Norman Nawrocki in Italia dal 16 al 30 luglio 2008

BEATS, STRINGS & BRAINFOOD
Norman Nawrocki: solo spoken word/live music show

Dal 16 al 30 luglio 2008 Norman Nawrocki torna in Italia con un nuovo tour incandescente

Arti­sta, auto­re, musi­ci­sta, caba­ret­ti­sta di lun­ga data, atti­vo a Mon­tréal,Nor­man Naw­roc­ki è noto al livel­lo inter­na­zio­na­le non solo per i suoi libri, i suoi grup­pi musi­ca­li (Rhy­thm Acti­vi­sm, DaZo­que!, Bakunin’s Bum, etc.), per i ven­ti album, per i vent’anni pro­li­fi­ci di atti­vi­tà, per le sue sex come­dies e le sue let­tu­re, ma anche per i suoi ipno­tiz­zan­ti rea­ding musi­ca­li.

Nor­man mesco­la rac­con­ti bre­vi e poe­sia con una musi­ca ori­gi­na­le, crean­do sono­ri­tà d’ambiente ipno­ti­che e tal­vol­ta vio­len­te con il suo vio­li­no ampli­fi­ca­to modi­fi­ca­to, cam­pio­na­to, loo­pa­to. A tut­to ciò aggiun­ge rit­mi e voci pre­re­gi­stra­te, i suoi rac­con­ti incre­di­bi­li e i suoi com­men­ti sui avve­ni­men­ti nel mon­do e i sogni su come le cose potreb­be­ro esse­re dif­fe­ren­ti. Il risul­ta­to sono degli attac­chi sono­ri musi­cal­men­te avven­tu­ro­si, pie­ni di rit­mo e liri­ci allo stes­so tem­po con­tro le for­ze dell’ignoranza, dell’ingordigia, del­la guer­ra e del­la xeno­fo­bia.

Vio­li­ni loo­pa­ti divi­na­men­te, cal­de per­cus­sio­ni e let­tu­re den­se di signi­fi­ca­ti” (Urb­net); “Per­spi­ca­ce, inci­tan­te, istrut­ti­vo e gio­io­so” (Upto­wn, Win­ni­peg); “Un musi­ci­sta attraen­te e ori­gi­na­le” (Mon­treal Mir­ror); “A vol­te diver­ten­te, Naw­roc­ki, che sti­mo­la sem­pre l’interesse, è descrit­to dal quo­ti­dia­no nazio­na­le cana­de­se The Glo­be & Mail come uno sho­w­man nato che non lascia mai il suo pub­bli­co pas­sa­re una sera­ta noio­sa”.

Sul pal­co­sce­ni­co, Naw­roc­ki loo­pa, cam­pio­na, strim­pel­la, tor­men­ta il suo vio­li­no, aggiun­gen­do un toc­co del­la tra­di­zio­na­le musi­ca da divor­zio dell’Est Euro­pa. Atto­re e comi­co esper­to, reci­ta diver­si per­so­nag­gi con voci dif­fe­ren­ti.

Per il suo tour ita­lia­no del luglio 2008, Naw­roc­ki met­te­rà in sce­na alcu­ni estrat­ti dal suo libro recen­te­men­te pub­bli­ca­to in Ita­lia, “L’anarchico e il dia­vo­lo fan­no caba­ret”, bra­ni sele­zio­na­ti dai suoi ulti­mi due album, “Duck work” e “Let­ters from Poland”, e qual­co­sa dal­la sua nuo­va e anco­ra incom­ple­to roman­zo “Caz­za­ro­la! Anar­chy, Mus­so­li­ni, the Roma & Ita­ly today” (Naw­roc­ki ne ha già mes­so in sce­na alcu­ni estrat­ti al recen­te Mon­treal Inter­na­tio­nal Anar­chi­st Thea­tre Festi­val).

Le date:

Giovedì 17 luglio, Roma, Garbatella, Casetta Rossa — ore 19,30

Domenica 20 luglio, Corsano — ore 20,30

PER APPROFONDIRE:

http://www.sirente.it/9788887847116/l’anarchico-e-il-diavolo-fanno-cabaret-norman-nawrocki.html

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Presentato il volume di Norman Nawrocki

 L’AQUILA. Eccen­tri­co, coin­vol­gen­te, anar­chi­co. È Nor­man Naw­roc­ki, arti­sta cana­de­se, figlio d’immigrati polac­co ucrai­ni, auto­re del libro L’anarchico e il dia­vo­lo fan­no caba­ret che è sta­to pre­sen­ta­to gio­ve­dì a palaz­zo Car­li. Un incon­tro pro­mos­so dal­la casa edi­tri­ce «il Siren­te fuo­ri». Il libro è una sor­ta di dia­rio on the road in giro per l’Europa tra una sug­ge­stio­ne musi­ca­le e un’altra. Una sor­ta di sto­ria anar­chi­ca del rock che segue le trac­ce del viag­gio di Nor­man per il vec­chio con­ti­nen­te alla ricer­ca del­lo zio Har­ry, di cui pub­bli­ca le let­te­re scrit­te al tem­po dell’occupazione nazi­sta del­la Polo­nia. Al rac­con­to si affian­ca­no descri­zio­ni e con­si­de­ra­zio­ne dell’autore sull’attualità, in par­ti­co­la­re sul mon­do del pre­ca­ria­to, nel qua­le l’autore fa rien­tra­re tut­ti colo­ro ai qua­li non sono garan­ti­ti a pie­no i dirit­ti. La paro­la “pre­ca­ria­to” deri­va dal lati­no e indi­ca tut­to ciò che si ottie­ne con pre­ghie­re e che quin­di vie­ne con­ces­so per gra­zia e non per dirit­to. La radi­ce eti­mo­lo­gi­ca è una spia evi­den­te del­la con­di­zio­ne di emar­gi­na­ti, rom, disoc­cu­pa­ti e arti­sti di stra­da che tro­va­no spa­zio nel­le pagi­ne di Naw­roc­ki. Nel libro è rifles­sa una misce­la di suo­ni d’avanguardia, e dan­za popla­ri, con sug­ge­stio­ni rock, folk, punk e jazz.
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Nawrocki nel mondo libero

Quarta di copertina 

di Jamie O’Meara (da locals@large, dicem­bre 2002)

Alla mia sini­stra, l’area del die­tro le quin­te, una pesan­te por­ta di legno che si apre su nien­te di meno che un sal­to a pic­co nel­le rovi­ne sgre­to­la­te di cemen­to del­la metà poste­rio­re dell’edificio. Dall’altro lato del tea­tro in legno c’è una vec­chia fine­stra. Stan­do di fron­te al moni­tor, si può guar­da­re giù nel fan­go­so par­cheg­gio. No, aspet­ta, non è un par­cheg­gio – è una festa di pol­li sel­vag­gi che si bec­ca­no. Ho un bre­ve momen­to di dis­so­cia­zio­ne.
E’ la pri­ma­ve­ra del 1995, e un paio di anni pri­ma ho attra­ver­sa­to l’ex con­fi­ne tra Ger­ma­nia est e Repub­bli­ca Ceca con i miei com­pa­gni di band di Mon­tréal, attra­ver­san­do regio­ni di minie­re di car­bo­ne inqui­na­te come mai visto. La cit­ta­di­na dove stia­mo per suo­na­re ha fama di esse­re uno dei luo­ghi più disgra­zia­ti del­la ter­ra, anche peg­gio del­la bor­sa del cal­zi­no di Jim­my (bat­te­ri­sta, natu­ral­men­te). Dopo aver loca­liz­za­to il loca­le – sia­mo pro­prio l’unica band che cono­sco a esser­si per­sa in una cit­tà con due sole stra­de pol­ve­ro­se – discu­tem­mo se resta­re nel fur­go­ne dove, seb­be­ne l’aria fos­se fini­ta, era respi­ra­bi­le, oppu­re sta­re fuo­ri dove pro­prio non lo era. Nel­la sala in cui dove­va­mo suo­na­re quel­la sera c’era la stan­za prin­ci­pa­le e, un po’ distan­te, un pic­co­lo bar qua­dra­to con cen­ti­na­ia di teste di ani­ma­li siste­ma­te sul­le pare­ti. Sem­bra­va­no topi con le cor­na, con un’espressione di sor­pre­sa e rab­bia irri­gi­di­ta sul­le loro pic­co­le fac­ce pun­tu­te. Come da accor­di ci fu ser­vi­ta la cena bol­len­te che pre­ce­de­va lo spet­ta­co­lo, men­tre guar­da­va­no Bever­ly Hills 90210 dop­pia­to in ceco, su una vec­chia tv nel bar. La vita è fero­ce, ma buo­na…
Leg­ge­re l’ultimo libro di Nor­man Naw­roc­ki, L’anarchico e il dia­vo­lo fan­no caba­ret, mi ha ripor­ta­to a ricor­di che non ave­vo mai pen­sa­to di ave­re, come quel­lo di cui sopra. Il musi­ci­sta di Mon­tréal (Naw­roc­ki, insie­me al co-cospi­ra­to­re Syl­vain Cŏté, è la gui­da di Rhy­thm Acti­vi­sm, che si defi­ni­sce una “orche­stra di noti­zie ribel­li”), auto­re (ha quat­tro libri al suo atti­vo) e atti­vi­sta poli­ti­co è sta­to sul­la stra­da per qua­si diciot­to anni, in tour con grup­pi musi­ca­li, caba­ret e spet­ta­co­li di poe­sia. L’anarchico e il dia­vo­lo fan­no caba­ret dà la cro­na­ca dell’ultima scor­re­ria di Rhy­thm Acti­vi­sm attra­ver­so l’Europa (dove sono sta­ti set­te vol­te), un viag­gio tra nove pae­si che li ha visti por­ta­re a un gran nume­ro di fan il loro amal­ga­ma poli­ti­ciz­za­to di musi­ca tra­di­zio­na­le dell’est Euro­pa e di punk occi­den­ta­le, da anar­chi­ci sta­gio­na­ti a vege­ta­ria­ni di sini­stra, da zin­ga­ri sra­di­ca­ti a curio­si. E ai loro bam­bi­ni. Inter­ca­la­ti ai rac­con­ti di stra­da vi sono lavo­ri di bre­ve nar­ra­ti­va (così come let­te­re cro­no­lo­gi­ca­men­te distan­zia­te da uno “zio per­du­to” che può esse­re inven­ta­to o no, Naw­roc­ki non lo spe­ci­fi­ca) che ger­mo­glia­no da per­so­ne e per­so­nag­gi che ha incon­tra­to nel tour.
Come ci si potreb­be aspet­ta­re da una per­so­na del calo­re di Naw­roc­ki la pro­sa, popo­la­ta da espres­sio­ni radi­ca­li e lin­guag­gio da atti­vi­sti – qual­co­sa che ine­vi­ta­bil­men­te è lega­to all’argomento — è ter­ra ter­ra e sen­za pre­te­se. Quan­do Naw­roc­ki lavo­ra sull’esperienza di pri­ma per­so­na, è un nar­ra­to­re capa­ce e accat­ti­van­te, che costrui­sce imma­gi­ni tri­di­men­sio­na­li degli spa­zi da lui visi­ta­ti. E come Naw­roc­ki sot­to­li­nea, noi Nord-Ame­ri­ca­ni abbia­mo mol­to da impa­ra­re dagli euro­pei sul soste­gno agli arti­sti.
Naw­roc­ki è affi­la­to come un raso­io quan­do pas­sa dal pit­to­re­sco al filo­so­fi­co, come fa nel suo diver­ten­te discor­so sugli “appas­sio­na­ti di musi­ca” (“chi con­su­ma musi­ca… ma rara­men­te dà spa­zio nel­la pro­pria esi­sten­za a qual­co­sa di poli­ti­co”) con­tro i “poli­ti­ci” (han­no poco tem­po per il diver­ti­men­to, per la musi­ca, o qual­sia­si altra arte, anche se que­sta è ‘poli­ti­ca’. Quan­do ne han­no, è per qual­co­sa che ten­de a esse­re con­ven­zio­na­le… Date loro libri poli­ti­ci. Anche all’ora di anda­re a let­to. E non pro­va­te a esse­re diver­ten­ti”). Diver­ten­te, per quan­to pos­si­bil­men­te invo­lon­ta­rio, è il tema ricor­ren­te dei pic­co­li fur­ti, che si trat­ti di cioc­co­la­to – oltre alla vod­ka, il cioc­co­la­to sem­bra esse­re la dro­ga pre­fe­ri­ta di Rhy­thm Acti­vi­sm – a una sta­zio­ne di ben­zi­na tede­sca, o di una cola­zio­ne in un alber­go dell’est Euro­pa. (Alza­te le vostre ban­die­re nere e mar­cia­te, com­pa­gni! Con gli oppres­so­ri capi­ta­li­sti del­le McCor­po­ra­zio­ni scon­fit­ti, sare­mo libe­ri di ruba­re tut­to quel­lo che voglia­mo. Meno godi­bi­le, tut­ta­via, è la con­fu­sio­ne gene­ra­ta dove il pro­ces­so crea­ti­vo di Naw­roc­ki si sovrap­po­ne al dia­rio del tour di Rhy­thm Acti­vi­sm. Per ragio­ni sco­no­sciu­te Naw­roc­ki dà una descri­zio­ne roman­za­ta dei cin­que mem­bri del­la band, cam­bian­do i loro nomi e i loro trat­ti carat­te­ri­sti­ci. Il risul­ta­to è che quan­do all’inizio ce li intro­du­ce, ten­dia­mo a con­si­de­rar­li di meno per­ché sem­bra­no meno rea­li. Le sto­rie di stra­da per­do­no il loro lustro se non si può esse­re sicu­ri che le per­so­ne al cen­tro del­la sto­ria esi­sto­no. Il gran­de ex punk GBB è dav­ve­ro il gui­da­to­re fol­le del fur­go­ne in Unghe­ria? O for­se era Mar­ti­ne, la ragaz­za sexy dai capel­li cor­vi­ni del mer­chan­di­se? O for­se non è mai acca­du­to…
A com­pli­ca­re ulte­rior­men­te le cose, la ruvi­da ipper­real­tà del dia­rio del tour con­tra­sta visi­bil­men­te con le bre­vi vignet­te di fan­ta­sia, che sono spes­so melo­dram­ma­ti­che e inde­bo­li­te da cli­chè, e con le let­te­re di un fal­so zio polac­co che Naw­roc­ki sostie­ne di star cer­can­do in Euro­pa. O alme­no io cre­do che sia uno zio postic­cio: su que­sto ho cam­bia­to idea un paio di vol­te, ma alla fine l’individuo sem­bra trop­po eccen­tri­co per esse­re cre­di­bi­le, pro­prio come i per­so­nag­gi idea­liz­za­ti del­le sto­rie bre­vi. E se fos­se sta­to rea­le, Naw­roc­ki avreb­be sca­te­na­to un casi­no per tro­var­lo, come inve­ce non ha fat­to.
Det­to que­sto, l’autore rag­giun­ge il mas­si­mo nel capi­to­lo “Impa­ran­do a insul­ta­re”, una descri­zio­ne degli spo­sta­men­ti del­la band in Unghe­ria, inclu­so un incon­tro con un gior­na­li­sta musi­ca­le ubria­co e con uno stu­den­te di medi­ci­na raz­zi­sta, nar­ra­ti in modo vivi­do e avvin­cen­te. In que­sto Naw­ro­cy è inat­tac­ca­bi­le e mi fa voler cono­sce­re di più su di lui, sugli altri tour, sui cam­bia­men­ti socia­li e poli­ti­ci di cui lui e i suoi com­pa­gni di band han­no potu­to testi­mo­nia­re da una posi­zio­ne uni­ca a par­ti­re dal­la cadu­ta del Muro.

(tra­du­zio­ne di Enri­co Monier)

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