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Press Di Pasquale

Ristampa del libro “Ucraina terra di confine” (M. Di Pasquale)

Le proteste del Maidan iniziate alla fine del novembre 2013 e l’occupazione russa della Crimea del febbraio scorso hanno riportato l’Ucraina al centro dell’attenzione internazionale in un clima di Guerra Fredda che credevamo relegato al passato, risvegliando anche in Italia profondi contrasti ideologici.
Ma cosa è l’Ucraina? Poco si sa di questo straordinario Paese, terra di confine tra Est e Ovest pressoché sconosciuta al lettore italiano, spesso confusa con la Russia o associata a una stereotipata immagine di grigiore post-sovietico. Il più grande Paese d’Europa per estensione geografica è tuttavia una nazione ricca di storia in cui si incontrano e dialogano culture composite (ebrea, polacca, armena, tatara, asburgica).

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Press Di Pasquale

Ucraina 2014: Massimiliano Di Pasquale @ Rai News 24

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Collana Comunità alternative

Comunità alternative

“Comunità alternative” è un’innovativa selezione di romanzi di autori contemporanei di primo piano curata da Beppi Chiuppani, dottore di ricerca in letterature comparate (University of Chicago), scrittore e saggista. Le opere di questa collana mettono in evidenza forme di relazionamento interpersonale nate da approcci non convenzionali verso l’identità sessuale, l’appartenenza etnica, la diversità culturale e religiosa, offrendo nuovi modi di concepire la socialità e i rapporti umani. Al grande valore letterario questi testi non mancano di unire il piacere di raccontare una storia. Con la loro potente carica fabulatoria, le narrative scelte guidano il lettore verso inconsueti orizzonti geografici e culturali, presentando gli aspetti fondamentali di paesi che stanno acquistando un rilievo sempre più grande nel panorama geopolitico e culturale contemporaneo.
Dalle comunità multirazziali del Sud Africa contemporaneo, alla socialità del Brasile meno noto di CuritibaBrasília o San Paolo, alla vita delle periferie di Luanda, le opere sinora pubblicate offrono al lettore italiano la possibilità di un incontro culturale di qualità con una serie di Paesi in via di sviluppo che pur apparendo sempre più frequentemente nella stampa sono spesso ancora assenti dalle nostre librerie.
Gli autori scelti sono noti nazionalmente e internazionalmente e tuttavia restano in Italia ancora da scoprire appieno. Molti di loro sono già stati premiati con alcuni dei maggiori riconoscimenti dei rispettivi paesi, come il Prémio São Paulo de Literatura, il Prémio Jabuti, il Grinzane Africa Award, Premio Saramago, il premio Casa de Las Americas, e altri ancora.
Ciascun titolo della collana è arricchito da una prefazione. Tra gli autori in catalogo pubblicati: il sudafricano Phaswane Mpe (Benvenuti a Hillbrow), João Almino,(Le cinque stagioni dell’amore) e Ondjaki (NonnaDiciannove e il segreto del sovietico).

1. Phaswane Mpe, Benvenuti a Hillbrow (Sudafrica, 2011)
Un viaggio onirico per le strade di Hillbrow, quartiere di Johannesburg dove si concentrano il fascino e le contraddizioni dell’anima sudafricana post-apartheid. Incluso in Twenty in 20: The Best Short Stories of South Africa’s 20 Years of Democracy, Benvenuti a Hillbrow è una perla della narrativa contemporanea non solo africana che anticipa di pochi anni il destino tragico dell’autore.

2. João Almino, Le cinque stagioni dell’amore (Brasile, 2012)
Un romanzo di formazione che narra la transizione nella vita di Ana, professoressa in pensione che si interroga sul senso della propria vita e dalla sua ordinarietà. La rete di relazioni sociali e personali multiformi che si construiscono attorno a lei la conducono verso una possibile risposta. Originale esplorazione della relazionalità umana e della varietà che può acquisire, Le cinque stagioni dell’amore è anche un romanzo sulla città di Brasilia, sorta come tentativo di dare forma architettonica a un sogno socio-politico di impronta tipicamente modernista. Vincitore del Premio Casa de las Américas nel 2003.

3. Ondjaki, NonnaDiciannove e il segreto del sovietico (Angola, 2015)
Sullo sfondo di un Paese segnato dai conflitti successivi all’indipendenza e sotto l’influenza sovietica e cubana, lo sguardo di un bambino filtra le tracce del disordine. Ondjaki, inventando una lingua impossibile, infantile e colta allo stesso tempo, riformula la realtà storica di un quartiere della capitale angolana in una vera e propria “comunità alternativa” in cui si sviluppano relazioni sociali tra angolani, cubani e sovietici caratterizzate da creatività, avventura, compassione – e infine riscatto. Vincitore nel 2010 del prestigioso premio letterario Jabuti, NonnaDiciannove e il segreto del sovietico sancisce la maturità artistica di uno dei più significativi scrittori in lingua portoghese, vincitore nel 2013 del Premio Saramago.

4. Il prossimo romanzo della collana uscirà nel giugno 2016. Titolo e autore verranno annunciati tra rullo di tamburi e rumor di grancassa alla fine di quest’anno. Tenetevi pronti…

 

Parole chiave: Comunità alternative – Letteratura postcoloniale – Sudafrica – Brasile – Angola

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Collana Inchieste

Inchieste – Collana di reportage dall’est del mondo

Inchieste è una collana dedicata a reportage giornalistici che guarda all’est d’Europa e del mondo. La collana si compone attualmente di tre titoli. Il petrolio e la gloria di Steve Levine – giornalista del Washington Post esperto di Paesi dell’area ex-sovietica – è il frutto di anni di ricerche e ripercorre con estrema accuratezza la corsa all’oro nero nell’area del Mar Caspio, dalla fine dell’Ottocento sino ai giorni nostri. Sempre di Steve LeVine, Il labirinto di Putin è un saggio-thriller politico che inizia e finisce con l’omicidio del dissidente russo Alexander Litvinenko: prima e dopo questo evento centrale, una serie di bizzarre morti di giornalisti, dissidenti e ambasciatori si susseguono inesorabili. Strane morti che diventano una lente attraverso la quale prende forma la nuova Russia che oggi conosciamo. Infine, Ucraina terra di confine di Massimiliano Di Pasquale, alla sua quarta ristampa, ci conduce attraverso l’Ucraina dai Carpazi alla Crimea. Incontrando ex dissidenti, scrittori e gente comune, portandoci nei caffè asburgici di Leopoli, nei luoghi letterari di Chekhov o nelle miniere del Donbas, l’autore ci fa scoprire la complessità di un Paese ormai al centro delle cronache internazionali.

A novembre sarà in libreria il secondo libro di Massimiliano Di Pasquale, Riga Magica. Cronache dal Baltico.

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Colazione con Massimiliano Di Pasquale, fotogiornalista esperto di Ucraina

Alibionline | Giovedì 12 dicembre 2013 |  |

“Ukraïna tse Ukraïna!” L’Ucraina è Ucraina! Ricordate il simpatico spot che a metà degli anni Novanta reclamizzava il nuovo atlante geografico venduto a fascicoli settimanali con Il Corriere della Sera? Al cosmonauta atterrato in mezzo al suo pollaio, la contadina ucraina teneva una rapida lezione di geografia per aggiornarlo degli epocali cambiamenti avvenuti durante la sua missione nello spazio. “Ne sono successe di cose negli ultimi anni” diceva lo speaker. E non hanno smesso di succedere, vien da dire osservando (da lontano) quanto sta accadendo in queste settimane a Kiev, capitale dell’Ucraina.

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L’autunno siriano secondo Golan Haji

Frontiere News | Mercoledì 11 dicembre 2013 | Monica Ranieri |

Incontro Golan Haji, poeta curdo siriano, a Baridove è stato invitato per presentare la sua raccolta di poesie “L’autunno qui, è magico e immenso”, edita da “Il Sirente”. Ho il libro tra le mani e lo sguardo continua a soffermarsi su alcuni versi che avevo sottolineato leggendolo. “La mia ombra, appena calpestata/ si ripara sotto di me/ e le mie parole/che sono il mio deserto e mi fan male/si accampano intorno a me”. L’espressione degli occhi di Haji mentre mi racconta della Siria, dei diritti del popolo curdo, e del suo muoversi lungo ed oltre i confini delle scritture e delle lingue, e il tono vibrante della sua voce, mi hanno condotto amichevolmente lungo i sentieri che le parole accampate tracciano attraversano il deserto. 

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“Leggere” la Siria da un altro punto di vista. A Bari il reading del poeta curdo siriano Golan Haji

| Editoriaraba | Lunedì 2 dicembre 2013 | Silvia Moresi |

Lo scorso venerdì a Bari si è svolto l’evento “Narrazioni libere. Dalla Siria all’Italia il futuro è commons”. Un’occasione per la città pugliese di ascoltare le parole del poeta curdo siriano Golan Haji e riflettere su una Siria “altra”, rispetto a quella proposta dai media mainstream recentemente. Silvia Moresi ha partecipato all’evento e ne ha scritto per il blog (oltre a fotografare alcuni momenti della serata). Buona lettura!

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Prima delle badanti, c’era Hollywood – L’Ucraina segreta dai cosacchi alla Ceka

La Stampa | Mercoledì 25 novembre 2013 | Anna Zafesova |

Massimiliano Di Pasquale scrive il primo racconto in italiano di una terra vicina quanto sconosciuta: “Ucraina terra di confine” è un diario di viaggio che fa parlare i ricordi e le storie delle persone incontrate.

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Citazioni

Novità collana altriarabi

Torneresti affamato,
come un’idea che temi possa morire.
Se aprissi una porta qualunque,
per rassicurarti o andartene,
apriresti la strada al dubbio.
Lo specchio si avvicinerebbe e si alzerebbe.
E come vecchi nemici
i tuoi occhi fisserebbero i tuoi occhi.

L’autunno, qui, è magico e immenso
Golan Haji

il Sirente
Altriarabi
pp. 128, b/n
Euro 10,00

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جولان حاجي يرتحل إلى رحابة القصيدة

Al-Akhbar |  Mercoledì 9 ottobre 2013 | ادب وفنون |

جولان حاجي يرتحل إلى رحابة القصيدة

منذ البداية، انحاز إلى اللغة المحكومة بخصوبة معجمية، لكن ذلك لم يمنعه من إنجاز قصيدة واضحة المعاني. ديوانه «الخريف هنا، ساحرٌ وكبير» خطوة جديدة في تجربة الشاعر السوري الذي يحوّل مذاقات اللغة اليومية إلى منجزات شخصية
يزن الحاج

في مجموعته الجديدة «الخريف، هنا، ساحرٌ وكبير» (الصادرة بالعربيّة والإيطاليّة عن «دار إل سيرنته» – 2013)، يواصل جولان حاجي (1977) مشروعه الشعري الذي بدأ منذ باكورته «نادى في الظّلمات» (2006). جولان صاحب تجربةٍ خاصّة في الشعر السوري، كانت اللغة فيها المكون الأساسي، مبتعداً عن التقييدات التي التصقت بمعظم مجايليه الذين انحازوا إلى «القصيدة اليومية» ورموزها. وبرغم «الاتّهامات» الجاهزة التي حاول فيها البعض تأطير شعر جولان (سليم بركات كمرجعية شعرية كردية من جهة، أو التأثر بالشعر الأوروبي والأميركي بحكم اطّلاع الشاعر عليهما في ترجماته المتفرّقة المنشورة)، إلا أنّ المتتبّع لهذه التجربة يستطيع التقاط خصوصيّتها التي تنأى عن التصنيفات السائدة.
منذ البداية، استندت تجربة جولان الشعرية الى تجسير الهوة بين الشفهي والكتابي. ثمّة ظلالٌ للترجمة في شعره تتبدّى واضحةً في معظم القصائد؛ ليست الترجمة الاعتيادية بحرفيّتها، بل معناها الضمني الذي كان يشير إليه الشاعر في حواراتٍ عديدة (كلّ كتابة هي ترجمة). الترجمة كعملية نقل بدرجات متعدّدة: نقل الكلمات من المخيّلة/ العقل إلى الورق، نقل المفردات وتحويلها من لغةٍ إلى لغة، ونقل القصيدة/ الحياة من عالمٍ واقعيّ إلى عالم مواز آخر يهرب ويلتجئ إليه، تكون فيه «كاف» التشبيه هي الأداة المحوريّة في القصيدة.
عبر هذا النّقل، تتحرّك قصيدة جولان مبتعدةً عن التقييدات وضيق «اليوميّ» والهويّة واللغة، إلى رحابة فضاء القصيدة. ليس ثمة مكان للثبات في قصيدة حاجي؛ الواقع دوماً مؤقّت، ولا بدّ من ارتحال (مادي أو مجازي) لتكتمل القصيدة. الخوف (السّمة الوحيدة الثابتة في قصائد هذه المجموعة) وعدم الاستقرار هما أداتا الشاعر في التعبير عن ضيق المكان، أيّ مكان، وهو ما يجعل شعر جولان، عموماً، ملغّماً دوماً بالدلالات التي تُربك المتلقّي. وهنا تكمن صعوبة ولذّة هذه القصائد: «لا أخاف أن لا أُفهَم بل أخاف أن لا أُحَبّ». هذا الاضطراب الشخصي والشعري يتبدّى بشكل أكثر وضوحاً في الترجمة الإنكليزيّة لشعر جولان حاجي الذي يشارك معظم الأحيان في ترجمة هذه القصائد بصحبة أصدقاء آخرين. نجد القصائد أكثر «استقراراً»، حيث يُعيد الشاعر كتابة القصائد، ورسم عالمها، وضبط اتجاه بوصلتها.
يشترك جولان مع شعراء «القصيدة اليوميّة» في نقطة الانطلاق، أي عالم الظّلال والأصداء والهامش، لكنّه يفترق عنهم في التأكيد على قضيّة «الأَجْنَبَة» (لو استعرنا مصطلح آلان باديو) في القصيدة. المفردات لا تكتفي بدلالاتها المباشرة، بل تكتمل بظلال معناها، ومرورها بهذه المرحلة «الأجنبيّة» المؤقّتة التي تكون حدّاً فاصلاً بين العالم الواقعي والعالم الشعري، وتتمثّل دوماً بالمرآة (أداة شعريّة دائمة الحضور في قصائد هذه المجموعة والمجموعات السابقة). المرآة كحاجزٍ بين دلالتين وحالتين تفضي إحداهما إلى الأخرى بالضرورة في معادلةٍ دائمة، يكون أحد طرفيها الخوف: «كعدوَّيْن قديمين/ ستحدّق عيناك في عينيك».
يتماهى جولان مع شخوص قصائده لا ليحاول كسر رتابة القصيدة فحسب، بل لرسم ملامح مكان دائم ما بعيداً عن الأمكنة المؤقّتة التي تؤرّق الشّاعر وقصيدته. تكتسب هذه الشّخوص صفات شاعرها (خائفة، متردّدة، غير راضية) من دون أن تنسى تكريس حياةٍ مستقلّة لها بعيداً عن عزلة شاعرها وصقيع نهاياته.
ثمّة حضورٌ شفيفٌ للطبيعة في قصائد المجموعة، لكنّه كأي عنصرٍ آخر في القصائد، يرتدي ثوباً شعرياً جديداً بمعانٍ مُبتكرَة وصور جديدة. ولا بدّ من التأكيد على أهميّة هذا العنصر في شعر جولان حاجي؛ أي الابتكاريّة في خلق الصّور والعوالم المتعدّدة في جسد القصائد، مع وجود علاماتٍ ثابتةٍ دوماً: فالدّم صدأ، والشفتان مشقّقتان، والأشياء توّاقةٌ دوماً للعودة إلى أصلها.
تشترك مجموعة «الخريف، هنا، ساحرٌ وكبير» مع مجموعات جولان السابقة في هذه العلامات الشعرية الثابتة، لكنّها تفترق عنها بكونها أكثر كمالاً لناحية الصّورة والأفق، عدا كون قصائدها أكثر استقلاليّة، بمعنى خصوصيّة كلّ قصيدة بحدّ ذاتها، الأمر الذي كان أقلّ وضوحاً في معظم قصائد مجموعتَيْ «نادى في الظّلمات» (2006)، و«ثمّة من يراك وحشاً» (2008). أخيراً، ليست هذه المجموعة التجربة الأولى لحاجي في تجاور القصيدة ذاتها بلغتين مختلفتين، إذ سبقتها مجموعة «اخترتُ أن أسمع» (2011)، عدا قصائد مترجَمة متفرّقة أخرى بعددٍ من اللغات في منابر عديدة مثل «جدليّة»، «وولف»، و«كلمات بلا حدود».

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Le Vine: ecco come cambia la geografia del petrolio

Media Duemila | Sabato 8 dicembre 2012 | Redazione |

Lo sviluppo di fonti alternative come aspirazione ad uno stile di vita più sostenibile e non come inevitabile surrogato dei combustibili fossili. La scoperta di nuove riserve di idrocarburi in Paesi finora ai margini sposta il dibattito sulle politiche energetiche pubbliche.

Entusiasmi e timori suscitati dalle nuove scoperte di idrocarburi. Il dibattito sulle fonti alternative. Gli equilibri geopolitici in Asia e nel Vecchio Continente e lo sviluppo dei progetti delle grandi arterie del gas. Steve Le Vine, giornalista e autore del best seller “The Oil and the Glory”, spiega come sta cambiando la geografia globale dell’energia.

La produzione di petrolio e gas sta vivendo un nuovo boom e non solo in Nord America, ma anche in regioni del mondo che potrebbero apparire sorprendenti: dall’Africa al Sud America, fino all’Artico. Il dibattito sul peak oil può quindi considerasi archiviato?
Il dibattito sul peak oil potrà considerarsi chiuso nel momento in cui le stime sulla produzione si materializzeranno. Per ora sembra proprio che si sia proiettati verso un prolungato periodo di scoperte di nuove riserve in posti sorprendenti come il Suriname (Guyana Olandese), la Guyana Francese o il Kenia, oltre ai già noti volumi disponibili in Canada, negli Stati Uniti e in Brasile. Da questo punto di vista 
certamente direi che non stiamo più andando verso una selva oscura.

Questo boom garantirà accesso all’energia a un numero sempre maggiore di persone anche nei Paesi produttori in via di sviluppo?

Questo boom garantirà a tutti un maggior accesso all’energia, ma pone anche nuove questioni. Il precedente scenario si fondava sul fatto che le risorse tradizionali erano destinate a esaurirsi e quindi 
bisognava sviluppare fonti alternative. Ora invece sappiamo che il petrolio e il gas non stanno per finire ma forse vogliamo comunque, per scelta, sviluppare fonti alternative. Il dibattito sulle politiche pubbliche per l’energia si è spostato e, a mio avviso, in una direzione che guarda molto più avanti e che è incentrata sullo stile di vita a cui si aspira.

Lei ha sottolineato come questa nuova “abbondanza abbia scatenato timori oltre che entusiasmi, considerando la lunga e sordida storia dell’Africa come preda di cacciatori di risorse e vittima di leader 
rapaci” anche se gli eventi più recenti, compresa la Primavera Araba, hanno mostrato “l’interesse dei produttori” verso politiche per il petrolio “più trasparenti”. Può fare qualche esempio concreto?

In Libia, ad esempio, la Primavera Araba ha mostrato come le popolazioni degli stati del petrolio non solo siano molto interessate alla loro forma di governo, ma sanno anche agire per determinarla. Allo stesso modo la forma di governo negli stati del petrolio interessa molto alle compagnie che operano su orizzonti di 30 o 40 anni e dunque devono poter contare sul rispetto dei contratti e sulle relazioni con chi 
 prende le decisioni. Gli attentati e l’instabilità in Kenia e in Nigeria dovrebbero ad esempio suonare come campanelli d’allarme per le compagnie che operano in quegli stati.

Dare elettricità a 1,3 miliardi di persone che ora non ne hanno, viene considerato un degli elementi cardine per uno sviluppo sostenibile. È solo una questione umanitaria o può essere anche un business profittevole?
Le grandi opere di beneficenza, perseguite da personaggi come Bill Gates, stanno facendo da apripista in questa direzione. L’elettrificazione di un Paese può essere nell’interesse geopolitico e macroeconomico e non è dunque una questione meramente umanitaria.
La volontà di utilizzare le proprie risorse per garantire un maggiore accesso all’energia manifestata da alcuni paesi in via di sviluppo, giustifica secondo lei decisioni come la nazionalizzazione della YPF in 
 Argentina o delle reti elettriche in Bolivia?
Il presidente argentino Cristina Fernández potrà anche sentirsi giustificata da interessi domestici per le sue mosse su YPF e Repsol, ma è rischioso perché spaventa gli altri investitori nel Paese e tutti i potenziali investitori, per non parlare della agenzie di rating!
L’enorme potenziale di petrolio e gas in Mozambico, in una posizione geografica favorevole anche per le esportazioni verso l’Europa, può ridimensionare il ruolo della Russia nel mercato dell’energia del Vecchio Continente?
Questa è la principale implicazione geopolitica delle ingenti scoperte  di gas in Mozambico. Già la rivoluzione dello shale gas in USA ha scosso l’equazione sui prezzi in Europa con Gazprom costretta ad 
 abbassare le quotazioni dell’oro blu in alcuni paesi. Se il gas del Mozambico dovesse riversarsi in Europa in modo cospicuo, ci sarebbe più  concorrenza sui prezzi e la capacità di leverage di Gazprom sul mercato 
  verebbe seriamente ridimensionata.


Rispetto a quando è uscito il suo famoso libro “The Oil and the Glory: the pursuit of empire and fortune on the Caspian Sea” (“Il petrolio e la gloria” ndr) nel 2007, com’è cambiato il ruolo del Caspio nella lotta epocale per il controllo dell’oro nero del pianeta?

C’e’ stato certamente un cambiamento per l’area del Caspio: da ruolo centrale nella grande geopolitica a ruolo secondario per una lotta che si sta estinguendo. Le attuali tensioni Est-Ovest sul fronte delle pipeline in Europa hanno le loro radici nella strategia diplomatica americana degli anni Novanta quando l’obiettivo era di allentare la presa della Russia sull’Asia Centrale e sul Caucaso. All’epoca ciò  rappresentava un pilastro della politica estera Usa. Una delle due gambe di questa politica era rappresentata dal gasdotto Baku-Ceyhan, divenuto operativo nel 2006. La seconda gamba, la Trans-Caspian pipeline, dal Turkmenistan all’Europa, non si è invece mai materializzata e dubito che lo sarà, almeno entro la fine di questo decennio. Il progetto si è infatti trasformato nel Nabucco, una versione molto più corta che dovrebbe partire non in Turkmenistan ma in Iraq, in Kurdistan o comunque  dove vi sia gas sufficiente da giustificare la costruzione. L’Asia   Centrale rimarrebbe così isolata rispetto all’Occidente e attratta verso l’Est , verso la Cina. Così staccata  politicamente, l’unico interesse di Washington per il Caspio al momento è legato al fatto che si tratta di una rotta di transito per le forniture belliche in Afghanistan.

In questo scenario come giudica il progetto South Stream? Molti osservatori lo considerano il gasdotto più fattibile perché, oltre  alla Russia, coinvolge i principali player del Vecchio Continente ed ora, con la designazione del socialdemocratico tedesco Henning Voscherau alla presidenza, potrebbe guadagnarsi lo status di progetto strategico in seno all’Ue.

Originariamente il South Stream è nato come risposta alternativa al Nabucco e all’Ucraina da parte della Russia. Penso che se il Nabucco  non si materializzasse e le tensioni con l’Ucraina venissero meno, Vladimir Putin lascerebbe tranquillamente morire il progetto . E ciò potrebbe ancora accadere: ci si chiede perché Putin voglia spendere 10 miliardi di dollari per la costruzione di questo gasdotto. C’è poi il fattore Cina. Se venisse siglato un accordo con Pechino, South Stream morirebbe . Ma di certo, anche per le ragioni sottolineate nella domanda, Putin sembra determinato a portare avanti il progetto indipendentemente dall’Ucraina e dal Nabucco.

Sul Nabucco l’Ue ha annunciato una decisione finale il prossimo anno. Se il progetto venisse realizzato, secondo lei, sarebbe destinato a competere con il Gasdotto Europeo del Sud-Est (SEEP) o potrebbe fondersi con il Tanap?
Penso che assisteremo ad una combinazione tra il gasdotto SEEP sostenuto da BP e un connettore meridionale. Il fatto che BP,  proprietaria dei principali asset azeri,  abbia pubblicamente sostenuto 
  questa linea, la dice lunga. Nella remota possibilità che venisse  raggiunto un accordo sul nucleare con l’Iran tutte le ipotesi sarebbero  sul tavolo.   Potrebbe sembrare strano, ma se mi si chiede di fare una  previsione, io insisto sul fatto che il Nabucco non si materializzerà almeno fino alla fine del decennio.