Taxi: cuori palpitanti, cuori malati del Cairo6′ di lettura

ISBN 9788887847147 © il Sirente 

di Dai­kha Dri­di (da Babel­med, 23/05/2007)

Si trat­ta di un pic­co­lo libro che non si può vera­men­te inse­ri­re un una cate­go­ria pre­ci­sa, scrit­to da un regi­sta che ha deci­so di par­la­re agli abi­tan­ti del Cai­ro dei loro tas­si­sti e che ha avu­to un tale suc­ces­so nel­le libre­rie del Cai­ro, che è sta­to ristam­pa­to per la ter­za vol­ta in pochi mesi. Taxi (Con­ver­sa­zio­ni in viag­gio) di Kha­led El Kha­mis­si è in pri­mo luo­go una sor­pren­den­te idea di sem­pli­ci­tà: 58 sto­rie di con­ver­sa­zio­ni con i tas­si­sti del Cai­ro, che l’autore ha mes­so insie­me nel giro di un anno. Non c’è biso­gno di aggiun­ge­re, che  l’autore-narratore ha pre­fe­ri­to scom­pa­ri­re die­tro le paro­le dei taxi dri­ver: le situa­zio­ni che Kha­led al Kha­mis­si rac­con­ta con minu­zio­si­tà e sem­pli­ci­tà non han­no biso­gno di imbal­lag­gio o di rive­sti­men­to esplo­do­no davan­ti ai nostri occhi con tut­ta l’evidenza che non ci pren­dia­mo mai la bri­ga di scru­ta­re. La cosa ancor più degna di nota è che l’autore, che non nascon­de nel­la sua intro­du­zio­ne il suo affet­to per i tas­si­sti, spes­so odia­ti  e stig­ma­tiz­za­ti dai Cai­rio­ti, non è idea­liz­za­to e sem­pli­ci­sti­co. I tas­si­sti non sono fat­ti tut­ti del­la stes­sa pasta, alcu­ni ci emo­zio­na­no, alcu­ni ci fan­no ride­re fino alle lacri­me, altri sono odio­si o addi­rit­tu­ra asso­lu­ta­men­te detestabili.
Nel­la sua intro­du­zio­ne, l’autore ini­zia ricor­dan­do quel­lo che spes­so i clien­ti dei taxi dimen­ti­ca­no, quan­do pren­do­no un taxi al Cai­ro: “Nel­la stra­gran­de mag­gio­ran­za i tas­si­sti fan­no par­te del­la clas­se socia­le eco­no­mi­ca­men­te più svan­tag­gia­ta, la loro pro­fes­sio­ne è spos­san­te, lo sta­re con­ti­nua­men­te sedu­ti in auto demo­li­sce le loro colon­ne ver­te­bra­li, l’incessante rumo­re del­le stra­de del Cai­ro distrug­ge il loro siste­ma ner­vo­so, i per­pe­tui ingor­ghi li stan­ca­no men­tal­men­te e la cor­sa  die­tro i mez­zi di sus­si­sten­za – cor­sa nel sen­so let­te­ra­le del ter­mi­ne – elet­triz­za i loro cor­pi, aggiun­ge­te a que­sto le trat­ta­ti­ve le con­tro­ver­sie con i clien­ti cir­ca l’importo da paga­re, in assen­za di prez­zi stan­dard e le mole­stie da par­te del­la poli­zia, che rispet­to ai meto­di del Mar­che­se de Sade non sono niente”.
Sono più di 80000 al Cai­ro che gira­no gior­no e not­te, una del­le poche cit­tà al mon­do dove indi­pen­den­te­men­te dall’ora, a tar­da not­te o di mat­ti­na pre­sto, qua­lun­que sia il quar­tie­re in cui si tro­va­no, è garan­ti­to vede­re un Taxi pas­sa­re, e sono, dice Kha­mis­si “come una vasta gam­ma del­la socie­tà che va dagli anal­fa­be­ti ai lau­rea­ti (non ho fino­ra incon­tra­to un tas­si­sta con un dot­to­ra­to di ricer­ca).” Le loro pri­va­zio­ni mate­ria­li, che sospet­ta­no, ma su cui rara­men­te si sof­fer­ma­no, Kha­mis­si le ren­de con una sor­pren­den­te inti­mi­tà, le sto­rie del­la loro vita o i pic­co­li aned­do­ti che la dico­no lun­ga e che ven­go­no spes­so rac­con­ta­ti con humor, un umo­ri­smo che gli invi­dia­mo, in quan­to è edu­ca­ta­men­te dispe­ra­to . Il più anzia­no tra i tas­si­sti incon­tra­ti da Kha­mis­si, un vero monu­men­to, che lavo­ra da 48 anni e al  qua­le l’autore chie­de diver­ti­to “la mora­le del­la sua sto­ria”, dopo tan­ti anni pas­sa­ti in un  taxi, rispon­de: “Una for­mi­ca nera su una roc­cia nera in una not­te buia Allah l’aiuta… ”
Ma l’intimità di que­sta mise­ria non è rac­con­ta­ta timi­da­men­te, si svol­ge davan­ti ai nostri occhi con­fu­si dal­la for­za e dal­la sem­pli­ci­tà del­le paro­le di que­ste per­so­ne che han­no smes­so di lamen­tar­si già da mol­to tem­po. Uno di loro è riu­sci­to a sven­ta­re tre inci­den­ti duran­te il viag­gio con lo scrit­to­re, addor­men­tan­do­si alla gui­da, per­ché appren­dia­mo “che sono tre gior­ni da quan­do sono entra­to nel taxi e non sono più usci­to, mi resta­no solo tre gior­ni pri­ma del­la sca­den­za per il paga­men­to dell’auto. Man­gio qui, bevo qui, non lascio la mac­chi­na se non per uri­na­re, e non dor­mo, non pos­so tor­na­re a casa per­ché vivia­mo di quel­lo che gua­da­gno in un gior­no, se rien­tro a casa dovrei  spen­de­re per far man­gia­re i bam­bi­ni e mia moglie “.
Ma lun­gi dal fare di Taxi un sag­gio sull’indigenza dei tas­si­sti del Cai­ro, Kha­mis­si ci tra­smet­te anche il loro pen­sie­ro sul­la situa­zio­ne nel loro pae­se, la deri­sio­ne sul loro lea­der, la loro rab­bia con­tro la cor­ru­zio­ne nel­la poli­zia. Ad un tas­si­sta visi­bil­men­te arrab­bia­to, il nar­ra­to­re chie­de gen­til­men­te cosa c’è che non va, il tas­si­sta ini­zial­men­te diri­ge la sua rab­bia con­tro Kha­mis­si poi  accet­ta di dir­gli tut­to: “Ho pre­so un clien­te a Nasr City che mi  ha chie­sto di por­tar­lo a Mohan­dis­si­ne (dall’altra par­te del­la cit­tà, Ed), quan­do sia­mo arri­va­ti dopo un traf­fi­co mici­dia­le e tut­to il resto, non sape­vo che era un poli­ziot­to, scen­den­do si è mes­so a gri­da­re: ‘la paten­te figlio di un cane! “. Gli ho chie­sto il per­ché, visto che non ave­vo fat­to nien­te, gli ho mostra­to la paten­te e gli ho dato 5 Lire, mi ha det­to che non era­no  suf­fi­cien­ti, gli ho dato 10 Lire, le ha rifiu­ta­te, ha pre­so poi 20 Lire ed è sce­so il figlio di put­ta­na, e io giu­ro che è tut­to quel­lo che ave­va in tasca dopo aver fat­to ben­zi­na. Che Dio distrug­ga la loro vita come loro distrug­go­no la nostra. ”
Ma se il nar­ra­to­re è taci­tur­no, ci sarà sem­pre un tas­si­sta per disten­der­lo aggior­nan­do­lo sul­le ulti­me novi­tà in Egit­to: “Sem­bra che un egi­zia­no ha tro­va­to la lam­pa­da di Ala­di­no, stro­fi­nan­do­la il genio è usci­to per dir­gli che avreb­be rea­liz­za­to qual­sia­si desi­de­rio. Lui ha chie­sto un milio­ne di Lire. Il genio del­la lam­pa­da glie­ne da solo 500. Per­ché? Pro­te­sta l’uomo, il genio rispon­de, il gover­no ha un busi­ness con la lam­pa­da fac­cia­mo fifty-fifty “.
Altri anco­ra dico­no a Kha­mis­si che pian­go­no per l’Iraq, ci ave­va­no vis­su­to pri­ma dell’invasione ame­ri­ca­na e ora han­no la sen­sa­zio­ne ingra­ta di non poter fare nien­te per aiu­tar­li “gli ira­che­ni ci han­no sem­pre accol­to con un incre­di­bi­le ospi­ta­li­tà, e ora che han­no biso­gno di noi, li guar­dia­mo mori­re da lontano. ”
L’Iraq è mol­to pre­sen­te nel­le boc­che dei tas­si­sti Cai­ro­ti e anche l’America: “biso­gne­reb­be fare e par­la­re come gli ame­ri­ca­ni: eli­mi­nia­mo la paro­la ‘Ame­ri­ca­ni’ e dicia­mo ‘bian­co pro­te­stan­te irlan­de­se d’america’, ‘Nero musul­ma­no d’america ‘,’ ispa­ni­co d’america ‘,’ nero pro­te­stan­te d’america ‘, esat­ta­men­te come loro dico­no; cen­to scii­ti d’Iraq sono mor­ti, due  sun­ni­ti d’Iraq sono mor­ti e i figli di put­ta­na dei nostri gior­na­li­sti, ripe­to­no per tut­to il gior­no la stes­sa cosa. Io ascol­to La radio tut­ti i gior­ni e mi avve­le­na il cor­po ascol­ta­re que­ste cose “.
Kha­led Kha­mis­si ci fa visi­ta­re un Cai­ro vivo, attra­ver­so por­zio­ni di rea­le, che non cor­ri­spon­do­no né ad un’immagine aset­ti­ca che il gover­no vor­reb­be dare a milio­ni di turi­sti che visi­ta­no ogni anno la cit­tà, né fan­ta­smi let­te­ra­ri o cine­ma­to­gra­fi­ci pro­dot­ti da un cer­to nume­ro di scrit­to­ri o regi­sti Egi­zia­ni. La scrit­tu­ra di rac­con­ti bre­vi, che sia­no diver­ten­ti o depri­men­ti, sto­rie che rac­con­ta­no i tas­si­sti sono uno dei miglio­ri docu­men­ta­ri che è sta­to fat­to sul Cai­ro. Non vi è alcun dub­bio che l’autore dedi­ca il suo libro “alla vita, che abi­ta le paro­le del­la pove­ra gen­te, for­se quel­le paro­le riem­pi­ran­no il nul­la che abi­ta in noi da tan­ti anni”.

(tra­du­zio­ne di Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li)

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