Giuseppe Iannozzi, 6 dicembre 2016

La distopia di Ahmed Nàgi fra George Orwell e Jonathan Lethem

Il 16 maggio 2016 PEN ha assegnato ad Ahmed Nàgi il PEN/Barbey Freedom to Write Award, riconoscendo la sua lotta di fronte alle avversità per il diritto alla libertà di espressione.

Chec­ché se ne dica, 1984 di Geor­ge Orwell, si sia d’accordo o no, ha dato il là a un nuo­vo modo di fare e di inten­de­re la Let­te­ra­tu­ra, la disto­pia socio-poli­ti­ca è così entra­ta a far par­te dell’immaginario col­let­ti­vo e, soprat­tut­to, ha for­ni­to a tan­ti e tan­ti scrit­to­ri il corag­gio di dir­si con­tro i regi­mi tota­li­ta­ri denun­cian­do l’invivibile pre­ca­rie­tà del pro­prio tem­po storico.

Ahmed Nàgi scri­ve Vita: istru­zio­ni per l’uso, è que­sto il tito­lo ita­lia­no del roman­zo Isti­kh­dam al-Hayat illu­stra­to da Ayman al-Zor­ka­ny e pub­bli­ca­to in Ita­lia da Il Siren­te nel­la col­la­na Altria­ra­bi. Il roman­zo si pre­sen­ta al let­to­re come una vera e pro­pria disto­pia in per­fet­to sti­le orwel­lia­no: una cata­stro­fe natu­ra­le ha sov­ver­ti­to l’ordine del Cai­ro, la vita non è più quel­la dei tem­pi pas­sa­ti, lun­go le stra­de si tra­sci­na­no dispe­ra­ti più mor­ti che vivi, le malat­tie imper­ver­sa­no e mie­to­no vit­ti­me a iosa. La tec­no­lo­gia, anch’essa, è sol più un ricor­do. Il cie­lo che copre il Cai­ro è vuo­to e all’orizzonte nes­su­na spe­ran­za. Cio­no­no­stan­te Bas­san tie­ne vivo un sogno, un sogno gran­de: la rico­stru­zio­ne del Cai­ro. Si ado­pe­ra insie­me alla Socie­tà degli Urba­ni­sti per­ché il sogno pos­sa un gior­no esse­re real­tà tan­gi­bi­le. Bas­san fa la cono­scen­za di Ihab Has­san, che ha un’idea per restau­ra­re la bel­lez­za e il ful­go­re che sem­bra­no esser sta­ti per sem­pre per­du­ti nel­le sab­bie del tempo.
Il Cai­ro è di fat­to un infer­no, una cloa­ca sot­to un cie­lo plum­beo, così lo imma­gi­na lo scrit­to­re e gior­na­li­sta egi­zia­no Ahmed Nàgi con­dan­na­to a due anni di car­ce­re per aver scrit­to e dato alle stam­pe que­sto lavo­ro disto­pi­co. Al pari di Orwell, Ahmed Nàgi descri­ve una socie­tà ridot­ta ai mini­mi ter­mi­ni: i sen­ti­men­ti sono vie­ta­ti, pro­va­re emo­zio­ni non è pos­si­bi­le per­ché l’ordine del­la repres­sio­ne vuo­le che tut­ti gli indi­vi­dui sia­no alli­nea­ti, vuo­ti e nell’anima e nel­la psiche.

Il lavo­ro di Nàgi è sta­to subi­to bol­la­to come “offe­sa alla pub­bli­ca mora­le”: per­ché? L’autore descri­ve, per som­mi capi in veri­tà, una sce­na di ses­so in una socie­tà dove i sen­ti­men­ti sono sta­ti abo­li­ti. Nel cor­so del sesto capi­to­lo un grup­pet­to di gio­va­ni sogna­no e sogna­no for­te: rol­la­no can­ne, ingol­la­no bir­ra e soprat­tut­to si lec­ca­no le pupil­le sognan­do l’amore. Non ci si lasci però ingan­na­re: la sce­na non con­tie­ne nes­sun ele­men­to real­men­te sca­bro­so, è difat­ti essa poi solo un espe­dien­te let­te­ra­rio vec­chio come il cuc­co per rida­re all’amore l’amore, null’altro che questo.

La vita: istru­zio­ne per l’uso
 di Ahmed Nàgi non è un roman­zo feti­ci­sta che par­la a spron bat­tu­to di ses­so pur non man­can­do di ritrar­re per­so­nag­gi quan­to­me­no biz­zar­ri, da vero e pro­prio bur­le­sque, que­sto è bene sot­to­li­near­lo, è inve­ce foto­gra­fia di una socie­tà sce­ve­ra­ta di vive­re la liber­tà, di ope­ra­re, sen­za costri­zio­ni e pres­sio­ni ester­ne, le sue pro­prie scel­te: la cit­tà pos­sie­de uomi­ni e don­ne, nes­su­no è padro­ne di nien­te e nes­su­no deve per­met­ter­si di cre­de­re nel libe­ro arbitrio.

Ahmed Nàgi non fa alcun accen­no ai fat­ti occor­si pri­ma e dopo la rivo­lu­zio­ne (2011), ma non è una dimen­ti­can­za la sua, è inve­ce una scel­ta pre­ci­sa come a voler sot­to­li­nea­re che nul­la è cam­bia­to vera­men­te dopo la desti­tu­zio­ne del tren­ten­na­le regi­me del Pre­si­den­te Hosni Muba­rak. Affin­ché il Cai­ro pos­sa esse­re una cit­tà viva per la vita, per i sen­ti­men­ti e la car­na­li­tà anche, c’è una sola pos­si­bi­li­tà e que­sta è rap­pre­sen­ta­ta da La Socie­tà degli Urba­ni­sti ret­ta dal­la maga Papri­ka. Il pro­get­to di Papri­ka, for­te del­la sua magia, è quel­lo di crea­re un nuo­vo cen­tro urba­no iper­tec­no­lo­gi­co: distrug­ge­re il Cai­ro affin­ché risor­ga diver­so, com­ple­ta­men­te nuo­vo. Nàgi dà così ini­zio a una vera e pro­pria disto­pia dai con­tor­ni inquie­tan­ti e non poco realistici.

Vita: istru­zio­ni per l’uso di Ahmed Nàgi è un per­fet­to roman­zo disto­pi­co, per­fet­to per­ché, con estre­ma sapien­za, l’autore fa sua la lezio­ne di Geor­ge Orwell e quel­la di Jona­than Lethem.

06/12/2016  Giu­sep­pe Iannozzi

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Egitto: Al Khamissi, Usa e Ue frenino colpo di stato Morsi

ANSA­med | Mer­co­le­dì 5 dicem­bre 2012 | Lucia­na Borsatti |

”Gli Sta­ti Uni­ti e l’Europa, che han­no soste­nu­to Mor­si, devo­no ora man­dar­gli un mes­sag­gio chia­ro: che sono con­tra­ri ad un col­po di sta­to come quel­lo che sta com­pien­do”. Kha­led Al Kha­mis­si — scrit­to­re noto per il suo best-sel­ler ”Taxi”, tra­dot­to in più’ lin­gue — non usa mez­zi ter­mi­ni sul­le respon­sa­bi­li­tà dell’Occidente nel­la deri­va che l’Egitto ha pre­so in que­sti mesi, con gli ulti­mi col­pi di mano del pre­si­den­te Moha­med Mor­si sul pia­no isti­tu­zio­na­le ed i san­gui­no­si scon­tri di piaz­za tra suoi oppo­si­to­ri e sostenitori.

Gli Sta­ti Uni­ti in par­ti­co­la­re, sot­to­li­nea in un’intervista ad ANSA­med, han­no gran­di respon­sa­bi­li­tà nell’aver soste­nu­to il pre­si­den­te espres­so dai Fra­tel­li Musul­ma­ni. La sua ele­zio­ne e’ sta­ta il pun­to di arri­vo, osser­va, di una tran­si­zio­ne affi­da­ta all’esercito e rive­la­ta­si ”disa­stro­sa” per l’Egitto. Negli ulti­mi mesi Mor­si ha infat­ti por­ta­to avan­ti ”un coup d’etat”, denun­cia, con­tro gli altri pote­ri del­lo sta­to e le altre for­ze poli­ti­che. Insie­me ai Fra­tel­li Musul­ma­ni, ”ha pre­so tut­ti i pote­ri nel­le sue mani e pro­vo­ca­to una vera e pro­pria bat­ta­glia nel­le stra­de del Pae­se. Il regi­me ha per­so ogni legit­ti­mi­tà e quel­la di que­sti gior­ni e’ una situa­zio­ne di vero e pro­prio scon­tro con il popo­lo egi­zia­no”. Uno scon­tro in cui vi sono sta­ti anche i mor­ti di sta­se­ra, ma anche gesti come quel­li di un atti­vi­sta dei Fra­tel­li Musul­ma­ni che — rife­ri­sce dal­la sua casa del Cai­ro, men­tre si pre­pa­ra a tor­na­re anche lui a mani­fe­sta­re — avreb­be addi­rit­tu­ra taglia­to un orec­chio ad un oppositore.

Eppu­re vi sono sta­te del­le aper­tu­re da par­te dell’entourage di Mor­si alle istan­ze dell’opposizione, come si pos­so­no valu­ta­re? ”Noi voglia­mo fat­ti, non paro­le — rispon­de al Kha­mis­si, che in Taxi rac­col­se gli umo­ri dell’uomo del­la stra­da del Cai­ro pri­ma del­la rivo­lu­zio­ne -. Anche pri­ma Mor­si ave­va pro­mes­so che ci sareb­be sta­ta una nuo­va Costi­tu­zio­ne con­di­vi­sa da tut­ti, e cosi’ non e’ sta­to”. Eppu­re, Mor­si ha avu­to l’appoggio del voto popo­la­re alle ele­zio­ni. ”Dove­te ricon­si­de­ra­re que­sta idea del voto — rilan­cia — io non ho vota­to, e cosi’ mol­ti altri, perché non pote­va­mo accet­ta­re di dover sce­glie­re tra un can­di­da­to dei Fra­tel­li Musul­ma­ni ed un uomo come Sha­fik, del vec­chio regi­me di Muba­rak”. E chi ha vota­to per Mor­si lo ha fat­to pro­prio per­ché’ non vole­va Sha­fik, aggiun­ge, oppu­re per ave­re il ”dena­ro” che i Fra­tel­li Musul­ma­ni pote­va­no garan­ti­re loro.

Ma ora Euro­pa e Sta­ti Uni­ti non pos­so­no sta­re a guar­da­re e ”devo­no par­la­re chia­ro — con­clu­de lo scrit­to­re -. Deve ripar­ti­re il dia­lo­go con gli altri par­ti­ti poli­ti­ci per una tran­si­zio­ne paci­fi­ca e per una nuo­va Costi­tu­zio­ne di tutti”.

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Il cambiamento è irreversibile presto toccherà anche la politica

La Repub­bli­ca | Saba­to 16 giu­gno 2012 | Dona­tel­la Alfonso |

LA LIBERTÀ ha sem­pre un prez­zo ma, avver­te Kha­led al Kha­mis­si, scrit­to­re e regi­sta cai­ro­ta che con il suo bestsel­ler Taxi (tra­dot­to in Ita­lia da “il Siren­te”) ha dato voce a pro­te­ste, sen­ti­men­ti, desi­de­ri del popo­lo egi­zia­no negli ulti­mi anni del regi­me di Hosni Muba­rak, «ormai è ini­zia­to un pro­ces­so irre­ver­si­bi­le, in Egit­to come negli altri Pae­si ara­bi. Pos­so­no anche veni­re i mili­ta­ri, può gover­na­re Sha­fiq, ma quel­la che è già una for­te tra­sfor­ma­zio­ne socia­le diven­te­rà, nell’ arco di due o tre anni, anche poli­ti­ca. È una rivo­lu­zio­ne sen­za par­ti­ti, pro­gram­mi, lea­der, ma è un per­cor­so di liber­tà. La stra­da è lun­ga, aspet­ta­te­ci: tra die­ci anni ci vedre­te». Kha­led al Kha­mis­si, si può par­la­re di un gol­pe in Egit­to? «La stam­pa occi­den­ta­le ado­ra i ter­mi­ni for­ti, ma io non la pen­so così. Se devo dire la veri­tà, non me ne impor­ta nul­la di quel­lo che acca­de sul­la cima del­la pira­mi­de, per­ché io guar­do alla base del­la pira­mi­de. Non inte­res­sa a me e non inte­res­sa alla gen­te. Che tor­ni Sha­fiq, che i mili­ta­ri pren­da­no il pote­re… sarà solo un pro­ble­ma di ver­ti­ce. I cam­bia­men­ti socia­li ormai sono irre­ver­si­bi­li». Ritor­no dei vec­chi gover­nan­ti, vit­to­ria dell’ Islam radi­ca­le un po’ dap­per­tut­to: la pri­ma­ve­ra ara­baè fini­ta? «Lo ripe­to dal gen­na­io del 2011: non c’ è nes­su­na pri­ma­ve­ra ara­ba, ma un cam­bia­men­to socia­le che con­ti­nua e por­te­rà a una vera tra­sfor­ma­zio­ne di tut­ti i nostri Pae­si entro una deci­na d’ anni. La gen­te sa che ci vuo­le tem­po, ma ha fidu­cia nel lun­go perio­do. Non teme né Sha­fiq, né i Fra­tel­li musul­ma­ni per­ché cre­de nel­la liber­tà, che gli isla­mi­sti inve­ce com­bat­to­no. Sha­fiq vuo­le veni­re? Bene, che ven­ga. Non cam­bie­rà quan­to sta acca­den­do alla base del­la socie­tà». Da quan­to lei dice sem­bra che i mili­ta­ri sia­no qua­si dei garan­ti del­la tra­sfor­ma­zio­ne: non teme inve­ce una guer­ra civi­le come ci fu in Alge­ria? «No, è pas­sa­to mol­to tem­po, la sto­ria è diver­sa, c’ è Inter­net, c’ è la pos­si­bi­li­tà di espri­mer­si e il corag­gio di far­lo. Inol­tre, non c’ è un nuo­vo pote­re isla­mi­co, i movi­men­ti radi­ca­li, negli anni, sono sta­ti soste­nu­ti e finan­zia­ti sia da Sadat che, soprat­tut­to, da Muba­rak. E, per quan­to riguar­da il Con­si­glio supre­mo del­le For­ze arma­te, non vedo la pos­si­bi­li­tà di una sfi­da tra il ritor­no al pote­re dell’ Ancien régi­me e un nuo­vo pote­re isla­mi­co. Ci sono inte­res­si poli­ti­ci e finan­zia­ri da difen­de­re, ser­ve una sta­bi­li­tà». Pen­sa a un ruo­lo degli intel­let­tua­li in que­sto per­cor­so di cre­sci­ta demo­cra­ti­ca? «No, gli intel­let­tua­li non han­no un peso suf­fi­cien­te. È la clas­se media, e soprat­tut­to sono i gio­va­ni, per­ché il 60 per cen­to degli egi­zia­ni ha meno di 25 anni, che non inten­do­no accet­ta­re né la for­ma­li­tà del siste­ma di Muba­rak né di quel­lo dei Fra­tel­li musul­ma­ni. Si andrà pro­gres­si­va­men­te ver­so una con­cre­tiz­za­zio­ne poli­ti­ca di quan­to si sta già facen­do sot­to il pro­fi­lo socia­le». Lei, quin­di, che futu­ro vede per il suo Pae­se? «Io sono otti­mi­sta. Il cam­bia­men­to e la liber­tà saran­no al pote­re tra una deci­na d’ anni. Aspettateci».

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Riva Sud

La Repub­bli­ca | Dome­ni­ca 28 ago­sto 2011 | Sara Scheggia |

Taxi, vico­li, con­do­mi­ni. E il deser­to. Sono i luo­ghi del Magh­reb, quel­li che han­no tenu­to cal­de, sot­to la cene­re, le rivol­te esplo­se quest’anno. Descrit­ti da auto­ri egi­zia­ni ed alge­ri­ni, diven­te­ran­no tea­tro in uno spa­zio che si apre al pub­bli­co per la pri­ma vol­ta: il cor­ti­le del­la comu­ni­tà mino­ri­le di via del Pra­tel­lo. In quel luo­go, dove i ragaz­zi han­no crea­to un giar­di­no «segre­to» di pian­te offi­ci­na­li, ver­rà ospi­ta­to da doma­ni «Riva Sud Medi­ter­ra­neo», ras­se­gna di tea­tro, voci e musi­che che, oltre alla com­pa­gnia del Pra­tel­lo diret­ta da Pao­lo Bili, vedrà pro­ta­go­ni­ste anche altre real­tà cit­ta­di­ne. Si trat­ta di Tra un atto e l’altro, Tea­tri­no Clan­de­sti­no, Lala­ge Tea­tro e Medin­sud, che cure­rà l’accompagnamento musi­ca­le: insie­me ad atto­ri pro­fon­da­men­te diver­si ma tut­ti radi­ca­tia Bolo­gna, come Ange­la Mal­fi­ta­no, Fran­ce­sca Maz­za, Fio­ren­za Men­ni, Lucia­no Man­za­li­ni e Mau­ri­zio Car­dil­lo, met­te­ran­no in sce­na sei spet­ta­co­li per rac­con­ta­re le pri­ma­ve­re ara­be dei mesi scor­si. Ogni sera­ta, inol­tre, sarà intro­dot­ta da un inter­ven­to sul­la situa­zio­ne geo-poli­ti­ca in cor­so, con gli sto­ri­ci Gian­ni Sofri e Luca Ales­san­dri­ni, e lo scrit­to­re alge­ri­no resi­den­te a Raven­na Tahar Lamri.

«Il risul­ta­to pro­dot­to da atti­vi­tà come que­ste — spie­ga Giu­sep­pe Cen­to­ma­ni, diri­gen­te del Cen­tro di giu­sti­zia mino­ri­le dell’Emilia Roma­gna — vale il prez­zo da paga­re, cioè il rischio di fughe o l’incremento dei controlli.

In più, mol­ti ragaz­zi del car­ce­re e del­la comu­ni­tà sono di ori­gi­ne magre­bi­na: è impor­tan­te con­di­vi­de­re rifles­sio­ni sul loro mon­do». Il rife­ri­men­to è a qual­che mese fa, quan­do un dete­nu­to del car­ce­re del­la Doz­za è eva­so duran­te le pro­ve di uno spet­ta­co­lo teatrale.

«I mino­ri che seguia­mo rispon­do­no bene alle mani­fe­sta­zio­ni ester­ne — osser­va Loren­zo Roc­ca­ro, diret­to­re del­la Comu­ni­tà Pub­bli­ca di via del Pra­tel­lo 38, da cui pas­sa­no alme­no 130 ragaz­zi all’anno — Ora apri­ran­no le por­te del­la loro casa al pub­bli­co: li aiu­te­rà a per­ce­pi­re la comu­ni­tà come una vera resi­den­za in cui acco­glie­re ospi­ti». Riva Sud Medi­ter­ra­neo, soste­nu­ta da Lega­coop e Uni­pol e dai con­tri­bu­ti degli osti del­la stra­da, par­ti­rà doma­ni con «Voci dai taxi del Cai­ro. Oggi». Uno spet­ta­co­lo inter­pre­ta­to dai ragaz­zi del­la com­pa­gnia del Pra­tel­lo, trat­to dal roman­zo dell’egiziano Kha­led Al Kha­mis­si, che mixa mono­lo­ghi e dia­lo­ghi dei tas­si­sti del Cairo.

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Khaled Al Khamissi, Taxi

Grup­po di let­tu­ra | Mer­co­le­dì 8 giu­gno 2011 |  |

In  tem­pi di “Pri­ma­ve­ra ara­ba” per­ché non leg­ge­re qual­co­sa che ci aiu­ti a sen­ti­re più da vici­no i pro­ble­mi che da mesi spin­go­no mol­tis­si­mi nor­da­fri­ca­ni dell’area medi­ter­ra­nea e  abi­tan­ti del Medio e vici­no Orien­te  a scen­de­re in piaz­za e a lot­ta­re per con­qui­sta­re il dirit­to alla liber­tà, nel­la spe­ran­za di vive­re in pae­si di rea­le democrazia?
È sta­to bel­lo vede­re tan­ti gio­va­ni e tra loro tan­te don­ne mani­fe­sta­re in mar­ce e cor­tei, riem­pi­re piaz­za Tahir, incu­ran­ti degli atti di repres­sio­ne di quei gover­ni che voglio­no can­cel­la­re. E in Tuni­sia e in Egit­to si è già arri­va­ti ad un cam­bia­men­to, in altri si lot­ta anco­ra con esi­ti incerti.
Tahar Ben Jel­loun ha già pub­bli­ca­to pres­so Bom­pia­ni La rivo­lu­zio­ne dei gel­so­mi­ni, in cui con luci­di­tà e sem­pli­ci­tà spie­ga che cosa è acca­du­to, cosa sta acca­den­do e cosa acca­drà. “Cado­no dei muri di Berlino”-dice l’autore- e nien­te dopo que­sti fat­ti sarà più come pri­ma nel mon­do ara­bo. Que­sti pae­si stan­no sco­pren­do, han­no sco­per­to e riven­di­che­ran­no d’ora in poi, il valo­re e l’autonomia dell’individuo in quan­to cittadino”.
Ma non voglio par­la­re  di que­sto libro che non ho anco­ra let­to, ma piut­to­sto di un libro di Kha­led Al Kha­mis­si, inti­to­la­to Taxi “e che ha come sot­to­ti­to­lo “Le stra­de del Cai­ro si raccontano”.
E’ stato pub­bli­ca­to nel 2008 dal­la casa edi­tri­ce abruz­ze­se, il Siren­te, che  ha così inau­gu­ra­to  la col­la­na Altria­ra­bi, con l’intento di  favo­ri­re, al di là dei soli­ti pregiudizi, ”una cono­scen­za diret­ta tra i popo­li sen­za fil­tri, nean­che linguistici”.
La let­tu­ra di que­sto libro, che non si può defi­ni­re roman­zo,  né inchie­sta gior­na­li­sti­ca, ci aiu­ta a capi­re qua­li sono le ragio­ni che han­no por­ta­to alla  recen­te rivol­ta in Egitto.
Ori­gi­na­le è l’idea di far cono­sce­re una cit­tà come il Cai­ro attra­ver­so l’abitacolo di un taxi, anzi dei tan­ti taxi pre­sen­ti. Pare sia­no 220.000 i tas­si­sti abu­si­vi e 80.000 rego­la­ri: è vero che il Cai­ro è la cit­tà più popo­lo­sa dell’Egitto con cir­ca 8 milio­ni di abi­tan­ti e oltre 15 milio­ni dell’area metro­po­li­ta­na e del gover­na­to­ra­to omo­ni­mo È vero che è anche la più gran­de cit­tà dell’intera Afri­ca e del Vici­no Orien­te e la dodi­ce­si­ma metro­po­li in ordi­ne di popo­la­zio­ne al mon­do, ma i tas­si­sti sono comun­que tanti.
Tan­ti e mol­to diver­si tra loro: anal­fa­be­ti e diplo­ma­ti o laureati,sognatori e fal­li­ti, a vol­te costret­ti a lavo­ra­re gior­no e not­te con scar­sa remu­ne­ra­zio­ne, one­sti e inge­nui, ma anche capa­ci di truf­fa­re il clien­te, a vol­te dispe­ra­ti, qual­cu­no  idio­ta. Ed ecco­li muo­ver­si nel cao­ti­co traf­fi­co del­la capi­ta­le nel cal­do, tra la fol­la e il sot­to­fon­do assor­dan­te dei clac­son nei loro taxi , mac­chi­ne nere a stri­sce bian­che, spes­so car­cas­se  da rot­ta­ma­re, e chiac­chie­ra­re con il clien­te che è a bordo.
Da que­ste con­ver­sa­zio­ni in 220 pagi­ne  ven­go­no fuo­ri 58 bre­vi rac­con­ti, che fini­sco­no per esse­re un vero docu­men­to di vita quo­ti­dia­na , denun­cia inge­nua, ma anche iro­ni­ca e cau­sti­ca del males­se­re socia­le di un popo­lo impo­ve­ri­to e  disilluso.
In eser­go Al Kamis­si, egi­zia­no lau­rea­to in scien­ze poli­ti­che alla Sor­bo­na, scri­ve: “rega­lo que­sto libro alla vita che abi­ta nel­le paro­le del­le per­so­ne sem­pli­ci. Nel­la spe­ran­za che ingoi il vuo­to che da anni dimo­ra den­tro di noi”.
In ogni capi­to­lo il pro­ta­go­ni­sta è quel tas­si­sta di cui cono­scia­mo par­ti­co­la­ri del­la sua vita per­so­na­le, ma anche, ai limi­ti del­la cen­su­ra,  il suo pen­sie­ro riguar­do alla poli­ti­ca, alla reli­gio­ne, alla società.

Il taxi divie­ne, dun­que,  il luo­go del con­fron­to in cui si rispec­chia la coscien­za col­let­ti­va e i tas­si­sti, come si dice nel­la coper­ti­na  del libro , “sono ama­bi­li can­ta­sto­rie che, con disin­vol­tu­ra, con­du­co­no il let­to­re in un deda­lo di real­tà e poe­sia che è l’Egitto  dei nostri gior­ni”, quel­lo che ha riem­pi­to le piaz­ze  in que­sto ini­zio del 2011 e che ha por­ta­to alla cadu­ta di Muba­rak, che dete­ne­va il pote­re da 30 anni.
Il qua­dro è quel­lo di un Egit­to sull’orlo del­la ban­ca­rot­ta, in cui la cor­ru­zio­ne è gene­ra­liz­za­ta, in cri­si mora­le dif­fu­sa, in cui ogni gior­no si lot­ta per la soprav­vi­ven­za nel­la indif­fe­ren­za del­le isti­tu­zio­ni. Rac­col­go qual­che fra­se qua e là dai 58 rac­con­ti, che per la diver­si­tà dei pun­ti di vista raf­fi­gu­ra­no per­fet­ta­men­te il mon­do ara­bo con­tem­po­ra­neo, come sot­to­li­nea lo stes­so Al Kha­mis­si nell’introduzione.
Tan­ti i discor­si seri dei tas­si­sti, che a vol­te rac­con­ta­no anche bar­zel­let­te diver­ten­ti, ma amare.
“La cor­ru­zio­ne è al mas­si­mo” […]  ”la giun­gla è il para­di­so rispet­to a noi”… qual è la solu­zio­ne per soprav­vi­ve­re?  o vai a ruba­re o comin­ci a doman­da­re maz­zet­te o lavo­ri tut­to il gior­no… la mal­nu­tri­zio­ne è così dif­fu­sa che il 10% dei bam­bi­ni egi­zia­ni del Said sof­fro­no di ritar­do mentale.”.
Secon­do i dati del­la Ban­ca Mon­dia­le il 58 % degli egi­zia­ni vive  infat­ti con due dol­la­ri al gior­no sot­to la linea del­la pover­tà, men­tre il 5% dei 75 milio­ni  di egi­zia­ni sono ric­chis­si­mi e indif­fe­ren­ti alle con­di­zio­ni gene­ra­li del­la popolazione.
“Chi non è diven­ta­to pez­zen­te con Muba­rak non lo diven­te­rà mai” dice uno di loro.
“Il discor­so del­la par­te­ci­pa­zio­ne poli­ti­ca è una bar­zel­let­ta di quel­le tri­sti, ma tri­sti davvero”…
“Abbia­mo già pro­va­to tut­to. Pro­vam­mo il re e non fuzio­na­va, pro­vam­mo il socia­li­smo con Nas­ser e nel pie­no del socia­li­smo ci sta­va­no i gran pascià dell’esercito e dei ser­vi­zi segre­ti… alla fine sia­mo arri­va­ti al capi­ta­li­smo che però ha il  mono­po­lio, il set­to­re pub­bli­co che scop­pia, la dit­ta­tu­ra e lo sta­to di emer­gen­za. E ci han­no fat­to diven­ta­re un poco ame­ri­ca­ni e tra poco pure israe­lia­ni; e allo­ra per­ché non pro­via­mo pure i Fra­tel­li Musulmani?”
“E poi que­sti ame­ri­ca­ni non si capi­sco­no pro­prio: aiu­ta­no Muba­rak, aiu­ta­no i Fra­tel­li Musul­ma­ni, aiu­ta­no i cop­ti espa­tria­ti che fan­no un casi­no da paz­zi. Poi sbor­sa­no i sol­di all’Arabia Sau­di­ta, che a sua vol­ta sbor­sa sol­di ai fon­da­men­ta­li­sti isl­mi­ci ‚che a loro vol­ta finan­zia­no gli atten­ta­ti con­tro, dicia­mo, gli americani”…
Un altro: “Il mon­do ormai… sono tut­ti pesci che si man­gia­no tra di  loro. Gros­so o pic­ci­ril­lo, tut­ti quan­ti si magna­no l’uno con l’altro”
Un altro anco­ra: “In Egit­to l’essere uma­no è come la pol­ve­re in un bic­chie­re cre­pa­to. Il bic­chie­re si può rom­pe­re in un nien­te e la pol­ve­re vola via. Impos­si­bi­le rac­co­glier­la e pure inu­ti­le: è solo un po’ di pol­ve­re. L’uomo in que­sto pae­se è così… non vale nien­te
Come ci ricor­da il tra­dut­to­re, Erne­sto Paga­no, “è il pri­mo libro scrit­to per tre quar­ti in dia­let­to, quin­di di non faci­le tra­du­ci­bi­li­tà. Per que­sto la par­la­ta col­lo­quia­le dei tas­si­sti è sta­ta tal­vol­ta colo­ra­ta da espres­sio­ni dia­let­ta­li meri­dio­na­li, per lo più napoletane.”

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Egitto: scrittore Al Khamissi, Mubarak ha ucciso i nostri sogni

| AKI ADN­Kro­nos | Saba­to, 29 gen­na­io 2011 |

L’anziano raìs Hosni Muba­rak, con il suo siste­ma, ”ha ucci­so i sogni dei gio­va­ni egi­zia­ni: per il futu­ro voglia­mo piu’ sogni e meno cor­ru­zio­ne”. Tra sogni infran­ti e spe­ran­ze Kha­led Al Kha­mis­si, trai piu’ noti scrit­to­ri egi­zia­ni con­tem­po­ra­nei, fino a ieri in piaz­za al Cai­ro a mani­fe­sta­re con­tro Muba­rak insie­me a miglia­ia di con­na­zio­na­li, par­la ad AKIADNKRONOS INTERNATIONAL di ”cam­bia­men­ti tar­di­vi” con cui Muba­rak, dopo gior­ni di pro­te­ste, ha rispo­sto alle richie­ste dei mani­fe­stan­ti egi­zia­ni: cam­bia­men­ti giu­di­ca­ti ”non suf­fi­cien­ti”. E, quin­di, ”pre­sto fini­rà l’era Mubarak”.
Kha­mis­si si dice con­vin­to che ”se non sarà oggi e nean­che doma­ni, e’ solo que­stio­ne di set­ti­ma­ne o di qual­che mese”. ”La sto­ria del­la fami­glia Muba­rak alla pre­si­den­za dell’Egitto è già fini­ta”, pro­se­gue l’autore di ‘Taxi. Le stra­de del Cai­ro si rac­con­ta­no’, sot­to­li­nean­do come que­sta sia la ”con­qui­sta del­la rivo­lu­zio­ne” egi­zia­na. Ma Muba­rak non è solo una per­so­na, è anche un siste­ma. E a que­sta osser­va­zio­ne, Al Kha­mis­si rispon­de con la tri­ste con­sta­ta­zio­ne che ”pur­trop­po il siste­ma con­ti­nue­rà” a fun­zio­na­re, alme­no per un cer­to tem­po, in modo simi­le a quel­lo del pas­sa­to. Tut­ta­via, affer­ma, la spe­ran­za e’ che ”alme­no spa­ri­sca la cor­ru­zio­ne, per­che’ sino­ra c’è sta­to al pote­re un siste­ma com­ple­ta­men­te corrotto”.

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Taxi. Le strade del Cairo si raccontano” alla settima edizione di Terra Futura, Fortezza da Basso, Firenze, 28–30 maggio 2010

 

 

 

 

| Dome­ni­ca 30 Mag­gio | Ore 11.00–12.00 | Stand COSPE |

Kha­led Al Kha­mis­si, “Taxi. Le stra­de del Cai­ro si rac­con­ta­no”, Edi­tri­ce il Siren­te, 2008
Let­tu­re trat­te dal libro “Taxi”, dedi­ca­to «alla vita che abi­ta nel­le paro­le del­la pove­ra gen­te», un viag­gio nel­la socio­lo­gia urba­na del­la capi­ta­le egi­zia­na attra­ver­so le voci dei tas­si­sti. Una rac­col­ta di sto­rie bre­vi che rac­con­ta­no sogni, avven­tu­re filo­so­fi­che, amo­ri, bugie, ricor­di e poli­ti­ca. I tas­si­sti egi­zia­ni sono degli ama­bi­li can­ta­sto­rie che, con disin­vol­tu­ra, con­du­co­no il let­to­re in un deda­lo di real­tà e poe­sia che è l’Egitto dei nostri giorni.
A cura di COSPE
Sarà pre­sen­te il tra­dut­to­re del libro ERNESTO PAGANO con JAMILA MASCAT, cura­tri­ce rubri­ca Ita­lie­ni di Internazionale

Ter­ra Futu­ra è una gran­de mostra-con­ve­gno strut­tu­ra­ta in un’area espo­si­ti­va, di anno in anno più ampia e arti­co­la­ta, e in un calen­da­rio di appun­ta­men­ti cul­tu­ra­li di alto spes­so­re, tra con­ve­gni, semi­na­ri, work­shop; e anco­ra labo­ra­to­ri e momen­ti di ani­ma­zio­ne e spettacolo.
Ter­ra Futu­ra vuo­le far cono­sce­re e pro­muo­ve­re tut­te le ini­zia­ti­ve che già spe­ri­men­ta­no e uti­liz­za­no model­li di rela­zio­ni e reti socia­li, di gover­no, di con­su­mo, pro­du­zio­ne, finan­za, com­mer­cio soste­ni­bi­li: pra­ti­che che, se adot­ta­te e dif­fu­se, con­tri­bui­reb­be­ro a garan­ti­re la sal­va­guar­dia dell’ambiente e del pia­ne­ta, e la tute­la dei dirit­ti del­le per­so­ne e dei popoli.
È un even­to inter­na­zio­na­le per­ché inten­de allar­ga­re e con­di­vi­de­re la dif­fu­sio­ne del­le buo­ne pra­ti­che a una dimen­sio­ne glo­ba­le; per­ché inter­na­zio­na­li sono i nume­ro­si mem­bri del suo comi­ta­to di garan­zia, la dimen­sio­ne dei temi trat­ta­ti e i rela­to­ri chia­ma­ti ad inter­ve­ni­re ai tavo­li di dibat­ti­to e di lavo­ro; infi­ne, per­ché lo sono i pro­get­ti e le espe­rien­ze pre­sen­ti o rap­pre­sen­ta­ti ampia­men­te nell’area espo­si­ti­va, che ospi­ta real­tà ita­lia­ne ed estere.
Nume­ro­si e impor­tan­ti i con­sen­si rac­col­ti negli anni. Oltre 87.000 i visi­ta­to­ri dell’edizione 2009, 600 le aree espo­si­ti­ve con più di 5000 enti rap­pre­sen­ta­ti; 250 ani­ma­zio­ni, 200 gli even­ti cul­tu­ra­li in calen­da­rio e 800 i rela­to­ri pre­sen­ti, fra esper­ti e testi­mo­ni di vari ambi­ti di livel­lo internazionale.

La set­ti­ma edi­zio­ne di Ter­ra Futu­ra si svol­ge­rà sem­pre alla For­tez­za da Bas­so, a Firen­ze, dal 28 al 30 mag­gio 2010.

ORARI:
vener­dì ore 9.00–20.00
saba­to ore 9.30–21.00 (even­ti e spet­ta­co­li fino alle ore 24.00)
dome­ni­ca ore 10.00–20.00

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Regole? Neanche il tassametro

| il Gior­na­le | Vener­dì 12 dicem­bre 2008 |

Gui­da­no come mat­ti, usa­no le mani e non i sema­fo­ri per impor­si nel fol­le traf­fi­co del Cai­ro, e non han­no il tas­sa­me­tro. Ognu­no di loro ha una sto­ria da rac­con­ta­re, come nel best sel­ler di Kha­lid Al Kha­mis­si, «Taxi», che dipin­ge la cit­tà con­le paro­le dei suoi tassisti.

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On a Journey

AlSaudiArabia.com | Vener­dì 12 dicem­bre 2008 |

Taxi is the most recent novel to crea­te a stir on the Egyp­tian lite­ra­ry sce­ne. The book was the talk of the town when it was publi­shed in Janua­ry 2007 and within a few mon­ths, it had sold some 20,000 copies, an asto­ni­shing num­ber in a coun­try whe­re novels rare­ly sell more than 3,000 copies.
Various fac­tors have undoub­ted­ly con­tri­bu­ted to its suc­cess. Fir­st, the book is writ­ten in col­lo­quial Ara­bic which the ave­ra­ge Egyp­tian can easi­ly rela­te to; second, it addres­ses bur­ning issues pla­guing Egyp­tian socie­ty and final­ly, the form of the book resem­bles a col­lec­tion of new­spa­per arti­cles. Cri­tics have dub­bed this sty­le jour­na­li­stic fic­tion. Yet, the author, Kha­led Al Kha­mis­si, insists on the lite­ra­ry aspect of his work.
Taxi is basi­cal­ly a col­lec­tion of 58 short sto­ries and each sto­ry takes the form of a fic­tio­nal dia­lo­gue with one of Cai­ros 80,000 cab dri­vers. The author, Kha­led Al Kha­mis­si, clear­ly sta­tes that he has never recor­ded any­thing and that Taxi is not repor­ta­ge or jour­na­li­sm. Yet, he has writ­ten with such gusto, sin­ce­ri­ty and rea­li­sm that rea­ders take the­se fic­tio­nal dia­lo­gues as the real thing.
A num­ber of per­ti­nent issues are brought up by the taxi dri­vers. Edu­ca­tion is men­tio­ned on seve­ral occa­sions. During one encoun­ter, a cab­bie cri­ti­ci­zes free edu­ca­tion: I tell you, he cant wri­te his own name. You call that a school? Tha­ts what free edu­ca­tion brings you. Edu­ca­tion for eve­ryo­ne, sir, is a won­der­ful dream but, like many dreams, its gone, lea­ving only an illu­sion. On paper, edu­ca­tion is like water and air, com­pul­so­ry for eve­ryo­ne, but the rea­li­ty is that rich peo­ple get edu­ca­ted and work and make money, whi­le the poor dont get edu­ca­ted and dont get jobs and dont earn anything.
Spea­king on the same sub­ject, ano­ther dri­ver also agrees that chil­dren dont learn a thing in school. He belie­ves that the only mot­to nowa­days is Get smart, make money becau­se nine­ty per­cent of peo­ple live off busi­ness and not from any­thing else.
Egyp­tians, Cai­re­nes espe­cial­ly, are kno­wn for their sen­se of humor, but the­re are times when peo­ple are so hea­vi­ly loa­ded with pro­blems that they fall apart. In an emo­tio­nal encoun­ter with a dri­ver and his bro­ther, the author sho­ws us how acu­te finan­cial pro­blems crush poor peo­ple: I was sur­pri­sed to find that the man, in front of me next to the dri­ver, was silen­tly wee­ping. He was a bro­wn-skin­ned giant with a bushy mou­sta­che. The calm was as thick as his moustache…The only sound was the inter­mit­tent and irre­gu­lar brea­thing of the giant as he wept. In our socie­ty it is a rare enou­gh occur­ren­ce to see a man cry­ing. To see a giant from sou­thern Egypt cry­ing is some­thing you could put in the Guin­ness Book of Records, wri­tes Al Kha­mis­si.
The author, who he is also a pro­du­cer, film direc­tor and jour­na­li­st, stu­died poli­ti­cal scien­ce at the Sor­bon­ne. His inte­re­st in socio­lo­gy and anth­ro­po­lo­gy is very evi­dent in Taxi. In fact, many have read it as a work of urban anth­ro­po­lo­gy. Galal Amin, an eco­no­mi­st and socio­lo­gi­st at the Ame­ri­can Uni­ver­si­ty in Cai­ro descri­bes the book as an inno­va­ti­ve work that pain­ts an extre­me­ly tru­th­ful pic­tu­re of the sta­te of Egyp­tian socie­ty today as seen by an impor­tant social sector.
Kha­led Al Kha­mis­si has cho­sen to talk to taxi dri­vers becau­se they repre­sent one of the baro­me­ters of the unru­ly Egyp­tian street. They also come from all walks of life: Some are illi­te­ra­te and others hold masters degrees. But all of them have in com­mon a job which is phy­si­cal­ly exhau­sting and under­mi­nes their ner­vous systems.
Forei­gn rea­ders unfa­mi­liar with Egyp­tian poli­cies might not under­stand some of the issues addres­sed by the taxi dri­vers. Howe­ver, after rea­ding this live­ly series of dif­fe­rent dri­vers expe­rien­ces, it is pos­si­ble to under­stand how Egyp­tian poli­cies are affec­ting the lives of the poor. Taxi dri­vers all over the world and Egypt is no excep­tion meet an end­less mix of peo­ple. The­se dai­ly con­tac­ts give them a uni­que kno­w­led­ge of the socie­ty they live in. Throu­gh the con­ver­sa­tions they hold, they reflect an amal­gam of poin­ts of view which are most repre­sen­ta­ti­ve of the poor in Egyp­tian socie­ty. It must be said that often I see in the poli­ti­cal ana­ly­sis of some dri­vers a grea­ter depth than I find among a num­ber of poli­ti­cal ana­lysts who pon­ti­fi­ca­te far and wide. For the cul­tu­re of this nation comes to light throu­gh its sim­ple peo­ple, and the Egyp­tian peo­ple real­ly are a tea­cher to anyo­ne who wishes to learn, says Al Khamissi.
Toge­ther with The Yacou­bian Buil­ding by Alaa El Aswa­ni and Being Abbas El Abd by Ahmed El Aidy, Taxi has hel­ped revi­ve the habit of rea­ding in Egypt. More than just a series of con­ver­sa­tions, the novel offers a color­ful and rea­li­stic sli­ce of con­tem­po­ra­ry Egyp­tian life.

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Taxi – Khaled Al Khamissi

Lo Sci­roc­co | Lune­dì 1 giun­go 2009 |

Taxi get­ta il let­to­re diret­ta­men­te in mez­zo alle stra­de del Cai­ro, tra il chias­so, il cal­do e la fol­la. L’Auto­re ci ripor­ta le sue mil­le con­ver­sa­zio­ni con altret­tan­ti tas­si­sti. Ne esce una rac­col­ta di mini­sto­rie (una o due pagi­ne cia­scu­na) dal lin­guag­gio popo­la­re, dia­let­ta­le, sem­pli­ce e inci­si­vo. Tas­si­sti di tut­te le età rac­con­ta­no i pro­pri pro­ble­mi quo­ti­dia­ni all’Auto­re, sten­den­do un pre­ci­so ritrat­to del­la vita in Egit­to, di usi e costu­mi visti dal bas­so. Qual­cu­no si lan­cia in apprez­za­men­ti o recri­mi­na­zio­ni sui pre­si­den­ti pas­sa­ti e pre­sen­te, sul­la poli­ti­ca loca­le, ma anche inter­na­zio­na­le. C’è il pun­to di vista degli egi­zia­ni sul­la guer­ra in Iraq, in Israe­le, e in gene­ra­le sul­la situa­zio­ne poli­ti­ca del Medio Orien­te, ma anche quel­lo che pen­sa­no degli Sta­ti Uni­ti. Allo stes­so tem­po si mani­fe­sta la situa­zio­ne del popo­lo egi­zia­no, impo­ve­ri­to, disil­lu­so e stan­co: tas­si­sti costret­ti a lavo­ra­re gior­no e not­te; don­ne che pas­sa­no il tem­po a met­te­re e a toglie­re il velo a secon­da del­la desti­na­zio­ne; le gior­na­te per­se die­tro a una buro­cra­zia infi­ni­ta e alla cor­ru­zio­ne dila­gan­te e mani­fe­sta. La sezio­ne cen­tra­le di foto a colo­ri del Cai­ro e la map­pa del­la cit­tà immer­go­no anco­ra di più il let­to­re nell’atmosfera del­la capi­ta­le. Il risul­ta­to è mol­to pia­ce­vo­le. Per chi vuo­le cono­sce­re un pun­to di vista diver­so su egi­zia­ni in par­ti­co­la­re, e ara­bi in generale.

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Al Ghitani: Oggi c’è vera democrazia

Il Dena­ro | Mar­te­dì 28 luglio 2009 | Al-Ghi­ta­ni |

”In Egit­to, alme­no sul pia­no cul­tu­ra­le esi­ste una vera demo­cra­zia. Oggi, infat­ti, chi scri­ve puo’ cri­ti­ca­re libe­ra­men­te il pote­re. Sot­to Gamal Abd el-Nas­ser o duran­te il gover­no di Anwar al-Sadat, inve­ce, ver­ga­re una sola riga con­tro il regi­me pote­va costa­re la liber­tà”. La pen­sa cosi’ lo scrit­to­re egi­zia­no Gamal Al-Ghi­ta­ni, fon­da­to­re e diret­to­re dal 1993 del set­ti­ma­na­le Akh­bar al-Adab (Noti­zie let­te­ra­rie), una del­le rivi­ste let­te­ra­rie piu’ auto­re­vo­li del mon­do ara­bo, che ha lan­cia­to auto­ri noti anche in Occi­den­te come Ala Al-Aswa­ni (Palaz­zo Yacou­bian, 2006, Fel­tri­nel­li). Clas­se 1945, per­so­nag­gio polie­dri­co, Al-Ghi­ta­ni ini­zia come dise­gna­to­re di tap­pe­ti (oggi e’ con­si­de­ra­to uno dei mas­si­mi esper­ti), per poi diven­ta­re gior­na­li­sta del quo­ti­dia­no Akh­bar al-Yawm e segui­re come cor­ri­spon­den­te di guer­ra i con­flit­ti ara­bo-israe­lia­no (dal ’68 al ’73), liba­ne­se e ira­che­no-ira­nia­no. ”Il pano­ra­ma let­te­ra­rio egi­zia­no di que­sti anni — affer­ma — e’ mol­to cam­bia­to. Negli anni ’60 veni­va­mo arre­sta­ti, come lo fui io, tra il ’66 e il ’67, per ave­re cri­ti­ca­to il regi­me nas­se­ria­no”. I gio­va­ni auto­ri di oggi, pro­se­gue, han­no corag­gio, sono pro­li­fi­ci e han­no intro­dot­to nuo­vi sti­li. La let­te­ra­tu­ra, dice Al-Ghi­ta­ni, ha fat­to un bal­zo in avan­ti. ”Si par­la di ses­so e del­la situa­zio­ne socia­le in cui ver­sa il Pae­se, si rac­con­ta la peri­fe­ria e la vita nel­le cam­pa­gne”. Quel che man­ca, pero’, e’ la cri­ti­ca let­te­ra­ria, ”per­che’ il livel­lo cul­tu­ra­le del Pae­se e’ bas­so”. Al pari di Naghib Mah­fuz, che lo inco­rag­gio’ a intra­pren­de­re la stra­da del­la scrit­tu­ra, anche Gamal Al-Ghi­ta­ni e’ un ‘cro­ni­sta del Cai­ro’. A lui si deve l’introduzione del roman­zo sto­ri­co, di cui il libro-denun­cia con­tro la tiran­nia e l’oppressione ‘Zay­ni Bara­kat. Sto­ria del gran cen­so­re del­la cit­ta’ del Cai­ro’, e’ un esem­pio (1997, Giun­ti edi­to­re). Figu­ra pre­do­mi­nan­te nel pano­ra­ma let­te­ra­rio egi­zia­no, nes­sun auto­re egi­zia­no sem­bra pote­re supe­ra­re il para­go­ne con il pre­mio Nobel Mah­fouz. ”Scrit­to­ri come lui non ve ne sono, ma ne esi­sto­no di mol­to bra­vi”, fa nota­re Al-Ghi­ta­ni. ”Sono com­par­si — dice pero’ — tan­ti auto­ri leg­ge­ri, i cui libri, sup­por­ta­ti da una gran­de distri­bu­zio­ne, ma pri­vi di alcun valo­re let­te­ra­rio, diven­ta­no best-sel­ler”. Testi, sostie­ne, ”che dura­no quan­to un Klee­nex: come ‘Taxi’ di Kha­led Al Kha­mis­si (2008, Il Siren­te) o a ‘La pro­va del mie­le’ (2008, Fel­tri­nel­li) del­la siria­na Sal­wa al-Nei­mi”. Scrit­ti che ven­do­no mol­to bene anche in Occi­den­te. ”Al-Nei­mi — rimar­ca sar­ca­sti­co — ha avu­to una distri­bu­zio­ne piu’ impor­tan­te di Mah­fouz, ma que­sto non signi­fi­ca cer­to che scri­va come lui”.

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Per conoscere un Paese straniero, è necessario prendere il taxi

Popo­li | Agosto/Settembre 2009 | Fon­da­zio­ne Cul­tu­ra­le San Fedele |

Un vec­chio gior­na­li­sta ita­lia­no che ave­va gira­to il mon­do come invia­to spe­cia­le ama­va ripe­te­re: «Per cono­sce­re un Pae­se stra­nie­ro, è neces­sa­rio pren­de­re il taxi. I taxi­sti han­no il pol­so del­la socie­tà in cui vivo­no, cono­sco­no tut­ti e tut­to». Come il cro­ni­sta, l’A. di que­sto sag­gio ha scel­to le voci dei taxi­sti per rico­strui­re le fit­te tra­me del­la socie­tà del Cai­ro (Egit­to). Nel suo libro ha rac­col­to 58 sto­rie bre­vi dal­le qua­li emer­go­no i sogni, le pas­sio­ni, i ricor­di, le avven­tu­re dei cit­ta­di­ni del­la capi­ta­le egi­zia­na. Una sor­ta di affre­sco rea­liz­za­to con il taglio gior­na­li­sti­co di un repor­ta­ge. Il libro è uno dei più ven­du­ti non solo in Egit­to, ma nell’intero mon­do arabo.

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Khaled Al Khamissi, “Taxi. Le strade del Cairo si raccontano”

Cro­na­che da Thu­le | Mer­co­le­dì 29 luglio 2009 | Luca Rota |

Anal­fa­be­ti e diplo­ma­ti, sogna­to­ri e fal­li­ti, taci­tur­ni e loqua­ci, chi rac­con­ta bar­zel­let­te e chi com­men­ta la situa­zio­ne in Iraq. E’ la varie­ga­ta gal­le­ria di tipi e per­so­nag­gi in cui capi­ta di imbat­ter­si salen­do su un taxi al Cai­ro, e le cui voci ven­go­no ora rac­col­te in un libro pub­bli­ca­to da poco in Egit­to e diven­ta­to pre­sto un suc­ces­so,“Taxi” (Con­ver­sa­zio­ni in tra­git­to), del gior­na­li­sta e regi­sta Kha­led al Kha­mis­si. Il libro rac­co­glie in 220 pagi­ne 58 rac­con­ti-mono­lo­go che han­no la voce degli auti­sti di taxi del Cai­ro: sto­rie trat­te dal­la real­tà, ma roman­za­te, e rac­con­ta­te in un lin­guag­gio col­lo­quia­le, che dif­fe­ri­sce mol­to dal­la lin­gua let­te­ra­ria usa­ta dal­la mag­gior par­te degli scrit­to­ri egi­zia­ni, e che for­se costi­tui­sce il segre­to del suc­ces­so di que­sto libro. Il volu­me, pub­bli­ca­to a ini­zio gen­na­io, dopo tre mesi ave­va già ven­du­to 20mila copie e ora è già sta­to ristam­pa­to tre vol­te. I tas­si­sti pro­ta­go­ni­sti di que­sto libro sono assai dif­fe­ren­ti, sogna­to­ri e filo­so­fi, miso­gi­ni e fana­ti­ci, con­trab­ban­die­ri e fal­li­ti, misti­ci e comi­ci con quell’ironia così par­ti­co­la­re dei cai­ro­ti magi­stral­men­te descrit­ta dal­lo scrit­to­re Albert Cos­se­ry, ma acco­mu­na­ti da uno stes­so desti­no: quel­lo di dover lot­ta­re quo­ti­dia­na­men­te per far­si stra­da, nel sen­so let­te­ra­le del­la paro­la, in un mon­do rumo­ro­so e cao­ti­co. Nei con­fron­ti di que­sta cate­go­ria spes­so poco ama­ta e stig­ma­tiz­za­ta dagli abi­tan­ti del Cai­ro, l’autore non nascon­de di nutri­re una par­ti­co­la­re sim­pa­tia: nell’introduzione alle conversazioni,infatti, al Kha­mis­si ricor­da quel­lo che spes­so i clien­ti di un taxi al Cai­ro dimen­ti­ca­no, ovve­ro che i tas­si­sti appar­ten­go­no per lo più a cate­go­rie socia­li tra le più bistrat­ta­te eco­no­mi­ca­men­te, i loro ner­vi sono mes­si alla pro­va dal caos del­le stra­de del Cai­ro, una metro­po­li bel­lis­si­ma ma inqui­na­ta e pol­ve­ro­sa for­mi­co­lan­te di oltre 16 milio­ni di abi­tan­ti, attra­ver­sa­ta ogni gior­no in tota­le da 22 milio­ni di per­so­ne, in mac­chi­na, auto­bus e metro­po­li­ta­na ma anche su car­ret­ti trai­na­ti da asi­ni e vespo­ni Piag­gio. Con un sot­to­fon­do peren­ne di clac­son e una sor­pren­den­te com­mi­stio­ne tra cit­tà, cam­pa­gna e deser­to. Lo descri­ve bene, l’autore, il loro infer­no: “E’ un mestie­re sfian­can­te, lo sta­re sem­pre sedu­ti in auto­mo­bi­li poco con­for­te­vo­li distrug­ge le loro colon­ne ver­te­bra­li, l’incessante rumo­re del­le stra­de del Cai­ro demo­li­sce il loro siste­ma ner­vo­so, i peren­ni imbot­ti­glia­men­ti li sfi­ni­sco­no ner­vo­sa­men­te e il cor­re­re die­tro il loro sosten­ta­men­to — cor­re­re nel sen­so let­te­ra­le del ter­mi­ne — elet­triz­za i loro cor­pi. Aggiun­ge­te a que­sto le trat­ta­ti­ve e le liti­ga­te con i clien­ti per il prez­zo da paga­re in assen­za di tachi­me­tri, e il tor­men­to dei poli­ziot­ti che li inse­guo­no…”. L’autore si sof­fer­ma anche sul­le loro rifles­sio­ni sul pro­prio Pae­se, i giu­di­zi sui diri­gen­ti, le cri­ti­che alla cor­ru­zio­ne dei poli­ziot­ti, le mol­te paro­le che qua­si tut­ti spen­do­no sul­la situa­zio­ne in Iraq e sull’America: ne risul­ta una sor­ta di docu­men­to sul­la vita quo­ti­dia­na del Cai­ro, com­po­sto da por­zio­ni di rea­le che non cor­ri­spon­do­no nè all’immagine mostra­ta ai turi­sti, nè a quel­la for­ni­ta dal­la pro­du­zio­ne let­te­ra­ria o cinematografica.

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Il prossimo faraone

Euro­pa | Lune­dì 24 luglio 2009 | Azzu­ra Meringolo |

C’è traf­fi­co al Cai­ro, sem­pre e ovun­que. I tas­si­sti, per intrat­te­ne­re i clien­ti spa­zien­ti­ti, rac­con­ta­no bar­zel­let­te. Sono tal­men­te tan­te che c’è chi, come Kha­led al Kha­mis­si, le ha rac­col­te e c’ha fat­to un libro.
Il tito­lo non pote­va esse­re che Taxi. Uno dei per­so­nag­gi più get­to­na­ti, nei rac­con­ti degli auti­sti, è la madre del pre­si­den­te egi­zia­no Hosni Muba­rak, mor­ta in un inci­den­te stra­da­le alla vene­ran­da età di 104 anni.
San­gue lon­ge­vo quel­lo che scor­re nel­le vene dell’ottantunenne lea­der egi­zia­no, che nel 2011, data nel­la qua­le sca­drà il suo enne­si­mo man­da­to, avrà taglia­to il tra­guar­do dei trent’anni al ver­ti­ce del­lo stato.
Nes­su­na leg­ge gli vie­te­reb­be di can­di­dar­si per la sesta vol­ta, ma Hosni pare comun­que affa­ti­ca­to. Tal­men­te affa­ti­ca­to che non è riu­sci­to nean­che ad anda­re ad acco­glie­re il pre­si­den­te Barack Oba­ma all’aeroporto del Cai­ro, quan­do l’inquilino del­la Casa Bian­ca ha visi­ta­to l’Egitto, lo scor­so giugno.
Secon­do indi­scre­zio­ni tra­pe­la­te dai media egi­zia­ni in que­sti gior­ni, Muba­rak, poi, si sareb­be sot­to­po­sto a un inter­ven­to alla schie­na, nel cor­so del­la recen­te visi­ta in Fran­cia. Una sor­ti­ta chi­rur­gi­ca camuf­fa­ta da visi­ta di sta­to, insomma.
La stan­chez­za e gli acciac­chi non han­no fat­to che rin­no­va­re il dibat­ti­to sul­la salu­te del capo del­lo sta­to, già scat­ta­to dopo la recen­te mor­te di suo nipo­te, il gio­va­ne figlio del pri­mo­ge­ni­to Alaa. Dopo il lut­to, il raìs era spro­fon­da­to nel­la tri­stez­za più cupa, sospen­den­do ogni atti­vi­tà per una ven­ti­na di gior­ni e por­tan­do in mol­ti a par­la­re del­la que­stio­ne del­la successione.
Da allo­ra le ipo­te­si si rin­cor­ro­no e c’è chi teme che qua­lo­ra la prov­vi­den­za pri­vas­se l’Egitto del­la sua sto­ri­ca gui­da, si cree­reb­be un vuo­to pericoloso.
Il dos­sier sul­la suc­ces­sio­ne a Muba­rak è sta­to a lun­go un tabù. È per que­sto moti­vo che sor­pren­de che sull’argomento, da poco, sia sta­to rea­liz­za­to anche un son­dag­gio. Se gli egi­zia­ni fos­se­ro chia­ma­ti a sce­glie­re il suc­ces­so­re del raìs, la sfi­da prin­ci­pa­le – così si pro­nun­cia­no i cit­ta­di­ni – sareb­be tra suo figlio Gamal (a lui il 21 per cen­to del­le pre­fe­ren­ze) e Ayman Nour, il noto dis­si­den­te libe­ra­le usci­to di recen­te dal car­ce­re (24 per cento).
Non c’è dub­bio che nel­le inten­zio­ni del clan Muba­rak, Gamal, attual­men­te ter­zo uomo più impor­tan­te del Par­ti­to nazio­na­le demo­cra­ti­co (la for­ma­zio­ne pre­si­den­zia­le), sia il can­di­da­to per eccel­len­za e da anni gli è sta­ta spia­na­ta la stra­da per poter giun­ge­re alla presidenza.
Ma ciò non signi­fi­ca che la pol­tro­na di Gamal sia scon­ta­ta. Secon­do Miche­le Dun­ne, esper­ta dell’Arab Reform Bul­let­tin, ci sareb­be­ro alme­no tre fat­to­ri a impe­di­re l’avvicendamento padre-figlio. Innan­zi­tut­to gli egi­zia­ni non accet­te­reb­be­ro volen­tie­ri l’idea stes­sa dell’ereditarietà. Cosa più pre­oc­cu­pan­te è che il ram­pol­lo non godreb­be del sup­por­to dei mili­ta­ri. Sareb­be infat­ti il pri­mo pre­si­den­te dell’Egitto post-monar­chi­co non usci­to dal­le fila dell’esercito e alcu­ni alti uffi­cia­li riter­reb­be­ro che Gamal non riu­sci­rà a sal­va­guar­da­re i loro inte­res­si e che non sia un lea­der abba­stan­za for­te da man­te­ne­re l’Egitto sta­bi­le e sicuro.
Sto­ria diver­sa quel­la di Ayman Nour, che nel 2004 ha fon­da­to il par­ti­to al Ghad (il doma­ni), una for­ma­zio­ne libe­ra­le e rifor­mi­sta atten­ta a con­ci­lia­re la sicu­rez­za con i dirit­ti uma­ni. Il regi­me si accor­ge pre­sto di lui e già nel 2005 lo sbat­te in car­ce­re, pri­ma di par­te­ci­pa­re alle ele­zio­ni pre­si­den­zia­li dove ottie­ne un lusin­ghie­ro (per gli stan­dard egi­zia­ni) set­te per cen­to. Nel giro di qual­che set­ti­ma­na Nour vie­ne nuo­va­men­te incar­ce­ra­to con l’accusa di fro­de, ma non si arren­de e la scor­sa esta­te scri­ve a Barack Oba­ma, all’epoca can­di­da­to demo­cra­ti­co alla Casa Bian­ca, che pren­de a cuo­re la sua sto­ria. Quan­do gra­zie alle pres­sio­ni sta­tu­ni­ten­si vie­ne rila­scia­to, annun­cia la sua can­di­da­tu­ra alle pros­si­me ele­zio­ni pre­si­den­zia­li. Ma ciò gli costa una serie di per­se­cu­zio­ni e aggres­sio­ni da par­te del regi­me, che teme l’appeal che la sua sto­ria eser­ci­ta nel con­te­sto internazionale.
Ayman Nour, tut­ta­via, non spa­ven­ta trop­po il gio­va­ne Muba­rak, che deve piut­to­sto pre­oc­cu­par­si di Omar Sulei­man, capo dei ser­vi­zi di sicu­rez­za egi­zia­ni, descrit­to da Forei­gn Poli­cy come il più poten­te capo dell’intelligence nel con­te­sto medio­rien­ta­le. La sua popo­la­ri­tà non è comun­que alla stel­le, eppu­re Dalia Zia­da, cono­sciu­ta atti­vi­sta e blog­ger egi­zia­na, sot­to­li­nea che se il suo nome com­pa­re tra le ipo­te­si è per­ché la vera doman­da, irri­sol­ta, è la posi­zio­ne che le for­ze arma­te assu­me­ran­no sul­la successione.
E Sulei­man, dall’alto del­la sua cari­ca, potreb­be cala­re buo­ne car­te. In più può con­ta­re sul­la fidu­cia di Muba­rak (ha aiu­ta­to il pre­si­den­te a repri­me­re l’opposizione isla­mi­sta) e sul fat­to che è sta­to un media­to­re essen­zia­le nell’attivare cana­li di dia­lo­go tra Israe­le e Hamas, non­ché sul rispet­to che gli accor­da­no mol­ti mem­bri del par­ti­to di gover­no e altri espo­nen­ti del­le élite nazionali.
Tec­ni­ca­men­te però la sua posi­zio­ne non è semplice.
Qua­lo­ra Muba­rak libe­ras­se la pol­tro­na, ogni par­ti­to potreb­be pre­sen­ta­re alle pre­si­den­zia­li un solo can­di­da­to e visto che Gamal è il più papa­bi­le tra i ran­ghi del Par­ti­to nazio­na­le demo­cra­ti­co, Omar Sulei­man dovreb­be, se voles­se aspi­ra­re alla pre­si­den­za, cor­re­re come indipendente.
C’è infi­ne una quar­ta ipo­te­si, a com­pli­ca­re il qua­dro del­la suc­ces­sio­ne. Un’ipotesi che riguar­da la fra­tel­lan­za musul­ma­na (Ikh­wan). Il 17 per cen­to degli egi­zia­ni, infat­ti, si schie­ra a favo­re di Isam Arayn, espo­nen­te del movi­men­to isla­mi­co. Seb­be­ne la costi­tu­zio­ne vigen­te pre­clu­da la for­ma­zio­ne di qual­sia­si par­ti­to che si basi sul­la reli­gio­ne e quin­di impe­di­sca alla fra­tel­lan­za di com­pe­te­re a livel­lo elet­to­ra­le, le auto­ri­tà han­no alza­to la guar­dia e, come ha lascia­to inten­de­re il set­ti­ma­na­le Ahrah Heb­do, l’intensificazione del­la pres­sio­ne sui fra­tel­li musul­ma­ni – lo scor­so giu­gno alcu­ni degli uomi­ni più cono­sciu­ti dell’Ikhwan sono sta­ti arre­sta­ti – indur­reb­be a pen­sa­re che il regi­me vede in loro una temi­bi­le mina vagante.

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Taxi al Cairo, un libro di incontri speciali

Il Dena­ro n. 109 | Vener­dì 8 giu­gno 2007 |

Anal­fa­be­ti e diplo­ma­ti, sogna­to­ri e fal­li­ti, taci­tur­ni e loqua­ci, chi rac­con­ta bar­zel­let­te e chi com­men­ta la situa­zio­ne in Iraq. E’ la varie­ga­ta gal­le­ria di tipi e per­so­nag­gi in cui capi­ta di imbat­ter­si salen­do su un taxi al Cai­ro, e le cui voci ven­go­no ora rac­col­te in un libro pub­bli­ca­to da poco in Egit­to e diven­ta­to pre­sto un suc­ces­so,“Taxi” (Con­ver­sa­zio­ni in tra­git­to), del gior­na­li­sta e regi­sta Kha­led al Kha­mis­si. Il libro rac­co­glie in 220 pagi­ne 58 rac­con­ti-mono­lo­go che han­no la voce degli auti­sti di taxi del Cai­ro: sto­rie trat­te dal­la real­tà, ma roman­za­te, e rac­con­ta­te in un lin­guag­gio col­lo­quia­le, che dif­fe­ri­sce mol­to dal­la lin­gua let­te­ra­ria usa­ta dal­la mag­gior par­te degli scrit­to­ri egi­zia­ni, e che for­se costi­tui­sce il segre­to del suc­ces­so di que­sto libro.
Il volu­me, pub­bli­ca­to a ini­zio gen­na­io, dopo tre mesi ave­va già ven­du­to 20mila copie e ora è già sta­to ristam­pa­to tre vol­te. I tas­si­sti pro­ta­go­ni­sti di que­sto libro sono assai dif­fe­ren­ti, sogna­to­ri e filo­so­fi, miso­gi­ni e fana­ti­ci, con­trab­ban­die­ri e fal­li­ti, misti­ci e comi­ci con quell’ironia così par­ti­co­la­re dei cai­ro­ti magi­stral­men­te descrit­ta dal­lo scrit­to­re Albert Cos­se­ry, ma acco­mu­na­ti da uno stes­so desti­no: quel­lo di dover lot­ta­re quo­ti­dia­na­men­te per far­si stra­da, nel sen­so let­te­ra­le del­la paro­la, in un mon­do rumo­ro­so e cao­ti­co. Nei con­fron­ti di que­sta cate­go­ria spes­so poco ama­ta e stig­ma­tiz­za­ta dagli abi­tan­ti del Cai­ro, l’autore non nascon­de di nutri­re una par­ti­co­la­re sim­pa­tia: nell’introduzione alle conversazioni,infatti, al Kha­mis­si ricor­da quel­lo che spes­so i clien­ti di un taxi al Cai­ro dimen­ti­ca­no, ovve­ro che i tas­si­sti appar­ten­go­no per lo più a cate­go­rie socia­li tra le più bistrat­ta­te eco­no­mi­ca­men­te, i loro ner­vi sono mes­si alla pro­va dal caos del­le stra­de del Cai­ro, una metro­po­li bel­lis­si­ma ma inqui­na­ta e pol­ve­ro­sa for­mi­co­lan­te di oltre 16 milio­ni di abi­tan­ti, attra­ver­sa­ta ogni gior­no in tota­le da 22 milio­ni di per­so­ne, in mac­chi­na, auto­bus e metro­po­li­ta­na ma anche su car­ret­ti trai­na­ti da asi­ni e vespo­ni Piag­gio. Con un sot­to­fon­do peren­ne di clac­son e una sor­pren­den­te com­mi­stio­ne tra cit­tà, cam­pa­gna e deser­to. Lo descri­ve bene, l’autore, il loro infer­no: “E’ un mestie­re sfian­can­te, lo sta­re sem­pre sedu­ti in auto­mo­bi­li poco con­for­te­vo­li distrug­ge le loro colon­ne ver­te­bra­li, l’incessante rumo­re del­le stra­de del Cai­ro demo­li­sce il loro siste­ma ner­vo­so, i peren­ni imbot­ti­glia­men­ti li sfi­ni­sco­no ner­vo­sa­men­te e il cor­re­re die­tro il loro sosten­ta­men­to — cor­re­re nel sen­so let­te­ra­le del ter­mi­ne — elet­triz­za i loro corpi.
Aggiun­ge­te a que­sto le trat­ta­ti­ve e le liti­ga­te con i clien­ti per il prez­zo da paga­re in assen­za di tachi­me­tri, e il tor­men­to dei poli­ziot­ti che li inse­guo­no…”. L’autore si sof­fer­ma anche sul­le loro rifles­sio­ni sul pro­prio Pae­se, i giu­di­zi sui diri­gen­ti, le cri­ti­che alla cor­ru­zio­ne dei poli­ziot­ti, le mol­te paro­le che qua­si tut­ti spen­do­no sul­la situa­zio­ne in Iraq e sull’America: ne risul­ta una sor­ta di docu­men­to sul­la vita quo­ti­dia­na del Cai­ro, com­po­sto da por­zio­ni di rea­le che non cor­ri­spon­do­no nè all’immagine mostra­ta ai turi­sti, nè a quel­la for­ni­ta dal­la pro­du­zio­ne let­te­ra­ria o cinematografica.

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L’Iran si sta laicizzando?

Il cuo­re del mon­do | Vener­dì 19 giu­gno 2009 | Ambro­gio |

L’Iran si sta laicizzando?
Non cre­do. Esi­ste una nuo­va gene­ra­zio­ne di musul­ma­ni che cre­sce e che alla mor­te di Kho­mei­ni (1989-ulti­ma fat­wa con­tro Sal­man Rush­die, auto­re dei Ver­si Sata­ni­ci) ave­va­no pochi anni o addi­rit­tu­ra non era­no nem­me­no nati.
A Kho­mei­ni, da qual­sia­si pun­to lo si voglia con­si­de­ra­re, non si può toglie­re che è sta­to con la sua vita il per­no cen­tra­le del­la radi­ca­li­tà dell’Islam in quel pae­se. Un per­so­nag­gio a suo modo irripetibile.
Per que­sto non leg­go nei fer­men­ti di que­sti gior­ni post-elet­to­ra­li in Iran una voglia di laicità.
Vedo sol­tan­to una voglia di Islam meno radicale.
Buo­no che ci sia.
Meno noti­zie in que­sto sen­so ci ven­go­no dal mon­do arabo/sunnita. Nei mesi scor­si una don­na era entra­ta per la pri­ma vol­ta come sot­to­se­gre­ta­rio all’istruzione(non ricor­do se in Ara­bia Sau­di­ta o negli Emi­ra­ti Ara­bi, ma mi sem­bra sia la pri­ma), segno mini­mo e cre­do solo di facciata.
Più peri­co­lo­so per il mon­do Occi­den­ta­le il gra­ni­ti­co mon­do Ara­bo Sunnita.
Ma non cre­do l’esultanza dei gio­ca­to­ri rivol­gen­do­si alla mec­ca influen­ze­rà il rap­por­to tra occi­den­te e L’Islam in generale.
Insom­ma era­no gio­ca­to­ri di pal­lo­ni, non sceicchi(al sol­do straniero)che inci­ta­no alla guer­ra santa.
L’Egitto?
Per chi voglia capi­re come fun­zio­na in Egit­to, tra Musul­ma­ni, Cop­ti ed altro, e dove noi andia­mo a rin­chiu­der­ci in quei recin­ti di vacan­za che è Sharm el Sheik, con­si­glio di leg­ge­re il libro di Kha­led Al Kha­mis­si, Taxi a cui alle­go un bre­ve copia e incol­la: “Si trat­ta di un arti­co­la­ta e diver­ten­te… cri­ti­ca” del­la socie­tà e del­la poli­ti­ca in Egit­to, dice al Cai­ro Press, Mark Linz, diret­to­re dell’Università Ame­ri­ca­na, che pub­bli­ca ora una serie di libri di let­te­ra­tu­ra ara­ba in lin­gua ingle­se. ” è uni­co per­ché uti­liz­za l’umorismo. Per del­le que­stio­ni che gli egi­zia­ni ten­do­no a pren­de­re mol­to sul serio”.
Kha­mis­si dice di non esse­re un’analista, ma mol­ti dico­no che la popo­la­ri­tà del libro vie­ne dal fat­to che “ognu­no si ritro­va nel libro [quan­do han­no let­to il libro.] Ogni let­to­re ci leg­ge la pro­pria esperienza.
L’autore è lo stes­so di cui par­la­vo nel tema pre­ce­den­te da Lei pro­po­sto e che ave­va para­go­na­to il discor­so di Oba­ma a Il Cai­ro qua­si fos­se un discor­so fat­to dal Papa.

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Prima di addormentarmi ho finito di leggere “Taxi” di Khaled Al Khamissi

Lizzie’s cof­fe­shop | Mar­te­dì 21 luglio 2009 | auc­klan­der­girl |

pri­ma di addor­men­tar­mi ho fini­to di leg­ge­re “Taxi” di Kha­led Al Kha­mis­si, una rac­col­ta di bre­vi sto­rie ambien­ta­te al Cai­ro da tas­si­sti, che rac­con­ta­no delu­sio­ni, spe­ran­ze, amo­ri, intri­ghi sul Pae­se e che rap­pre­sen­ta­no un vero e pro­prio trat­ta­to di socio­lo­gia urba­na . Pec­ca­to che per moti­vi di sicu­rez­za l’autore si sia auto cen­su­ra­to e pec­ca­to pure non esse­re sta­ta in gra­do di leg­ge­re la ver­sio­ne ori­gi­na­le del libro in ara­bo (anche se le ver­sio­ni ingle­si ed ita­lia­na han­no reso bene il concetto..uno spac­ca­to di vita quo­ti­dia­na in un Pae­se dove sem­bra sia pos­si­bi­le tro­va­re sod­di­sfa­zio­ni nel­la sfe­ra pri­va­ta, visto che le isti­tu­zio­ni son indif­fe­ren­ti a qual­sia­si cosa).
In alcu­ni pun­ti tra­gi­co, in altre comi­co, ma sen­za dubbio…intrigante 🙂

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DIARIO EGIZIANO/3 — Un premio per il sermone dell’anno

La Stam­pa | Vener­dì 5 giu­gno 2009 | Kha­led Al Kha­mis­si |

Una pic­co­la pro­te­sta di cin­que per­so­ne ha avu­to luo­go al Cai­ro pri­ma che Oba­ma pro­nun­cias­se il suo discor­so all’Universita’. E’ curio­so il fat­to che la poli­zia abbia accon­sen­ti­to loro di avvi­ci­nar­si all’ateneo, men­tre tut­te le stra­de era­no sbar­ra­te. Come han­no potu­to? La rispo­sta e’ sem­pli­ce, era­no ame­ri­ca­ni: era­no venu­ti da Gaza per mani­fe­sta­re e atti­ra­re l’attenzione di Oba­ma sul­la tra­ge­dia pale­sti­ne­se. Oba­ma ha dife­so eroi­ca­men­te i dirit­ti del popo­lo pale­sti­ne­se: devo esser­ne con­ten­to. Ha uti­liz­za­to un lin­guag­gio idea­li­sta par­lan­do di un futu­ro pros­si­mo in cui noi attue­re­mo la visio­ne di Dio qui sul­la ter­ra viven­do in pace e armo­nia in un mon­do sen­za armi nuclea­ri, dove il sol­da­to Usa tor­ne­ra’ in patria e ogni uccel­lo vivra’ nel suo nido feli­ce, nel suo sta­to. Oba­ma ha chie­sto ai gio­va­ni di non resta­re pri­gio­nie­ri del pas­sa­to, di for­gia­re un futu­ro dove regni la pace e con que­sto — cre­do — ha chie­sto di dimen­ti­ca­re la sto­ria dell’umanita’ per rivol­ger­si al mon­do fan­ta­sti­co di Disney­land. Ha cita­to ver­si del Cora­no, del Tal­mud, del­la Bib­bia. Ha par­la­to come se vives­si­mo pri­ma del Rina­sci­men­to citan­do le reli­gio­ni e non le nazio­ni moder­ne. E’ venu­to nel mon­do ara­bo per par­la­re ai musul­ma­ni e non agli ara­bi, come se qui non esi­stes­se­ro altre reli­gio­ni, oppu­re for­ma­zio­ni lai­che che risal­go­no ai pri­mi anni del seco­lo scor­so. Nel 1919 scop­pio’ in Egit­to una rivo­lu­zio­ne per l’indipendenza il cui mot­to era «la fede e’ per Dio e la patria per tut­ti», e i cui lea­der edi­fi­ca­ro­no l’Universita’ del Cai­ro nel 1908. Cen­to anni dopo in quell’Universita’ e’ venu­to un pre­si­den­te ame­ri­ca­no a par­lar­ci di fede per tut­ti e di una patria che non c’e’. Oba­ma ha esor­di­to con una serie di lodi e poi ha fis­sa­to alcu­ni pun­ti noda­li: pri­mo, il ter­ro­ri­smo, la cui ori­gi­ne e’ da indi­vi­dua­re in Al Qae­da e nei Tale­ban, sen­za men­zio­na­re chi li ha crea­ti, arma­ti e finan­zia­ti. Non ha spie­ga­to che gli Usa, duran­te il loro scon­tro con l’Urss in Afgha­ni­stan, crea­ro­no Al Qae­da e i Tale­ban e finan­zia­ro­no i movi­men­ti isla­mi­sti in tut­to il mon­do ara­bo per com­bat­te­re il comu­ni­smo e impe­di­re l’avanzata del lai­ci­smo ara­bo. Secon­do, ha par­la­to del­la tra­ge­dia pale­sti­ne­se ma non ha men­zio­na­to chi eser­ci­ta la tor­tu­ra con­tro quel popo­lo. Ter­zo, ha det­to di voler bloc­ca­re la cor­sa agli arma­men­ti in Medio Orien­te, dicen­do che impe­di­ra’ all’Iran di ave­re l’atomica, sen­za accen­na­re al fat­to che nell’agone c’e’ un solo com­pe­ti­to­re: Israe­le. Quar­to, la demo­cra­zia. Qui ha assi­cu­ra­to i regi­mi auto­cra­ti­ci ara­bi che non si intro­met­te­ra’ nei loro affa­ri. Quin­to, la liber­ta’ reli­gio­sa accen­nan­do alle dispu­te fra sun­ni­ti e scii­ti in Iraq, sen­za chie­de­re scu­sa per quel­lo che gli Usa han­no fat­to per divi­de­re il popo­lo ira­che­no e tan­to meno per il loro ruo­lo nel redi­ge­re una Costi­tu­zio­ne che divi­de e ali­men­ta le divi­sio­ni del pae­se alla stre­gua del­la Fran­cia all’epoca dell’occupazione del Liba­no. L’Iraq infat­ti sol­tan­to dopo l’occupazione Usa ha assi­sti­to a un con­flit­to fra sun­ni­ti e scii­ti, cosa mai suc­ces­sa nei tem­pi moder­ni. Il Pre­si­den­te ha insi­sti­to sul con­cet­to di fra­tel­lan­za e sul­la divi­sio­ne del­le respon­sa­bi­li­ta’ per poter costrui­re un futu­ro miglio­re: tut­ti sono rima­sti entu­sia­sti del­le sue paro­le e han­no tan­to applau­di­to e sor­ri­so. Oba­ma e’ riu­sci­to ad accon­ten­ta­re tut­ti. Cre­do che il suo discor­so ver­ra’ con­si­de­ra­to il miglior ser­mo­ne reli­gio­so di quest’anno, inshal­lah. *Scrit­to­re del Cai­ro, auto­re di «Taxi» (Edi­to in Ita­lia da il Siren­te)

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DIARIO EGIZIANO/2 — ”Lo sapete? Hanno preso gli studenti”

La Stam­pa | Gio­ve­dì 4 giu­gno 2009 | Kha­led Al Kha­mis­si |

Un ami­co mi ha tele­fo­na­to l’altro gior­no dicen­do che men­tre sta­va guar­dan­do la tv ha sen­ti­to bat­te­re vio­len­te­men­te alla por­ta. «Chi e’? », chie­de. «Poli­zia — fa una voce impe­rio­sa — voglia­mo i docu­men­ti di tut­ti quel­li che abi­ta­no in que­sta casa». Sia­mo alla vigi­lia del­la visi­ta di Oba­ma e il mio ami­co vive vici­no all’Universita’ del Cai­ro dove il Pre­si­den­te par­le­ra’. Eppu­re quell’appartamento non da’ sui luo­ghi cru­cia­li, da li’ e’ impos­si­bi­le com­pie­re alcun atten­ta­to. La stes­sa cosa e’ acca­du­ta ai suoi vici­ni. Men­tre mi rac­con­ta­va­no quel­la sto­ria, sta­vo gui­dan­do ver­so l’aeroporto del Cai­ro per anda­re a pren­de­re un mio cugi­no. Appe­na arri­vo, la poli­zia mi fer­ma e mi chie­de la car­ta d’identita’. E’ la pri­ma vol­ta in vita mia, dopo tan­ti su e giu’ all’aeroporto. Non so per­che’ gli agen­ti sia­no cosi’ osses­sio­na­ti dal con­trol­lo dei docu­men­ti. Il gior­no dopo, sono sedu­to al caf­fe’ in un vico­lo stret­to del cen­tro. Le sedie arri­va­no fino in mez­zo alla stra­da. Ordi­no un car­ca­de’. Vici­no a me, si discu­te ani­ma­ta­men­te sul­la visi­ta del Pre­si­den­te ame­ri­ca­no. «Ave­te sen­ti­to? — chie­de un tale — han­no arre­sta­to due­cen­to stu­den­ti dell’Universita’ teo­lo­gi­ca di Al Azhar. Qua­si tut­ti dell’Asia cen­tra­le o rus­si. Nes­su­no sa dove li abbia­no por­ta­ti. E que­sto solo per­che’ Oba­ma visi­te­ra’ la loro facol­ta’». Qual­cu­no spie­ga che l’ospite ha aggiun­to al suo pro­gram­ma una tap­pa in Ara­bia Sau­di­ta. Il vici­no fa una bat­tu­ta: «Sup­pon­go che il gover­no egi­zia­no abbia rifiu­ta­to di paga­re i costi del viag­gio, cosi’ l’Arabia Sau­di­ta come al soli­to ha dovu­to met­te­re mano al por­ta­fo­glio». Poi il discor­so si fa serio. Uno dice che i sau­di­ti da quan­do non ci sono piu’ i Bush, padre e figlio, si sen­to­no orfa­ni. «Riad e’ furio­sa, per­che’ Oba­ma rivol­ge il suo mes­sag­gio al mon­do isla­mi­co dal Cai­ro, cosi’ han­no fat­to pres­sio­ni per ave­re il Pre­si­den­te anche a casa loro». Un gio­va­ne che sta fuman­do il nar­ghi­le’ dice di esse­re orgo­glio­so che Oba­ma abbia scel­to l’Egitto. «E’ chia­ro — dice — che il nostro pre­sti­gio e’ alle stel­le, sia­mo il piu’ impor­tan­te pae­se musul­ma­no». Un vec­chio scuo­te la testa: «Esse­re il miglio­re o il peg­gio­re dipen­de dal­le con­di­zio­ni rea­li e non dal giu­di­zio degli altri. Sia­mo ormai un Pae­se fuo­ri gara, come lo era la Cina all’inizio del seco­lo scor­so. La visi­ta non rimet­te­ra’ in moto la nostra sgan­ghe­ra­ta mac­chi­na: dob­bia­mo far­lo da soli». Inter­vie­ne una don­na sedu­ta al mio fian­co che sta aspi­ran­do il fumo dal­la pipa ad acqua: «Oba­ma e’ sol­tan­to un abi­le chi­rur­go pla­sti­co. Va in giro per miglio­ra­re il vol­to bru­ta­le dell’America nel mon­do che Bush ha detur­pa­to. Eh si’, e’ pro­prio un abi­le chi­rur­go pla­sti­co». Anche il came­rie­re, che ha appe­na por­ta­to una taz­za di te’, vuo­le dire la sua: «Chie­do una sola cosa a Oba­ma: che risol­va una vol­ta per tut­te la cri­si medio­rien­ta­le. Se lo faces­se diven­te­reb­be il miglio­re Pre­si­den­te nel­la sto­ria ame­ri­ca­na. Pec­ca­to che non ho mai visto un poli­ti­co man­te­ne­re la paro­la». Poi si lan­cia: «E’ vero che in cam­pa­gna elet­to­ra­le ave­va pro­mes­so di fare a meno del petro­lio nel giro di die­ci anni? Se lo faces­se Israe­le per­de­reb­be la sua impor­tan­za stra­te­gi­ca e l’intero Medio Orien­te diven­te­reb­be una sca­to­la vuo­ta. Non si sacri­fi­che­ra’ mai piu’ un popo­lo per il petro­lio, come e’ suc­ces­so agli Ira­che­ni. Ci lasce­ran­no final­men­te in pace». La ragaz­za che fuma il nar­ghi­le’ sbot­ta: «Viva Oba­ma il chi­rur­go pla­sti­co. Il piu’ bell’uomo d’America». Ma se il Pre­si­den­te ame­ri­ca­no inten­de dav­ve­ro inven­ta­re un’alternativa al petro­lio, potreb­be tro­va­re anche un’alternativa alla visi­ta al Cai­ro. Maga­ri par­lan­do al mon­do isla­mi­co dagli Sta­ti Uni­ti. Intan­to non cam­bie­reb­be nien­te e noi ci evi­te­rem­mo tut­ti que­sti fasti­dio­si con­trol­li di poli­zia. *Scrit­to­re del Cai­ro, auto­re di «Taxi» (Edi­to in Ita­lia da il Siren­te)

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DIARIO EGIZIANO/1 — Almeno dove passa lui puliscono

La Stam­pa | Mer­co­le­dì 3 giu­gno 2009 | Kha­led Al Kha­mis­si |

La visi­ta di Oba­ma ci por­te­ra’ qual­che bene­fi­cio? Per­so­nal­men­te non cre­do. I van­tag­gi, in teo­ria, dovreb­be­ro esse­re due. Pri­mo, risol­ve­re la que­stio­ne pale­sti­ne­se, e in que­sto caso cre­do che mia zia Bahia, abi­lis­si­ma in cuci­na, sia mol­to piu’ bra­va del pre­si­den­te. Secon­do, Oba­ma potreb­be donar­ci un po’ del­la ric­chez­za dell’America per ren­de­re la nostra vita meno gra­ma. Anche in que­sto caso cre­do che fal­li­ra’, per il sem­pli­ce fat­to che sia­mo gia’ un pae­se ric­co seb­be­ne meta’ di noi viva­no sot­to il livel­lo di pover­ta’. Se l’America donas­se tut­ti i suoi sol­di all’Egitto i ric­chi del nostro pae­se diver­reb­be­ro piu’ ric­chi e i pove­ri piu’ pove­ri, quin­di non ci sara’ nes­sun miglio­ra­men­to. Que­sta e’ anche la con­se­guen­za del­la poli­ti­ca impo­sta da Washing­ton all’Egitto dal 1974, dopo l’alleanza volu­ta da Sadat. All’Universita’ del Cai­ro han­no cosi’ luci­da­to la cupo­la dell’aula magna da far­la diven­ta­re piu’ bril­lan­te di un piat­to di por­cel­la­na nuo­vo di fab­bri­ca. La’ il pre­si­den­te Oba­ma ter­ra’ il suo discor­so il 4 giu­gno. Tut­ti gli egi­zia­ni sogna­no che il cor­teo dell’illustre ospi­te pas­si per le stra­de del loro rio­ne, in modo che le auto­ri­ta’ puli­sca­no anche il loro quar­tie­re come acca­de in mol­te zone, per evi­ta­re che l’ospite non cada in depres­sio­ne alla vista di tan­ta spor­ci­zia per le stra­de. A par­te i bene­fi­ci del­la puli­zia, ci sono alcu­ni incon­ve­nien­ti dovu­ti ai pre­pa­ra­ti­vi del­la visi­ta. L’Universita’, per esem­pio, e’ sta­ta tra­sfor­ma­ta in una for­tez­za. Oba­ma arri­va pro­prio duran­te il perio­do degli esa­mi di fine anno. Alcu­ne facol­ta’ han­no dovu­to rin­viar­li. Gli stu­den­ti di Let­te­re han­no chie­sto il mas­si­mo dei voti in nome del prin­ci­pio di reci­pro­ci­ta’. Sosten­go­no che, in cir­co­stan­ze nor­ma­li, se aves­se­ro man­ca­to l’appello del 4 giu­gno, sareb­be­ro sta­ti boc­cia­ti. Ma visto che e’ lo Sta­to a man­da­re a mon­te gli esa­mi, tut­ti dovreb­be­ro esse­re pro­mos­si auto­ma­ti­ca­men­te. Un let­to­re di un gior­na­le loca­le ha sug­ge­ri­to agli appa­ra­ti di sicu­rez­za di dare il via pro­prio quel gior­no a gran­di sal­di (con scon­ti fino al 90 per cen­to). In tal caso i com­mer­cian­ti dovreb­be­ro esse­re risar­ci­ti dal mini­ste­ro dell’Interno per le per­di­te subi­te. Cosi’, ha spie­ga­to il let­to­re, il gover­no sara’ sicu­ro che il popo­lo non orga­niz­ze­ra’ pro­te­ste. La gen­te si chie­de se il pro­to­col­lo esen­te­ra’ Oba­ma (e il suo nutri­to segui­to) dal­le misu­re di con­trol­lo sani­ta­rio all’aeroporto: gli stra­nie­ri che arri­va­no in Egit­to sono sot­to­po­sti a un test sull’influenza sui­na. Si dice che una per­so­na del segui­to abbia con­trat­to il mor­bo del H1N1 quan­do era con lui a Cit­ta’ del Mes­si­co, lo scor­so apri­le. Oba­ma avra’ una dele­ga­zio­ne di un miglia­io di per­so­ne, lo sostie­ne il tam tam dei caf­fe’ del Cai­ro. Per­che’ ha por­ta­to con se’ cosi’ tan­to per­so­na­le? Affron­te­ra’ nel suo discor­so argo­men­ti come i dirit­ti uma­ni, la demo­cra­zia, i dirit­ti del­la mino­ran­za cop­ta? In ogni caso, sap­pia­mo che sono sol­tan­to espe­dien­ti reto­ri­ci. Dav­ve­ro la cosa piu’ impor­tan­te e’ che il cor­teo di Oba­ma pas­si per la mia stra­da. *Scrit­to­re del Cai­ro, auto­re di «Taxi» (Edi­to in Ita­lia da il Siren­te)

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Gli scrittori

La Repub­bli­ca | Vener­dì 5 giu­gno 2009 | Fran­ce­sca Cafer­ri |

Moh­sin Hamid: “Un uomo sin­ce­ro” QUELLO che mi ha dav­ve­ro impres­sio­na­to nel discor­so di Oba­ma è sta­ta la sin­ce­ri­tà che ho visto quan­do dice­va di vole­re rela­zio­ni diver­se da quel­le che ci sono sta­te fino­ra fra gli Sta­ti Uni­ti e i musul­ma­ni. La ten­sio­ne fon­da­men­ta­le che vedo in Oba­ma è quel­la fra un uomo sin­ce­ro, quan­do dice di voler cam­bia­re le cose, e il pre­si­den­te degli Sta­ti Uni­ti, che inve­ce ha la respon­sa­bi­li­tà di difen­de­re gli inte­res­si ame­ri­ca­ni. Cer­ca un equi­li­brio fra que­ste due for­ze: se riu­sci­rà a tro­var­lo ce lo dirà sol­tan­to il tem­po. Mari­na Nemat: “Basta estre­mi­smi” HO APPREZZATO soprat­tut­to il pas­sag­gio in cui Oba­ma ha det­to che dob­bia­mo affron­ta­re l’ estre­mi­smo in ogni sua for­ma. Inol­tre è sta­to mol­to impor­tan­te il fat­to che abbia ammes­so che la rea­zio­ne degli Sta­ti Uni­ti all’ 11 set­tem­bre è sta­ta illo­gi­ca e che li ha por­ta­ti ad allon­ta­nar­si dai pro­pri idea­li e dal­la pro­te­zio­ne dei dirit­ti uma­ni. E infi­ne mi è pia­ciu­to che abbia mes­so l’ accen­to sul­la liber­tà di reli­gio­ne, sui dirit­ti del­le don­ne e sull’ impor­tan­za del­la non pro­li­fe­ra­zio­ne nuclea­re: nes­sun pae­se dovreb­be ave­re armi nuclea­ri. Fati­ma Mer­nis­si: “Una rivo­lu­zio­ne” IL SUO discor­so è una rivo­lu­zio­ne per­ché ha iden­ti­fi­ca­to la reli­gio­ne con la pace, e ha invi­ta­to a rispet­ta­re gli altri anche se non li cono­sci. Sem­pli­ce­men­te incre­di­bi­le fino a poco tem­po fa. È bel­lo sen­ti­re un pre­si­den­te degli Sta­ti Uni­ti che non par­la solo in ter­mi­ni di mer­ci: oggi mi pare che nes­su­no si curi più di pro­dur­re amo­re, inve­ce che odio. Eppu­re è un bene pre­zio­so, che ci vuo­le mol­to a far cre­sce­re. Se la socie­tà smet­tes­se di con­cen­trar­si sul­la pau­ra e pen­sas­se a tra­smet­te­re amo­re, sta­rem­mo tut­ti meglio. Kha­led Al Kha­mis­si: “Trop­pa reli­gio­ne” SONO mol­to delu­so: Oba­ma ha scel­to di usa­re lo stes­so lin­guag­gio reli­gio­so di Bush. Non sa che l’ uni­ver­si­tà del Cai­ro è sta­ta fon­da­ta da scrit­to­ri e intel­let­tua­li lai­ci? Ha par­la­to a me come musul­ma­no: ma io sono pri­ma di tut­to un egi­zia­no, un lai­co, un ara­bo. E poi ha par­la­to in modo mol­to irrea­li­sti­co, il bene e il male. Lavo­ra­re insie­me è bene. Il ter­ro­ri­smo è male. Ma que­ste divi­sio­ni non esi­sto­no nel­la real­tà: in ognu­no di noi c’ è il bene e c’ è il male. Sì, lo ammet­to: il mio giu­di­zio glo­ba­le è nega­ti­vo. DAVANTI ALLA TV Dall’ alto in bas­so, il discor­so di Oba­ma segui­to in tele­vi­sio­ne a Tira­na, a Gaza City da alcu­ni mili­tan­ti di Hamas e da una fami­glia di Calcutta.

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Khaled al-Kamissi (1962), TAXI

| L’Indice dei libri del mese | Mag­gio 2009, n. 5 | Eli­sa­bet­ta Bar­tu­li |

A pat­to di non con­si­der­lar­lo un roman­zo, Taxi è un libro magni­fi­co. Kha­led al-Kamis­si (gior­na­li­sta, regi­sta e pro­dut­to­re cine­ma­to­gra­fi­co) vi ha rac­col­to cin­quan­tot­to sbo­bi­na­tu­re fit­ti­zie di altret­tan­ti dia­lo­ghi e mono­lo­ghi con/di tas­si­sti egi­zia­ni, rac­col­ti tra l’aprile del 2005 e il mar­zo del 2006. A fare da cor­ni­ce alle voci che si rac­con­ta­no, alcu­ne bre­vi con­si­de­ra­zio­ni dell’autore stes­so, infa­ti­ca­bi­le frui­to­re, come tut­ti gli egi­zia­ni, del­le vec­chie, scal­ca­gna­te auto bian­che e nere che per­cor­ro­no le vie del Cai­ro ven­ti­quat­tro­re su ven­ti­quat­tro. Gio­va­nis­si­mi o mol­to anzia­ni, istrui­ti o qua­si anal­fa­be­ti, qua­si tut­ti con un pas­sa­to di migra­zio­ne alle spal­le, tut­ti obe­ra­ti di debi­ti e sfrut­ta­ti da qual­cu­no (gover­no, pro­prie­ta­rio dell’auto o poli­ziot­to di tur­no), i taxi­sti offro­no uno spac­ca­to rea­li­sti­co di una cit­tà che, si dice, ha ormai supe­ra­to i ven­ti milio­ni di abi­tan­ti. Chiun­que abbia visi­ta­to Il Cai­ro non può non rico­no­sce­re l’inarrestabile loque­la di una clas­se lavo­ra­tri­ce che non cono­sce ora­ri o tur­ni, la curio­si­tà, la saga­cia, la rab­bia e, tal­vol­ta, la male­du­ca­zio­ne, di uomi­ni che vivo­no la mag­gior par­te del­la loro vita den­tro un’automobile e han­no come uni­co sva­go il rap­por­to con il clien­te. Dal momen­to del­la sua pub­bli­ca­zio­ne in ori­gi­na­le, al Cai­ro il libro non ha mai ces­sa­to di esse­re ven­du­to e dibat­tu­to, segno incon­fu­ta­bi­le di un vero inte­res­se egi­zia­no per “quel­lo che tut­ti san­no e nes­su­no dice”, gra­zie anche e soprat­tut­to alla par­ti­co­la­re gra­de­vo­lez­za di una scrit­tu­ra che ripor­ta fedel­men­te dia­let­to e accen­ti del­la lin­gua par­la­ta. Ope­ra­zio­ne, quest’ultima, che non risul­ta appie­no nel­la ver­sio­ne ita­lia­na come, del resto, in quel­la inglese.

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Vecchi, sporchi e pericolosi si fermano i taxi del Cairo

La Repub­bli­ca | Vener­dì 22 mag­gio 2009 | Fran­ce­sca Cafer­ri |

La bat­ta­glia per le stra­de del Cai­ro è comin­cia­ta. E pro­met­te di esse­re lun­ga, rumo­ro­sa, tra­sgres­si­va. Non è la soli­ta lot­ta per la soprav­vi­ven­za nel traf­fi­co di una del­le metro­po­li più cao­ti­che del mon­do, né tan­to­me­no il quo­ti­dia­no brac­cio di fer­ro fra chi infran­ge le rego­le del­la stra­da e chi cer­ca di far­le rispet­ta­re. L’ ulti­ma guer­ra che si è sca­te­na­ta sui via­li e nei vico­li del­la capi­ta­le egi­zia­na l’ han­no dichia­ra­ta i tas­si­sti al gover­no: ogget­to del con­ten­de­re la diret­ti­va con la qua­le le auto­ri­tà han­no sta­bi­li­to che entro tre anni tut­ti i taxi egi­zia­ni più vec­chi di 25 anni dovran­no obbli­ga­to­ria­men­te esse­re rim­piaz­za­ti con auto più nuo­ve. «Ridur­re l’ inqui­na­men­to e il nume­ro di inci­den­ti sono prio­ri­tà non più riman­da­bi­li», è la linea del mini­ste­ro dell’ Inter­no, che pro­met­te di ripu­li­re le stra­de egi­zia­ne entro il 2011da Dacia 1300 rome­ne, Fiat 1300, Peu­geot 504 e Sha­hins tur­che. Il prov­ve­di­men­to riguar­da miglia­ia di taxi (40mila nel­la sola Cai­ro), ma per il momen­to solo cin­que­mi­la tas­si­sti han­no dimo­stra­to inte­res­se a cam­bia­re macchina.A chi rot­ta­me­rà il vec­chio mezzo,i pro­dut­to­ri garan­ti­ran­no uno scon­to fra le 2000 e le 5000 ster­li­ne egi­zia­ne (fra 270 e i 670 euro cir­ca) sull’ acqui­sto di un’ auto nuo­va, le ban­che mutui a tas­si favo­re­vo­li e il mini­ste­ro dei tra­spor­ti un finan­zia­men­to men­si­le e l’ asse­gna­zio­ne di una cam­pa­gna pub­bli­ci­ta­ria da espor­re sul­le por­tie­re: i pro­ven­ti andran­no diret­ta­men­te al pro­prie­ta­rio del­la mac­chi­na. Qual­che set­ti­ma­na fa le pri­me auto nuo­ve sono arri­va­te, i tas­si­sti han­no capi­to che la leg­ge, alme­no in que­sta pri­ma fase, non sareb­be rima­sta sul­la car­ta e per que­sto han­no comin­cia­to a pro­te­sta­re. Walid, impie­ga­to pub­bli­co e — come secon­do lavo­ro — tas­si­staè sta­to frai pri­mia par­la­re con i gior­na­li­sti: «Gua­da­gno 1000 ster­li­ne al mese gui­dan­do ed è il dop­pio di quan­to pren­do in uffi­cio. Non cam­bie­rò la mia mac­chi­na a meno che non mi for­zi­no». «Lo sta­to dell’ auto dipen­de dal pro­prie­ta­rio e dall’ auti­sta, non dall’ anno di pro­du­zio­ne. La mia è degli anni ’ 70 ma è in un con­di­zio­ni miglio­ri di mol­te vet­tu­re nuo­ve», ha insi­sti­to con i cro­ni­sti del set­ti­ma­na­le Al Ahram un altro tas­si­sta, Ahmed Sayed. A pri­ma vista il gover­no non sem­bra inten­zio­na­to a fer­mar­si. «I fre­ni sono qua­si distrut­ti. Le ruo­te pos­so­no stac­car­si. Que­ste auto pro­vo­ca­no un gros­so nume­ro di inci­den­ti», ha det­to com­men­tan­do le pole­mi­che Sha­rif Gomaa, del mini­ste­ro dell’ Inter­no. Ma un esper­to del­la vita dei taxi cai­ro­ti come Kha­led al Kha­mis­si ritie­ne che anco­ra una vol­ta la rifor­ma non pas­se­rà. «Non per­ché non sia una buo­na idea — spie­ga — ma per­ché, come spes­so acca­de, l’ appli­ca­zio­ne è pes­si­ma. Le auto fra cui i tas­si­sti pos­so­no sce­glie­re per acce­de­re ai finan­zia­men­ti sono model­li cari e vec­chi, come la Lada rus­sa. Tut­ti san­no che nel giro di due anni que­sta mac­chi­na sarà rot­ta e inqui­ne­rà tan­to quan­to le quel­le che han­no 30 anni». Al Kha­mis­si sa di cosa par­la: nel 2007 il suo pri­mo libro — “Taxi, le stra­de del Cai­ro si rac­con­ta­no”, sto­rie ed aned­do­ti sul­la vita quo­ti­dia­na nel­la capi­ta­le egi­zia­na vista attra­ver­so i fine­stri­ni — ven­det­te cen­ti­na­ia di miglia­ia di copie e fu ristam­pa­to set­te vol­te. «È come pro­va­re a met­te­re il truc­co sul viso di un mor­to per far­lo sem­bra­re più bel­lo — iro­niz­za l’ auto­re — il gover­no vuo­le miglio­ra­re l’ aspet­to del Cai­ro. E cosa fa? Pro­po­ne model­li sca­den­ti e costo­si. E come pen­sa­no che i tas­si­sti pos­sa­no pagar­le? Non pos­so­no cer­to aumen­ta­re i costi del­le cor­se, che sono già trop­po care per gli egi­zia­ni». Cosa fare allo­ra? Al Kha­mis­si non ha la sfe­ra per vede­re il futu­ro, ma vive al Cai­ro da anni ed è cer­to che que­sta rifor­ma, come tan­te di quel­le che l’ han­no pre­ce­du­ta, affon­de­rà pre­sto: «Que­sto è l’ Egit­to — con­clu­de — le rego­le che val­go­no per altri pae­si qui non fun­zio­na­no mai».

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La riforma della scuola in Egitto (Italia?)

Estrat­to da 
TAXI. LE STRADE DEL CAIRO SI RACCONTANO
di KHALED AL KHAMISSI

Il tema dell’istruzione e del­le lezio­ni pri­va­te fa da ver­ti­ce alla pira­mi­de del­le pre­oc­cu­pa­zio­ni del cit­ta­di­no egi­zia­no. Nes­sun altro pro­ble­ma – eccet­to la manie­ra di sbar­ca­re il luna­rio – ne con­di­vi­de la vetta.
Le due que­stio­ni rap­pre­sen­ta­no il ful­cro dei pen­sie­ri del­la stra­gran­de mag­gio­ran­za del­le per­so­ne, per­ché quel­la egi­zia­na è la socie­tà del­la fami­glia per eccel­len­za e i bam­bi­ni riem­pio­no la fami­glia con schia­maz­zi, amo­re, spe­ran­za, pre­oc­cu­pa­zio­ne e, sen­za dub­bio, col pro­ble­ma dell’istruzione e del­le lezio­ni private.
A com­ple­ta­re il qua­dro astra­le, c’è il fat­to che ogni egi­zia­no cor­re die­tro al gua­da­gno per poi andar­lo a ripor­re nel­le mani dei pro­fes­so­ri pri­va­ti; e di lezio­ni pri­va­te ce ne sono quan­te le mar­che dei vesti­ti. Lezio­ni di ogni gene­re, con una gam­ma di prez­zi adat­ta­bi­li a ogni livel­lo e clas­se sociale.
Per­tan­to, una lezio­ne di mate­ma­ti­ca può costa­re 10 lire, così come può costar­ne cen­to; e se non puoi per­met­ter­ti di spen­der­ne nean­che die­ci, ci sono le clas­si di raf­for­za­men­to, le lezio­ni col­let­ti­ve, i cen­tri dopo­scuo­la… insom­ma, in fin dei con­ti è un busi­ness come un altro.
Ti baste­rà toc­ca­re il tasto dell’istruzione con qual­sia­si tas­si­sta padre di figli in età sco­la­re per veder­lo decol­la­re come un mis­si­le inar­re­sta­bi­le, nean­che pro­vas­se­ro a fer­mar­lo gli inge­gne­ri del­la NASA in persona.
Quel gior­no di set­tem­bre del 2005 ave­vo appe­na paga­to le ret­te sco­la­sti­che dei miei tre figli (le mani mi scot­ta­va­no anco­ra per quel salas­so) e, al solo seder­mi nel taxi, pre­met­ti on sul tasto istru­zio­ne… ed ecco che il tas­si­sta partiva:

TASSISTA  I miei figli mi faran­no veni­re un infar­to… l’unico maschio fa la sesta ele­men­ta­re e quan­to è vero Iddio man­co sa scri­ve­re il suo nome. A fine anno lo aiu­te­ran­no a copia­re e così pas­se­rà all’anno dopo, per­ché altri­men­ti la scuo­la va a fini­re nei casi­ni e quel­li del mini­ste­ro gli faran­no il ter­zo grado.
Poi c’ho due fem­mi­ne che van­no alle supe­rio­ri. Una fa la ter­za e un’altra la seconda.
Rin­gra­zian­do Dio le fem­mi­ne sono sve­glie… ma mi stan­no lascian­do in mutan­de con le lezio­ni pri­va­te. Pago per ognu­na 120 lire al mese… te lo imma­gi­ni? Ognu­na pren­de ripe­ti­zio­ni di tre mate­rie e ogni lezio­ne vie­ne 40 lire al mese. All’inferno con rac­co­man­da­ta espres­so devo­no anda­re! E quan­do cre­sce quell’altro genio di mio figlio Alber­ti­no, con le cer­vel­la da melo­ne che si ritro­va, di ripe­ti­zio­ni cen­to glie­ne dovrò pagare.
Lo sai come fun­zio­na a casa nostra? Eve­li­na, la più gran­de, dà le lezio­ni pri­va­te ad Alber­ti­no e si pren­de da me i sol­di per pagar­si le lezio­ni sue… e, secon­do te, non le devo inse­gna­re a gua­da­gnar­si la pagnot­ta coi suoi sforzi?
(riden­do) Ma, ovvia­men­te, a inse­gnar­gli non ci rie­sce per nien­te e da me si pren­de i sol­di, e basta.

IO  E in tut­to que­sto la scuo­la dove sta?

TASSISTA  La scuo­la? Vi dico che man­co il nome suo sa scri­ve­re e mi veni­te a dire la scuo­la? Ecco­la qua l’istruzione gra­tui­ta signo­re mio: non paghi? Non hai nien­te… il bel­lo è che pure il nien­te lo paghia­mo. Alle ele­men­ta­ri spen­dia­mo 40 lire per i libri e alle medie e supe­rio­ri ottan­ta. Se non paghi, nien­te libri. Que­sto è il sistema.
Pro­fes­sò, l’istruzione per tut­ti era uno di quei bei sogni anda­ti, che han­no lascia­to solo la for­ma e l’apparenza. Sul­la car­ta l’istruzione è come l’acqua e l’aria: un dirit­to per tut­ti quan­ti. Ma la veri­tà è che i ric­chi impa­ra­no, lavo­ra­no e gua­da­gna­no, men­tre i pove­ri non impa­ra­no, non lavo­ra­no e non gua­da­gna­no nien­te: but­ta­ti per stra­da come mon­dez­za… te li farò vede­re: nien­te lavo­ro né bottega.
Natu­ral­men­te con l’eccezione dei geni e, sicu­ra­men­te, il mio Alber­ti­no non rien­tra nel­la categoria.
Però che ci vole­te fare, io ci pro­vo lo stes­so. Pago le lezio­ni pri­va­te pure se sono un dispe­ra­to. Che pos­so fare di più?
E poi non si sa mai, va a fini­re che Nostro Signo­re fa il mira­co­lo e Alber­ti­no mi diven­ta un altro Zawil… che ne puoi sapere?

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Tra i tassisti del Cairo

TERRASANTA.NET — 06/10/2008
di Car­lo Giorgi

S’intitola sem­pli­ce­men­te Taxi il pri­mo effer­ve­scen­te libro di Kha­led Al Kha­mis­si, gior­na­li­sta, regi­sta e scrit­to­re di novel­le egi­zia­no. L’opera è diven­ta­ta un suc­ces­so edi­to­ria­le al Cai­ro, con 35 mila copie ven­du­te e set­te ristam­pe con­se­cu­ti­ve nell’arco di un solo anno. Il testo è ora pub­bli­ca­to anche in Ita­lia per i tipi del­la pic­co­la casa edi­tri­ce Il Sirente.
Il libro di Kha­led Al Kamis­si non pote­va che esse­re par­to­ri­to da un cit­ta­di­no del Cai­ro, dove ogni gior­no cir­co­la­no — cer­can­do di distri­car­si nel cao­ti­co traf­fi­co del­la mega­lo­po­li ara­ba e di acca­par­rar­si il mag­gior nume­ro di pas­seg­ge­ri — fino a 80 mila taxi. L’autore assi­cu­ra di ave­re fat­to, negli anni, cen­ti­na­ia di cor­se in taxi per le stra­de del­la capi­ta­le, di esse­re mon­ta­to su vet­tu­re di ogni tipo, gui­da­te da auti­sti di ogni cate­go­ria socia­le, livel­lo di istru­zio­ne, con­vin­zio­ni poli­ti­che. E rac­co­glie nel­le pagi­ne del volu­me, uno spet­tro di incon­tri e testi­mo­nian­ze tan­to varie­ga­to da rac­con­tar­ci, in un modo nuo­vo, la real­tà più cre­di­bi­le del mon­do ara­bo moderno.

Il volu­me è ben strut­tu­ra­to. Ispi­ra­ti all’abbandono fata­li­sta ma sere­no del­la fede isla­mi­ca, il pri­mo e l’ultimo rac­con­to del libro, in cui due tas­si­sti diver­si, come due ange­li, apro­no gli occhi al pas­seg­ge­ro, tra un sema­fo­ro e un inta­sa­men­to, sul­la bon­tà del­la vita e di Dio; con una sag­gez­za mace­ra­ta nel traf­fi­co di miglia­ia di chi­lo­me­tri per­cor­si nel­le stra­de urbane.

Gli altri con­du­cen­ti di cui rac­con­ta Kamis­si, sono il gene­re uma­no, e in par­ti­co­la­re il mon­do ara­bo, in un uni­co gran­de affre­sco:  un’umanità dolen­te e arrab­bia­ta; pas­sio­na­le o disil­lu­sa. Vita­le, nono­stan­te sia sem­pre ad un pas­so dal­lo sfi­ni­men­to. Dall’autista fana­ti­co reli­gio­so che aggre­di­sce l’autore con una filip­pi­ca con­tro il mal­co­stu­me del­le don­ne; all’altro che stran­go­le­reb­be sedu­ta stan­te la poli­zia cor­rot­ta; da chi gira­to il mon­do, tra­scor­ren­do una vita da emi­gra­to all’estero, alla fine s’è ridot­to a gui­da­re un taxi al Cai­ro; al mal­ca­pi­ta­to pres­sa­to dal­le rate del­la vet­tu­ra e costret­to a gui­da­re per tre gior­ni di seguito.

Kamis­si ha scrit­to il libro rispet­tan­do il dia­let­to ara­bo del­la gen­te sem­pli­ce del­la capi­ta­le egi­zia­na. Nel­la tra­du­zio­ne ita­lia­na s’è scel­to di uti­liz­za­re espres­sio­ni dia­let­ta­li meri­dio­na­li, e in par­ti­co­la­re napo­le­ta­ne, per espri­me­re la «popo­la­ni­tà» del parlato.

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Taxi al Cairo, un libro di incontri speciali

MULTITAXI.SPLINDER.COM 08/06/2007
di Mul­ti­ta­xi

Anal­fa­be­ti e diplo­ma­ti, sogna­to­ri e fal­li­ti, taci­tur­ni e loqua­ci, chi rac­con­ta bar­zel­let­te e chi com­men­ta la situa­zio­ne in Iraq. E’ la varie­ga­ta gal­le­ria di tipi e per­so­nag­gi in cui capi­ta di imbat­ter­si salen­do su un taxi al Cai­ro, e le cui voci ven­go­no ora rac­col­te in un libro pub­bli­ca­to da poco in Egit­to e diven­ta­to pre­sto un successo,“Taxi (Con­ver­sa­zio­ni in tra­git­to), del gior­na­li­sta e regi­sta Kha­led al Kha­mis­si. Il libro rac­co­glie in 220 pagi­ne 58 rac­con­ti-mono­lo­go che han­no la voce degli auti­sti di taxi del Cai­ro: sto­rie trat­te dal­la real­tà, ma roman­za­te, e rac­con­ta­te in un lin­guag­gio col­lo­quia­le, che dif­fe­ri­sce mol­to dal­la lin­gua let­te­ra­ria usa­ta dal­la mag­gior par­te degli scrit­to­ri egi­zia­ni, e che for­se costi­tui­sce il segre­to del suc­ces­so di que­sto libro.
Il volu­me, pub­bli­ca­to a ini­zio gen­na­io, dopo tre mesi ave­va già ven­du­to 20mila copie e ora è già sta­to ristam­pa­to tre vol­te. I tas­si­sti pro­ta­go­ni­sti di que­sto libro sono assai dif­fe­ren­ti, sogna­to­ri e filo­so­fi, miso­gi­ni e fana­ti­ci, con­trab­ban­die­ri e fal­li­ti, misti­ci e comi­ci con quell’ironia così par­ti­co­la­re dei cai­ro­ti magi­stral­men­te descrit­ta dal­lo scrit­to­re Albert Cos­se­ry, ma acco­mu­na­ti da uno stes­so desti­no: quel­lo di dover lot­ta­re quo­ti­dia­na­men­te per far­si stra­da, nel sen­so let­te­ra­le del­la paro­la, in un mon­do rumo­ro­so e cao­ti­co. Nei con­fron­ti di que­sta cate­go­ria spes­so poco ama­ta e stig­ma­tiz­za­ta dagli abi­tan­ti del Cai­ro, l’autore non nascon­de di nutri­re una par­ti­co­la­re sim­pa­tia: nell’introduzione alle conversazioni,infatti, al Kha­mis­si ricor­da quel­lo che spes­so i clien­ti di un taxi al Cai­ro dimen­ti­ca­no, ovve­ro che i tas­si­sti appar­ten­go­no per lo più a cate­go­rie socia­li tra le più bistrat­ta­te eco­no­mi­ca­men­te, i loro ner­vi sono mes­si alla pro­va dal caos del­le stra­de del Cai­ro, una metro­po­li bel­lis­si­ma ma inqui­na­ta e pol­ve­ro­sa for­mi­co­lan­te di oltre 16 milio­ni di abi­tan­ti, attra­ver­sa­ta ogni gior­no in tota­le da 22 milio­ni di per­so­ne, in mac­chi­na, auto­bus e metro­po­li­ta­na ma anche su car­ret­ti trai­na­ti da asi­ni e vespo­ni Piag­gio. Con un sot­to­fon­do peren­ne di clac­son e una sor­pren­den­te com­mi­stio­ne tra cit­tà, cam­pa­gna e deser­to. Lo descri­ve bene, l’autore, il loro infer­no: “E’ un mestie­re sfian­can­te, lo sta­re sem­pre sedu­ti in auto­mo­bi­li poco con­for­te­vo­li distrug­ge le loro colon­ne ver­te­bra­li, l’incessante rumo­re del­le stra­de del Cai­ro demo­li­sce il loro siste­ma ner­vo­so, i peren­ni imbot­ti­glia­men­ti li sfi­ni­sco­no ner­vo­sa­men­te e il cor­re­re die­tro il loro sosten­ta­men­to — cor­re­re nel sen­so let­te­ra­le del ter­mi­ne — elet­triz­za i loro corpi.
Aggiun­ge­te a que­sto le trat­ta­ti­ve e le liti­ga­te con i clien­ti per il prez­zo da paga­re in assen­za di tachi­me­tri, e il tor­men­to dei poli­ziot­ti che li inse­guo­no…”. L’autore si sof­fer­ma anche sul­le loro rifles­sio­ni sul pro­prio Pae­se, i giu­di­zi sui diri­gen­ti, le cri­ti­che alla cor­ru­zio­ne dei poli­ziot­ti, le mol­te paro­le che qua­si tut­ti spen­do­no sul­la situa­zio­ne in Iraq e sull’America: ne risul­ta una sor­ta di docu­men­to sul­la vita quo­ti­dia­na del Cai­ro, com­po­sto da por­zio­ni di rea­le che non cor­ri­spon­do­no né all’immagine mostra­ta ai turi­sti, né a quel­la for­ni­ta dal­la pro­du­zio­ne let­te­ra­ria o cinematografica.

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Khaled Al Khamissi presenta “Taxi” alla Settimana della lingua italiana

Mar­te­dì 4 novem­bre 2008, alle ore 19.30 pres­so l’Istituto Ita­lia­no di Cul­tu­ra a Il Cai­ro vie­ne pre­sen­ta­to il libro “Taxi. Le stra­de del Cai­ro si rac­con­ta­no”, nell’ambito del­la Set­ti­ma­na del­la lin­gua ita­lia­na, con la par­te­ci­pa­zio­ne dell’autore Kha­led Al Kha­mis­si e dell’editore il Siren­te. A segui­re ver­rà pro­iet­ta­to il film “Dri­ving to Zig­zi­gland”.

Un libro dedi­ca­to «Alla vita che abi­ta nel­le paro­le del­la pove­ra gen­te.» 

L’evento sarà un occa­sio­ne uni­ca di scam­bio e inte­ra­zio­ne tra cul­tu­ra ita­lia­na, egi­zia­na e ara­ba. La par­ti­co­la­ri­tà del­la tra­du­zio­ne ita­lia­na tra­sci­ne­rà i par­te­ci­pan­ti per le stra­de e le piaz­ze del meri­dio­ne italiano.

IL LIBRO. “Taxi” è un viag­gio nel­la socio­lo­gia urba­na del­la capi­ta­le egi­zia­na attra­ver­so le voci dei tas­si­sti. Una rac­col­ta di sto­rie bre­vi che rac­con­ta­no sogni, avven­tu­re filo­so­fi­che, amo­ri, bugie, ricor­di e poli­ti­ca. I tas­si­sti egi­zia­ni, a cui da voce il pro­met­ten­te Kha­led Al Kha­mis­si, sono degli ama­bi­li can­ta­sto­rie che con disin­vol­tu­ra con­du­co­no il let­to­re in un deda­lo di real­tà e poe­sia che è l’Egitto dei nostri gior­ni. «Taxi è un arti­co­la­ta e diver­ten­te cri­ti­ca alla socie­tà e alla poli­ti­ca egi­zia­na» dice Mark Linz, diret­to­re dell’Università Ame­ri­ca­na al Cai­ro, «è uni­co nel suo gene­re per­ché usa una buo­na dose di humor per trat­ta­re argo­men­ti a cui soli­ta­men­te gli egi­zia­ni riser­va­no un’estrema serietà.»

Pri­mo libro di Kha­led Al Kha­mis­si Taxi in Egit­to è diven­ta­to un best-sel­ler, ristam­pa­to 9 vol­te nell’arco di un anno, oltre 90.000 copie ven­du­te in Egit­to, pae­se in cui 3000 copie sono con­si­de­ra­te un suc­ces­so. 58 sto­rie bre­vi che l’autore ha col­le­zio­na­to con­ver­san­do con i tas­si­sti del­la mega­lo­po­li egi­zia­na tra il 2005 e il 2006. Il dilu­vio di paro­le che emet­to­no gli auti­sti è spon­ta­neo e disor­di­na­to e som­mer­ge il let­to­re rega­lan­do­gli varie pro­spet­ti­ve da cui guar­da­re l’Egitto. L’essere uma­no è alla base di que­sto libro, ‘l’uomo del­la stra­da’ con paro­le sem­pli­ci e chia­re espri­me i suoi timo­ri, dub­bi, pare­ri e cri­ti­che sul pia­no poli­ti­co, eco­no­mi­co e socia­le, dell’Egitto, ma anche del mon­do arabo.

La “Set­ti­ma­na del­la Lin­gua Ita­lia­na nel mon­do”, che ha visto il suo esor­dio nel 2001 è giun­ta ormai alla sua otta­va edi­zio­ne. Il tema del­la mani­fe­sta­zio­ne sara’ quest’anno “L’Italiano in piaz­za”, un iti­ne­ra­rio vir­tua­le attra­ver­so le cit­ta’ piu’ impor­tan­ti di Ita­lia per rac­con­ta­re la sto­ria lin­gui­sti­ca e cul­tu­ra­le del nostro Pae­se, indi­vi­duan­do pro­prio nel­la piaz­za non solo il luo­go archi­tet­to­ni­co, ma il tea­tro di ogni aspet­to del­la vita quo­ti­dia­na e il cen­tro cata­liz­za­to­re dell’attività poli­ti­ca, cul­tu­ra­le e arti­sti­ca. Dun­que una sto­ria del­la piaz­za che e’ anche sto­ria del­le tra­di­zio­ni lin­gui­sti­che ita­lia­ne, dal­la loro fio­ri­tu­ra dia­let­ta­le fino all’italiano come lin­gua nazionale.

L’autore sarà in Ita­lia per un tour di pre­sen­ta­zio­ni dal 29 novem­bre all’8 dicem­bre. Per saper­ne di più su Taxi e Kha­led Al Kha­mis­si e cono­sce­re le date del­le pre­sen­ta­zio­ni: http://www.sirente.it/9788887847147/taxi-khaled-al-khamissi.html

PROGRAMMA:

Ore 19.30 Tea­tro dell’Istituto Ita­lia­no di Cultura
Pre­sen­ta­zio­ne del­la tra­du­zio­ne in lin­gua ita­lia­na del libro Taxi di Kha­led El Kha­mis­si alla pre­sen­za dell’autore e dell’editore (il Siren­te). Taxi, un best-sel­ler con oltre 95.000 copie ven­du­te in Egit­to, è un viag­gio nel­la socio­lo­gia urba­na del­la capi­ta­le egi­zia­na attra­ver­so le voci dei tassisti.
Kha­led El Kha­mis­si, gior­na­li­sta, regi­sta e pro­dut­to­re, pre­sen­ta iro­ni­ca­men­te la sua cit­tà affron­tan­do allo stes­so tem­po tema­ti­che impor­tan­ti qua­li la poli­ti­ca, l’economia, l’istruzione e la sanità.

Segue rin­fre­sco

Ore 20.00 Tea­tro dell’Istituto Ita­lia­no di Cultura
Pro­ie­zio­ne del film “Dri­ving to Zig­zi­gland” (Usa/Palestina 2006, 90 min.). Viag­gio di un taxi cali­for­nia­no iro­ni­co ma ama­ro: uno spac­ca­to del­la socie­tà occi­den­ta­le vista con gli occhi di un ara­bo. Un tas­si­sta pale­sti­ne­se di Los Ange­les è costret­to a dimo­stra­re di non esse­re un ter­ro­ri­sta dopo gli even­ti dell’11 set­tem­bre ritro­van­do­si nel­le situa­zio­ni più paradossali.

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Il Cairo in movimento

IL SOTTOSCRITTO — 24/09/2008

di Sil­via Lutzoni

«Non è uno stu­dio socio­lo­gi­co o antro­po­lo­gi­co, né tan­to­me­no un repor­ta­ge gior­na­li­sti­co», ha dichia­ra­to Kha­led el-Kha­mis­si, gior­na­li­sta, regi­sta e pro­dut­to­re (diri­ge la Nile Pro­duc­tion Com­pa­ny), a pro­po­si­to di Taxi. Le stra­de del Cai­ro si rac­con­ta­no, suo libro d’esordio che, dal­la sua usci­ta al Cai­ro a gen­na­io 2007, è ormai arri­va­to alla dodi­ce­si­ma ristam­pa ed è già sta­to tra­dot­to in ingle­se e fran­ce­se. Resta comun­que dif­fi­ci­le ten­ta­re di col­lo­car­lo all’interno di un gene­re let­te­ra­rio ben defi­ni­to quan­do è vero che è costi­tui­to da cin­quan­tot­to dia­lo­ghi – scrit­ti in ara­bo dia­let­ta­le – tra un gior­na­li­sta e una serie di tas­si­sti cai­ro­ti che foto­gra­fa­no così l’Egitto con tut­ti i suoi pro­ble­mi, sen­za lesi­na­re attac­chi al Pote­re, ma non rinun­cian­do mai a una dose mas­sic­cia di iro­nia. Ed è pro­prio la scel­ta dell’arabo col­lo­quia­le che deve aver posto non poche incer­tez­ze al tra­dut­to­re, Erne­sto Paga­no, fino a con­dur­lo alla scel­ta di appog­giar­si al suo retro­ter­ra cul­tu­ra­le: i dia­lo­ghi sono sta­ti infat­ti resi con l’uso di locu­zio­ni tipi­ca­men­te cam­pa­ne (ma uno dei rac­con­ti, Filo­so­fia del tas­si­na­ro, è in roma­ne­sco) che, se da un lato potreb­be­ro ave­re l’effetto di decon­te­stua­liz­za­re il rac­con­to, fino a diso­rien­ta­re il let­to­re, dall’altro assi­cu­ra­no agli scam­bi la viva­ci­tà urba­na che l’uso dell’italiano avreb­be for­se pena­liz­za­to. Il libro, pub­bli­ca­to dall’editore dell’Aquila il Siren­te, inau­gu­ra la col­la­na «Altria­ra­bi»,  che si pro­po­ne di pre­sen­ta­re al let­to­re ita­lia­no que­gli auto­ri ara­bi  che non si con­for­ma­no al nostro ste­reo­ti­po di orien­ta­le, e che ten­ta­no di rap­pre­sen­ta­no i loro Pae­si disco­stan­do­si da quel­lo che spes­so è un imma­gi­na­rio colonizzato. 

Come è nata l’idea di scri­ve­re un libro come Taxi?

E’ dif­fi­ci­le par­la­re di un ini­zio. Que­sto libro è nato come il frut­to di un insie­me di cir­co­stan­ze e di idee. Nel­la mia casa si respi­ra­va cul­tu­ra e pos­so affer­ma­re che let­te­ra­tu­ra fos­se nei miei geni: sono nato e cre­sciu­to in una fami­glia di scrit­to­ri, lo era mio padre, mio non­no, e anche i miei zii sono scrit­to­ri. Ho stu­dia­to scien­ze poli­ti­che  alla Sor­bon­ne a Pari­gi, dove i miei pro­fes­so­ri mi han­no abi­tua­to ad inda­gi­ni com­pli­ca­te e alta­men­te peda­go­gi­che sul­la socie­tà e sui feno­me­ni poli­ti­ci. Ma sono sem­pre sta­to affa­sci­na­to dal­la sem­pli­ci­tà del­le ana­li­si del­la gen­te comu­ne – e gli egi­zia­ni in que­ste sono impa­reg­gia­bi­li – che con stru­men­ti dispa­ra­ti sono in gra­do di for­ni­re ana­li­si eco­no­mi­che e socio­lo­gi­che mol­to più esau­sti­ve di quan­to non rie­sca a fare un acca­de­mi­co.  Ho pen­sa­to che sareb­be sta­to inte­res­san­te par­la­re di sto­rie nor­ma­li, ecco, del­la vita vera. Ma non sono effet­ti­va­men­te mai sali­to su un taxi pen­san­do di inter­vi­sta­re il tas­si­sta, né avrei mai pen­sa­to che dal­le chiac­chie­re scam­bia­te per pas­sa­re il tem­po, per cor­te­sia, avrei mai trat­to un libro. L’idea è venu­ta dopo.

Nel­la «Pre­mes­sa indi­spen­sa­bi­le» al libro lei dichia­ra di aver esclu­so dal libro alcu­ni dia­lo­ghi per­ché rite­nu­ti inopportuni.

E’ sta­to un avvo­ca­to a sug­ge­rir­mi di eli­mi­na­re dal libro alcu­ni dei dia­lo­ghi, ma per evi­ta­re di incap­pa­re in pro­ce­di­men­ti lega­li, non per pau­ra del­la cen­su­ra. Mol­te sto­rie par­la­no di fat­ti che tut­ti cono­sco­no, di cui tut­ti par­la­no, ma di cui non esi­ste cer­tez­za per­ché nes­su­no di que­sti per­so­nag­gi è mai sta­to uffi­cial­men­te pro­ces­sa­to. Allo­ra par­lar­ne è leci­to, scri­ver­ne è un altro discorso.

E’ sta­ta dun­que una sor­ta di auto­cen­su­ra in un Pae­se in cui la cen­su­ra uffi­cial­men­te non esiste.

Non è uffi­cia­le, cer­to, ma è pre­sen­te, e la stra­da è l’unico luo­go dove la gen­te può par­la­re libe­ra­men­te. Il popo­lo egi­zia­no ha avu­to una sto­ria di oppres­sio­ne tra le più lun­ghe in asso­lu­to, per cui cre­do che abbia­mo svi­lup­pa­to una spe­cie di gene che testi­mo­nia del­la nostra pau­ra del Pote­re. Per soprav­vi­ve­re non fac­cia­mo altro che pro­dur­re bar­zel­let­te sul Gover­no e sul­le isti­tu­zio­ni. L’ironia resta la nostra uni­ca arma di difesa.

Taxi è sta­to pub­bli­ca­to a pochi anni di distan­za da un altro bestsel­ler, Palaz­zo Yacou­bian (Fel­tri­nel­li, 2006), di Alaa Al-Aswa­ni, un roman­zo che, sep­pur diver­so nel­la for­ma e nei temi trat­ta­ti, è carat­te­riz­za­to da un cer­to impe­gno civi­le. Entram­bi han­no ven­du­to oltre cen­to­mi­la copie, un feno­me­no piut­to­sto incon­sue­to, se con­si­de­ria­mo che il mer­ca­to libra­rio ara­bo, per quan­to in for­te espan­sio­ne, non anno­ve­ra più di ven­ti, tren­ta­mi­la tito­li l’anno. E’ sta­to l’impegno civi­le il segre­to del suc­ces­so di que­sti libri?

 Sono mol­ti i libri impe­gna­ti civil­men­te che ven­go­no pub­bli­ca­ti ogni anno in Egit­to, ma nes­su­no di que­sti diven­ta un bestsel­ler. Non so che cosa sia neces­sa­rio per assi­cu­ra­re a un libro il suc­ces­so di ven­di­te, e noi scrit­to­ri non abbia­mo una ricet­ta. Il mio e il libro di Alaa al-Aswa­ni non sono sta­ti con­ce­pi­ti per diven­ta­re bestsel­ler, ma per espri­me­re qual­co­sa che sen­ti­va­mo la neces­si­tà di met­te­re per iscritto.

Quel­lo sul­la diglos­sia nei Pae­si ara­bi è un dibat­ti­to tan­to anti­co quan­to enor­me. Lei ha scel­to di scri­ve­re la mag­gior par­te del libro in dia­let­to egi­zia­no. Una scel­ta discu­ti­bi­le se si con­si­de­ra quan­to di recen­te affer­ma­to da Alaa Al Aswa­ni, e cioè che sono gli orien­ta­li­sti a soste­ner­ne l’uso.

Scri­vo in l’arabo stan­dard nel­le par­ti in cui è il nar­ra­to­re a rac­con­ta­re, men­tre mi ser­vo del dia­let­to egi­zia­no nei dia­lo­ghi: il pun­to è che i dia­lo­ghi costi­tui­sco­no l’ottanta per cen­to del libro. Non mi pare di aver ope­ra­to una scel­ta inno­va­ti­va: basti pen­sa­re sol­tan­to a un libro come Il ritor­no del­lo spi­ri­to del gran­de dram­ma­tur­go e nar­ra­to­re egi­zia­no Taw­fìq al Hakìm, un libro pub­bli­ca­to negli anni Ven­ti  del seco­lo scor­so in cui tut­ti i dia­lo­ghi sono scrit­ti in ver­na­co­lo. E’ dun­que una carat­te­ri­sti­ca che entra­ta da tem­po nel­la nostra let­te­ra­tu­ra. Inol­tre, per me era ovvio che nel momen­to in cui ave­vo scel­to di ambien­ta­re i miei rac­con­ti nel­la stra­da, la lin­gua del­la stra­da fos­se di con­se­guen­za l’unica atten­di­bi­le.  Pos­so accet­ta­re solo in par­te ciò che sostie­ne Al Aswa­ni quan­to agli orien­ta­li­sti. Ho mol­to rispet­to per il dia­let­to egi­zia­no: è la lin­gua che effet­ti­va­men­te par­lia­mo: è una lin­gua vera e viva. Rispet­to anche la fushà, l’arabo stan­dard, per­ché rap­pre­sen­ta la nostra sto­ria, ed è la lin­gua che ci per­met­te  di man­te­ne­re una cer­ta  rela­zio­ne tra i Pae­si ara­bi. Cre­do che non si trat­ti di una com­pe­ti­zio­ne, però, per cui io pos­so dire di sta­re con una o con l’altra squa­dra. Non è così faci­le: pos­so par­la­re e scri­ve­re in entram­bi, sono due ele­men­ti che non pos­so­no fare a meno di con­vi­ve­re nel­la mia cultura.

Uno dei tas­si­sti pro­ta­go­ni­sti del libro affer­ma: «Vor­rei vede­re con tut­to il cuo­re i Fra­tel­li Musul­ma­ni sali­re al pote­re [… ] E per­ché no?! Abbia­mo già pro­va­to  tut­to. Pro­vam­mo il re e non fun­zio­na­va, pro­vam­mo il socia­li­smo con Nas­ser e nel pie­no del socia­li­smo ci sta­va­no i gran pascià dell’esercito e dei ser­vi­zi segre­ti […] e allo­ra per­ché non pro­via­mo pure i Fra­tel­li Musul­ma­ni? Chi lo sa, va a fini­re che funzionano».

Ho sen­ti­to que­sta fra­se det­ta da cen­ti­na­ia di per­so­ne, e per­so­ne di diver­si livel­li socia­li. Ho un ami­co che lavo­ra al Mar­riott hotel che è del­la stes­sa opi­nio­ne: dall’età di sedi­ci anni stu­dia e lavo­ra nel cam­po del turi­smo e quan­do ho obiet­ta­to che con i Fra­tel­li Musul­ma­ni al pote­re, mol­to pro­ba­bil­men­te, il Mar­riott non avreb­be più modo di esi­ste­re e lui di con­se­guen­za per­de­reb­be il lavo­ro, mi ha rispo­sto che la cosa non lo interessava.

 Qual è il ruo­lo del­la cul­tu­ra oggi in Egitto?

Il gover­no ha fat­to di tut­to negli ulti­mi vent’anni per affer­mar­si come l’unico pro­dut­to­re di cul­tu­ra. E ciò vale per quan­to riguar­da la let­te­ra­tu­ra, la tele­vi­sio­ne, il cine­ma. Negli ulti­mi tre, quat­tro anni, però, i pro­dut­to­ri pri­va­ti stan­no aumen­tan­do, e così sono aumen­ta­ti i roman­zi pub­bli­ca­ti, le pro­du­zio­ni tea­tra­li e tele­vi­si­ve. Ades­so pos­sia­mo vera­men­te ave­re la spe­ran­za di poter fare qual­co­sa di nuo­vo e vali­do nel futu­ro. La mac­chi­na del­la cul­tu­ra è in movi­men­to, insomma.

Una gestio­ne pri­va­ta in que­sto sen­so gio­ve­reb­be alla cultura? 

Non pos­so dire se una gestio­ne pri­va­ta pos­sa costi­tui­re una solu­zio­ne. C’è tut­to un siste­ma orga­niz­za­ti­vo che deve neces­sa­ria­men­te esse­re rifor­ma­to. Pen­sia­mo a un even­to come la Fie­ra del libro del Cai­ro: il Gover­no dovreb­be smet­te­re di occu­par­se­ne, su que­sto non c’è dub­bio, per lascia­re spa­zio a chi la cul­tu­ra e la let­te­ra­tu­ra effet­ti­va­men­te pro­du­ce, ma que­sto non acca­drà facil­men­te. Ho pas­sa­to tut­ta la mia vita a ten­ta­re di pro­dur­re cul­tu­ra e nel rap­por­to con le isti­tu­zio­ni – par­lo di fun­zio­na­ri, non del­le alte isti­tu­zio­ni — ho sem­pre avu­to del­le dif­fi­col­tà, mi sono sta­ti impo­sti dei limi­ti. Di cer­to con una gestio­ne pri­va­ta non acca­dreb­be­ro epi­so­di incre­scio­si come quel­lo acca­du­to pro­prio nel 2007 alla Fie­ra del Libro. Per quel­la occa­sio­ne invi­tai a par­la­re del mio libro due tra i più emi­nen­ti intel­let­tua­li egi­zia­ni, Galal Amin e Abd el-Wahab el-Mes­si­ry. Quest’ultimo, dece­du­to lo scor­so luglio, ave­va dei pro­ble­mi di salu­te, così chie­si che potes­se ave­re la pos­si­bi­li­tà di arri­va­re all’ingresso del­la sala con­fe­ren­ze con la sua auto. Mi fu data l’autorizzazione, ma all’ingresso la sua auto fu bloc­ca­ta da un uffi­cia­le che cedet­te alle nostre richie­sta sol­tan­to per­ché il diret­to­re del­la fie­ra, Nas­ser al-Ansa­ri, in quel momen­to si tro­va­va a pas­sa­re accan­to a noi. Così l’auto var­cò i can­cel­li, ma due­cen­to metri dopo fu fer­ma­ta da un altro uffi­cia­le: que­sta vol­ta, sen­za l’aiuto di al-Ansa­ri, non poté pro­se­gui­re. Ora, un uomo come Nas­ser al-Ansa­ri è il diret­to­re del­la fie­ra, e una del­le men­ti miglio­ri del nostro Pae­se non può acce­der­vi per i capric­ci di un bas­so fun­zio­na­rio. Sem­bra uno scher­zo, un brut­to scher­zo, ma que­sta è la real­tà dei fat­ti nel mio Paese. 

Bahaa Taher, uno fra i più impor­tan­ti scrit­to­ri egi­zia­ni con­tem­po­ra­nei, in «Amo­re in esi­lio»,  roman­zo scrit­to nel 1995 e appe­na tra­dot­to da Ilis­so, face­va pro­nun­cia­re al pro­ta­go­ni­sta que­ste paro­le: «Tut­ti gli ara­bi han­no smes­so di crescere».

Sono pas­sa­ti tre­di­ci anni dal­la pub­bli­ca­zio­ne di quel libro: è chia­ro che Bahaa Taher si rife­ris­se con quel­le paro­le a una situa­zio­ne sto­ri­ca che con il tem­po non ha potu­to che modi­fi­car­si. Cre­do di poter soste­ne­re, sen­za incer­tez­ze, che stia­mo dav­ve­ro comin­cian­do una nuo­va era del­la nostra sto­ria cul­tu­ra­le. E’ vero, tut­ta­via, che abbia­mo dei pro­ble­mi. I Pae­si ara­bi, ognu­no a suo modo, stan­no attra­ver­san­do il perio­do più buio degli ulti­mi cen­to anni. Sia­mo total­men­te occu­pa­ti dagli Sta­ti Uni­ti:  fisi­ca­men­te come avvie­ne in Iraq o vir­tual­men­te come acca­de in Egit­to. I nostro gover­ni dipen­do­no in tut­to e per tut­to da quel­lo ame­ri­ca­no. Ma ciò che è peg­gio è che mol­ti Pae­si euro­pei stan­no seguen­do e con­cor­da­no con quel gene­re di poli­ti­ca e vi con­tri­bui­sco­no. Dob­bia­mo ammet­te­re che i nostri sono Pae­si occupati.

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La società egiziana a bordo di un Taxi

| Medi­ter­ra­neaon­li­ne | Dome­ni­ca, 21 set­tem­bre 2008 | Cri­sti­na Giudice |

Pre­sen­ta­to ad Alghe­ro in pri­ma nazio­na­le il libro di Kha­led Al Kha­mis­si, un viag­gio nel­la Cai­ro di oggi

È un vero e pro­prio viag­gio all’interno del­la real­tà egi­zia­na attua­le quel­lo che si fa sfo­glian­do le pagi­ne di “Taxi”, il roman­zo di Kha­led Al Kha­mis­si, pre­sen­ta­to in ante­pri­ma in Ita­lia ad Alghe­ro all’interno del Festi­val­guer “Por­to Medi­ter­ra­neo”. Lo scrit­to­re egi­zia­no ha scel­to la rivie­ra del coral­lo per pre­sen­ta­re quel­lo che in Egit­to è sta­to il caso edi­to­ria­le del­lo scor­so anno, arri­va­to all’ottava ristam­pa e a 35 mila copie ven­du­te, in un pae­se dove già 3000 copie costi­tui­sco­no un successo.

Al Kha­mis­si rac­con­ta, in 58 sto­rie bre­vi, mes­se insie­me fra il 2005 e il 2006 par­lan­do con i tas­si­sti del Cai­ro, la vita quo­ti­dia­na, le fru­stra­zio­ni, le spe­ran­ze e le ama­rez­ze di un popo­lo «oppres­so e pove­ro e sen­za pos­si­bi­li­tà di soprav­vi­ven­za – come lo ha descrit­to lui duran­te la pre­sen­ta­zio­ne – che in mol­ti casi ha per­so la spe­ran­za, ma non la voglia di scher­za­re, di ride­re e di vivere».

Taxi” è un libro all’apparenza leg­ge­ro e godi­bi­le, gra­zie anche ad una scrit­tu­ra sem­pli­ce in cui, inve­ce del pesan­te ara­bo let­te­ra­rio, domi­na la lin­gua par­la­ta nei discor­si diret­ti fra il tas­si­sta e lo stes­so auto­re, come in un sipa­riet­to tea­tra­le ric­co di espres­sio­ni ger­ga­li e bat­tu­te iro­ni­che. Pro­prio come il popo­lo che rac­con­ta però, il libro nascon­de sot­to que­sta appa­ren­za di leg­ge­rez­za e, a vol­te, di vera comi­ci­tà, i mol­tis­si­mi pro­ble­mi di un pae­se che cer­ca la pro­pria stra­da fra la voglia di ado­zio­ne di uno sti­le di vita euro­peo (anco­ra oggi esclu­si­vo appan­nag­gio del­le clas­si più ric­che del­la socie­tà) e la restri­zio­ne del­le liber­tà impo­sta dal gover­no, i bas­si livel­li di cul­tu­ra e i note­vo­li pro­ble­mi economici.

Al Kha­mis­si rifiu­ta l’idea che lo svi­lup­po dell’Egitto sia impe­di­to da fat­to­ri reli­gio­si e guar­da piut­to­sto a moti­va­zio­ni poli­ti­che ed eco­no­mi­che, impu­tan­do anche all’Europa le sue responsabilità.

«Non si può par­la­re del­la cul­tu­ra egi­zia­na iden­ti­fi­can­do­la solo con quel­la musul­ma­na – ha ricor­da­to Al Kha­mis­si – per­ché in Egit­to ci sono anche mol­ti cri­stia­ni, che abi­ta­va­no nel pae­se anco­ra pri­ma dell’arrivo dei musul­ma­ni, e una par­te di lai­ci. Il pro­ble­ma è una dif­fi­ci­le situa­zio­ne geo­po­li­ti­ca – ha con­ti­nua­to lo scrit­to­re – com­pli­ca­ta­si dopo la guer­ra del ’73 con­tro Israe­le, che por­tò a nuo­vi accor­di con gli ame­ri­ca­ni e ad un’agenda poli­ti­ca che pre­ve­de­va la lot­ta con­tro il socia­li­smo e gli ele­men­ti lai­ci in Egit­to. Per rea­liz­zar­la gli ame­ri­ca­ni stes­si finan­zia­ro­no grup­pi estre­mi­sti isla­mi­ci ed è noto, per esem­pio, che nell’università di Asiut, tra il ’76 e il ’78, un grup­po di stu­den­ti gira­va arma­to. E fu pro­prio quel grup­po ad ucci­de­re poi il pre­si­den­te Sadat. La suc­ces­si­va impen­na­ta dei prez­zi del petro­lio die­de un for­tis­si­mo pote­re eco­no­mi­co all’Arabia Sau­di­ta che ini­ziò, accan­to agli Sta­ti Uni­ti, a finan­zia­re grup­pi estre­mi­sti in tut­to il mondo».

Se è dun­que giu­sto affer­ma­re che non è l’Islam il respon­sa­bi­le dell’arretratezza del pae­se, la col­pa è pro­ba­bil­men­te da impu­ta­re ad un siste­ma sco­la­sti­co fal­li­men­ta­re, spes­so ingiu­sto, che non com­bat­te l’ignoranza dila­gan­te e che non è visto come un mez­zo per poter­si migliorare.

«Mol­te del­le spe­ran­ze che il popo­lo egi­zia­no nutri­va sono mor­te – ha det­to Al Kha­mis­si – e nes­su­no fa affi­da­men­to sul siste­ma di istru­zio­ne: nem­me­no i geni­to­ri pen­sa­no che pos­sa esse­re uti­le a miglio­ra­re la vita dei figli. Negli anni ’50 e ’60 ci fu un momen­to di spe­ran­za di riscat­to dal pas­sa­to e anche i con­ta­di­ni guar­da­va­no al loro rac­col­to con otti­mi­smo, per­ché due etta­ri di ter­re­no col­ti­va­to a coto­ne era­no suf­fi­cien­ti per soste­ne­re una fami­glia per un anno. Oggi non basta­no più. Nem­me­no con Sadat la spe­ran­za di miglio­ra­men­to era lega­ta all’istruzione, ma al busi­ness e alla crea­zio­ne di nuo­vi eser­ci­zi com­mer­cia­li aper­ti all’occidente, il cui mono­po­lio però è anda­to a favo­re di pochis­si­mi lascian­do la mag­gio­ran­za del­la popo­la­zio­ne nel­la fame. Anche la spe­ran­za nazio­na­le del mon­do ara­bo di cac­cia­re Israe­le e i colo­niz­za­to­ri ingle­si è fal­li­ta e oggi dob­bia­mo accet­ta­re come un dato di fat­to la colo­niz­za­zio­ne degli americani».

Pro­prio come fareb­be un qual­sia­si cit­ta­di­no egi­zia­no, “Taxi” rac­con­ta que­sta dif­fi­ci­le real­tà col sor­ri­so e una pun­ta d’ironia: dal­la gio­va­ne costret­ta a toglier­si il niqab (il vesti­to nero che copre il cor­po com­ple­ta­men­te lascian­do sco­per­ti solo gli occhi) a bor­do del taxi per poter anda­re a lavo­ra­re al tas­si­sta che pro­po­ne di pro­va­re i Fra­tel­li musul­ma­ni, giu­sto per cam­bia­re, come alter­na­ti­va a Muba­rak o all’altro che accu­sa il raìs di pre­oc­cu­par­si solo dei ric­chi del pae­se. Da chi rac­con­ta le peri­pe­zie affron­ta­te e le busta­rel­le ver­sa­te agli uffi­cia­li di poli­zia per il rin­no­vo del­la licen­za a chi, pur appas­sio­na­to di film, con­fes­sa di non anda­re al cine­ma da 20 anni per­ché non può per­met­ter­si il bigliet­to. E poi un altro che, com­ple­ta­men­te sfi­du­cia­to dal siste­ma sco­la­sti­co, ha riti­ra­to i figli da scuo­la per­ché «non sta­va­no impa­ran­do niente».

Le sto­rie di que­sto libro dan­no voce per la pri­ma vol­ta ad una cate­go­ria uma­na ai mar­gi­ni del­la socie­tà egi­zia­na, spes­so invi­si­bi­le. Il tas­si­sta è solo colui che gui­da, por­tan­do­ti da un posto all’altro di que­sta enor­me metro­po­li di cir­ca 18 milio­ni di per­so­ne con la sua mac­chi­na scas­sa­ta, che a vol­te non si sa come fac­cia a cam­mi­na­re anco­ra. Chi però abbia vis­su­to al Cai­ro abba­stan­za sa bene che una con­ver­sa­zio­ne con i tas­si­sti a vol­te vale mol­to più del­la let­tu­ra di un libro per capi­re que­sto pae­se. Com­men­ta­no la par­ti­ta del­la sera pri­ma, fune­sta­ta dal­la par­te­ci­pa­zio­ne del pre­si­den­te in tri­bu­na (che, a quan­to pare, por­ta dav­ve­ro sfor­tu­na); ricor­da­no quan­do con 25 pia­stre (0,03 cent) pote­vi com­prar­ci il pane; con­dan­na­no le stra­gi com­piu­te in Iraq e Pale­sti­na con­tro i loro “fra­tel­li” e lo stra­po­te­re degli Usa nel mon­do. Se poi gli dici di esse­re ita­lia­no, vie­ne fuo­ri qual­che paren­te che da anni vive nel nostro pae­se e ti dico­no tut­ti che sogna­no di spo­sa­re un’italiana e lascia­re l’Egitto per­ché l’Italia è un pae­se mera­vi­glio­so dove si tro­va lavo­ro. Qual­cu­no va sul per­so­na­le e par­la dei figli che sono riu­sci­ti a lau­rear­si nono­stan­te tut­to, men­tre un altro rac­con­ta di esse­re appe­na usci­to dal suo lavo­ro mat­tu­ti­no in un’azienda pri­va­ta, cosa mol­to comu­ne fra i tas­si­sti cai­ro­ti che, per la mag­gior par­te, arro­ton­da­no gui­dan­do i magri sti­pen­di dell’amministrazione sta­ta­le e di azien­de pub­bli­che o private.

Quel­la dei tas­si­sti è for­se la cate­go­ria uma­na che meglio rispec­chia da sola la mol­te­pli­ci­tà del­la socie­tà cai­ro­ta e il meri­to di Al Kha­mis­si sta nell’averle dato voce per la pri­ma volta.

«Biso­gna leg­ge­re chi scri­ve del­la real­tà di que­sti pae­si e del­la loro cul­tu­ra», ha esor­ta­to Al Kha­mis­si, evi­den­zian­do quel­la che, secon­do lui, è la respon­sa­bi­li­tà occi­den­ta­le nell’aver crea­to incom­pren­sio­ni, frain­ten­di­men­ti e ste­reo­ti­pi rispet­to al mon­do ara­bo. «C’è un for­te biso­gno di com­pren­sio­ne e cono­scen­za reci­pro­ca – ha con­ti­nua­to lo scrit­to­re – men­tre la stam­pa euro­pea, in par­ti­co­la­re quel­la fran­ce­se, ingle­se e ame­ri­ca­na, scri­ve di una real­tà crea­ta da e per l’immaginario ame­ri­ca­no. Il signor Bush ha nel­la sua agen­da un pro­get­to poli­ti­co ed eco­no­mi­co chia­ra­men­te mili­ta­re in cui pur­trop­po i gior­na­li­sti lo seguono».

In rispo­sta a que­sta infor­ma­zio­ne di par­te l’opera di Al Kha­mis­si va let­ta pro­prio per la sua capa­ci­tà di rac­con­ta­re dall’interno e in modo sem­pli­ce e diret­to la rea­le vita quo­ti­dia­na del Cairo.

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Taxi Writer

VENTIQUATTO DEL SOLE 24 ORE – 5/09/2008
di Eli­sa Pierandrei

Lo scrit­to­re Kha­led Al Kha­mis­si ha viag­gia­to per un anno sul­le auto pub­bli­che cai­ro­te. Dal­le chiac­chie­re con i con­du­cen­ti è sca­tu­ri­to un libro, in bre­ve dive­nu­to un bestsel­ler. Per­ché le sto­rie ascol­ta­te nel­le con­vul­se vie del­la capi­ta­le lascia­no tra­pe­la­re una denun­cia cau­sti­ca e iro­ni­ca del males­se­re socia­le che attra­ver­sa il Paese.

Scen­do di cor­sa le sca­le del­la palaz­zi­na. Il mio bawab – il gio­va­ne por­tie­re che pas­sa il tem­po sedu­to nell’ingresso o a dor­mi­re nel­la sua stan­zet­ta nel sot­to­sca­la – mi fer­ma il pri­mo taxi di pas­sag­gio in via 26 Luglio, nel ric­co quar­tie­re di Zama­lek, il cuo­re del­la Cai­ro cosmo­po­li­ta. Sal­go su una vec­chia Fiat bian­ca e nera. L’autista agguan­ta una siga­ret­ta – anche se sul cru­scot­to c’è scrit­to “vie­ta­to fuma­re” –, spor­ge la mano dal fine­stri­no e si rimet­te in car­reg­gia­ta. Dire­zio­ne Down­to­wn Cai­ro. Pri­ma accen­de la radio, Imad (così si è pre­sen­ta­to) mi chie­de se la musi­ca mi distur­bi. Non impor­ta: sia­mo in coda da die­ci minu­ti nel fra­stuo­no dei clac­son. Alle cin­que del pome­rig­gio la cor­ni­che, la stra­da che costeg­gia il Nilo, è inta­sa­ta dal­le auto­mo­bi­li di chi rien­tra a casa.
Imad è abi­tua­to. Si mostra curio­so nei miei con­fron­ti e, nono­stan­te mi espri­ma in ara­bo, capi­sce che sono stra­nie­ra (un gua­io, pre­ten­de­rà più sol­di: la mag­gior par­te dei taxi del Cai­ro non ha il tas­sa­me­tro). Far­fu­glia qual­co­sa su Ber­lu­sco­ni e sul cal­cio. Dice che gli ita­lia­ni sono miyya miyya («al cen­to per cen­to»). Allo­ra lo stuz­zi­co chie­den­do­gli se gli piac­cia vive­re nell’Egitto del pre­si­den­te Hosni Muba­rak o se vor­reb­be al pote­re il movi­men­to isla­mi­co di Fra­tel­li Musul­ma­ni (ban­di­to ma tol­le­ra­to dal­le auto­ri­tà del Cai­ro), prin­ci­pa­le for­za all’opposizione nel Pae­se. Rispon­de che vor­reb­be pro­va­re il Gover­no degli isla­mi­ci, anche se lui non pre­ga né va in moschea: «Per­ché no? Li abbia­mo pro­va­ti tutti».
Sia­mo arri­va­ti, e qua­si mi dispia­ce: è raro in que­sto Pae­se tro­va­re uno sco­no­sciu­to pron­to a discu­te­re di poli­ti­ca. La por­tie­ra è sfon­da­ta e la mani­glia non c’è, Imad scen­de e mi apre dall’esterno. Pago la cor­sa ed entro in un pic­co­lo caf­fè del centro.
Sono in ritar­do, ma tro­ve­rò comprensione.

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Cairo Cabbies Gab About Back

BLOOMBERG — 11/09/2008
Inter­view by Daniel Williams

Even casual tra­ve­lers to Cai­ro soon learn one thing about the city: Its taxi dri­vers delight in gab­bing about poli­tics, reli­gion, the wea­ther, their fami­ly, your fami­ly, their inco­me, your sala­ry — wha­te­ver — whi­le you are cap­ti­ve in their cabs.

Kha­led Al Kha­mis­si, an Egyp­tian public-rela­tions agent and author, recoun­ts dozens of con­ver­sa­tions he’s had with chat­ty dri­vers in a book cal­led “Taxi,” a rol­ling por­trait of con­tem­po­ra­ry Cai­ro. For him, cab­bies are the city’s town criers.

Taxi dri­vers are always in the street, day and night,” Al Kha­mis­si says in an inter­view in his third-floor offi­ce loo­king onto a Cai­ro pla­za jam­med with cars and people.

They are the blood­stream of Cai­ro and express the who­le suf­fe­ring of socie­ty and the deter­mi­na­tion to over­co­me the pro­blems of sur­vi­val in Egypt.”

Fir­st publi­shed in Ara­bic last year and now avai­la­ble in English, “Taxi” recon­struc­ts from memo­ry 58 con­ver­sa­tions Al Kha­mis­si had with various drivers.

One cab­by from sou­thern Egypt talks about fleeing a fai­led govern­ment irri­ga­tion pro­ject. Ano­ther descri­bes how a vei­led woman strip­ped in his back seat, pee­ling off her mode­st garb on the way to her wai­tres­sing job. A third dreams of dri­ving to South Afri­ca for soccer’s 2010 World Cup.

One dri­ver talks to Al Khamissi’s daughter about por­no­gra­phy. And one young cab­by, enra­ged at his own pover­ty, sym­pa­thi­zes with sui­ci­de bom­bers and threa­tens to crash his car at the next intersection.

Moon­lighters

In their own way, the dri­vers express a matu­re under­stan­ding of Egypt. They live it eve­ry­day,” says Al Kha­mis­si, who reports that the Ara­bic edi­tion of his book has sold 60,000 copies, a bestsel­ler by Egyp­tian standards.

Moon­lighting cab­bies are com­mon, making the dri­vers a cross-sec­tion of socie­ty, he says. Owners sublea­se their cars to all comers: reti­rees, unem­ployed stu­den­ts, engi­neers and even, on rare occa­sions, women.

I have never met a dri­ver with a doc­to­ra­te, but I have met plen­ty who hold masters degrees,” the author says.

The book rings true. Thou­gh Al Kha­mis­si is a cri­tic of the govern­ment of Pre­si­dent Hosni Muba­rak, some of his dri­vers favor the 80-year-old lea­der. Com­plain­ts about bureau­cra­cy and cor­rup­tion are commonplace.

Al Khamissi’s timing was good: Taxis have come under offi­cial scru­ti­ny this year. The govern­ment orde­red the with­dra­wal of licen­ses from cabs older than 20 years under a rule that went into effect Aug. 1, thou­gh owners have three years to dump their old cars.

Orna­men­tal Meters

New regu­la­tions also make man­da­to­ry the use of meters, which Al Kha­mis­si descri­bes as inert orna­men­ts desi­gned “to tear the trou­sers of custo­mers who sit next to the dri­ver.” If my own expe­rien­ce is any gui­de, the meter rule has been igno­red. Nego­tia­tions, as always, are the norm.

The rules are meant to eli­mi­na­te cars with faul­ty bra­kes, bald tires and fuming exhausts, and the sta­te is offe­ring sub­si­di­zed loans to buy new vehi­cles. That sho­ws just how out of touch the govern­ment is, Al Kha­mis­si says.

Even with a sub­si­dy, he asks, “who can afford a new car?”

Taxi” has just a cou­ple of wea­k­nes­ses. For one thing, it could have used ful­ler descrip­tions of Cai­ro cabs, 80,000 of which roam the city of 17 mil­lion peo­ple, accor­ding to the Trans­por­ta­tion Ministry.

From outsi­de, most of the cars look ali­ke: two-toned black- and-whi­te Ladas or Fia­ts poc­ked with den­ts and mis­sing some or all of their fen­ders. Insi­de, the cars are feasts of idio­syn­cra­sies: Amu­le­ts, wor­ry beads and trin­ke­ts dan­gle from rear-view mir­rors abo­ve fur-cove­red dashboards.

Loud Prayers

Loud radios and CD players are ubi­qui­tous, with some Muslim dri­vers play­ing recor­ded Isla­mic prayers. In cabs ope­ra­ted by Cop­tic Chri­stians, pla­stic icons of sain­ts deco­ra­te the dash. At night, blin­king blue insi­de lights give the cabs a disco glow.

Ano­ther ele­ment mis­sing from Al Khamissi’s col­lec­tion is a typi­cal con­ver­sa­tion bet­ween a cab­bie and a forei­gn tou­ri­st, begin­ning with the que­stion, “Whe­re are you from?”

If the answer is the U.S., the con­ver­sa­tion will turn to prai­se for the friend­li­ness of Ame­ri­cans cou­pled with cri­ti­ci­sm of Pre­si­dent Geor­ge W. Bush’s forei­gn poli­cy and a que­ry about get­ting a U.S. visa and the ran­ge of salaries.

Being an Ame­ri­can who taxies around Cai­ro a lot, I’m fed up with discus­sing Iraq and U.S. tax laws whi­le stuck in Nile- length traf­fic jams. So I’ve taken to say­ing I’m from Bolivia.

That usual­ly works, thou­gh almo­st nothing can stop a Cai­ro cabby’s urge to chat if he’s deter­mi­ned. When I said “Boli­via” the other day, the dri­ver pau­sed for a beat and replied:

Ah, Bava­ria. Won­der­ful peo­ple. My bro­ther works in Munich. What are the chan­ces for a visa?”

None, I said. And can you plea­se turn down the prayers?

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Il taxi egiziano e contestatore di Al Khamissi

ANSA (NOTIZIARIO LIBRI) — 12/09/2008

Taxi è la sor­pre­sa del­la let­te­ra­tu­ra egi­zia­na di quest’anno, un best-sel­ler ristam­pa­to 7 vol­te nell’arco di un anno con oltre 35.000 copie ven­du­te in un pae­se in cui 3000 copie sono con­si­de­ra­te un suc­ces­so. L’autore è in Ita­lia, dove doma­ni par­te­ci­pa alla ras­se­gna Por­to Medi­ter­ra­neo Festi­va­lal­guer (Alghe­ro, Sar­de­gna). Al Kha­mais­si ci fa com­pie­re un viag­gio che ci rive­la umo­ri, idee, ribel­lio­ni del­la capi­ta­le egi­zia­na attra­ver­so le voci dei tas­si­sti. Una rac­col­ta di sto­rie bre­vi che rac­con­ta­no sogni, avven­tu­re filo­so­fi­che, amo­ri, bugie, ricor­di e politica.
I tas­si­sti del Cai­ro cui da voce sono ama­bi­li can­ta­sto­rie che con disin­vol­tu­ra con­du­co­no il let­to­re in un deda­lo di real­tà e poe­sia che è l’Egitto dei nostri gior­ni. Sono 58 sto­rie bre­vi che l’autore ha col­le­zio­na­to con­ver­san­do con i tas­si­sti del­la mega­lo­po­li egi­zia­na tra il 2005 e il 2006. Puo’ sem­bra­re la rivol­ta del­le auto bian­che che ha segna­to Roma l’anno scor­so, ma e’ tutt’altra cosa.
Il dilu­vio di paro­le che tro­via­mo ripor­ta­to nel libro som­mer­ge il let­to­re rega­lan­do­gli nuo­ve e ina­spet­ta­te pro­spet­ti­ve da cui guar­da­re quel­la real­ta’, gra­zie a quel­la che pos­sia­mo con­si­de­ra­re le voci dell’uomo del­la stra­da, che in modo diret­to e chia­ro espri­mo­no i suoi timo­ri, dub­bi, pare­ri e cri­ti­che sul pia­no poli­ti­co, eco­no­mi­co e socia­le, a pro­po­si­to del suo pae­se e del mon­do ara­bo in gene­ra­le. Con una for­za che ren­de comun­que il discor­so esem­pla­re anche sul pia­no esi­sten­zia­le, del­la lot­ta quo­ti­dia­na per la vita e la sopravvivenza.
Al Kha­mis­si è un arti­sta polie­dri­co, nato nel 1962 si è lau­rea­to in Scien­ze poli­ti­che alla Sor­bo­na di Pari­gi. Ha
lavo­ra­to per l’Istituto Egi­zia­no per gli stu­di socia­li. Ha scrit­to sce­neg­gia­tu­re per vari film egi­zia­ni qua­li Kar­nak, Isi­de a Phi­lae, Giza e altri. E’ anche regi­sta e pro­dut­to­re. Scri­ve perio­di­ca­men­te arti­co­li e ana­li­si cri­ti­che su poli­ti­ca e socie­ta’ in diver­si gior­na­li e set­ti­ma­na­li egiziani.

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L’Egitto in taxi

LA NUOVA ECOLOGIA — 18/09/2008
di Bar­ba­ra Lomonaco

«Per anni ho per­cor­so tut­te le stra­de e i vico­li del Cai­ro dall’interno di un taxi. Ho una pas­sio­ne per le con­ver­sa­zio­ni con i tas­si­sti». Da que­sta pas­sio­ne, lo scrit­to­re egi­zia­no Kha­led Al Kha­mis­si ha trat­to un libro, Taxi, edi­to in Ita­lia da Il Siren­te, che nel suo pae­se d’origine è diven­ta­to un best sel­ler: 35000 copie ven­du­te dove 3000 sono già un suc­ces­so. Nel libro, le paro­le dei tas­si­sti per­cor­ro­no le stra­de cit­ta­di­ne sve­lan­do sogni, spe­ran­ze, affan­ni e ras­se­gna­zio­ni quo­ti­dia­ne. Voci del tram­bu­sto metro­po­li­ta­no rim­bal­za­no sui temi cal­di nell’Egitto di Muba­rak. Rega­la­no un pun­to di vista su una socie­tà che com­bat­te l’indifferenza del­le isti­tu­zio­ni con un misto tra sag­gez­za popo­la­re e luci­de ana­li­si poli­ti­che. E non man­ca qual­che nota­zio­ne sull’ambiente.

A metà degli anni novan­ta il gover­no egi­zia­no ema­nò una leg­ge che con­sen­ti­va la con­ver­sio­ne di tut­te le vec­chie auto in taxi e alle ban­che di finan­ziar­ne l’acquisto. Quin­di­ci anni più tar­di, 80mila tas­si­sti gui­da­no anche per 20 ore al gior­no tra­spor­tan­do milio­ni di uomi­ni dispo­sti a con­ver­sa­re, lon­ta­ni dal­le cen­su­re di sta­to, di tut­to. Dal­la poli­ti­ca all’ambiente: «Man­da­ro­no in giro del­la gen­te che misu­ra­va l’inquinamento del­le mar­mit­te […] Alla fine non riu­sci­ro­no a fare nien­te. […] Da quel gior­no per stra­da tro­vi taxi a pala­te»; dal­le bar­zel­let­te alle con­fi­den­ze: «Una mia ami­ca mi ha fat­to un con­trat­to fal­so in un ospe­da­le di Ata­ba e la mia fami­glia mi cre­de don­na del­le puli­zie lag­giù…»; dagli affa­ri di cuo­re a quel­li di sta­to: «Chi non è anda­to in gale­ra con Nas­ser, non ci andrà mai; e chi non si è arric­chi­to con Sadat, non si arric­chi­rà mai. Men­tre chi non è diven­ta­to un pez­zen­te con Muba­rak, non lo diven­te­rà mai». Non man­ca nul­la nel­le pagi­ne di Taxi, nep­pu­re lo spa­zio per il diver­ti­men­to, le bar­zel­let­te e il buon umore.

Per­cor­ren­do a rilen­to le vie di una metro­po­li di  qua­si 8milioni di abi­tan­ti, le idee dei tas­si­sti di Al Kha­mis­si dipin­go­no un colo­ra­to qua­dro a pen­nel­la­te rapi­de su un mon­do fuo­ri dai luo­ghi comu­ni. Nel­le loro ana­li­si si ritro­va­no buon­sen­so e tra­spa­ren­za tal­vol­ta supe­rio­ri a quel­le di tan­ti «com­men­ta­to­ri poli­ti­ci che riem­pio­no di chiac­chie­re il mon­do. Per­ché –le paro­le sono del­lo stes­so auto­re- la cul­tu­ra di que­sto popo­lo si rive­la nel­le sue ani­me più semplici».

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K. A. Khamissi — Taxi

CREMONA ONLINE 15/09/2008

Taxi è la sor­pre­sa del­la let­te­ra­tu­ra egi­zia­na di quest’anno, un best-sel­ler ristam­pa­to 7 vol­te nell’arco di un anno con oltre 35.000 copie ven­du­te in un pae­se in cui 3000 copie sono con­si­de­ra­te un suc­ces­so. L’autore è in Ita­lia, dove doma­ni par­te­ci­pa alla ras­se­gna Por­to Medi­ter­ra­neo Festi­va­lal­guer (Alghe­ro, Sar­de­gna). Al Kha­mais­si ci fa com­pie­re un viag­gio che ci rive­la umo­ri, idee, ribel­lio­ni del­la capi­ta­le egi­zia­na attra­ver­so le voci dei tas­si­sti. Una rac­col­ta di sto­rie bre­vi che rac­con­ta­no sogni, avven­tu­re filo­so­fi­che, amo­ri, bugie, ricor­di e poli­ti­ca. I tas­si­sti del Cai­ro cui da voce sono ama­bi­li can­ta­sto­rie che con disin­vol­tu­ra con­du­co­no il let­to­re in un deda­lo di real­tà e poe­sia che è l’Egitto dei nostri gior­ni. Sono 58 sto­rie bre­vi che l’autore ha col­le­zio­na­to con­ver­san­do con i tas­si­sti del­la mega­lo­po­li egi­zia­na tra il 2005 e il 2006. Può sem­bra­re la rivol­ta del­le auto bian­che che ha segna­to Roma l’anno scor­so, ma è tutt’altra cosa. Il dilu­vio di paro­le che tro­via­mo ripor­ta­to nel libro som­mer­ge il let­to­re rega­lan­do­gli nuo­ve e ina­spet­ta­te pro­spet­ti­ve da cui guar­da­re quel­la real­tà, gra­zie a quel­la che pos­sia­mo con­si­de­ra­re le voci dell’uomo del­la stra­da, che in modo diret­to e chia­ro espri­mo­no i suoi timo­ri, dub­bi, pare­ri e cri­ti­che sul pia­no poli­ti­co, eco­no­mi­co e socia­le, a pro­po­si­to del suo pae­se e del mon­do ara­bo in gene­ra­le. Con una for­za che ren­de comun­que il discor­so esem­pla­re anche sul pia­no esi­sten­zia­le, del­la lot­ta quo­ti­dia­na per la vita e la soprav­vi­ven­za. Al Kha­mis­si è un arti­sta polie­dri­co, nato nel 1962 si è lau­rea­to in Scien­ze poli­ti­che alla Sor­bo­na di Pari­gi. Ha lavo­ra­to per l’Istituto Egi­zia­no per gli stu­di socia­li. Ha scrit­to sce­neg­gia­tu­re per vari film egi­zia­ni qua­li Kar­nak, Isi­de a Phi­lae, Giza e altri. È anche regi­sta e pro­dut­to­re. Scri­ve perio­di­ca­men­te arti­co­li e ana­li­si cri­ti­che su poli­ti­ca e socie­tà in diver­si gior­na­li e set­ti­ma­na­li egiziani.

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Khaled al Kamis: I taxi del Cairo in giro per l’Italia

BABELMED — 11/09/2008
di Ales­san­dro Rive­ra Magos

Dov’è, in Egit­to, che si può ascol­ta­re più libe­ra­men­te un discor­so con­tro lo sta­to di pover­tà e cor­ru­zio­ne in cui il regi­me di Hosni Muba­rak costrin­ge gran par­te del­la popo­la­zio­ne? Di sicu­ro non nel­le piaz­ze o nel­le stra­de del­la sua capi­ta­le, dove negli ulti­mi anni la poli­zia ha repres­so con fero­cia diver­se mani­fe­sta­zio­ni di protesta.
Dove si con­cen­tra­no le mol­tis­si­me voci dell’esausta socie­tà egi­zia­na? Cer­to si potreb­be pen­sa­re ai diver­si blog che negli ulti­mi anni sono diven­ta­ti un feno­me­no di dis­sen­so con­cre­to nel­la rete egi­zia­na. Tut­ta­via c’è da dire, la voce dei blog­ger potreb­be non giun­ge­re a quel­le fasce di popo­la­zio­ne trop­po pove­re o indaf­fa­ra­te nel caos del pae­se per acce­de­re ad internet.
In fine, dove tro­va­re ana­li­si abba­stan­za com­ples­se e stu­dia­te da rias­su­me­re le mol­te cau­se del­la malat­tia cro­ni­ca in cui ver­sa la ter­ra dei faraoni?
Kha­led al-Kamis­si, gior­na­li­sta e scrit­to­re cai­ro­ta clas­se ’62, sem­bra esse­re riu­sci­to a tro­va­re il luo­go che adden­sa le rispo­ste a tut­te que­ste doman­de: i taxi del Cairo!
Da vero cono­sci­to­re del­la real­tà cit­ta­di­na, per un anno, da Apri­le del 2005 a Mar­zo 2006, Kamis­si pren­de nor­mal­men­te i taxi del­la metro­po­li egi­zia­na, ma anno­tan­do rac­con­ti, mono­lo­ghi, sfo­ghi o sem­pli­ci bar­zel­let­te che i tas­si­sti gli river­sa­no a ruo­ta libe­ra. Il risul­ta­to è un libro, “Taxi” appun­to, che in Egit­to spo­po­la e che, tra­dot­to in ita­lia­no, da que­sto autun­no si pre­pa­ra a gira­re anche il nostro pae­se (www.sirente.it).
Quel­lo che vie­ne fuo­ri da que­ste con­ver­sa­zio­ni non è un sem­pli­ce spac­ca­to del­la socie­tà egi­zia­na ma, soprat­tut­to, un ter­mo­me­tro dell’insofferenza al regi­me di Sta­to, ai sopru­si quo­ti­dia­ni del­la poli­zia, alle ingiu­sti­zie che coin­vol­go­no i mol­ti pae­si dell’area medio-orien­ta­le (e le loro popo­la­zio­ni) e in cui gli egi­zia­ni si sen­to­no coinvolti.
Bar­zel­let­te che pren­do­no di mira il Pre­si­den­te, sto­rie di ordi­na­rio sfrut­ta­men­to, di pover­tà e rifles­sio­ni a vol­te mol­to sot­ti­li sul­la poli­ti­ca inter­na­zio­na­le. Un agglo­me­ra­to cao­ti­co di voci, che lo scrit­to­re non ha volu­to ordi­na­re, ma sem­pli­ce­men­te tra­spor­re in manie­ra discon­ti­nua e spar­sa in 58 incon­tri con altret­tan­ti tas­si­sti. Come dire: Il Cairo!
Il libro, usci­to nel gen­na­io 2007 in Egit­to, è arri­va­to alla sua ter­za ristam­pa in pochi mesi e ha rag­giun­to il nume­ro di 35000 copie ven­du­te. Un caso let­te­ra­rio in un pae­se in cui le 3000 copie voglio­no dire un suc­ces­so editoriale.
La scel­ta di dare voce alla socie­tà egi­zia­na attra­ver­so una cate­go­ria così par­ti­co­la­re come i tas­si­sti non è casua­le e per mol­ti ver­si è quel­la di un socio­lo­go atten­to e di un cai­ro­ta doc.
Que­sta cate­go­ria di lavo­ra­to­ri, in Egit­to, ha infat­ti la par­ti­co­la­ri­tà di esse­re asso­lu­ta­men­te tra­sver­sa­le alla socie­tà. Il tas­si­sta che può veni­re a pren­der­vi a Nasr City per por­tar­vi fino a Mohan­dis­si­ne, potreb­be esse­re un semi-anal­fa­be­ta, come un pro­fes­so­re di sto­ria o un fisico:

Con una leg­ge ema­na­ta nel­la secon­da metà degli anni ’90, il gover­no ha con­sen­ti­to la con­ver­sio­ne di tut­te le vec­chie auto in taxi, insie­me all’ingresso del­le ban­che nel mer­ca­to dei finan­zia­men­ti di auto pub­bli­che e pri­va­te. In que­sto modo, fol­le di disoc­cu­pa­ti si sono river­sa­te nel­la clas­se dei tas­si­sti, entran­do in una spi­ra­le di sof­fe­ren­za mos­sa dal­la cor­sa al paga­men­to del­le rate ban­ca­rie; dove lo sfor­zo atro­ce di quei dan­na­ti si tra­sfor­ma in ulte­rio­re gua­da­gno per ban­che, azien­de auto­mo­bi­li­sti­che e impor­ta­to­ri di pez­zi di ricam­bio. Di con­se­guen­za diven­ta pos­si­bi­le tro­va­re tas­si­sti con ogni tipo di com­pe­ten­za e livel­lo d’istruzione”. (“Taxi”)

Così, i discor­si in cui ci si imbat­te nel­le auto gial­le del Cai­ro pos­so­no esse­re del­le invet­ti­ve di pan­cia con­tro poli­zia e gover­no, o piut­to­sto del­le luci­de ana­li­si sul dise­qui­li­brio del­la poli­ti­ca internazionale.
Inol­tre i tas­si­sti rap­pre­sen­ta­no diret­ta­men­te la par­te più pove­ra del­la socie­tà egi­zia­na, quel­la più espo­sta alle con­se­guen­ze di mal­go­ver­no e cor­ru­zio­ne. Chiu­si nei taxi anche per 72 ore di fila, nel ten­ta­ti­vo di riu­sci­re a sbar­ca­re il luna­rio, o sot­to­po­sti alle anghe­rie gra­tui­te di uno dei cor­pi di poli­zia più cor­rot­ti del mon­do, che quo­ti­dia­na­men­te li umi­lia, li deru­ba e li sfrut­ta come fa con il resto del­la popo­la­zio­ne, paga­no costi altis­si­mi per un lavo­ro che è tutt’altro che remunerativo.
Per ades­so il libro e l’autore, stra­na­men­te, non han­no rice­vu­to alcu­na pres­sio­ne o minac­cia da par­te del regi­me e del­la poli­zia. Di soli­to mol­to duri e vigi­li nel cen­su­ra­re e col­pi­re le voci cri­ti­che e di dis­sen­so. Come ben san­no mol­ti altri scrit­to­ri egiziani!
Eppu­re secon­do mol­ti que­sto libro con­tie­ne una del­le ana­li­si più com­ple­te fat­ta sul Cai­ro in que­sti ulti­mi anni. Ed è un’analisi fat­ta dal­la gen­te del Cai­ro, un micro­fo­no piaz­za­to nel cuo­re dina­mi­co di que­sta gran­de capi­ta­le, che non a caso gira in auto­mo­bi­le, in una del­le metro­po­li più inqui­na­te del mondo!
For­se anche que­sto è un po’ un sim­bo­lo del mal­con­ten­to del pae­se, che si lamen­ta e iro­niz­za sen­za ave­re la for­za, per ades­so, di usci­re dal taxi per ribellarsi.
In con­clu­sio­ne, Kha­mis­si doman­da al più anzia­no tra i tas­si­sti incon­tra­ti, che lavo­ra da 48 anni, la mora­le di una vita pas­sa­ta in un taxi egi­zia­no, rispon­de: “Una for­mi­ca nera su una roc­cia nera in una not­te buia Allah l’aiuta… “ Appunto…!

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C’erano una volta i taxi del Cairo

L’OPINIONE — 13/09/2008 — n. 192
di Maria Anto­niet­ta Fontana

Il tas­si­sta è sicu­ra­men­te un per­so­nag­gio pit­to­re­sco, su cui tan­ta “let­te­ra­tu­ra” tra­di­zio­nal­men­te si è fat­ta ine­vi­ta­bil­men­te, sia come ogget­to di sto­rie che come sog­get­to. E que­sto vale per tut­to il mon­do, sen­za ecce­zio­ni. Recen­te­men­te mi sono accor­ta che esi­sto­no per­fi­no blog dedi­ca­ti a que­sta cate­go­ria (inter­net non pote­va cer­to man­ca­re all’appello). Ebbe­ne, nel­la gior­na­ta di oggi 13 set­tem­bre, in occa­sio­ne del­la ras­se­gna Por­to Medi­ter­ra­neo Festi­va­lal­guer ad Alghe­ro vie­ne pre­sen­ta­to in Ita­lia alla pre­sen­za dell’autore il libro “Taxi” di Kha­led Al Kha­mis­si, nel­la tra­du­zio­ne a cura del­la casa edi­tri­ce “Il Siren­te”, che — dopo ave­re dato atten­zio­ne ad alcu­ni casi let­te­ra­ri del pano­ra­ma fran­co­fo­no cana­de­se — si con­cen­tra ora sul­la cul­tu­ra ara­ba con­tem­po­ra­nea cui dedi­ca una nuo­va col­la­na di cui “Taxi” costi­tui­sce il pri­mo volu­me. Ed infat­ti è già in pro­gram­ma entro la fine dell’anno anche l’uscita del­la tra­du­zio­ne ita­lia­na di “L’amore ai tem­pi del petro­lio” di Nawal El Saa­da­wi. Ma tor­nia­mo a “Taxi”. Nel­le inten­zio­ni dell’autore il libro è una rap­pre­sen­ta­zio­ne del­la vita rea­le foto­gra­fa­ta attra­ver­so le paro­le del­la gen­te comu­ne. Quin­di, il tas­si­sta come fon­te di sto­rie: e di sicu­ro da rac­con­ta­re ce n’è davvero!
Si trat­ta di un’opera pri­ma, pub­bli­ca­ta in Egit­to in lin­gua ara­ba nel dicem­bre 2006, che è diven­ta­ta imme­dia­ta­men­te un best sel­ler, al pun­to di esse­re già sta­ta ristam­pa­ta 7 vol­te. È appun­to una rap­pre­sen­ta­zio­ne del­la vita quo­ti­dia­na di oggi al Cai­ro, rac­con­ta­ta attra­ver­so gli occhi dei tas­si­sti. Ne emer­ge un ritrat­to viva­ce, pole­mi­co, tal­vol­ta graf­fian­te, in cui la socie­tà egi­zia­na è dipin­ta per quel che è, e soprat­tut­to per come vie­ne per­ce­pi­ta dal­la gen­te comu­ne: sogni, avven­tu­re filo­so­fi­che, amo­ri, bugie, ricor­di e poli­ti­ca si sus­se­guo­no in un fiu­me di paro­le che rie­vo­ca­no suo­ni, colo­ri, odo­ri, spe­ran­ze, delu­sio­ni, ma che non sono mai fin­zio­ne né reto­ri­ca. Al Kha­mis­si si cimen­ta per la pri­ma vol­ta con la nar­ra­ti­va, ma è un intel­let­tua­le ben noto al di fuo­ri del pro­prio Pae­se, come auto­re di sce­neg­gia­tu­re cine­ma­to­gra­fi­che di suc­ces­so e gior­na­li­sta, oltre che pro­dut­to­re tele­vi­si­vo e cine­ma­to­gra­fi­co. Citia­mo dall’introduzione del libro ad ope­ra dell’autore stes­so: “Amo le sto­rie dei tas­si­sti per­ché rap­pre­sen­ta­no a pie­no dirit­to un ter­mo­me­tro dell’umore del­le indo­ma­bi­li stra­de egi­zia­ne. In que­sto libro vi sono alcu­ne sto­rie che ho vis­su­to e ascol­ta­to, tra l’aprile del 2005 e il mar­zo del 2006.
Par­lo di alcu­ne sto­rie, e non di tut­te, per­ché diver­si ami­ci avvo­ca­ti mi han­no det­to che la loro pub­bli­ca­zio­ne sareb­be basta­ta a far­mi sbat­te­re in gale­ra con l’accusa di calun­nia e dif­fa­ma­zio­ne; e che la pub­bli­ca­zio­ne di cer­ti nomi con­te­nu­ti in deter­mi­na­te sto­rie e bar­zel­let­te, di cui sono pie­ni gli occhi e le orec­chie del­le stra­de egi­zia­ne, è un affa­re pericoloso…”Non voglia­mo toglie­re il gusto ai let­to­ri di adden­trar­si in que­sta scop­piet­tan­te rac­col­ta: desi­de­ria­mo sol­tan­to segna­la­re che l’humour che per­va­de l’opera è vera­men­te inten­so e par­ti­co­la­re, e costi­tui­sce un ulte­rio­re moti­vo di fasci­no di quest’opera. Duran­te il pros­si­mo mese di dicem­bre avre­mo modo di incon­tra­re per­so­nal­men­te Al Kha­mis­si a Roma, in quan­to sarà impe­gna­to in una serie di incon­tri per pre­sen­ta­re il volu­me, anche all’Università la Sapien­za ed all’Università di Roma­Tre, oltre che alla Fie­ra del Libro di Roma ed in altre sedi ancora.

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Khaled Al Khamissi in Italia il 13 settembre 2008

COMUNICATO STAMPA.pdf

Il caso editoriale egiziano ora in Italia. L’autore presenterà il libro il 13 settembre nello splendido contesto del Festivalalguer.

Un libro dedicato «alla vita che abita nelle parole della povera gente.»

Agen­zia Pro­mo­zio­ne Edi­to­ria­le Man­ca in col­la­bo­ra­zio­ne con l’Editrice il Siren­te pre­sen­ta­no “Taxi” di Kha­led Al Kha­mis­si il 13 set­tem­bre alle ore 21,30 all’interno del­la ras­se­gna Por­to Medi­ter­ra­neo Festi­va­lal­guer (Alghe­ro, Sardegna).

IL LIBRO. Taxi è un viag­gio nel­la socio­lo­gia urba­na del­la capi­ta­le egi­zia­na attra­ver­so le voci dei tas­si­sti. Una rac­col­ta di sto­rie bre­vi che rac­con­ta­no sogni, avven­tu­re filo­so­fi­che, amo­ri, bugie, ricor­di e poli­ti­ca. I tas­si­sti egi­zia­ni, a cui da voce il pro­met­ten­te Kha­led Al Kha­mis­si, sono degli ama­bi­li can­ta­sto­rie che con disin­vol­tu­ra con­du­co­no il let­to­re in un deda­lo di real­tà e poe­sia che è l’Egitto dei nostri gior­ni. «“Taxi” è un arti­co­la­ta e diver­ten­te cri­ti­ca alla socie­tà e alla poli­ti­ca egi­zia­na» dice Mark Linz, diret­to­re dell’Università Ame­ri­ca­na al Cai­ro, «è uni­co nel suo gene­re per­ché usa una buo­na dose di humor per trat­ta­re argo­men­ti a cui soli­ta­men­te gli egi­zia­ni riser­va­no un’estrema serietà.»

Pri­mo libro di Kha­led Al Kha­mis­si “Taxi” in Egit­to è diven­ta­to un best-sel­ler, ristam­pa­to 7 vol­te nell’arco di un anno, oltre 35.000 copie ven­du­te in Egit­to, pae­se in cui 3000 copie sono con­si­de­ra­te un successo.

58 sto­rie bre­vi che l’autore ha col­le­zio­na­to con­ver­san­do con i tas­si­sti del­la mega­lo­po­li egi­zia­na tra il 2005 e il 2006.  Il dilu­vio di paro­le che emet­to­no gli auti­sti è spon­ta­neo e disor­di­na­to e som­mer­ge il let­to­re rega­lan­do­gli varie pro­spet­ti­ve da cui guar­da­re l’Egitto. L’essere uma­no è alla base di que­sto libro, ‘l’uomo del­la stra­da’ con paro­le sem­pli­ci e chia­re espri­me i suoi timo­ri, dub­bi, pare­ri e cri­ti­che sul pia­no poli­ti­co, eco­no­mi­co e socia­le, dell’Egitto, ma anche del mon­do arabo.

L’AUTORE. Gior­na­li­sta, regi­sta e pro­dut­to­re oltre che scrit­to­re, Kha­led è nato nel novem­bre del 1962. Figlio d’arte, Al Kha­mis­si è un arti­sta polie­dri­co, si è lau­rea­to in Scien­ze poli­ti­che alla Sor­bo­na di Pari­gi. Ha lavo­ra­to per l’Istituto Egi­zia­no per gli stu­di socia­li. Ha scrit­to sce­neg­gia­tu­re per vari film egi­zia­ni qua­li Kar­nak, Isi­de a Phi­lae, Giza e altri. Scri­ve perio­di­ca­men­te arti­co­li e ana­li­si cri­ti­che su poli­ti­ca e socie­tà in diver­si gior­na­li e set­ti­ma­na­li egiziani.

FESTIVALALGUERPORTO MEDITERRANEO’. La gros­sa novi­tà di quest’anno sarà una ras­se­gna di tre gior­ni, dal 12 al 14 set­tem­bre, in  cui Alghe­ro si pro­por­rà come una capi­ta­le del Medi­ter­ra­neo capa­ce di tra­scen­de­re i con­fi­ni poli­ti­ci e geo­gra­fi­ci per sve­la­re l’intimità di alcu­ni ango­li pro­fon­di del­le tra­di­zio­ni dei popo­li che si affac­cia­no sul ‘Mare Nostrum’. Una ras­se­gna dedi­ca­ta alla cul­tu­ra del medi­ter­ra­neo, decli­na­ta nel­le sue com­po­nen­ti di let­te­ra­tu­ra, musi­ca, poe­sia, arti­gia­na­to, gastro­no­mia. Un pot-pour­ri di suo­ni, colo­ri, odo­ri, sapo­ri, pro­fu­mi e atmo­sfe­re pro­ve­nien­ti dall’Egitto, Israe­le, Sar­de­gna, Spa­gna, Fran­cia, Italia.

Il libro, in pre­sen­za dell’autore, ver­rà inol­tre pre­sen­ta­to presso:
— Isti­tu­to Ita­lia­no di cul­tu­ra de Il Cai­ro (Il Cai­ro, ottobre)
— Uni­ver­si­tà degli Stu­di di Roma La Sapien­za (Roma, dicembre)
— Uni­ver­si­tà degli stu­di di Napo­li L’Orientale (Napo­li, dicembre)
— Fie­ra del Libro di Roma ‘Più libri più libe­ri’ (Roma, dicembre)
— Uni­ver­si­tà degli stu­di di Roma Tre (Roma, dicembre)

PER APPROFONDIRE:
http://www.festivalguer.com/pub/184/show.jsp?id=199&iso=-2&is=184
http://www.sirente.it/9788887847147/taxi-khaled-el-khamissi.html

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Khaled El Khamissi, un autore itinerante

di Pacyn­the Sabri (da journalistescaire.blogspot.com, 10/12/2007)

Uno scrittore egiziano, al ritmo dei suoi brani originali da un taxi all’altro, immerge i suoi lettori nel cuore della società contemporanea del  Cairo.

Scri­ve­re è come bal­la­re, per ini­zia­re, biso­gna  pri­ma libe­rar­si e esse­re in armo­nia con se stes­si. “E ’ con que­ste paro­le che Kha­led-el-Kha­mis­si, auto­re di Taxi, defi­ni­sce il suo rap­por­to con una pas­sio­ne che sem­bra tra­smes­sa di padre in figlio. Uno scrit­to­re, ma anche un gior­na­li­sta, pro­dut­to­re e regi­sta, mol­ti­pli­ca le sue fun­zio­ni, pur rima­nen­do all’ascolto del­le per­so­ne alle qua­li si sen­te più vici­no: colo­ro che lot­ta­no per gua­da­gnar­si il pane. Nel suo libro, ha dipin­to que­sta clas­se attra­ver­so le loro paro­le det­te  con fidu­cia, o con un tono di pre­sa in giro. E il risul­ta­to è que­sto: un libro toc­can­te che per il pub­bli­co è come tabac­co. Que­sto padre di tre figli, non ha navi­ga­to in acque tran­quil­le pri­ma di rag­giun­ge­re ciò che egli chia­ma “l’esperienza più emo­zio­nan­te del­la sua vita.” Nato in una fami­glia di intel­let­tua­li e scrit­to­ri, rapi­da­men­te si sen­tì diver­so da suoi com­pa­gni, “una vol­ta, sono sta­to per­fi­no  con­vo­ca­to dal diret­to­re per ave­re emes­so un pare­re con­tra­rio dal mio inse­gnan­te a pro­po­si­to dell’accordo di pace con Israe­le “, dice, sor­ri­den­do ricor­dan­do­si di que­sto inci­den­te. Para­dos­sal­men­te, è a cau­sa del­la sua pre­sen­za alle sera­te let­te­ra­rie orga­niz­za­te dal non­no che non è riu­sci­to a svi­lup­pa­re velo­cemn­te il corag­gio di espri­mer­si: “che ave­va di nuo­vo da por­ta­re rispet­to alle ope­re dei suoi predecessori? “

Gli Egi­zia­ni han­no un pro­ble­ma di auto-censura”

Ma è pro­prio la sua sen­si­bi­li­tà esa­cer­ba­ta di fron­te a tut­to ciò che lo cir­con­da e  l’angoscia che ha tut­ta l’aria di tro­va­re sol­lie­vo solo  con la scrit­tu­ra  che ha fini­to per vin­ce­re i suoi dub­bi. Scri­ve per rom­pe­re le bar­rie­re e nel ten­ta­ti­vo di devia­re il rifles­so di auto-cen­su­ra, che secon­do lui è pro­prio di ogni  egi­zia­no. “sul­la ter­ra o su un altro pia­ne­ta, la pau­ra che vivia­mo ci spin­ge a cam­bia­re le paro­le che abbia­mo avu­to spon­ta­nea­men­te”, spie­ga. Que­sto fran­co­fo­no aman­te del­la liber­tà di espres­sio­ne rima­ne rilut­tan­te di fron­te la cie­ca ado­zio­ne del­le idee occi­den­ta­li, alcu­ne del­le qua­li sono inap­pli­ca­bi­li all’interno del­la socie­tà egi­zia­na. Pre­fe­ri­sce rima­ne­re in que­sta zona gri­gia tra due mon­di. Uno spa­zio dove è sicu­ro di muo­ver­si in tut­ta libertà.

(tra­du­zio­ne di Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li)

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Taxi è più o meno una finzione giornalistica

ISBN 9788887847147 © il Sirente da Com­ple­te Reviews

Taxi è più o meno una fin­zio­ne gior­na­li­sti­ca, così Kha­led Al Kha­mis­si ci pre­sen­ta i cin­quan­tot­to incon­tri con i tas­si­sti del Cai­ro. C’è una sto­ria diver­sa ad ogni giro, così come diver­si sono i pro­ble­mi e le que­stio­ni sol­le­va­te (quel­le  simi­li sono descrit­te par­ten­do da diver­si pun­ti di vista). Non è così faci­le met­te­re insie­me una tale rac­col­ta, Kha­mis­si ha lavo­ra­to sodo per evi­ta­re ripe­ti­zio­ni e la mono­to­nia che sareb­be potu­ta deri­va­re, ma pro­ba­bil­men­te per alcu­ni potreb­be risul­ta­re un lavo­ro arte­fat­to, nono­stan­te tut­to nel­la sua suc­cin­ta pre­sen­ta­zio­ne — il crea­ti­vo Kha­mis­si sa man­te­ne­re  l’attenzione del let­to­re impe­gna­ta e in movimento.
Diver­si tas­si­sti men­zio­na­no la metà degli anni’90 come un pun­to di svol­ta, quan­do il gover­no cam­biò le leg­gi e fon­da­men­tal­men­te per­mi­se che qual­sia­si mac­chi­na potes­se esse­re tra­sfor­ma­ta in un taxi, que­sto ci por­ta a ciò che i tas­si­sti lamen­ta­no: l’eccessiva  offer­ta – più di 80000 solo al Cai­ro que­sto il nume­ro che vie­ne ripe­tu­ta­men­te citato.
Oggi gui­da­re un Taxi è diven­ta­to il com­mer­cio di colo­ro che non han­no un commercio. 
È una situa­zio­ne che si pre­sen­ta qua­si esclu­si­va­men­te al Cai­ro, di fat­to, Kha­mis­si non si sof­fer­ma trop­po sul­la varie­ga­ta sfac­ciet­ta­tu­ra dei tas­si­sti, che van­no dai ben istrui­ti ai gio­va­ni che non dovreb­be asso­lu­ta­men­te seder­si die­tro a un volan­te (Un tas­si­sta che non solo non cono­sce alcu­ne, ma gli sono pra­ti­ca­men­te sco­no­sciu­te qua­si tut­te le stra­de del Cairo …) .
Nel­la mag­gior par­te dei casi Kha­mis­si intra­pren­de una sor­ta di con­ver­sa­zio­ne con i vari tas­si­sti, e ascol­ta le loro opi­nio­ni su tut­to, dal­la poli­ti­ca alla reli­gio­ne, pas­san­do per l’educazione. In una pano­ra­mi­ca com­po­sta dal­le opi­nio­ni dell’uomo del­la stra­da (e da alcu­ne del­le moti­va­zio­ni alla base di que­ste opi­nio­ni), Taxi su alcu­ne tema­ti­che, come il coin­vol­gi­men­to anglo-ame­ri­ca­no in Iraq, riu­sl­ta uti­le: que­ste sono voci che non sono così faci­li da tro­va­re. Ma più inte­res­san­ti sono le denun­ce loca­li, che dan­no un’idea più pre­ci­sa del­la situa­zio­ne con­tem­po­ra­nea in Egitto.
Diver­se vol­te Kha­mis­si affer­ma che ci sono alcu­ne bat­tu­te che se aves­se tra­scrit­to sareb­be sta­to get­ta­to in car­ce­re imme­dia­ta­men­te — qual­co­sa che non è in gra­do di capi­re, dal momen­to che comun­que per le stra­de que­ste opi­nio­ni ven­go­no con­ti­nua­men­te sban­die­ra­te. Con­si­de­ra­to i com­men­ti sul lea­der egi­zia­no Hosni Muba­rak e il suo regi­me decre­pi­te (le pseu­do-ele­zio­ni far­sa, suf­fi­cien­ti per sod­di­sfa­re i desi­de­ri ame­ri­ca­ni di demo­cra­zia, ma che chia­ra­men­te la gen­te del posto vede come quel­le che real­men­te sono), è chia­ro che il mal­con­ten­to gene­ra­le con­tro il gover­no è mol­to elevato.
Taxi non è un neu­tra­le docu­men­ta­rio — Kha­mis­si ovvia­men­te ha una spe­cie di ordi­ne del gior­no — ma in que­sta pre­sen­ta­zio­ne non abbia­mo lo spa­zio per così tan­te spie­ga­zio­ni o per mol­to back­ground e così for­se i let­to­ri stra­nie­ri con poca fami­lia­ri­tà sul­le con­di­zio­ni poli­ti­che egi­zia­ne non pos­so­no capi­re alcu­ni dei pro­ble­mi ester­na­ti dai tas­si­sti. Nel  com­ples­so, è dif­fi­ci­le ave­re  una buo­na impres­sio­ne sul­le attua­li con­di­zio­ni egiziane. (……………)
Tra i prin­ci­pa­li pun­ti sot­to­li­nea­ti da Kha­mis­si c’è l’immenso costo dell’ ende­mi­ca cor­ru­zio­ne Egi­zia­na, ben illu­stra­ta da nume­ro­si aned­do­ti. La buro­cra­zia è un altro gros­so pro­ble­ma, e alcu­ni degli esem­pi sono rea­li­sti­ci e diver­ten­ti, come l’autista  che pole­miz­za con­tro le cin­tu­re di sicu­rez­za. Kha­mis­si ricor­da che le cin­tu­re di sicu­rez­za sono obbli­ga­to­rie in tut­to il mon­do — e sono, natu­ral­men­te, una sag­gia e rela­ti­va­men­te poco costo­sa misu­ra di sicu­rez­za. Ma si sco­pre che il gover­no egi­zia­no le ha clas­si­fi­ca­te come un bene di lus­so sui vei­co­li impor­ta­ti, e così per anni gli egi­zia­ni che impor­ta­va­no  auto dall’estero le han­no eli­mi­na­te per evi­ta­re di paga­re ulte­rio­ri tas­se doga­na­li (esat­ta­men­te come han­no rimos­so  altri acces­so­ri clas­si­fi­ca­ti come beni di lus­so, ad esem­pio l’aria con­di­zio­na­ta). Ora le cin­tu­re di sicu­rez­za sono diven­ta­te obbli­ga­to­rie, così i tas­si­sti han­no dovu­to riin­stal­lar­le — ad ecce­zio­ne, natu­ral­men­te, per il fat­to che le han­no instal­la­te solo per met­ter­le in mostra: in real­tà non fun­zio­na­no — un esem­pio di gran­de rilie­vo di ciò che il gover­no con­si­de­ra giu­sto, fal­len­do mise­ra­men­te sui risultati.
Ci sono alcu­ne sto­rie tri­sti — anche se in un pae­se in cui tut­ti sono sem­pre cro­ni­ca­men­te a cor­to di sol­di e gua­da­gna­no trop­po poco la mise­ria è data pra­ti­ca­men­te per scon­ta­ta — ma for­se la più depri­men­te è l’incontro del tas­si­sta che  spie­ga con entu­sia­smo per­chè pen­sa che i geni­to­ri che man­da­no i loro figli a scuo­la sono paz­zi. Con il costo del­le lezio­ni pri­va­te e nes­su­na spe­ran­za per il futu­ro anche per colo­ro che otten­go­no una buo­na istru­zio­ne i geni­to­ri dovreb­be­ro met­te­re da par­te tut­ti i sol­di che ave­vo da per­de­re per l’istruzione dei loro bam­bi­ni e dar­gli il dena­ro una vol­ta rag­giun­ti i 21 anni, così pos­so­no alme­no apri­re un pun­to ven­di­ta (o dare un accon­to per un taxi …). Fare dena­ro è ciò che con­ta, l’istruzione è inu­ti­le — e pur­trop­po il tas­si­sta  non è così lon­ta­no dal­la situa­zio­ne in Egit­to, dove i bam­bi­ni a scuo­la impa­ra­no a mala­pe­na a leg­ge­re: “L’unica cosa che si impa­ra a scuo­la è l’inno nazio­na­le e che cosa gli por­ta di buo­no que­sto? ” Se il siste­ma è tal­men­te cat­ti­vo che i geni­to­ri non san­no più cer­ca­re alter­na­ti­ve per garan­ti­re ai loro figli un’educazione ade­gua­ta, si capi­sce che il pae­se sta franando.
Kha­mis­si è sor­pren­den­te­men­te fran­co nel­la  sua con­dan­na, diret­ta e indi­ret­ta, al regi­me di Muba­rak, un gover­no che non è poi così tiran­ni­co, ma che con la sua popo­la­zio­ne ha sem­pli­ce­men­te fal­li­to su qua­si tut­ti gli aspet­ti. Que­sta rac­col­ta mostra come enor­mi poten­zia­li­tà van­no sprecatae.
Kha­mis­si, va un po’ trop­po oltre,  con la sua sim­pa­tia per la con­di­zio­ne dei taxi dri­ver, soste­nen­do che in nes­sun modo potran­no fare i sol­di ( è al 100% una cau­sa per­sa), que­sto è  natu­ral­men­te scioc­co. Ma per la mag­gior par­te, egli evi­ta di met­te­re il suo con­tri­bu­to, per­met­ten­do ai tas­si­sti di par­la­re per se stes­si, e anche se, ha la for­ma di un testo rivi­sto atten­ta­men­te per­met­te ai let­to­ri di arri­va­re (un po ‘di più) alle loro conclusioni.
Taxi è qua­si più simi­le a una  rac­col­ta gior­na­li­sti­ca che ad un’opera di nar­ra­ti­va — per esem­pio la si può imma­gi­na­re come la colon­na di un gior­na­le set­ti­ma­na­le — ma Kha­mis­si ha lavo­ra­to per met­te­re insie­me un’immagine più gran­de e ha fat­to un buon lavo­ro. Que­sta non è sem­pli­ce­men­te una serie di con­ver­sa­zio­ni, ma in real­tà ci offre una vasta fet­ta di vita con­tem­po­ra­nea egi­zia­na. E’ più un docu­men­ta­rio di inte­res­se crea­ti­vo, nel­le sue mol­te­pli­ci pro­spet­ti­ve dell’ uomo del­la stra­da offre qual­co­sa che dovreb­be esse­re di gran­de inte­res­se per colo­ro che desi­de­ra­no saper­ne di più sul­la vita in Medio Orien­te. Mira­bil­men­te mes­se a dispo­si­zio­ne di un pub­bli­co di lin­gua ingle­se — appe­na un anno dopo la pri­ma pub­bli­ca­zio­ne in lin­gua ara­ba — sem­bra anche mol­to attua­le. Utile.

(tra­du­zio­ne di Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li)

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Al Cairo tassisti fittizi come se fossero reali

ISBN 9788887847147 © il Sirente 

di Jona­than Wright (da Dai­ly News Egypt, 31 mar­zo 2007)

CAIRO: L’autore egi­zia­no Kha­led Al Kha­mis­si, in una rac­col­ta di rac­con­ti bre­vi sul­la capi­ta­le egi­zia­na, che è diven­ta­ta best-sel­ler, ha tra­sfor­ma­to una vec­chia tec­ni­ca usan­do se stesso.

Inve­ce di ave­re in pugno la cit­tà par­lan­do ai taxi dri­ver, Al Kha­mis­si ha com­po­sto 58 mono­lo­ghi inven­ta­ti suui taxi—drivers del Cai­ro, con tale con­vin­zio­ne e auten­ti­ca lin­gui­sti­ca che la mag­gior par­te dei let­to­ri li pren­do­no per veri.

Ma Al Kha­mis­si, gior­na­li­sta, regi­sta e pro­dut­to­re, vener­dì ha det­to in un’intervista a Reu­ters che nes­su­no dei tas­si­sti di “Taxi” è mai vera­men­te esistito.

Que­sto è un libro di gene­re let­te­ra­rio. Io non ho regi­stra­to nul­la. Non si trat­ta di repor­ta­ge o di gior­na­li­smo”, ha detto.

Sono tut­te sto­rie che mi sono ricor­da­to e ho recu­pe­ra­to quan­do sta­vo scri­ven­do. In mol­ti casi, qual­cu­no potreb­be dir­mi una paro­la e qual­cun altro potreb­be dir­mi qualcosa’altro e così via”, ha aggiunto.

Al Kha­mis­si, che ha stu­dia­to scien­ze poli­ti­che pres­so la Sor­bo­na di Pari­gi e ha un inte­res­se in socio­lo­gia e antro­po­lo­gia; ha det­to che le 220 pagi­ne che com­pon­go­no l’opera di fin­zio­ne han­no un valo­re per le per­so­ne a cui di soli­to nes­su­no da voce.

I tas­si­sti sono sogna­to­ri e filo­so­fi, miso­ge­ni e fana­ti­ci, con­trab­ban­die­ri e fal­li­ti, misti­ci e comi­ci. Tut­ti loro sono uomi­ni, che lot­ta­no per gua­da­gnar­si da vive­re in un cru­de­le, rumo­ro­so, cao­ti­co e mal­sa­no mondo.

Schiac­cia­ti da altre auto­mo­bi­li, sof­fo­ca­ti dai fumi e dal calo­re esti­vo, sopraf­fat­ti dai poli­ziot­ti cor­rot­ti, sovrac­ca­ri­chi di lavo­ro e sot­to­pa­ga­ti, par­la­no di qua­si di tut­to — poli­ti­ca, don­ne, film, viag­gi all’estero e il più del­le vol­te del loro disprez­zo per le autorità.

Il libro in Egit­to, da quan­do è usci­to il 5 gen­na­io 2007, ha ven­du­to 20000 copie- un nume­ro incre­di­bi­le in un pae­se in cui le ope­re di let­te­ra­tu­ra rara­men­te ven­do­no più di 3000 copie.

La quar­ta edi­zio­ne è sta­ta appe­na ristam­pa­ta e Al Kha­mis­si ha già incon­tra­to gli edi­to­ri stra­nie­ri per par­la­re di traduzioni.

Insie­me con i due ulti­mi roman­zi di Alaa El Aswa­ni, que­sti libri han­no con­tri­bui­to a rav­vi­va­re la let­tu­ra in Egit­to, dove mol­te fami­glie non han­no altri libri che il Corano.

Uno dei segre­ti del suc­ces­so di Al Kha­mis­si potreb­be esse­re che i suoi mono­lo­ghi sono tut­ti in Egi­zia­no, ric­co dia­let­to col­lo­quia­le, che è mol­to diver­so dal­la lin­gua let­te­ra­ria che gli scrit­to­ri in gene­re utilizzano.
Il libro ha rice­vu­to applau­si dal­la cri­ti­ca, la mag­gior par­te, da per­so­ne che han­no vis­su­to il libro come un lavo­ro di antro­po­lo­gia urbana.

Baheyya, un ano­ni­mo, ma influen­te blog­ger egi­zia­no, ha det­to: “Il libro par­la del­la resi­sten­za del­lo spi­ri­to uma­no, è una poten­te cro­na­ca del­la colos­sa­le lot­ta per la sopravvivenza”.

Docu­men­ta le disu­gua­glian­ze socia­li e ripor­ta fedel­men­te il pote­re pun­gen­te dei dia­lo­ghi quo­ti­dia­ni”, ha aggiunto.

Galal Amin, un eco­no­mi­sta e socio­lo­go che inse­gna pres­so l’Università Ame­ri­ca­na del Cai­ro, l’ha chia­ma­to “un lavo­ro inno­va­ti­vo che dipin­ge un qua­dro veri­tie­ro del­la situa­zio­ne del­la socie­tà egi­zia­na di oggi, come si è visto da par­te di un impor­tan­te set­to­re sociale”

Al Kha­mis­si ha det­to che è sta­to fede­le alla real­tà. “I mono­lo­ghi, a mio avvi­so, sono 100 per cen­to rea­li­sti­ci … Se scen­di e chie­di ad un taxi dri­ver una qual­sia­si del­le pro­ble­ma­ti­che tro­ve­re­sti che è esat­ta­men­te ciò che è scrit­to nel libro” ha detto.

Come il lavo­ro di El Aswa­ni, “Taxi” inclu­de una for­te dose anti-gover­na­ti­va, che riflet­te la pro­gres­si­va espan­sio­ne del­la liber­tà di espres­sio­ne in Egitto.

Ma Al Kha­mis­si dice che non ha cer­ca­to di impor­re ai suoi per­so­nag­gi la sua osti­li­tà nei con­fron­ti del governo.

Per­so­nal­men­te sono con­tro [l’ex pre­si­den­te] Anwar Sadat, ma tro­ve­re­te un tas­si­sta assouul­ta­men­te devo­to a lui”, ha detto.

Al Kha­mis­si ha dichia­ra­to che il suo pros­si­mo libro rac­con­te­rà le sto­rie degli egi­zia­ni che viag­gia­no all’estero per lavo­ro, o sono tor­na­ti dall’estero o han­no pro­va­to e non sono riu­sci­ti ad emigrare.

Fino­ra ho par­la­to con cir­ca 150 per­so­ne per il pros­si­mo libro”, ha detto.

(tra­du­zio­ne di Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li)

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La cruda realtà sull’Egitto emerge dalle opinioni dei taxi-drivers

ISBN 9788887847147 © il Sirente 

di Liz Sly (Chi­ca­go Tri­bu­ne)

Il libro com­po­sto da con­ver­sa­zio­ni in taxi è diven­ta­to un best-sel­ler che attra­ver­sa il paese.

CAIRO, EGITTO — Kha­lid al-Kha­mis­si ha sco­per­to qual­co­sa su cui i cor­ri­spon­den­ti stra­nie­ri han­no scher­za­to per lun­go tem­po – i tas­si­sti pos­so­no esse­re tra le miglio­ri fon­ti di ana­li­si di un paese.

Non è solo che sono facil­men­te arri­va­bi­li. I Taxi dri­ver incon­tra­no una vasta gam­ma di per­so­ne ogni gior­no, ascol­ta­no le noti­zie alla radio; visi­ta­no ogni ango­lo del­la loro comu­ni­tà e per la mag­gior par­te del tem­po sono anno­ia­ti, feli­ci di chiac­chie­ra­re con chiun­que entri nel loro taxi.

Si comin­cia con le cose ordi­na­rie, ma dopo 10 minu­ti comin­cia­no a rac­con­tar­ti cose che riflet­to­no real­men­te l’anima del­la socie­tà”, spie­ga Kha­mis­si, uno scien­zia­to poli­ti­co che ha stu­dia­to pres­so l’Università del Cai­ro e alla Sor­bo­na di Parigi.

C’è anche il fat­to­re dell’anonimato, che entra in gio­co nel­le socie­tà con regi­me auto­ri­ta­rio come l’Egitto. I tas­si­sti dan­no voce alle loro men­ti, fidu­cio­si che non riin­con­tre­ran­no di nuo­vo la stes­sa per­so­na e che le loro paro­le non potran­no mai ritor­cer­si con­tro di loro.

E così Kha­mis­si si è occu­pa­to del­le intui­zio­ni dei tas­si­sti che ha incon­tra­to al Cai­ro per scri­ve­re un libro, chia­ma­to Taxi, sul­la base di col­lo­qui con i suoi taxi-dri­vers in un perio­do di cir­ca un anno.

Il risul­ta­to è sta­to un ina­spet­ta­to best-sel­ler, ora alla sesta ristam­pa e con più di 60000 copie ven­du­te, un nume­ro ele­va­to rispet­to agli stan­dard egi­zia­ni. E ‘sta­to tra­dot­to in ingle­se. Spe­ra che il pros­si­mo anno ver­rà pub­bli­ca­to nel Regno Uni­to e negli Sta­ti Uniti.

Non è tan­to un libro sui tas­si­sti quan­to un ritrat­to del­la socie­tà egi­zia­na, come l’era del 79enne pre­si­den­te Hosni Muba­rak che si avvi­ci­na alla fine.

E ‘un libro sul­la micro­cri­mi­na­li­tà, le fru­stra­zio­ni quo­ti­dia­ne dei pove­ri lavo­ra­to­ri egi­zia­ni che vivo­no nel­la qua­si impra­ti­ca­bi­le metro­po­li del Cai­ro. È un libro per far­ti sen­ti­re in col­pa se hai mai pro­va­to a con­trat­ta­re sul­la tarif­fa di un taxi in un qual­sia­si pae­se povero.

I tas­si­sti di Khamissi’s cado­no sot­to il cor­rot­to auto­ri­ta­ri­smo dit­ta­to­ria­le, ma sono trop­po occu­pa­ti a cer­ca­re di gua­da­gnar­si da vive­re che non fan­no nul­la. Paga­no maz­zet­te ai poli­ziot­ti piut­to­sto che per­de­re gior­ni di gua­da­gno, intrap­po­la­ti nel labi­rin­to del­la buro­cra­zia Egi­zia­na, per paga­re una mul­ta. Si addor­men­ta­no al volan­te dopo aver lavo­ra­to 72 ore non-stop per paga­re le rate del­le loro auto.

Un tas­si­sta pian­ge per­ché non può per­met­ter­si l’operazione neces­sa­ria a far ces­sa­re il suo mal di schie­na, cau­sa­to dal suo lavo­ro al volante.

Kha­mis­si attri­bui­sce il suc­ces­so di Taxi alla luce che fa risplen­de­re sugli ango­li bui del­la socie­tà egi­zia­na. Lavo­ro arti­gia­na­le di 57 con­ver­sa­zio­ni con i tas­si­sti, il libro si pro­po­ne di tra­smet­te­re la cru­da veri­tà dell’Egitto, di cui di soli­to si par­la in privato.

Ho cer­ca­to di annul­la­re l’autocensura che ogni scrit­to­re egi­zia­no fa. In Egit­to vivia­mo la nostra vita in una gigan­te­sca auto-cen­su­ra”, ha det­to in un’intervista all’ uffi­cio Cai­ro­ta dell’impresa di inve­sti­men­ti dove lavora.

Diver­si redat­to­ri sono sta­ti recen­te­men­te con­dan­na­ti al car­ce­re per espri­me­re alcu­ne del­le opi­nio­ni espres­se dagli ano­ni­mi tas­si­sti di Kha­mis­si, ma Kha­mis­si non ha avu­to alcun pro­ble­ma con le autorità.

Il suo tas­si­sta deri­de il gover­no, rac­con­ta cru­de bar­zel­let­te per scre­di­ta­re il siste­ma. Uno dice che vor­reb­be vede­re i fuo­ri­leg­ge fon­da­men­ta­li­sti isla­mi­ci Fra­tel­li musul­ma­ni al pote­re, anche se non pre­ga o non va alla moschea. “Per­ché abbia­mo pro­va­to di tut­to”, egli spiega.

(tra­du­zio­ne di Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li)

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Taxi

ISBN 9788887847147 © il Sirente 

di Sasha Simic (da Socia­li­st Review, mar­zo 2008)

Cir­ca 80000 taxi gira­no per le stra­de del Cai­ro. Le mar­to­ria­te mac­chi­ne in bian­co e nero attra­ver­sa­no in modo cao­ti­co le stra­de del­la capi­ta­le Egi­zia­na, sono così onni­pre­sen­ti che è faci­le dimen­ti­ca­re che cia­scu­no di essi tra­spor­ta alme­no una sto­ria umana.

L’anno scor­so il gior­na­li­sta egi­zia­no Kha­led Al Kha­mis­si ha rac­col­to 58 con­ver­sa­zio­ni che ha avu­to con i tas­si­sti in un libro. Il risul­ta­to — Taxi — è sta­to un best-sel­ler imme­dia­to. E ‘un mera­vi­glio­so lavo­ro, che cat­tu­ra la lot­ta gior­na­lie­ra dei lavo­ra­to­ri nel moder­no Egit­to, attra­ver­so le loro stes­se parole.

I gover­nan­ti egi­zia­ni han­no abbrac­cia­to con entu­sia­smo il neo­li­be­ri­smo ren­den­do la vita mol­to più dif­fi­ci­le per la popo­la­zio­ne. I tas­si­sti di que­sto libro sono gio­va­ni e meno gio­va­ni, reli­gio­si e lai­ci, rap­pre­sen­tan­ti di diver­si grup­pi pro­ve­nien­ti da tut­ta la socie­tà egi­zia­na, ma ognu­no lot­ta per soprav­vi­ve­re nel­la sua “pesce man­gia pesce” società.

Sem­pli­ce­men­te cer­ca­re di rin­no­va­re la paten­te di gui­da diven­ta un incu­bo di buro­cra­zia e cor­ru­zio­ne che non tro­va in Kaf­ka un riva­le. La mag­gior par­te di loro odia il dit­ta­to­ria­le pre­si­den­te Hosni Muba­rak, e disprez­za i ric­chi egi­zia­ni. Mol­ti capi­sco­no che cosa le sfre­na­te for­ze del mer­ca­to han­no fat­to alla loro vita: “Sono come un pesce e il taxi è come un con­te­ni­to­re di pesce… E ‘vero io gui­do in giro per tut­to il gior­no, ma vedo solo la par­te inter­na del mio taxi, i miei limi­ti Sono le fine­stre del taxi. La Vita è una pri­gio­ne, che ter­mi­na nel­la tomba”.

(tra­du­zio­ne di Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li)

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Le confessioni dei tassisti del Cairo

ISBN 9788887847147 © il Sirente 

di Omay­ma Abdel-Latif (da Book Review, Forei­gn Poli­cy, settembre/ottobre 2007)

Nel mese di luglio, quat­tro mesi pri­ma del­la sua scom­par­sa, lo stu­dio­so Alain Rous­sil­lon espres­se pro­fon­da pre­oc­cu­pa­zio­ne per l’aumento del­le ten­sio­ni nel­la socie­tà egi­zia­na. Esse riflet­to­no il ritor­no del­la “que­stio­ne socia­le” nel­la poli­ti­ca egi­zia­na. La più gran­de minac­cia per il regi­me, ha sug­ge­ri­to, non è sta­ta la Fra­tel­lan­za musul­ma­na o di qual­sia­si altro grup­po di oppo­si­zio­ne, ma piut­to­sto l’atteggiamento del­la popo­la­zio­ne ver­so di essa. A giu­di­ca­re dai più di 200 sit-in, gli arre­sti, gli scio­pe­ri del­la fame, e le dimo­stra­zio­ni che si sono veri­fi­ca­te in tut­to il pae­se solo lo scor­so anno, gli egi­zia­ni espri­mo­no sem­pre più auten­ti­che rimo­stran­ze con­tro il loro governo.

Ma non avreb­be sen­so, la pau­ra o la rab­bia del­la mag­gior par­te degli egi­zia­ni che ascol­ta le élite poli­ti­che del pae­se par­la­re a semi­na­ri e salo­ni. Come in mol­ti pae­si di tut­to il Medio Orien­te, è la ” lin­gua del­la stra­da “, che spie­ga i modi in cui la mag­gio­ran­za degli egi­zia­ni pen­sa e si com­por­ta poli­ti­ca­men­te. For­te come sono nume­ri­ca­men­te, la mag­gio­ran­za dei cit­ta­di­ni del pae­se rap­pre­sen­ta un Egit­to la cui voce non è ascoltata.

Quin­di, Kha­led Al Kha­mis­si, uno scien­zia­to poli­ti­co egi­zia­no tra­sfor­ma­to­si in sce­neg­gia­to­re e gior­na­li­sta, ha mes­so in atto il modo di deci­fra­re gli atteg­gia­men­ti poli­ti­ci del­la per­so­na media sul­le stra­de ara­be, ha deci­so di par­la­re con le per­so­ne che pas­sa­no le loro gior­na­te alla gui­da: i tas­si­sti Del Cai­ro. Essi han­no il pri­vi­le­gio di mischiar­si con per­so­ne pro­ve­nien­ti da tut­to lo spet­tro socia­le, e in quan­to tali, le loro opi­nio­ni spes­so riflet­to­no il pen­sie­ro di al-gha­la­ba, un ter­mi­ne popo­la­re conia­to per rife­rir­si agli stra­ti più bas­si del­la socie­tà, colo­ro che vivo­no ai mar­gi­ni del­la poli­ti­ca e sono col­pi­ti da essa. Duran­te il suo anno di viag­gi qua­si esclu­si­va­men­te in taxi, Kha­mis­si è giun­to a cre­de­re che alcu­ni tas­si­sti offro­no un’analisi mol­to più pro­fon­da degli ana­li­sti poli­ti­ci, e che sono impor­tan­ti baro­me­tri degli umo­ri popo­la­ri e del­le rimo­stran­ze con­tro il governo.

Il risul­ta­to del­la sua ricer­ca è Taxi, un roman­zo pub­bli­ca­to a gen­na­io (2007) e diven­ta­to già un best-sel­ler, con oltre 35.000 copie ven­du­te in un pae­se in cui le 3000 copie sono con­si­de­ra­te come un suc­ces­so Ma inve­ce di tes­se­re insie­me un ben defi­ni­to intrec­cio nar­ra­ti­vo o un’avventura, Kha­mis­si ha pro­dot­to una serie di vignet­te di diver­se espe­rien­ze di tas­si­sti, nel ten­ta­ti­vo di cat­tu­ra­re l’immagine il più ampia pos­si­bi­le dell’altra fac­cia del­la poli­ti­ca egi­zia­na. Per que­sto moti­vo, e for­se anche per pro­teg­ge­re i carat­te­ri “iden­ti­tà”, i tas­si­sti che egli intro­du­ce in taxi sono figu­re com­po­si­te, pro­dot­ti fit­ti­zi del suo tem­po tra­scor­so a par­la­re di tut­to, dall’ eco­no­mia e edu­ca­zio­ne alla salu­te e la politica.

L’interesse Egi­zia­no per il libro non dovreb­be sor­pren­de­re. Anche se vi è sta­to un dif­fu­so lavo­ro acca­de­mi­co per ten­ta­re di capi­re “cosa è suc­ces­so agli egi­zia­ni,” il roman­zo di Kha­mis­si spic­ca. Il suo approc­cio impro­ba­bi­le, la luci­da pro­sa, e un raro spac­ca­to sul­la coscien­za popo­la­re ren­de Taxi for­se la più inte­res­san­te del­le ope­re che la cro­na­ca socia­le e le tra­sfor­ma­zio­ni poli­ti­che Egi­zia­ne han­no pro­dot­to nel cor­so degli ulti­mi cin­que decenni.

Natu­ral­men­te, è uti­le la sua scel­ta di docu­men­ta­re la “stra­da” in uno dei momen­ti più poli­ti­ca­men­te pie­ni del­la recen­te sto­ria egi­zia­na. Per la pri­ma vol­ta nel cor­so dei decen­ni, il dis­sen­so popo­la­re non è sta­to diret­to prin­ci­pal­men­te con­tro Israe­le o gli Sta­ti Uni­ti, ma con­tro un avver­sa­rio inter­no-lo sta­to, la sicu­rez­za e i siste­mi che con­trol­la­no i cen­tri ner­vo­si del regi­me. Dall’ apri­le 2005 al mar­zo 2006, Kha­mis­si ha guar­da­to la stra­da emer­ge­re come cen­tro del­la sce­na poli­ti­ca, da pro­te­ste anti-regi­me, dimo­stra­zio­ni, ele­zio­ni, e aber­ran­ti sce­ne di vio­len­za com­mes­se con­tro i manifestanti.

Ave­va una fron­ta­le, più esat­ta­men­te, vista da die­tro le quin­te del­le rea­zio­ni egi­zia­ne al pri­mo movi­men­to indi­pen­den­te di pro­te­sta che sfi­da­va il regi­me del Pre­si­den­te Hosni Muba­rak. Biso­gna­va segui­re Una serie di even­ti poli­ti­ci, com­pre­so il pae­se alle pri­me ele­zio­ni pre­si­den­zia­li, con ben nove can­di­da­ti che con­cor­re­va­no al posto di pre­si­den­te. (Non che que­sto abbia fat­to qual­che dif­fe­ren­za.) Poi sono arri­va­te le ele­zio­ni par­la­men­ta­ri in cui la Fra­tel­lan­za musul­ma­na ha vin­to 88 seg­gi, dopo dure, vio­len­te bat­ta­glie e misfat­ti del par­ti­to al pote­re. L’anno ha visto anche la stra­da diven­ta­re il cuo­re del­la bat­ta­glia tra i gio­va­ni soste­ni­to­ri di Muba­rak e i suoi oppositori.

E in tut­to que­sto Kha­mis­si guar­da­va e ascol­ta­va i tas­si­sti, che sono spes­so inse­gnan­ti, ragio­nie­ri, avvo­ca­ti di for­ma­zio­ne, ma il cui pae­se non è in gra­do di offri­re un lavo­ro adat­to alla loro istru­zio­ne. Indi­gna­ti dall’ auste­ri­tà eco­no­mi­ca e gui­da­ti dal mal­con­ten­to del­le clas­si infe­rio­ri impo­ve­ri­te, i tas­si­sti stan­zia­ti nel loro pic­co­lo spa­zio pub­bli­co per sfo­ga­re la loro rab­bia e fru­stra­zio­ne con­tro il gover­no e agli stra­nie­ri che ade­ri­sco­no a simi­li rimo­stran­ze. La genia­li­tà di Taxi è che coglie il pun­to in cui il taxi ces­sa di esse­re solo un mez­zo di tra­spor­to e diven­ta inve­ce uno spa­zio di dibat­ti­to e di scam­bio, in un momen­to in cui tut­ti gli altri spa­zi pub­bli­ci, tra cui la stes­sa stra­da, era­no diven­ta­ti inac­ces­si­bi­li sot­to la Bru­ta­le for­za del­la poli­zia di Stato.

Nel mez­zo di que­sta tumul­tuo­sa atmo­sfe­ra, Kha­mis­si ha lan­cia­to gran­di intui­zio­ni nel­la schi­zo­fre­ni­ca rela­zio­ne tra gli egi­zia­ni e lo sta­to. Vi è allo stes­so tem­po un disprez­zo pro­fon­da­men­te radi­ca­to per l’autorità, ma anche una schiac­cian­te pau­ra che li bloc­ca a ribel­lar­si con­tro di essa. Alcu­ne teo­rie data­no que­sto con­flit­to indie­tro nel tem­po, al tem­po dei farao­ni, rile­van­do che l’Egitto è sem­pre sta­to un for­te sta­to inter­ven­ti­sta, e gli egi­zia­ni han­no qua­si reli­gio­sa­men­te temu­to e ado­ra­to la sua auto­ri­tà dagli albo­ri del pae­se. Kha­mis­si ricrea un inci­den­te che riflet­te que­sto rap­por­to ambi­va­len­te attra­ver­so un tas­si­sta che insul­ta il Mini­ste­ro degli inter­ni, sim­bo­lo di oppres­sio­ne per mol­ti, ma allo stes­so tem­po dice che lo rispetta.

In un altro epi­so­dio, Kha­mis­si offre una sem­pli­ce rispo­sta sul moti­vo per cui gli egi­zia­ni non ade­ri­sco­no alle pro­te­ste di piaz­za, nono­stan­te la loro sof­fe­ren­za e la mise­ria. ” ora Tut­to ha per­so il suo signi­fi­ca­to “, dice un auti­sta. “Due­cen­to per­so­ne sono cir­con­da­te da due mila uffi­cia­li di leva.” Anche se, come dice Kha­mis­si, la per­ce­zio­ne popo­la­re del gover­no è che “è debo­le, cor­rot­to, e ter­ro­riz­zan­te. Se ci si sof­fia sopra, cade a pez­zi “, dico­no diver­si tas­si­sti. Ma se que­sta è la per­ce­zio­ne domi­nan­te, per­ché non si uni­sco­no con­tro di essa? Spie­gan­do la cro­ni­ca apa­tia poli­ti­ca degli Egi­zia­ni, un tas­si­sta com­men­ta: “Il pro­ble­ma è che in noi egi­zia­ni, il gover­no ha pian­ta­to i semi del­la pau­ra di mori­re di fame. Que­sto ci fa pen­sa­re solo a noi stes­si, e la nostra uni­ca pre­oc­cu­pa­zio­ne è come far qua­dra­re il bilan­cio. ” Stia­mo viven­do una men­zo­gna, e il ruo­lo del gover­no è quel­lo di assi­cu­rar­si Che noi con­ti­nuia­mo a crederci. ”

Tra i tas­si­sti a cui da voce Kha­mis­si, la que­stio­ne eco­no­mi­ca resta in gran par­te il vero mal di testa- con sti­pen­di che sono appe­na suf­fi­cien­ti per le neces­si­tà di base e le varia­zio­ni dei prez­zi sono una rou­ti­ne quo­ti­dia­na. I tas­si­sti dan­no la col­pa al gover­no, che pen­sa solo ai “ric­chi turi­sti”. “Il pia­no rea­le del gover­no è di far­ci usci­re dal pae­se. Ma se lo fac­cia­mo, non avrà nes­su­no da imbro­glia­re e da deru­ba­re. “Non esat­ta­men­te il tipo di real­tà che si può ave­re da salo­ni o dagi incon­tri di rifles­sio­ne sul­la demo­cra­tiz­za­zio­ne in Medio Orien­te al Cairo.

Que­sto è esat­ta­men­te il moti­vo per cui Kha­mis­si ha col­pi­to. Più di tut­to, i suoi rac­con­ti sug­ge­ri­sco­no che vi è un gran­de magaz­zi­no socia­le di rab­bia e fru­stra­zio­ne con­tro lo sta­tus quo. La tri­ste real­tà è che, se la rap­pre­sen­ta­zio­ne del Cai­ro di Kha­mis­si è vera, vi sono scar­se pro­ba­bi­li­tà che la loro scon­ten­tez­za sia pre­sto tra­sfor­ma­ta in una for­za per il cam­bia­men­to di una socie­tà, il cui svi­lup­po è sta­to bloc­ca­to per tan­to tempo.

Omay­ma Abdel-Latif è coor­di­na­to­re di pro­get­ti pres­so il Car­ne­gie Endo­w­ment for Inter­na­tio­nal Peace’s Midd­le east Cen­ter a Beirut.

(tra­du­zio­ne di Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li)

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Un taxi cairota guida con uno scrittore seduto nel sedile posteriore

ISBN 9788887847147 © il Sirente 

di Scott Jagow (da Mar­ket­pla­ce, 3 mar­zo 2008)

Kha­led Al Kha­mis­si ha tra­scor­so un anno par­lan­do con i tas­si­sti su e giù per il Cai­ro. Poi ha scrit­to un libro per rac­con­ta­re la sto­ria di una fru­stra­ta clas­se ope­ra­ia. Scott Jagow sedu­to in un taxi con lui per sen­ti­re di più e vede­re la città.

Scott Jagow: Que­sta è la stra­da Cai­ro­ta. Cao­ti­ca e inqui­na­ta, cer­ta­men­te. Ma anche pie­na di vita. La pros­si­ma set­ti­ma­na, vi mostre­re­mo il Medio Orien­te al lavo­ro. Come le per­so­ne fan­no affa­ri in que­sta par­te vita­le del mon­do. La pri­ma per­so­na che ci sod­di­sfa è Kha­led Al Kha­mis­si. Ha tra­scor­so un anno al Cai­ro in giro sui taxi — sem­pli­ce­men­te par­lan­do ai loro con­du­cen­ti. Poi ha scrit­to un libro per rac­con­ta­re la sto­ria di un fru­stra­ta clas­se ope­ra­ia. Abbia­mo pre­so un taxi con lui per sen­tir­ne di più.

Ma, dal momen­to che que­sto è l’Egitto, pri­ma di tut­to nego­zia­mo la tarif­fa con il con­du­cen­te. Una vol­ta che ci sia­mo siste­ma­ti, ho chie­sto a Kha­led che dice il suo libro dell’Egitto, e del­la gen­te del Cairo.

Kha­led Al Kha­mis­si: Mol­te per­so­ne par­la­no di oppres­sio­ne in ter­mi­ni di oppres­sio­ne poli­ti­ca. Ma che cosa si sof­fre qui in Egit­to, è l’oppressione eco­no­mi­ca. L’Egitto ha un poten­zia­le, e que­sto poten­zia­le è anda­to per­so al 100 per cento.

Jagow: Un cen­to per cen­to. Suo­na piut­to­sto sen­za speranza.

Al Kha­mis­si: Sì. Pen­so che ci tro­via­mo in una situa­zio­ne sen­za spe­ran­za, e la gen­te deve lavo­ra­re 20 ore al gior­no per sopravvivere.

Jagow: Kha­led, puoi rac­con­tar­mi una sto­ria, una che potreb­be rap­pre­sen­ta­re il libro?

Al Kha­mis­si: pos­so dir­ti una sto­ria. È la sto­ria di un tas­si­sta. Mi ha det­to che un fun­zio­na­rio di poli­zia, dopo un’ora in taxi, gli chie­se, “Dam­mi la tua car­ta di iden­ti­tà “. Ed egli sape­va che vole­va dei sol­di. E poi gli ha dato 5 ster­li­ne. E il fun­zio­na­rio ha det­to: “Que­sto non è abba­stan­za”. E allo­ra gli ha dato 10 ster­li­ne. E que­ste 10 lire sono gli uni­ci sol­di che que­sto tas­si­sta ha gua­da­gna­to in cin­que o sei ore ‘di lavoro.

Jagow: Alla fine del libro, dopo la let­tu­ra di tut­te que­ste sto­rie in cui si sen­ti­va un sen­so di dispe­ra­zio­ne, l’ultima sto­ria sem­bra­va ave­re qual­che spe­ran­za. Hai sen­ti­to un sen­so di spe­ran­za alla fine, quan­do sta­vi finen­do il libro?

Al Kha­mis­si: cer­ta­men­te — non si può vive­re sen­za spe­ran­za. Cre­do che il popo­lo egi­zia­no ha il gran­de pote­re di scher­za­re gior­no per gior­no. Que­sta è anche la nostra spe­ran­za — la nostra vera speranza.

Jagow: Puoi dir­mi uno degli scher­zi, per voi rappresentativi?

Al Kha­mis­si: pos­so dir­vi la bar­zel­let­ta del giorno.

Jagow: OK, abba­stan­za equo.

Al Kha­mis­si: Al Cai­ro ci sono 18 milio­ni di per­so­ne, e 18 milio­ni di per­so­ne in una sola cit­tà è mol­to. Voglio anda­re lì — per cin­que minu­ti di lavo­ro, e tre ore di macchina.

Jagow: Che som­ma da record.

Al Kha­mis­si: Hahaha.

Jagow: Kha­led, la rin­gra­zio mol­to, è sta­to un pia­ce­re viag­gia­re in taxi con te.

Al Kha­mis­si: Gra­zie a te, il pia­ce­re è il mio.

(tra­du­zio­ne di Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li)

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Reportage dai taxi egiziani. Ed è bestseller

ISBN 9788887847147 © il Sirente 

di Pao­lo Casic­ci (da Il Vener­dì di Repub­bli­ca, nume­ro 1042, 7 mar­zo 2008)

ON THE ROAD Un cro­ni­sta ha rac­col­to sto­rie e sfo­ghi sul­le auto pub­bli­che del Cairo

Un gior­na­li­sta, qual­che deci­na di tas­si­sti e una valan­ga di pro­te­ste con­tro il gover­no e i poli­ti­ci. Non è la rie­di­zio­ne del­la rivol­ta ita­lia­na del­le auto bian­che, ma il sog­get­to di un libro cam­pio­ne di ven­di­te in Egit­to: Taxi, di Kha­led Al Kha­mis­si. Il volu­me rac­co­glie cin­quan­tot­to rac­con­ti che l’autore, scrit­to­re e gior­na­li­sta del Cai­ro, clas­se ’62, una lau­rea in Scien­ze poli­ti­che alla Sor­bo­na, ha scrit­to dopo ave­re cir­co­la­to per un anno nel­la pro­pria cit­tà solo a bor­do di auto pub­bli­che. Rac­co­glien­do, così, lo sfo­go dei con­du­cen­ti, cam­pio­na­rio uma­no mol­to rap­pre­sen­ta­ti­vo del­la cri­si socia­le in cor­so nel Pae­se del pre­si­den­te Hosni Muba­rak. Il lin­guag­gio del libro è quel­lo del­la stra­da, e i rac­con­ti alter­na­no iro­nia e ama­rez­za. Usci­to in patria un anno fa, Taxi è sta­to ristam­pa­to set­te vol­te e sta per esse­re tra­dot­to in ingle­se, fran­ce­se e ita­lia­no. Da noi, usci­rà dopo l’estate per l’editore il Siren­te de L’Aquila.

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Downtown Cairo

Al Cai­ro c’è sem­pre traf­fi­co, sem­pre rumo­re, le per­so­ne sono sem­pre in movi­men­to. Con que­sto suo carat­te­re dina­mi­co il Cai­ro sem­bra distac­car­si da mol­te altre cit­tà del mon­do ara­bo, rilas­sa­te e con­tem­pla­ti­ve, che sen­za fret­ta vivo­no i loro gior­ni. Que­sta mega­lo­po­li così affol­la­ta è un con­ti­nuo miscu­glio di vec­chio e nuo­vo, una fon­te ine­sau­ri­bi­le di con­trad­di­zio­ni, con­ta­mi­na­zio­ni, siner­gie, sor­gen­ti ine­stin­gui­bi­li di ispi­ra­zio­ni. Per la sua stra­na con­for­ma­zio­ne il Cai­ro ti diso­rien­ta, il Nilo divi­de la cit­tà in modo asim­me­tri­co e scor­re ver­so nord e que­sto a vol­te rap­pre­sen­ta un ele­men­to di con­fu­sio­ne, cam­mi­nan­do per il cen­tro – Down town – o come lo chia­ma­no gli egi­zia­ni Wist el-Balad, è faci­le per­der­si. Attra­ver­san­do Wist el-Balad si incon­tra­no una serie di piaz­ze cir­co­la­ri, tut­te simi­li e tut­te con al cen­tro una sta­tua di un gran­de per­so­nag­gio impor­tan­te per la sto­ria dell’Egitto. Que­ste piaz­ze cir­co­la­ri e l’asimetria del per­cor­so del Nilo fan­no sì che le stra­de al Cai­ro non sia­no mai paral­le­le, seb­be­ne si abbia sem­pre l’impressione con­tra­ria. Wist el-Balad è il cuo­re dina­mi­co e gio­va­ne del Cai­ro, ed è anche il nome di un grup­po musi­ca­le mol­to cono­sciu­to che si rispec­chia con la vita di que­sto quar­tie­re. La loro musi­ca Jazz è un con­ti­nuo incon­trar­si di sono­ri­tà occi­den­ta­li (vaga­men­te spa­gno­le) e rit­mi orien­ta­li, così come Wist el-Balad è un luo­go vita­le e pro­dut­ti­vo di incon­tro tra arti­sti e crea­ti­vi di ogni gene­re egi­zia­ni e occi­den­ta­li voglio­si di comu­ni­ca­re e capi­re un mon­do diver­so. Que­sto mélan­ge ara­bo-occi­den­ta­le si ritro­va al caf­fè Hur­reia (Liber­tà). Il caf­fè Hur­reia è uno dei pochi loca­li al Cai­ro, come dice lo stes­so nome, dove ven­go­no ser­vi­te, libe­ra­men­te e con disin­vol­tu­ra bevan­de alco­li­che (soprat­tut­to la bir­ra Stel­la prin­ci­pa­le mar­ca loca­le), anche a clien­ti egi­zia­ni. Un anti­co e spa­zio­so caf­fè con sedie e tavo­li­ni in legno e una serie infi­ni­ta di spec­chi che riflet­to­no con­ti­nua­men­te i visi di que­ste per­so­ne; gli atti­mi di que­sti incon­tri e le idee che si muo­vo­no e si scam­bia­no tra due mon­di e due cul­tu­re, fra una bir­ra e un tè. Gli arti­sti egi­zia­ni (docu­men­ta­ri­sti, atto­ri, coreo­gra­fi, pit­to­ri.. ecc), si lamen­ta­no del­la poca con­si­de­ra­zio­ne che han­no all’interno del­la socie­tà. Il pub­bli­co non li capi­sce, e il gover­no non li aiu­ta, finan­zian­do solo i pro­dot­ti arti­sti­ci alta­men­te com­mer­cia­li. La cul­tu­ra è deci­sa­men­te l’ultima ruo­ta del car­ro per il rais egi­zia­no e il suo staff. La mag­gior par­te di que­sti arti­sti, segue uno sti­le indi­pen­den­te, spe­ri­men­ta­le. Han­no una linea flui­da, disin­can­ta­ta e anco­ra­ta al pre­sen­te, i loro lavo­ri che ho avu­to la pos­si­bi­li­tà di apprez­za­re: sono mol­to inte­res­san­ti. Mi augu­ro che tut­te que­ste idee, que­sto vive­re e sen­ti­re egi­zia­no, così ben rap­pre­sen­ta­to da que­ste ope­re non riman­ga solo un rifles­so nei vec­chi spec­chi del caf­fè Hur­reia, ma che rie­sca ad espa­tria­re e ad ave­re un’eco al di fuo­ri di que­sti confini.

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Chiarastella Campanelli, “Altriarabi” (9 marzo 2008)

TAXI. LE STRADE DEL CAIRO SI RACCONTANO di Khaled Al Khamissi

Prendere un taxi al Cairo

di Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li, “Altria­ra­bi” (9 mar­zo 2008)

Prendere un taxi al CairoEcco un pic­co­lo pron­tua­rio da tene­re alla mano se inten­de­te avven­tu­rar­vi in un viag­gio in Egit­to fai da te… Tra i vari mez­zi di tra­spor­to mes­si a dispo­si­zio­ne dal­la gran­de metro­po­li egi­zia­na, il taxi è sicu­ra­men­te il mez­zo più sem­pli­ce. In qual­sia­si gior­no del­la set­ti­ma­na a qual­sia­si ora del­la gior­na­ta, dovun­que voi vi tro­via­te ci sarà sem­pre un taxi che vi pas­se­rà davan­ti pron­to a fer­mar­si appe­na gli fare­te un mini­mo gesto del­la mano… a meno che non sia­te estre­ma­men­te sfor­tu­na­ti. La pri­ma cosa da fare appe­na un taxi si fer­ma, dopo un bre­ve salu­to che potreb­be suo­na­re “Assa­la­mu alei­kum” (che la pace sia con te) che agli egi­zia­ni fa sem­pre pia­ce­re, sen­za trop­pi pre­am­bo­li (posi­zio­nan­do­vi se sie­te una don­na sola nel sedi­le retro­stan­te e se sie­te un uomo nel sedi­le accan­to al con­du­cen­te), comu­ni­ca­te­gli la meta che inten­de­te rag­giun­ge­re. In Egit­to non esi­ste un vero e pro­prio tarif­fa­rio da segui­re per il paga­men­to del­la cor­sa. In gene­re le per­so­ne si basa­no su dei prez­zi con­ven­zio­na­li non scrit­ti che si appren­do­no dopo un lun­go perio­do di per­ma­nen­za e che varia­no a secon­da del­le con­di­zio­ni del traf­fi­co e sicu­ra­men­te a secon­da di che tipo di clien­te si sie­de nel taxi, i turi­sti han­no sem­pre dei prez­zi mag­gio­ra­ti, è per que­sto che con­vie­ne non sfog­gia­re gui­de, occhia­li da sole e mac­chi­ne foto­gra­fi­che, ma adat­tar­si agli usi del posto..contando sul fat­to che nel 50% del­le vol­te un ita­lia­no, spe­cial­men­te se meri­dio­na­le, potreb­be esse­re con­fu­so con un abi­tan­te del luo­go. Pos­sia­mo orien­ta­ti­va­men­te dire che la trat­ta aero­por­to – cen­tro cit­tà costa dai 40 ai 50 pound, par­ten­do dall’aeroporto con­vie­ne sem­pre pri­ma del­la cor­sa accor­dar­si con l’autista sul prez­zo del­la trat­ta, agli egi­zia­ni, come alla gran­de mag­gio­ran­za degli ara­bi pia­ce mol­to con­trat­ta­re e mol­te vol­te se il clien­te non trat­ta vie­ne con­si­de­ra­ta per­so­na di poco con­to, più sare­te tena­ci e più riu­sci­re­te a far­vi fare un prez­zo ragio­ne­vo­le, o alme­no il prez­zo giu­sto per la cor­sa. In cit­tà una pic­co­la trat­ta di 4/5 km, per esem­pio dall’isola di Zama­lek al Midan Tah­rir (Museo egi­zio), costa non più di 5 pound. Non lascia­te­vi inti­mi­di­re da discor­si tesi ad impie­to­sir­vi, se sape­te di aver paga­to il prez­zo giu­sto scen­de­te sicu­ri di voi stes­si chiu­de­te la por­tie­ra e salu­ta­te anche se maga­ri da alcu­ni tas­si­sti arri­ve­ran­no una valan­ga di maledizioni….pensate però che la pro­fes­sio­ne del tas­si­sta al Cai­ro è stan­can­te è dif­fi­ci­le e se pote­te per­met­ter­vi qual­che lira in più che per voi sono pochi cen­te­si­mi al tas­si­sta cam­bie­rà la gior­na­ta. Pren­de­re un taxi al Cai­ro è sem­pre un’avventura che potreb­be esse­re asso­lu­ta­men­te diver­ten­te, inte­res­san­te, pia­ce­vo­le o il vostro più brut­to ricor­do. La gam­ma degli auti­sti è mol­to varia, spa­zia­no da col­ti lau­rea­ti ad anal­fa­be­ti. Alcu­ni san­no bene l’inglese, altri qual­che paro­la, con altri anco­ra se non cono­sce­te qual­che paro­la di ara­bo sarà asso­lu­ta­men­te impos­si­bi­le comu­ni­ca­re. Gli egi­zia­ni sono dei gran­di intrat­te­ni­to­ri, can­ta­sto­rie for­mi­da­bi­li, ma se sie­te nel­la gior­na­ta no in cui non vi va di par­la­re, ma solo con­tem­pla­re il pae­sag­gio dell’affascinante Cai­ro il con­du­cen­te capi­rà all’istante e alze­rà di buon gra­do l’audio del­la radio per far­vi assa­po­ra­re il Cai­ro al rit­mo di musi­ca araba….o pre­di­che reli­gio­se se sie­te meno for­tu­na­ti. Se sie­te inve­ce voglio­si di con­ver­sa­re, sicu­ra­men­te la pri­ma doman­da sarà: “da dove vie­ne?” E a quel pun­to rispon­de­re che sie­te ita­lia­ni andrà a vostro favo­re, gli egi­zia­ni han­no un’estrema sim­pa­tia per gli ita­lia­ni che con­si­de­ra­no mol­to simi­li, vi diran­no “Ahsan an-nna­suu” (la gen­te miglio­re) e ini­zie­ran­no a par­la­re di qual­che cal­cia­to­re, se non vi inten­de­te di cal­cio fate fin­ta di esse­re buo­ni inten­di­to­ri per non toglie­re il tono alle­gro del­la con­ver­sa­zio­ne. Se malau­gu­ra­ta­men­te il tas­si­sta vi chie­de di che reli­gio­ne sie­te ave­te due opzio­ni: cri­stia­ni o musul­ma­ni, se non vole­te esse­re vit­ti­me di pre­di­che su para­di­so e fine del mon­do è meglio non dire che sie­te ebrei o atei per­ché ten­te­ran­no in tut­ti i modi di con­vin­cer­vi che l’Islam è l’unica reli­gio­ne, chia­ra­men­te se il tas­si­sta è musul­ma­no, difat­ti al Cai­ro c’è una buo­na mino­ran­za di cri­stia­ni coop­ti ortodossi….ve ne accor­ge­re­te guar­da­no il pol­so dell’autista, se ha una pic­co­la cro­ce tatua­ta è sicu­ra­men­te un cri­stia­no. Buon viag­gio! e quan­do scen­de­te non dimen­ti­ca­te­vi di rin­gra­zia­re “Shuu­kran” e di fare qual­che buon augu­rio al tas­si­sta, come “rab­bi­na maak” (Egi­zia­no col­lo­quia­le “che Dio sia con te”).

Taxi. Le strade del Cairo si raccontano : Kaled Al KhamissiL’ultimo con­si­glio, che vi do di cuo­re, pri­ma di par­ti­re o appe­na tor­na­ti leg­ge­te “Taxi. Le stra­de del Cai­ro si rac­con­ta­no” di Kha­led Al Kha­mis­si (Edi­tri­ce il Siren­te, 2008)… vi cata­pul­te­rà di col­po nel fasci­no­so caos del­la gran­de metro­po­li, rega­lan­do­vi otti­mi spun­ti per il pros­si­mo viag­gio o offren­do­vi qual­che ricor­do che pen­sa­va­te dimen­ti­ca­to del vostro ulti­mo viag­gio al Cairo.

Diven­ta­to ormai un clas­si­co del­la let­te­ra­tu­ra Egi­zia­na con­tem­po­ra­nea, “Taxi. Le stra­de del Cai­ro si rac­con­ta­no” è viag­gio nel­la socio­lo­gia urba­na del­la capi­ta­le egi­zia­na attra­ver­so le voci dei tas­si­sti. Una rac­col­ta di sto­rie bre­vi che rac­con­ta­no sogni, avven­tu­re filo­so­fi­che, amo­ri, bugie, ricor­di e poli­ti­ca. I tas­si­sti egi­zia­ni sono degli ama­bi­li can­ta­sto­rie che, con disin­vol­tu­ra, con­du­co­no il let­to­re in un deda­lo di real­tà e poesia. Autentico ritrat­to di un pae­se a ridos­so del crol­lo di un’epoca, “Taxi. Le stra­de del Cai­ro si rac­con­ta­no” è sta­to scrit­to nel 2007, con­si­de­ra­to il pri­mo libro di suc­ces­so scrit­to in dia­let­to egi­zia­no ha lan­cia­to una nuo­va ten­den­za let­te­ra­ria. A oggi è tra­dot­to in die­ci lingue.

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Taxi: cuori palpitanti, cuori malati del Cairo

ISBN 9788887847147 © il Sirente 

di Dai­kha Dri­di (da Babel­med, 23/05/2007)

Si trat­ta di un pic­co­lo libro che non si può vera­men­te inse­ri­re un una cate­go­ria pre­ci­sa, scrit­to da un regi­sta che ha deci­so di par­la­re agli abi­tan­ti del Cai­ro dei loro tas­si­sti e che ha avu­to un tale suc­ces­so nel­le libre­rie del Cai­ro, che è sta­to ristam­pa­to per la ter­za vol­ta in pochi mesi. Taxi (Con­ver­sa­zio­ni in viag­gio) di Kha­led El Kha­mis­si è in pri­mo luo­go una sor­pren­den­te idea di sem­pli­ci­tà: 58 sto­rie di con­ver­sa­zio­ni con i tas­si­sti del Cai­ro, che l’autore ha mes­so insie­me nel giro di un anno. Non c’è biso­gno di aggiun­ge­re, che  l’autore-narratore ha pre­fe­ri­to scom­pa­ri­re die­tro le paro­le dei taxi dri­ver: le situa­zio­ni che Kha­led al Kha­mis­si rac­con­ta con minu­zio­si­tà e sem­pli­ci­tà non han­no biso­gno di imbal­lag­gio o di rive­sti­men­to esplo­do­no davan­ti ai nostri occhi con tut­ta l’evidenza che non ci pren­dia­mo mai la bri­ga di scru­ta­re. La cosa ancor più degna di nota è che l’autore, che non nascon­de nel­la sua intro­du­zio­ne il suo affet­to per i tas­si­sti, spes­so odia­ti  e stig­ma­tiz­za­ti dai Cai­rio­ti, non è idea­liz­za­to e sem­pli­ci­sti­co. I tas­si­sti non sono fat­ti tut­ti del­la stes­sa pasta, alcu­ni ci emo­zio­na­no, alcu­ni ci fan­no ride­re fino alle lacri­me, altri sono odio­si o addi­rit­tu­ra asso­lu­ta­men­te detestabili.
Nel­la sua intro­du­zio­ne, l’autore ini­zia ricor­dan­do quel­lo che spes­so i clien­ti dei taxi dimen­ti­ca­no, quan­do pren­do­no un taxi al Cai­ro: “Nel­la stra­gran­de mag­gio­ran­za i tas­si­sti fan­no par­te del­la clas­se socia­le eco­no­mi­ca­men­te più svan­tag­gia­ta, la loro pro­fes­sio­ne è spos­san­te, lo sta­re con­ti­nua­men­te sedu­ti in auto demo­li­sce le loro colon­ne ver­te­bra­li, l’incessante rumo­re del­le stra­de del Cai­ro distrug­ge il loro siste­ma ner­vo­so, i per­pe­tui ingor­ghi li stan­ca­no men­tal­men­te e la cor­sa  die­tro i mez­zi di sus­si­sten­za – cor­sa nel sen­so let­te­ra­le del ter­mi­ne – elet­triz­za i loro cor­pi, aggiun­ge­te a que­sto le trat­ta­ti­ve le con­tro­ver­sie con i clien­ti cir­ca l’importo da paga­re, in assen­za di prez­zi stan­dard e le mole­stie da par­te del­la poli­zia, che rispet­to ai meto­di del Mar­che­se de Sade non sono niente”.
Sono più di 80000 al Cai­ro che gira­no gior­no e not­te, una del­le poche cit­tà al mon­do dove indi­pen­den­te­men­te dall’ora, a tar­da not­te o di mat­ti­na pre­sto, qua­lun­que sia il quar­tie­re in cui si tro­va­no, è garan­ti­to vede­re un Taxi pas­sa­re, e sono, dice Kha­mis­si “come una vasta gam­ma del­la socie­tà che va dagli anal­fa­be­ti ai lau­rea­ti (non ho fino­ra incon­tra­to un tas­si­sta con un dot­to­ra­to di ricer­ca).” Le loro pri­va­zio­ni mate­ria­li, che sospet­ta­no, ma su cui rara­men­te si sof­fer­ma­no, Kha­mis­si le ren­de con una sor­pren­den­te inti­mi­tà, le sto­rie del­la loro vita o i pic­co­li aned­do­ti che la dico­no lun­ga e che ven­go­no spes­so rac­con­ta­ti con humor, un umo­ri­smo che gli invi­dia­mo, in quan­to è edu­ca­ta­men­te dispe­ra­to . Il più anzia­no tra i tas­si­sti incon­tra­ti da Kha­mis­si, un vero monu­men­to, che lavo­ra da 48 anni e al  qua­le l’autore chie­de diver­ti­to “la mora­le del­la sua sto­ria”, dopo tan­ti anni pas­sa­ti in un  taxi, rispon­de: “Una for­mi­ca nera su una roc­cia nera in una not­te buia Allah l’aiuta… ”
Ma l’intimità di que­sta mise­ria non è rac­con­ta­ta timi­da­men­te, si svol­ge davan­ti ai nostri occhi con­fu­si dal­la for­za e dal­la sem­pli­ci­tà del­le paro­le di que­ste per­so­ne che han­no smes­so di lamen­tar­si già da mol­to tem­po. Uno di loro è riu­sci­to a sven­ta­re tre inci­den­ti duran­te il viag­gio con lo scrit­to­re, addor­men­tan­do­si alla gui­da, per­ché appren­dia­mo “che sono tre gior­ni da quan­do sono entra­to nel taxi e non sono più usci­to, mi resta­no solo tre gior­ni pri­ma del­la sca­den­za per il paga­men­to dell’auto. Man­gio qui, bevo qui, non lascio la mac­chi­na se non per uri­na­re, e non dor­mo, non pos­so tor­na­re a casa per­ché vivia­mo di quel­lo che gua­da­gno in un gior­no, se rien­tro a casa dovrei  spen­de­re per far man­gia­re i bam­bi­ni e mia moglie “.
Ma lun­gi dal fare di Taxi un sag­gio sull’indigenza dei tas­si­sti del Cai­ro, Kha­mis­si ci tra­smet­te anche il loro pen­sie­ro sul­la situa­zio­ne nel loro pae­se, la deri­sio­ne sul loro lea­der, la loro rab­bia con­tro la cor­ru­zio­ne nel­la poli­zia. Ad un tas­si­sta visi­bil­men­te arrab­bia­to, il nar­ra­to­re chie­de gen­til­men­te cosa c’è che non va, il tas­si­sta ini­zial­men­te diri­ge la sua rab­bia con­tro Kha­mis­si poi  accet­ta di dir­gli tut­to: “Ho pre­so un clien­te a Nasr City che mi  ha chie­sto di por­tar­lo a Mohan­dis­si­ne (dall’altra par­te del­la cit­tà, Ed), quan­do sia­mo arri­va­ti dopo un traf­fi­co mici­dia­le e tut­to il resto, non sape­vo che era un poli­ziot­to, scen­den­do si è mes­so a gri­da­re: ‘la paten­te figlio di un cane! “. Gli ho chie­sto il per­ché, visto che non ave­vo fat­to nien­te, gli ho mostra­to la paten­te e gli ho dato 5 Lire, mi ha det­to che non era­no  suf­fi­cien­ti, gli ho dato 10 Lire, le ha rifiu­ta­te, ha pre­so poi 20 Lire ed è sce­so il figlio di put­ta­na, e io giu­ro che è tut­to quel­lo che ave­va in tasca dopo aver fat­to ben­zi­na. Che Dio distrug­ga la loro vita come loro distrug­go­no la nostra. ”
Ma se il nar­ra­to­re è taci­tur­no, ci sarà sem­pre un tas­si­sta per disten­der­lo aggior­nan­do­lo sul­le ulti­me novi­tà in Egit­to: “Sem­bra che un egi­zia­no ha tro­va­to la lam­pa­da di Ala­di­no, stro­fi­nan­do­la il genio è usci­to per dir­gli che avreb­be rea­liz­za­to qual­sia­si desi­de­rio. Lui ha chie­sto un milio­ne di Lire. Il genio del­la lam­pa­da glie­ne da solo 500. Per­ché? Pro­te­sta l’uomo, il genio rispon­de, il gover­no ha un busi­ness con la lam­pa­da fac­cia­mo fifty-fifty “.
Altri anco­ra dico­no a Kha­mis­si che pian­go­no per l’Iraq, ci ave­va­no vis­su­to pri­ma dell’invasione ame­ri­ca­na e ora han­no la sen­sa­zio­ne ingra­ta di non poter fare nien­te per aiu­tar­li “gli ira­che­ni ci han­no sem­pre accol­to con un incre­di­bi­le ospi­ta­li­tà, e ora che han­no biso­gno di noi, li guar­dia­mo mori­re da lontano. ”
L’Iraq è mol­to pre­sen­te nel­le boc­che dei tas­si­sti Cai­ro­ti e anche l’America: “biso­gne­reb­be fare e par­la­re come gli ame­ri­ca­ni: eli­mi­nia­mo la paro­la ‘Ame­ri­ca­ni’ e dicia­mo ‘bian­co pro­te­stan­te irlan­de­se d’america’, ‘Nero musul­ma­no d’america ‘,’ ispa­ni­co d’america ‘,’ nero pro­te­stan­te d’america ‘, esat­ta­men­te come loro dico­no; cen­to scii­ti d’Iraq sono mor­ti, due  sun­ni­ti d’Iraq sono mor­ti e i figli di put­ta­na dei nostri gior­na­li­sti, ripe­to­no per tut­to il gior­no la stes­sa cosa. Io ascol­to La radio tut­ti i gior­ni e mi avve­le­na il cor­po ascol­ta­re que­ste cose “.
Kha­led Kha­mis­si ci fa visi­ta­re un Cai­ro vivo, attra­ver­so por­zio­ni di rea­le, che non cor­ri­spon­do­no né ad un’immagine aset­ti­ca che il gover­no vor­reb­be dare a milio­ni di turi­sti che visi­ta­no ogni anno la cit­tà, né fan­ta­smi let­te­ra­ri o cine­ma­to­gra­fi­ci pro­dot­ti da un cer­to nume­ro di scrit­to­ri o regi­sti Egi­zia­ni. La scrit­tu­ra di rac­con­ti bre­vi, che sia­no diver­ten­ti o depri­men­ti, sto­rie che rac­con­ta­no i tas­si­sti sono uno dei miglio­ri docu­men­ta­ri che è sta­to fat­to sul Cai­ro. Non vi è alcun dub­bio che l’autore dedi­ca il suo libro “alla vita, che abi­ta le paro­le del­la pove­ra gen­te, for­se quel­le paro­le riem­pi­ran­no il nul­la che abi­ta in noi da tan­ti anni”.

(tra­du­zio­ne di Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li)

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Lo leggerai in un giorno e poi tornerai a comprare copie per tutti i tuoi amici

(da Baheyya: Art Com­men­ta­ry Media)

Lo leg­ge­rai in un gior­no e poi tor­ne­rai a com­pra­re copie per tut­ti i tuoi ami­ci”, ha det­to il libra­io a pro­po­si­to di Taxi di Kha­led al-Kha­mi­sy. Ha ragio­ne su una cosa: è impos­si­bi­le lasciar­lo un atti­mo (ma i miei ami­ci dovran­no acqui­sta­re le loro copie da soli). Si trat­ta di una sem­pli­ce, ma pro­fon­da idea gra­zio­sa­men­te com­po­sta arti­fi­cio­sa­men­te mes­sa in atto. In un pri­mo momen­to, non mi con­vin­ce­va il poten­zia­le di cli­ché, che la rac­col­ta di sto­rie di tas­si­sti del Cai­ro avreb­be con­den­sa­to. L’idea è genia­le, il pro­dot­to potreb­be esse­re disa­stro­so. Mi aspet­ta­vo pagi­ne pater­na­li­sti­che, un tri­to e ritri­to di “ana­li­si”, o pre­di­che di mora­le, o una super­fi­cia­le espo­si­zio­ne il cui uni­co sco­po è quel­lo di mostra­re la bril­lan­tez­za dell‘autore. Ma dal­le pri­me pagi­ne, lo sce­neg­gia­to­re, scrit­to­re e scien­zia­to poli­ti­co Kha­led al-Kha­mi­sy ren­de per­fet­ta­men­te chia­ro che è un otti­mo ascol­ta­to­re e un fede­le tra­scrit­to­re, con un fine orec­chio per la comi­ci­tà, e un orec­chio acu­to per le sto­rie tra­gi­che dei taxi Dri­ver. In altre paro­le, l’autore for­tu­na­ta­men­te ci fa il favo­re di trat­te­ne­re la sua sen­ten­za e si astie­ne da con­fe­ren­ze, ci tra­smet­te le con­ver­sa­zio­ni sen­za giu­di­zi, ric­che di humour, pathos, e sor­pren­den­te intuizione.

Il libro inclu­de le con­ver­sa­zio­ni con gli auti­sti dall’aprile 2005 al mar­zo 2006, anno in cui l’autore si basa­va qua­si esclu­si­va­men­te sui taxi per muo­ver­si in giro per la cit­tà. Que­sto lo ha espo­sto allo sce­na­rio uma­no incre­di­bil­men­te varie­ga­to che costi­tui­sce i tas­si­sti del­la capi­ta­le. Chiun­que usi i taxi e pre­sta la mini­ma atten­zio­ne sa che non esi­ste più un pro­to­ti­po di taxi dri­ver (se mai c’è sta­to). L’elevato tas­so di disoc­cu­pa­zio­ne e sot­toc­cu­pa­zio­ne, l’aumento del costo del­la vita, e la leg­ge del 1990 che con­sen­te ad un vei­co­lo di qual­sia­si anno di esse­re tra­sfor­ma­to in un taxi han­no cospi­ra­to facen­do aumen­ta­re dram­ma­ti­ca­men­te il nume­ro e la diver­si­tà dei taxi e dei loro auti­sti (80000 taxi con­si­de­ran­do solo il Cai­ro, sen­za la sua peri­fe­ria, dice al-Kha­mi­sy). I tas­si­sti ora sono i col­let­ti bian­chi dei dipen­den­ti sta­ta­li, i pro­fes­sio­ni­sti dai col­let­ti blu-nero, e gli  stu­den­ti uni­ver­si­ta­ri. Sono di varie fasce di età, da un con­du­cen­te che ha appe­na otte­nu­to la paten­te a uno che gui­da dal 1940. Una buo­na por­zio­ne di tas­si­sti  han­no svol­to stu­di uni­ver­si­ta­ri, e tut­ti han­no sto­rie da raccontare.

Dopo una bre­ve e agi­le intro­du­zio­ne, al-Kha­mi­sy pro­ce­de a rac­con­ta­re 58 incon­tri con i tas­si­sti di tut­ti i ceti socia­li (com­pre­sa una dispu­ta fin trop­po cre­di­bi­le tra un taxi dri­ver e la figlia dell’autore di 14 anni che pren­de­va il taxi da sola per la pri­ma vol­ta). Le sto­rie sono testua­li, atmo­sfe­ri­che, e mol­to diver­se, van­no dal­le descri­zio­ni del­le aspre lot­te per otte­ne­re un qual­che sol­do gui­dan­do un taxi in con­di­zio­ni estre­ma­men­te nega­ti­ve, fino ai sug­ge­sti­vi ricor­di e alle sto­rie per­so­na­li dei tas­si­sti (par­ti­co­lar­men­te toc­can­te è il film “buff” che per 20 anni non era riu­sci­to ad entra­re in una sala cine­ma­to­gra­fi­ca), alla cri­ti­ca socia­le e alle ana­li­si (spe­cial­men­te inte­res­san­ti  sono i tas­si­sti che cri­ti­ca­no la fun­zio­ne degli spot tele­vi­si­vi, e il con­du­cen­te che fa una pene­tran­te ana­li­si del­la dimi­nu­zio­ne del­le pro­te­ste in Egit­to dal 1977) , Alle spe­ran­ze e alle aspi­ra­zio­ni dei tas­si­sti (il tas­si­sta che sogna ad occhi aper­ti un viag­gio intor­no al con­ti­nen­te africano).

Una del­le più note­vo­li, diver­ten­ti e pene­tran­ti serie di sto­rie sono quel­le dedi­ca­te alla poli­ti­ca, in par­ti­co­la­re quel­le con­ver­sa­zio­ni che si occu­pa­no di Hosni Muba­rak, e del­le sue ele­zio­ni pre­si­den­zia­li. E qui va il gran­de cre­di­to a ‘al-Kha­mi­sy che tra­scri­ve fedel­men­te sia quel­le opi­nio­ni a favo­re sia quel­le con­tro il peren­ne pre­si­den­te, e così facen­do indi­ca un pun­to sot­ti­le: è sba­glia­to gene­ra­liz­za­re l’opinione pub­bli­ca egi­zia­na rifa­cen­do­si a poche deci­ne di esem­pi, o trat­tan­do i tas­si­sti come “auten­ti­che” voci di “stra­da”. Per for­tu­na, que­sto tipo di esi­sten­zia­li­smo e fin­to-popu­li­smo è com­ple­ta­men­te assen­te dal libro. Per qua­lia­si cor­ri­spon­den­te e “ana­li­sta” este­ro  che ritie­ne che il “pol­so del­la stra­da egi­zia­na” si per­ce­pi­sca attra­ver­so il sem­pli­ce scam­bio di poche paro­le con un tas­si­sta, Il libro di al-Kha­mi­sy è un poten­te rim­pro­ve­ro. Infat­ti, una del­le sue gran­di vir­tù è di sal­va­re i pare­ri dei taxi-dri­ver da ana­li­si pro­fon­de e sal­va­re gli stes­si taxi-dri­ver dall’onere di rap­pre­sen­ta­re alcu­ne scon­tan­te, con­for­tan­ti, ma ine­si­sten­ti defi­ni­zio­ni di “uomo qualunque”.

(tra­du­zio­ne di Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li)

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Le peripezie di un passeggero in un taxi cairota

ISBN 9788887847147 © il Sirente

di Soheir Fah­mi (da Al-Ahram Heb­do)

Attra­ver­so una serie di con­ver­sa­zio­ni con i tas­si­sti del Cai­ro, Kha­led el Kha­mi­si ci immer­ge in un mon­do nel qua­le è pos­si­bi­le toc­ca­re con mano le pre­oc­cu­pa­zio­ni del­la gen­te sem­pli­ce, la loro sag­gez­za, il loro humor e il loro sguar­do sul mon­do del­la poli­ti­ca. Un testo che la dice lun­ga sul­lo sta­to del­la socie­tà egi­zia­na e del mon­do che la circonda.

I taxi del mon­do sono tut­ti diver­si. I tas­si­sti del mon­do sono tut­ti diver­si. Essi rap­pre­sen­ta­no indub­bia­men­te il luo­go dove si svol­go­no i loro via vai con­ti­nui. Esse­re un tas­si­sta in una metro­po­li come il Cai­ro è una pro­fes­sio­ne uni­ca. Irri­tan­te ed entu­sia­sman­te allo stes­so tem­po. All’interno di que­ste vet­tu­re, spes­so in cat­ti­ve con­di­zio­ni a cau­sa degli infi­ni­ti ingor­ghi e del­le inter­mi­na­bi­li atte­se, ini­zia la con­ver­sa­zio­ne tra il tas­si­sta e il suo clien­te. Con­ver­sa­zio­ne, che può toc­ca­re tut­ti gli aspet­ti del­la vita, ma che spes­so ruo­ta attor­no alla poli­ti­ca e alle que­stio­ni socia­li che vive l’Egitto. Kha­led el Kha­mi­si, con sobrie­tà e mode­ra­zio­ne, ma anche con umo­ri­smo, va a cac­cia del mon­do inte­rio­re e del pen­sie­ro di que­sti uomi­ni, che sono i por­ta­vo­ce di un signi­fi­ca­ti­vo stra­to di egi­zia­ni. A pic­co­li toc­chi costrui­sce un qua­dro sfu­ma­to di que­sti uomi­ni che subi­sco­no l’inquinamento e il caos del­la stra­da egi­zia­na. Par­la­re di ciò che li pre­oc­cu­pa gli da modo di tra­scen­de­re un quo­ti­dia­no che li vio­len­ta. Il dilu­vio di paro­le che emet­to­no è spon­ta­neo e disor­di­na­to. Tut­ta­via, sug­ge­ri­sce una sapien­za di vita e uno sguar­do ori­gi­na­le sul­la real­tà. Kha­led el Kha­mi­si si met­te all’ascolto di que­sti emar­gi­na­ti dal­la vita poli­ti­ca, che in modo sem­pli­ce e in poche fra­si sve­la­no le pre­oc­cu­pa­zio­ni di tut­ti i gior­ni. Si pon­go­no doman­de, ma per la mag­gior par­te dichia­ra­no ave­re del­le posi­zio­ni fer­me. Con­tro o per Muba­rak con­tro gli Sta­ti Uni­ti e dal­la par­te dei pale­sti­ne­si e degli ira­che­ni, con­tro la cor­ru­zio­ne e a favo­re dei non abbien­ti di cui fan­no par­te, con­tro il pote­re e la poli­zia, con­tro i pro­prie­ta­ri di auto e dal­la par­te degli altri taxi Dri­ver e del­le par­ti­te di cal­cio. Sot­to la pen­na di Kha­mi­si, fini­sco­no per rea­liz­za­re un affre­sco in cui, come in un puzz­le, i vari pez­zi sono sta­ti mes­si al loro posto. Cio­no­no­stan­te, il clien­te, in que­sto caso, Kha­led Kha­mi­si, non è un sem­pli­ce pas­seg­ge­ro imper­so­na­le e imper­tur­ba­bi­le. Attra­ver­so vari quar­tie­ri del Cai­ro, come tut­ti i pas­seg­ge­ri in un taxi Cai­ro­ta, tes­se un cer­to lega­me con l’autista. Lega­me, che for­se ha l’obiettivo di supe­ra­re un sof­fo­can­te “qui e ora”, con­tro il qua­le sono indi­fe­si. Una sag­gez­za che gli egi­zia­ni, attra­ver­so le loro lun­ghe peri­pe­zie con le auto­ri­tà han­no impa­ra­to a conoscere.

(tra­du­zio­ne di Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li)

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Taxi: A pieni fari sull’Egitto di oggi

ISBN 9788887847147 © il Sirente 

di Dora Abdel­ra­zik (da L’équipe d’Alif, 25/02/2007)

Taxi, l’ultimo libro di Kha­led Al Kha­mis­si, vi accom­pa­gna nell’Egitto di oggi. Attac­ca­te le cinture. 

Lascia­te­vi tra­spor­ta­re a bor­do del taxi di Kha­led el Kha­mis­si. 58 viag­gi attra­ver­so i qua­li il nar­ra­to­re, e il con­du­cen­te del taxi (un tas­si­sta diver­so per ogni viag­gio), vi rac­con­te­ran­no l’Egitto di oggi.
All’orogine di que­sto lavo­ro sul­le con­ver­sa­zio­ni tra l’autore e i tas­si­sti dall’aprile 2005 al mar­zo 2006, ci sono degli aned­do­ti che testi­mo­nia­no e riflet­to­no la socie­tà egi­zia­na. Appe­na un mese dopo la sua pub­bli­ca­zio­ne, è diven­ta­to un Best Sel­ler e il libro è già alla sua ter­za edi­zio­ne. L’autore si augu­ra che Taxi sia pre­sto tra­dot­to in ingle­se e maga­ri più avan­ti in francese.

Dedi­ca­to alla “vita” come le pagi­ne, i viag­gi si sus­se­guo­no e sono tut­ti diver­si. Essi sono pie­ni di dol­cez­za, di dolo­re, di sogni e del­le pau­re del popo­lo egi­zia­no. Man mano che que­sto mez­zo di loco­mo­zio­ne, così inti­mo e così pub­bli­co, avan­za si sve­la­no i segre­ti. Que­sto libro dedi­ca­to “Alla vita che abi­ta nel­le paro­le del­la pove­ra gen­te” è innan­zi­tut­to un’opera let­te­ra­ria che vuo­le esse­re umana.
L’essere uma­no è la base di que­sto libro, con paro­le sem­pli­ci, chia­re, “l’uomo del­la stra­da” espri­me i suoi timo­ri, dub­bi, pare­ri e cri­ti­che sul pia­no poli­ti­co, eco­no­mi­co e socia­le, dell’Egitto, ma anche del mon­do arabo.
L’autore Kha­led Al Kha­mis­si, un uomo dai diver­si talen­ti, gior­na­li­sta, regi­sta, pro­dut­to­re e scrit­to­re, dall’infanzia appas­sio­na­to del mon­do del­le parole.

Figlio del famo­so scrit­to­re Abdel Rah­man Al Kha­mis­si, ha volu­to espri­me­re attra­ver­so il ‘popo­lo’ le cose più sem­pli­ci. Natu­ral­men­te e spon­ta­nea­men­te, attra­ver­so que­ste per­so­ne che, come voi e me, pen­sa­no, riflet­to­no, ma che in fon­do al loro cuo­re  chie­do­no solo un orec­chio atten­to che li ascolti.

Per l’amante di una pro­sti­tu­ta que­sto orec­chio è quel­lo di Kha­led al qua­le il tas­si­sta si con­fi­da e si con­fes­sa facil­men­te per­ché, alla fine, non rive­drà mai più il suo  clien­te, e può quin­di lasciar­si anda­re libe­ra­men­te. Da un auti­sta aman­te di una pro­sti­tu­ta, a quel­lo che cri­ti­ca le ele­zio­ni pre­si­den­zia­li, come dice l’autore, “le loro paro­le sono lumi­no­se” por­ta­no con sé la bon­tà dell’uomo egiziano.
Scrit­ti con faci­li­tà, que­sti rac­con­ti ci por­ta­no alla con­fes­sio­ne di una socie­tà che sta viven­do una vera e pro­pria cri­si di iden­ti­tà e si sen­te violentata.
Di fron­te a que­sto suc­ces­so, ci si chie­de per­ché ha impie­ga­to così tan­to tem­po a donar­ci que­ste sto­rie? A que­sta doman­da rispon­de con one­stà e sem­pli­ci­tà  “per il timo­re di non esse­re all’altezza dei miei pari”.
Oggi, sen­za tabù o cen­su­ra si  risco­pre il vero vol­to del­la ter­ra dei farao­ni attra­ver­so un viag­gio sem­pli­ce­men­te “uma­no”.

(tra­du­zio­ne di Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li)

 

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Taxi su Al-Ahram Hebdo, Service Courrier, rue Galaa, Le Caire

ISBN 9788887847147 © il Sirente

di Ami­na Has­san (da Al-Ahram Heb­do)

Il libro, com­po­sto per la mag­gior par­te da estrat­ti di con­ver­sa­zio­ni che l’autore ha inta­vo­la­to con i taxi dri­ver del Cai­ro duran­te i suoi nume­ro­si viag­gi in giro per la cit­tà, espri­me con for­za le loro testi­mo­nian­ze sul­la quo­ti­dia­ni­tà, l’attualità poli­ti­ca ed eco­no­mi­ca le loro dia­tri­be con­tro il pote­re e la loro sfi­du­cia nei con­fron­ti di tut­te le auto­ri­tà. Tal­vol­ta nar­ra­to­ri che par­to­no dall’esaltazione ver­ba­le per poi pas­sa­re alla malin­co­nia, le loro sto­rie sono una gran­de sfi­la­ta di idio­mi e di “par­la­te” di tut­ti i tipi, impre­gna­te dal­le dif­fi­col­tà quo­ti­dia­ne. La loro voce noma­de vaga­bon­da, si pre­sta alter­na­ti­va­men­te ad ogni mono­lo­go inte­rio­re. E’una voce discor­si­va, che cer­ca di sma­sche­ra­re la real­tà per capir­ne il sen­so. Dal­la con­fes­sio­ne di uno degli auti­sti: “Per tan­to tem­po ci sia­mo lascia­ti tra­sci­na­re dal­la ricer­ca del pane quo­ti­dia­no che abbia­mo così abban­do­na­to ogni ten­ta­ti­vo di recla­mo o contestazione”.

Arma­ti di una pun­ta d’ironia, por­ta­ti dal­la loro pre­sen­za tem­po­ra­nea alle con­fi­den­ze, il loro pun­to di vista è fron­ta­le, di colo­ro che non si imba­raz­za­no, i Taxi dri­ver auto­riz­za­no l’autore a descri­ve­re con pas­sio­ne il più pic­co­lo fat­to fino ades­so taciu­to. Egli ripar­te un po’ più “ini­zia­to” ad un Egit­to dove sa inta­vo­la­re argo­men­ti poli­ti­ci, filo­so­fi­ci e socia­li, di una rara e pre­ci­sa ele­gan­za, con un piglio rifles­si­vo, invo­ca­to per scuo­te­re qual­sia­si conformismo.

L’autore dise­gna in posi­ti­vo quel­lo che que­sta casta di con­du­cen­ti, ha di più attraen­te. Scrit­to in dia­let­to egi­zia­no, que­sta let­te­ra­tu­ra dall’accento diver­ten­te,  ci tra­spor­ta in una cate­go­ria di imma­gi­na­rio con­tem­po­ra­neo di com­bat­ti­men­to, dibat­ti­ti, pre­oc­cu­pa­zio­ni bat­ta­glie­re che pre­fi­gu­ra­no un Egit­to ver­so un futu­ro di cam­bia­men­to e resi­sten­za. L’opera com­ple­ta resta aper­ta su una brec­cia dove si pro­fi­la già più di un libro, più di una confessione.

(tra­du­zio­ne di Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li)

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Indispensabile premessa

(dall’introduzione di Taxi)

Da lun­ghi anni sono un clien­te di prim’ordine dei taxi. Con loro ho gira­to dap­per­tut­to per le stra­de e i vico­li del Cai­ro, tan­to da impa­ra­re i discor­si e i vari truc­chi del mestie­re meglio di qual­sia­si tas­si­sta (non me ne voglia­te se mi van­to un poco!).
Amo le sto­rie dei tas­si­sti per­ché rap­pre­sen­ta­no a pie­no dirit­to un ter­mo­me­tro dell’umore del­le indo­ma­bi­li stra­de egiziane.
In que­sto libro vi sono alcu­ne sto­rie che ho vis­su­to e ascol­ta­to, tra l’aprile del 2005 e il mar­zo del 2006.
Par­lo di alcu­ne sto­rie, e non di tut­te, per­ché diver­si ami­ci avvo­ca­ti mi han­no det­to che la loro pub­bli­ca­zio­ne sareb­be basta­ta a far­mi sbat­te­re in gale­ra con l’accusa di calun­nia e dif­fa­ma­zio­ne; e che la pub­bli­ca­zio­ne di cer­ti nomi con­te­nu­ti in deter­mi­na­te sto­rie e bar­zel­let­te, di cui sono pie­ni gli occhi e le orec­chie del­le stra­de egi­zia­ne, è un affa­re peri­co­lo­so… dav­ve­ro peri­co­lo­so, ami­ci miei.
La cosa mi ha rat­tri­sta­to mol­to per­ché i rac­con­ti popo­la­ri e le bar­zel­let­te, pri­va­ti di una memo­ria, andran­no perduti.
Ho ten­ta­to di ripor­tar­li qui, così come sono, nar­ra­ti nel­la lin­gua del­la stra­da. Una lin­gua spe­cia­le, rude, vita­le, schiet­ta. Estre­ma­men­te diver­sa dal­la lin­gua cui ci han­no abi­tua­to i con­ve­gni e i salot­ti buoni.
Di cer­to il mio ruo­lo in que­sta sede non sta nel rive­de­re l’accuratezza del­le infor­ma­zio­ni che ho regi­stra­to e tra­scrit­to. Per­ché l’importante sta in quel­lo che un indi­vi­duo dice nel­la sua socie­tà, in un par­ti­co­la­re momen­to sto­ri­co, attor­no a una deter­mi­na­ta que­stio­ne: nel­la sca­la di prio­ri­tà di que­sto libro, l’intento socio­lo­gi­co vie­ne pri­ma di quel­lo descrittivo.
La mag­gior par­te dei tas­si­sti appar­tie­ne a una clas­se socia­le schiac­cia­ta dal pun­to di vista eco­no­mi­co e ves­sa­ta da un lavo­ro fisi­ca­men­te deva­stan­te. La peren­ne posi­zio­ne sedu­ta in auto sgan­ghe­ra­te spez­za loro la schie­na. Il traf­fi­co e il caos per­ma­nen­te del­le stra­de cai­ro­te anni­chi­li­sce il loro siste­ma ner­vo­so e li con­du­ce all’esaurimento. La cor­sa – in sen­so let­te­ra­le – die­tro il gua­da­gno, ten­de i loro ner­vi fino al limi­te estre­mo… a que­sto si aggiun­ga il con­ti­nuo tira e mol­la coi clien­ti, a cau­sa dell’assenza di una tarif­fa sta­bi­li­ta, e coi poli­ziot­ti, che li sot­to­pon­go­no a una quan­ti­tà di ves­sa­zio­ni che fareb­be­ro sta­re quie­to nel­la tom­ba anche il defun­to Mar­che­se de Sade.
Inol­tre, se cal­co­las­si­mo in ter­mi­ni mate­ma­ti­ci il ritor­no eco­no­mi­co del taxi, con­si­de­ran­do le spe­se lega­te all’usura, le per­cen­tua­li dovu­te all’autista, le tas­se, le mul­te, ecc., ci ren­de­rem­mo con­to che si trat­ta di un’attività a per­de­re in tut­to e per tut­to. Al con­tra­rio, que­sti impren­di­to­ri, non met­ten­do in con­to la quan­ti­tà di spe­se impre­vi­ste, imma­gi­na­no che pos­sa frut­ta­re gua­da­gno. Ne risul­ta­no auto logo­re, sfa­scia­te e sudi­ce, con a bor­do auti­sti che lavo­ra­no come schiavi.
Una serie di prov­ve­di­men­ti del gover­no ha por­ta­to l’impresa taxi a un incre­men­to sen­za pre­ce­den­ti, facen­do arri­va­re il loro nume­ro alla cifra di ottan­ta­mi­la sol­tan­to al Cairo.
Con una leg­ge ema­na­ta nel­la secon­da metà degli anni ’90, il gover­no ha con­sen­ti­to la con­ver­sio­ne di tut­te le vec­chie auto in taxi, insie­me all’ingresso del­le ban­che nel mer­ca­to dei finan­zia­men­ti di auto pub­bli­che e pri­va­te. In que­sto modo, fol­le di disoc­cu­pa­ti si sono river­sa­te nel­la clas­se dei tas­si­sti, entran­do in una spi­ra­le di sof­fe­ren­za mos­sa dal­la cor­sa al paga­men­to del­le rate ban­ca­rie; dove lo sfor­zo atro­ce di quei dan­na­ti si tra­sfor­ma in ulte­rio­re gua­da­gno per ban­che, azien­de auto­mo­bi­li­sti­che e impor­ta­to­ri di pez­zi di ricambio.
Di con­se­guen­za diven­ta pos­si­bi­le tro­va­re tas­si­sti con ogni tipo di com­pe­ten­za e livel­lo d’istruzione, a par­ti­re dall’analfabeta, fino a giun­ge­re al lau­rea­to (ma non ho mai incon­tra­to tas­si­sti col dot­to­ra­to, finora…).
Costo­ro deten­go­no un’ampia cono­scen­za del­la socie­tà, per­ché la vivo­no con­cre­ta­men­te, sul­la stra­da. Ogni gior­no entra­no in con­tat­to con una varie­tà impres­sio­nan­te di uomi­ni. Attra­ver­so le con­ver­sa­zio­ni si som­ma­no nel­le loro coscien­ze pun­ti di vista che pene­tra­no inten­sa­men­te la con­di­zio­ne del­la clas­se dei mise­ra­bi­li d’Egitto, tant’è vero che, mol­to spes­so, ritro­vo nel­le ana­li­si poli­ti­che dei tas­si­sti una pro­fon­di­tà supe­rio­re a quel­la di tan­ti com­men­ta­to­ri poli­ti­ci che riem­pio­no di chiac­chie­re il mon­do. Per­ché la cul­tu­ra di que­sto popo­lo si rive­la nel­le sue ani­me più semplici.
Un popo­lo gran­dio­so e ammi­re­vo­le, il vero mae­stro di chiun­que voglia imparare.

Kha­led Al Kha­mis­si, 21 Mar­zo 2006
(tra­du­zio­ne di Erne­sto Paga­no)

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Da dietro una ruota, una sincera panoramica del Cairo

ISBN 9788887847147 © il Sirente di Jill Car­roll (The Chri­stian Scien­ce Moni­tor, 13 dicem­bre 2007)

Un bestsel­ler che offre sor­pren­den­ti cri­ti­che del­la socie­tà egi­zia­na e del suo gover­no attra­ver­so le voci dei taxi driver.

Il gior­na­li­sta Jill Car­roll discu­te con i tas­si­sti del Cai­ro. Il tas­si­sta Ahmed sie­de die­tro un volan­te rive­sti­to in fin­ta pel­le di leo­par­do. Una sca­to­let­ta rove­scia­ta di tes­su­to attac­ca­to al sof­fit­to pen­de accan­to alla sua testa. Come la mag­gior par­te dei tas­si­sti Cai­ro­ti, ride facil­men­te, ed è sem­pre dispo­sto a discu­te­re dei peri­co­li del suo lavo­ro — che chi ha vis­su­to per un peri­do in que­sta fumo­sa cit­tà sa che sono numerosi.

Dice di esse­re sta­to sbat­tu­to via, deru­ba­to, e  pre­so in giro dal­la poli­zia. “sen­to che a cau­sa loro la mia digni­tà si è spez­za­ta”, dice a pro­po­si­to del­la poli­zia del­la cit­tà, che “è mol­to dura con me”.

Come mol­ti egi­zia­ni — che ha due o tre posti di lavo­ro per far qua­dra­re il bilan­cio — Ahmed gui­da il taxi solo per gua­da­gna­re abba­stan­za per soste­ne­re la sua famiglia.

Duran­te i suoi stu­di per la Lau­rea in Inge­gne­ria infor­ma­ti­ca, ha pas­sa­to gli ulti­mi quat­tro anni a tra­spor­ta­re pas­seg­ge­ri per pagar­si le tas­se, di cui il 75% del gua­da­gno anda­va al pro­prie­ta­rio del vei­co­lo. E paga­va anche la benzina.

Ma “se lavo­ras­si sfrut­tan­do la mia lau­rea gua­da­gne­rei solo $ 21 al mese. E non mi baste­reb­be­ro nean­che per le sigarette”.

La sto­ria di Ahmed non è uni­ca. Il suo caso avreb­be potu­to facil­men­te esse­re sta­to pre­so da una sto­ria del nuo­vo libro di Kha­lid al-Kha­mis­si, “Taxi, Tales of Rides”, un best-sel­ler che sta sor­pren­den­do mol­ti Cai­ro­ti per la sua visio­ne del­la vita vista dal sedi­le poste­rio­re di un taxi.

Nel suo pri­mo libro, che è sta­to ristam­pa­to set­te vol­te e ha ven­du­to più di 30000 copie, il Sig Kha­mis­si offre una vista vario­pin­ta sul­la vita media egi­zia­na, attra­ver­so 58 dia­lo­ghi tra lui e i taxi driver.

È un roman­zo, che attra­ver­so le paro­le sem­pli­ci del lavo­ro gior­na­lie­ro dei tas­si­sti, svi­sce­ra com­men­ti socia­li e poli­ti­ci, un approc­cio un pò auda­ce qui che la cen­su­ra è un pro­ble­ma rea­le. Ma la sua auda­cia ha fat­to vola­re gli incas­si nel­le libre­rie egiziane.

Men­tre la mag­gior par­te dei tito­li egi­zia­ni sono scrit­ti in ara­bo clas­si­co, Kha­mis­si man­tie­ne la for­ma al mini­mo e impie­ga il dia­let­to egi­zia­no col­lo­quia­le a tut­ti i dia­lo­ghi che si svol­go­no in taxi. In tal sen­so, il medium enfa­tiz­za il messaggio.

La gen­te in stra­da o la gen­te [ele­gan­te] nei club, fa le stes­se discus­sio­ni”, dice Kha­mis­si, nel suo appar­ta­men­to del Cai­ro. I dia­lo­ghi del libro inten­do­no rap­pre­sen­ta­re un pano­ra­ma del­la socie­tà egi­zia­na nel 2006, spie­ga l’autore. “L’idea prin­ci­pa­le è quel­la di rac­con­ta­re ciò che sono sta­te le prin­ci­pa­li sto­rie in Egit­to nel cor­so del 2006 attra­ver­so un eroe e que­sto eroe è un taxi driver.”

Men­tre Ahmed potreb­be esse­re sta­to affa­sci­nan­te, i tas­si­sti del Cai­ro sono un impro­ba­bi­le scel­ta per un sim­pa­ti­co per­so­nag­gio. Dal pun­to di vista del pas­seg­ge­ro, han­no la repu­ta­zio­ne di esse­re avi­di, si bat­to­no per le tarif­fe — tarif­fe che sono deter­mi­na­te dal­la con­trat­ta­zio­ne – e sono sel­vag­gi alla guida.

Per le don­ne, sedu­te accan­to all’autista diven­ta spes­so un invi­to al tas­si­sta per lascia­re vaga­re le mani e per con­ver­sa­zio­ni sug­ge­sti­ve. I luo­ghi comu­ni per i tas­si­sti  sono mate­ria da leggenda.

Ma Kha­mis­si offre una visio­ne più equi­li­bra­ta dei tas­si­sti. I dia­lo­ghi rega­la­no del­le sor­pren­den­ti cri­ti­che del­la socie­tà e del gover­no, oltre ad appro­fon­di­men­ti sul­la vita media.

C’è sta­to un gran­de dibat­ti­to in ara­bo [let­te­ra­rio]  nei cir­co­li di impe­gno poli­ti­co… si trat­ta di onde. Mol­ti scrit­to­ri egi­zia­ni vedo­no se stes­si come poli­ti­ca­men­te impe­gna­ti”, affer­ma Debo­rah Starr, un pro­fes­so­re asso­cia­to, che si è spe­cia­liz­za­to nel­la let­te­ra­tu­ra moder­na ara­ba pres­so la Cor­nell Uni­ver­si­ty Dipar­ti­men­to di Stu­di sul Vici­no Oriente.

Kha­mis­si sem­bra a suo agio in que­sto gene­re di cri­ti­ca poli­ti­ca, anche se affer­ma che non era il suo obiet­ti­vo. In un pas­sag­gio, un taxi dri­ver cri­ti­ca il pre­si­den­te Hosni Muba­rak, per nome, gene­ral­men­te è una cosa che gli scrit­to­ri non fan­no mai.

Men­tre mol­te del­le cri­ti­che riguar­dan­ti il gover­no in “Taxi” sono espres­se pri­va­ta­men­te tra gli egi­zia­ni, il dis­sen­so è di soli­to vago e raro. Kha­mis­si dice di non aver affron­ta­to nes­sun con­trac­col­po a cau­sa del libro, anche se un gior­na­li­sta tele­vi­si­vo ha det­to di esse­re sta­to avver­ti­to dal­la madre che ave­va let­to il libro, a non inter­vi­sta­re Khamissi.

Si trat­ta di un arti­co­la­ta e diver­ten­te… cri­ti­ca” del­la socie­tà e del­la poli­ti­ca in Egit­to, dice al  Cai­ro Press, Mark Linz, diret­to­re dell’Università Ame­ri­ca­na, che pub­bli­ca ora una serie di libri di  let­te­ra­tu­ra ara­ba in lin­gua ingle­se. ” è uni­co per­ché uti­liz­za l’umorismo. Per del­le que­stio­ni che gli egi­zia­ni ten­do­no a pren­de­re mol­to sul serio”.

Kha­mis­si dice di non esse­re un’analista, ma mol­ti dico­no che la popo­la­ri­tà del libro vie­ne dal fat­to che “ognu­no si ritro­va nel libro [quan­do han­no let­to il libro.] Ogni let­to­re ci leg­ge la  pro­pria esperienza.”

(tra­du­zio­ne di Chia­ra­stel­la Cam­pa­nel­li)

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