Presentato il volume di Norman Nawrocki

 L’AQUILA. Eccen­tri­co, coin­vol­gen­te, anar­chi­co. È Nor­man Naw­roc­ki, arti­sta cana­de­se, figlio d’immigrati polac­co ucrai­ni, auto­re del libro L’anarchico e il dia­vo­lo fan­no caba­ret che è sta­to pre­sen­ta­to gio­ve­dì a palaz­zo Car­li. Un incon­tro pro­mos­so dal­la casa edi­tri­ce «il Siren­te fuo­ri». Il libro è una sor­ta di dia­rio on the road in giro per l’Europa tra una sug­ge­stio­ne musi­ca­le e un’altra. Una sor­ta di sto­ria anar­chi­ca del rock che segue le trac­ce del viag­gio di Nor­man per il vec­chio con­ti­nen­te alla ricer­ca del­lo zio Har­ry, di cui pub­bli­ca le let­te­re scrit­te al tem­po dell’occupazione nazi­sta del­la Polo­nia. Al rac­con­to si affian­ca­no descri­zio­ni e con­si­de­ra­zio­ne dell’autore sull’attualità, in par­ti­co­la­re sul mon­do del pre­ca­ria­to, nel qua­le l’autore fa rien­tra­re tut­ti colo­ro ai qua­li non sono garan­ti­ti a pie­no i dirit­ti. La paro­la “pre­ca­ria­to” deri­va dal lati­no e indi­ca tut­to ciò che si ottie­ne con pre­ghie­re e che quin­di vie­ne con­ces­so per gra­zia e non per dirit­to. La radi­ce eti­mo­lo­gi­ca è una spia evi­den­te del­la con­di­zio­ne di emar­gi­na­ti, rom, disoc­cu­pa­ti e arti­sti di stra­da che tro­va­no spa­zio nel­le pagi­ne di Naw­roc­ki. Nel libro è rifles­sa una misce­la di suo­ni d’avanguardia, e dan­za popla­ri, con sug­ge­stio­ni rock, folk, punk e jazz.
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