Giuseppe Iannozzi, 6 dicembre 2016

La distopia di Ahmed Nàgi fra George Orwell e Jonathan Lethem

Il 16 maggio 2016 PEN ha assegnato ad Ahmed Nàgi il PEN/Barbey Freedom to Write Award, riconoscendo la sua lotta di fronte alle avversità per il diritto alla libertà di espressione.

Chec­ché se ne dica, 1984 di Geor­ge Orwell, si sia d’accordo o no, ha dato il là a un nuo­vo modo di fare e di inten­de­re la Let­te­ra­tu­ra, la disto­pia socio-poli­ti­ca è così entra­ta a far par­te dell’immaginario col­let­ti­vo e, soprat­tut­to, ha for­ni­to a tan­ti e tan­ti scrit­to­ri il corag­gio di dir­si con­tro i regi­mi tota­li­ta­ri denun­cian­do l’invivibile pre­ca­rie­tà del pro­prio tem­po sto­ri­co.

Ahmed Nàgi scri­ve Vita: istru­zio­ni per l’uso, è que­sto il tito­lo ita­lia­no del roman­zo Isti­kh­dam al-Hayat illu­stra­to da Ayman al-Zor­ka­ny e pub­bli­ca­to in Ita­lia da Il Siren­te nel­la col­la­na Altria­ra­bi. Il roman­zo si pre­sen­ta al let­to­re come una vera e pro­pria disto­pia in per­fet­to sti­le orwel­lia­no: una cata­stro­fe natu­ra­le ha sov­ver­ti­to l’ordine del Cai­ro, la vita non è più quel­la dei tem­pi pas­sa­ti, lun­go le stra­de si tra­sci­na­no dispe­ra­ti più mor­ti che vivi, le malat­tie imper­ver­sa­no e mie­to­no vit­ti­me a iosa. La tec­no­lo­gia, anch’essa, è sol più un ricor­do. Il cie­lo che copre il Cai­ro è vuo­to e all’orizzonte nes­su­na spe­ran­za. Cio­no­no­stan­te Bas­san tie­ne vivo un sogno, un sogno gran­de: la rico­stru­zio­ne del Cai­ro. Si ado­pe­ra insie­me alla Socie­tà degli Urba­ni­sti per­ché il sogno pos­sa un gior­no esse­re real­tà tan­gi­bi­le. Bas­san fa la cono­scen­za di Ihab Has­san, che ha un’idea per restau­ra­re la bel­lez­za e il ful­go­re che sem­bra­no esser sta­ti per sem­pre per­du­ti nel­le sab­bie del tem­po.
Il Cai­ro è di fat­to un infer­no, una cloa­ca sot­to un cie­lo plum­beo, così lo imma­gi­na lo scrit­to­re e gior­na­li­sta egi­zia­no Ahmed Nàgi con­dan­na­to a due anni di car­ce­re per aver scrit­to e dato alle stam­pe que­sto lavo­ro disto­pi­co. Al pari di Orwell, Ahmed Nàgi descri­ve una socie­tà ridot­ta ai mini­mi ter­mi­ni: i sen­ti­men­ti sono vie­ta­ti, pro­va­re emo­zio­ni non è pos­si­bi­le per­ché l’ordine del­la repres­sio­ne vuo­le che tut­ti gli indi­vi­dui sia­no alli­nea­ti, vuo­ti e nell’anima e nel­la psi­che.

Il lavo­ro di Nàgi è sta­to subi­to bol­la­to come “offe­sa alla pub­bli­ca mora­le”: per­ché? L’autore descri­ve, per som­mi capi in veri­tà, una sce­na di ses­so in una socie­tà dove i sen­ti­men­ti sono sta­ti abo­li­ti. Nel cor­so del sesto capi­to­lo un grup­pet­to di gio­va­ni sogna­no e sogna­no for­te: rol­la­no can­ne, ingol­la­no bir­ra e soprat­tut­to si lec­ca­no le pupil­le sognan­do l’amore. Non ci si lasci però ingan­na­re: la sce­na non con­tie­ne nes­sun ele­men­to real­men­te sca­bro­so, è difat­ti essa poi solo un espe­dien­te let­te­ra­rio vec­chio come il cuc­co per rida­re all’amore l’amore, null’altro che que­sto.

La vita: istru­zio­ne per l’uso
 di Ahmed Nàgi non è un roman­zo feti­ci­sta che par­la a spron bat­tu­to di ses­so pur non man­can­do di ritrar­re per­so­nag­gi quan­to­me­no biz­zar­ri, da vero e pro­prio bur­le­sque, que­sto è bene sot­to­li­near­lo, è inve­ce foto­gra­fia di una socie­tà sce­ve­ra­ta di vive­re la liber­tà, di ope­ra­re, sen­za costri­zio­ni e pres­sio­ni ester­ne, le sue pro­prie scel­te: la cit­tà pos­sie­de uomi­ni e don­ne, nes­su­no è padro­ne di nien­te e nes­su­no deve per­met­ter­si di cre­de­re nel libe­ro arbi­trio.

Ahmed Nàgi non fa alcun accen­no ai fat­ti occor­si pri­ma e dopo la rivo­lu­zio­ne (2011), ma non è una dimen­ti­can­za la sua, è inve­ce una scel­ta pre­ci­sa come a voler sot­to­li­nea­re che nul­la è cam­bia­to vera­men­te dopo la desti­tu­zio­ne del tren­ten­na­le regi­me del Pre­si­den­te Hosni Muba­rak. Affin­ché il Cai­ro pos­sa esse­re una cit­tà viva per la vita, per i sen­ti­men­ti e la car­na­li­tà anche, c’è una sola pos­si­bi­li­tà e que­sta è rap­pre­sen­ta­ta da La Socie­tà degli Urba­ni­sti ret­ta dal­la maga Papri­ka. Il pro­get­to di Papri­ka, for­te del­la sua magia, è quel­lo di crea­re un nuo­vo cen­tro urba­no iper­tec­no­lo­gi­co: distrug­ge­re il Cai­ro affin­ché risor­ga diver­so, com­ple­ta­men­te nuo­vo. Nàgi dà così ini­zio a una vera e pro­pria disto­pia dai con­tor­ni inquie­tan­ti e non poco rea­li­sti­ci.

Vita: istru­zio­ni per l’uso di Ahmed Nàgi è un per­fet­to roman­zo disto­pi­co, per­fet­to per­ché, con estre­ma sapien­za, l’autore fa sua la lezio­ne di Geor­ge Orwell e quel­la di Jona­than Lethem.

06/12/2016  Giu­sep­pe Ian­noz­zi

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Egitto: Al Khamissi, Usa e Ue frenino colpo di stato Morsi

ANSA­med | Mer­co­le­dì 5 dicem­bre 2012 | Lucia­na Bor­sat­ti |

”Gli Sta­ti Uni­ti e l’Europa, che han­no soste­nu­to Mor­si, devo­no ora man­dar­gli un mes­sag­gio chia­ro: che sono con­tra­ri ad un col­po di sta­to come quel­lo che sta com­pien­do”. Kha­led Al Kha­mis­si — scrit­to­re noto per il suo best-sel­ler ”Taxi”, tra­dot­to in più’ lin­gue — non usa mez­zi ter­mi­ni sul­le respon­sa­bi­li­tà dell’Occidente nel­la deri­va che l’Egitto ha pre­so in que­sti mesi, con gli ulti­mi col­pi di mano del pre­si­den­te Moha­med Mor­si sul pia­no isti­tu­zio­na­le ed i san­gui­no­si scon­tri di piaz­za tra suoi oppo­si­to­ri e soste­ni­to­ri.

Gli Sta­ti Uni­ti in par­ti­co­la­re, sot­to­li­nea in un’intervista ad ANSA­med, han­no gran­di respon­sa­bi­li­tà nell’aver soste­nu­to il pre­si­den­te espres­so dai Fra­tel­li Musul­ma­ni. La sua ele­zio­ne e’ sta­ta il pun­to di arri­vo, osser­va, di una tran­si­zio­ne affi­da­ta all’esercito e rive­la­ta­si ”disa­stro­sa” per l’Egitto. Negli ulti­mi mesi Mor­si ha infat­ti por­ta­to avan­ti ”un coup d’etat”, denun­cia, con­tro gli altri pote­ri del­lo sta­to e le altre for­ze poli­ti­che. Insie­me ai Fra­tel­li Musul­ma­ni, ”ha pre­so tut­ti i pote­ri nel­le sue mani e pro­vo­ca­to una vera e pro­pria bat­ta­glia nel­le stra­de del Pae­se. Il regi­me ha per­so ogni legit­ti­mi­tà e quel­la di que­sti gior­ni e’ una situa­zio­ne di vero e pro­prio scon­tro con il popo­lo egi­zia­no”. Uno scon­tro in cui vi sono sta­ti anche i mor­ti di sta­se­ra, ma anche gesti come quel­li di un atti­vi­sta dei Fra­tel­li Musul­ma­ni che — rife­ri­sce dal­la sua casa del Cai­ro, men­tre si pre­pa­ra a tor­na­re anche lui a mani­fe­sta­re — avreb­be addi­rit­tu­ra taglia­to un orec­chio ad un oppo­si­to­re.

Eppu­re vi sono sta­te del­le aper­tu­re da par­te dell’entourage di Mor­si alle istan­ze dell’opposizione, come si pos­so­no valu­ta­re? ”Noi voglia­mo fat­ti, non paro­le — rispon­de al Kha­mis­si, che in Taxi rac­col­se gli umo­ri dell’uomo del­la stra­da del Cai­ro pri­ma del­la rivo­lu­zio­ne -. Anche pri­ma Mor­si ave­va pro­mes­so che ci sareb­be sta­ta una nuo­va Costi­tu­zio­ne con­di­vi­sa da tut­ti, e cosi’ non e’ sta­to”. Eppu­re, Mor­si ha avu­to l’appoggio del voto popo­la­re alle ele­zio­ni. ”Dove­te ricon­si­de­ra­re que­sta idea del voto — rilan­cia — io non ho vota­to, e cosi’ mol­ti altri, perché non pote­va­mo accet­ta­re di dover sce­glie­re tra un can­di­da­to dei Fra­tel­li Musul­ma­ni ed un uomo come Sha­fik, del vec­chio regi­me di Muba­rak”. E chi ha vota­to per Mor­si lo ha fat­to pro­prio per­ché’ non vole­va Sha­fik, aggiun­ge, oppu­re per ave­re il ”dena­ro” che i Fra­tel­li Musul­ma­ni pote­va­no garan­ti­re loro.

Ma ora Euro­pa e Sta­ti Uni­ti non pos­so­no sta­re a guar­da­re e ”devo­no par­la­re chia­ro — con­clu­de lo scrit­to­re -. Deve ripar­ti­re il dia­lo­go con gli altri par­ti­ti poli­ti­ci per una tran­si­zio­ne paci­fi­ca e per una nuo­va Costi­tu­zio­ne di tut­ti”.

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Il cambiamento è irreversibile presto toccherà anche la politica

La Repub­bli­ca | Saba­to 16 giu­gno 2012 | Dona­tel­la Alfon­so |

LA LIBERTÀ ha sem­pre un prez­zo ma, avver­te Kha­led al Kha­mis­si, scrit­to­re e regi­sta cai­ro­ta che con il suo bestsel­ler Taxi (tra­dot­to in Ita­lia da “il Siren­te”) ha dato voce a pro­te­ste, sen­ti­men­ti, desi­de­ri del popo­lo egi­zia­no negli ulti­mi anni del regi­me di Hosni Muba­rak, «ormai è ini­zia­to un pro­ces­so irre­ver­si­bi­le, in Egit­to come negli altri Pae­si ara­bi. Pos­so­no anche veni­re i mili­ta­ri, può gover­na­re Sha­fiq, ma quel­la che è già una for­te tra­sfor­ma­zio­ne socia­le diven­te­rà, nell’ arco di due o tre anni, anche poli­ti­ca. È una rivo­lu­zio­ne sen­za par­ti­ti, pro­gram­mi, lea­der, ma è un per­cor­so di liber­tà. La stra­da è lun­ga, aspet­ta­te­ci: tra die­ci anni ci vedre­te». Kha­led al Kha­mis­si, si può par­la­re di un gol­pe in Egit­to? «La stam­pa occi­den­ta­le ado­ra i ter­mi­ni for­ti, ma io non la pen­so così. Se devo dire la veri­tà, non me ne impor­ta nul­la di quel­lo che acca­de sul­la cima del­la pira­mi­de, per­ché io guar­do alla base del­la pira­mi­de. Non inte­res­sa a me e non inte­res­sa alla gen­te. Che tor­ni Sha­fiq, che i mili­ta­ri pren­da­no il pote­re… sarà solo un pro­ble­ma di ver­ti­ce. I cam­bia­men­ti socia­li ormai sono irre­ver­si­bi­li». Ritor­no dei vec­chi gover­nan­ti, vit­to­ria dell’ Islam radi­ca­le un po’ dap­per­tut­to: la pri­ma­ve­ra ara­baè fini­ta? «Lo ripe­to dal gen­na­io del 2011: non c’ è nes­su­na pri­ma­ve­ra ara­ba, ma un cam­bia­men­to socia­le che con­ti­nua e por­te­rà a una vera tra­sfor­ma­zio­ne di tut­ti i nostri Pae­si entro una deci­na d’ anni. La gen­te sa che ci vuo­le tem­po, ma ha fidu­cia nel lun­go perio­do. Non teme né Sha­fiq, né i Fra­tel­li musul­ma­ni per­ché cre­de nel­la liber­tà, che gli isla­mi­sti inve­ce com­bat­to­no. Sha­fiq vuo­le veni­re? Bene, che ven­ga. Non cam­bie­rà quan­to sta acca­den­do alla base del­la socie­tà». Da quan­to lei dice sem­bra che i mili­ta­ri sia­no qua­si dei garan­ti del­la tra­sfor­ma­zio­ne: non teme inve­ce una guer­ra civi­le come ci fu in Alge­ria? «No, è pas­sa­to mol­to tem­po, la sto­ria è diver­sa, c’ è Inter­net, c’ è la pos­si­bi­li­tà di espri­mer­si e il corag­gio di far­lo. Inol­tre, non c’ è un nuo­vo pote­re isla­mi­co, i movi­men­ti radi­ca­li, negli anni, sono sta­ti soste­nu­ti e finan­zia­ti sia da Sadat che, soprat­tut­to, da Muba­rak. E, per quan­to riguar­da il Con­si­glio supre­mo del­le For­ze arma­te, non vedo la pos­si­bi­li­tà di una sfi­da tra il ritor­no al pote­re dell’ Ancien régi­me e un nuo­vo pote­re isla­mi­co. Ci sono inte­res­si poli­ti­ci e finan­zia­ri da difen­de­re, ser­ve una sta­bi­li­tà». Pen­sa a un ruo­lo degli intel­let­tua­li in que­sto per­cor­so di cre­sci­ta demo­cra­ti­ca? «No, gli intel­let­tua­li non han­no un peso suf­fi­cien­te. È la clas­se media, e soprat­tut­to sono i gio­va­ni, per­ché il 60 per cen­to degli egi­zia­ni ha meno di 25 anni, che non inten­do­no accet­ta­re né la for­ma­li­tà del siste­ma di Muba­rak né di quel­lo dei Fra­tel­li musul­ma­ni. Si andrà pro­gres­si­va­men­te ver­so una con­cre­tiz­za­zio­ne poli­ti­ca di quan­to si sta già facen­do sot­to il pro­fi­lo socia­le». Lei, quin­di, che futu­ro vede per il suo Pae­se? «Io sono otti­mi­sta. Il cam­bia­men­to e la liber­tà saran­no al pote­re tra una deci­na d’ anni. Aspet­ta­te­ci».

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Riva Sud

La Repub­bli­ca | Dome­ni­ca 28 ago­sto 2011 | Sara Scheg­gia |

Taxi, vico­li, con­do­mi­ni. E il deser­to. Sono i luo­ghi del Magh­reb, quel­li che han­no tenu­to cal­de, sot­to la cene­re, le rivol­te esplo­se quest’anno. Descrit­ti da auto­ri egi­zia­ni ed alge­ri­ni, diven­te­ran­no tea­tro in uno spa­zio che si apre al pub­bli­co per la pri­ma vol­ta: il cor­ti­le del­la comu­ni­tà mino­ri­le di via del Pra­tel­lo. In quel luo­go, dove i ragaz­zi han­no crea­to un giar­di­no «segre­to» di pian­te offi­ci­na­li, ver­rà ospi­ta­to da doma­ni «Riva Sud Medi­ter­ra­neo», ras­se­gna di tea­tro, voci e musi­che che, oltre alla com­pa­gnia del Pra­tel­lo diret­ta da Pao­lo Bili, vedrà pro­ta­go­ni­ste anche altre real­tà cit­ta­di­ne. Si trat­ta di Tra un atto e l’altro, Tea­tri­no Clan­de­sti­no, Lala­ge Tea­tro e Medin­sud, che cure­rà l’accompagnamento musi­ca­le: insie­me ad atto­ri pro­fon­da­men­te diver­si ma tut­ti radi­ca­tia Bolo­gna, come Ange­la Mal­fi­ta­no, Fran­ce­sca Maz­za, Fio­ren­za Men­ni, Lucia­no Man­za­li­ni e Mau­ri­zio Car­dil­lo, met­te­ran­no in sce­na sei spet­ta­co­li per rac­con­ta­re le pri­ma­ve­re ara­be dei mesi scor­si. Ogni sera­ta, inol­tre, sarà intro­dot­ta da un inter­ven­to sul­la situa­zio­ne geo-poli­ti­ca in cor­so, con gli sto­ri­ci Gian­ni Sofri e Luca Ales­san­dri­ni, e lo scrit­to­re alge­ri­no resi­den­te a Raven­na Tahar Lam­ri.

«Il risul­ta­to pro­dot­to da atti­vi­tà come que­ste — spie­ga Giu­sep­pe Cen­to­ma­ni, diri­gen­te del Cen­tro di giu­sti­zia mino­ri­le dell’Emilia Roma­gna — vale il prez­zo da paga­re, cioè il rischio di fughe o l’incremento dei con­trol­li.

In più, mol­ti ragaz­zi del car­ce­re e del­la comu­ni­tà sono di ori­gi­ne magre­bi­na: è impor­tan­te con­di­vi­de­re rifles­sio­ni sul loro mon­do». Il rife­ri­men­to è a qual­che mese fa, quan­do un dete­nu­to del car­ce­re del­la Doz­za è eva­so duran­te le pro­ve di uno spet­ta­co­lo tea­tra­le.

«I mino­ri che seguia­mo rispon­do­no bene alle mani­fe­sta­zio­ni ester­ne — osser­va Loren­zo Roc­ca­ro, diret­to­re del­la Comu­ni­tà Pub­bli­ca di via del Pra­tel­lo 38, da cui pas­sa­no alme­no 130 ragaz­zi all’anno — Ora apri­ran­no le por­te del­la loro casa al pub­bli­co: li aiu­te­rà a per­ce­pi­re la comu­ni­tà come una vera resi­den­za in cui acco­glie­re ospi­ti». Riva Sud Medi­ter­ra­neo, soste­nu­ta da Lega­coop e Uni­pol e dai con­tri­bu­ti degli osti del­la stra­da, par­ti­rà doma­ni con «Voci dai taxi del Cai­ro. Oggi». Uno spet­ta­co­lo inter­pre­ta­to dai ragaz­zi del­la com­pa­gnia del Pra­tel­lo, trat­to dal roman­zo dell’egiziano Kha­led Al Kha­mis­si, che mixa mono­lo­ghi e dia­lo­ghi dei tas­si­sti del Cai­ro.

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Khaled Al Khamissi, Taxi

Grup­po di let­tu­ra | Mer­co­le­dì 8 giu­gno 2011 |  |

In  tem­pi di “Pri­ma­ve­ra ara­ba” per­ché non leg­ge­re qual­co­sa che ci aiu­ti a sen­ti­re più da vici­no i pro­ble­mi che da mesi spin­go­no mol­tis­si­mi nor­da­fri­ca­ni dell’area medi­ter­ra­nea e  abi­tan­ti del Medio e vici­no Orien­te  a scen­de­re in piaz­za e a lot­ta­re per con­qui­sta­re il dirit­to alla liber­tà, nel­la spe­ran­za di vive­re in pae­si di rea­le demo­cra­zia?
È sta­to bel­lo vede­re tan­ti gio­va­ni e tra loro tan­te don­ne mani­fe­sta­re in mar­ce e cor­tei, riem­pi­re piaz­za Tahir, incu­ran­ti degli atti di repres­sio­ne di quei gover­ni che voglio­no can­cel­la­re. E in Tuni­sia e in Egit­to si è già arri­va­ti ad un cam­bia­men­to, in altri si lot­ta anco­ra con esi­ti incer­ti.
Tahar Ben Jel­loun ha già pub­bli­ca­to pres­so Bom­pia­ni La rivo­lu­zio­ne dei gel­so­mi­ni, in cui con luci­di­tà e sem­pli­ci­tà spie­ga che cosa è acca­du­to, cosa sta acca­den­do e cosa acca­drà. “Cado­no dei muri di Berlino”-dice l’autore- e nien­te dopo que­sti fat­ti sarà più come pri­ma nel mon­do ara­bo. Que­sti pae­si stan­no sco­pren­do, han­no sco­per­to e riven­di­che­ran­no d’ora in poi, il valo­re e l’autonomia dell’individuo in quan­to cit­ta­di­no”.
Ma non voglio par­la­re  di que­sto libro che non ho anco­ra let­to, ma piut­to­sto di un libro di Kha­led Al Kha­mis­si, inti­to­la­to Taxi “e che ha come sot­to­ti­to­lo “Le stra­de del Cai­ro si rac­con­ta­no”.
E’ stato pub­bli­ca­to nel 2008 dal­la casa edi­tri­ce abruz­ze­se, il Siren­te, che  ha così inau­gu­ra­to  la col­la­na Altria­ra­bi, con l’intento di  favo­ri­re, al di là dei soli­ti pregiudizi, ”una cono­scen­za diret­ta tra i popo­li sen­za fil­tri, nean­che lin­gui­sti­ci”.
La let­tu­ra di que­sto libro, che non si può defi­ni­re roman­zo,  né inchie­sta gior­na­li­sti­ca, ci aiu­ta a capi­re qua­li sono le ragio­ni che han­no por­ta­to alla  recen­te rivol­ta in Egit­to.
Ori­gi­na­le è l’idea di far cono­sce­re una cit­tà come il Cai­ro attra­ver­so l’abitacolo di un taxi, anzi dei tan­ti taxi pre­sen­ti. Pare sia­no 220.000 i tas­si­sti abu­si­vi e 80.000 rego­la­ri: è vero che il Cai­ro è la cit­tà più popo­lo­sa dell’Egitto con cir­ca 8 milio­ni di abi­tan­ti e oltre 15 milio­ni dell’area metro­po­li­ta­na e del gover­na­to­ra­to omo­ni­mo È vero che è anche la più gran­de cit­tà dell’intera Afri­ca e del Vici­no Orien­te e la dodi­ce­si­ma metro­po­li in ordi­ne di popo­la­zio­ne al mon­do, ma i tas­si­sti sono comun­que tan­ti.
Tan­ti e mol­to diver­si tra loro: anal­fa­be­ti e diplo­ma­ti o laureati,sognatori e fal­li­ti, a vol­te costret­ti a lavo­ra­re gior­no e not­te con scar­sa remu­ne­ra­zio­ne, one­sti e inge­nui, ma anche capa­ci di truf­fa­re il clien­te, a vol­te dispe­ra­ti, qual­cu­no  idio­ta. Ed ecco­li muo­ver­si nel cao­ti­co traf­fi­co del­la capi­ta­le nel cal­do, tra la fol­la e il sot­to­fon­do assor­dan­te dei clac­son nei loro taxi , mac­chi­ne nere a stri­sce bian­che, spes­so car­cas­se  da rot­ta­ma­re, e chiac­chie­ra­re con il clien­te che è a bor­do.
Da que­ste con­ver­sa­zio­ni in 220 pagi­ne  ven­go­no fuo­ri 58 bre­vi rac­con­ti, che fini­sco­no per esse­re un vero docu­men­to di vita quo­ti­dia­na , denun­cia inge­nua, ma anche iro­ni­ca e cau­sti­ca del males­se­re socia­le di un popo­lo impo­ve­ri­to e  disil­lu­so.
In eser­go Al Kamis­si, egi­zia­no lau­rea­to in scien­ze poli­ti­che alla Sor­bo­na, scri­ve: “rega­lo que­sto libro alla vita che abi­ta nel­le paro­le del­le per­so­ne sem­pli­ci. Nel­la spe­ran­za che ingoi il vuo­to che da anni dimo­ra den­tro di noi”.
In ogni capi­to­lo il pro­ta­go­ni­sta è quel tas­si­sta di cui cono­scia­mo par­ti­co­la­ri del­la sua vita per­so­na­le, ma anche, ai limi­ti del­la cen­su­ra,  il suo pen­sie­ro riguar­do alla poli­ti­ca, alla reli­gio­ne, alla socie­tà.

Il taxi divie­ne, dun­que,  il luo­go del con­fron­to in cui si rispec­chia la coscien­za col­let­ti­va e i tas­si­sti, come si dice nel­la coper­ti­na  del libro , “sono ama­bi­li can­ta­sto­rie che, con disin­vol­tu­ra, con­du­co­no il let­to­re in un deda­lo di real­tà e poe­sia che è l’Egitto  dei nostri gior­ni”, quel­lo che ha riem­pi­to le piaz­ze  in que­sto ini­zio del 2011 e che ha por­ta­to alla cadu­ta di Muba­rak, che dete­ne­va il pote­re da 30 anni.
Il qua­dro è quel­lo di un Egit­to sull’orlo del­la ban­ca­rot­ta, in cui la cor­ru­zio­ne è gene­ra­liz­za­ta, in cri­si mora­le dif­fu­sa, in cui ogni gior­no si lot­ta per la soprav­vi­ven­za nel­la indif­fe­ren­za del­le isti­tu­zio­ni. Rac­col­go qual­che fra­se qua e là dai 58 rac­con­ti, che per la diver­si­tà dei pun­ti di vista raf­fi­gu­ra­no per­fet­ta­men­te il mon­do ara­bo con­tem­po­ra­neo, come sot­to­li­nea lo stes­so Al Kha­mis­si nell’introduzione.
Tan­ti i discor­si seri dei tas­si­sti, che a vol­te rac­con­ta­no anche bar­zel­let­te diver­ten­ti, ma ama­re.
“La cor­ru­zio­ne è al mas­si­mo” […]  ”la giun­gla è il para­di­so rispet­to a noi”… qual è la solu­zio­ne per soprav­vi­ve­re?  o vai a ruba­re o comin­ci a doman­da­re maz­zet­te o lavo­ri tut­to il gior­no… la mal­nu­tri­zio­ne è così dif­fu­sa che il 10% dei bam­bi­ni egi­zia­ni del Said sof­fro­no di ritar­do men­ta­le.”.
Secon­do i dati del­la Ban­ca Mon­dia­le il 58 % degli egi­zia­ni vive  infat­ti con due dol­la­ri al gior­no sot­to la linea del­la pover­tà, men­tre il 5% dei 75 milio­ni  di egi­zia­ni sono ric­chis­si­mi e indif­fe­ren­ti alle con­di­zio­ni gene­ra­li del­la popo­la­zio­ne.
“Chi non è diven­ta­to pez­zen­te con Muba­rak non lo diven­te­rà mai” dice uno di loro.
“Il discor­so del­la par­te­ci­pa­zio­ne poli­ti­ca è una bar­zel­let­ta di quel­le tri­sti, ma tri­sti dav­ve­ro”…
“Abbia­mo già pro­va­to tut­to. Pro­vam­mo il re e non fuzio­na­va, pro­vam­mo il socia­li­smo con Nas­ser e nel pie­no del socia­li­smo ci sta­va­no i gran pascià dell’esercito e dei ser­vi­zi segre­ti… alla fine sia­mo arri­va­ti al capi­ta­li­smo che però ha il  mono­po­lio, il set­to­re pub­bli­co che scop­pia, la dit­ta­tu­ra e lo sta­to di emer­gen­za. E ci han­no fat­to diven­ta­re un poco ame­ri­ca­ni e tra poco pure israe­lia­ni; e allo­ra per­ché non pro­via­mo pure i Fra­tel­li Musul­ma­ni?”
“E poi que­sti ame­ri­ca­ni non si capi­sco­no pro­prio: aiu­ta­no Muba­rak, aiu­ta­no i Fra­tel­li Musul­ma­ni, aiu­ta­no i cop­ti espa­tria­ti che fan­no un casi­no da paz­zi. Poi sbor­sa­no i sol­di all’Arabia Sau­di­ta, che a sua vol­ta sbor­sa sol­di ai fon­da­men­ta­li­sti isl­mi­ci ‚che a loro vol­ta finan­zia­no gli atten­ta­ti con­tro, dicia­mo, gli ame­ri­ca­ni”…
Un altro: “Il mon­do ormai… sono tut­ti pesci che si man­gia­no tra di  loro. Gros­so o pic­ci­ril­lo, tut­ti quan­ti si magna­no l’uno con l’altro”
Un altro anco­ra: “In Egit­to l’essere uma­no è come la pol­ve­re in un bic­chie­re cre­pa­to. Il bic­chie­re si può rom­pe­re in un nien­te e la pol­ve­re vola via. Impos­si­bi­le rac­co­glier­la e pure inu­ti­le: è solo un po’ di pol­ve­re. L’uomo in que­sto pae­se è così… non vale nien­te
Come ci ricor­da il tra­dut­to­re, Erne­sto Paga­no, “è il pri­mo libro scrit­to per tre quar­ti in dia­let­to, quin­di di non faci­le tra­du­ci­bi­li­tà. Per que­sto la par­la­ta col­lo­quia­le dei tas­si­sti è sta­ta tal­vol­ta colo­ra­ta da espres­sio­ni dia­let­ta­li meri­dio­na­li, per lo più napo­le­ta­ne.”

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Egitto: scrittore Al Khamissi, Mubarak ha ucciso i nostri sogni

| AKI ADN­Kro­nos | Saba­to, 29 gen­na­io 2011 |

L’anziano raìs Hosni Muba­rak, con il suo siste­ma, ”ha ucci­so i sogni dei gio­va­ni egi­zia­ni: per il futu­ro voglia­mo piu’ sogni e meno cor­ru­zio­ne”. Tra sogni infran­ti e spe­ran­ze Kha­led Al Kha­mis­si, trai piu’ noti scrit­to­ri egi­zia­ni con­tem­po­ra­nei, fino a ieri in piaz­za al Cai­ro a mani­fe­sta­re con­tro Muba­rak insie­me a miglia­ia di con­na­zio­na­li, par­la ad AKIADNKRONOS INTERNATIONAL di ”cam­bia­men­ti tar­di­vi” con cui Muba­rak, dopo gior­ni di pro­te­ste, ha rispo­sto alle richie­ste dei mani­fe­stan­ti egi­zia­ni: cam­bia­men­ti giu­di­ca­ti ”non suf­fi­cien­ti”. E, quin­di, ”pre­sto fini­rà l’era Muba­rak”.
Kha­mis­si si dice con­vin­to che ”se non sarà oggi e nean­che doma­ni, e’ solo que­stio­ne di set­ti­ma­ne o di qual­che mese”. ”La sto­ria del­la fami­glia Muba­rak alla pre­si­den­za dell’Egitto è già fini­ta”, pro­se­gue l’autore di ‘Taxi. Le stra­de del Cai­ro si rac­con­ta­no’, sot­to­li­nean­do come que­sta sia la ”con­qui­sta del­la rivo­lu­zio­ne” egi­zia­na. Ma Muba­rak non è solo una per­so­na, è anche un siste­ma. E a que­sta osser­va­zio­ne, Al Kha­mis­si rispon­de con la tri­ste con­sta­ta­zio­ne che ”pur­trop­po il siste­ma con­ti­nue­rà” a fun­zio­na­re, alme­no per un cer­to tem­po, in modo simi­le a quel­lo del pas­sa­to. Tut­ta­via, affer­ma, la spe­ran­za e’ che ”alme­no spa­ri­sca la cor­ru­zio­ne, per­che’ sino­ra c’è sta­to al pote­re un siste­ma com­ple­ta­men­te cor­rot­to”.

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