Dall’Ucraina con amore3′ di lettura

| Pesa­ro In Maga­zi­ne | Anno IX, n. 2, Novembre/Dicembre 2014 | Maria Rita Ton­ti |

Eco­no­mi­sta, ma con una pas­sio­ne per la scrit­tu­ra, Mas­si­mi­lia­no Di Pasqua­le ha rac­con­ta­to in un libro un pae­se affa­sci­nan­te e poco cono­sciu­to come l’Ucraina, una ter­ra di con­fi­ne cro­gio­lo di culture.

Chi è Mas­si­mi­lia­no Di Pasquale?
“Ho una lau­rea alla Boc­co­ni in Eco­no­mia Azien­da­le e ho lavo­ra­to per cin­que anni a Lon­dra come con­su­len­te di mar­ke­ting, per impre­se ame­ri­ca­ne e ingle­si, nel set­to­re tecnologico.”
Ma?
“Ma nutro fin dai tem­pi del liceou­na gran­de pas­sio­ne per la scrit­tu­ra. Nel tem­po ho affi­na­to i miei inte­res­si e ora svol­go paral­le­la­men­te l’attività di con­su­len­te e discrit­to­re freelance.”
Nel 2012 lei ha scrit­to il pri­mo libro pub­bli­ca­to in Ita­lia sull’Ucraina (già alla secon­da edi­zio­ne). Che cosa lo contraddistingue?
Ucrai­na ter­ra di con­fi­ne è il reso­con­to di qua­si die­ci anni di viag­gi in Ucrai­na. In que­sto las­so di tem­po ho avu­to modo di visi­ta­re più di tren­ta cit­tà, alcu­ne più vol­te, e di assi­ste­re a impor­tan­ti cam­bia­men­ti poli­ti­ci a par­ti­re dal­la Rivo­lu­zio­ne Aran­cio­ne. Non è un testo poli­ti­co, ma un sag­gio dal taglio dia­ri­sti­co che rac­con­ta il Pae­se dal pun­to di vista geo­gra­fi­co, sto­ri­co, socia­le e letterario.”
Per­ché ha scel­to di scri­ve­re un libro pro­prio sull’Ucraina?

L’interesse per i pae­si dell’Est nasce da ado­le­scen­te, a metà degli anni ’80. In quell’epoca l’Europa Occi­den­ta­le risco­pri­va in chia­ve este­ti­ca e cul­tu­ra­le il mon­do che sta­va al di là del Muro di Ber­li­no, decon­te­stua­liz­zan­do­lo da un discor­so poli­ti­co-ideo­lo­gi­co. Osser­van­do Pra­ga, Buda­pe­st, Dre­sda e Cra­co­via era evi­den­te che que­ste­fos­se­ro cit­tà euro­pee a tut­ti gli effet­ti nono­stan­te la divi­sio­ne del mon­do, dovu­ta alla Guer­ra Fred­da, le aves­se asse­gna­te al bloc­co sovie­ti­co. Con il crol­lo del Muro ho ini­zia­to a viag­gia­re in que­sti luo­ghi. Nel 2003 a Lon­dra ho cono­sciu­to una ragaz­za ucrai­na di Khar­kiv che mi ha invi­ta­to nel suo pae­se e così l’estate suc­ces­si­va sono anda­to per la pri­ma vol­ta in Ucrai­na. Sape­vo che Kyiv era la capi­ta­le e cono­sce­vo la tra­ge­dia di Cher­no­byl, ma non mol­to di più. Nel 2004 è scop­pia­ta la Rivo­lu­zio­ne Aran­cio­ne e l’interesse per que­sta nazio­ne, che cer­ca­va di affran­car­si dal gio­go mosco­vi­ta e di ini­zia­re un per­cor­so demo­cra­ti­co, è aumen­ta­to. Ho con­ti­nua­to a viag­gia­re rac­co­glien­do impres­sio­ni, testi­mo­nian­ze, foto­gra­fie. Tut­to que­sto mate­ria­le è con­flui­to in Ucrai­na ter­ra di con­fi­ne. Ho pri­vi­le­gia­to un approc­cio fre­sco, l’incontro con le per­so­ne e inser­ti sto­ri­ci che non appe­san­tis­se­ro la nar­ra­zio­ne. Il mio sco­po era quel­lo di rac­con­ta­re que­sto pae­se al di fuo­ri degli ste­reo­ti­pi: l’Ucraina non è la Rus­sia e soprat­tut­to è un pae­se dina­mi­co e colorato.”

Per­ché con­si­glie­reb­be un viag­gio in Ucrai­na a un turi­sta italiano?
Per­ché è un pae­se polie­dri­co e sfac­cet­ta­to dove si mesco­la­no ere­di­tà cul­tu­ra­li polac­che, asbur­gi­che, rume­ne, tata­re, ebrai­che… Ci sono cit­tà bel­lis­si­me del tut­to igno­te al turi­sta ita­lia­no, come Leo­po­li, che con­ser­va un’affascinante ere­di­tà polac­co-asbur­gi­ca. Nel­la capi­ta­le Kyiv, cit­tà viva e stra­ti­fi­ca­ta, nata mol­to pri­ma di Mosca, si può leg­ge­re la sto­ria di tan­ti seco­li. Un tem­po era famo­sa in tut­ta Euro­pa per le sue chie­se, mol­te del­le qua­li furo­no distrut­te da Sta­lin. Ne riman­go­no comun­que di bel­lis­si­me come la Cat­te­dra­le di San­ta Sofia, il Mona­ste­ro di San Miche­le e la Lavra. Odes­sa, sul mar Nero, è una cit­tà com­mer­cia­le e cosmo­po­li­ta; nel suo por­to si sono sem­pre con­fron­ta­te varie etnie. E anco­ra Vyl­ko­vo, la Vene­zia ucrai­na: un vil­lag­gio di pesca­to­ri sul del­ta del Danu­bio costrui­to su una serie di cana­li, con più imbar­ca­zio­ni che auto­mo­bi­li. Oltre a esse­re il para­di­so del bird­wat­ching, qui la vita sem­bra esser­si fer­ma­ta all’Ottocento.”

Come è il rap­por­to con le persone?
La gen­te è ospi­ta­le e curio­sa. Capi­ta spes­so, maga­ri duran­te un viag­gio, che ti offra­no da man­gia­re e cer­chi­no di comu­ni­ca­re con te. Nutro­no curio­si­tà ver­so l’Europa alla qua­le si sen­to­no vici­ni come for­ma men­tis. Gli Ucrai­ni han­no viag­gia­to tan­to e mol­ti di essi han­no vis­su­to in Euro­pa Occi­den­ta­le, que­sto ha per­mes­so loro di riflet­te­re sul­la pro­pria sto­ria e sul­la pesan­te ere­di­tà sovie­ti­ca. Ecco per­ché ama­no dia­lo­ga­re con gli Euro­pei ogni vol­ta che ne han­no la pos­si­bi­li­tà. Ci sono mol­te affi­ni­tà fra Ucrai­ni e Ita­lia­ni: la sacra­li­tà del cibo, la loqua­ci­tà. Ciò che carat­te­riz­za il popo­lo ucrai­no è un for­te spi­ri­to di indi­pen­den­za e fie­rez­za, ere­di­tà dell’era cosacca.”

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