to ciò per per­met­te­re ad altri orga­ni­smi di ten­ta­re una muta­zio­ne; una pro­spet­ti­va deso­lan­te, insom­ma. Nes­su­na Intel­li­gen­za, secon­do il Golem, è alla base del­la vita. L’uomo è diven­ta­to la spe­cie più evo­lu­ta per com­bi­na­zio­ne, per la leg­ge dei gran­di nume­ri. L’uomo descrit­to da Lem è un esse­re incon­sa­pe­vo­le del­la sua ori­gi­ne e del suo desti­no. Il Golem mina ogni cer­tez­za e ogni teo­ria scien­ti­fi­ca.

VOTO 10 FERMATE: Natu­ral­men­te impie­ghe­re­te poco tem­po per leg­ge­re l’opera di Lem, ma reste­re­te in metro in silen­zio, per altre tren­ta o qua­ran­ta fer­ma­te, a rimu­gi­na­re su ciò che ave­te let­to. La pro­sa di Lem è a trat­ti oscu­ra, sia per il tema trat­ta­to, sia per l’inserimento di ter­mi­ni scien­ti­fi­ci che potran­no risul­ta­re di dif­fi­ci­le com­pren­sio­ne. Il tono è da con­fe­ren­za, tenen­do con­to che è una con­fe­ren­za in cui è un com­pu­ter a par­la­re; gli inter­ven­ti del pub­bli­co non sono inci­si­vi e mostra­no uomi­ni che dif­fi­cil­men­te riu­sci­ran­no ad oltre­pas­sa­re le loro con­vin­zio­ni scien­ti­fi­che. Un bel modo per ricor­da­re uno dei mag­gio­ri scrit­to­ri di fan­ta­scien­za del seco­lo pas­sa­to.

CITAZIONE: “Il mon­do, secon­do que­sta visio­ne, è come un mobi­le che ha un nume­ro di cas­set­ti varia­bi­le, così come il loro con­te­nu­to, che varia in fun­zio­ne dell’insieme del­le chia­vi con le qua­li lo si attac­ca. Usan­do un filo di fer­ro pie­ga­to a vol­te si può for­za­re un cas­set­ti­no, ma sarà pic­co­lo e lì non tro­ve­re­te quel­lo che avre­ste sco­per­to usan­do la chia­ve giu­sta. Così acca­de con le inven­zio­ni che non han­no la teo­ria.

GOLEM XIV : Stanisław Lem
GOLEM XIV di Stanisław Lem

SoloLibri.net (Mario Bonan­no, 11 feb­bra­io 2018)

«GOLEM XIV» di Stanislaw Lem

Istru­zio­ni per l’uso dei roman­zi di Sta­ni­slaw Lem: pos­so­no risul­ta­re un’esperienza stra­nian­te. In spe­cial modo i neo­fi­ti cre­do­no di tro­var­si alle pre­se con un libro di fan­ta­scien­za secon­do cano­ne e inve­ce devo­no veder­se­la con qual­co­sa di ibri­do, infi­do, e ben più pro­fon­do. Un cros­so­ver let­te­ra­rio dove la scien­za incro­cia la meta­fi­si­ca che incro­cia l’ontologia che incro­cia la psi­co­lo­gia. L’esempio di “Sola­ris” è quel­lo clas­si­co: un roman­zo che sta alla sci-fi di taglio ame­ri­ca­no (dove spes­so è l’implausibile a far­la da padro­ne) come l’Odis­sea nel­lo spa­zio kubric­kia­na alle Guer­re Stel­la­ri di Lucas, tan­to per dire. Leg­ge­re la nar­ra­ti­va del polac­co Sta­ni­slaw Lem signi­fi­ca, in altre paro­le, pren­de­re coscien­za del­le poten­zia­li­tà alte del gene­re sci-fi; pos­si­bi­le chia­ve d’accesso per diva­ga­zio­ni pros­si­me alla cate­go­ria del pen­sa­re, pri­ma anco­ra che a quel­la del rac­con­ta­re.

Pren­de­te que­sto “GOLEM XIV” (Il Siren­te, 2018), è la sto­ria di un ela­bo­ra­to­re iper-intel­li­gen­te che, stu­fo dei fini bel­li­ci per cui è sta­to pro­get­ta­to, tro­va più sti­mo­lan­te discet­ta­re, fra l’altro, intor­no a que­stio­ni pri­me riguar­dan­ti la limi­ta­tez­za del­la com­pren­sio­ne uma­na, o l’origine del­la sua stes­sa natu­ra. Il roman­zo ripren­de due del­le con­fe­ren­ze regi­stra­te dal super-com­pu­ter sui temi di cui sopra, a bene­fi­cio esclu­si­vo di una pla­tea di scien­zia­ti che ha deci­so di dar­gli ret­ta, pur se con tut­te le titu­ban­ze del caso. Su pas­so e taglio nar­ra­ti­vo del roman­zo, bene spe­ci­fi­ca Loren­zo Pom­peo, tra­dut­to­re e cura­to­re di que­sta edi­zio­ne:

Supe­ra­to dun­que lo sco­glio di una pro­sa a trat­ti impe­gna­ti­va, “GOLEM XIV” (a pro­po­si­to: fat­to caso all’onomastica evo­can­te da un lato la mito­lo­gia ebrai­ca e dall’altro la nume­ra­zio­ne che accom­pa­gna di soli­to i nomi di re o papi?) risul­ta un roman­zo impa­vi­do, ipno­ti­co, sui gene­ris. Un’ode all’oltre-uomo arti­fi­cia­le, che tra­scen­de la fan­ta­scien­za per appro­da­re nei ter­ri­to­ri del­la filo­so­fia pura.

L’Anarchico e il Diavolo fanno cabaret (N. Nawrocki)

(…) è ciò che di meglio vi possa capitare stasera!

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L’ultima let­te­ra pri­ma di lascia­re Napo­li ovve­ro l’Italia.
L’ultimo degli orsi che non san­no più dove nascon­der­si e che resi­sto­no.

Lun­ga vita agli orsi!
Lun­ga vita alle per­so­ne del­le caver­ne!

Buon 25 apri­le 2008.

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Sui monti Tatra, Zakopane, Polonia, 1944

Caro Fra­nek,
l’altra not­te ho ucci­so altri tre nazi­sti a mani nude. Ho taglia­to loro la gola men­tre dor­mi­va­no e ho tra­sci­na­to i loro cor­pi in un bur­ro­ne. Non sono un omi­ci­da, ma loro mi han­no tra­sfor­ma­to in un assas­si­no, per difen­de­re la nostra gen­te, per difen­de­re me stes­so. Se devo, li ucci­de­rò uno dopo l’altro. Come i miei com­pa­gni, io sono la Resi­sten­za. Noi tut­ti sia­mo la Resi­sten­za. È que­sta la veri­tà. Caro fra­tel­lo, stai atten­to ai bugiar­di, agli imbro­glio­ni, ai ladri che pre­ten­do­no di esse­re i tuoi sal­va­to­ri. Sia­mo noi stes­si i nostri sal­va­to­ri. Nes­sun altro. Non c’è nes­sun Dio. C’è una fra­tel­lan­za di uomi­ni e don­ne, e poi ci sono quel­li che, ubria­chi di pote­re, voglio­no eli­mi­na­re tut­to ciò che è uma­no.
Potre­sti pen­sa­re che sono paz­zo. Comun­que sia, capi­rai che è que­sta guer­ra la fol­lia . Mi ha tra­sfor­ma­to in un dispe­ra­to, dispe­ra­to per­ché que­sta guer­ra deve fini­re. Ma fin­ché con­ti­nuia­mo a com­bat­te­re guer­re come que­sta, e non a com­bat­te­re la stes­sa idea di Guer­ra, non avre­mo mai pace su que­sta ter­ra. Io non ho pace.
Vivo in una caver­na su un alto tor­ren­te sopra Zako­pa­ne. L’aria è fred­da. Pos­so vede­re per chi­lo­me­tri oltre i Tatra e le loro cime inne­va­te. Un tem­po qui vive­va­no gli orsi. Nes­su­no sa dove vivo­no ades­so, duran­te que­sta guer­ra. Come gli orsi, sono sta­to gui­da­to sem­pre più in alto e sem­pre più all’interno del­le pro­fon­di­tà del­le mon­ta­gne. La mia caver­na è pro­fon­da più o meno ven­ti metri. Il suo­lo è rico­per­to di ossa di ani­ma­li. Io sono l’animale più recen­te, l’orso più recen­te. E nes­su­no sa che vivo qui. Man­gio bac­che. Met­to trap­po­le per le lepri. Ho ruba­to il cibo ai tede­schi, le loro coper­te e pisto­le. Scri­vo que­sta let­te­ra sul­la loro car­ta con la loro pen­na. Sta­not­te fume­rò il loro tabac­co.
Non cre­de­rai a quel­lo che sto per dir­ti. I tede­schi sta­va­no tra­spor­tan­do gio­iel­li. Da dove li aves­se­ro ruba­ti non lo so, ma ades­so sono miei. E sono splen­di­di. Devo­no esse­re dia­man­ti, gran­dis­si­mi e bril­lan­ti. Mai in vita mia ho visto un simi­le teso­ro. Li nascon­de­rò e poi, quan­do fini­sce que­sta guer­ra, la nostra fami­glia avrà i sol­di per com­pra­re una bel­la casa e una fat­to­ria. Non ho novi­tà per la mam­ma o per i fra­tel­li. Non pre­oc­cu­pa­te­vi per me. Mi pren­do cura di me.
Mor­te ai fasci­sti! Mor­te ai guer­ra­fon­dai! Lun­ga vita agli orsi e alla gen­te del­le caver­ne di tut­to il mon­do! Lun­ga vita alla nostra fami­glia. Caris­si­mo fra­tel­lo. Ti voglio bene e mi man­chi.

Har­ry