Passaggi: Taxi di Khaled al-Khamissi

Arab­Press | Vener­dì 8 mag­gio 2015 | Clau­dia Negri­ni | Pas­sag­gi: “Taxi” di Kha­led al-Kha­mis­si

Dal blog Mil­le e una pagi­na di Clau­dia Negri­ni

Que­sto pas­sag­gio è trat­to da “Taxi” di Kha­led al-Kha­mis­si ed è sta­to pub­bli­ca­to in lin­gua ori­gi­na­le nel 2007, ben pri­ma del­la Pri­ma­ve­ra Ara­ba e dell’avvento e cadu­ta dei Fra­tel­li Mus­sul­ma­ni, eppu­re mi ha affa­sci­na­to vede­re quan­to que­sto dia­lo­go sia sta­to pro­fe­ti­co.

TASSISTA: Che Dio mi per­do­ni se non pre­go e non vado in moschea…non ho tempo:lavoro tut­to il gior­no! Pure il digiu­no duran­te in Rama­dan, un gior­no lo fac­cio e due no: non ci rie­sco a lavo­ra­re sen­za siga­ret­te! Eppu­re, vor­rei vede­re con tut­to il cuo­re i Fra­tel­li Musul­ma­ni sali­re al potere…e per­ché no? Dopo le par­la­men­ta­ri si è visto che la gen­te li vuo­le.

IO: Ma se pren­do­no il pote­re e ven­go­no a sape­re che tu non pre­ghi ti appen­de­ran­no per i pie­di.

TASSISTA: Mac­ché, allo­ra in andrò a pre­ga­re in moschea, davan­ti a tut­ti quan­ti.

IO: Per­ché li vuoi al pote­re?

TASSISTA: E per­ché no?! Abbia­mo già pro­va­to tut­to. Pro­vam­mo il re e non fun­zio­na­va, pro­vam­mo il socia­li­smo con Nas­ser e nel pie­no del socia­li­smo ci sta­va­no i gran pascià dell’esercito e dei ser­vi­zi segre­ti. Poi pro­vam­mo una via di mez­zo e alla fine sia­mo arri­va­ti al capi­ta­li­smo che però ha i mono­po­li, il set­to­re pub­bli­co che scop­pia, la dit­ta­tu­ra e lo sta­to d’emergenza. E ci han­no fat­to diven­ta­re pure un poco ame­ri­ca­ni e tra poco pure israe­lia­ni; e allo­ra per­ché non pro­via­mo pure i Fra­tel­li Musul­ma­ni? Chi lo sa, va a fini­re che fun­zio­na­no.

IO: In fin dei con­ti vuoi fare solo una pro­va… al mas­si­mo puoi pro­va­re un pan­ta­lo­ne lar­go con una cami­cia stret­ta, ma pro­va­re col futu­ro del pae­se…

da “Taxi” di Kha­led al-Kha­mis­si, Edi­tri­ce il Siren­te, 2008

Taxi

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Viaggi in Egitto: offerte, pasqua, ferragosto, natale, capodanno, piramidi, il Cairo, gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre, novembre e dicembre

Cari let­to­ri,

ripor­to di segui­to qual­che infor­ma­zio­ne uti­le se mai deci­de­ste di intra­pren­de­re un viag­gio in Egit­to (Il Cai­ro, Luxor, Sharm el-Sheik, Hur­ga­da, Sinai). Come sape­te, dopo i cit­ta­di­ni del­le ex repub­bli­che sovie­ti­che gli ita­lia­ni sono i viag­gia­to­ri più nume­ro­si nel­la ter­ra dei defun­ti farao­ni. Que­sto sarà un pic­co­lo pron­tua­rio da tene­re alla mano se inten­de­te avven­tu­rar­vi in un viag­gio in Egit­to fai da te… che cre­sce­rà con il tem­po, quin­di tor­na­te a visi­tar­ci!
L’Egitto ve lo rac­con­tia­mo segna­lan­do­vi, così come fa la Lone­ly Pla­net, il libro “Taxi. Le stra­de del Cair­to si rac­con­ta­no” di Kha­led Al Kha­mis­si che abbia­mo pub­bli­ca­to nel­la nostra col­la­na “Altria­ra­bi”. Un libro dedi­ca­to «Alla vita che abi­ta nel­le paro­le del­la pove­ra gen­te» che va let­to pri­ma di avven­tu­rar­si in qual­sia­si avven­tu­ra uma­na in Egit­to, per cono­sce­re e impa­ra­re, attra­ver­so 58 bre­vi sto­rie, qual­co­sa di più del popo­lo egi­zia­no. Taxi è un viag­gio nel­la socio­lo­gia urba­na del­la capi­ta­le egi­zia­na attra­ver­so le voci dei tas­si­sti. Una rac­col­ta di sto­rie bre­vi che rac­con­ta­no sogni, avven­tu­re filo­so­fi­che, amo­ri, bugie, ricor­di e poli­ti­ca. I tas­si­sti egi­zia­ni sono degli ama­bi­li can­ta­sto­rie che, con disin­vol­tu­ra, con­du­co­no il let­to­re in un deda­lo di real­tà e poe­sia che è l’Egitto dei nostri gior­ni.

Un viag­gio in Egit­to è un viag­gio nel nostro pas­sa­to e nel nostro futu­ro.

Pren­de­re un taxi al Cai­ro
Ecco un pic­co­lo pron­tua­rio da tene­re alla mano se inten­de­te avven­tu­rar­vi in un viag­gio in Egit­to fai da te…
Tra i vari mez­zi di tra­spor­to mes­si a dispo­si­zio­ne dal­la gran­de metro­po­li egi­zia­na, il taxi è sicu­ra­men­te il mez­zo più sem­pli­ce. In qual­sia­si gior­no del­la set­ti­ma­na a qual­sia­si ora del­la gior­na­ta, dovun­que voi vi tro­via­te ci sarà sem­pre un taxi che vi pas­se­rà davan­ti pron­to a fer­mar­si appe­na fare­te un mini­mo gesto del­la mano… a meno che non sia­te estre­ma­men­te sfor­tu­na­ti.
La pri­ma cosa da fare appe­na un taxi si fer­ma, dopo un bre­ve salu­to che potreb­be suo­na­re “Assa­la­mu alei­kum” (che la pace sia con te) che agli egi­zia­ni fa sem­pre pia­ce­re, sen­za trop­pi pre­am­bo­li (posi­zio­nan­do­vi se sie­te una don­na sola nel sedi­le retro­stan­te e se sie­te un uomo nel sedi­le accan­to al con­du­cen­te), comu­ni­ca­te­gli la meta che inten­de­te rag­giun­ge­re.
In Egit­to non esi­ste un vero e pro­prio tarif­fa­rio da segui­re per il paga­men­to del­la cor­sa. In gene­re le per­so­ne si basa­no su dei prez­zi con­ven­zio­na­li non scrit­ti che si appren­do­no dopo un lun­go perio­do di per­ma­nen­za e che varia­no a secon­da del­le con­di­zio­ni del traf­fi­co e sicu­ra­men­te a secon­da di che tipo di clien­te si sie­de nel taxi, i turi­sti han­no sem­pre dei prez­zi mag­gio­ra­ti, è per que­sto che con­vie­ne non sfog­gia­re gui­de, occhia­li da sole e mac­chi­ne foto­gra­fi­che, ma adat­tar­si agli usi del posto… con­tan­do sul fat­to che nel 50% del­le vol­te un ita­lia­no, spe­cial­men­te se meri­dio­na­le, potreb­be esse­re con­fu­so con un abi­tan­te del luo­go. Pos­sia­mo orien­ta­ti­va­men­te dire che la trat­ta aero­por­to – cen­tro cit­tà costa dai 40 ai 50 pound, par­ten­do dall’aeroporto con­vie­ne sem­pre pri­ma del­la cor­sa accor­dar­si con l’autista sul prez­zo del­la trat­ta, agli egi­zia­ni, come alla gran­de mag­gio­ran­za degli ara­bi pia­ce mol­to con­trat­ta­re e mol­te vol­te se il clien­te non trat­ta vie­ne con­si­de­ra­ta per­so­na di poco con­to, più sare­te tena­ci e più riu­sci­re­te a far­vi fare un prez­zo ragio­ne­vo­le, o alme­no il prez­zo giu­sto per la cor­sa. In cit­tà una pic­co­la trat­ta di 4/5 km, per esem­pio dall’isola di Zama­lek al Midan Tah­rir (Museo egi­zio), costa non più di 5 pound. Non lascia­te­vi inti­mi­di­re da discor­si tesi ad impie­to­sir­vi, se sape­te di aver paga­to il prez­zo giu­sto scen­de­te sicu­ri di voi stes­si chiu­de­te la por­tie­ra e salu­ta­te anche se maga­ri da alcu­ni tas­si­sti arri­ve­ran­no una valan­ga di male­di­zio­ni… pen­sa­te però che la pro­fes­sio­ne del tas­si­sta al Cai­ro è stan­can­te è dif­fi­ci­le e se pote­te per­met­ter­vi qual­che lira in più che per voi sono pochi cen­te­si­mi al tas­si­sta cam­bie­rà la gior­na­ta.
Pren­de­re un taxi al Cai­ro è sem­pre un’avventura che potreb­be esse­re asso­lu­ta­men­te diver­ten­te, inte­res­san­te, pia­ce­vo­le o il vostro più brut­to ricor­do. La gam­ma degli auti­sti è mol­to varia, spa­zia­no da col­ti lau­rea­ti ad anal­fa­be­ti. Alcu­ni san­no bene l’inglese, altri qual­che paro­la, con altri anco­ra se non cono­sce­te qual­che paro­la di ara­bo sarà asso­lu­ta­men­te impos­si­bi­le comu­ni­ca­re. Gli egi­zia­ni sono dei gran­di intrat­te­ni­to­ri, can­ta­sto­rie for­mi­da­bi­li, ma se sie­te nel­la gior­na­ta no in cui non vi va di par­la­re, ma solo con­tem­pla­re il pae­sag­gio dell’affascinante Cai­ro il con­du­cen­te capi­rà all’istante e alze­rà di buon gra­do l’audio del­la radio per far­vi assa­po­ra­re il Cai­ro al rit­mo di musi­ca ara­ba… o pre­di­che reli­gio­se se sie­te meno for­tu­na­ti.
Se sie­te inve­ce voglio­si di con­ver­sa­re, sicu­ra­men­te la pri­ma doman­da sarà: “da dove vie­ne?” E a quel pun­to rispon­de­re che sie­te ita­lia­ni andrà a vostro favo­re, gli egi­zia­ni han­no un’estrema sim­pa­tia per gli ita­lia­ni che con­si­de­ra­no mol­to simi­li, vi diran­no “Ahsan an-nna­suu” (la gen­te miglio­re) e ini­zie­ran­no a par­la­re di qual­che cal­cia­to­re, se non vi inten­de­te di cal­cio fate fin­ta di esse­re buo­ni inten­di­to­ri per non toglie­re il tono alle­gro del­la con­ver­sa­zio­ne. Se malau­gu­ra­ta­men­te il tas­si­sta vi chie­de di che reli­gio­ne sie­te ave­te due opzio­ni: cri­stia­ni o musul­ma­ni, se non vole­te esse­re vit­ti­me di pre­di­che su para­di­so e fine del mon­do è meglio non dire che sie­te ebrei o atei per­ché ten­te­ran­no in tut­ti i modi di con­vin­cer­vi che l’Islam è l’unica reli­gio­ne, chia­ra­men­te se il tas­si­sta è musul­ma­no, difat­ti al Cai­ro c’è una buo­na mino­ran­za di cri­stia­ni coop­ti orto­dos­si… ve ne accor­ge­re­te guar­da­no il pol­so dell’autista, se ha una pic­co­la cro­ce tatua­ta è sicu­ra­men­te un cri­stia­no.
Buon viag­gio! e quan­do scen­de­te non dimen­ti­ca­te­vi di rin­gra­zia­re “Shuu­kran” e di fare qual­che buon augu­rio al tas­si­sta, come “rab­bi­na maak” (Egi­zia­no col­lo­quia­le “che Dio sia con te”).

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Alghero, nasce un festival dei popoli

| La Nuo­va Sar­de­gna | Gio­ve­dì, 31 luglio 2008 |

Da tem­po non sol­ca­no le sue acque le tri­re­mi dell’impero roma­no che lo ave­va uni­to sot­to un uni­co cie­lo, ma il Medi­ter­ra­neo con­ti­nua a lega­re la vita dei tan­ti pae­si che si tro­va­no sul­le sue rive, uni­te dal­le onde del­lo stes­so mare, cul­la del­le più anti­che civil­tà, e dal­la cul­tu­ra. Cul­tu­ra medi­ter­ra­nea che, decli­na­ta nel­le sue com­po­nen­ti di musi­ca, poe­sia, let­te­ra­tu­ra, arti­gia­na­to, gastro­no­mia, sbar­ca ad Alghe­ro con «Por­to Medi­ter­ra­neo», il nuo­vo festi­val dei popo­li che attra­ver­sa­no il Mare Nostrum inse­ri­to nel gran­de con­te­ni­to­re del Festi­val­guer. Dal 12 al 14 set­tem­bre, tre gior­ni di incon­tri, di tra­di­zio­ni, di musi­ca tra il Molo Doga­na e il tea­tro del For­te del­la Mad­da­le­na. L’iniziativa è sta­ta pre­sen­ta­ta ieri nel­le sale del Comu­ne dal sin­da­co Mar­co Ted­de, dall’assessore al Turi­smo Mario Cono­ci e Mas­si­mo Pal­mas di Sar­de­gna Con­cer­ti (tra gli orga­niz­za­to­ri), fidu­cio­si che l’evento pos­sa diven­ta­re un nuo­vo appun­ta­men­to fis­so dell’estate alghe­re­se, «per allun­ga­re la sta­gio­ne turi­sti­ca — ha spie­ga­to il sin­da­co — e carat­te­riz­za­re sem­pre più la cit­tà come por­ta del Medi­ter­ra­neo e baci­no d’incontro dove pos­so­no intrec­ciar­si rap­por­ti con le altre comu­ni­tà del nostro mare».  Il For­te del­la Mad­da­le­na ospi­te­rà arti­sti che lavo­ra­no sul­le musi­che del Medi­ter­ra­neo: il 12 set­tem­bre alle 21.30 Die­go El Ciga­la, spa­gno­lo, voce del fla­men­co più impor­tan­te del momen­to accom­pa­gna­to dal pia­ni­sta cuba­no Bebo Val­des, il gior­no dopo S’Ard il pro­get­to di Mau­ro Pal­mas con i suo­ni del­la Sar­de­gna che incro­cia­no in que­sta occa­sio­ne le note di Lino Can­na­vac­ciuo­lo, Patri­zia Laqui­da­ra e Clau­dia Cra­buz­za, alghe­re­se voce dei Chi­chi­me­ca. Il 13 set­tem­bre toc­che­rà alla israe­lia­na Yasmin Levy. Ogni sera, inol­tre, al Molo Doga­na dal­la 23.30, si potrà bal­la­re con il con­cer­to dal vivo dei Fufu-Ai, grup­po fran­co-spa­gno­lo. Con loro sul pal­co anche un musi­ci­sta sar­do, il can­tan­te-vio­li­ni­sta Mario Brai che si ispi­ra alle influen­ze sono­re tur­che, ara­be e sar­de per com­por­re i suoi bra­ni carat­te­riz­za­ti dall’uso del­la lin­gua tabar­ki­na. Dop­pio appun­ta­men­to ogni sera, alle 19 e alle 21 al Molo Doga­na, con la let­te­ra­tu­ra. Si par­te vener­dì 12 set­tem­bre con la pre­sen­ta­zio­ne del libro «Fer­ti­lia» (edi­zio­ni Nove­cen­to) con l’autore Euge­nio Coc­co. Uno sguar­do spe­cia­le sull’architettura e la sto­ria del­la bor­ga­ta. A segui­re «Viag­gio in Sar­de­gna» di Miche­la Mur­gia (edi­zio­ni Einau­di) che dia­lo­ghe­rà con Gian­fran­co Capit­ta. Saba­to 13 pre­sen­ta­zio­ne del libro «Le sto­rie di Abu», fia­be popo­la­ri egi­zia­ne in ita­lia­no e ara­bo illu­stra­te da Rosal­ba Suel­zu. La stes­sa sera, alle 21, in ante­pri­ma nazio­na­le «Taxi» dell’egiziano Kha­led el Kha­mis­si, diven­ta­to un best-sel­ler in Egit­to. L’ultima sera si par­le­rà inve­ce, alle 19 con gli auto­ri, di «Tut­ti buo­ni arri­va Mom­mot­ti» di Ros­sa­na Copez e Toni­no Oppes e, a segui­re, del libro «Onda sigil­la­ta: acqua, vita e paro­la» di Yaro­na Pin­has, israe­lia­na nata in Eri­trea, stu­dio­sa del­le tema­ti­che al fem­mi­ni­le del­la tra­di­zio­ne ebrai­ca. Subi­to dopo chiu­de­rà gli appun­ta­men­ti la pre­sen­ta­zio­ne del volu­me di Die­go Man­ca «La don­na del­le set­te fon­ti». Una mostra foto­gra­fi­ca con gli scat­ti medi­ter­ra­nei di Mas­si­mi­lia­no Caria, Giam­pao­lo Cato­gno, Gian­ni Mon­ti e Gigi Oli­va­ri, farà da sce­no­gra­fia nel­lo spa­zio dedi­ca­to agli incon­tri con gli scrit­to­ri. Accan­to alla musi­ca e alla let­te­ra­tu­ra ci sarà spa­zio anche per la gastro­no­mia, con i sapo­ri del Medi­ter­ra­neo: tre piat­ti del gior­no per tre sera­te, dal­le 20. Non man­che­rà inol­tre l’artigianato, con una mostra aper­ta tut­to il gior­no alle­sti­ta in una vera pro­pria Casbah. (f.c.)

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Khaled Al Khamissi in Italia il 13 settembre 2008

COMUNICATO STAMPA.pdf

Il caso editoriale egiziano ora in Italia. L’autore presenterà il libro il 13 settembre nello splendido contesto del Festivalalguer.

Un libro dedicato «alla vita che abita nelle parole della povera gente.»

Agen­zia Pro­mo­zio­ne Edi­to­ria­le Man­ca in col­la­bo­ra­zio­ne con l’Editrice il Siren­te pre­sen­ta­no “Taxi” di Kha­led Al Kha­mis­si il 13 set­tem­bre alle ore 21,30 all’interno del­la ras­se­gna Por­to Medi­ter­ra­neo Festi­va­lal­guer (Alghe­ro, Sar­de­gna).

IL LIBRO. Taxi è un viag­gio nel­la socio­lo­gia urba­na del­la capi­ta­le egi­zia­na attra­ver­so le voci dei tas­si­sti. Una rac­col­ta di sto­rie bre­vi che rac­con­ta­no sogni, avven­tu­re filo­so­fi­che, amo­ri, bugie, ricor­di e poli­ti­ca. I tas­si­sti egi­zia­ni, a cui da voce il pro­met­ten­te Kha­led Al Kha­mis­si, sono degli ama­bi­li can­ta­sto­rie che con disin­vol­tu­ra con­du­co­no il let­to­re in un deda­lo di real­tà e poe­sia che è l’Egitto dei nostri gior­ni. «“Taxi” è un arti­co­la­ta e diver­ten­te cri­ti­ca alla socie­tà e alla poli­ti­ca egi­zia­na» dice Mark Linz, diret­to­re dell’Università Ame­ri­ca­na al Cai­ro, «è uni­co nel suo gene­re per­ché usa una buo­na dose di humor per trat­ta­re argo­men­ti a cui soli­ta­men­te gli egi­zia­ni riser­va­no un’estrema serie­tà.»

Pri­mo libro di Kha­led Al Kha­mis­si “Taxi” in Egit­to è diven­ta­to un best-sel­ler, ristam­pa­to 7 vol­te nell’arco di un anno, oltre 35.000 copie ven­du­te in Egit­to, pae­se in cui 3000 copie sono con­si­de­ra­te un suc­ces­so.

58 sto­rie bre­vi che l’autore ha col­le­zio­na­to con­ver­san­do con i tas­si­sti del­la mega­lo­po­li egi­zia­na tra il 2005 e il 2006.  Il dilu­vio di paro­le che emet­to­no gli auti­sti è spon­ta­neo e disor­di­na­to e som­mer­ge il let­to­re rega­lan­do­gli varie pro­spet­ti­ve da cui guar­da­re l’Egitto. L’essere uma­no è alla base di que­sto libro, ‘l’uomo del­la stra­da’ con paro­le sem­pli­ci e chia­re espri­me i suoi timo­ri, dub­bi, pare­ri e cri­ti­che sul pia­no poli­ti­co, eco­no­mi­co e socia­le, dell’Egitto, ma anche del mon­do ara­bo.

L’AUTORE. Gior­na­li­sta, regi­sta e pro­dut­to­re oltre che scrit­to­re, Kha­led è nato nel novem­bre del 1962. Figlio d’arte, Al Kha­mis­si è un arti­sta polie­dri­co, si è lau­rea­to in Scien­ze poli­ti­che alla Sor­bo­na di Pari­gi. Ha lavo­ra­to per l’Istituto Egi­zia­no per gli stu­di socia­li. Ha scrit­to sce­neg­gia­tu­re per vari film egi­zia­ni qua­li Kar­nak, Isi­de a Phi­lae, Giza e altri. Scri­ve perio­di­ca­men­te arti­co­li e ana­li­si cri­ti­che su poli­ti­ca e socie­tà in diver­si gior­na­li e set­ti­ma­na­li egi­zia­ni.

FESTIVALALGUERPORTO MEDITERRANEO’. La gros­sa novi­tà di quest’anno sarà una ras­se­gna di tre gior­ni, dal 12 al 14 set­tem­bre, in  cui Alghe­ro si pro­por­rà come una capi­ta­le del Medi­ter­ra­neo capa­ce di tra­scen­de­re i con­fi­ni poli­ti­ci e geo­gra­fi­ci per sve­la­re l’intimità di alcu­ni ango­li pro­fon­di del­le tra­di­zio­ni dei popo­li che si affac­cia­no sul ‘Mare Nostrum’. Una ras­se­gna dedi­ca­ta alla cul­tu­ra del medi­ter­ra­neo, decli­na­ta nel­le sue com­po­nen­ti di let­te­ra­tu­ra, musi­ca, poe­sia, arti­gia­na­to, gastro­no­mia. Un pot-pour­ri di suo­ni, colo­ri, odo­ri, sapo­ri, pro­fu­mi e atmo­sfe­re pro­ve­nien­ti dall’Egitto, Israe­le, Sar­de­gna, Spa­gna, Fran­cia, Ita­lia.

Il libro, in pre­sen­za dell’autore, ver­rà inol­tre pre­sen­ta­to pres­so:
— Isti­tu­to Ita­lia­no di cul­tu­ra de Il Cai­ro (Il Cai­ro, otto­bre)
— Uni­ver­si­tà degli Stu­di di Roma La Sapien­za (Roma, dicem­bre)
— Uni­ver­si­tà degli stu­di di Napo­li L’Orientale (Napo­li, dicem­bre)
— Fie­ra del Libro di Roma ‘Più libri più libe­ri’ (Roma, dicem­bre)
— Uni­ver­si­tà degli stu­di di Roma Tre (Roma, dicem­bre)

PER APPROFONDIRE:
http://www.festivalguer.com/pub/184/show.jsp?id=199&iso=-2&is=184
http://www.sirente.it/9788887847147/taxi-khaled-el-khamissi.html

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Khaled El Khamissi, un autore itinerante

di Pacyn­the Sabri (da journalistescaire.blogspot.com, 10/12/2007)

Uno scrittore egiziano, al ritmo dei suoi brani originali da un taxi all’altro, immerge i suoi lettori nel cuore della società contemporanea del  Cairo.

Scri­ve­re è come bal­la­re, per ini­zia­re, biso­gna  pri­ma libe­rar­si e esse­re in armo­nia con se stes­si. “E ’ con que­ste paro­le che Kha­led-el-Kha­mis­si, auto­re di Taxi, defi­ni­sce il suo rap­por­to con una pas­sio­ne che sem­bra tra­smes­sa di padre in figlio. Uno scrit­to­re, ma anche un gior­na­li­sta, pro­dut­to­re e regi­sta, mol­ti­pli­ca le sue fun­zio­ni, pur rima­nen­do all’ascolto del­le per­so­ne alle qua­li si sen­te più vici­no: colo­ro che lot­ta­no per gua­da­gnar­si il pane. Nel suo libro, ha dipin­to que­sta clas­se attra­ver­so le loro paro­le det­te  con fidu­cia, o con un tono di pre­sa in giro. E il risul­ta­to è que­sto: un libro toc­can­te che per il pub­bli­co è come tabac­co. Que­sto padre di tre figli, non ha navi­ga­to in acque tran­quil­le pri­ma di rag­giun­ge­re ciò che egli chia­ma “l’esperienza più emo­zio­nan­te del­la sua vita.” Nato in una fami­glia di intel­let­tua­li e scrit­to­ri, rapi­da­men­te si sen­tì diver­so da suoi com­pa­gni, “una vol­ta, sono sta­to per­fi­no  con­vo­ca­to dal diret­to­re per ave­re emes­so un pare­re con­tra­rio dal mio inse­gnan­te a pro­po­si­to dell’accordo di pace con Israe­le “, dice, sor­ri­den­do ricor­dan­do­si di que­sto inci­den­te. Para­dos­sal­men­te, è a cau­sa del­la sua pre­sen­za alle sera­te let­te­ra­rie orga­niz­za­te dal non­no che non è riu­sci­to a svi­lup­pa­re velo­cemn­te il corag­gio di espri­mer­si: “che ave­va di nuo­vo da por­ta­re rispet­to alle ope­re dei suoi pre­de­ces­so­ri? “

Gli Egi­zia­ni han­no un pro­ble­ma di auto-cen­su­ra”

Ma è pro­prio la sua sen­si­bi­li­tà esa­cer­ba­ta di fron­te a tut­to ciò che lo cir­con­da e  l’angoscia che ha tut­ta l’aria di tro­va­re sol­lie­vo solo  con la scrit­tu­ra  che ha fini­to per vin­ce­re i suoi dub­bi. Scri­ve per rom­pe­re le bar­rie­re e nel ten­ta­ti­vo di devia­re il rifles­so di auto-cen­su­ra, che secon­do lui è pro­prio di ogni  egi­zia­no. “sul­la ter­ra o su un altro pia­ne­ta, la pau­ra che vivia­mo ci spin­ge a cam­bia­re le paro­le che abbia­mo avu­to spon­ta­nea­men­te”, spie­ga. Que­sto fran­co­fo­no aman­te del­la liber­tà di espres­sio­ne rima­ne rilut­tan­te di fron­te la cie­ca ado­zio­ne del­le idee occi­den­ta­li, alcu­ne del­le qua­li sono inap­pli­ca­bi­li all’interno del­la socie­tà egi­zia­na. Pre­fe­ri­sce rima­ne­re in que­sta zona gri­gia tra due mon­di. Uno spa­zio dove è sicu­ro di muo­ver­si in tut­ta liber­tà.

(tra­du­zio­ne di Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li)

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Taxi è più o meno una finzione giornalistica

ISBN 9788887847147 © il Sirente da Com­ple­te Reviews

Taxi è più o meno una fin­zio­ne gior­na­li­sti­ca, così Kha­led Al Kha­mis­si ci pre­sen­ta i cin­quan­tot­to incon­tri con i tas­si­sti del Cai­ro. C’è una sto­ria diver­sa ad ogni giro, così come diver­si sono i pro­ble­mi e le que­stio­ni sol­le­va­te (quel­le  simi­li sono descrit­te par­ten­do da diver­si pun­ti di vista). Non è così faci­le met­te­re insie­me una tale rac­col­ta, Kha­mis­si ha lavo­ra­to sodo per evi­ta­re ripe­ti­zio­ni e la mono­to­nia che sareb­be potu­ta deri­va­re, ma pro­ba­bil­men­te per alcu­ni potreb­be risul­ta­re un lavo­ro arte­fat­to, nono­stan­te tut­to nel­la sua suc­cin­ta pre­sen­ta­zio­ne — il crea­ti­vo Kha­mis­si sa man­te­ne­re  l’attenzione del let­to­re impe­gna­ta e in movi­men­to.
Diver­si tas­si­sti men­zio­na­no la metà degli anni’90 come un pun­to di svol­ta, quan­do il gover­no cam­biò le leg­gi e fon­da­men­tal­men­te per­mi­se che qual­sia­si mac­chi­na potes­se esse­re tra­sfor­ma­ta in un taxi, que­sto ci por­ta a ciò che i tas­si­sti lamen­ta­no: l’eccessiva  offer­ta – più di 80000 solo al Cai­ro que­sto il nume­ro che vie­ne ripe­tu­ta­men­te cita­to.
Oggi gui­da­re un Taxi è diven­ta­to il com­mer­cio di colo­ro che non han­no un com­mer­cio. 
È una situa­zio­ne che si pre­sen­ta qua­si esclu­si­va­men­te al Cai­ro, di fat­to, Kha­mis­si non si sof­fer­ma trop­po sul­la varie­ga­ta sfac­ciet­ta­tu­ra dei tas­si­sti, che van­no dai ben istrui­ti ai gio­va­ni che non dovreb­be asso­lu­ta­men­te seder­si die­tro a un volan­te (Un tas­si­sta che non solo non cono­sce alcu­ne, ma gli sono pra­ti­ca­men­te sco­no­sciu­te qua­si tut­te le stra­de del Cai­ro …) .
Nel­la mag­gior par­te dei casi Kha­mis­si intra­pren­de una sor­ta di con­ver­sa­zio­ne con i vari tas­si­sti, e ascol­ta le loro opi­nio­ni su tut­to, dal­la poli­ti­ca alla reli­gio­ne, pas­san­do per l’educazione. In una pano­ra­mi­ca com­po­sta dal­le opi­nio­ni dell’uomo del­la stra­da (e da alcu­ne del­le moti­va­zio­ni alla base di que­ste opi­nio­ni), Taxi su alcu­ne tema­ti­che, come il coin­vol­gi­men­to anglo-ame­ri­ca­no in Iraq, riu­sl­ta uti­le: que­ste sono voci che non sono così faci­li da tro­va­re. Ma più inte­res­san­ti sono le denun­ce loca­li, che dan­no un’idea più pre­ci­sa del­la situa­zio­ne con­tem­po­ra­nea in Egit­to.
Diver­se vol­te Kha­mis­si affer­ma che ci sono alcu­ne bat­tu­te che se aves­se tra­scrit­to sareb­be sta­to get­ta­to in car­ce­re imme­dia­ta­men­te — qual­co­sa che non è in gra­do di capi­re, dal momen­to che comun­que per le stra­de que­ste opi­nio­ni ven­go­no con­ti­nua­men­te sban­die­ra­te. Con­si­de­ra­to i com­men­ti sul lea­der egi­zia­no Hosni Muba­rak e il suo regi­me decre­pi­te (le pseu­do-ele­zio­ni far­sa, suf­fi­cien­ti per sod­di­sfa­re i desi­de­ri ame­ri­ca­ni di demo­cra­zia, ma che chia­ra­men­te la gen­te del posto vede come quel­le che real­men­te sono), è chia­ro che il mal­con­ten­to gene­ra­le con­tro il gover­no è mol­to ele­va­to.
Taxi non è un neu­tra­le docu­men­ta­rio — Kha­mis­si ovvia­men­te ha una spe­cie di ordi­ne del gior­no — ma in que­sta pre­sen­ta­zio­ne non abbia­mo lo spa­zio per così tan­te spie­ga­zio­ni o per mol­to back­ground e così for­se i let­to­ri stra­nie­ri con poca fami­lia­ri­tà sul­le con­di­zio­ni poli­ti­che egi­zia­ne non pos­so­no capi­re alcu­ni dei pro­ble­mi ester­na­ti dai tas­si­sti. Nel  com­ples­so, è dif­fi­ci­le ave­re  una buo­na impres­sio­ne sul­le attua­li con­di­zio­ni egi­zia­ne. (……………)
Tra i prin­ci­pa­li pun­ti sot­to­li­nea­ti da Kha­mis­si c’è l’immenso costo dell’ ende­mi­ca cor­ru­zio­ne Egi­zia­na, ben illu­stra­ta da nume­ro­si aned­do­ti. La buro­cra­zia è un altro gros­so pro­ble­ma, e alcu­ni degli esem­pi sono rea­li­sti­ci e diver­ten­ti, come l’autista  che pole­miz­za con­tro le cin­tu­re di sicu­rez­za. Kha­mis­si ricor­da che le cin­tu­re di sicu­rez­za sono obbli­ga­to­rie in tut­to il mon­do — e sono, natu­ral­men­te, una sag­gia e rela­ti­va­men­te poco costo­sa misu­ra di sicu­rez­za. Ma si sco­pre che il gover­no egi­zia­no le ha clas­si­fi­ca­te come un bene di lus­so sui vei­co­li impor­ta­ti, e così per anni gli egi­zia­ni che impor­ta­va­no  auto dall’estero le han­no eli­mi­na­te per evi­ta­re di paga­re ulte­rio­ri tas­se doga­na­li (esat­ta­men­te come han­no rimos­so  altri acces­so­ri clas­si­fi­ca­ti come beni di lus­so, ad esem­pio l’aria con­di­zio­na­ta). Ora le cin­tu­re di sicu­rez­za sono diven­ta­te obbli­ga­to­rie, così i tas­si­sti han­no dovu­to riin­stal­lar­le — ad ecce­zio­ne, natu­ral­men­te, per il fat­to che le han­no instal­la­te solo per met­ter­le in mostra: in real­tà non fun­zio­na­no — un esem­pio di gran­de rilie­vo di ciò che il gover­no con­si­de­ra giu­sto, fal­len­do mise­ra­men­te sui risul­ta­ti.
Ci sono alcu­ne sto­rie tri­sti — anche se in un pae­se in cui tut­ti sono sem­pre cro­ni­ca­men­te a cor­to di sol­di e gua­da­gna­no trop­po poco la mise­ria è data pra­ti­ca­men­te per scon­ta­ta — ma for­se la più depri­men­te è l’incontro del tas­si­sta che  spie­ga con entu­sia­smo per­chè pen­sa che i geni­to­ri che man­da­no i loro figli a scuo­la sono paz­zi. Con il costo del­le lezio­ni pri­va­te e nes­su­na spe­ran­za per il futu­ro anche per colo­ro che otten­go­no una buo­na istru­zio­ne i geni­to­ri dovreb­be­ro met­te­re da par­te tut­ti i sol­di che ave­vo da per­de­re per l’istruzione dei loro bam­bi­ni e dar­gli il dena­ro una vol­ta rag­giun­ti i 21 anni, così pos­so­no alme­no apri­re un pun­to ven­di­ta (o dare un accon­to per un taxi …). Fare dena­ro è ciò che con­ta, l’istruzione è inu­ti­le — e pur­trop­po il tas­si­sta  non è così lon­ta­no dal­la situa­zio­ne in Egit­to, dove i bam­bi­ni a scuo­la impa­ra­no a mala­pe­na a leg­ge­re: “L’unica cosa che si impa­ra a scuo­la è l’inno nazio­na­le e che cosa gli por­ta di buo­no que­sto? ” Se il siste­ma è tal­men­te cat­ti­vo che i geni­to­ri non san­no più cer­ca­re alter­na­ti­ve per garan­ti­re ai loro figli un’educazione ade­gua­ta, si capi­sce che il pae­se sta fra­nan­do.
Kha­mis­si è sor­pren­den­te­men­te fran­co nel­la  sua con­dan­na, diret­ta e indi­ret­ta, al regi­me di Muba­rak, un gover­no che non è poi così tiran­ni­co, ma che con la sua popo­la­zio­ne ha sem­pli­ce­men­te fal­li­to su qua­si tut­ti gli aspet­ti. Que­sta rac­col­ta mostra come enor­mi poten­zia­li­tà van­no spre­ca­tae.
Kha­mis­si, va un po’ trop­po oltre,  con la sua sim­pa­tia per la con­di­zio­ne dei taxi dri­ver, soste­nen­do che in nes­sun modo potran­no fare i sol­di ( è al 100% una cau­sa per­sa), que­sto è  natu­ral­men­te scioc­co. Ma per la mag­gior par­te, egli evi­ta di met­te­re il suo con­tri­bu­to, per­met­ten­do ai tas­si­sti di par­la­re per se stes­si, e anche se, ha la for­ma di un testo rivi­sto atten­ta­men­te per­met­te ai let­to­ri di arri­va­re (un po ‘di più) alle loro con­clu­sio­ni.
Taxi è qua­si più simi­le a una  rac­col­ta gior­na­li­sti­ca che ad un’opera di nar­ra­ti­va — per esem­pio la si può imma­gi­na­re come la colon­na di un gior­na­le set­ti­ma­na­le — ma Kha­mis­si ha lavo­ra­to per met­te­re insie­me un’immagine più gran­de e ha fat­to un buon lavo­ro. Que­sta non è sem­pli­ce­men­te una serie di con­ver­sa­zio­ni, ma in real­tà ci offre una vasta fet­ta di vita con­tem­po­ra­nea egi­zia­na. E’ più un docu­men­ta­rio di inte­res­se crea­ti­vo, nel­le sue mol­te­pli­ci pro­spet­ti­ve dell’ uomo del­la stra­da offre qual­co­sa che dovreb­be esse­re di gran­de inte­res­se per colo­ro che desi­de­ra­no saper­ne di più sul­la vita in Medio Orien­te. Mira­bil­men­te mes­se a dispo­si­zio­ne di un pub­bli­co di lin­gua ingle­se — appe­na un anno dopo la pri­ma pub­bli­ca­zio­ne in lin­gua ara­ba — sem­bra anche mol­to attua­le. Uti­le.

(tra­du­zio­ne di Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li)

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Al Cairo tassisti fittizi come se fossero reali

ISBN 9788887847147 © il Sirente 

di Jona­than Wright (da Dai­ly News Egypt, 31 mar­zo 2007)

CAIRO: L’autore egi­zia­no Kha­led Al Kha­mis­si, in una rac­col­ta di rac­con­ti bre­vi sul­la capi­ta­le egi­zia­na, che è diven­ta­ta best-sel­ler, ha tra­sfor­ma­to una vec­chia tec­ni­ca usan­do se stes­so.

Inve­ce di ave­re in pugno la cit­tà par­lan­do ai taxi dri­ver, Al Kha­mis­si ha com­po­sto 58 mono­lo­ghi inven­ta­ti suui taxi—drivers del Cai­ro, con tale con­vin­zio­ne e auten­ti­ca lin­gui­sti­ca che la mag­gior par­te dei let­to­ri li pren­do­no per veri.

Ma Al Kha­mis­si, gior­na­li­sta, regi­sta e pro­dut­to­re, vener­dì ha det­to in un’intervista a Reu­ters che nes­su­no dei tas­si­sti di “Taxi” è mai vera­men­te esi­sti­to.

Que­sto è un libro di gene­re let­te­ra­rio. Io non ho regi­stra­to nul­la. Non si trat­ta di repor­ta­ge o di gior­na­li­smo”, ha det­to.

Sono tut­te sto­rie che mi sono ricor­da­to e ho recu­pe­ra­to quan­do sta­vo scri­ven­do. In mol­ti casi, qual­cu­no potreb­be dir­mi una paro­la e qual­cun altro potreb­be dir­mi qualcosa’altro e così via”, ha aggiun­to.

Al Kha­mis­si, che ha stu­dia­to scien­ze poli­ti­che pres­so la Sor­bo­na di Pari­gi e ha un inte­res­se in socio­lo­gia e antro­po­lo­gia; ha det­to che le 220 pagi­ne che com­pon­go­no l’opera di fin­zio­ne han­no un valo­re per le per­so­ne a cui di soli­to nes­su­no da voce.

I tas­si­sti sono sogna­to­ri e filo­so­fi, miso­ge­ni e fana­ti­ci, con­trab­ban­die­ri e fal­li­ti, misti­ci e comi­ci. Tut­ti loro sono uomi­ni, che lot­ta­no per gua­da­gnar­si da vive­re in un cru­de­le, rumo­ro­so, cao­ti­co e mal­sa­no mon­do.

Schiac­cia­ti da altre auto­mo­bi­li, sof­fo­ca­ti dai fumi e dal calo­re esti­vo, sopraf­fat­ti dai poli­ziot­ti cor­rot­ti, sovrac­ca­ri­chi di lavo­ro e sot­to­pa­ga­ti, par­la­no di qua­si di tut­to — poli­ti­ca, don­ne, film, viag­gi all’estero e il più del­le vol­te del loro disprez­zo per le auto­ri­tà.

Il libro in Egit­to, da quan­do è usci­to il 5 gen­na­io 2007, ha ven­du­to 20000 copie- un nume­ro incre­di­bi­le in un pae­se in cui le ope­re di let­te­ra­tu­ra rara­men­te ven­do­no più di 3000 copie.

La quar­ta edi­zio­ne è sta­ta appe­na ristam­pa­ta e Al Kha­mis­si ha già incon­tra­to gli edi­to­ri stra­nie­ri per par­la­re di tra­du­zio­ni.

Insie­me con i due ulti­mi roman­zi di Alaa El Aswa­ni, que­sti libri han­no con­tri­bui­to a rav­vi­va­re la let­tu­ra in Egit­to, dove mol­te fami­glie non han­no altri libri che il Cora­no.

Uno dei segre­ti del suc­ces­so di Al Kha­mis­si potreb­be esse­re che i suoi mono­lo­ghi sono tut­ti in Egi­zia­no, ric­co dia­let­to col­lo­quia­le, che è mol­to diver­so dal­la lin­gua let­te­ra­ria che gli scrit­to­ri in gene­re uti­liz­za­no.
Il libro ha rice­vu­to applau­si dal­la cri­ti­ca, la mag­gior par­te, da per­so­ne che han­no vis­su­to il libro come un lavo­ro di antro­po­lo­gia urba­na.

Baheyya, un ano­ni­mo, ma influen­te blog­ger egi­zia­no, ha det­to: “Il libro par­la del­la resi­sten­za del­lo spi­ri­to uma­no, è una poten­te cro­na­ca del­la colos­sa­le lot­ta per la soprav­vi­ven­za”.

Docu­men­ta le disu­gua­glian­ze socia­li e ripor­ta fedel­men­te il pote­re pun­gen­te dei dia­lo­ghi quo­ti­dia­ni”, ha aggiun­to.

Galal Amin, un eco­no­mi­sta e socio­lo­go che inse­gna pres­so l’Università Ame­ri­ca­na del Cai­ro, l’ha chia­ma­to “un lavo­ro inno­va­ti­vo che dipin­ge un qua­dro veri­tie­ro del­la situa­zio­ne del­la socie­tà egi­zia­na di oggi, come si è visto da par­te di un impor­tan­te set­to­re socia­le”

Al Kha­mis­si ha det­to che è sta­to fede­le alla real­tà. “I mono­lo­ghi, a mio avvi­so, sono 100 per cen­to rea­li­sti­ci … Se scen­di e chie­di ad un taxi dri­ver una qual­sia­si del­le pro­ble­ma­ti­che tro­ve­re­sti che è esat­ta­men­te ciò che è scrit­to nel libro” ha det­to.

Come il lavo­ro di El Aswa­ni, “Taxi” inclu­de una for­te dose anti-gover­na­ti­va, che riflet­te la pro­gres­si­va espan­sio­ne del­la liber­tà di espres­sio­ne in Egit­to.

Ma Al Kha­mis­si dice che non ha cer­ca­to di impor­re ai suoi per­so­nag­gi la sua osti­li­tà nei con­fron­ti del gover­no.

Per­so­nal­men­te sono con­tro [l’ex pre­si­den­te] Anwar Sadat, ma tro­ve­re­te un tas­si­sta assouul­ta­men­te devo­to a lui”, ha det­to.

Al Kha­mis­si ha dichia­ra­to che il suo pros­si­mo libro rac­con­te­rà le sto­rie degli egi­zia­ni che viag­gia­no all’estero per lavo­ro, o sono tor­na­ti dall’estero o han­no pro­va­to e non sono riu­sci­ti ad emi­gra­re.

Fino­ra ho par­la­to con cir­ca 150 per­so­ne per il pros­si­mo libro”, ha det­to.

(tra­du­zio­ne di Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li)

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La cruda realtà sull’Egitto emerge dalle opinioni dei taxi-drivers

ISBN 9788887847147 © il Sirente 

di Liz Sly (Chi­ca­go Tri­bu­ne)

Il libro com­po­sto da con­ver­sa­zio­ni in taxi è diven­ta­to un best-sel­ler che attra­ver­sa il pae­se.

CAIRO, EGITTO — Kha­lid al-Kha­mis­si ha sco­per­to qual­co­sa su cui i cor­ri­spon­den­ti stra­nie­ri han­no scher­za­to per lun­go tem­po – i tas­si­sti pos­so­no esse­re tra le miglio­ri fon­ti di ana­li­si di un pae­se.

Non è solo che sono facil­men­te arri­va­bi­li. I Taxi dri­ver incon­tra­no una vasta gam­ma di per­so­ne ogni gior­no, ascol­ta­no le noti­zie alla radio; visi­ta­no ogni ango­lo del­la loro comu­ni­tà e per la mag­gior par­te del tem­po sono anno­ia­ti, feli­ci di chiac­chie­ra­re con chiun­que entri nel loro taxi.

Si comin­cia con le cose ordi­na­rie, ma dopo 10 minu­ti comin­cia­no a rac­con­tar­ti cose che riflet­to­no real­men­te l’anima del­la socie­tà”, spie­ga Kha­mis­si, uno scien­zia­to poli­ti­co che ha stu­dia­to pres­so l’Università del Cai­ro e alla Sor­bo­na di Pari­gi.

C’è anche il fat­to­re dell’anonimato, che entra in gio­co nel­le socie­tà con regi­me auto­ri­ta­rio come l’Egitto. I tas­si­sti dan­no voce alle loro men­ti, fidu­cio­si che non riin­con­tre­ran­no di nuo­vo la stes­sa per­so­na e che le loro paro­le non potran­no mai ritor­cer­si con­tro di loro.

E così Kha­mis­si si è occu­pa­to del­le intui­zio­ni dei tas­si­sti che ha incon­tra­to al Cai­ro per scri­ve­re un libro, chia­ma­to Taxi, sul­la base di col­lo­qui con i suoi taxi-dri­vers in un perio­do di cir­ca un anno.

Il risul­ta­to è sta­to un ina­spet­ta­to best-sel­ler, ora alla sesta ristam­pa e con più di 60000 copie ven­du­te, un nume­ro ele­va­to rispet­to agli stan­dard egi­zia­ni. E ‘sta­to tra­dot­to in ingle­se. Spe­ra che il pros­si­mo anno ver­rà pub­bli­ca­to nel Regno Uni­to e negli Sta­ti Uni­ti.

Non è tan­to un libro sui tas­si­sti quan­to un ritrat­to del­la socie­tà egi­zia­na, come l’era del 79enne pre­si­den­te Hosni Muba­rak che si avvi­ci­na alla fine.

E ‘un libro sul­la micro­cri­mi­na­li­tà, le fru­stra­zio­ni quo­ti­dia­ne dei pove­ri lavo­ra­to­ri egi­zia­ni che vivo­no nel­la qua­si impra­ti­ca­bi­le metro­po­li del Cai­ro. È un libro per far­ti sen­ti­re in col­pa se hai mai pro­va­to a con­trat­ta­re sul­la tarif­fa di un taxi in un qual­sia­si pae­se pove­ro.

I tas­si­sti di Khamissi’s cado­no sot­to il cor­rot­to auto­ri­ta­ri­smo dit­ta­to­ria­le, ma sono trop­po occu­pa­ti a cer­ca­re di gua­da­gnar­si da vive­re che non fan­no nul­la. Paga­no maz­zet­te ai poli­ziot­ti piut­to­sto che per­de­re gior­ni di gua­da­gno, intrap­po­la­ti nel labi­rin­to del­la buro­cra­zia Egi­zia­na, per paga­re una mul­ta. Si addor­men­ta­no al volan­te dopo aver lavo­ra­to 72 ore non-stop per paga­re le rate del­le loro auto.

Un tas­si­sta pian­ge per­ché non può per­met­ter­si l’operazione neces­sa­ria a far ces­sa­re il suo mal di schie­na, cau­sa­to dal suo lavo­ro al volan­te.

Kha­mis­si attri­bui­sce il suc­ces­so di Taxi alla luce che fa risplen­de­re sugli ango­li bui del­la socie­tà egi­zia­na. Lavo­ro arti­gia­na­le di 57 con­ver­sa­zio­ni con i tas­si­sti, il libro si pro­po­ne di tra­smet­te­re la cru­da veri­tà dell’Egitto, di cui di soli­to si par­la in pri­va­to.

Ho cer­ca­to di annul­la­re l’autocensura che ogni scrit­to­re egi­zia­no fa. In Egit­to vivia­mo la nostra vita in una gigan­te­sca auto-cen­su­ra”, ha det­to in un’intervista all’ uffi­cio Cai­ro­ta dell’impresa di inve­sti­men­ti dove lavo­ra.

Diver­si redat­to­ri sono sta­ti recen­te­men­te con­dan­na­ti al car­ce­re per espri­me­re alcu­ne del­le opi­nio­ni espres­se dagli ano­ni­mi tas­si­sti di Kha­mis­si, ma Kha­mis­si non ha avu­to alcun pro­ble­ma con le auto­ri­tà.

Il suo tas­si­sta deri­de il gover­no, rac­con­ta cru­de bar­zel­let­te per scre­di­ta­re il siste­ma. Uno dice che vor­reb­be vede­re i fuo­ri­leg­ge fon­da­men­ta­li­sti isla­mi­ci Fra­tel­li musul­ma­ni al pote­re, anche se non pre­ga o non va alla moschea. “Per­ché abbia­mo pro­va­to di tut­to”, egli spie­ga.

(tra­du­zio­ne di Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li)

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Taxi

ISBN 9788887847147 © il Sirente 

di Sasha Simic (da Socia­li­st Review, mar­zo 2008)

Cir­ca 80000 taxi gira­no per le stra­de del Cai­ro. Le mar­to­ria­te mac­chi­ne in bian­co e nero attra­ver­sa­no in modo cao­ti­co le stra­de del­la capi­ta­le Egi­zia­na, sono così onni­pre­sen­ti che è faci­le dimen­ti­ca­re che cia­scu­no di essi tra­spor­ta alme­no una sto­ria uma­na.

L’anno scor­so il gior­na­li­sta egi­zia­no Kha­led Al Kha­mis­si ha rac­col­to 58 con­ver­sa­zio­ni che ha avu­to con i tas­si­sti in un libro. Il risul­ta­to — Taxi — è sta­to un best-sel­ler imme­dia­to. E ‘un mera­vi­glio­so lavo­ro, che cat­tu­ra la lot­ta gior­na­lie­ra dei lavo­ra­to­ri nel moder­no Egit­to, attra­ver­so le loro stes­se paro­le.

I gover­nan­ti egi­zia­ni han­no abbrac­cia­to con entu­sia­smo il neo­li­be­ri­smo ren­den­do la vita mol­to più dif­fi­ci­le per la popo­la­zio­ne. I tas­si­sti di que­sto libro sono gio­va­ni e meno gio­va­ni, reli­gio­si e lai­ci, rap­pre­sen­tan­ti di diver­si grup­pi pro­ve­nien­ti da tut­ta la socie­tà egi­zia­na, ma ognu­no lot­ta per soprav­vi­ve­re nel­la sua “pesce man­gia pesce” socie­tà.

Sem­pli­ce­men­te cer­ca­re di rin­no­va­re la paten­te di gui­da diven­ta un incu­bo di buro­cra­zia e cor­ru­zio­ne che non tro­va in Kaf­ka un riva­le. La mag­gior par­te di loro odia il dit­ta­to­ria­le pre­si­den­te Hosni Muba­rak, e disprez­za i ric­chi egi­zia­ni. Mol­ti capi­sco­no che cosa le sfre­na­te for­ze del mer­ca­to han­no fat­to alla loro vita: “Sono come un pesce e il taxi è come un con­te­ni­to­re di pesce… E ‘vero io gui­do in giro per tut­to il gior­no, ma vedo solo la par­te inter­na del mio taxi, i miei limi­ti Sono le fine­stre del taxi. La Vita è una pri­gio­ne, che ter­mi­na nel­la tom­ba”.

(tra­du­zio­ne di Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li)

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Le confessioni dei tassisti del Cairo

ISBN 9788887847147 © il Sirente 

di Omay­ma Abdel-Latif (da Book Review, Forei­gn Poli­cy, settembre/ottobre 2007)

Nel mese di luglio, quat­tro mesi pri­ma del­la sua scom­par­sa, lo stu­dio­so Alain Rous­sil­lon espres­se pro­fon­da pre­oc­cu­pa­zio­ne per l’aumento del­le ten­sio­ni nel­la socie­tà egi­zia­na. Esse riflet­to­no il ritor­no del­la “que­stio­ne socia­le” nel­la poli­ti­ca egi­zia­na. La più gran­de minac­cia per il regi­me, ha sug­ge­ri­to, non è sta­ta la Fra­tel­lan­za musul­ma­na o di qual­sia­si altro grup­po di oppo­si­zio­ne, ma piut­to­sto l’atteggiamento del­la popo­la­zio­ne ver­so di essa. A giu­di­ca­re dai più di 200 sit-in, gli arre­sti, gli scio­pe­ri del­la fame, e le dimo­stra­zio­ni che si sono veri­fi­ca­te in tut­to il pae­se solo lo scor­so anno, gli egi­zia­ni espri­mo­no sem­pre più auten­ti­che rimo­stran­ze con­tro il loro gover­no.

Ma non avreb­be sen­so, la pau­ra o la rab­bia del­la mag­gior par­te degli egi­zia­ni che ascol­ta le élite poli­ti­che del pae­se par­la­re a semi­na­ri e salo­ni. Come in mol­ti pae­si di tut­to il Medio Orien­te, è la ” lin­gua del­la stra­da “, che spie­ga i modi in cui la mag­gio­ran­za degli egi­zia­ni pen­sa e si com­por­ta poli­ti­ca­men­te. For­te come sono nume­ri­ca­men­te, la mag­gio­ran­za dei cit­ta­di­ni del pae­se rap­pre­sen­ta un Egit­to la cui voce non è ascol­ta­ta.

Quin­di, Kha­led Al Kha­mis­si, uno scien­zia­to poli­ti­co egi­zia­no tra­sfor­ma­to­si in sce­neg­gia­to­re e gior­na­li­sta, ha mes­so in atto il modo di deci­fra­re gli atteg­gia­men­ti poli­ti­ci del­la per­so­na media sul­le stra­de ara­be, ha deci­so di par­la­re con le per­so­ne che pas­sa­no le loro gior­na­te alla gui­da: i tas­si­sti Del Cai­ro. Essi han­no il pri­vi­le­gio di mischiar­si con per­so­ne pro­ve­nien­ti da tut­to lo spet­tro socia­le, e in quan­to tali, le loro opi­nio­ni spes­so riflet­to­no il pen­sie­ro di al-gha­la­ba, un ter­mi­ne popo­la­re conia­to per rife­rir­si agli stra­ti più bas­si del­la socie­tà, colo­ro che vivo­no ai mar­gi­ni del­la poli­ti­ca e sono col­pi­ti da essa. Duran­te il suo anno di viag­gi qua­si esclu­si­va­men­te in taxi, Kha­mis­si è giun­to a cre­de­re che alcu­ni tas­si­sti offro­no un’analisi mol­to più pro­fon­da degli ana­li­sti poli­ti­ci, e che sono impor­tan­ti baro­me­tri degli umo­ri popo­la­ri e del­le rimo­stran­ze con­tro il gover­no.

Il risul­ta­to del­la sua ricer­ca è Taxi, un roman­zo pub­bli­ca­to a gen­na­io (2007) e diven­ta­to già un best-sel­ler, con oltre 35.000 copie ven­du­te in un pae­se in cui le 3000 copie sono con­si­de­ra­te come un suc­ces­so Ma inve­ce di tes­se­re insie­me un ben defi­ni­to intrec­cio nar­ra­ti­vo o un’avventura, Kha­mis­si ha pro­dot­to una serie di vignet­te di diver­se espe­rien­ze di tas­si­sti, nel ten­ta­ti­vo di cat­tu­ra­re l’immagine il più ampia pos­si­bi­le dell’altra fac­cia del­la poli­ti­ca egi­zia­na. Per que­sto moti­vo, e for­se anche per pro­teg­ge­re i carat­te­ri “iden­ti­tà”, i tas­si­sti che egli intro­du­ce in taxi sono figu­re com­po­si­te, pro­dot­ti fit­ti­zi del suo tem­po tra­scor­so a par­la­re di tut­to, dall’ eco­no­mia e edu­ca­zio­ne alla salu­te e la poli­ti­ca.

L’interesse Egi­zia­no per il libro non dovreb­be sor­pren­de­re. Anche se vi è sta­to un dif­fu­so lavo­ro acca­de­mi­co per ten­ta­re di capi­re “cosa è suc­ces­so agli egi­zia­ni,” il roman­zo di Kha­mis­si spic­ca. Il suo approc­cio impro­ba­bi­le, la luci­da pro­sa, e un raro spac­ca­to sul­la coscien­za popo­la­re ren­de Taxi for­se la più inte­res­san­te del­le ope­re che la cro­na­ca socia­le e le tra­sfor­ma­zio­ni poli­ti­che Egi­zia­ne han­no pro­dot­to nel cor­so degli ulti­mi cin­que decen­ni.

Natu­ral­men­te, è uti­le la sua scel­ta di docu­men­ta­re la “stra­da” in uno dei momen­ti più poli­ti­ca­men­te pie­ni del­la recen­te sto­ria egi­zia­na. Per la pri­ma vol­ta nel cor­so dei decen­ni, il dis­sen­so popo­la­re non è sta­to diret­to prin­ci­pal­men­te con­tro Israe­le o gli Sta­ti Uni­ti, ma con­tro un avver­sa­rio inter­no-lo sta­to, la sicu­rez­za e i siste­mi che con­trol­la­no i cen­tri ner­vo­si del regi­me. Dall’ apri­le 2005 al mar­zo 2006, Kha­mis­si ha guar­da­to la stra­da emer­ge­re come cen­tro del­la sce­na poli­ti­ca, da pro­te­ste anti-regi­me, dimo­stra­zio­ni, ele­zio­ni, e aber­ran­ti sce­ne di vio­len­za com­mes­se con­tro i mani­fe­stan­ti.

Ave­va una fron­ta­le, più esat­ta­men­te, vista da die­tro le quin­te del­le rea­zio­ni egi­zia­ne al pri­mo movi­men­to indi­pen­den­te di pro­te­sta che sfi­da­va il regi­me del Pre­si­den­te Hosni Muba­rak. Biso­gna­va segui­re Una serie di even­ti poli­ti­ci, com­pre­so il pae­se alle pri­me ele­zio­ni pre­si­den­zia­li, con ben nove can­di­da­ti che con­cor­re­va­no al posto di pre­si­den­te. (Non che que­sto abbia fat­to qual­che dif­fe­ren­za.) Poi sono arri­va­te le ele­zio­ni par­la­men­ta­ri in cui la Fra­tel­lan­za musul­ma­na ha vin­to 88 seg­gi, dopo dure, vio­len­te bat­ta­glie e misfat­ti del par­ti­to al pote­re. L’anno ha visto anche la stra­da diven­ta­re il cuo­re del­la bat­ta­glia tra i gio­va­ni soste­ni­to­ri di Muba­rak e i suoi oppo­si­to­ri.

E in tut­to que­sto Kha­mis­si guar­da­va e ascol­ta­va i tas­si­sti, che sono spes­so inse­gnan­ti, ragio­nie­ri, avvo­ca­ti di for­ma­zio­ne, ma il cui pae­se non è in gra­do di offri­re un lavo­ro adat­to alla loro istru­zio­ne. Indi­gna­ti dall’ auste­ri­tà eco­no­mi­ca e gui­da­ti dal mal­con­ten­to del­le clas­si infe­rio­ri impo­ve­ri­te, i tas­si­sti stan­zia­ti nel loro pic­co­lo spa­zio pub­bli­co per sfo­ga­re la loro rab­bia e fru­stra­zio­ne con­tro il gover­no e agli stra­nie­ri che ade­ri­sco­no a simi­li rimo­stran­ze. La genia­li­tà di Taxi è che coglie il pun­to in cui il taxi ces­sa di esse­re solo un mez­zo di tra­spor­to e diven­ta inve­ce uno spa­zio di dibat­ti­to e di scam­bio, in un momen­to in cui tut­ti gli altri spa­zi pub­bli­ci, tra cui la stes­sa stra­da, era­no diven­ta­ti inac­ces­si­bi­li sot­to la Bru­ta­le for­za del­la poli­zia di Sta­to.

Nel mez­zo di que­sta tumul­tuo­sa atmo­sfe­ra, Kha­mis­si ha lan­cia­to gran­di intui­zio­ni nel­la schi­zo­fre­ni­ca rela­zio­ne tra gli egi­zia­ni e lo sta­to. Vi è allo stes­so tem­po un disprez­zo pro­fon­da­men­te radi­ca­to per l’autorità, ma anche una schiac­cian­te pau­ra che li bloc­ca a ribel­lar­si con­tro di essa. Alcu­ne teo­rie data­no que­sto con­flit­to indie­tro nel tem­po, al tem­po dei farao­ni, rile­van­do che l’Egitto è sem­pre sta­to un for­te sta­to inter­ven­ti­sta, e gli egi­zia­ni han­no qua­si reli­gio­sa­men­te temu­to e ado­ra­to la sua auto­ri­tà dagli albo­ri del pae­se. Kha­mis­si ricrea un inci­den­te che riflet­te que­sto rap­por­to ambi­va­len­te attra­ver­so un tas­si­sta che insul­ta il Mini­ste­ro degli inter­ni, sim­bo­lo di oppres­sio­ne per mol­ti, ma allo stes­so tem­po dice che lo rispet­ta.

In un altro epi­so­dio, Kha­mis­si offre una sem­pli­ce rispo­sta sul moti­vo per cui gli egi­zia­ni non ade­ri­sco­no alle pro­te­ste di piaz­za, nono­stan­te la loro sof­fe­ren­za e la mise­ria. ” ora Tut­to ha per­so il suo signi­fi­ca­to “, dice un auti­sta. “Due­cen­to per­so­ne sono cir­con­da­te da due mila uffi­cia­li di leva.” Anche se, come dice Kha­mis­si, la per­ce­zio­ne popo­la­re del gover­no è che “è debo­le, cor­rot­to, e ter­ro­riz­zan­te. Se ci si sof­fia sopra, cade a pez­zi “, dico­no diver­si tas­si­sti. Ma se que­sta è la per­ce­zio­ne domi­nan­te, per­ché non si uni­sco­no con­tro di essa? Spie­gan­do la cro­ni­ca apa­tia poli­ti­ca degli Egi­zia­ni, un tas­si­sta com­men­ta: “Il pro­ble­ma è che in noi egi­zia­ni, il gover­no ha pian­ta­to i semi del­la pau­ra di mori­re di fame. Que­sto ci fa pen­sa­re solo a noi stes­si, e la nostra uni­ca pre­oc­cu­pa­zio­ne è come far qua­dra­re il bilan­cio. ” Stia­mo viven­do una men­zo­gna, e il ruo­lo del gover­no è quel­lo di assi­cu­rar­si Che noi con­ti­nuia­mo a cre­der­ci. ”

Tra i tas­si­sti a cui da voce Kha­mis­si, la que­stio­ne eco­no­mi­ca resta in gran par­te il vero mal di testa- con sti­pen­di che sono appe­na suf­fi­cien­ti per le neces­si­tà di base e le varia­zio­ni dei prez­zi sono una rou­ti­ne quo­ti­dia­na. I tas­si­sti dan­no la col­pa al gover­no, che pen­sa solo ai “ric­chi turi­sti”. “Il pia­no rea­le del gover­no è di far­ci usci­re dal pae­se. Ma se lo fac­cia­mo, non avrà nes­su­no da imbro­glia­re e da deru­ba­re. “Non esat­ta­men­te il tipo di real­tà che si può ave­re da salo­ni o dagi incon­tri di rifles­sio­ne sul­la demo­cra­tiz­za­zio­ne in Medio Orien­te al Cai­ro.

Que­sto è esat­ta­men­te il moti­vo per cui Kha­mis­si ha col­pi­to. Più di tut­to, i suoi rac­con­ti sug­ge­ri­sco­no che vi è un gran­de magaz­zi­no socia­le di rab­bia e fru­stra­zio­ne con­tro lo sta­tus quo. La tri­ste real­tà è che, se la rap­pre­sen­ta­zio­ne del Cai­ro di Kha­mis­si è vera, vi sono scar­se pro­ba­bi­li­tà che la loro scon­ten­tez­za sia pre­sto tra­sfor­ma­ta in una for­za per il cam­bia­men­to di una socie­tà, il cui svi­lup­po è sta­to bloc­ca­to per tan­to tem­po.

Omay­ma Abdel-Latif è coor­di­na­to­re di pro­get­ti pres­so il Car­ne­gie Endo­w­ment for Inter­na­tio­nal Peace’s Midd­le east Cen­ter a Bei­rut.

(tra­du­zio­ne di Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li)

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Un taxi cairota guida con uno scrittore seduto nel sedile posteriore

ISBN 9788887847147 © il Sirente 

di Scott Jagow (da Mar­ket­pla­ce, 3 mar­zo 2008)

Kha­led Al Kha­mis­si ha tra­scor­so un anno par­lan­do con i tas­si­sti su e giù per il Cai­ro. Poi ha scrit­to un libro per rac­con­ta­re la sto­ria di una fru­stra­ta clas­se ope­ra­ia. Scott Jagow sedu­to in un taxi con lui per sen­ti­re di più e vede­re la cit­tà.

Scott Jagow: Que­sta è la stra­da Cai­ro­ta. Cao­ti­ca e inqui­na­ta, cer­ta­men­te. Ma anche pie­na di vita. La pros­si­ma set­ti­ma­na, vi mostre­re­mo il Medio Orien­te al lavo­ro. Come le per­so­ne fan­no affa­ri in que­sta par­te vita­le del mon­do. La pri­ma per­so­na che ci sod­di­sfa è Kha­led Al Kha­mis­si. Ha tra­scor­so un anno al Cai­ro in giro sui taxi — sem­pli­ce­men­te par­lan­do ai loro con­du­cen­ti. Poi ha scrit­to un libro per rac­con­ta­re la sto­ria di un fru­stra­ta clas­se ope­ra­ia. Abbia­mo pre­so un taxi con lui per sen­tir­ne di più.

Ma, dal momen­to che que­sto è l’Egitto, pri­ma di tut­to nego­zia­mo la tarif­fa con il con­du­cen­te. Una vol­ta che ci sia­mo siste­ma­ti, ho chie­sto a Kha­led che dice il suo libro dell’Egitto, e del­la gen­te del Cai­ro.

Kha­led Al Kha­mis­si: Mol­te per­so­ne par­la­no di oppres­sio­ne in ter­mi­ni di oppres­sio­ne poli­ti­ca. Ma che cosa si sof­fre qui in Egit­to, è l’oppressione eco­no­mi­ca. L’Egitto ha un poten­zia­le, e que­sto poten­zia­le è anda­to per­so al 100 per cen­to.

Jagow: Un cen­to per cen­to. Suo­na piut­to­sto sen­za spe­ran­za.

Al Kha­mis­si: Sì. Pen­so che ci tro­via­mo in una situa­zio­ne sen­za spe­ran­za, e la gen­te deve lavo­ra­re 20 ore al gior­no per soprav­vi­ve­re.

Jagow: Kha­led, puoi rac­con­tar­mi una sto­ria, una che potreb­be rap­pre­sen­ta­re il libro?

Al Kha­mis­si: pos­so dir­ti una sto­ria. È la sto­ria di un tas­si­sta. Mi ha det­to che un fun­zio­na­rio di poli­zia, dopo un’ora in taxi, gli chie­se, “Dam­mi la tua car­ta di iden­ti­tà “. Ed egli sape­va che vole­va dei sol­di. E poi gli ha dato 5 ster­li­ne. E il fun­zio­na­rio ha det­to: “Que­sto non è abba­stan­za”. E allo­ra gli ha dato 10 ster­li­ne. E que­ste 10 lire sono gli uni­ci sol­di che que­sto tas­si­sta ha gua­da­gna­to in cin­que o sei ore ‘di lavo­ro.

Jagow: Alla fine del libro, dopo la let­tu­ra di tut­te que­ste sto­rie in cui si sen­ti­va un sen­so di dispe­ra­zio­ne, l’ultima sto­ria sem­bra­va ave­re qual­che spe­ran­za. Hai sen­ti­to un sen­so di spe­ran­za alla fine, quan­do sta­vi finen­do il libro?

Al Kha­mis­si: cer­ta­men­te — non si può vive­re sen­za spe­ran­za. Cre­do che il popo­lo egi­zia­no ha il gran­de pote­re di scher­za­re gior­no per gior­no. Que­sta è anche la nostra spe­ran­za — la nostra vera spe­ran­za.

Jagow: Puoi dir­mi uno degli scher­zi, per voi rap­pre­sen­ta­ti­vi?

Al Kha­mis­si: pos­so dir­vi la bar­zel­let­ta del gior­no.

Jagow: OK, abba­stan­za equo.

Al Kha­mis­si: Al Cai­ro ci sono 18 milio­ni di per­so­ne, e 18 milio­ni di per­so­ne in una sola cit­tà è mol­to. Voglio anda­re lì — per cin­que minu­ti di lavo­ro, e tre ore di mac­chi­na.

Jagow: Che som­ma da record.

Al Kha­mis­si: Haha­ha.

Jagow: Kha­led, la rin­gra­zio mol­to, è sta­to un pia­ce­re viag­gia­re in taxi con te.

Al Kha­mis­si: Gra­zie a te, il pia­ce­re è il mio.

(tra­du­zio­ne di Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li)

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Reportage dai taxi egiziani. Ed è bestseller

ISBN 9788887847147 © il Sirente 

di Pao­lo Casic­ci (da Il Vener­dì di Repub­bli­ca, nume­ro 1042, 7 mar­zo 2008)

ON THE ROAD Un cro­ni­sta ha rac­col­to sto­rie e sfo­ghi sul­le auto pub­bli­che del Cai­ro

Un gior­na­li­sta, qual­che deci­na di tas­si­sti e una valan­ga di pro­te­ste con­tro il gover­no e i poli­ti­ci. Non è la rie­di­zio­ne del­la rivol­ta ita­lia­na del­le auto bian­che, ma il sog­get­to di un libro cam­pio­ne di ven­di­te in Egit­to: Taxi, di Kha­led Al Kha­mis­si. Il volu­me rac­co­glie cin­quan­tot­to rac­con­ti che l’autore, scrit­to­re e gior­na­li­sta del Cai­ro, clas­se ’62, una lau­rea in Scien­ze poli­ti­che alla Sor­bo­na, ha scrit­to dopo ave­re cir­co­la­to per un anno nel­la pro­pria cit­tà solo a bor­do di auto pub­bli­che. Rac­co­glien­do, così, lo sfo­go dei con­du­cen­ti, cam­pio­na­rio uma­no mol­to rap­pre­sen­ta­ti­vo del­la cri­si socia­le in cor­so nel Pae­se del pre­si­den­te Hosni Muba­rak. Il lin­guag­gio del libro è quel­lo del­la stra­da, e i rac­con­ti alter­na­no iro­nia e ama­rez­za. Usci­to in patria un anno fa, Taxi è sta­to ristam­pa­to set­te vol­te e sta per esse­re tra­dot­to in ingle­se, fran­ce­se e ita­lia­no. Da noi, usci­rà dopo l’estate per l’editore il Siren­te de L’Aquila.

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Per le strade del Cairo su un taxi bianco e nero

L’inviato del Mar­ket­pla­ce Mor­ning Report Scott Jagow vaga per le stra­de del Cai­ro su un taxi bian­co e nero con Kha­led Al Kha­mis­si, auto­re di “Taxi”. Kha­mis­si è sta­to per un anno inte­ro giran­do il Cai­ro a bor­do di taxi e par­lan­do con gli auti­sti. Que­sto libro rac­con­ta le sto­ria del­la clas­se ope­ra­ia fru­stra­ta dell’Egitto.

[http://www.vimeo.com/740107/l:embed_740107]

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Chiarastella Campanelli, “Altriarabi” (9 marzo 2008)

TAXI. LE STRADE DEL CAIRO SI RACCONTANO di Khaled Al Khamissi

Prendere un taxi al Cairo

di Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li, “Altria­ra­bi” (9 mar­zo 2008)

Prendere un taxi al CairoEcco un pic­co­lo pron­tua­rio da tene­re alla mano se inten­de­te avven­tu­rar­vi in un viag­gio in Egit­to fai da te… Tra i vari mez­zi di tra­spor­to mes­si a dispo­si­zio­ne dal­la gran­de metro­po­li egi­zia­na, il taxi è sicu­ra­men­te il mez­zo più sem­pli­ce. In qual­sia­si gior­no del­la set­ti­ma­na a qual­sia­si ora del­la gior­na­ta, dovun­que voi vi tro­via­te ci sarà sem­pre un taxi che vi pas­se­rà davan­ti pron­to a fer­mar­si appe­na gli fare­te un mini­mo gesto del­la mano… a meno che non sia­te estre­ma­men­te sfor­tu­na­ti. La pri­ma cosa da fare appe­na un taxi si fer­ma, dopo un bre­ve salu­to che potreb­be suo­na­re “Assa­la­mu alei­kum” (che la pace sia con te) che agli egi­zia­ni fa sem­pre pia­ce­re, sen­za trop­pi pre­am­bo­li (posi­zio­nan­do­vi se sie­te una don­na sola nel sedi­le retro­stan­te e se sie­te un uomo nel sedi­le accan­to al con­du­cen­te), comu­ni­ca­te­gli la meta che inten­de­te rag­giun­ge­re. In Egit­to non esi­ste un vero e pro­prio tarif­fa­rio da segui­re per il paga­men­to del­la cor­sa. In gene­re le per­so­ne si basa­no su dei prez­zi con­ven­zio­na­li non scrit­ti che si appren­do­no dopo un lun­go perio­do di per­ma­nen­za e che varia­no a secon­da del­le con­di­zio­ni del traf­fi­co e sicu­ra­men­te a secon­da di che tipo di clien­te si sie­de nel taxi, i turi­sti han­no sem­pre dei prez­zi mag­gio­ra­ti, è per que­sto che con­vie­ne non sfog­gia­re gui­de, occhia­li da sole e mac­chi­ne foto­gra­fi­che, ma adat­tar­si agli usi del posto..contando sul fat­to che nel 50% del­le vol­te un ita­lia­no, spe­cial­men­te se meri­dio­na­le, potreb­be esse­re con­fu­so con un abi­tan­te del luo­go. Pos­sia­mo orien­ta­ti­va­men­te dire che la trat­ta aero­por­to – cen­tro cit­tà costa dai 40 ai 50 pound, par­ten­do dall’aeroporto con­vie­ne sem­pre pri­ma del­la cor­sa accor­dar­si con l’autista sul prez­zo del­la trat­ta, agli egi­zia­ni, come alla gran­de mag­gio­ran­za degli ara­bi pia­ce mol­to con­trat­ta­re e mol­te vol­te se il clien­te non trat­ta vie­ne con­si­de­ra­ta per­so­na di poco con­to, più sare­te tena­ci e più riu­sci­re­te a far­vi fare un prez­zo ragio­ne­vo­le, o alme­no il prez­zo giu­sto per la cor­sa. In cit­tà una pic­co­la trat­ta di 4/5 km, per esem­pio dall’isola di Zama­lek al Midan Tah­rir (Museo egi­zio), costa non più di 5 pound. Non lascia­te­vi inti­mi­di­re da discor­si tesi ad impie­to­sir­vi, se sape­te di aver paga­to il prez­zo giu­sto scen­de­te sicu­ri di voi stes­si chiu­de­te la por­tie­ra e salu­ta­te anche se maga­ri da alcu­ni tas­si­sti arri­ve­ran­no una valan­ga di maledizioni….pensate però che la pro­fes­sio­ne del tas­si­sta al Cai­ro è stan­can­te è dif­fi­ci­le e se pote­te per­met­ter­vi qual­che lira in più che per voi sono pochi cen­te­si­mi al tas­si­sta cam­bie­rà la gior­na­ta. Pren­de­re un taxi al Cai­ro è sem­pre un’avventura che potreb­be esse­re asso­lu­ta­men­te diver­ten­te, inte­res­san­te, pia­ce­vo­le o il vostro più brut­to ricor­do. La gam­ma degli auti­sti è mol­to varia, spa­zia­no da col­ti lau­rea­ti ad anal­fa­be­ti. Alcu­ni san­no bene l’inglese, altri qual­che paro­la, con altri anco­ra se non cono­sce­te qual­che paro­la di ara­bo sarà asso­lu­ta­men­te impos­si­bi­le comu­ni­ca­re. Gli egi­zia­ni sono dei gran­di intrat­te­ni­to­ri, can­ta­sto­rie for­mi­da­bi­li, ma se sie­te nel­la gior­na­ta no in cui non vi va di par­la­re, ma solo con­tem­pla­re il pae­sag­gio dell’affascinante Cai­ro il con­du­cen­te capi­rà all’istante e alze­rà di buon gra­do l’audio del­la radio per far­vi assa­po­ra­re il Cai­ro al rit­mo di musi­ca araba….o pre­di­che reli­gio­se se sie­te meno for­tu­na­ti. Se sie­te inve­ce voglio­si di con­ver­sa­re, sicu­ra­men­te la pri­ma doman­da sarà: “da dove vie­ne?” E a quel pun­to rispon­de­re che sie­te ita­lia­ni andrà a vostro favo­re, gli egi­zia­ni han­no un’estrema sim­pa­tia per gli ita­lia­ni che con­si­de­ra­no mol­to simi­li, vi diran­no “Ahsan an-nna­suu” (la gen­te miglio­re) e ini­zie­ran­no a par­la­re di qual­che cal­cia­to­re, se non vi inten­de­te di cal­cio fate fin­ta di esse­re buo­ni inten­di­to­ri per non toglie­re il tono alle­gro del­la con­ver­sa­zio­ne. Se malau­gu­ra­ta­men­te il tas­si­sta vi chie­de di che reli­gio­ne sie­te ave­te due opzio­ni: cri­stia­ni o musul­ma­ni, se non vole­te esse­re vit­ti­me di pre­di­che su para­di­so e fine del mon­do è meglio non dire che sie­te ebrei o atei per­ché ten­te­ran­no in tut­ti i modi di con­vin­cer­vi che l’Islam è l’unica reli­gio­ne, chia­ra­men­te se il tas­si­sta è musul­ma­no, difat­ti al Cai­ro c’è una buo­na mino­ran­za di cri­stia­ni coop­ti ortodossi….ve ne accor­ge­re­te guar­da­no il pol­so dell’autista, se ha una pic­co­la cro­ce tatua­ta è sicu­ra­men­te un cri­stia­no. Buon viag­gio! e quan­do scen­de­te non dimen­ti­ca­te­vi di rin­gra­zia­re “Shuu­kran” e di fare qual­che buon augu­rio al tas­si­sta, come “rab­bi­na maak” (Egi­zia­no col­lo­quia­le “che Dio sia con te”).

Taxi. Le strade del Cairo si raccontano : Kaled Al KhamissiL’ultimo con­si­glio, che vi do di cuo­re, pri­ma di par­ti­re o appe­na tor­na­ti leg­ge­te “Taxi. Le stra­de del Cai­ro si rac­con­ta­no” di Kha­led Al Kha­mis­si (Edi­tri­ce il Siren­te, 2008)… vi cata­pul­te­rà di col­po nel fasci­no­so caos del­la gran­de metro­po­li, rega­lan­do­vi otti­mi spun­ti per il pros­si­mo viag­gio o offren­do­vi qual­che ricor­do che pen­sa­va­te dimen­ti­ca­to del vostro ulti­mo viag­gio al Cai­ro.

Diven­ta­to ormai un clas­si­co del­la let­te­ra­tu­ra Egi­zia­na con­tem­po­ra­nea, “Taxi. Le stra­de del Cai­ro si rac­con­ta­no” è viag­gio nel­la socio­lo­gia urba­na del­la capi­ta­le egi­zia­na attra­ver­so le voci dei tas­si­sti. Una rac­col­ta di sto­rie bre­vi che rac­con­ta­no sogni, avven­tu­re filo­so­fi­che, amo­ri, bugie, ricor­di e poli­ti­ca. I tas­si­sti egi­zia­ni sono degli ama­bi­li can­ta­sto­rie che, con disin­vol­tu­ra, con­du­co­no il let­to­re in un deda­lo di real­tà e poesia. Autentico ritrat­to di un pae­se a ridos­so del crol­lo di un’epoca, “Taxi. Le stra­de del Cai­ro si rac­con­ta­no” è sta­to scrit­to nel 2007, con­si­de­ra­to il pri­mo libro di suc­ces­so scrit­to in dia­let­to egi­zia­no ha lan­cia­to una nuo­va ten­den­za let­te­ra­ria. A oggi è tra­dot­to in die­ci lin­gue.

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Ernesto Pagano

Ernesto Pagano 

Erne­sto Paga­no appro­da al Cai­ro nel 2005 con l’intenzione di impa­ra­re l’arabo del­la gen­te comu­ne, oltre all’arabo del Cora­no, stu­dia­to per anni all’università.
Ini­zia a fare cono­scen­za col pae­se pro­prio attra­ver­so le lun­ghe chiac­chie­ra­te coi tas­si­sti, rap­pre­sen­tan­ti del­le più sva­ria­te tona­li­tà di colo­re del­la socie­tà egi­zia­na. Allo stes­so tem­po, inte­ra­gi­sce con l’Egitto attra­ver­so la sua atti­vi­tà di ricer­ca in cam­po isla­mo­lo­gi­co.
Dopo la lau­rea, fa ritor­no al Cai­ro come col­la­bo­ra­to­re dell’ufficio stam­pa all’Ambasciata Ita­lia­na. In segui­to ini­zia a lavo­ra­re per una Ong ita­lia­na come con­su­len­te per le atti­vi­tà cul­tu­ra­li.
È in que­sto fran­gen­te che cura e tra­du­ce una rac­col­ta di sto­rie popo­la­ri egi­zia­ne edi­ta da un pic­co­lo edi­to­re sar­do, col­la­bo­ra con gior­na­li­sti egi­zia­ni per la pro­du­zio­ne di tra­smis­sio­ni radio indi­pen­den­ti, fa il for­ma­to­re di migran­ti anal­fa­be­ti, col­la­bo­ra come auto­re, inter­pre­te e fixer alla rea­liz­za­zio­ne di un docu­men­ta­rio sul­la mega­lo­po­li Cai­ro pro­dot­to da Rai­tre.
Attual­men­te  scri­ve d’Egitto, di Islam e di Medio Orien­te in varie testa­te car­ta­cee e onli­ne.
Si dice che chi beve l’acqua del Nilo è desti­na­to a rima­ne­re lega­to all’Egitto per tut­ta la vita. For­se Erne­sto l’ha bevu­ta sen­za accor­ger­se­ne, visto che da ormai tre anni rima­ne anco­ra­to alla ter­ra del gran­de fiu­me sen­za nes­su­na inten­zio­ne di fare ritor­no a casa.”

PER ULTERIORI INFO SULLATTIVITÀ DI ERNESTO:
@ er_pagano@yahoo.it

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Khaled Al Khamissi

Khaled El Khamissi 

Gior­na­li­sta, regi­sta e pro­dut­to­re oltre che scrit­to­re, Kha­led è nato nel novem­bre del 1962. Figlio d’arte, anche il padre era uno scrit­to­re. El Kha­mis­si è un arti­sta polie­dri­co, si è lau­rea­to in Scien­ze poli­ti­che alla Sor­bo­na di Pari­gi. Ha lavo­ra­to per l’Istituto Egi­zia­no per gli stu­di socia­li. Ha scrit­to sce­neg­gia­tu­re per vari film egi­zia­ni qua­li Kar­nak, Isi­de a Phi­lae, Giza e altri. Scri­ve perio­di­ca­men­te arti­co­li e ana­li­si cri­ti­che su poli­ti­ca e socie­tà in diver­si gior­na­li e set­ti­ma­na­li egi­zia­ni. E¹ il pro­prie­ta­rio e diret­to­re del­la Nile pro­duc­tion com­pa­ny, con la qua­le pro­du­ce docu­men­ta­ri, film, fic­tion Tv e ani­ma­zio­ne per bam­bi­ni.

PER ULTERIORI INFO SULLATTIVITÀ DI KHALED:
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@ khaled@taxitalks.com

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Taxi: cuori palpitanti, cuori malati del Cairo

ISBN 9788887847147 © il Sirente 

di Dai­kha Dri­di (da Babel­med, 23/05/2007)

Si trat­ta di un pic­co­lo libro che non si può vera­men­te inse­ri­re un una cate­go­ria pre­ci­sa, scrit­to da un regi­sta che ha deci­so di par­la­re agli abi­tan­ti del Cai­ro dei loro tas­si­sti e che ha avu­to un tale suc­ces­so nel­le libre­rie del Cai­ro, che è sta­to ristam­pa­to per la ter­za vol­ta in pochi mesi. Taxi (Con­ver­sa­zio­ni in viag­gio) di Kha­led El Kha­mis­si è in pri­mo luo­go una sor­pren­den­te idea di sem­pli­ci­tà: 58 sto­rie di con­ver­sa­zio­ni con i tas­si­sti del Cai­ro, che l’autore ha mes­so insie­me nel giro di un anno. Non c’è biso­gno di aggiun­ge­re, che  l’autore-narratore ha pre­fe­ri­to scom­pa­ri­re die­tro le paro­le dei taxi dri­ver: le situa­zio­ni che Kha­led al Kha­mis­si rac­con­ta con minu­zio­si­tà e sem­pli­ci­tà non han­no biso­gno di imbal­lag­gio o di rive­sti­men­to esplo­do­no davan­ti ai nostri occhi con tut­ta l’evidenza che non ci pren­dia­mo mai la bri­ga di scru­ta­re. La cosa ancor più degna di nota è che l’autore, che non nascon­de nel­la sua intro­du­zio­ne il suo affet­to per i tas­si­sti, spes­so odia­ti  e stig­ma­tiz­za­ti dai Cai­rio­ti, non è idea­liz­za­to e sem­pli­ci­sti­co. I tas­si­sti non sono fat­ti tut­ti del­la stes­sa pasta, alcu­ni ci emo­zio­na­no, alcu­ni ci fan­no ride­re fino alle lacri­me, altri sono odio­si o addi­rit­tu­ra asso­lu­ta­men­te dete­sta­bi­li.
Nel­la sua intro­du­zio­ne, l’autore ini­zia ricor­dan­do quel­lo che spes­so i clien­ti dei taxi dimen­ti­ca­no, quan­do pren­do­no un taxi al Cai­ro: “Nel­la stra­gran­de mag­gio­ran­za i tas­si­sti fan­no par­te del­la clas­se socia­le eco­no­mi­ca­men­te più svan­tag­gia­ta, la loro pro­fes­sio­ne è spos­san­te, lo sta­re con­ti­nua­men­te sedu­ti in auto demo­li­sce le loro colon­ne ver­te­bra­li, l’incessante rumo­re del­le stra­de del Cai­ro distrug­ge il loro siste­ma ner­vo­so, i per­pe­tui ingor­ghi li stan­ca­no men­tal­men­te e la cor­sa  die­tro i mez­zi di sus­si­sten­za – cor­sa nel sen­so let­te­ra­le del ter­mi­ne – elet­triz­za i loro cor­pi, aggiun­ge­te a que­sto le trat­ta­ti­ve le con­tro­ver­sie con i clien­ti cir­ca l’importo da paga­re, in assen­za di prez­zi stan­dard e le mole­stie da par­te del­la poli­zia, che rispet­to ai meto­di del Mar­che­se de Sade non sono nien­te”.
Sono più di 80000 al Cai­ro che gira­no gior­no e not­te, una del­le poche cit­tà al mon­do dove indi­pen­den­te­men­te dall’ora, a tar­da not­te o di mat­ti­na pre­sto, qua­lun­que sia il quar­tie­re in cui si tro­va­no, è garan­ti­to vede­re un Taxi pas­sa­re, e sono, dice Kha­mis­si “come una vasta gam­ma del­la socie­tà che va dagli anal­fa­be­ti ai lau­rea­ti (non ho fino­ra incon­tra­to un tas­si­sta con un dot­to­ra­to di ricer­ca).” Le loro pri­va­zio­ni mate­ria­li, che sospet­ta­no, ma su cui rara­men­te si sof­fer­ma­no, Kha­mis­si le ren­de con una sor­pren­den­te inti­mi­tà, le sto­rie del­la loro vita o i pic­co­li aned­do­ti che la dico­no lun­ga e che ven­go­no spes­so rac­con­ta­ti con humor, un umo­ri­smo che gli invi­dia­mo, in quan­to è edu­ca­ta­men­te dispe­ra­to . Il più anzia­no tra i tas­si­sti incon­tra­ti da Kha­mis­si, un vero monu­men­to, che lavo­ra da 48 anni e al  qua­le l’autore chie­de diver­ti­to “la mora­le del­la sua sto­ria”, dopo tan­ti anni pas­sa­ti in un  taxi, rispon­de: “Una for­mi­ca nera su una roc­cia nera in una not­te buia Allah l’aiuta… ”
Ma l’intimità di que­sta mise­ria non è rac­con­ta­ta timi­da­men­te, si svol­ge davan­ti ai nostri occhi con­fu­si dal­la for­za e dal­la sem­pli­ci­tà del­le paro­le di que­ste per­so­ne che han­no smes­so di lamen­tar­si già da mol­to tem­po. Uno di loro è riu­sci­to a sven­ta­re tre inci­den­ti duran­te il viag­gio con lo scrit­to­re, addor­men­tan­do­si alla gui­da, per­ché appren­dia­mo “che sono tre gior­ni da quan­do sono entra­to nel taxi e non sono più usci­to, mi resta­no solo tre gior­ni pri­ma del­la sca­den­za per il paga­men­to dell’auto. Man­gio qui, bevo qui, non lascio la mac­chi­na se non per uri­na­re, e non dor­mo, non pos­so tor­na­re a casa per­ché vivia­mo di quel­lo che gua­da­gno in un gior­no, se rien­tro a casa dovrei  spen­de­re per far man­gia­re i bam­bi­ni e mia moglie “.
Ma lun­gi dal fare di Taxi un sag­gio sull’indigenza dei tas­si­sti del Cai­ro, Kha­mis­si ci tra­smet­te anche il loro pen­sie­ro sul­la situa­zio­ne nel loro pae­se, la deri­sio­ne sul loro lea­der, la loro rab­bia con­tro la cor­ru­zio­ne nel­la poli­zia. Ad un tas­si­sta visi­bil­men­te arrab­bia­to, il nar­ra­to­re chie­de gen­til­men­te cosa c’è che non va, il tas­si­sta ini­zial­men­te diri­ge la sua rab­bia con­tro Kha­mis­si poi  accet­ta di dir­gli tut­to: “Ho pre­so un clien­te a Nasr City che mi  ha chie­sto di por­tar­lo a Mohan­dis­si­ne (dall’altra par­te del­la cit­tà, Ed), quan­do sia­mo arri­va­ti dopo un traf­fi­co mici­dia­le e tut­to il resto, non sape­vo che era un poli­ziot­to, scen­den­do si è mes­so a gri­da­re: ‘la paten­te figlio di un cane! “. Gli ho chie­sto il per­ché, visto che non ave­vo fat­to nien­te, gli ho mostra­to la paten­te e gli ho dato 5 Lire, mi ha det­to che non era­no  suf­fi­cien­ti, gli ho dato 10 Lire, le ha rifiu­ta­te, ha pre­so poi 20 Lire ed è sce­so il figlio di put­ta­na, e io giu­ro che è tut­to quel­lo che ave­va in tasca dopo aver fat­to ben­zi­na. Che Dio distrug­ga la loro vita come loro distrug­go­no la nostra. ”
Ma se il nar­ra­to­re è taci­tur­no, ci sarà sem­pre un tas­si­sta per disten­der­lo aggior­nan­do­lo sul­le ulti­me novi­tà in Egit­to: “Sem­bra che un egi­zia­no ha tro­va­to la lam­pa­da di Ala­di­no, stro­fi­nan­do­la il genio è usci­to per dir­gli che avreb­be rea­liz­za­to qual­sia­si desi­de­rio. Lui ha chie­sto un milio­ne di Lire. Il genio del­la lam­pa­da glie­ne da solo 500. Per­ché? Pro­te­sta l’uomo, il genio rispon­de, il gover­no ha un busi­ness con la lam­pa­da fac­cia­mo fif­ty-fif­ty “.
Altri anco­ra dico­no a Kha­mis­si che pian­go­no per l’Iraq, ci ave­va­no vis­su­to pri­ma dell’invasione ame­ri­ca­na e ora han­no la sen­sa­zio­ne ingra­ta di non poter fare nien­te per aiu­tar­li “gli ira­che­ni ci han­no sem­pre accol­to con un incre­di­bi­le ospi­ta­li­tà, e ora che han­no biso­gno di noi, li guar­dia­mo mori­re da lon­ta­no. ”
L’Iraq è mol­to pre­sen­te nel­le boc­che dei tas­si­sti Cai­ro­ti e anche l’America: “biso­gne­reb­be fare e par­la­re come gli ame­ri­ca­ni: eli­mi­nia­mo la paro­la ‘Ame­ri­ca­ni’ e dicia­mo ‘bian­co pro­te­stan­te irlan­de­se d’america’, ‘Nero musul­ma­no d’america ‘,’ ispa­ni­co d’america ‘,’ nero pro­te­stan­te d’america ‘, esat­ta­men­te come loro dico­no; cen­to scii­ti d’Iraq sono mor­ti, due  sun­ni­ti d’Iraq sono mor­ti e i figli di put­ta­na dei nostri gior­na­li­sti, ripe­to­no per tut­to il gior­no la stes­sa cosa. Io ascol­to La radio tut­ti i gior­ni e mi avve­le­na il cor­po ascol­ta­re que­ste cose “.
Kha­led Kha­mis­si ci fa visi­ta­re un Cai­ro vivo, attra­ver­so por­zio­ni di rea­le, che non cor­ri­spon­do­no né ad un’immagine aset­ti­ca che il gover­no vor­reb­be dare a milio­ni di turi­sti che visi­ta­no ogni anno la cit­tà, né fan­ta­smi let­te­ra­ri o cine­ma­to­gra­fi­ci pro­dot­ti da un cer­to nume­ro di scrit­to­ri o regi­sti Egi­zia­ni. La scrit­tu­ra di rac­con­ti bre­vi, che sia­no diver­ten­ti o depri­men­ti, sto­rie che rac­con­ta­no i tas­si­sti sono uno dei miglio­ri docu­men­ta­ri che è sta­to fat­to sul Cai­ro. Non vi è alcun dub­bio che l’autore dedi­ca il suo libro “alla vita, che abi­ta le paro­le del­la pove­ra gen­te, for­se quel­le paro­le riem­pi­ran­no il nul­la che abi­ta in noi da tan­ti anni”.

(tra­du­zio­ne di Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li)

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Lo leggerai in un giorno e poi tornerai a comprare copie per tutti i tuoi amici

(da Baheyya: Art Com­men­ta­ry Media)

Lo leg­ge­rai in un gior­no e poi tor­ne­rai a com­pra­re copie per tut­ti i tuoi ami­ci”, ha det­to il libra­io a pro­po­si­to di Taxi di Kha­led al-Kha­mi­sy. Ha ragio­ne su una cosa: è impos­si­bi­le lasciar­lo un atti­mo (ma i miei ami­ci dovran­no acqui­sta­re le loro copie da soli). Si trat­ta di una sem­pli­ce, ma pro­fon­da idea gra­zio­sa­men­te com­po­sta arti­fi­cio­sa­men­te mes­sa in atto. In un pri­mo momen­to, non mi con­vin­ce­va il poten­zia­le di cli­ché, che la rac­col­ta di sto­rie di tas­si­sti del Cai­ro avreb­be con­den­sa­to. L’idea è genia­le, il pro­dot­to potreb­be esse­re disa­stro­so. Mi aspet­ta­vo pagi­ne pater­na­li­sti­che, un tri­to e ritri­to di “ana­li­si”, o pre­di­che di mora­le, o una super­fi­cia­le espo­si­zio­ne il cui uni­co sco­po è quel­lo di mostra­re la bril­lan­tez­za dell‘autore. Ma dal­le pri­me pagi­ne, lo sce­neg­gia­to­re, scrit­to­re e scien­zia­to poli­ti­co Kha­led al-Kha­mi­sy ren­de per­fet­ta­men­te chia­ro che è un otti­mo ascol­ta­to­re e un fede­le tra­scrit­to­re, con un fine orec­chio per la comi­ci­tà, e un orec­chio acu­to per le sto­rie tra­gi­che dei taxi Dri­ver. In altre paro­le, l’autore for­tu­na­ta­men­te ci fa il favo­re di trat­te­ne­re la sua sen­ten­za e si astie­ne da con­fe­ren­ze, ci tra­smet­te le con­ver­sa­zio­ni sen­za giu­di­zi, ric­che di humour, pathos, e sor­pren­den­te intui­zio­ne.

Il libro inclu­de le con­ver­sa­zio­ni con gli auti­sti dall’aprile 2005 al mar­zo 2006, anno in cui l’autore si basa­va qua­si esclu­si­va­men­te sui taxi per muo­ver­si in giro per la cit­tà. Que­sto lo ha espo­sto allo sce­na­rio uma­no incre­di­bil­men­te varie­ga­to che costi­tui­sce i tas­si­sti del­la capi­ta­le. Chiun­que usi i taxi e pre­sta la mini­ma atten­zio­ne sa che non esi­ste più un pro­to­ti­po di taxi dri­ver (se mai c’è sta­to). L’elevato tas­so di disoc­cu­pa­zio­ne e sot­toc­cu­pa­zio­ne, l’aumento del costo del­la vita, e la leg­ge del 1990 che con­sen­te ad un vei­co­lo di qual­sia­si anno di esse­re tra­sfor­ma­to in un taxi han­no cospi­ra­to facen­do aumen­ta­re dram­ma­ti­ca­men­te il nume­ro e la diver­si­tà dei taxi e dei loro auti­sti (80000 taxi con­si­de­ran­do solo il Cai­ro, sen­za la sua peri­fe­ria, dice al-Kha­mi­sy). I tas­si­sti ora sono i col­let­ti bian­chi dei dipen­den­ti sta­ta­li, i pro­fes­sio­ni­sti dai col­let­ti blu-nero, e gli  stu­den­ti uni­ver­si­ta­ri. Sono di varie fasce di età, da un con­du­cen­te che ha appe­na otte­nu­to la paten­te a uno che gui­da dal 1940. Una buo­na por­zio­ne di tas­si­sti  han­no svol­to stu­di uni­ver­si­ta­ri, e tut­ti han­no sto­rie da rac­con­ta­re.

Dopo una bre­ve e agi­le intro­du­zio­ne, al-Kha­mi­sy pro­ce­de a rac­con­ta­re 58 incon­tri con i tas­si­sti di tut­ti i ceti socia­li (com­pre­sa una dispu­ta fin trop­po cre­di­bi­le tra un taxi dri­ver e la figlia dell’autore di 14 anni che pren­de­va il taxi da sola per la pri­ma vol­ta). Le sto­rie sono testua­li, atmo­sfe­ri­che, e mol­to diver­se, van­no dal­le descri­zio­ni del­le aspre lot­te per otte­ne­re un qual­che sol­do gui­dan­do un taxi in con­di­zio­ni estre­ma­men­te nega­ti­ve, fino ai sug­ge­sti­vi ricor­di e alle sto­rie per­so­na­li dei tas­si­sti (par­ti­co­lar­men­te toc­can­te è il film “buff” che per 20 anni non era riu­sci­to ad entra­re in una sala cine­ma­to­gra­fi­ca), alla cri­ti­ca socia­le e alle ana­li­si (spe­cial­men­te inte­res­san­ti  sono i tas­si­sti che cri­ti­ca­no la fun­zio­ne degli spot tele­vi­si­vi, e il con­du­cen­te che fa una pene­tran­te ana­li­si del­la dimi­nu­zio­ne del­le pro­te­ste in Egit­to dal 1977) , Alle spe­ran­ze e alle aspi­ra­zio­ni dei tas­si­sti (il tas­si­sta che sogna ad occhi aper­ti un viag­gio intor­no al con­ti­nen­te afri­ca­no).

Una del­le più note­vo­li, diver­ten­ti e pene­tran­ti serie di sto­rie sono quel­le dedi­ca­te alla poli­ti­ca, in par­ti­co­la­re quel­le con­ver­sa­zio­ni che si occu­pa­no di Hosni Muba­rak, e del­le sue ele­zio­ni pre­si­den­zia­li. E qui va il gran­de cre­di­to a ‘al-Kha­mi­sy che tra­scri­ve fedel­men­te sia quel­le opi­nio­ni a favo­re sia quel­le con­tro il peren­ne pre­si­den­te, e così facen­do indi­ca un pun­to sot­ti­le: è sba­glia­to gene­ra­liz­za­re l’opinione pub­bli­ca egi­zia­na rifa­cen­do­si a poche deci­ne di esem­pi, o trat­tan­do i tas­si­sti come “auten­ti­che” voci di “stra­da”. Per for­tu­na, que­sto tipo di esi­sten­zia­li­smo e fin­to-popu­li­smo è com­ple­ta­men­te assen­te dal libro. Per qua­lia­si cor­ri­spon­den­te e “ana­li­sta” este­ro  che ritie­ne che il “pol­so del­la stra­da egi­zia­na” si per­ce­pi­sca attra­ver­so il sem­pli­ce scam­bio di poche paro­le con un tas­si­sta, Il libro di al-Kha­mi­sy è un poten­te rim­pro­ve­ro. Infat­ti, una del­le sue gran­di vir­tù è di sal­va­re i pare­ri dei taxi-dri­ver da ana­li­si pro­fon­de e sal­va­re gli stes­si taxi-dri­ver dall’onere di rap­pre­sen­ta­re alcu­ne scon­tan­te, con­for­tan­ti, ma ine­si­sten­ti defi­ni­zio­ni di “uomo qua­lun­que”.

(tra­du­zio­ne di Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li)

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Le peripezie di un passeggero in un taxi cairota

ISBN 9788887847147 © il Sirente

di Soheir Fah­mi (da Al-Ahram Heb­do)

Attra­ver­so una serie di con­ver­sa­zio­ni con i tas­si­sti del Cai­ro, Kha­led el Kha­mi­si ci immer­ge in un mon­do nel qua­le è pos­si­bi­le toc­ca­re con mano le pre­oc­cu­pa­zio­ni del­la gen­te sem­pli­ce, la loro sag­gez­za, il loro humor e il loro sguar­do sul mon­do del­la poli­ti­ca. Un testo che la dice lun­ga sul­lo sta­to del­la socie­tà egi­zia­na e del mon­do che la cir­con­da.

I taxi del mon­do sono tut­ti diver­si. I tas­si­sti del mon­do sono tut­ti diver­si. Essi rap­pre­sen­ta­no indub­bia­men­te il luo­go dove si svol­go­no i loro via vai con­ti­nui. Esse­re un tas­si­sta in una metro­po­li come il Cai­ro è una pro­fes­sio­ne uni­ca. Irri­tan­te ed entu­sia­sman­te allo stes­so tem­po. All’interno di que­ste vet­tu­re, spes­so in cat­ti­ve con­di­zio­ni a cau­sa degli infi­ni­ti ingor­ghi e del­le inter­mi­na­bi­li atte­se, ini­zia la con­ver­sa­zio­ne tra il tas­si­sta e il suo clien­te. Con­ver­sa­zio­ne, che può toc­ca­re tut­ti gli aspet­ti del­la vita, ma che spes­so ruo­ta attor­no alla poli­ti­ca e alle que­stio­ni socia­li che vive l’Egitto. Kha­led el Kha­mi­si, con sobrie­tà e mode­ra­zio­ne, ma anche con umo­ri­smo, va a cac­cia del mon­do inte­rio­re e del pen­sie­ro di que­sti uomi­ni, che sono i por­ta­vo­ce di un signi­fi­ca­ti­vo stra­to di egi­zia­ni. A pic­co­li toc­chi costrui­sce un qua­dro sfu­ma­to di que­sti uomi­ni che subi­sco­no l’inquinamento e il caos del­la stra­da egi­zia­na. Par­la­re di ciò che li pre­oc­cu­pa gli da modo di tra­scen­de­re un quo­ti­dia­no che li vio­len­ta. Il dilu­vio di paro­le che emet­to­no è spon­ta­neo e disor­di­na­to. Tut­ta­via, sug­ge­ri­sce una sapien­za di vita e uno sguar­do ori­gi­na­le sul­la real­tà. Kha­led el Kha­mi­si si met­te all’ascolto di que­sti emar­gi­na­ti dal­la vita poli­ti­ca, che in modo sem­pli­ce e in poche fra­si sve­la­no le pre­oc­cu­pa­zio­ni di tut­ti i gior­ni. Si pon­go­no doman­de, ma per la mag­gior par­te dichia­ra­no ave­re del­le posi­zio­ni fer­me. Con­tro o per Muba­rak con­tro gli Sta­ti Uni­ti e dal­la par­te dei pale­sti­ne­si e degli ira­che­ni, con­tro la cor­ru­zio­ne e a favo­re dei non abbien­ti di cui fan­no par­te, con­tro il pote­re e la poli­zia, con­tro i pro­prie­ta­ri di auto e dal­la par­te degli altri taxi Dri­ver e del­le par­ti­te di cal­cio. Sot­to la pen­na di Kha­mi­si, fini­sco­no per rea­liz­za­re un affre­sco in cui, come in un puzz­le, i vari pez­zi sono sta­ti mes­si al loro posto. Cio­no­no­stan­te, il clien­te, in que­sto caso, Kha­led Kha­mi­si, non è un sem­pli­ce pas­seg­ge­ro imper­so­na­le e imper­tur­ba­bi­le. Attra­ver­so vari quar­tie­ri del Cai­ro, come tut­ti i pas­seg­ge­ri in un taxi Cai­ro­ta, tes­se un cer­to lega­me con l’autista. Lega­me, che for­se ha l’obiettivo di supe­ra­re un sof­fo­can­te “qui e ora”, con­tro il qua­le sono indi­fe­si. Una sag­gez­za che gli egi­zia­ni, attra­ver­so le loro lun­ghe peri­pe­zie con le auto­ri­tà han­no impa­ra­to a cono­sce­re.

(tra­du­zio­ne di Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li)

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Taxi: A pieni fari sull’Egitto di oggi

ISBN 9788887847147 © il Sirente 

di Dora Abdel­ra­zik (da L’équipe d’Alif, 25/02/2007)

Taxi, l’ultimo libro di Kha­led Al Kha­mis­si, vi accom­pa­gna nell’Egitto di oggi. Attac­ca­te le cin­tu­re.

Lascia­te­vi tra­spor­ta­re a bor­do del taxi di Kha­led el Kha­mis­si. 58 viag­gi attra­ver­so i qua­li il nar­ra­to­re, e il con­du­cen­te del taxi (un tas­si­sta diver­so per ogni viag­gio), vi rac­con­te­ran­no l’Egitto di oggi.
All’orogine di que­sto lavo­ro sul­le con­ver­sa­zio­ni tra l’autore e i tas­si­sti dall’aprile 2005 al mar­zo 2006, ci sono degli aned­do­ti che testi­mo­nia­no e riflet­to­no la socie­tà egi­zia­na. Appe­na un mese dopo la sua pub­bli­ca­zio­ne, è diven­ta­to un Best Sel­ler e il libro è già alla sua ter­za edi­zio­ne. L’autore si augu­ra che Taxi sia pre­sto tra­dot­to in ingle­se e maga­ri più avan­ti in fran­ce­se.

Dedi­ca­to alla “vita” come le pagi­ne, i viag­gi si sus­se­guo­no e sono tut­ti diver­si. Essi sono pie­ni di dol­cez­za, di dolo­re, di sogni e del­le pau­re del popo­lo egi­zia­no. Man mano che que­sto mez­zo di loco­mo­zio­ne, così inti­mo e così pub­bli­co, avan­za si sve­la­no i segre­ti. Que­sto libro dedi­ca­to “Alla vita che abi­ta nel­le paro­le del­la pove­ra gen­te” è innan­zi­tut­to un’opera let­te­ra­ria che vuo­le esse­re uma­na.
L’essere uma­no è la base di que­sto libro, con paro­le sem­pli­ci, chia­re, “l’uomo del­la stra­da” espri­me i suoi timo­ri, dub­bi, pare­ri e cri­ti­che sul pia­no poli­ti­co, eco­no­mi­co e socia­le, dell’Egitto, ma anche del mon­do ara­bo.
L’autore Kha­led Al Kha­mis­si, un uomo dai diver­si talen­ti, gior­na­li­sta, regi­sta, pro­dut­to­re e scrit­to­re, dall’infanzia appas­sio­na­to del mon­do del­le paro­le.

Figlio del famo­so scrit­to­re Abdel Rah­man Al Kha­mis­si, ha volu­to espri­me­re attra­ver­so il ‘popo­lo’ le cose più sem­pli­ci. Natu­ral­men­te e spon­ta­nea­men­te, attra­ver­so que­ste per­so­ne che, come voi e me, pen­sa­no, riflet­to­no, ma che in fon­do al loro cuo­re  chie­do­no solo un orec­chio atten­to che li ascol­ti.

Per l’amante di una pro­sti­tu­ta que­sto orec­chio è quel­lo di Kha­led al qua­le il tas­si­sta si con­fi­da e si con­fes­sa facil­men­te per­ché, alla fine, non rive­drà mai più il suo  clien­te, e può quin­di lasciar­si anda­re libe­ra­men­te. Da un auti­sta aman­te di una pro­sti­tu­ta, a quel­lo che cri­ti­ca le ele­zio­ni pre­si­den­zia­li, come dice l’autore, “le loro paro­le sono lumi­no­se” por­ta­no con sé la bon­tà dell’uomo egi­zia­no.
Scrit­ti con faci­li­tà, que­sti rac­con­ti ci por­ta­no alla con­fes­sio­ne di una socie­tà che sta viven­do una vera e pro­pria cri­si di iden­ti­tà e si sen­te vio­len­ta­ta.
Di fron­te a que­sto suc­ces­so, ci si chie­de per­ché ha impie­ga­to così tan­to tem­po a donar­ci que­ste sto­rie? A que­sta doman­da rispon­de con one­stà e sem­pli­ci­tà  “per il timo­re di non esse­re all’altezza dei miei pari”.
Oggi, sen­za tabù o cen­su­ra si  risco­pre il vero vol­to del­la ter­ra dei farao­ni attra­ver­so un viag­gio sem­pli­ce­men­te “uma­no”.

(tra­du­zio­ne di Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li)

 

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Taxi su Al-Ahram Hebdo, Service Courrier, rue Galaa, Le Caire

ISBN 9788887847147 © il Sirente

di Ami­na Has­san (da Al-Ahram Heb­do)

Il libro, com­po­sto per la mag­gior par­te da estrat­ti di con­ver­sa­zio­ni che l’autore ha inta­vo­la­to con i taxi dri­ver del Cai­ro duran­te i suoi nume­ro­si viag­gi in giro per la cit­tà, espri­me con for­za le loro testi­mo­nian­ze sul­la quo­ti­dia­ni­tà, l’attualità poli­ti­ca ed eco­no­mi­ca le loro dia­tri­be con­tro il pote­re e la loro sfi­du­cia nei con­fron­ti di tut­te le auto­ri­tà. Tal­vol­ta nar­ra­to­ri che par­to­no dall’esaltazione ver­ba­le per poi pas­sa­re alla malin­co­nia, le loro sto­rie sono una gran­de sfi­la­ta di idio­mi e di “par­la­te” di tut­ti i tipi, impre­gna­te dal­le dif­fi­col­tà quo­ti­dia­ne. La loro voce noma­de vaga­bon­da, si pre­sta alter­na­ti­va­men­te ad ogni mono­lo­go inte­rio­re. E’una voce discor­si­va, che cer­ca di sma­sche­ra­re la real­tà per capir­ne il sen­so. Dal­la con­fes­sio­ne di uno degli auti­sti: “Per tan­to tem­po ci sia­mo lascia­ti tra­sci­na­re dal­la ricer­ca del pane quo­ti­dia­no che abbia­mo così abban­do­na­to ogni ten­ta­ti­vo di recla­mo o con­te­sta­zio­ne”.

Arma­ti di una pun­ta d’ironia, por­ta­ti dal­la loro pre­sen­za tem­po­ra­nea alle con­fi­den­ze, il loro pun­to di vista è fron­ta­le, di colo­ro che non si imba­raz­za­no, i Taxi dri­ver auto­riz­za­no l’autore a descri­ve­re con pas­sio­ne il più pic­co­lo fat­to fino ades­so taciu­to. Egli ripar­te un po’ più “ini­zia­to” ad un Egit­to dove sa inta­vo­la­re argo­men­ti poli­ti­ci, filo­so­fi­ci e socia­li, di una rara e pre­ci­sa ele­gan­za, con un piglio rifles­si­vo, invo­ca­to per scuo­te­re qual­sia­si con­for­mi­smo.

L’autore dise­gna in posi­ti­vo quel­lo che que­sta casta di con­du­cen­ti, ha di più attraen­te. Scrit­to in dia­let­to egi­zia­no, que­sta let­te­ra­tu­ra dall’accento diver­ten­te,  ci tra­spor­ta in una cate­go­ria di imma­gi­na­rio con­tem­po­ra­neo di com­bat­ti­men­to, dibat­ti­ti, pre­oc­cu­pa­zio­ni bat­ta­glie­re che pre­fi­gu­ra­no un Egit­to ver­so un futu­ro di cam­bia­men­to e resi­sten­za. L’opera com­ple­ta resta aper­ta su una brec­cia dove si pro­fi­la già più di un libro, più di una con­fes­sio­ne.

(tra­du­zio­ne di Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li)

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Indispensabile premessa

(dall’introduzione di Taxi)

Da lun­ghi anni sono un clien­te di prim’ordine dei taxi. Con loro ho gira­to dap­per­tut­to per le stra­de e i vico­li del Cai­ro, tan­to da impa­ra­re i discor­si e i vari truc­chi del mestie­re meglio di qual­sia­si tas­si­sta (non me ne voglia­te se mi van­to un poco!).
Amo le sto­rie dei tas­si­sti per­ché rap­pre­sen­ta­no a pie­no dirit­to un ter­mo­me­tro dell’umore del­le indo­ma­bi­li stra­de egi­zia­ne.
In que­sto libro vi sono alcu­ne sto­rie che ho vis­su­to e ascol­ta­to, tra l’aprile del 2005 e il mar­zo del 2006.
Par­lo di alcu­ne sto­rie, e non di tut­te, per­ché diver­si ami­ci avvo­ca­ti mi han­no det­to che la loro pub­bli­ca­zio­ne sareb­be basta­ta a far­mi sbat­te­re in gale­ra con l’accusa di calun­nia e dif­fa­ma­zio­ne; e che la pub­bli­ca­zio­ne di cer­ti nomi con­te­nu­ti in deter­mi­na­te sto­rie e bar­zel­let­te, di cui sono pie­ni gli occhi e le orec­chie del­le stra­de egi­zia­ne, è un affa­re peri­co­lo­so… dav­ve­ro peri­co­lo­so, ami­ci miei.
La cosa mi ha rat­tri­sta­to mol­to per­ché i rac­con­ti popo­la­ri e le bar­zel­let­te, pri­va­ti di una memo­ria, andran­no per­du­ti.
Ho ten­ta­to di ripor­tar­li qui, così come sono, nar­ra­ti nel­la lin­gua del­la stra­da. Una lin­gua spe­cia­le, rude, vita­le, schiet­ta. Estre­ma­men­te diver­sa dal­la lin­gua cui ci han­no abi­tua­to i con­ve­gni e i salot­ti buo­ni.
Di cer­to il mio ruo­lo in que­sta sede non sta nel rive­de­re l’accuratezza del­le infor­ma­zio­ni che ho regi­stra­to e tra­scrit­to. Per­ché l’importante sta in quel­lo che un indi­vi­duo dice nel­la sua socie­tà, in un par­ti­co­la­re momen­to sto­ri­co, attor­no a una deter­mi­na­ta que­stio­ne: nel­la sca­la di prio­ri­tà di que­sto libro, l’intento socio­lo­gi­co vie­ne pri­ma di quel­lo descrit­ti­vo.
La mag­gior par­te dei tas­si­sti appar­tie­ne a una clas­se socia­le schiac­cia­ta dal pun­to di vista eco­no­mi­co e ves­sa­ta da un lavo­ro fisi­ca­men­te deva­stan­te. La peren­ne posi­zio­ne sedu­ta in auto sgan­ghe­ra­te spez­za loro la schie­na. Il traf­fi­co e il caos per­ma­nen­te del­le stra­de cai­ro­te anni­chi­li­sce il loro siste­ma ner­vo­so e li con­du­ce all’esaurimento. La cor­sa – in sen­so let­te­ra­le – die­tro il gua­da­gno, ten­de i loro ner­vi fino al limi­te estre­mo… a que­sto si aggiun­ga il con­ti­nuo tira e mol­la coi clien­ti, a cau­sa dell’assenza di una tarif­fa sta­bi­li­ta, e coi poli­ziot­ti, che li sot­to­pon­go­no a una quan­ti­tà di ves­sa­zio­ni che fareb­be­ro sta­re quie­to nel­la tom­ba anche il defun­to Mar­che­se de Sade.
Inol­tre, se cal­co­las­si­mo in ter­mi­ni mate­ma­ti­ci il ritor­no eco­no­mi­co del taxi, con­si­de­ran­do le spe­se lega­te all’usura, le per­cen­tua­li dovu­te all’autista, le tas­se, le mul­te, ecc., ci ren­de­rem­mo con­to che si trat­ta di un’attività a per­de­re in tut­to e per tut­to. Al con­tra­rio, que­sti impren­di­to­ri, non met­ten­do in con­to la quan­ti­tà di spe­se impre­vi­ste, imma­gi­na­no che pos­sa frut­ta­re gua­da­gno. Ne risul­ta­no auto logo­re, sfa­scia­te e sudi­ce, con a bor­do auti­sti che lavo­ra­no come schia­vi.
Una serie di prov­ve­di­men­ti del gover­no ha por­ta­to l’impresa taxi a un incre­men­to sen­za pre­ce­den­ti, facen­do arri­va­re il loro nume­ro alla cifra di ottan­ta­mi­la sol­tan­to al Cai­ro.
Con una leg­ge ema­na­ta nel­la secon­da metà degli anni ’90, il gover­no ha con­sen­ti­to la con­ver­sio­ne di tut­te le vec­chie auto in taxi, insie­me all’ingresso del­le ban­che nel mer­ca­to dei finan­zia­men­ti di auto pub­bli­che e pri­va­te. In que­sto modo, fol­le di disoc­cu­pa­ti si sono river­sa­te nel­la clas­se dei tas­si­sti, entran­do in una spi­ra­le di sof­fe­ren­za mos­sa dal­la cor­sa al paga­men­to del­le rate ban­ca­rie; dove lo sfor­zo atro­ce di quei dan­na­ti si tra­sfor­ma in ulte­rio­re gua­da­gno per ban­che, azien­de auto­mo­bi­li­sti­che e impor­ta­to­ri di pez­zi di ricam­bio.
Di con­se­guen­za diven­ta pos­si­bi­le tro­va­re tas­si­sti con ogni tipo di com­pe­ten­za e livel­lo d’istruzione, a par­ti­re dall’analfabeta, fino a giun­ge­re al lau­rea­to (ma non ho mai incon­tra­to tas­si­sti col dot­to­ra­to, fino­ra…).
Costo­ro deten­go­no un’ampia cono­scen­za del­la socie­tà, per­ché la vivo­no con­cre­ta­men­te, sul­la stra­da. Ogni gior­no entra­no in con­tat­to con una varie­tà impres­sio­nan­te di uomi­ni. Attra­ver­so le con­ver­sa­zio­ni si som­ma­no nel­le loro coscien­ze pun­ti di vista che pene­tra­no inten­sa­men­te la con­di­zio­ne del­la clas­se dei mise­ra­bi­li d’Egitto, tant’è vero che, mol­to spes­so, ritro­vo nel­le ana­li­si poli­ti­che dei tas­si­sti una pro­fon­di­tà supe­rio­re a quel­la di tan­ti com­men­ta­to­ri poli­ti­ci che riem­pio­no di chiac­chie­re il mon­do. Per­ché la cul­tu­ra di que­sto popo­lo si rive­la nel­le sue ani­me più sem­pli­ci.
Un popo­lo gran­dio­so e ammi­re­vo­le, il vero mae­stro di chiun­que voglia impa­ra­re.

Kha­led Al Kha­mis­si, 21 Mar­zo 2006
(tra­du­zio­ne di Erne­sto Paga­no)

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Da dietro una ruota, una sincera panoramica del Cairo

ISBN 9788887847147 © il Sirente di Jill Car­roll (The Chri­stian Scien­ce Moni­tor, 13 dicem­bre 2007)

Un bestsel­ler che offre sor­pren­den­ti cri­ti­che del­la socie­tà egi­zia­na e del suo gover­no attra­ver­so le voci dei taxi dri­ver.

Il gior­na­li­sta Jill Car­roll discu­te con i tas­si­sti del Cai­ro. Il tas­si­sta Ahmed sie­de die­tro un volan­te rive­sti­to in fin­ta pel­le di leo­par­do. Una sca­to­let­ta rove­scia­ta di tes­su­to attac­ca­to al sof­fit­to pen­de accan­to alla sua testa. Come la mag­gior par­te dei tas­si­sti Cai­ro­ti, ride facil­men­te, ed è sem­pre dispo­sto a discu­te­re dei peri­co­li del suo lavo­ro — che chi ha vis­su­to per un peri­do in que­sta fumo­sa cit­tà sa che sono nume­ro­si.

Dice di esse­re sta­to sbat­tu­to via, deru­ba­to, e  pre­so in giro dal­la poli­zia. “sen­to che a cau­sa loro la mia digni­tà si è spez­za­ta”, dice a pro­po­si­to del­la poli­zia del­la cit­tà, che “è mol­to dura con me”.

Come mol­ti egi­zia­ni — che ha due o tre posti di lavo­ro per far qua­dra­re il bilan­cio — Ahmed gui­da il taxi solo per gua­da­gna­re abba­stan­za per soste­ne­re la sua fami­glia.

Duran­te i suoi stu­di per la Lau­rea in Inge­gne­ria infor­ma­ti­ca, ha pas­sa­to gli ulti­mi quat­tro anni a tra­spor­ta­re pas­seg­ge­ri per pagar­si le tas­se, di cui il 75% del gua­da­gno anda­va al pro­prie­ta­rio del vei­co­lo. E paga­va anche la ben­zi­na.

Ma “se lavo­ras­si sfrut­tan­do la mia lau­rea gua­da­gne­rei solo $ 21 al mese. E non mi baste­reb­be­ro nean­che per le siga­ret­te”.

La sto­ria di Ahmed non è uni­ca. Il suo caso avreb­be potu­to facil­men­te esse­re sta­to pre­so da una sto­ria del nuo­vo libro di Kha­lid al-Kha­mis­si, “Taxi, Tales of Rides”, un best-sel­ler che sta sor­pren­den­do mol­ti Cai­ro­ti per la sua visio­ne del­la vita vista dal sedi­le poste­rio­re di un taxi.

Nel suo pri­mo libro, che è sta­to ristam­pa­to set­te vol­te e ha ven­du­to più di 30000 copie, il Sig Kha­mis­si offre una vista vario­pin­ta sul­la vita media egi­zia­na, attra­ver­so 58 dia­lo­ghi tra lui e i taxi dri­ver.

È un roman­zo, che attra­ver­so le paro­le sem­pli­ci del lavo­ro gior­na­lie­ro dei tas­si­sti, svi­sce­ra com­men­ti socia­li e poli­ti­ci, un approc­cio un pò auda­ce qui che la cen­su­ra è un pro­ble­ma rea­le. Ma la sua auda­cia ha fat­to vola­re gli incas­si nel­le libre­rie egi­zia­ne.

Men­tre la mag­gior par­te dei tito­li egi­zia­ni sono scrit­ti in ara­bo clas­si­co, Kha­mis­si man­tie­ne la for­ma al mini­mo e impie­ga il dia­let­to egi­zia­no col­lo­quia­le a tut­ti i dia­lo­ghi che si svol­go­no in taxi. In tal sen­so, il medium enfa­tiz­za il mes­sag­gio.

La gen­te in stra­da o la gen­te [ele­gan­te] nei club, fa le stes­se discus­sio­ni”, dice Kha­mis­si, nel suo appar­ta­men­to del Cai­ro. I dia­lo­ghi del libro inten­do­no rap­pre­sen­ta­re un pano­ra­ma del­la socie­tà egi­zia­na nel 2006, spie­ga l’autore. “L’idea prin­ci­pa­le è quel­la di rac­con­ta­re ciò che sono sta­te le prin­ci­pa­li sto­rie in Egit­to nel cor­so del 2006 attra­ver­so un eroe e que­sto eroe è un taxi dri­ver.”

Men­tre Ahmed potreb­be esse­re sta­to affa­sci­nan­te, i tas­si­sti del Cai­ro sono un impro­ba­bi­le scel­ta per un sim­pa­ti­co per­so­nag­gio. Dal pun­to di vista del pas­seg­ge­ro, han­no la repu­ta­zio­ne di esse­re avi­di, si bat­to­no per le tarif­fe — tarif­fe che sono deter­mi­na­te dal­la con­trat­ta­zio­ne – e sono sel­vag­gi alla gui­da.

Per le don­ne, sedu­te accan­to all’autista diven­ta spes­so un invi­to al tas­si­sta per lascia­re vaga­re le mani e per con­ver­sa­zio­ni sug­ge­sti­ve. I luo­ghi comu­ni per i tas­si­sti  sono mate­ria da leg­gen­da.

Ma Kha­mis­si offre una visio­ne più equi­li­bra­ta dei tas­si­sti. I dia­lo­ghi rega­la­no del­le sor­pren­den­ti cri­ti­che del­la socie­tà e del gover­no, oltre ad appro­fon­di­men­ti sul­la vita media.

C’è sta­to un gran­de dibat­ti­to in ara­bo [let­te­ra­rio]  nei cir­co­li di impe­gno poli­ti­co… si trat­ta di onde. Mol­ti scrit­to­ri egi­zia­ni vedo­no se stes­si come poli­ti­ca­men­te impe­gna­ti”, affer­ma Debo­rah Starr, un pro­fes­so­re asso­cia­to, che si è spe­cia­liz­za­to nel­la let­te­ra­tu­ra moder­na ara­ba pres­so la Cor­nell Uni­ver­si­ty Dipar­ti­men­to di Stu­di sul Vici­no Orien­te.

Kha­mis­si sem­bra a suo agio in que­sto gene­re di cri­ti­ca poli­ti­ca, anche se affer­ma che non era il suo obiet­ti­vo. In un pas­sag­gio, un taxi dri­ver cri­ti­ca il pre­si­den­te Hosni Muba­rak, per nome, gene­ral­men­te è una cosa che gli scrit­to­ri non fan­no mai.

Men­tre mol­te del­le cri­ti­che riguar­dan­ti il gover­no in “Taxi” sono espres­se pri­va­ta­men­te tra gli egi­zia­ni, il dis­sen­so è di soli­to vago e raro. Kha­mis­si dice di non aver affron­ta­to nes­sun con­trac­col­po a cau­sa del libro, anche se un gior­na­li­sta tele­vi­si­vo ha det­to di esse­re sta­to avver­ti­to dal­la madre che ave­va let­to il libro, a non inter­vi­sta­re Kha­mis­si.

Si trat­ta di un arti­co­la­ta e diver­ten­te… cri­ti­ca” del­la socie­tà e del­la poli­ti­ca in Egit­to, dice al  Cai­ro Press, Mark Linz, diret­to­re dell’Università Ame­ri­ca­na, che pub­bli­ca ora una serie di libri di  let­te­ra­tu­ra ara­ba in lin­gua ingle­se. ” è uni­co per­ché uti­liz­za l’umorismo. Per del­le que­stio­ni che gli egi­zia­ni ten­do­no a pren­de­re mol­to sul serio”.

Kha­mis­si dice di non esse­re un’analista, ma mol­ti dico­no che la popo­la­ri­tà del libro vie­ne dal fat­to che “ognu­no si ritro­va nel libro [quan­do han­no let­to il libro.] Ogni let­to­re ci leg­ge la  pro­pria espe­rien­za.”

(tra­du­zio­ne di Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li)

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