Il cuore e le contraddizioni dell’Angola nei romanzi di Ondjaki, intervista di Luca Onesti a Ondjaki7′ di lettura

Luca One­sti ¦ art a part of cult(ure), remo­ve back­ground noi­se ¦ 22 feb­bra­io 2014

Il cuo­re e le con­trad­di­zio­ni dell’Angola nei roman­zi di Ondjaki

inter­vi­sta di Luca One­sti a Ond­ja­ki, vin­ci­to­re nel 2013 del Pre­mio Sara­ma­go e auto­re di Non­na­Di­cian­no­ve e il segre­to del sovie­ti­co (Il Siren­te 2015) appar­sa su “art a part of cult(ure), remo­ve back­ground noise”, 22 feb­bra­io 2014.

 

OndjakiClose-1024x680Il Pre­mio Sara­ma­go, giun­to nel 2013 all’ottava edi­zio­ne, vie­ne attri­bui­to ogni due anni ad uno scrit­to­re di lin­gua por­to­ghe­se under 35. Il pre­mio cele­bra l’attribuzione nel 1998 del Pre­mio Nobel a José Sara­ma­go ed ha visto tra i suoi vin­ci­to­ri alcu­ni tra i mag­gio­ri scrit­to­ri di lin­gua por­to­ghe­se, come Gonça­lo M. Tava­res e José Luís Pei­xo­to, tra gli altri. Nel dicem­bre 2013 è sta­ta annun­cia­ta la vit­to­ria di Ond­ja­ki (pseu­do­ni­mo di Nda­lu de Almei­da), scrit­to­re ango­la­no tren­ta­cin­quen­ne, per il libro Os trans­pa­ren­tes, ritrat­to col­let­ti­vo e con­tem­po­ra­neo del­la cit­tà di Luan­da. In tra­du­zio­ne ita­lia­na sono sta­te pub­bli­ca­te le ope­re: Il Fischia­to­re e Le auro­re del­la not­te dell’editore Lavo­ro e Buon­gior­no com­pa­gni! dall’editore Iacobelli.
Ho incon­tra­to Ond­ja­ki nei gior­ni suc­ces­si­vi al con­fe­ri­men­to del pre­mio, a Lisbo­na. L’intervista che segue rias­su­me la lun­ga chiac­chie­ra­ta con lo scrittore.

Ho let­to che sei sta­to spes­so in Ita­lia e che vi hai com­ple­ta­to anche il dot­to­ra­to di ricer­ca. Dove?

A Napo­li, all’Università L’Orientale. La tesi di dot­to­ra­to riguar­da­va i discor­si ora­li del­la cit­tà di Luan­da, a par­ti­re dal­le esti­gas, che sono dei gio­chi ora­li, del­le dispu­te tra bam­bi­ni, per arri­va­re al rap, al kudu­ro, alla let­te­ra­tu­ra. E una par­te di que­sto lavo­ro è con­flui­ta ne Os transparentes.
Una cit­tà ita­lia­na che mi è pia­ciu­ta mol­to è sta­ta Como, non ave­vo mai visto un lago così gran­de e sono rima­sto mol­to impres­sio­na­to. È sta­to a segui­to di quel­la visi­ta che ho scrit­to O asso­bia­dor, in cui una don­na cam­mi­na sem­pre vici­no ad un lago. Il libro è ambien­ta­to in Afri­ca e mol­ti, leg­gen­do­lo, han­no pen­sa­to ai laghi afri­ca­ni. Inve­ce l’idea, l’immagine che mi ha ispi­ra­to nel­lo scri­ve­re il libro è sta­ta quel­la del lago di Como. Ed è sta­to pri­ma che Geor­ge Cloo­ney com­pras­se casa là!

Par­lia­mo di “Os trans­pa­ren­tes”, con cui hai vin­to il pre­mio Sara­ma­go. È un libro cora­le, che rac­con­ta la cit­tà di Luan­da attra­ver­so mol­ti per­so­nag­gi, mol­te storie…

C’è un per­so­nag­gio cen­tra­le, Odo­na­to, che è l’uomo che diven­ta tra­spa­ren­te, e c’è un palaz­zo come epi­cen­tro del rac­con­ta­re, ma il gran­de per­so­nag­gio è la cit­tà e per­ciò i mini­stri, i pove­ri, il ven­di­to­re di con­chi­glie, tut­ta que­sta gen­te for­ma un puzz­le che par­la di Luan­da come di un luo­go ano­ni­mo e col­let­ti­vo. Allo stes­so tem­po biso­gna par­la­re del­le per­so­ne, per­ché un pove­ro non è ugua­le a un ric­co in nes­su­na par­te del mon­do, e allo stes­so tem­po un pove­ro ango­la­no non è ugua­le a un pove­ro, ad esem­pio, sve­de­se. Sono pover­tà dif­fe­ren­ti, nono­stan­te il fat­to che entram­bi pos­so­no esse­re chia­ma­ti pove­ri. Il roman­zo, mi è sta­to det­to, è con­fu­so… Ma Luan­da è con­fu­sa! È una con­fu­sio­ne tut­ti i gior­ni, a tut­te le ore. Più con­fu­sa di Luan­da c’è solo Napo­li! Mi pia­ce mol­to il traf­fi­co di Napo­li, per­ché mi fa ricor­da­re Luanda.

Que­sta gal­le­ria di per­so­nag­gi dà al libro una dimen­sio­ne più poli­ti­ca rispet­to ai pri­mi libri, in cui rac­con­ta­vi una Luan­da dei bambini.

In altri libri il nar­ra­to­re che è bam­bi­no vuo­le vede­re cer­te cose, e vede il poli­ti­co sot­to la pro­spet­ti­va del bam­bi­no. Qui no, c’è un nar­ra­to­re assen­te. I per­so­nag­gi sono emi­nen­te­men­te poli­ti­ci, c’è il pre­si­den­te, il mini­stro, l’assessore del mini­stro e gli asses­so­ri dell’assessore. C’è una sce­na del libro in cui il par­ti­to di gover­no, l’MPLA, ordi­na di can­cel­la­re un’eclisse sola­re e la NASA con­fer­ma che l’eclissi non ci sarà per­ché qual­co­sa è cam­bia­to nell’allineamento dei pia­ne­ti. Se un par­ti­to può cam­bia­re l’universo che cosa non può cam­bia­re nel suo stes­so paese?

Lo stes­so tito­lo ha que­sta con­no­ta­zio­ne politica?

Ho sen­ti­to qual­cu­no che, con­fon­den­do­si, ha chia­ma­to il libro “Gli invi­si­bi­li”. Ma è diver­so, per­ché l’invisibile è ciò che non pos­sia­mo vede­re, il tra­spa­ren­te inve­ce è qual­co­sa che tu sai che è lì, potre­sti veder­lo, ma sce­gli di non veder­lo, sce­gli di veder­ci attraverso.

Ci sono mol­ti tuoi libri che par­la­no dell’infanzia. L’ultimo che hai scrit­to, Uma Escu­ri­dão Boni­ta, un libro illu­stra­to da Antó­nio Jor­ge Gonçal­ves, è un libro rivol­to ai bambini…

E inve­ce io non cre­do che lo sia. Altri sì ma non Escu­ri­dão. Un bam­bi­no può leg­ger­lo, un ami­co ha un figlio di cin­que anni che ado­ra il libro, ma è meno sem­pli­ce di quel­lo che sem­bra. Il libro è una pro­sa poe­ti­ca su qua­si nien­te, un lun­go poe­ma sul­la oscu­ri­tà e su una conversazione.

Da dove nasce que­sto tuo rac­con­ta­re attra