Uno scrittore prende il Taxi

GRUPPO ITALIANI EGITTO – Anno I numero 2
di Neliana Tersigni

Il primo vero incontro di ogni espatriato con il Cairo è con i suoi tassisti. E, prima che apparissero i moderni e introvabili taxi gialli, è l’incontro con i vecchi malconci taxi neri che, come enormi formiche, vagano senza sosta, riuscendo a zigzagare fra le macchine di un traffico paralizzante. E ancora: il primo consiglio che ti danno tutti quando arrivi è di prepararti i fatidici cinque pound, in modo che il tassista, furbo per antonomasia, non ti chieda di più, vedendoti come straniero non smagato e quindi preda appetibile. In realtà, se anche noi che viviamo qui avessimo la padronanza della lingua di un nativo, avremmo una visione diversa dei tassisti, della loro vita, della loro lotta quotidiana per la sopravvivenza. Allora questo spaccato ce lo da un uomo, un cairota quarantenne che qui prende da sempre i taxi e che da sempre chiacchera con i tassisti. Khaled el Khamissi, giornalista e regista, è nato e cresciuto al Cairo, dove ha sempre vissuto, con l’intervallo degli studi alla Sorbona di Parigi. Khamissi ha deciso di raccontare le centomila storie collezionate nei tragitti, brevi o interminabili, sui taxi del Cairo. Ne è nato un libro, “Conversazioni di viaggio” che solo in Egitto ha venduto in poco tempo 35mila copie, che è stato tradotto in molte lingue e ora pubblicato anche in Italia con il titolo “Taxi”. Un libro fatto di piccole storie umane, filosofiche, di soprusi, di tenerezze, di barzellette, e anche di critica aspra senza veli e senza censure. C’è il vecchio tassista malato che va a lavorare perché non può chiedere soldi a figli pure poveri. Ma, nel suo fatalismo antico, si affida a Dio e Dio lo ricompensa. C’è il giovane che non conosce le strade del Cairo perché – afferma ingenuamente – finora ha fatto il contrabbandiere fra Egitto e Libia, un mestiere – fa capire – certo più redditizio di quanto renda il taxi di suo padre che è morto. C’è uno che ricorda con orgoglio nazionale l’ex presidente Sadat e un altro che imputa a Sadat tutti i mali presenti. “La strada – afferma Khaled el Khamissi – è il luogo migliore per studiare una società, per capirla. Per le strade del Cairo si trovano i diseredati, i vagabondi, i bambini senza famiglia e i tassisti. Così, in un paese dove l’80 per cento della gente è povera, io ho deciso di dare voce a chi in genere non ce l’ha, a chi ha il pproblema della sopravvivenza quotidiana.”
Ma non lasciatevi ingannare: questo non è un libro di lamentazioni o di risentimenti. È sì un libro che può commuovere, ma pu’ anche far sorridere. E a volte addirittura ridere.

1 commento

  1. ANNA TOZZI DI MARCO

    Ricordo con molta simpatia il tassista, Waleed il suo nome, che nell’accompagnarci, me e i miei genitori vestiti elegantemente perchè reduci da una serata di gala all’Opera house, alle due di notte nel cimitero musulmano del Cairo dove ho vissuto per 8 anni, impaurito dalla stranezza della situazione e pensando fossimo degli “afrit” non vedeva l’ora di portarci a destinazione e di abbandonare immediatamente il cimitero….

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