«I miracoli» di Abbas Khider

Khider produce l’affresco lieve, ironico, leggero, speziato al punto giusto di un’odissea

Un libro che occhieg­gia invi­tan­te dal tavo­li­no davan­ti al posto accan­to al suo, un lun­go viag­gio in tre­no attra­ver­so la Ger­ma­nia, un pas­seg­ge­ro che non può non sen­tir­si attrat­to dal volu­mi­no­so pli­co di fogli con l’ammiccante tito­lo nel­la sua lin­gua di ori­gi­ne “Memo­rie”. Quan­do per un for­tui­to malin­te­so il pli­co gli fini­sce sul­le ginoc­chia gli basta un’occhiata per capi­re che l’occupante del posto non tor­ne­rà a recla­mar­lo e un atti­mo per lasciar­si assor­bi­re nel­la let­tu­ra. Hamid Rasul ha affi­da­to alle pagi­ne ver­ga­te in incer­ti trat­ti a mati­ta la pro­pria vita: la gio­vi­nez­za in Iraq, le anghe­rie del car­ce­re di regi­me ad appe­na diciot­to anni, la fuga dap­pri­ma in Gior­da­nia, poi in Ciad, Libia, Tur­chia, Gre­cia, per appro­da­re infi­ne all’agognata ma delu­den­te Euro­pa, arri­van­do in Ger­ma­nia dopo una sosta obbli­ga­ta sul suo­lo ita­lia­no. Saran­no mol­te le fal­se par­ten­ze che dovrà sop­por­ta­re pri­ma di giun­ge­re in Euro­pa, e, nel cor­so di cia­scu­na farà incon­tri stre­pi­to­si, visi­te­rà nuo­ve cel­le di pri­gio­ne, incon­tre­rà don­ne fasci­no­se, vivrà gran­di amo­ri, pas­sio­ni fuga­ci e inten­se ami­ci­zie, tro­ve­rà mil­le espe­dien­ti di soprav­vi­ven­za…

I miracoli : Abbas KhiderDi pari pas­so con i sen­ti­men­ti ispi­ra­ti­gli dal­le mol­te­pli­ci figu­re fem­mi­ni­li che sin dal­la pri­ma ado­le­scen­za han­no tur­ba­to i suoi sogni e occu­pa­to i suoi pen­sie­ri, pro­ce­de il più gran­de degli inna­mo­ra­men­ti, quel­lo che lo coglie ado­le­scen­te e non lo abban­do­ne­rà più, accom­pa­gnan­do­lo nel­le sue pere­gri­na­zio­ni fino al tre­no su cui un pas­seg­ge­ro che si chia­ma come lui sta leg­gen­do i sui scrit­ti: l’amore per la scrit­tu­ra, per la poe­sia. È una fre­ne­sia che lo coglie ogni qual vol­ta incon­tra una nuo­va don­na, o quan­do la sua vita sta attra­ver­san­do fasi deli­ca­te, è tal­men­te tota­liz­zan­te da spin­ger­lo a qual­sia­si fol­lia pur di pro­cu­rar­si la car­ta, che gli è più neces­sa­ria del cibo. Ini­zie­rà ruban­do i fogli in cui i suoi geni­to­ri com­mer­cian­ti di dat­te­ri avvol­go­no la mer­ce, poi rube­rà quel­li in cui i vari ban­chet­ti del mer­ca­to avvol­go­no il cibo. Scri­ve­rà sui muri di tute le cel­le in cui sarà dete­nu­to, e, quan­do da esu­le in Ger­ma­nia la sua paga di 60 euro al mese non gli con­sen­ti­rà di com­prar­la, rube­rà i gior­na­li per scri­ve­re lun­go i mar­gi­ni, e poi ne rube­rà dei fogli a Sara, la sua fidan­za­ta tede­sca, che, ali­men­ta , com­pli­ce, que­sta abi­tu­di­ne. Abbas Khi­der, alter ego del pro­ta­go­ni­sta ha crea­to ne I mira­co­li una sor­ta di gio­co di spec­chi attra­ver­so il qua­le il pas­seg­ge­ro let­to­re leg­ge la pro­pria sto­ria e la rac­con­ta a se stes­so e al let­to­re. Nes­su­na del­le espe­rien­ze nar­ra­te, però, è mai oppri­men­te o dipin­ta in toni foschi e melo­dram­ma­ti­ci. È solo a poste­rio­ri che ci si ren­de con­to dell’intensità del dolo­re, dell’estensione del­le pri­va­zio­ni, del­la pro­fon­di­tà del­le offe­se che quest’uomo ha con­di­vi­so con i suoi com­pa­gni di viag­gio, dagli sca­fa­ti came­rie­ri al pic­co­lo Sher­zad, costret­to a viag­gia­re con uni­co baga­glio la sua sto­ria e doven­do lascia­re die­tro di sé anche i pochi fogli che di vol­ta in vol­ta rie­sce a raci­mo­la­re e riem­pi­re. Le con­di­zio­ni di vita, l’annichilimento di esse­ri uma­ni costret­ti a vive­re in 20 in una stan­za e a soprav­vi­ve­re cam­bian­do le cas­set­te dei film por­no nel retro di un bar mal­fa­ma­to oppu­re inse­gnan­do ara­bo in un vil­lag­gio di mon­ta­gna del Ciad dove i muri sono miste­rio­sa­men­te rico­per­ti del suo nome. Il dolo­re, la sof­fe­ren­za per le tor­tu­re, i ten­ta­ti­vi fal­li­ti di lascia­re la Gre­cia e la Tur­chia, i com­pa­gni di viag­gio per­si in mare, quel­li costret­ti a paga­re con la pro­pria digni­tà o quel­la dei loro cari viag­gi costo­sis­si­mi e sen­za garan­zie, tut­to vie­ne in qual­che modo cir­con­fu­so da un alo­ne dol­ce, pro­fu­ma­to come il sen­to­re del­le don­ne che ha incon­tra­to e che lo han­no inna­mo­ra­to, del­la poe­sia che tor­na a ispi­ra­re la sua mano ogni vol­ta che un cer­to sogno di un tem­pio si ripre­sen­ta. La dol­cez­za di un paio di seni, la clas­si­fi­ca­zio­ne meto­di­ca dei poste­rio­ri che ha incon­tra­to in tre con­ti­nen­ti, fan­no sem­pre da con­trap­pun­to a una nar­ra­zio­ne che rie­sce a non far mai per­de­re il sor­ri­so all’attonito let­to­re. Khi­der pro­du­ce l’affresco lie­ve, iro­ni­co, leg­ge­ro, spe­zia­to al pun­to giu­sto di un’odissea che a trat­ti si fa roman­zo pica­re­sco e che lascia sul­le dita, qua­si pal­pa­bi­le, un aro­ma di zuc­che­ro e can­nel­la, un sen­so di mera­vi­glia che irre­ti­sce il let­to­re di riga in riga, a par­ti­re dal­la splen­di­da coper­ti­na e dal­la gra­fi­ca con­cet­tua­le del­la pri­ma pagi­na del volu­me, che, in linea col resto del­la col­la­na ripor­ta un deli­ca­to cameo che rias­su­me bene la sto­ria del suo auto­re, un tube­ro sul qua­le ha attec­chi­to una pian­ta ira­che­na.

Recen­sio­ne del libro I mira­co­li di Abbas Khi­der Man­gia­li­bri, Lisa Puzel­la, 11/01/2017

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