Vischioso come il petrolio è l’amore raccontato da al-Sa’dawi3′ di lettura

ali­bi onli­ne | Lune­dì 4 mag­gio 2009 | Saul Stucchi |

Nel­la nostra socie­tà i moti­vi e le occa­sio­ni per la fuga sono pres­so­ché infi­ni­ti. In una gran­dis­si­ma par­te del resto del mon­do, inve­ce, i pri­mi sono for­se anco­ra più nume­ro­si, men­tre scar­seg­gia­no le secon­de. Nel­le socie­tà ara­be più chiu­se la fuga è par­ti­co­lar­men­te ardua e quin­di diven­ta anco­ra più ambi­ta e sogna­ta. Una mini­ma infra­zio­ne alle leg­gi, alle rego­le o anche solo alle con­ven­zio­ni socia­li costa mol­to cara, soprat­tut­to se a com­met­ter­la è una don­na. Una don­na non può assen­tar­si dal lavo­ro, figu­rar­si lascia­re la casa o abban­do­na­re il mari­to, che per con­tro può inve­ce pian­tar­la in asso come e quan­do vuo­le pur con­ti­nuan­do a rima­ne­re legal­men­te spo­sa­to con lei per i suc­ces­si­vi set­te anni.
Que­sta situa­zio­ne di evi­den­te e sof­fo­can­te dispa­ri­tà gene­ra ine­vi­ta­bil­men­te pres­sio­ni for­tis­si­me sul­le don­ne che ne ven­go­no schiac­cia­te e spes­so stri­to­la­te. Una di loro è la pro­ta­go­ni­sta de l’Amore ai tem­pi del petro­lio, del­la scrit­tri­ce egi­zia­na Nawal al-Sa’dawi. A pri­ma vista si trat­ta di una don­na “nor­ma­le”, pun­tua­le col paga­men­to del­le tas­se e sen­za mac­chie sul­la fedi­na pena­le, che un gior­no deci­de di assen­tar­si. Beh, for­se nor­ma­le del tut­to non era, alme­no agli occhi dei cono­scen­ti: già la pro­fes­sio­ne che ave­va scel­to, l’archeologia, avreb­be dovu­to met­te­re in guar­dia da tem­po gli uomi­ni che ave­va­no auto­ri­tà su di lei, a comin­cia­re dal mari­to. Che idea bal­za­na quel­la di sca­va­re nel­la ter­ra alla ricer­ca di divi­ni­tà fem­mi­ni­li! E ora la ricer­ca­tri­ce, “arma­ta” di scal­pel­lo (un ana­li­sta sug­ge­ri­reb­be for­se una let­tu­ra sim­bo­li­ca del­la scel­ta di que­sto stru­men­to di lavo­ro), è spa­ri­ta sen­za aver dato pre­ven­ti­va comu­ni­ca­zio­ne e aver­ne avu­to l’indispensabile, ma solo even­tua­le, per­mes­so. Sicu­ra­men­te è coin­vol­ta in qual­co­sa di losco. Una don­na mori­ge­ra­ta e con la testa sul­le spal­le non spa­ri­sce in que­sto modo: non spa­ri­sce proprio.
Dai tito­li dei gior­na­li dedi­ca­ti all’incresciosa vicen­da si dipa­na la sto­ria di que­sta fuga che appa­re come una lun­ga sequen­za oni­ri­ca, un incu­bo che lascia intra­ve­de­re (ma a chi non è len­to di com­pren­sio­ne il rac­con­to appa­re come una denun­cia in pie­na rego­la) la con­di­zio­ne di infe­rio­ri­tà socia­le, pro­fes­sio­na­le, cul­tu­ra­le, ma ancor pri­ma “uma­na” a cui è con­dan­na­ta la don­na in una socie­tà non aper­ta­men­te nomi­na­ta ma che può esse­re iden­ti­fi­ca­ta in una qua­lun­que di quel­le sot­to­po­ste ai regi­mi illi­be­ra­li del Medio Orien­te, a comin­cia­re dal “demo­cra­ti­co” Egitto.
Su tut­ti domi­na Sua Mae­stà che non sa leg­ge­re né scri­ve­re, ma non impor­ta, del resto: non era­no for­se anal­fa­be­ti gli stes­si pro­fe­ti, tut­ti uomi­ni?! Con il suo pater­na­li­smo auto­ri­ta­rio gover­na e reg­ge una socie­tà di ser­vi che a loro vol­ta spa­dro­neg­gia­no sul­le “loro” don­ne. Ma anco­ra più impor­tan­te di Sua Mae­stà è il petro­lio che si span­de e s’infiltra dap­per­tut­to, tut­to copren­do e tut­to cor­rom­pen­do. Le don­ne sono costret­te a tra­spor­tar­lo in pesan­ti bari­li in bili­co sul­la testa e que­sta fati­ca già dimo­stra – lo dice la pro­ta­go­ni­sta – quan­to gli asi­ni sia­no più intel­li­gen­ti del­le don­ne per­ché tra­spor­ta­no i pesi sul­la schie­na e non sul­la testa, men­tre gli uomi­ni si rifiu­ta­no di pie­gar­si a que­sta man­sio­ne. “Per la don­na inve­ce, era vacan­za solo il gior­no del suo fune­ra­le. La sem­pli­ce dif­fe­ren­za sta­va in una sola let­te­ra sul­la mac­chi­na da scri­ve­re, che con­ver­ti­va la gio­ia in funerale”.
Pro­prio come il petro­lio, è vischio­so il rap­por­to del­la don­na con il mari­to da cui fug­ge, per incon­tra­re un altro enig­ma­ti­co uomo. Ma uno scam­bio di bat­tu­te tra la pro­ta­go­ni­sta e quest’ultimo è illu­mi­nan­te sul buio del­la situazione:
“Sì, sono un esse­re uma­no come te, con dei diritti.”
“Che cosa?”
“I dirit­ti del­la don­na, non li conosci?”
“Non ne abbia­mo mai sen­ti­to par­la­re, noi abbia­mo solo la leg­ge dei dirit­ti dell’uomo, nient’altro.”
Sol­tan­to una risa­ta può tene­re viva la spe­ran­za di un cambiamento.

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