Metro, quando il romanzo predice la realtà6′ di lettura

| Medi­ter­ra­nea Onli­ne | Mar­te­dì 1 feb­bra­io 2011 | Cri­sti­na Giudice |

Pre­sen­ta­ta a Roma la tra­du­zio­ne del­la pri­ma gra­phic novel ara­ba, che annun­cia­va con due anni di anti­ci­po la rivol­ta egi­zia­na di que­sti giorni. 

«Voglia­mo dire addio a Muba­rak e ai Fra­tel­li insie­me». È que­sto lo sco­po del­la rivol­ta che sta scon­vol­gen­do l’Egitto in que­sti gior­ni secon­do Mag­dy alSha­fee, auto­re del­la gra­phic novelMetro”, usci­ta nel 2008 e imme­dia­ta­men­te cen­su­ra­ta dal gover­no egi­zia­no e riti­ra­ta dal com­mer­cio per­ché, secon­do la sen­ten­za di con­dan­na emes­sa dal tri­bu­na­le di Qasr elNil del Cai­ro, «con­tie­ne imma­gi­ni immo­ra­li e per­so­nag­gi che asso­mi­glia­no a uomi­ni poli­ti­ci real­men­te esistenti».
Il pub­bli­co ita­lia­no potrà con­sta­ta­re la “fon­da­tez­za” del­le accu­se rivol­te al libro, intro­va­bi­le da tem­po nel­le libre­rie egi­zia­ne, gra­zie all’edizione pub­bli­ca­ta dal­la casa “il Siren­te” nel­la col­la­na “Altria­ra­bi”, pre­sen­ta­ta a Roma a dicembre.
«Il comics non deve sem­pre rac­con­ta­re sto­rie di supe­re­roi — ha det­to l’autore — ma può esse­re uno stru­men­to per par­la­re di temi socia­li for­ti, impe­gna­ti. Quel­lo che mi ha spin­to a scri­ve­re “Metro è l’assoluta man­can­za di giu­sti­zia socia­le del pae­se. Rispet­to i valo­ri del­la socie­tà in cui vivo, e sono favo­re­vo­le alla diver­si­tà e al plu­ra­li­smo, ma cre­do nel­la mia liber­tà e rispet­to quel­la altrui: non per­met­to a nes­su­no di impor­mi del­le rego­le». Paro­le che, let­te sul­la scia del­le mani­fe­sta­zio­ni di mas­sa che han­no risve­glia­to la coscien­za popo­la­re egi­zia­na in que­sto perio­do, sem­bra­no ave­re un che di profetico.
AlSha­fee è sce­so in piaz­za in que­sti gior­ni unen­do­si ai dimo­stran­ti che chie­do­no la cac­cia­ta di Muba­rak: «Rifiu­tia­mo i cam­bia­men­ti che ha fat­to Muba­rak, come la nomi­na di Slei­man e Sha­fiq – ha dichia­ra­to all’agenzia Aki — poi­ché pro­ven­go­no da quel­lo stes­so gover­no cor­rot­to. Non li voglio io e non li vuo­le nes­su­no di colo­ro che aspi­ra­no al cambiamento».
Ha accu­sa­to il Mini­ste­ro dell’Interno del suo Pae­se di esse­re «die­tro le ope­ra­zio­ni di rapi­na e sac­cheg­gio com­piu­te da alcu­ni ele­men­ti in que­sti gior­ni in Egit­to», aggiun­gen­do: «Sono loro i delin­quen­ti che fal­si­fi­ca­va­no le ele­zio­ni a loro favo­re». Ha chie­sto «un gover­no di tran­si­zio­ne gui­da­to da Kamal alJan­zu­ri, ex pri­mo mini­stro che gode anco­ra di gran­de popo­la­ri­tà, per la dura­ta di un anno, duran­te il qua­le si pos­sa pro­ce­de­re a cam­bia­re la costi­tu­zio­ne e ad accre­sce­re la con­sa­pe­vo­lez­za del­la gen­te in sen­so demo­cra­ti­co, in modo che pos­sa sce­glie­re i pro­pri rap­pre­sen­tan­ti in base alle idee, ai pro­gram­mi e alle pro­mes­se vere».
La let­tu­ra di “Metro” può aiu­ta­re a capi­re quel­lo che sta suc­ce­den­do in Egit­to, spie­gan­do l’origine del­la rab­bia popo­la­re che ha spin­to la gen­te a dire basta al regi­me. Il libro si pro­po­ne come una novi­tà asso­lu­ta, uti­liz­zan­do le imma­gi­ni al posto del­le paro­le per far arri­va­re il mes­sag­gio in modo diret­to e pre­ci­so. Il pro­ta­go­ni­sta, Shi­hab, è un gio­va­ne pro­gram­ma­to­re inde­bi­ta­to­si fino al col­lo con un usu­ra­io per col­pa di un poli­ti­co cor­rot­to. Sen­ten­do­si ormai sen­za via di fuga, e dopo aver assi­sti­to all’omicidio dell’unica per­so­na che avreb­be potu­to aiu­tar­lo, Shi­hab deci­de di rapi­na­re una ban­ca insie­me all’amico Musta­fa, per tro­var­si a sua vol­ta intrap­po­la­to in una sto­ria di cor­ru­zio­ne poli­ti­co-finan­zia­ria. Shi­hab è il rap­pre­sen­tan­te di una gene­ra­zio­ne di milio­ni di gio­va­ni egi­zia­ni, capa­ci e moti­va­ti, che non rie­sco­no a rea­liz­za­re i pro­pri pro­get­ti a cau­sa del­la cor­ru­zio­ne dila­gan­te nel pae­se e del­la cri­si eco­no­mi­ca e poli­ti­ca che sof­fo­ca le loro intel­li­gen­ze. Insie­me a lui Dina, gior­na­li­sta rivo­lu­zio­na­ria e corag­gio­sa che vor­reb­be, come mol­ti gior­na­li­sti in Egit­to, gri­da­re la veri­tà e ribal­ta­re il siste­ma sen­za aver pau­ra di nascon­der­si; Musta­fa il cui fra­tel­lo, a cau­sa del­la pover­tà in cui vivo­no, è diven­ta­to un pic­chia­to­re del regi­me; l’anziano lustra­scar­pe Wan­nas, por­ta­vo­ce di quel­la che è for­se la par­te più ai mar­gi­ni del­la socie­tà egiziana.
I per­so­nag­gi si muo­vo­no sul­lo sfon­do del­le fer­ma­te del­la metro cai­ro­ta che inter­val­la­no la nar­ra­zio­ne e la vita nel­la metro­po­li è descrit­ta con asso­lu­to rea­li­smo gra­zie ai dise­gni, in par­te lascia­ti in ara­bo, che foto­gra­fa­no il Cai­ro in modo pre­ci­so: le stra­de di Wst elBa­lad, vici­nis­si­me all’ormai famo­sa piaz­za Tah­rir, i camion­ci­ni del­la cate­na Cilan­tro, le inse­gne dell’Alfa Mar­ket, per­fi­no le anti­che sta­tuet­te egi­zie nel­la sta­zio­ne di Sadat e il poster del­la star del cal­cio loca­le Abu Tre­ka. Addi­rit­tu­ra le suo­ne­rie dei cel­lu­la­ri che sono adat­ta­te al pro­prie­ta­rio! Una foto­gra­fia resa anco­ra più viva dall’uso del­la lin­gua: il dia­let­to egi­zia­no del­la stra­da, lo slang più cru­do e popo­la­re, che ha pro­cu­ra­to all’autore l’accusa di vol­ga­ri­tà. In real­tà inve­ce quel­le espres­sio­ni, che dan­no anche un toc­co di comi­ci­tà alle sce­ne (carat­te­ri­sti­co degli egi­zia­ni è il riu­sci­re a tro­va­re il lato comi­co anche nel­le situa­zio­ni più tra­gi­che), ren­do­no se pos­si­bi­le anco­ra più rea­li­sti­ca la sto­ria. Ed è pro­prio que­sto for­se che ha spa­ven­ta­to mag­gior­men­te la cen­su­ra, poi­ché l’uso del­la lin­gua del­la gen­te comu­ne ren­de il roman­zo più acces­si­bi­le a tutti.
«Ho scel­to di usa­re l’egiziano dei blog piut­to­sto che l’arabo clas­si­co — ha det­to alSha­fee — per­ché cre­do che que­sto stru­men­to lin­gui­sti­co por­ti avan­ti una pic­co­la rivo­lu­zio­ne let­te­ra­ria. La dif­fu­sio­ne di inter­net ha por­ta­to ad una for­te aper­tu­ra nei con­fron­ti del­la real­tà ester­na e al desi­de­rio di osser­va­re e capi­re il pro­prio con­te­sto in raf­fron­to con il mon­do inte­ro, per pro­va­re a cam­bia­re le cose». E a soste­gno di quan­to affer­ma­to dall’autore, la rivol­ta egi­zia­na che sta chie­den­do la cac­cia­ta di Muba­rak è par­ti­ta pro­prio dal popo­lo del web, attra­ver­so un tam­tam vir­tua­le nato dal­la gen­te comu­ne, sen­za ideo­lo­gie di par­te né poli­ti­che né reli­gio­se, ma basa­to sem­pli­ce­men­te sul­la riven­di­ca­zio­ne dei pro­pri dirit­ti, sul desi­de­rio del popo­lo egi­zia­no di ripren­der­si il pro­prio pae­se ormai sof­fo­ca­to dal­la mor­sa del­la cor­ru­zio­ne. L’Egitto sem­bra­va esse­re arri­va­to ad un livel­lo di ras­se­gna­zio­ne tale da impe­di­re qual­sia­si for­ma di oppo­si­zio­ne, così come dice lo stes­so Shi­hab in “Metro”: «Le per­so­ne vivo­no come ane­ste­tiz­za­te, non c’è nien­te che le col­pi­sca. Per quan­te cose pos­sa­no vede­re, alla fine diran­no sem­pre: fra­tel­lo, que­sto è pur sem­pre il mio pae­se». E anco­ra: «I gior­na­li sono una del­le nostre più gran­di tra­ge­die… Inten­de­vo gior­na­li, tele­vi­sio­ne e tut­te le altre cose che ci han­no abi­tua­ti alla sot­to­mis­sio­ne, al fat­to che la cor­ru­zio­ne reste­rà tale e qua­le… all’oppressione, alle code per un pez­zo di pane…». Alla fine però uno stru­men­to sem­pli­ce e a por­ta­ta di tut­ti come inter­net è riu­sci­to a far smuo­ve­re le mas­se, per­met­ten­do ai cit­ta­di­ni di espri­me­re la pro­pria idea e con­di­vi­der­la con gli altri. Basta­va che qual­cu­no des­se il la per­ché altri riu­scis­se­ro a pren­de­re corag­gio e cre­de­re dav­ve­ro che il cam­bia­men­to fos­se pos­si­bi­le. Così anche Shi­hab aggiun­ge: «Non mi fac­cio distrar­re dal­la cro­na­ca… Non dimen­ti­co i veri respon­sa­bi­li!». E que­sto per­ché, come ha det­to alSha­fee in que­sti gior­ni di rivol­ta, «quel­lo egi­zia­no è un popo­lo civi­le ric­co di crea­ti­vi­tà, e que­sta è la sua carat­te­ri­sti­ca migliore».

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