Simone Zuccarelli, “Il Caffè Geopolitco” (29 agosto 2017)

UCRAINA TERRA DI CONFINE di Massimiliano Di Pasquale

La nuova Ucraina – Intervista a Massimiliano di Pasquale (Parte I)

di Simo­ne Zuc­ca­rel­li, “Il Caf­fè Geo­po­lit­co” (29 ago­sto 2017)

Ucraina terra di confine : Massimiliano Di PasqualeA più di tre anni di distan­za dall’inizio del­la guer­ra in Ucrai­na mol­ti aspet­ti lega­ti alla stes­sa riman­go­no poco cono­sciu­ti al gran­de pub­bli­co: si ten­de a sem­pli­fi­ca­re le dina­mi­che che l’hanno gene­ra­ta, a igno­ra­re la sto­ria dell’area e si cade spes­so vit­ti­ma di vere e pro­prie fake news. Abbia­mo deci­so di inter­vi­sta­re Mas­si­mi­lia­no di Pasqua­le, pro­fon­do cono­sci­to­re del­la real­tà del Pae­se, per fare un po’ di chia­rez­za sul­la vicen­da e le sue ripercussioni

1. Nel 2013, pochi mesi pri­ma dell’inizio del con­flit­to in Ucrai­na, è usci­to “Ucrai­na on the Road”, il reso­con­to del tuo viag­gio in un Pae­se da te descrit­to come sospe­so tra Euro­pa e Rus­sia. A distan­za di quat­tro anni cosa è cambiato?

Il libro – si trat­ta del secon­do libro sul Pae­se, per­ché pri­ma era usci­to “Ucrai­na ter­ra di con­fi­ne” (2012) – fa rife­ri­men­to al viag­gio effet­tua­to nel 2012. Mi fu chie­sto di aggior­na­re la Ukrai­ne Bradt Tra­vel Gui­de, una gui­da turi­sti­ca in ingle­se. Per tale ragio­ne viag­giai per cir­ca 40 gior­ni in Ucrai­na – accom­pa­gna­to da un ami­co. Era un viag­gio, dun­que, nell’Ucraina del 2012. Essen­do tor­na­to nel Pae­se anche l’anno suc­ces­si­vo ho inse­ri­to anche qual­che impres­sio­ne deri­van­te dal­la visi­ta del 2013, qual­che mese pri­ma dell’inizio di Euro­mai­dan. L’Ucraina, da allo­ra, è cam­bia­ta tan­tis­si­mo. Mai­dan e la guer­ra in Don­bas l’hanno tra­sfor­ma­ta: c’è sta­to un muta­men­to di pro­spet­ti­va – con una mag­gio­re spin­ta per l’integrazione con l’Occidente – e c’è la gran­de for­za tra­smes­sa dal­la Rivo­lu­zio­ne del­la Digni­tà – e para­dos­sal­men­te anche dall’invasione rus­sa che ha coa­gu­la­to il Pae­se. Non esi­ste più un’Ucraina divi­sa tra Est e Ove­st – tra l’altro, la dia­let­ti­ca di un Est rus­so­fo­no e un Ove­st ucrai­no­fo­no è sem­pre sta­ta sem­pli­fi­ca­tri­ce e per cer­ti ver­si fuor­vian­te, a dif­fe­ren­za di quel­la cit­tà-cam­pa­gna che inve­ce è otti­ma car­ti­na al tor­na­so­le per leg­ge­re le spe­ci­fi­ci­tà cul­tu­ra­li e antro­po­lo­gi­che di que­sta ter­ra. Putin, para­dos­sal­men­te, è sta­to uno dei prin­ci­pa­li fat­to­ri uni­fi­can­ti. Il Pae­se è com­ple­ta­men­te stra­vol­to, abbia­mo assi­sti­to a una vera e pro­pria rivo­lu­zio­ne coper­ni­ca­na. Cer­to le rifor­me non pro­ce­do­no sem­pre velo­ce­men­te – sicu­ra­men­te non velo­ce­men­te quan­to vor­reb­be l’UE o gli stes­si ucrai­ni –, occor­re fare di più sul fron­te del­la lot­ta alla cor­ru­zio­ne, ma l’Ucraina ha ade­ri­to all’accordo di asso­cia­zio­ne con UE e sono sta­ti fat­ti signi­fi­ca­ti­vi pas­si in avan­ti ver­so lo sta­bi­li­men­to di una libe­ral-demo­cra­zia in sen­so occi­den­ta­le. Inol­tre i cit­ta­di­ni si rico­no­sco­no nei valo­ri dell’unità nazio­na­le, come dimo­stra­no le tan­tis­si­me mani­fe­sta­zio­ni in cit­tà con­si­de­ra­te, pri­ma, filo­rus­se. Indub­bia­men­te, l’Ucraina del mio libro è, in par­te, un Pae­se che non esi­ste più.

2. Duran­te il tuo viag­gio pre­ce­den­te alla “Rivo­lu­zio­ne del­la Digni­tà” ave­vi avu­to qual­che sen­to­re di ciò che sta­va per acca­de­re? Qual è la ragio­ne prin­ci­pa­le che ha con­dot­to a un muta­men­to così repentino?

Par­lan­do con la gen­te ave­vo com­pre­so che il mal­con­ten­to era enor­me soprat­tut­to dopo quel­lo che era avve­nu­to nel 2012. Nel giu­gno 2012, pri­ma del­le ele­zio­ni par­la­men­ta­ri di otto­bre, Yanu­ko­vych, per ingra­ziar­si l’elettorato rus­so­fo­no, ave­va fat­to appro­va­re una leg­ge sul­le mino­ran­ze lin­gui­sti­che che era in real­tà un esca­mo­ta­ge per con­ce­de­re al rus­so lo sta­tus di lin­gua uffi­cia­le. Alle ele­zio­ni par­la­men­ta­ri la vit­to­ria del Par­ti­to del­le Regio­ni (30%) che, gra­zie all’alleanza con i comu­ni­sti di Symo­nen­ko (13%), riu­scì a otte­ne­re la mag­gio­ran­za dei 450 seg­gi del­la Rada, fu in defi­ni­ti­va il frut­to di un voto carat­te­riz­za­to da gra­vi irre­go­la­ri­tà (fro­di e fal­si­fi­ca­zio­ni in sede di voto e con­teg­gio) e dal­la rein­tro­du­zio­ne di una leg­ge elet­to­ra­le “ibri­da”. La stes­sa leg­ge che nel 2002 ave­va per­mes­so all’ex pre­si­den­te Leo­nid Kuch­ma, scon­fit­to al pro­por­zio­na­le, di assi­cu­rar­si la mag­gio­ran­za par­la­men­ta­re, con­sen­tì a Vik­tor Yanu­ko­vych di man­te­ne­re il pote­re sal­da­men­te nel­le pro­prie mani. Con il siste­ma elet­to­ra­le pre­ce­den­te, l’opposizione avreb­be vin­to. Gli ucrai­ni ave­va­no dato a Yanu­ko­vych l’ultima chan­ce: fir­ma­re l’accordo di inte­gra­zio­ne con UE. La retro­mar­cia improv­vi­sa sul­lo stes­so, nel novem­bre del 2013, dà ini­zio a tut­to. Quel­la fir­ma avreb­be inse­ri­to l’Ucraina in un siste­ma di rego­le che avreb­be potu­to scon­fig­ge­re, per­lo­me­no in par­te, la cor­ru­zio­ne – anche se i livel­li era­no tal­men­te ele­va­ti che pro­ba­bil­men­te tut­ti sape­va­no che fos­se una spe­ran­za qua­si vana – e rimet­te­re il Pae­se sul­la giu­sta via del­lo svi­lup­po. Sva­ni­ta anche quest’ultima pos­si­bi­li­tà per gli ucrai­ni non è rima­sta altra via che il Maidan.

3. Alcu­ni ana­li­sti e poli­ti­ci – come E. Lucas nel libro The New Cold War o J. McCain pri­ma, duran­te e dopo la sua cor­sa alla pre­si­den­za ame­ri­ca­na con­tro Oba­ma – ave­va­no mes­so in guar­dia ver­so una Rus­sia sem­pre più revan­sci­sta. Sono sta­ti, sostan­zial­men­te, igno­ra­ti. Per qua­le ragione?

Non è faci­le rispon­de­re a que­sto que­si­to. Si può dire, ad esem­pio, che quel­lo che Lucas, in modo pro­fe­ti­co, ha scrit­to, ha avu­to la sua mani­fe­sta­zio­ne empi­ri­ca già con la guer­ra in Geor­gia (2008). “La Nuo­va Guer­ra Fred­da” infat­ti uscì un anno pri­ma del con­flit­to ma, nono­stan­te ciò, fu igno­ra­to e/o osteg­gia­to. I moti­vi sono mol­ti: ragio­ni di oppor­tu­ni­smo poli­ti­co, ata­vi­ca pau­ra di irri­ta­re la Rus­sia, la pre­oc­cu­pa­zio­ne, soprat­tut­to in Ita­lia, di esse­re tac­cia­ti di filoa­me­ri­ca­ni­smo o rus­so­fo­bia quan­do si cri­ti­ca Mosca. Sicu­ra­men­te c’è sta­ta una sot­to­va­lu­ta­zio­ne di que­sto peri­co­lo. Non è un caso che i moni­ti di Lucas sia­no sta­ti rece­pi­ti sola­men­te in Pae­si come la Polo­nia e i Bal­ti­ci che cono­sce­va­no benis­si­mo la minac­cia rus­sa e sape­va­no quan­to fos­se rea­le. Poco dopo la guer­ra in Geor­gia, chie­si a Gra­zio­si – sto­ri­co e sovie­to­lo­go di fama inter­na­zio­na­le, per­so­na col­ta e pre­pa­ra­ta –  se aves­se sen­so par­la­re di nuo­va guer­ra fred­da come soste­ne­va Lucas. Mi rispo­se che par­la­re di guer­ra fred­da in quel momen­to era una scioc­chez­za incre­di­bi­le. E par­lia­mo di un acca­de­mi­co serio, uno dei pochi in Ita­lia che ha stu­dia­to appro­fon­di­ta­men­te l’Unione Sovie­ti­ca. Ser­gio Roma­no, da sem­pre su posi­zio­ni filo­rus­se, bol­lò quel­la di Lucas come una pro­vo­ca­zio­ne. In real­tà que­sto atteg­gia­men­to aggres­si­vo da par­te del­la Rus­sia ini­zia a mani­fe­star­si chia­ra­men­te intor­no al 2004/2005 quan­do l’Ucraina vive la Rivo­lu­zio­ne Aran­cio­ne. Mosca ini­zia ad ave­re pau­ra di uno sce­na­rio di una socie­tà aper­ta, libe­ra­le e demo­cra­ti­ca e teme una rivo­lu­zio­ne colo­ra­ta sul­la Piaz­za Ros­sa. È da quel momen­to che comin­cia a inten­si­fi­car­si anche tut­ta l’azione di pro­pa­gan­da e ini­zia­no a dif­fon­der­si let­tu­re geo­po­li­ti­che di un cer­to tipo – come quel­la dell’Eurasia di Dugin, teo­ri­co pri­ma mes­so in dispar­te. Il libro di Lucas dove­va esse­re illu­mi­nan­te ma, in Ita­lia, è sta­to let­to come una pro­vo­ca­zio­ne anti­rus­sa. In real­tà, addi­rit­tu­ra Lucas ha sot­to­sti­ma­to alcu­ne que­stio­ni in quan­to pen­sa­va soprat­tut­to a pos­si­bi­li azio­ni rus­se nel cam­po eco­no­mi­co e cibernetico.

4. Quel­lo che è suc­ces­so è sta­to, dun­que, più gra­ve di ciò che Lucas pro­no­sti­ca­va. Secon­do te, oggi, c’è con­sa­pe­vo­lez­za di quan­to suc­ces­so sia a livel­lo di opi­nio­ne pub­bli­ca che di deci­sion-maker?

Asso­lu­ta­men­te no. Anzi, è scon­cer­tan­te come a destra e a sini­stra – oltre che tra i popu­li­sti – sia pre­sen­te la reto­ri­ca del­la “Rus­sia umi­lia­ta”, degli “ucrai­ni fasci­sti”… sono in pochi a rac­con­ta­re quel­lo che è real­men­te suc­ces­so in modo obiet­ti­vo. L’Italia non ha capi­to cosa è suc­ces­so in Ucrai­na anche per­ché l’informazione non c’è sta­ta. Ora devo rac­con­ta­re que­sto aned­do­to. Ai tem­pi di Euro­mai­dan, veni­vo inter­vi­sta­to dai media qua­si ogni gior­no per­ché sape­va­no che ero una per­so­na che si occu­pa­va da anni di Ucrai­na e la cono­sce­vo bene. Da quan­do la Rus­sia ha inva­so la Cri­mea non mi han­no più chia­ma­to né in radio né in tele­vi­sio­ne e anche i gior­na­li con cui col­la­bo­ra­vo accam­pa­va­no le scu­se più impro­ba­bi­li per rifiu­ta­re la mia col­la­bo­ra­zio­ne. Ora, improv­vi­sa­men­te sono diven­ta­to uno che non sa più nien­te? Pro­ba­bil­men­te, dava fasti­dio il fat­to che rac­con­ta­vo una real­tà mol­to diver­sa da quel­la dei media main­stream che, come dimo­stra­to nel mio arti­co­lo per Stra­de, spes­so tra­smet­to­no linee vici­ne a Mosca. Il fat­to di esse­re bom­bar­da­ti ogni gior­no da cat­ti­va infor­ma­zio­ne ha fat­to sì che in Ita­lia la gen­te non sa cosa è suc­ces­so, ma non è col­pa loro! Col­pi­ti dal­la disin­for­ma­zio­ne, che vie­ne per­si­no dai media main­stream, sareb­be dif­fi­ci­le aspet­tar­si un esi­to differente.

5. Il 2016 è sta­to l’anno del­la “post-veri­tà”. Le noti­zie fal­se, distor­te o pro­pa­gan­di­sti­che han­no un peso nel modo attra­ver­so il qua­le vie­ne per­ce­pi­ta la poli­ti­ca este­ra e inter­na del­la Fede­ra­zio­ne Rus­sa nei Pae­si occi­den­ta­li? In che ter­mi­ni? Qua­li sono, bre­ve­men­te, le stra­te­gie uti­liz­za­te da Mosca in que­sto campo?

Doman­da mol­to inte­res­san­te ma ci vor­reb­be tan­to per rispon­de­re. Qui si entra dav­ve­ro in un argo­men­to immen­so. Pos­sia­mo rifar­ci alla dot­tri­na del gene­ra­le rus­so Gera­si­mov: secon­do lui l’infor­ma­tion war­fa­re ha lo stes­so peso, se non supe­rio­re, di quel­lo che pos­so­no ave­re le for­ze arma­te o l’aviazione. Ed è un’arma note­vo­le per­ché è capa­ce di crea­re mol­ta con­fu­sio­ne e incer­tez­za nei Pae­si col­pi­ti, soprat­tut­to quel­li più vici­ni, sto­ri­ca­men­te, alla Rus­sia. In Ita­lia, ad esem­pio, ha fun­zio­na­to e sta fun­zio­nan­do mol­to. Ricol­le­gan­do­ci anche a quan­to det­to in pre­ce­den­za, l’azione di pro­pa­gan­da è aggra­va­ta dal fat­to che l’Ucraina, da noi, è spes­so sta­ta vista qua­si come un’appendice del­la Rus­sia: nes­sun gior­na­le o orga­no di stam­pa o tv ha mai avu­to un cor­ri­spon­den­te da Kyiv. La Rus­sia, tra l’altro, è for­te e ha pre­pa­ra­to da tem­po la guer­ra. Diver­si cen­tri di cul­tu­ra ita­lo-rus­sa si sono tra­sfor­ma­ti, in que­sti anni, in veri e pro­pri cen­tri di pro­pa­gan­da. L’Italia, dun­que, è diven­ta­to uno dei prin­ci­pa­li Pae­si nel qua­le la pro­pa­gan­da rus­sa ha attec­chi­to mag­gior­men­te. Para­dos­sal­men­te, anche in Pae­si sto­ri­ca­men­te con­si­de­ra­ti più filo­rus­si – come Fran­cia e Ger­ma­nia – la pro­pa­gan­da ha attec­chi­to mol­to di meno che da noi, per­ché gli orga­ni di infor­ma­zio­ne han­no dato ampio spa­zio a una nar­ra­zio­ne ogget­ti­va di quan­to acca­de­va in Ucrai­na. In Ita­lia lo han­no fat­to in pochi.

6. Qual è la situa­zio­ne attua­le nel Don­bas e in Crimea?

Nel Don­bas c’è una guer­ra che, tec­ni­ca­men­te, si potreb­be dire a bas­so livel­lo di inten­si­tà – che, però, si alza ogni vol­ta assi­stia­mo a qual­che suc­ces­so da par­te del gover­no di Kyiv: la sera del­la fina­le dell’Eurovision, ad esem­pio, c’è sta­to un attac­co da par­te di mili­zia­ni filo­rus­si e pro­xies rus­si, la stes­sa cosa è acca­du­ta il pri­mo gior­no in cui gli ucrai­ni pote­va­no viag­gia­re in Euro­pa sen­za il visto. Ogni tan­to, dun­que, la tre­gua è inter­rot­ta da for­ti attac­chi. La Rus­sia, poi, non sta rispet­tan­do gli accor­di di Min­sk e, di con­se­guen­za, è dif­fi­ci­le ipo­tiz­za­re una solu­zio­ne in bre­ve tem­po per il Don­bas. In Cri­mea la situa­zio­ne è diver­sa per­ché è sta­ta pre­sa e annes­sa – con un refe­ren­dum non rico­no­sciu­to da nes­su­no, non lega­le dal pun­to di vista del dirit­to inter­na­zio­na­le e in vio­la­zio­ne del Memo­ran­dum di Buda­pe­st del 1994 – sen­za vio­len­za. Ciò è sta­to pos­si­bi­le uni­ca­men­te per­ché è sta­to ordi­na­to – sot­to pres­sio­ni sia dell’UE che degli Sta­ti Uni­ti – alle trup­pe ucrai­ne di riti­rar­si sen­za com­bat­te­re per pau­ra che sareb­be scop­pia­ta una guer­ra più este­sa. Dal pun­to di vista eco­no­mi­co la situa­zio­ne è pes­si­ma: pri­ma era una ter­ra che vive­va di turi­smo, ora è com­ple­ta­men­te mili­ta­riz­za­ta, i tata­ri sono sta­ti qua­si tut­ti cac­cia­ti, gli ucrai­ni se ne stan­no andan­do e la stan­no ripo­po­lan­do con per­so­ne che ven­go­no dal­la Rus­sia – in mag­gio­ran­za paren­ti di mili­ta­ri di stan­za nel­la peni­so­la. Que­sta è la situa­zio­ne attua­le in Crimea.

Fine pri­ma parte

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Ucraina terra di confine @ Insieme fuori dal fango (Rimini, 6 luglio 2014)

Dome­ni­ca 6 luglio ore 18,30 nell’ambito del festi­val del­la resi­sten­za  cul­tu­ra­le “Insie­me Fuo­ri dal fan­go” (secon­da edi­zio­ne, dal 4 al 6 luglio 2014) Bor­go S. Giu­lia­no, a Rimi­ni, l’editrice il Siren­te e l’autore Mas­si­mi­lia­no Di Pasqua­le pre­sen­ta­no il libro “Ucrai­na ter­ra di con­fi­ne”, per sco­pri­re il più gran­de Pae­se d’Euro­pa per esten­sio­ne geo­gra­fi­ca, una nazio­ne ric­ca di sto­ria in cui si incon­tra­no e dia­lo­ga­no cul­tu­re com­po­si­te (ebrea, polac­ca, arme­na, tata­ra, asbur­gi­ca). Inter­ver­rà anche il gior­na­li­sta esper­to di area post-sovie­ti­ca Mat­teo Cazzulani.

Dome­ni­ca 6 luglio ore 18,30
Trat­to­ria La Marian­na di Enri­ca Man­ci­ni e Vin­cen­zo Sciusco
Via­le Tibe­rio, 19
Bor­go S. Giu­lia­no (Rimi­ni)

L’autore, facen­do pro­pria la lezio­ne di gran­di nar­ra­to­ri di viag­gio come Chat­win, Kapuś­ciń­ski e Ter­za­ni, attra­ver­sa l’Ucraina dai Car­pa­zi alla Cri­mea: incon­tra gli ex dis­si­den­ti che han­no lot­ta­to per l’indipendenza dall’URSS, scrit­to­ri dal­la cui imma­gi­na­zio­ne sta nascen­do la nuo­va let­te­ra­tu­ra nazio­na­le, gen­te comu­ne che gli par­la dei pro­get­ti e del­le aspet­ta­ti­ve per il futu­ro; ci con­du­ce nei caf­fè asbur­gi­ci di Leo­po­li, nei luo­ghi let­te­ra­ri di Gogol e Che­khov e nel­le minie­re del Don­bas; ci fa ammi­ra­re i mona­ste­ri orto­dos­si di Pochay­iv e di Kyiv, il goti­co sta­li­ni­sta di Zapo­ri­z­h­z­hya e i vil­lag­gi hutsul di Yarem­che. Soprat­tut­to, anti­ci­pan­do gli even­ti del Mai­dan e le ten­sio­ni con la Rus­sia, ci dà la chia­ve per com­pren­de­re quan­to sta avve­nen­do in que­sti giorni.

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Ristampa del libro “Ucraina terra di confine” (M. Di Pasquale)

Le pro­te­ste del Mai­dan ini­zia­te alla fine del novem­bre 2013 e l’occupazione rus­sa del­la Cri­mea del feb­bra­io scor­so han­no ripor­ta­to l’Ucraina al cen­tro dell’attenzione inter­na­zio­na­le in un cli­ma di Guer­ra Fred­da che cre­de­va­mo rele­ga­to al pas­sa­to, risve­glian­do anche in Ita­lia pro­fon­di con­tra­sti ideologici.
Ma cosa è l’Ucraina? Poco si sa di que­sto straor­di­na­rio Pae­se, ter­ra di con­fi­ne tra Est e Ove­st pres­so­ché sco­no­sciu­ta al let­to­re ita­lia­no, spes­so con­fu­sa con la Rus­sia o asso­cia­ta a una ste­reo­ti­pa­ta imma­gi­ne di gri­gio­re post-sovie­ti­co. Il più gran­de Pae­se d’Europa per esten­sio­ne geo­gra­fi­ca è tut­ta­via una nazio­ne ric­ca di sto­ria in cui si incon­tra­no e dia­lo­ga­no cul­tu­re com­po­si­te (ebrea, polac­ca, arme­na, tata­ra, asbur­gi­ca). Con­ti­nua a leggere →

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UCRAINA: Cosa sta succedendo a Kiev? Intervista a Max Di Pasquale

| East Jour­nal | Saba­to 22 feb­bra­io 2014 | Pie­tro Rizzi |

Cosa sta suc­ce­den­do a Kyiv ed in Ucrai­na? Qua­li pro­spet­ti­ve? Ne abbia­mo par­la­to con Mas­si­mi­lia­no Di Pasqua­le, esper­to di Ucrai­na, auto­re di Ucrai­na ter­ra di con­fi­ne e col­la­bo­ra­to­re di East­Jour­nal. Con­ti­nua a leggere →

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Ucraina, nazisti o nazionalisti? Viaggio nell’arcipelago del radicalismo

| La Stam­pa | Saba­to 22 feb­bra­io 2014 | Anna Zafesova |

A 55 anni dal­la mor­te Ste­pan Ban­de­ra con­ti­nua a spac­ca­re il Pae­se.  Per i rus­si è un ammi­ra­to­re di Hitler che sta ispi­ran­do i manifestanti

Tra l’infinità di sim­bo­li e ban­die­re che som­mer­go­no il Mai­dan ogni tan­to fa capo­li­no il ritrat­to di un uomo dal­la alta fron­te stem­pia­ta, i trat­ti sot­ti­li e lo sguar­do infuo­ca­to. Per mol­ti è un vol­to sco­no­sciu­to, per altri un’icona, per altri anco­ra la pro­va che a muo­ve­re la pro­te­sta ucrai­na sono le for­ze più oscu­re del­la sua sto­ria. 55 anni dopo la sua mor­te, avve­le­na­to da uno spray al cia­nu­ro spruz­za­to da un agen­te del Kgb in pie­na Mona­co, Ste­pan Ban­de­ra, lea­der dei nazio­na­li­sti ucrai­ni, con­ti­nua a spac­ca­re in due il suo Pae­se. Per i rus­si, e per alcu­ni com­men­ta­to­ri occi­den­ta­li, la sua pre­sen­za in for­ma di ritrat­to è il segno che sul Mai­dan si con­su­ma una ven­det­ta sto­ri­ca con­tro la Rus­sia, e che i mili­tan­ti del­la piaz­za che oggi rie­su­ma­no la sua imma­gi­ne sono “nazi­sti”. Con­ti­nua a leggere →

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Ucraina terra di confine: un libro per scoprire l’Europa sconosciuta

| Cor­so Ita­lia News | Vener­dì 21 feb­bra­io 2014 |  |

Gli even­ti ucrai­ni di que­sti gior­ni riem­pio­no di appren­sio­ne noi e i nume­ro­si cit­ta­di­ni ucrai­ni resi­den­ti in Cam­pa­nia. La situa­zio­ne è anco­ra cri­ti­ca, in atte­sa che il pri­mo mini­stro Yanu­ko­vic, per­so­nag­gio che si è dimo­stra­to inaf­fi­da­bi­le, accet­ti e dia pro­va di un rea­le accor­do per ripor­ta­re la calma.
L’Ucraina, non dimen­ti­chia­mo­lo, è il più gran­de Sta­to euro­peo per esten­sio­ne (se si esclu­de la Rus­sia), la cui iden­ti­tà – euro­pea o asia­ti­ca – è sem­pre in discus­sio­ne. Con qua­si cin­quan­ta milio­ni di abi­tan­ti, ric­co di risor­se anche natu­ra­li, l’Ucraina si tro­va geo­po­li­ti­ca­men­te in una posi­zio­ne deli­ca­tis­si­ma tra l’area di influen­za euro­pea e quel­la rus­sa. Con­ti­nua a leggere →

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Ve la do io la vera Ucraina

| Il Mes­sag­ge­ro | Lune­dì 13 gen­na­io 2013 | Eli­sa­bet­ta Marsigli |

Il fasci­no per una ter­ra lon­ta­na può rima­ne­re un sogno, ma per Mas­si­mi­lia­no Di Pasqua­le si è tra­sfor­ma­to in real­tà. Foto­gior­na­li­sta e scrit­to­re free­lan­ce, Di Pasqua­le ha fat­to dell’Ucraina una vera pas­sio­ne e, dopo aver scrit­to di poli­ti­ca inter­na­zio­na­le e cul­tu­ra su diver­si quo­ti­dia­ni nazio­na­li, nel 2007, gra­zie all’intervista con l’allora Pre­si­den­te ucrai­no Vik­tor Yush­chen­ko, ini­zia un appro­fon­di­men­to cul­tu­ra­le e socia­le del pae­se dei cosacchi.
Con­ti­nua a leggere →

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Colazione con Massimiliano Di Pasquale, fotogiornalista esperto di Ucraina

Alibion­li­ne | Gio­ve­dì 12 dicem­bre 2013 |  |

Ukraï­na tse Ukraï­na!” L’Ucraina è Ucrai­na! Ricor­da­te il sim­pa­ti­co spot che a metà degli anni Novan­ta recla­miz­za­va il nuo­vo atlan­te geo­gra­fi­co ven­du­to a fasci­co­li set­ti­ma­na­li con Il Cor­rie­re del­la Sera? Al cosmo­nau­ta atter­ra­to in mez­zo al suo pol­la­io, la con­ta­di­na ucrai­na tene­va una rapi­da lezio­ne di geo­gra­fia per aggior­nar­lo degli epo­ca­li cam­bia­men­ti avve­nu­ti duran­te la sua mis­sio­ne nel­lo spa­zio. “Ne sono suc­ces­se di cose negli ulti­mi anni” dice­va lo spea­ker. E non han­no smes­so di suc­ce­de­re, vien da dire osser­van­do (da lon­ta­no) quan­to sta acca­den­do in que­ste set­ti­ma­ne a Kiev, capi­ta­le dell’Ucraina. Con­ti­nua a leggere →

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Prima delle badanti, c’era Hollywood — L’Ucraina segreta dai cosacchi alla Ceka

La Stam­pa | Mer­co­le­dì 25 novem­bre 2013 | Anna Zafesova |

Mas­si­mi­lia­no Di Pasqua­le scri­ve il pri­mo rac­con­to in ita­lia­no di una ter­ra vici­na quan­to sco­no­sciu­ta: “Ucrai­na ter­ra di con­fi­ne” è un dia­rio di viag­gio che fa par­la­re i ricor­di e le sto­rie del­le per­so­ne incon­tra­te. Con­ti­nua a leggere →

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2012 — libri dell’anno, libri mancati, libri sbagliati, libri recuperati…

Por­to Fran­co | Vener­dì 28 dicem­bre 2012 | Gian­fran­co Franchi |

Un fran­co 2012. Libri dell’anno:

  1. Umber­to Rober­to, “Roma Capta. Il Sac­co del­la cit­tà dai Gal­li ai Lan­zi­che­nec­chi”, Later­za. Un gran­de libro di sto­ria, scrit­to per rac­con­tare che l’eternità di Roma è ter­mi­nata da un pez­zo. È fini­to tut­to nel­la metà del V seco­lo dopo Cri­sto: nel san­gue e nel­la mise­ria. Rober­to ha piz­zi­cato uno dei veri rimos­si del­la nostra cul­tura: l’ammissione del­la lon­tana mor­te di Roma, spo­gliata di tut­to, tra­dita e abbandonata.
  2. Ema­nuele Tre­vi, “Qual­cosa di scrit­to”, Pon­te alle Gra­zie. Uno stra­no e sedu­cente anfi­bio, metà tri­buto a Paso­lini, metà memoir, metà roman­zo ini­zia­tico, metà gran­de sag­gio su “Petro­lio”. Un libro vera­mente potente.
  3. Tom­maso Gia­gni, “L’estraneo”, Einau­di. Un esor­dio tosto e pro­met­tente: un libro intri­so di Zeit­geist; una lea­le rap­pre­sen­ta­zione del degra­do e del col­lasso del­la civil­tà roma­na moder­na, a uno sbuf­fo dagli anni Zero.
  4. Jean Eche­noz, “Lam­pi”, Adel­phi. Gran­de ope­ra d’arte. Bio­gra­fia liri­ca e ispi­rata del misco­no­sciuto e talen­tuoso Niko­la Tesla, spi­rito sla­vo e nobi­le, gene­roso e mez­zo mat­to. Un vero libro adelphi.
  5. Jáchym Topol, “L’officina del dia­volo”, Zan­do­nai. Grot­te­sco, cini­co, ori­gi­nale: roman­zo del bor­go di Tere­zín, del mar­ti­rio del­la civil­tà e del­la veri­tà per mano dei tota­li­ta­ri­smi, del­la spe­cu­la­zione sui genocidi.
  6. Colet­te, “Pri­gioni e para­disi”, Del Vec­chio. Inspe­rata, riu­scita pri­ma edi­zione ita­liana di que­sto libro di fram­menti e pro­se bre­vi del­la scrit­trice fran­cese. Una lezio­ne di sti­le, di let­te­ra­rietà e di sensualità.
  7. Vasi­le Ernu, “Gli ulti­mi ere­tici dell’impero”, Hac­ca. Fasci­nosa inte­gra­zione dell’opera pri­ma del­lo scrit­tore e filo­sofo rume­no, “Nato in Urss”, è una medi­ta­zione sul socia­li­smo sovie­tico, sui gulag, sul­la liber­tà d’espressione, sul futu­ro del­la civil­tà. Mol­to coraggioso.
  8. Mas­si­mi­liano Di Pasqua­le, “Ucrai­na ter­ra di fron­tiera”, Il Siren­te. È il libro di una vita: un intel­li­gente e con­sa­pe­vole atto d’amore di un let­te­rato ita­liano appas­sio­nato di cul­tura ucrai­na – vero pon­te pop tra l’Italia e l’Ucraina. For­se l’unico.
  9. Die­go Zan­del, “Esse­re Bob Lang”, Hac­ca. Spiaz­zante roman­zo meta­let­te­ra­rio del­lo scrit­tore fiu­ma­no-roma­no Die­go Zan­del, filel­leno, let­tore for­te, ere­de di Ful­vio Tomiz­za. Diver­tis­se­ment mol­to snob.
  10. Watt Maga­zine, nume­ro zero.cinque. Per­ché è for­se la mas­sima espres­sione dell’arte di Mau­ri­zio Cec­cato: pri­ma di esse­re libro-rivi­sta, rac­colta di rac­conti illu­strata o rac­colta di illu­stra­zioni rac­con­tate, Watt è un Cec­cato. E Cec­cato è il massimo.

Libro più sba­gliato dell’anno: Tom­maso Pin­cio, “Pulp Roma”, Il Sag­gia­tore. Il pri­mo libro com­ple­ta­mente sba­gliato di Tom­maso Pin­cio: impro­ba­bile, mar­gi­nale, male assem­blato: inde­gno di lui. Un erro­re inat­teso. È pro­prio brutto.

Capo­la­voro man­cato: Ema­nuel Car­rère, “Limo­nov”, Adel­phi. Bio­gra­fia roman­zata di uno scrit­tore che ave­va già roman­zato la sua vita in tut­ti i suoi (mol­ti) libri, sin dagli esor­di, pote­va esse­re una gran­de sati­ra di Limo­nov, e dei Limo­nov, e una poten­te lezio­ne di sto­ria rus­sa con­tem­po­ra­nea, con incur­sioni nel­le orgo­gliose feri­te dei Bal­cani, à la Bab­si Jones: inve­ce Car­rère si è pre­so mol­to sul serio, for­te for­se del­la con­sa­pe­vo­lezza che Limo­nov, in Euro­pa, è vera­mente sco­no­sciuto. E così ha sba­gliato libro. Que­sto è un buon libro, ma è per i tan­ti neo­fiti di Limo­nov. Per tut­ti gli altri, è un discre­to bigna­mi, con qual­che impro­ba­bile deri­va ombe­li­cale car­rèra.

Let­ture rin­viate: 1. Filip­po Tue­na, “Stra­nieri alla ter­ra” [Nutri­menti, 2012]. La ragio­ne è che pun­to all’operaomnia, entro due anni. 2. John Chee­ver, “Rac­conti” [Fel­tri­nelli, 2012]. Stes­so discor­so, ma vor­rei comun­que leg­gerlo pri­ma in lin­gua ori­gi­nale. 3. John Edward Wil­liams, “Sto­ner” [Fazi, 2012]. Imma­gino pos­sa pia­cermi mol­to, ma non è il perio­do giu­sto. Maga­ri tra qual­che anno.

Sito let­te­ra­rio dell’annoFla­nerìhttp://www.flaneri.com/ – sem­pre intel­li­gente, par­ti­co­lar­mente ordi­nato, pia­ce­vol­mente fron­tale, piut­to­sto equi­li­brato: pra­ti­ca­mente uno dei pochi siti let­te­rari ita­liani cre­di­bili, in asso­luto. One­sta­mente, una del­le pochis­sime nuo­ve pro­po­ste degne di nota, in quest’ultimo trien­nio cao­tico, fiac­co e mol­to cial­trone. Tifo Flanerì.

Altre cose fran­che.  Recu­peri [ita­liani] dell’anno. 1. Ful­vio Tomiz­za, “Il sogno dal­mata”, Mon­da­dori, 2001. 2. Bab­si Jones, “Sap­piano le mie paro­le di san­gue”, Riz­zoli, 2007. 3. Ful­vio Tomiz­za, “Mate­rada”, Mon­da­dori, 1960. 4. Tom­maso Pin­cio, “Hotel a zero stel­le”, Later­za, 2011. 5. Orne­la Vorp­si, “Il pae­se dove non si muo­re mai”, Einau­di, 2005.

Recu­peri [stra­nieri] dell’anno. 1. Patrick Lei­gh Fer­mor, “Mani”, Adel­phi, 2006. 2. Dimi­tri Obo­len­sky, “Il com­mo­n­wealth bizan­tino”, Later­za, 1974. 3. Dra­gan Veli­kić, “Via Pola”, Zan­do­nai, 2009. 4. Robert Man­tran [a cura di], “Sto­ria dell’impero otto­mano”, Argo, 2000. 5. Ago­stino Per­tusi [a cura di], “La cadu­ta di Costan­ti­no­poli”, Fon­da­zione Val­la, 1976. 6. Nicho­las Valen­tine Ria­sa­no­v­sky, “Sto­ria del­la Rus­sia”, Bom­piani, 7. David Foster Wal­lace, “Il ten­nis come espe­rienza reli­giosa”, oggi in Einau­di, 2012.

Let­tura cri­tica fon­da­men­tale, in asso­luto: “Nar­ra­tori degli Anni Zero” di Andrea Cor­tel­lessa, Pon­te Sisto, 2012, 650 pagi­ne. E via andare.

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Ucraina terra di confine. Intervista a Massimiliano Di Pasquale

Wel­fa­re Cre­mo­na Net­work | Lune­dì 25 giu­gno 2012 | Ales­san­dra Boga |

Poco l’Europa occi­den­ta­le sa dell’Ucraina, que­sta repub­bli­ca dell’ex URSS, che tra l’altro è il più gran­de Pae­se d’Europa per esten­sio­ne geo­gra­fi­ca; ma Mas­si­mi­lia­no Di Pasqua­le, clas­se 1969, foto­re­por­ter e scrit­to­re pesa­re­se, nel suo “dia­rio di viag­gio”Ucrai­na. Ter­ra di con­fi­ne, edi­to da Il Siren­te, ci dà un qua­dro com­ples­si­vo e affa­sci­nan­te di que­sta ter­ra anco­ra pri­gio­nie­ra ai nostri occhi del gri­gio­re post-sovie­ti­co, e che tut­ta­via è ric­ca di vita, sto­ria e di cul­tu­ra pro­prie, che il comu­ni­smo ha cer­ca­to di assi­mi­la­re e soffocare.

Allo­ra, Mas­si­mi­lia­no, par­tia­mo dal tito­lo del tuo libro: per­ché la defi­ni­zio­ne dell’Ucraina come “ter­ra di confine”?

Pre­mes­so che non è mai faci­le sce­glie­re il tito­lo di un libro, visto che dovreb­be sin­te­tiz­za­re i tan­ti temi trat­ta­ti al suo inter­no, riten­go che Ucrai­na ter­ra di con­fi­ne. Viag­gi nell’Europa sco­no­sciu­ta enfa­tiz­zi due con­cet­ti che mi stan­no par­ti­co­lar­men­te a cuo­re per­ché costi­tui­sco­no un filo ros­so che uni­sce tut­ti i capi­to­li. Il pri­mo è l’idea che l’Ucraina è tut­to­ra una ter­ra di con­fi­ne dato che al suo inter­no si incontrano/scontrano cul­tu­re diver­se e visio­ni geo­po­li­ti­che con­tra­stan­ti. L’eterno oscil­la­re tra Est e Ove­st, tra Rus­sia e UE, che ha carat­te­riz­za­to sto­ri­ca­men­te que­sta ter­ra e con­ti­nua a carat­te­riz­zar­la anco­ra oggi dice di un pae­se sicu­ra­men­te euro­peo, per­ché euro­pee sono le sue radi­ci, ma di “con­fi­ne”. Il secon­do è che nono­stan­te l’Ucraina sia il pae­se più este­so dell’Europa mol­te per­so­ne anco­ra la con­fon­do­no con la Rus­sia o la asso­cia­no a una ste­reo­ti­pa­ta imma­gi­ne di gri­gio­re post-sovie­ti­co. Il libro nasce anche per com­bat­te­re que­sti stereotipi.

Che chie­sa è quel­la bel­lis­si­ma dal­le cupo­le dora­te ritrat­ta sul­la coper­ti­na del libro?

È la Chie­sa di San­ta Cate­ri­na di Cher­ni­hiv, cit­tà a cir­ca 100 km da Kyiv. Fu fon­da­ta da un colon­nel­lo cosac­co nel 18° seco­lo in segno di gra­ti­tu­di­ne per la vit­to­ria con­se­gui­ta con­tro i Tur­chi. Sor­ge sot­to il Val, la cit­ta­del­la che costi­tui­va il nucleo cen­tra­le dell’antica Cher­ni­hiv. Le sue cin­que cupo­le dora­te, che luc­ci­ca­no in lon­ta­nan­za, dan­no il ben­ve­nu­to a chi arri­va qui venen­do dal­la capitale.

Cos’è rima­sto dell’epoca comu­ni­sta in Ucrai­na, e puoi dir­ci se gli ucrai­ni si sen­to­no vici­ni all’Occidente?

Sono tan­te le ere­di­tà dell’epoca comu­ni­sta che gra­va­no tut­to­ra sull’Ucraina. Alcu­ne di carat­te­re pura­men­te este­ti­co, come gli edi­fi­ci in sti­le costrut­ti­vi­sta o le sta­tue di Lenin pre­sen­ti nell’Ucraina cen­tra­le e orien­ta­le, altre più pro­fon­de, di carat­te­re antro­po­lo­gi­co che con­ti­nua­no a per­mea­re la men­ta­li­tà di mol­te per­so­ne, rap­pre­sen­tan­do a tut­ti gli effet­ti un fre­no all’emancipazione e alla moder­niz­za­zio­ne del pae­se. Ciò det­to, la coscien­za euro­pea e il sen­so di appar­te­nen­za al mon­do occi­den­ta­le si stan­no sem­pre più dif­fon­den­do nel­le cit­tà dell’Ovest di ascen­den­za polac­co-litua­na-asbur­gi­ca e più in gene­ra­le, un po’ in tut­to il pae­se, tra le nuo­ve generazioni.

Una del­le cit­tà più carat­te­ri­sti­che dell’Ucraina è Leo­po­li: per­ché è cosi importante?

Leo­po­li è for­se l’unica cit­tà in cui la tran­si­zio­ne dall’Ucraina post-sovie­ti­ca all’Ucraina euro­pea è già avve­nu­ta. Pro­va ne è l’efficienza dei ser­vi­zi che non ha egua­li nel resto del pae­se. Ovvia­men­te ci sono del­le pre­ci­se moti­va­zio­ni di ordi­ne sto­ri­co-cul­tu­ra­le che spie­ga­no que­sta ‘ecce­zio­na­le diver­si­tà’. In pri­mis la lega­cypolac­co-asbur­gi­ca e l’impermeabilità o qua­si — imper­mea­bi­li­tà del­la Gali­zia al pro­ces­so di rus­si­fi­ca­zio­ne-sovie­tiz­za­zio­ne, che ha inte­res­sa­to que­sta regio­ne nel secon­do dopo­guer­ra. Come scri­vo in un pas­so del libro “chi si avven­tu­ras­se a Lviv alla ricer­ca di scam­po­li di Unio­ne Sovie­ti­ca rimar­reb­be pro­fon­da­men­te deluso”.

Qua­li cul­tu­re e popo­la­zio­ni han­no con­vis­su­to nei seco­li in Ucraina?

Dav­ve­ro tan­te: arme­ni, gre­ci, rus­si, ser­bi, tata­ri, ebrei… Sto­ri­ca­men­te si par­te dagli Sci­ti, popo­la­zio­ne noma­de pre­cri­stia­na del­la step­pa tra il Don e il Dni­pro fino ad arri­va­re alle comu­ni­tà ita­lia­ne di Kerch in Cri­mea nell’800. Leo­po­li, Odes­sa e Cher­ni­v­tsi sono for­se le cit­tà più rap­pre­sen­ta­ti­ve di que­sto ecce­zio­na­le mel­ting pot. Pro­prio a Cher­ni­v­tsi, dove tra l’altro nac­que­ro gli scrit­to­ri Gre­gor Von Rez­zo­ri e Paul Celan, anco­ra oggi con­vi­vo­no ben ses­san­ta­cin­que diver­se nazionalità!

Qua­li sono i per­so­nag­gi sto­ri­ci e del­la cul­tu­ra più rap­pre­sen­ta­ti­vi dell’Ucraina e di cui anche l’Europa è debitrice?

L’Ucraina è un pae­se com­ples­so e stra­ti­fi­ca­to con una gran­de tra­di­zio­ne cul­tu­ra­le per cui non è faci­le rispon­de­re a que­sta doman­da. Se limi­tia­mo il discor­so solo agli intel­let­tua­li di lin­gua e cul­tu­ra ucrai­na farei tre nomi su tut­ti: Taras Shev­chen­ko, Ivan Franko e Lesya Ukray­in­ka. Ciò che li acco­mu­na, pur nel­la diver­si­tà dei per­cor­si, è l’avere fat­to cono­sce­re attra­ver­so la let­te­ra­tu­ra il loro pae­se, cer­can­do di anco­rar­lo alle avan­guar­die cul­tu­ra­li dell’epoca. Taras Shev­chen­ko, poe­ta ed eroe nazio­na­le, è una­ni­me­men­te con­si­de­ra­to uno degli espo­nen­ti più auto­re­vo­li del roman­ti­ci­smo europeo.

Cos’è sta­ta la tra­ge­dia dell’Holodomor?

Nel ter­ri­bi­le bien­nio 1932–1933 l’Ucraina – come testi­mo­nia­no anche i dispac­ci invia­ti a Roma da Ser­gio Gra­de­ni­go, con­so­le ita­lia­no nell’allora capi­ta­le Khar­kiv – fu col­pi­ta da una ‘care­stia arti­fi­cia­le’ pia­ni­fi­ca­ta dal regi­me sta­li­ni­sta per col­let­ti­viz­za­re le cam­pa­gne ster­mi­nan­do i kula­ki (pic­co­li pro­prie­ta­ri ter­rie­ri) e l’intellighenzia nazio­na­le. Il ter­mi­ne ucrai­no Holo­do­mor, che signi­fi­ca mor­te per fame, è com­po­sto di due paro­le holod – care­stia, fame – e mory­ty – ucci­de­re. Que­sto vero e pro­prio geno­ci­dio, occul­ta­to anche gra­zie alla com­pli­ci­tà dell’Occidente, ven­ne alla luce solo cinquant’anni più tar­di per la pres­san­te ope­ra di sen­si­bi­liz­za­zio­ne del­la Dia­spo­ra ucrai­na. Nel 1986, con l’uscita del libro The Har­ve­st of Sor­row del­lo sto­ri­co ame­ri­ca­no Robert Con­que­st, il gran­de pub­bli­co e le cer­chie gover­na­ti­ve occi­den­ta­li ven­ne­ro a cono­scen­za di que­sta ter­ri­bi­le tragedia.

In Ucrai­na è avve­nu­to un altro ster­mi­nio sco­no­sciu­to, il “geno­ci­dio dei Tata­ri”: di che cosa si tratta?

Quel­la dei tata­ri, così come quel­la che ave­va inte­res­sa­to due anni pri­ma, nel 1942, la comu­ni­tà ita­lia­na di Kerch, è una del­le tan­te tra­ge­die sco­no­sciu­te del­lo sta­li­ni­smo. Con il decre­to n. GKO5859 fir­ma­to da Josif Sta­lin l’11 mag­gio 1944 – un docu­men­to riser­va­to venu­to alla luce recen­te­men­te dall’archivio del KGB – il dit­ta­to­re geor­gia­no dà ini­zio alla secon­da fase del­la puli­zia etni­ca del­la Cri­mea. I meto­di usa­ti sono più o meno gli stes­si adot­ta­ti undi­ci anni pri­ma nei con­fron­ti dei con­ta­di­ni ucrai­ni duran­te la Gran­de Care­stia del ’32-’33. L’unica dif­fe­ren­za rispet­to al Holo­do­mor è la rapi­di­tà con cui si con­su­ma que­sta secon­da tra­ge­dia. Nel cor­so di un solo gior­no, il 18 mag­gio 1944, sen­za alcun pre­av­vi­so, don­ne, bam­bi­ni e anzia­ni ven­go­no get­ta­ti fuo­ri dal­le loro dimo­re, cari­ca­ti su dei camion e con­dot­ti alla più vici­na sta­zio­ne fer­ro­via­ria. Acca­ta­sta­ti come bestie den­tro vago­ni mer­ci, sono spe­di­ti in Asia Cen­tra­le, sugli Ura­li e nel­le aree più remo­te dell’URSS. Qua­si la metà dei depor­ta­ti – si par­la di cifre intor­no al 46% – non giun­ge­rà mai a desti­na­zio­ne. Fal­ci­dia­ti da fame, sete e malat­tie, mori­ran­no lun­go il tragitto.

Com’è nata la Rivo­lu­zio­ne Arancione?

La Rivo­lu­zio­ne Aran­cio­ne nasce come rispo­sta ai bro­gli elet­to­ra­li nel­le ele­zio­ni pre­si­den­zia­li del novem­bre 2004, in cui si con­fron­ta­va­no il can­di­da­to dell’opposizione Vik­tor Yush­chen­ko e l’attuale pre­si­den­te Vik­tor Yanu­ko­vych, spon­so­riz­za­to dal Crem­li­no e dal pre­si­den­te uscen­te Leo­nid Kuch­ma. Sul Mai­dan Neza­le­zh­no­sti di Kyiv una popo­la­zio­ne com­po­si­ta, fat­ta di stu­den­ti, pro­fes­sio­ni­sti, pre­ti unia­ti e orto­dos­si, mani­fe­sta­va paci­fi­ca­men­te per la demo­cra­zia chie­den­do la ripe­ti­zio­ne del voto. Il 3 dicem­bre la Cor­te Supre­ma Ucrai­na accol­se la tesi del can­di­da­to dell’opposizione Yush­chen­ko e annul­lò la con­sul­ta­zio­ne del 21 novem­bre ordi­nan­do la ripe­ti­zio­ne del bal­lot­tag­gio per il 26 dicem­bre. Yush­chen­ko vin­se, fu elet­to Pre­si­den­te e si aprì una nuo­va sta­gio­ne cari­ca di aspet­ta­ti­ve in par­te pur­trop­po disattese.

Per­ché a tuo avvi­so la sta­gio­ne aran­cio­ne non ha pro­dot­to i cam­bia­men­ti che la gen­te si aspettava?

Le moti­va­zio­ni alla base del par­zia­le fal­li­men­to del­la Rivo­lu­zio­ne Aran­cio­ne, dico par­zia­le per­ché comun­que quel­la sta­gio­ne è sta­ta carat­te­riz­za­ta da liber­tà di stam­pa, plu­ra­li­smo ed ele­zio­ni tra­spa­ren­ti – è ovvia­men­te ogget­to di dispu­te e stu­di tra gli storici.
Sicu­ra­men­te Vik­tor Yush­chen­ko si è rive­la­to un pre­si­den­te debo­le, che non  è riu­sci­to a impri­me­re il neces­sa­rio cam­bio di mar­cia per rige­ne­ra­re moral­men­te ed eco­no­mi­ca­men­te il Paese.
Doves­si evi­den­zia­re tre cau­se su tut­te cite­rei l’accesa riva­li­tà con l’ex allea­ta Yulia Tymo­shen­ko, il peri­me­tro  costi­tu­zio­na­le, volu­to dall’ex Pre­si­den­te Kuch­ma come con­di­tio sine qua non per la ripe­ti­zio­ne del voto, che ha limi­ta­to for­te­men­te i pote­ri di Yush­chen­ko una vol­ta in cari­ca e last but not lea­st l’incapacità del Pre­si­den­te di sce­glier­si con­si­glie­ri lea­li e capaci.

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I luoghi di Schulz

L’indice di libri del mese | Saba­to 1 dicem­bre 2012 | Dona­tel­la Sas­so |

La pas­sio­ne per un luo­go, per una lin­gua, per un’atmosfera sospe­sa fra sapo­ri e colo­ri nasce come un’amicizia e for­se anche come un amo­re. Un incon­tro pro­pi­zio, che non si esau­ri­sce nel­lo spa­zio di qual­che sug­ge­stio­ne, ma che impo­ne a gran voce di esse­re appro­fon­di­to, inve­sti­ga­to, com­pre­so. Mas­si­mi­lia­no Di Pasqua­le, foto­gior­na­li­sta e scrit­to­re free­lan­ce, viag­gia per la pri­ma vol­ta in Ucrai­na nel 2004. È la curio­si­tà a chia­mar­lo, ma sarà solo l’inizio di nume­ro­se altre spe­di­zio­ni in ter­ra di con­fi­ne, per­ché Ucrai­na signi­fi­ca pro­prio que­sto: con­fi­ne. Ter­ra di mez­zo e di con­qui­sta, con­te­sa tra Rus­sia, regno di Polo­nia, gran­du­ca­to di Litua­nia, impe­ri asbur­gi­co e sovie­ti­co, è spes­so sta­ta con­fu­sa, attri­bui­ta ad altri mon­di e ad altri desti­ni nazio­na­li. Che Gogol’ e Bul­ga­kov sia­no ori­gi­na­ri di li non è dato uni­ver­sal­men­te acqui­si­to, che in Ucrai­na non si par­li solo il rus­so, ma anche l’ucraino, idio­ma auto­no­mo più simi­le alle lin­gue sla­ve del Sud che al rus­so, non sem­pre si rammenta.

Ed è pro­prio su que­sto equi­vo­co di inde­ter­mi­na­tez­za che si sono gio­ca­te, in pas­sa­to come oggi, riven­di­ca­zio­ni di auto­no­mia e pre­te­se ege­mo­ni­che pro­ve­nien­ti da lon­ta­no. La rivo­lu­zio­ne aran­cio­ne del 2004 con la vit­to­ria di Yush­chen­ko ave­va indot­to a pen­sa­re a una demo­cra­tiz­za­zio­ne del pae­se e a un avvi­ci­na­men­to all’Europa e alle sue isti­tu­zio­ni. La Spe­ran­za è dura­ta poco, il pre­si­den­te è sta­to sop­pian­ta­to da Yanu­ko­vych, allea­to del­la Rus­sia di Putin è gran­de scon­fit­to nel 2004, che alle ele­zio­ni del 2010 ha con­qui­sta­to il pote­re con­su­man­do le pro­prie rivin­ci­te. In pri­mo luo­go con il pro­ces­so per abu­so di pote­re e la con­dan­na all’ex pre­mier Yulia Tymo­shen­ko, un pro­ces­so defi­ni­to a livel­lo loca­le e inter­na­zio­na­le “poli­ti­co”, pri­vo di garan­zie e con gra­vi vio­la­zio­ni dei dirit­ti uma­ni. Di Pasqua­le trat­ta anche di que­sto, ma non offre ne un sag­gio di sto­ria, ne una rifles­sio­ne poli­ti­ca. Le sue sono impres­sio­ni di viag­gio, ricer­che e sco­per­te che si scam­bia­no cro­no­lo­gi­ca­men­te l’ordine di appa­ri­zio­ne, incon­tri fuga­ci e lun­ghe inter­vi­ste con scrit­to­ri, gior­na­li­sti e impren­di­to­ri, not­ti in hotel fati­scen­ti, ma fasci­no­si, viag­gi in mar­sh­ru­t­ky, mini­bus per il tra­spor­to pub­bli­co, len­ti e obso­le­ti. Ogni capi­to­lo è dedi­ca­to a una cit­tà, da ove­st ver­so est e ritor­no. Ne esce il ritrat­to di un pae­se amma­lian­te: alle archi­tet­tu­re mit­te­leu­ro­pee di Leo­po­li si alter­na­no le gri­gie peri­fe­rie nel per­fet­to sti­le del rea­li­smo socia­li­sta, Bru­no Schulz e Vasi­ly Gross­man mostra­no i luo­ghi del­le loro scrit­tu­re, le note gastro­no­mi­che san­no di Orien­te, le cupo­le del­le chie­se orto­dos­se sono dorate.

Come in altri pae­si dell’ex Unio­ne Sovie­ti­ca, anche qui le con­trap­po­si­zio­ni poli­ti­che e cul­tu­ra­li si muo­vo­no spes­so sui recu­pe­ro o sull’occultamento di avve­ni­men­ti sto­ri­ci, miti fon­da­to­ri ed eroi con­te­si. E l’Ucraina gron­da sto­ria da ogni zol­la di ter­ra. Di Pasqua­le rie­vo­ca i movi­men­ti auto­no­mi­sti dell’Ottocento, la tra­ge­dia del­lo Holo­do­mor, la care­stia indot­ta da Sta­lin negli anni tren­ta, le occu­pa­zio­ni nazi­sta e sovie­ti­ca, la Shoah, Cher­no­byl. L’Ucraina è tut­to que­sto: dolo­re, pote­ri for­ti con­cen­tra­ti in poche mani, pover­tà dif­fu­sa, ma soprat­tut­to ter­ra da sco­pri­re, estre­mo lem­bo d’Europa che chie­de di esse­re riconosciuto.

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Ucraina, Terra di Confine. Viaggi nell’Europa Sconosciuta” di Massimiliano Di Pasquale

Ucrai­na Cisal­pi­na (con l’accento sul­la i) | Mer­co­le­dì, 24 otto­bre 2012 | Gabrie­le Papalia |

Ucrai­na ter­ra di con­fi­ne o Ucrai­ne ter­re di confine? 

Que­sto è ciò che mi è venu­to in men­te finen­do il bel libro di Mas­si­mi­lia­no Di Pasquale.
Un libro che è reso­con­to di viag­gio, dichia­ra­zio­ne di amo­re e di spe­ran­za ver­so il pae­se “male­det­to dal­la step­pa”: un’opera che sve­la real­tà, vite e desti­ni ine­di­ti all’interno di quel pae­se cono­sciu­to ad occi­den­te come Ucraina.
Chi pen­sa all’Ucraina in gene­re ha in men­te la Rus­sia, facen­do un para­go­ne ine­sat­to e fuor­vian­te ma ine­vi­ta­bi­le, dato che in que­sto modo il pae­se ci è sem­pre sta­to rap­pre­sen­ta­to dal­la tele­vi­sio­ne gene­ra­li­sta e dall’istruzione obbligatoria.
E que­sto ha fat­to appa­ri­re l’Ucraina come un eter­no sta­to peri­fe­ri­co, una ter­ra “appar­te­nen­te al con­fi­ne” rus­so, una por­zio­ne geo­gra­fi­ca senz’anima con qual­che cit­tà famo­sa per­ché orbi­tan­te intor­no al mon­do dei gran­di russi.

Ma che pae­se è l’Ucraina? 

Ce lo rac­con­ta Di Pasqua­le con i suoi appun­ti trac­cia­ti nel cor­so di que­sti anni a bor­do di mash­ru­t­ke sgan­ghe­ra­te (i miti­ci pul­mi­ni che fan­no da taxi nei pae­si dell’ex URSS), tre­ni che per l’atmosfera ricor­da­no tem­pi anda­ti (solo per noi occi­den­ta­li) con gen­te acco­glien­te e talo­ra impre­ve­di­bi­le, in hotel dal gusto mit­tleu­ro­peo dell’Ucraina occi­den­ta­le fino agli alber­ghi più inspe­ra­ti e “squal­li­da­men­te subli­mi” diDni­pro­pe­tro­v­sk e qual­che altra cit­tà che puz­za di car­bo­ne e acciaio.
Per chi ha visi­ta­to que­sti posti — ma anche per chi non lo ha mai fat­to — sem­bre­rà di entra­re nel vivo del­la sce­na di que­sti rac­con­ti di viaggio.

Dopo la let­tu­ra di “Ucrai­na Ter­ra di Con­fi­ne”, a mol­ti ver­rà voglia di visi­ta­re que­sto pae­se; i pro­fa­ni si stu­pi­ran­no di quan­ta cul­tu­ra, civil­tà, bel­lez­za e pro­fon­di­tà sia par­te inte­gran­te del popo­lo ucrai­no. Ma anche di quan­te tra­ge­die e di quan­ti desti­ni di vita sia­no sta­ti dimen­ti­ca­ti, oppor­tu­na­men­te cela­ti all’Europa e talo­ra anche all’Ucraina stes­sa da par­te dell’ingombrante e par­zia­le pro­pa­gan­da russa.

Ucrai­na ter­ra di con­fi­ni: soprat­tut­to mentali 

L’Ucraina è Euro­pa ma per alcu­ni è anco­ra trop­po lon­ta­na, trop­po ine­splo­ra­ta, trop­po “ma una vol­ta que­sta par­te del mon­do appar­te­ne­va all’Unione Sovie­ti­ca”: geo­gra­fi­ca­men­te con­qui­sta­ta con vio­len­za dai rus­si — lo si dovreb­be ammet­te­re sen­za dif­fi­col­tà al gior­no d’oggi — que­sto con­fi­ne men­ta­le di equi­pa­ra­re Rus­si e Ucrai­na, non è anco­ra sta­to superato.
E allo­ra leg­gen­do e medi­tan­do intor­no a que­sto pae­se, ci si pone del­le doman­de anche sul­la pro­pria iden­ti­tà: che cos’è Euro­pa, dov’è il con­fi­ne? Dove ini­zia e quan­do fini­sce? Che cos’è che deter­mi­na il ter­ri­to­rio comu­ne tra noi e l’Ucraina?
L’autore impli­ci­ta­men­te ci dà la rispo­sta por­tan­do alla cono­scen­za, per chi è digiu­no di que­sti luo­ghi, che un tem­po Lviv fu anche Leo­po­li e Lem­berg sot­to il domi­nio asbur­gi­co, e ita­lia­ni e arme­ni era­no soli­ti visi­ta­re e abi­ta­re que­ste ter­re; che cit­tà comeLutsk e Kamya­ne­ts Podil­sky gode­va­no del Dirit­to di Mag­de­bur­go ma anche del­la bene­di­zio­ne del Pon­te­fi­ce di Roma e per seco­li ter­ri­to­rio con­te­so tra regnan­ti polac­chi all’ultima fron­tie­ra col nemi­co ottomano.
Per­man­go­no però mol­te cose in Ucrai­na che non appa­io­no “euro­pee” e han­no più il gusto misti­co estre­mi­sta che, in alcu­ni casi, con­trad­di­stin­gue cer­ti modi di pen­sa­re sla­vo orientali: dal movi­men­to di Asgar­da, effi­ca­ce­men­te ripor­ta­to dall’autore, all’uso inu­til­men­te auto­ri­ta­rio del­le isti­tu­zio­ni gover­na­ti­ve e dei por­ti­nai degli alber­ghi ai pro­cla­mi con­ti­nui che ogni cosa è “nasha” (nostra): nasha piva (nostra bir­ra), nasha Ucrai­nanasha stra­nà (nostro pae­se).
E però a Lviv non si respi­ra l’aria auto­ri­ta­ria di Mosca ma nem­me­no a Done­tsk.
Done­tsk non si sen­te Rus­sia e que­sto è riba­di­to da Di Pasqua­le, seb­be­ne i lega­mi tra que­sta cit­tà del Don­bas e la Fede­ra­zio­ne Rus­sa sia­no tra­di­zio­nal­men­te e cul­tu­ral­men­te mol­to stretti.
Ucrai­na come con­fi­ne tra due real­tà ed enti­tà cul­tu­ra­li (una occi­den­ta­le, mit­tleu­ro­pea e l’altra rus­sa e orto­dos­sa): è un pae­se ibri­do, come un colo­re mischia­to che par­te da colo­ri puri e si dis­sol­ve in sfu­ma­tu­re del tut­to particolari.
A que­sto è dovu­to l’innegabile fasci­no di que­sto pae­se: di non esse­re mono­to­no e predeterminato.
Si rischia il mani­co­mio ad affron­ta­re tema­ti­che iden­ti­ta­rie su que­sto pae­se ma senz’altro si può dire che Mas­si­mi­lia­no abbia col­to il pun­to essen­zia­le del­la que­stio­ne iden­ti­ta­ria di que­sto popolo:

il popo­lo ucrai­no è “con­ta­mi­na­to” nel bene e nel male 

Ucrai­na ter­ra inva­sa, ter­ra di con­vi­ven­za paci­fi­ca ma anche di mas­sa­cri, ter­ra libe­ra­ta e da libe­ra­re, ter­ra inqui­na­ta dal nuclea­re e dal­le fab­bri­che del suo lato orientale.
Una con­ta­mi­na­zio­ne chia­ra e resa evi­den­te nel­le pagi­ne del libro attra­ver­so diver­si aspet­ti su cui l’autore si foca­liz­za: la let­te­ra­tu­ra, l’architettura e le etnie che in que­sta ter­ra abi­ta­no, han­no abi­ta­to il suo­lo ucrai­no e l’hanno inde­le­bil­men­te condizionato.
Ebrei, tede­schi, arme­ni, ucrai­ni, polac­chi, unghe­re­si, sci­ti, rus­si, tata­ri, geno­ve­si, cau­ca­si­ci: tut­ti a loro modo han­no con­tri­bui­to alla for­ma­zio­ne di quel­lo che è il più gran­de pae­se di Euro­pa per esten­sio­ne geografica.
Di Pasqua­le ren­de ono­re alle vit­ti­me del disa­stro di Chor­no­byl, l’ultima (e male­det­ta) con­ta­mi­na­zio­ne di que­sta ter­ra, il lasci­to più ter­ri­bi­le che l’URSS abbia mai potu­to trasmetterci.

Crea­zio­ne che risve­glia dall’oblio e che ci avvi­ci­na a un popolo.

Chi è digiu­no del­la sto­ria di que­sto pae­se tro­ve­rà modo di com­pren­de­re meglio il com­ples­sis­si­mo mosai­co di cui si com­po­ne que­sta terra.
Il libro di Di Pasqua­le è anche un modo per non dimen­ti­ca­re le tra­ge­die del popo­lo ucrai­no (e lo fa sapien­te­men­te, in modo da non incor­re­re nel rischio di raf­fi­gu­ra­re l’Ucraina come un pae­se vit­ti­mi­sta che si pian­ge sem­pre addos­so e par­la solo del­le sue disgrazie).
Tra le tra­ge­die del pas­sa­to di cui si par­la – e che è comun­que d’obbligo citar­le —  non c’è sola­men­te quel­la del popo­lo ucrai­no (holo­do­mor) e del popo­lo ebrai­co ma anche quel­la dei tata­ri e degli ita­lia­ni di Cri­mea avve­nu­ta ai tem­pi di Stalin.
Anche la Cri­mea, infat­ti, è Ucrai­na e con­fi­ne dell’Europa soprat­tut­to per un moti­vo: si pos­so­no trat­ta­re le tema­ti­che del­la depor­ta­zio­ne dei tata­ri e degli ita­lia­ni di Cri­mea dal momen­to in cui la peni­so­la è con­trol­la­ta e gesti­ta da Kiev e non da Mosca.
Dif­fi­cil­men­te sareb­be­ro sta­te pos­si­bi­li del­le inda­gi­ni così appro­fon­di­te se la Cri­mea al gior­no d’oggi fos­se appar­te­nu­ta ai rus­si (a loro è dovu­ta la con­qui­sta di que­sta peni­so­la, un tem­po appar­te­nu­ta ai Khan di Cri­mea), assai poco incli­ni ai mea culpa.
Vie­ne ripor­ta­to anche come la peni­so­la resta con­te­sa tra una dia­spo­ra riap­pro­pria­ta­si del­la sua patria e una par­te di Rus­sia di stam­po bel­li­ci­sta che la rivor­reb­be ter­ri­to­rio colo­nia­le pan­rus­so (nasha).
La pre­sen­za del popo­lo ucrai­no e la pro­prie­tà odier­na del­la peni­so­la a Kiev, for­tu­na­ta­men­te, non per­met­te la rea­liz­za­zio­ne di que­sta scemenza.

Un omag­gio all’ucrainicità 

Di Pasqua­le non nascon­de le sue pas­sio­ni nel­la nar­ra­zio­ne: la giu­sta atten­zio­ne dedi­ca­ta alle bel­le ragaz­ze del luo­go, il suo inte­res­se per il fol­clo­re e i costu­mi del­la gen­te loca­le, lo stra­no gusto este­ti­co — da me con­di­vi­so — per le orro­ri­fi­che archi­tet­tu­re sovie­ti­che di mol­te città.
Con la sua pre­di­le­zio­ne per il mon­do del­la let­te­ra­tu­ra poi, vie­ne resa giu­sti­zia a poe­ti ed intel­let­tua­li nazio­na­li come Ivan Franko, Anna Ahma­to­va, Lesya Ukray­in­ka, Taras Shev­chen­ko e altri auto­ri impor­tan­ti ma a noi poco cono­sciu­ti (uno su tut­ti l’ebreo Bru­no Schulz).
Ven­go­no esa­mi­na­ti in modo del tut­to par­ti­co­la­re i luo­ghi sacri dell’ortodossia come ilavra di Pochay­iv e Kyiv (Kiev) e a que­ste tema­ti­che impe­gna­te ci sono sem­pre degli age­vo­li inter­mez­zi in cui l’autore fa le sue con­si­de­ra­zio­ni, suda, si irri­ta per i prez­zi esa­ge­ra­ti dei taxi e con­trat­ta o si ripo­sa assa­po­ran­do i gusto­si ed eccel­len­ti cibi ucrai­ni, tata­ri e georgiani.
Mas­si­mi­lia­no Di Pasqua­le ha reso omag­gio e ono­re, con il suo libro, al popo­lo ucrai­no ma anche a noi ita­lia­ni: agli ucrai­ni ha dato una car­ta in mano per esse­re capi­ti e rispet­ta­ti, ad esse­re con­si­de­ra­ti come un popo­lo di una nazio­ne a tut­ti gli effet­ti, con una loro sto­ria, una loro lin­gua e una loro pecu­lia­re visio­ne del mon­do distin­ta dai vici­ni di casa (sia­no essi rus­si, polac­chi o rumeni).
Così poco si è volu­to far sape­re di que­sta par­te del mon­do in cui è l’Ucraina che ogni pub­bli­ca­zio­ne divul­ga­ti­va, per la nostra socie­tà, è come una man­na dal cie­lo per tut­ti noi.
Agli ita­lia­ni, inve­ce, con que­sta pub­bli­ca­zio­ne vie­ne data la pos­si­bi­li­tà di usci­re dai soli­ti luo­ghi comu­ni che su que­sto pae­se abbon­da­no e sono sem­pre gli stes­si (inu­ti­le elen­car­li, il let­to­re gli ha già nel­la sua testa).
Con­si­glio a tut­ti que­sta let­tu­ra per com­pren­de­re meglio l’Ucraina, un pae­se che ha gran­dis­si­ma impor­tan­za per l’Europa tut­ta: dal pun­to di vista cul­tu­ra­le non­ché geo­po­li­ti­co (e quest’ultimo pun­to è assai chia­ri­to da Di Pasqua­le in alcu­ne sezio­ni dedi­ca­te alla poli­ti­ca ucrai­na contemporanea).
Quel­lo che però mi affa­sci­na di più dell’opera del gior­na­li­sta pesa­re­se è come, in modo diver­ten­te, intel­li­gen­te e appas­sio­nan­te, sia sta­to in gra­do di por­ta­re a far com­pren­de­re al let­to­re cosa signi­fi­chi tro­var­si in una ter­ra irri­sol­ta che è al tem­po stes­so un con­fi­ne cul­tu­ra­le e territoriale.
l’Ucraina con­tie­ne due ani­me ma vuo­le esse­re un uni­ta e indi­pen­den­te in una Euro­pa rispet­to­sa e che tute­li la sua calei­do­sco­pi­ca sovra­ni­tà e iden­ti­tà nazio­na­le: occi­den­ta­le, cat­to­li­ca, mid­de­leu­ro­pea, sla­va orien­ta­le, orto­dos­sa, ucrai­no­fo­na, rus­so­fo­na, tata­ra, ungherese…..

Mi fer­mo qui, sareb­be inu­ti­le con­ti­nua­re: a voi il pia­ce­re di assa­po­ra­re la let­tu­ra di que­sto mera­vi­glio­so e indi­spen­sa­bi­le libro per una più age­vo­le com­pren­sio­ne di que­sto gran­de e intri­ca­to pae­se che è l’Ucraina!

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Ucraina terra di confine”, il nuovo viaggio di Massimiliano Di Pasquale

| affaritaliani.it | Vener­dì 14 set­tem­bre 2012 |

Leg­gen­do Ucrai­na ter­ra di con­fi­ne. Viag­gi nell’Europa sco­no­sciu­ta di Mas­si­mi­lia­no Di Pasqua­le – scri­ve Oxa­na Pachlo­v­ska, docen­te di Ucrai­ni­sti­ca all’Università “La Sapien­za” di Roma – mi veni­va­no sem­pre in men­te cer­te figu­re sto­ri­che più o meno note degli instan­ca­bi­li viag­gia­to­ri ita­lia­ni gra­zie ai qua­li noi abbia­mo reso­con­ti affa­sci­nan­ti dell’Est euro­peo o dell’Asia. In quei rac­con­ti di diver­si Mar­co Polo degni di miglior for­tu­na ci pote­va­no esse­re ine­sat­tez­ze o incom­ple­tez­ze, ma non man­ca­va mai la volon­tà sin­ce­ra di capi­re l’Altro, di instau­ra­re con lui un dialogo.

Lo spi­ri­to che infor­ma Di Pasqua­le – che fa pro­pria la lezio­ne di gran­di nar­ra­to­ri di viag­gio come Chat­win, Kapuś­ciń­ski e Ter­za­ni – scri­ve anco­ra Pachlo­v­ska è quel­lo di “un Mar­co Polo moder­niz­za­to che non man­ca mai di stu­pir­ci in que­sta sua ope­ra disin­vol­ta e accat­ti­van­te, sem­pre lon­ta­na come non mai dal­la bana­li­tà di tan­te gui­de turi­sti­che che van­no per la maggiore”.

Il testo, intri­so di riman­di let­te­ra­ri, di discor­si con per­so­nag­gi noti e ano­ni­mi, di inter­vi­ste e mere chiac­chie­re coi pas­san­ti, è un pat­ch­work fasci­no­so capa­ce di resti­tui­re la cifra ’sin­co­pa­ta’ di un pae­se polie­dri­co e dal­le infi­ni­te sfac­cet­ta­tu­re. L’Ucraina rac­con­ta­ta dall’autore in un libro impre­zio­si­to da un inser­to foto­gra­fi­co di ben 16 pagi­ne cura­to dal­lo stes­so Di Pasqua­le, è un pae­se nuo­vo e dina­mi­co che tra acce­le­ra­zio­ne e fer­ma­te, stop and go, sta cer­can­do, non sen­za dif­fi­col­tà, di lasciar­si alle spal­le la pati­na bru­mo­sa del post-tota­li­ta­ri­smo per diven­ta­re sog­get­to del­la Storia.

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Ucraina terra di confine”: guida elegante e snob, firmata Max Di Pasquale [Il Sirente, 2012]

Tisca­li Social News | Lune­dì 25 giu­gno 2012 | Gian­fran­co Fran­chi |

Si par­la di Ucrai­na, da qual­che anno a que­sta par­te, addi­rit­tu­ra al di qua del­le Alpi, nel nostro infe­li­ce, pre­sun­tuo­so bel­pae­se; tut­to è comin­cia­to con un vec­chio spot, cre­do del Cor­rie­re del­la Sera, in cui un’astronave cade­va pro­prio sul ter­ri­to­rio d’una del­le nazio­ni nate dal­la disgre­ga­zio­ne dell’impero sovie­ti­co – appa­ri­va una vec­chia con­ta­di­na che inse­gna­va a dire “Ucrai­na” non sol­tan­to agli astro­nau­ti rus­si, ma agli ita­lia­ni al gran com­ple­to. Da que­sta pri­ma, robu­sta [si fa per dire] aper­tu­ra noial­tri ita­lia­ni abbia­mo dedi­ca­to pro­gres­si­vo, cre­scen­te spa­zio ai cal­cia­to­ri ucrai­ni [Shev­chen­ko in pri­mis], alle pit­to­re­sche pro­te­ste nude del­le neo­fem­mi­ni­ste ucrai­ne, le cele­ber­ri­me Femen, al colo­re del­la rivo­lu­zio­ne demo­cra­ti­ca di qual­che anno fa [“aran­cio­ne”], sco­pren­do en pas­sant, con negli­gen­za com­pli­ce, una depor­ta­zio­ne d’una popo­la­zio­ne ita­lia­na di Cri­mea [va da sé, per mano socia­li­sta, intel­li­gen­za sta­li­ni­sta] e for­se qual­che memo­ria degli anni bel­li di Feo­do­sia, vale a dire del­la Caf­fa geno­ve­se. Vie­ne a que­sto pun­to a col­ma­re le nostre carat­te­ri­sti­che lacu­ne tri­co­lo­ri un sag­gio del gior­na­li­sta e scrit­to­re mar­chi­gia­no Mas­si­mi­lia­no Di Pasqua­le, clas­se 1969: “Ucrai­na ter­ra di con­fi­ne”, pub­bli­ca­to dai tipi del Siren­te nel­la pri­ma­ve­ra 2012, è una gui­da intel­li­gen­te, snob e appas­sio­nan­te. È una gui­da che vie­ne a par­lar­ci di una ter­ra dal­la sto­ria com­ples­sa, mul­tiet­ni­ca e mul­ti­cul­tu­ra­le, bene­det­ta da un buon nume­ro di let­te­ra­ti di fama inter­na­zio­na­le, di gran­de rile­van­za stra­te­gi­ca nel con­cer­to euro­peo; è un libro che ci alfa­be­tiz­za a dove­re sul­la que­stio­ne Tymošen­ko, sen­si­bi­liz­zan­do­ci da ogni pun­to di vista, e ammo­nen­do­ci sull’opportunità di non sot­to­va­lu­tar­ne le impli­ca­zio­ni; è un sag­gio che rac­con­ta quan­to ter­ri­bi­le sia la nega­zio­ne o la ridu­zio­ne del­la memo­ria del geno­ci­dio degli ucrai­ni per mano socia­li­sta sovie­ti­ca, l’Holo­do­mor, e quan­to roman­ti­ca sia la memo­ria dell’antico regno dei Rus’ di Kiev, gran­de ami­co di Costan­ti­no­po­li; è un gran­de atto d’amore di un let­te­ra­to ita­lia­no appas­sio­na­to di cul­tu­ra ucrai­na – vero pon­te pop tra l’Italia e l’Ucraina. For­se l’unico sin qui emer­so a un cer­to livello.

Ucrai­na. Ter­ra di con­fi­ne”, come osser­va la docen­te di ucrai­ni­sti­ca Oxa­na Pachlo­v­ska, nel­la post­fa­zio­ne, è un libro che lascia gran­de spa­zio alle remi­ni­scen­ze e agli aned­do­ti let­te­ra­ri, pre­fe­ren­do sem­pre rivol­ger­si a un pub­bli­co com­pe­ten­te, dis­se­mi­nan­do con ele­gan­za omag­gi e rife­ri­men­ti a Gogol, al gali­zia­no asbur­gi­co Jose­ph Roth, a Sta­ni­slaw Lem, a Bru­no Schulz, a Michail Bul­ga­kov, a Gre­gor von Rez­zo­ri e a von Sacher-Masoch. Ma si sco­pro­no figu­re pro­ba­bil­men­te meno note, da que­ste par­ti, come Ivan Franko, arte­fi­ce del rin­no­va­men­to let­te­ra­rio ucrai­no di tar­do Otto­cen­to – in suo ono­re la cit­tà di Sta­ny­sla­viv è diven­ta­ta Iva­no-Frank­i­v­sk – e fau­to­re d’un’Ucraina libe­ra e demo­cra­ti­ca, nemi­ca del mar­xi­smo: mar­xi­smo che quel gran­de ave­va già sta­na­to: “reli­gio­ne dog­ma­ti­ca fon­da­ta sull’odio e la lot­ta di clas­se”, scri­ve­va, ben pri­ma del­la car­ne­fi­ci­na sovie­ti­ca del Nove­cen­to. Oppu­re, si sco­pro­no figu­re come Taras Shev­chen­ko, poe­ta ed eroe nazio­na­le ucrai­no, mor­to a Pie­tro­bur­go nel 1861; si trat­ta di un ere­de del­la tra­di­zio­ne dei Kob­zar, spie­ga Di Pasqua­le, vale a dire i “miti­ci can­ta­sto­rie ucrai­ni”. Ed è uno che ha sapu­to dire “lot­ta­te e vin­ce­re­te” non solo all’Ucraina, ma alla Polo­nia, alla Let­to­nia, all’Estonia, alla Litua­nia, alla Mol­do­va, ai popo­li del Cau­ca­so e dell’Asia, agli stes­si Rus­si [p. 101]. Un ribel­le demo­cra­ti­co e anti­cle­ri­ca­le – nemi­co dell’imperialismo rus­so, ami­co del popolo.

Ho tro­va­to bel­le e ispi­ra­te le pagi­ne sul­le cit­tà di Leo­po­li e Kyiv (Kyev), su Seba­sto­po­li, Odes­sa e Yal­ta; roman­ti­che le note sul “Robin Hood dei Car­pa­zi”, Olek­sa Dov­bush, già omag­gia­to da una novel­la di von Sacher-Masoch; mici­dia­li le note sul­le Asgar­da, e sul­la rea­le nazio­na­li­tà del­le Amaz­zo­ni; equi­li­bra­te e tri­sti le pagi­ne sul­la Shoah, e sul disa­stro nuclea­re di Cher­no­byl [già: è in Ucrai­na, non in Rus­sia], e one­ste e luci­de le epi­so­di­che pun­zec­chia­te anti­so­vie­ti­che, fon­da­te su argo­men­ta­zio­ni serie e su una docu­men­ta­zio­ne tosta. Tor­ne­rò sen­za dub­bio a con­sul­ta­re que­sto testo. Muo­vo un’ovvia cri­ti­ca: man­ca un’indice dei nomi – ciò è incom­pren­si­bi­le, e sba­glia­to – e un’altra, for­se meno ovvia; vale a dire che ogni tan­to ho sof­fer­to un po’ che qual­che capi­to­lo fos­se sta­to scrit­to cin­que o sei anni fa, e altri inve­ce più di recen­te. S’è trat­ta­to d’un cor­to­cir­cui­to comun­que non fasti­dio­so – sol­tan­to, ovvia­men­te, perio­di­ca­men­te sensibile.

Spe­ria­mo dav­ve­ro che a par­ti­re da que­sto sag­gio in tan­ti s’avvicinino con altro entu­sia­smo a que­sta ter­ra di fron­tie­ra [“u-krayi-na” è un’etimo che non tra­di­sce, accen­na l’autore a pagi­na 217], accan­to­nan­do per­ples­si­tà e pre­giu­di­zi sul gri­gio­re ere­di­ta­to dal­la vec­chia Urss: la coper­ti­na, con quel­la bel­la Chie­sa di San­ta Cate­ri­na di Cher­ni­hiv, è una veri­di­ca pro­mes­sa di ele­gan­za, cul­tu­ra e viva­ci­tà. Dimen­ti­ca­vo – mol­to ben fat­to l’inserto fotografico.

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