Per conoscere un Paese straniero, è necessario prendere il taxi

Popo­li | Agosto/Settembre 2009 | Fon­da­zio­ne Cul­tu­ra­le San Fedele |

Un vec­chio gior­na­li­sta ita­lia­no che ave­va gira­to il mon­do come invia­to spe­cia­le ama­va ripe­te­re: «Per cono­sce­re un Pae­se stra­nie­ro, è neces­sa­rio pren­de­re il taxi. I taxi­sti han­no il pol­so del­la socie­tà in cui vivo­no, cono­sco­no tut­ti e tut­to». Come il cro­ni­sta, l’A. di que­sto sag­gio ha scel­to le voci dei taxi­sti per rico­strui­re le fit­te tra­me del­la socie­tà del Cai­ro (Egit­to). Nel suo libro ha rac­col­to 58 sto­rie bre­vi dal­le qua­li emer­go­no i sogni, le pas­sio­ni, i ricor­di, le avven­tu­re dei cit­ta­di­ni del­la capi­ta­le egi­zia­na. Una sor­ta di affre­sco rea­liz­za­to con il taglio gior­na­li­sti­co di un repor­ta­ge. Il libro è uno dei più ven­du­ti non solo in Egit­to, ma nell’intero mon­do arabo.

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