L’illusione degli ucraini sul nazismo durò solo qualche settimana”

| La Stam­pa | Gio­ve­dì 13 mar­zo 2014 | Mas­si­mi­lia­no Di Pasqua­le |

Gio­van­na Bro­gi Ber­coff, pro­fes­so­re di sla­vi­sti­ca all’Università di Mila­no, inter­vie­ne sul tema del­le poli­ti­che di rus­si­fi­ca­zio­ne dell’Ucraina Orien­ta­le intra­pre­se dal­la Rus­sia zari­sta dopo la sto­ri­ca bat­ta­glia di Pol­ta­va del 1709: “Da allo­ra resi­sto­no mol­ti pre­giu­di­zi”
Gio­van­na Bro­gi Ber­coff, pro­fes­so­re ordi­na­rio di sla­vi­sti­ca pres­so l’Università di Mila­no, diret­tri­ce del­la rivi­sta Stu­di Sla­vi­sti­ci e pre­si­den­te dell’AISU (Asso­cia­zio­ne Ita­lia­na di Stu­di Ucrai­ni­sti­ci), par­la del­la gra­ve cri­si tra Rus­sia e Ucrai­na e aiu­ta a inqua­dra­re le com­ples­se vicen­de di que­ste set­ti­ma­ne in un’ottica sto­ri­co-cul­tu­ra­le in cui gran­de peso han­no avu­to le poli­ti­che di rus­si­fi­ca­zio­ne dell’Ucraina Orien­ta­le intra­pre­se dal­la Rus­sia zari­sta dopo la sto­ri­ca bat­ta­glia di Pol­ta­va del 1709.   Con­ti­nua a leg­ge­re →
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La verruca sul naso di Putin

| The Post Inter­na­zio­na­le | Saba­to 8 mar­zo 2014 | Mas­si­mi­lia­no Di Pasqua­le |

L’opinione dell’autore di “Ucrai­na ter­ra di con­fi­ne. Viag­gi nell’Europa sco­no­sciu­ta”

È sta­to l’economista rus­so Andrei Illa­rio­nov, ex con­si­glie­re di Putin cadu­to in disgra­zia per aver cri­ti­ca­to la guer­ra del gas volu­ta dal Crem­li­no nel 2006 con­tro l’Ucraina aran­cio­ne di Vik­tor Yush­chen­ko, ad anti­ci­pa­re più di un mese fa alla tivù Hro­mad­ske TV lo sce­na­rio cui si sta assi­sten­do in que­sti gior­ni in Cri­mea.

Se, come ave­va dichia­ra­to Illa­rio­nov, l’allora pre­si­den­te Yanu­ko­vych non fos­se riu­sci­to a fer­ma­re con la for­za la pro­te­sta di piaz­za, allo­ra i rus­si sareb­be­ro inter­ve­nu­ti diret­ta­men­te con i car­ri arma­ti. Lo sche­ma sareb­be sta­to quel­lo già visto in Geor­gia nel 2008. Mili­zie rus­se avreb­be­ro cer­ca­to di pro­vo­ca­re un inci­den­te ad hoc con­tro un cit­ta­di­no di pas­sa­por­to rus­so, avreb­be­ro poi incol­pa­to dell’accaduto l’esercito ucrai­no e, con la scu­sa di pro­teg­ge­re la popo­la­zio­ne rus­sa del­la Cri­mea, avreb­be­ro quin­di inva­so la peni­so­la ucrai­na.

In Osse­zia del Sud nell’agosto del 2008 l’allora pre­si­den­te Mikheil Saa­ka­sh­vi­li, ordi­nan­do al suo eser­ci­to di inter­ve­ni­re per por­re fine ai bom­bar­da­men­ti di vil­lag­gi geor­gia­ni da par­te del­le for­ze sepa­ra­ti­ste osse­te, offrì infat­ti il pre­te­sto ai car­ri arma­ti rus­si per inva­de­re la Geor­gia. Oggi, a meno di una set­ti­ma­na dal­la desti­tu­zio­ne di Yanu­ko­vych del 22 feb­bra­io e dal­la nasci­ta di un ese­cu­ti­vo ad inte­rim pre­sie­du­to dal pre­mier Arse­niy Yatse­nyuk e dal pre­si­den­te Olek­san­der Tur­chi­nov, Putin ha già invia­to il pri­mo con­tin­gen­te mili­ta­re in Cri­mea, peni­so­la che dal 1954 fa par­te dell’Ucraina, vio­lan­do la sovra­ni­tà ter­ri­to­ria­le del pae­se.

Moti­va­zio­ne uffi­cia­le, di quel­la che Kiev ha defi­ni­to una gra­ve pro­vo­ca­zio­ne e il pre­lu­dio a un pos­si­bi­le con­flit­to arma­to tra Rus­sia e Ucrai­na, “sta­bi­liz­za­re la situa­zio­ne in Cri­mea e uti­liz­za­re tut­te le pos­si­bi­li­tà dispo­ni­bi­li per pro­teg­ge­re la popo­la­zio­ne rus­sa loca­le da ille­ga­li­tà e vio­len­za”. L’attività diplo­ma­ti­ca inter­na­zio­na­le – in par­ti­co­la­re la dura rea­zio­ne del pre­si­den­te sta­tu­ni­ten­se Oba­ma che ha deli­be­ra­to san­zio­ni eco­no­mi­che nei con­fron­ti di Mosca, il boi­cot­tag­gio del G8 di Sochi e l’interruzione di tut­ti i lega­mi mili­ta­ri con il Crem­li­no inclu­se le eser­ci­ta­zio­ni e le riu­nio­ni bila­te­ra­li – ha scon­giu­ra­to per ora lo scop­pio di una guer­ra.

Cio­no­no­stan­te a Sim­fe­ro­po­li, il par­la­men­to del­la Repub­bli­ca Auto­no­ma Cri­mea, di con­cer­to con le auto­ri­tà rus­se, sen­za inter­pel­la­re la Rada di Kiev, ha già indet­to per il 16 mar­zo un refe­ren­dum per chie­de­re la seces­sio­ne dall’Ucraina e l’annessione alla Fede­ra­zio­ne Rus­sa. A nul­la sono val­se le sco­mu­ni­che espres­se vener­dì 7 mar­zo dal Con­si­glio straor­di­na­rio dei 28 capi di sta­to e di Gover­no del­la Ue e dagli Sta­ti Uni­ti che han­no defi­ni­to ille­git­ti­ma la con­sul­ta­zio­ne. La cri­si di que­sti gior­ni tra i due pae­si, la più gra­ve nell’area post sovie­ti­ca dal crol­lo dell’URSS, nasce dal suc­ces­so di Euro­mai­dan, la rivol­ta popo­la­re che ha scon­fit­to il regi­me di Yanu­ko­vych, il qua­le nel­le ulti­me set­ti­ma­ne ave­va assun­to un vol­to san­gui­na­rio con l’uccisione di un cen­ti­na­io di mani­fe­stan­ti.

Le dimo­stra­zio­ni di Piaz­za dei mesi scor­si — che, pur aven­do come epi­cen­tro Kiev, han­no inte­res­sa­to tut­ta l’Ucraina — sem­bre­reb­be­ro testi­mo­nia­re la volon­tà degli ucrai­ni di lasciar­si alle spal­le l’epoca post-sovie­ti­ca e di apri­re una nuo­va fase: quel­la del­la rige­ne­ra­zio­ne mora­le. Que­sto ambi­zio­so ten­ta­ti­vo deve fare i con­ti al momen­to con due que­stio­ni: in pri­mis, la volon­tà di Mosca di osta­co­la­re un pro­get­to che, se vit­to­rio­so, por­reb­be la paro­la fine sull’Unione Euroa­sia­ti­ca e for­ni­reb­be lin­fa vita­le anche all’opposizione demo­cra­ti­ca rus­sa; in secon­do luo­go, le dif­fi­col­tà inter­ne lega­te alla situa­zio­ne eco­no­mi­ca del pae­se.

Affin­ché l’Ucraina pos­sa vin­ce­re que­sta sfi­da occor­re che Euro­pa, Cana­da e Sta­ti Uni­ti la sosten­ga­no finan­zia­ria­men­te con un pia­no mira­to di pre­sti­ti e inve­sti­men­ti, e che la Comu­ni­tà Inter­na­zio­na­le garan­ti­sca con ogni mez­zo la sua inte­gra­li­tà ter­ri­to­ria­le ottem­pe­ran­do al memo­ran­dum di Buda­pe­st. Con quell’accordo, fir­ma­to il 5 dicem­bre 1994 nel­la capi­ta­le unghe­re­se, l’Ucraina cede­va il suo arse­na­le nuclea­re in cam­bio del­la garan­zia del­la tute­la del­la sua sovra­ni­tà e sicu­rez­za da par­te di Gran Bre­ta­gna, Rus­sia e Sta­ti Uni­ti.

Se il Crem­li­no riu­scis­se infat­ti a crea­re un’enclave sepa­ra­ti­sta in Cri­mea, ciò potreb­be inne­sca­re peri­co­lo­si effet­ti domi­no nell’est del pae­se. E quel­la che è sta­ta fino­ra la rivo­lu­zio­ne di un popo­lo con­tro un regi­me cor­rot­to potreb­be tra­sfor­mar­si in una vera e pro­pria guer­ra civi­le qua­lo­ra l’opera di desta­bi­liz­za­zio­ne del­la Rus­sia, attra­ver­so pro­vo­ca­zio­ni mili­ta­ri e disin­for­ma­zio­ne media­ti­ca, aves­se suc­ces­so. Nel perio­do del­la pre­si­den­za Putin, il giro di vite sul­la stam­pa indi­pen­den­te ha favo­ri­to il pro­gres­si­vo ritor­no a meto­di di pro­pa­gan­da neo-sovie­ti­ca in linea con una lun­ga tra­di­zio­ne di mani­po­la­zio­ni e distor­sio­ni del­la real­tà.

Non è un caso che da qual­che gior­no, pro­prio nel­la Cri­mea occu­pa­ta, le reti tele­vi­si­ve ucrai­ne Cana­le 5 e 1+1 sia­no sta­te oscu­ra­te, sosti­tui­te da cana­li rus­si. La mac­chi­na ben olia­ta del­la disin­for­ma­ci­ja ha favo­ri­to la dif­fu­sio­ne di noti­zie fal­se come quel­la che dipin­ge i mani­fe­stan­ti del Mai­dan come fasci­sti e anti­se­mi­ti, o quel­la secon­do cui il nuo­vo gover­no ad inte­rim avreb­be nega­to agli ucrai­ni il dirit­to di par­la­re rus­so.

L’Ucraina è in mano a estre­mi­sti e fasci­sti. Chie­dia­mo aiu­to ai fra­tel­li rus­si per­ché ci ven­ga­no a libe­ra­re”. La roz­zez­za di cer­te mani­po­la­zio­ni fareb­be sor­ri­de­re se non fos­se che la situa­zio­ne in Cri­mea, che rischia di esten­der­si a tut­to il pae­se, è dav­ve­ro dram­ma­ti­ca. La ver­ru­ca sul naso del­la Rus­sia – così Pote­m­kin chia­ma­va la Cri­mea – è tor­na­ta a fare male. Augu­ria­mo­ci non sia il pre­lu­dio a una Nuo­va Guer­ra Fred­da che sof­fo­chi nel san­gue le aspi­ra­zio­ni di liber­tà, pace e demo­cra­zia del popo­lo ucrai­no.

L’autore, Mas­si­mi­lia­no Di Pasqua­le, è mem­bro dell’AISU, Asso­cia­zio­ne Ita­lia­na di Stu­di Ucrai­ni. Auto­re di “Ucrai­na ter­ra di con­fi­ne. Viag­gi nell’Europa sco­no­sciu­ta” (Il Siren­te). Lo scor­so 5 Feb­bra­io 2014 è sta­to rela­to­re alla tavo­la roton­da ‘Ucrai­na Quo Vadis?’ orga­niz­za­ta dall’ISPI.

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UCRAINA: Cosa sta succedendo a Kiev? Intervista a Max Di Pasquale

| East Jour­nal | Saba­to 22 feb­bra­io 2014 | Pie­tro Riz­zi |

Cosa sta suc­ce­den­do a Kyiv ed in Ucrai­na? Qua­li pro­spet­ti­ve? Ne abbia­mo par­la­to con Mas­si­mi­lia­no Di Pasqua­le, esper­to di Ucrai­na, auto­re di Ucrai­na ter­ra di con­fi­ne e col­la­bo­ra­to­re di East­Jour­nal. Con­ti­nua a leg­ge­re →

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Ucraina, nazisti o nazionalisti? Viaggio nell’arcipelago del radicalismo

| La Stam­pa | Saba­to 22 feb­bra­io 2014 | Anna Zafe­so­va |

A 55 anni dal­la mor­te Ste­pan Ban­de­ra con­ti­nua a spac­ca­re il Pae­se.  Per i rus­si è un ammi­ra­to­re di Hitler che sta ispi­ran­do i mani­fe­stan­ti

Tra l’infinità di sim­bo­li e ban­die­re che som­mer­go­no il Mai­dan ogni tan­to fa capo­li­no il ritrat­to di un uomo dal­la alta fron­te stem­pia­ta, i trat­ti sot­ti­li e lo sguar­do infuo­ca­to. Per mol­ti è un vol­to sco­no­sciu­to, per altri un’icona, per altri anco­ra la pro­va che a muo­ve­re la pro­te­sta ucrai­na sono le for­ze più oscu­re del­la sua sto­ria. 55 anni dopo la sua mor­te, avve­le­na­to da uno spray al cia­nu­ro spruz­za­to da un agen­te del Kgb in pie­na Mona­co, Ste­pan Ban­de­ra, lea­der dei nazio­na­li­sti ucrai­ni, con­ti­nua a spac­ca­re in due il suo Pae­se. Per i rus­si, e per alcu­ni com­men­ta­to­ri occi­den­ta­li, la sua pre­sen­za in for­ma di ritrat­to è il segno che sul Mai­dan si con­su­ma una ven­det­ta sto­ri­ca con­tro la Rus­sia, e che i mili­tan­ti del­la piaz­za che oggi rie­su­ma­no la sua imma­gi­ne sono “nazi­sti”. Con­ti­nua a leg­ge­re →

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Ucraina terra di confine: un libro per scoprire l’Europa sconosciuta

| Cor­so Ita­lia News | Vener­dì 21 feb­bra­io 2014 |  |

Gli even­ti ucrai­ni di que­sti gior­ni riem­pio­no di appren­sio­ne noi e i nume­ro­si cit­ta­di­ni ucrai­ni resi­den­ti in Cam­pa­nia. La situa­zio­ne è anco­ra cri­ti­ca, in atte­sa che il pri­mo mini­stro Yanu­ko­vic, per­so­nag­gio che si è dimo­stra­to inaf­fi­da­bi­le, accet­ti e dia pro­va di un rea­le accor­do per ripor­ta­re la cal­ma.
L’Ucraina, non dimen­ti­chia­mo­lo, è il più gran­de Sta­to euro­peo per esten­sio­ne (se si esclu­de la Rus­sia), la cui iden­ti­tà – euro­pea o asia­ti­ca – è sem­pre in discus­sio­ne. Con qua­si cin­quan­ta milio­ni di abi­tan­ti, ric­co di risor­se anche natu­ra­li, l’Ucraina si tro­va geo­po­li­ti­ca­men­te in una posi­zio­ne deli­ca­tis­si­ma tra l’area di influen­za euro­pea e quel­la rus­sa. Con­ti­nua a leg­ge­re →

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Ve la do io la vera Ucraina

| Il Mes­sag­ge­ro | Lune­dì 13 gen­na­io 2013 | Eli­sa­bet­ta Mar­si­gli |

Il fasci­no per una ter­ra lon­ta­na può rima­ne­re un sogno, ma per Mas­si­mi­lia­no Di Pasqua­le si è tra­sfor­ma­to in real­tà. Foto­gior­na­li­sta e scrit­to­re free­lan­ce, Di Pasqua­le ha fat­to dell’Ucraina una vera pas­sio­ne e, dopo aver scrit­to di poli­ti­ca inter­na­zio­na­le e cul­tu­ra su diver­si quo­ti­dia­ni nazio­na­li, nel 2007, gra­zie all’intervista con l’allora Pre­si­den­te ucrai­no Vik­tor Yush­chen­ko, ini­zia un appro­fon­di­men­to cul­tu­ra­le e socia­le del pae­se dei cosac­chi.
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Inchieste — Collana di reportage dall’est del mondo

Inchie­ste è una col­la­na dedi­ca­ta a repor­ta­ge gior­na­li­sti­ci che guar­da all’est d’Europa e del mon­do. La col­la­na si com­po­ne attual­men­te di tre tito­li. Il petro­lio e la glo­ria di Ste­ve Levi­ne — gior­na­li­sta del Washing­ton Post esper­to di Pae­si dell’area ex-sovie­ti­ca — è il frut­to di anni di ricer­che e riper­cor­re con estre­ma accu­ra­tez­za la cor­sa all’oro nero nell’area del Mar Caspio, dal­la fine dell’Ottocento sino ai gior­ni nostri. Sem­pre di Ste­ve LeVi­ne, Il labi­rin­to di Putin è un sag­gio-thril­ler poli­ti­co che ini­zia e fini­sce con l’omicidio del dis­si­den­te rus­so Ale­xan­der Lit­vi­nen­ko: pri­ma e dopo que­sto even­to cen­tra­le, una serie di biz­zar­re mor­ti di gior­na­li­sti, dis­si­den­ti e amba­scia­to­ri si sus­se­guo­no ine­so­ra­bi­li. Stra­ne mor­ti che diven­ta­no una len­te attra­ver­so la qua­le pren­de for­ma la nuo­va Rus­sia che oggi cono­scia­mo. Infi­ne, Ucrai­na ter­ra di con­fi­ne di Mas­si­mi­lia­no Di Pasqua­le, alla sua quar­ta ristam­pa, ci con­du­ce attra­ver­so l’Ucraina dai Car­pa­zi alla Cri­mea. Incon­tran­do ex dis­si­den­ti, scrit­to­ri e gen­te comu­ne, por­tan­do­ci nei caf­fè asbur­gi­ci di Leo­po­li, nei luo­ghi let­te­ra­ri di Che­khov o nel­le minie­re del Don­bas, l’autore ci fa sco­pri­re la com­ples­si­tà di un Pae­se ormai al cen­tro del­le cro­na­che inter­na­zio­na­li.

A novem­bre sarà in libre­ria il secon­do libro di Mas­si­mi­lia­no Di Pasqua­le, Riga Magi­ca. Cro­na­che dal Bal­ti­co.

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Colazione con Massimiliano Di Pasquale, fotogiornalista esperto di Ucraina

Alibion­li­ne | Gio­ve­dì 12 dicem­bre 2013 |  |

Ukraï­na tse Ukraï­na!” L’Ucraina è Ucrai­na! Ricor­da­te il sim­pa­ti­co spot che a metà degli anni Novan­ta recla­miz­za­va il nuo­vo atlan­te geo­gra­fi­co ven­du­to a fasci­co­li set­ti­ma­na­li con Il Cor­rie­re del­la Sera? Al cosmo­nau­ta atter­ra­to in mez­zo al suo pol­la­io, la con­ta­di­na ucrai­na tene­va una rapi­da lezio­ne di geo­gra­fia per aggior­nar­lo degli epo­ca­li cam­bia­men­ti avve­nu­ti duran­te la sua mis­sio­ne nel­lo spa­zio. “Ne sono suc­ces­se di cose negli ulti­mi anni” dice­va lo spea­ker. E non han­no smes­so di suc­ce­de­re, vien da dire osser­van­do (da lon­ta­no) quan­to sta acca­den­do in que­ste set­ti­ma­ne a Kiev, capi­ta­le dell’Ucraina. Con­ti­nua a leg­ge­re →

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Prima delle badanti, c’era Hollywood — L’Ucraina segreta dai cosacchi alla Ceka

La Stam­pa | Mer­co­le­dì 25 novem­bre 2013 | Anna Zafe­so­va |

Mas­si­mi­lia­no Di Pasqua­le scri­ve il pri­mo rac­con­to in ita­lia­no di una ter­ra vici­na quan­to sco­no­sciu­ta: “Ucrai­na ter­ra di con­fi­ne” è un dia­rio di viag­gio che fa par­la­re i ricor­di e le sto­rie del­le per­so­ne incon­tra­te. Con­ti­nua a leg­ge­re →

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2012 — libri dell’anno, libri mancati, libri sbagliati, libri recuperati…

Por­to Fran­co | Vener­dì 28 dicem­bre 2012 | Gian­fran­co Fran­chi |

Un fran­co 2012. Libri dell’anno:

  1. Umber­to Rober­to, “Roma Capta. Il Sac­co del­la cit­tà dai Gal­li ai Lan­zi­che­nec­chi”, Later­za. Un gran­de libro di sto­ria, scrit­to per rac­con­tare che l’eternità di Roma è ter­mi­nata da un pez­zo. È fini­to tut­to nel­la metà del V seco­lo dopo Cri­sto: nel san­gue e nel­la mise­ria. Rober­to ha piz­zi­cato uno dei veri rimos­si del­la nostra cul­tura: l’ammissione del­la lon­tana mor­te di Roma, spo­gliata di tut­to, tra­dita e abban­do­nata.
  2. Ema­nuele Tre­vi, “Qual­cosa di scrit­to”, Pon­te alle Gra­zie. Uno stra­no e sedu­cente anfi­bio, metà tri­buto a Paso­lini, metà memoir, metà roman­zo ini­zia­tico, metà gran­de sag­gio su “Petro­lio”. Un libro vera­mente poten­te.
  3. Tom­maso Gia­gni, “L’estraneo”, Einau­di. Un esor­dio tosto e pro­met­tente: un libro intri­so di Zeit­geist; una lea­le rap­pre­sen­ta­zione del degra­do e del col­lasso del­la civil­tà roma­na moder­na, a uno sbuf­fo dagli anni Zero.
  4. Jean Eche­noz, “Lam­pi”, Adel­phi. Gran­de ope­ra d’arte. Bio­gra­fia liri­ca e ispi­rata del misco­no­sciuto e talen­tuoso Niko­la Tesla, spi­rito sla­vo e nobi­le, gene­roso e mez­zo mat­to. Un vero libro adel­phi.
  5. Jáchym Topol, “L’officina del dia­volo”, Zan­do­nai. Grot­te­sco, cini­co, ori­gi­nale: roman­zo del bor­go di Tere­zín, del mar­ti­rio del­la civil­tà e del­la veri­tà per mano dei tota­li­ta­ri­smi, del­la spe­cu­la­zione sui geno­cidi.
  6. Colet­te, “Pri­gioni e para­disi”, Del Vec­chio. Inspe­rata, riu­scita pri­ma edi­zione ita­liana di que­sto libro di fram­menti e pro­se bre­vi del­la scrit­trice fran­cese. Una lezio­ne di sti­le, di let­te­ra­rietà e di sen­sua­lità.
  7. Vasi­le Ernu, “Gli ulti­mi ere­tici dell’impero”, Hac­ca. Fasci­nosa inte­gra­zione dell’opera pri­ma del­lo scrit­tore e filo­sofo rume­no, “Nato in Urss”, è una medi­ta­zione sul socia­li­smo sovie­tico, sui gulag, sul­la liber­tà d’espressione, sul futu­ro del­la civil­tà. Mol­to corag­gioso.
  8. Mas­si­mi­liano Di Pasqua­le, “Ucrai­na ter­ra di fron­tiera”, Il Siren­te. È il libro di una vita: un intel­li­gente e con­sa­pe­vole atto d’amore di un let­te­rato ita­liano appas­sio­nato di cul­tura ucrai­na – vero pon­te pop tra l’Italia e l’Ucraina. For­se l’unico.
  9. Die­go Zan­del, “Esse­re Bob Lang”, Hac­ca. Spiaz­zante roman­zo meta­let­te­ra­rio del­lo scrit­tore fiu­ma­no-roma­no Die­go Zan­del, filel­leno, let­tore for­te, ere­de di Ful­vio Tomiz­za. Diver­tis­se­ment mol­to snob.
  10. Watt Maga­zine, nume­ro zero.cinque. Per­ché è for­se la mas­sima espres­sione dell’arte di Mau­ri­zio Cec­cato: pri­ma di esse­re libro-rivi­sta, rac­colta di rac­conti illu­strata o rac­colta di illu­stra­zioni rac­con­tate, Watt è un Cec­cato. E Cec­cato è il mas­simo.

Libro più sba­gliato dell’anno: Tom­maso Pin­cio, “Pulp Roma”, Il Sag­gia­tore. Il pri­mo libro com­ple­ta­mente sba­gliato di Tom­maso Pin­cio: impro­ba­bile, mar­gi­nale, male assem­blato: inde­gno di lui. Un erro­re inat­teso. È pro­prio brut­to.

Capo­la­voro man­cato: Ema­nuel Car­rère, “Limo­nov”, Adel­phi. Bio­gra­fia roman­zata di uno scrit­tore che ave­va già roman­zato la sua vita in tut­ti i suoi (mol­ti) libri, sin dagli esor­di, pote­va esse­re una gran­de sati­ra di Limo­nov, e dei Limo­nov, e una poten­te lezio­ne di sto­ria rus­sa con­tem­po­ra­nea, con incur­sioni nel­le orgo­gliose feri­te dei Bal­cani, à la Bab­si Jones: inve­ce Car­rère si è pre­so mol­to sul serio, for­te for­se del­la con­sa­pe­vo­lezza che Limo­nov, in Euro­pa, è vera­mente sco­no­sciuto. E così ha sba­gliato libro. Que­sto è un buon libro, ma è per i tan­ti neo­fiti di Limo­nov. Per tut­ti gli altri, è un discre­to bigna­mi, con qual­che impro­ba­bile deri­va ombe­li­cale car­rèra.

Let­ture rin­viate: 1. Filip­po Tue­na, “Stra­nieri alla ter­ra” [Nutri­menti, 2012]. La ragio­ne è che pun­to all’operaomnia, entro due anni. 2. John Chee­ver, “Rac­conti” [Fel­tri­nelli, 2012]. Stes­so discor­so, ma vor­rei comun­que leg­gerlo pri­ma in lin­gua ori­gi­nale. 3. John Edward Wil­liams, “Sto­ner” [Fazi, 2012]. Imma­gino pos­sa pia­cermi mol­to, ma non è il perio­do giu­sto. Maga­ri tra qual­che anno.

Sito let­te­ra­rio dell’annoFla­nerìhttp://www.flaneri.com/ – sem­pre intel­li­gente, par­ti­co­lar­mente ordi­nato, pia­ce­vol­mente fron­tale, piut­to­sto equi­li­brato: pra­ti­ca­mente uno dei pochi siti let­te­rari ita­liani cre­di­bili, in asso­luto. One­sta­mente, una del­le pochis­sime nuo­ve pro­po­ste degne di nota, in quest’ultimo trien­nio cao­tico, fiac­co e mol­to cial­trone. Tifo Fla­nerì.

Altre cose fran­che.  Recu­peri [ita­liani] dell’anno. 1. Ful­vio Tomiz­za, “Il sogno dal­mata”, Mon­da­dori, 2001. 2. Bab­si Jones, “Sap­piano le mie paro­le di san­gue”, Riz­zoli, 2007. 3. Ful­vio Tomiz­za, “Mate­rada”, Mon­da­dori, 1960. 4. Tom­maso Pin­cio, “Hotel a zero stel­le”, Later­za, 2011. 5. Orne­la Vorp­si, “Il pae­se dove non si muo­re mai”, Einau­di, 2005.

Recu­peri [stra­nieri] dell’anno. 1. Patrick Lei­gh Fer­mor, “Mani”, Adel­phi, 2006. 2. Dimi­tri Obo­len­sky, “Il com­mo­n­wealth bizan­tino”, Later­za, 1974. 3. Dra­gan Veli­kić, “Via Pola”, Zan­do­nai, 2009. 4. Robert Man­tran [a cura di], “Sto­ria dell’impero otto­mano”, Argo, 2000. 5. Ago­stino Per­tusi [a cura di], “La cadu­ta di Costan­ti­no­poli”, Fon­da­zione Val­la, 1976. 6. Nicho­las Valen­tine Ria­sa­no­v­sky, “Sto­ria del­la Rus­sia”, Bom­piani, 7. David Foster Wal­lace, “Il ten­nis come espe­rienza reli­giosa”, oggi in Einau­di, 2012.

Let­tura cri­tica fon­da­men­tale, in asso­luto: “Nar­ra­tori degli Anni Zero” di Andrea Cor­tel­lessa, Pon­te Sisto, 2012, 650 pagi­ne. E via anda­re.

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Ucraina terra di confine. Intervista a Massimiliano Di Pasquale

Wel­fa­re Cre­mo­na Net­work | Lune­dì 25 giu­gno 2012 | Ales­san­dra Boga |

Poco l’Europa occi­den­ta­le sa dell’Ucraina, que­sta repub­bli­ca dell’ex URSS, che tra l’altro è il più gran­de Pae­se d’Europa per esten­sio­ne geo­gra­fi­ca; ma Mas­si­mi­lia­no Di Pasqua­le, clas­se 1969, foto­re­por­ter e scrit­to­re pesa­re­se, nel suo “dia­rio di viag­gio”Ucrai­na. Ter­ra di con­fi­ne, edi­to da Il Siren­te, ci dà un qua­dro com­ples­si­vo e affa­sci­nan­te di que­sta ter­ra anco­ra pri­gio­nie­ra ai nostri occhi del gri­gio­re post-sovie­ti­co, e che tut­ta­via è ric­ca di vita, sto­ria e di cul­tu­ra pro­prie, che il comu­ni­smo ha cer­ca­to di assi­mi­la­re e sof­fo­ca­re.

Allo­ra, Mas­si­mi­lia­no, par­tia­mo dal tito­lo del tuo libro: per­ché la defi­ni­zio­ne dell’Ucraina come “ter­ra di con­fi­ne”?

Pre­mes­so che non è mai faci­le sce­glie­re il tito­lo di un libro, visto che dovreb­be sin­te­tiz­za­re i tan­ti temi trat­ta­ti al suo inter­no, riten­go che Ucrai­na ter­ra di con­fi­ne. Viag­gi nell’Europa sco­no­sciu­ta enfa­tiz­zi due con­cet­ti che mi stan­no par­ti­co­lar­men­te a cuo­re per­ché costi­tui­sco­no un filo ros­so che uni­sce tut­ti i capi­to­li. Il pri­mo è l’idea che l’Ucraina è tut­to­ra una ter­ra di con­fi­ne dato che al suo inter­no si incontrano/scontrano cul­tu­re diver­se e visio­ni geo­po­li­ti­che con­tra­stan­ti. L’eterno oscil­la­re tra Est e Ove­st, tra Rus­sia e UE, che ha carat­te­riz­za­to sto­ri­ca­men­te que­sta ter­ra e con­ti­nua a carat­te­riz­zar­la anco­ra oggi dice di un pae­se sicu­ra­men­te euro­peo, per­ché euro­pee sono le sue radi­ci, ma di “con­fi­ne”. Il secon­do è che nono­stan­te l’Ucraina sia il pae­se più este­so dell’Europa mol­te per­so­ne anco­ra la con­fon­do­no con la Rus­sia o la asso­cia­no a una ste­reo­ti­pa­ta imma­gi­ne di gri­gio­re post-sovie­ti­co. Il libro nasce anche per com­bat­te­re que­sti ste­reo­ti­pi.

Che chie­sa è quel­la bel­lis­si­ma dal­le cupo­le dora­te ritrat­ta sul­la coper­ti­na del libro?

È la Chie­sa di San­ta Cate­ri­na di Cher­ni­hiv, cit­tà a cir­ca 100 km da Kyiv. Fu fon­da­ta da un colon­nel­lo cosac­co nel 18° seco­lo in segno di gra­ti­tu­di­ne per la vit­to­ria con­se­gui­ta con­tro i Tur­chi. Sor­ge sot­to il Val, la cit­ta­del­la che costi­tui­va il nucleo cen­tra­le dell’antica Cher­ni­hiv. Le sue cin­que cupo­le dora­te, che luc­ci­ca­no in lon­ta­nan­za, dan­no il ben­ve­nu­to a chi arri­va qui venen­do dal­la capi­ta­le.

Cos’è rima­sto dell’epoca comu­ni­sta in Ucrai­na, e puoi dir­ci se gli ucrai­ni si sen­to­no vici­ni all’Occidente?

Sono tan­te le ere­di­tà dell’epoca comu­ni­sta che gra­va­no tut­to­ra sull’Ucraina. Alcu­ne di carat­te­re pura­men­te este­ti­co, come gli edi­fi­ci in sti­le costrut­ti­vi­sta o le sta­tue di Lenin pre­sen­ti nell’Ucraina cen­tra­le e orien­ta­le, altre più pro­fon­de, di carat­te­re antro­po­lo­gi­co che con­ti­nua­no a per­mea­re la men­ta­li­tà di mol­te per­so­ne, rap­pre­sen­tan­do a tut­ti gli effet­ti un fre­no all’emancipazione e alla moder­niz­za­zio­ne del pae­se. Ciò det­to, la coscien­za euro­pea e il sen­so di appar­te­nen­za al mon­do occi­den­ta­le si stan­no sem­pre più dif­fon­den­do nel­le cit­tà dell’Ovest di ascen­den­za polac­co-litua­na-asbur­gi­ca e più in gene­ra­le, un po’ in tut­to il pae­se, tra le nuo­ve gene­ra­zio­ni.

Una del­le cit­tà più carat­te­ri­sti­che dell’Ucraina è Leo­po­li: per­ché è cosi impor­tan­te?

Leo­po­li è for­se l’unica cit­tà in cui la tran­si­zio­ne dall’Ucraina post-sovie­ti­ca all’Ucraina euro­pea è già avve­nu­ta. Pro­va ne è l’efficienza dei ser­vi­zi che non ha egua­li nel resto del pae­se. Ovvia­men­te ci sono del­le pre­ci­se moti­va­zio­ni di ordi­ne sto­ri­co-cul­tu­ra­le che spie­ga­no que­sta ‘ecce­zio­na­le diver­si­tà’. In pri­mis la lega­cypolac­co-asbur­gi­ca e l’impermeabilità o qua­si — imper­mea­bi­li­tà del­la Gali­zia al pro­ces­so di rus­si­fi­ca­zio­ne-sovie­tiz­za­zio­ne, che ha inte­res­sa­to que­sta regio­ne nel secon­do dopo­guer­ra. Come scri­vo in un pas­so del libro “chi si avven­tu­ras­se a Lviv alla ricer­ca di scam­po­li di Unio­ne Sovie­ti­ca rimar­reb­be pro­fon­da­men­te delu­so”.

Qua­li cul­tu­re e popo­la­zio­ni han­no con­vis­su­to nei seco­li in Ucrai­na?

Dav­ve­ro tan­te: arme­ni, gre­ci, rus­si, ser­bi, tata­ri, ebrei… Sto­ri­ca­men­te si par­te dagli Sci­ti, popo­la­zio­ne noma­de pre­cri­stia­na del­la step­pa tra il Don e il Dni­pro fino ad arri­va­re alle comu­ni­tà ita­lia­ne di Kerch in Cri­mea nell’800. Leo­po­li, Odes­sa e Cher­ni­v­tsi sono for­se le cit­tà più rap­pre­sen­ta­ti­ve di que­sto ecce­zio­na­le mel­ting pot. Pro­prio a Cher­ni­v­tsi, dove tra l’altro nac­que­ro gli scrit­to­ri Gre­gor Von Rez­zo­ri e Paul Celan, anco­ra oggi con­vi­vo­no ben ses­san­ta­cin­que diver­se nazio­na­li­tà!

Qua­li sono i per­so­nag­gi sto­ri­ci e del­la cul­tu­ra più rap­pre­sen­ta­ti­vi dell’Ucraina e di cui anche l’Europa è debi­tri­ce?

L’Ucraina è un pae­se com­ples­so e stra­ti­fi­ca­to con una gran­de tra­di­zio­ne cul­tu­ra­le per cui non è faci­le rispon­de­re a que­sta doman­da. Se limi­tia­mo il discor­so solo agli intel­let­tua­li di lin­gua e cul­tu­ra ucrai­na farei tre nomi su tut­ti: Taras Shev­chen­ko, Ivan Franko e Lesya Ukray­in­ka. Ciò che li acco­mu­na, pur nel­la diver­si­tà dei per­cor­si, è l’avere fat­to cono­sce­re attra­ver­so la let­te­ra­tu­ra il loro pae­se, cer­can­do di anco­rar­lo alle avan­guar­die cul­tu­ra­li dell’epoca. Taras Shev­chen­ko, poe­ta ed eroe nazio­na­le, è una­ni­me­men­te con­si­de­ra­to uno degli espo­nen­ti più auto­re­vo­li del roman­ti­ci­smo euro­peo.

Cos’è sta­ta la tra­ge­dia dell’Holodomor?

Nel ter­ri­bi­le bien­nio 1932–1933 l’Ucraina – come testi­mo­nia­no anche i dispac­ci invia­ti a Roma da Ser­gio Gra­de­ni­go, con­so­le ita­lia­no nell’allora capi­ta­le Khar­kiv – fu col­pi­ta da una ‘care­stia arti­fi­cia­le’ pia­ni­fi­ca­ta dal regi­me sta­li­ni­sta per col­let­ti­viz­za­re le cam­pa­gne ster­mi­nan­do i kula­ki (pic­co­li pro­prie­ta­ri ter­rie­ri) e l’intellighenzia nazio­na­le. Il ter­mi­ne ucrai­no Holo­do­mor, che signi­fi­ca mor­te per fame, è com­po­sto di due paro­le holod – care­stia, fame – e mory­ty – ucci­de­re. Que­sto vero e pro­prio geno­ci­dio, occul­ta­to anche gra­zie alla com­pli­ci­tà dell’Occidente, ven­ne alla luce solo cinquant’anni più tar­di per la pres­san­te ope­ra di sen­si­bi­liz­za­zio­ne del­la Dia­spo­ra ucrai­na. Nel 1986, con l’uscita del libro The Har­ve­st of Sor­row del­lo sto­ri­co ame­ri­ca­no Robert Con­que­st, il gran­de pub­bli­co e le cer­chie gover­na­ti­ve occi­den­ta­li ven­ne­ro a cono­scen­za di que­sta ter­ri­bi­le tra­ge­dia.

In Ucrai­na è avve­nu­to un altro ster­mi­nio sco­no­sciu­to, il “geno­ci­dio dei Tata­ri”: di che cosa si trat­ta?

Quel­la dei tata­ri, così come quel­la che ave­va inte­res­sa­to due anni pri­ma, nel 1942, la comu­ni­tà ita­lia­na di Kerch, è una del­le tan­te tra­ge­die sco­no­sciu­te del­lo sta­li­ni­smo. Con il decre­to n. GKO5859 fir­ma­to da Josif Sta­lin l’11 mag­gio 1944 – un docu­men­to riser­va­to venu­to alla luce recen­te­men­te dall’archivio del KGB – il dit­ta­to­re geor­gia­no dà ini­zio alla secon­da fase del­la puli­zia etni­ca del­la Cri­mea. I meto­di usa­ti sono più o meno gli stes­si adot­ta­ti undi­ci anni pri­ma nei con­fron­ti dei con­ta­di­ni ucrai­ni duran­te la Gran­de Care­stia del ’32-’33. L’unica dif­fe­ren­za rispet­to al Holo­do­mor è la rapi­di­tà con cui si con­su­ma que­sta secon­da tra­ge­dia. Nel cor­so di un solo gior­no, il 18 mag­gio 1944, sen­za alcun pre­av­vi­so, don­ne, bam­bi­ni e anzia­ni ven­go­no get­ta­ti fuo­ri dal­le loro dimo­re, cari­ca­ti su dei camion e con­dot­ti alla più vici­na sta­zio­ne fer­ro­via­ria. Acca­ta­sta­ti come bestie den­tro vago­ni mer­ci, sono spe­di­ti in Asia Cen­tra­le, sugli Ura­li e nel­le aree più remo­te dell’URSS. Qua­si la metà dei depor­ta­ti – si par­la di cifre intor­no al 46% – non giun­ge­rà mai a desti­na­zio­ne. Fal­ci­dia­ti da fame, sete e malat­tie, mori­ran­no lun­go il tra­git­to.

Com’è nata la Rivo­lu­zio­ne Aran­cio­ne?

La Rivo­lu­zio­ne Aran­cio­ne nasce come rispo­sta ai bro­gli elet­to­ra­li nel­le ele­zio­ni pre­si­den­zia­li del novem­bre 2004, in cui si con­fron­ta­va­no il can­di­da­to dell’opposizione Vik­tor Yush­chen­ko e l’attuale pre­si­den­te Vik­tor Yanu­ko­vych, spon­so­riz­za­to dal Crem­li­no e dal pre­si­den­te uscen­te Leo­nid Kuch­ma. Sul Mai­dan Neza­le­zh­no­sti di Kyiv una popo­la­zio­ne com­po­si­ta, fat­ta di stu­den­ti, pro­fes­sio­ni­sti, pre­ti unia­ti e orto­dos­si, mani­fe­sta­va paci­fi­ca­men­te per la demo­cra­zia chie­den­do la ripe­ti­zio­ne del voto. Il 3 dicem­bre la Cor­te Supre­ma Ucrai­na accol­se la tesi del can­di­da­to dell’opposizione Yush­chen­ko e annul­lò la con­sul­ta­zio­ne del 21 novem­bre ordi­nan­do la ripe­ti­zio­ne del bal­lot­tag­gio per il 26 dicem­bre. Yush­chen­ko vin­se, fu elet­to Pre­si­den­te e si aprì una nuo­va sta­gio­ne cari­ca di aspet­ta­ti­ve in par­te pur­trop­po disat­te­se.

Per­ché a tuo avvi­so la sta­gio­ne aran­cio­ne non ha pro­dot­to i cam­bia­men­ti che la gen­te si aspet­ta­va?

Le moti­va­zio­ni alla base del par­zia­le fal­li­men­to del­la Rivo­lu­zio­ne Aran­cio­ne, dico par­zia­le per­ché comun­que quel­la sta­gio­ne è sta­ta carat­te­riz­za­ta da liber­tà di stam­pa, plu­ra­li­smo ed ele­zio­ni tra­spa­ren­ti – è ovvia­men­te ogget­to di dispu­te e stu­di tra gli sto­ri­ci.
Sicu­ra­men­te Vik­tor Yush­chen­ko si è rive­la­to un pre­si­den­te debo­le, che non  è riu­sci­to a impri­me­re il neces­sa­rio cam­bio di mar­cia per rige­ne­ra­re moral­men­te ed eco­no­mi­ca­men­te il Pae­se.
Doves­si evi­den­zia­re tre cau­se su tut­te cite­rei l’accesa riva­li­tà con l’ex allea­ta Yulia Tymo­shen­ko, il peri­me­tro  costi­tu­zio­na­le, volu­to dall’ex Pre­si­den­te Kuch­ma come con­di­tio sine qua non per la ripe­ti­zio­ne del voto, che ha limi­ta­to for­te­men­te i pote­ri di Yush­chen­ko una vol­ta in cari­ca e last but not lea­st l’incapacità del Pre­si­den­te di sce­glier­si con­si­glie­ri lea­li e capa­ci.

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I luoghi di Schulz

L’indice di libri del mese | Saba­to 1 dicem­bre 2012 | Dona­tel­la Sas­so |

La pas­sio­ne per un luo­go, per una lin­gua, per un’atmosfera sospe­sa fra sapo­ri e colo­ri nasce come un’amicizia e for­se anche come un amo­re. Un incon­tro pro­pi­zio, che non si esau­ri­sce nel­lo spa­zio di qual­che sug­ge­stio­ne, ma che impo­ne a gran voce di esse­re appro­fon­di­to, inve­sti­ga­to, com­pre­so. Mas­si­mi­lia­no Di Pasqua­le, foto­gior­na­li­sta e scrit­to­re free­lan­ce, viag­gia per la pri­ma vol­ta in Ucrai­na nel 2004. È la curio­si­tà a chia­mar­lo, ma sarà solo l’inizio di nume­ro­se altre spe­di­zio­ni in ter­ra di con­fi­ne, per­ché Ucrai­na signi­fi­ca pro­prio que­sto: con­fi­ne. Ter­ra di mez­zo e di con­qui­sta, con­te­sa tra Rus­sia, regno di Polo­nia, gran­du­ca­to di Litua­nia, impe­ri asbur­gi­co e sovie­ti­co, è spes­so sta­ta con­fu­sa, attri­bui­ta ad altri mon­di e ad altri desti­ni nazio­na­li. Che Gogol’ e Bul­ga­kov sia­no ori­gi­na­ri di li non è dato uni­ver­sal­men­te acqui­si­to, che in Ucrai­na non si par­li solo il rus­so, ma anche l’ucraino, idio­ma auto­no­mo più simi­le alle lin­gue sla­ve del Sud che al rus­so, non sem­pre si ram­men­ta.

Ed è pro­prio su que­sto equi­vo­co di inde­ter­mi­na­tez­za che si sono gio­ca­te, in pas­sa­to come oggi, riven­di­ca­zio­ni di auto­no­mia e pre­te­se ege­mo­ni­che pro­ve­nien­ti da lon­ta­no. La rivo­lu­zio­ne aran­cio­ne del 2004 con la vit­to­ria di Yush­chen­ko ave­va indot­to a pen­sa­re a una demo­cra­tiz­za­zio­ne del pae­se e a un avvi­ci­na­men­to all’Europa e alle sue isti­tu­zio­ni. La Spe­ran­za è dura­ta poco, il pre­si­den­te è sta­to sop­pian­ta­to da Yanu­ko­vych, allea­to del­la Rus­sia di Putin è gran­de scon­fit­to nel 2004, che alle ele­zio­ni del 2010 ha con­qui­sta­to il pote­re con­su­man­do le pro­prie rivin­ci­te. In pri­mo luo­go con il pro­ces­so per abu­so di pote­re e la con­dan­na all’ex pre­mier Yulia Tymo­shen­ko, un pro­ces­so defi­ni­to a livel­lo loca­le e inter­na­zio­na­le “poli­ti­co”, pri­vo di garan­zie e con gra­vi vio­la­zio­ni dei dirit­ti uma­ni. Di Pasqua­le trat­ta anche di que­sto, ma non offre ne un sag­gio di sto­ria, ne una rifles­sio­ne poli­ti­ca. Le sue sono impres­sio­ni di viag­gio, ricer­che e sco­per­te che si scam­bia­no cro­no­lo­gi­ca­men­te l’ordine di appa­ri­zio­ne, incon­tri fuga­ci e lun­ghe inter­vi­ste con scrit­to­ri, gior­na­li­sti e impren­di­to­ri, not­ti in hotel fati­scen­ti, ma fasci­no­si, viag­gi in mar­sh­ru­t­ky, mini­bus per il tra­spor­to pub­bli­co, len­ti e obso­le­ti. Ogni capi­to­lo è dedi­ca­to a una cit­tà, da ove­st ver­so est e ritor­no. Ne esce il ritrat­to di un pae­se amma­lian­te: alle archi­tet­tu­re mit­te­leu­ro­pee di Leo­po­li si alter­na­no le gri­gie peri­fe­rie nel per­fet­to sti­le del rea­li­smo socia­li­sta, Bru­no Schulz e Vasi­ly Gross­man mostra­no i luo­ghi del­le loro scrit­tu­re, le note gastro­no­mi­che san­no di Orien­te, le cupo­le del­le chie­se orto­dos­se sono dora­te.

Come in altri pae­si dell’ex Unio­ne Sovie­ti­ca, anche qui le con­trap­po­si­zio­ni poli­ti­che e cul­tu­ra­li si muo­vo­no spes­so sui recu­pe­ro o sull’occultamento di avve­ni­men­ti sto­ri­ci, miti fon­da­to­ri ed eroi con­te­si. E l’Ucraina gron­da sto­ria da ogni zol­la di ter­ra. Di Pasqua­le rie­vo­ca i movi­men­ti auto­no­mi­sti dell’Ottocento, la tra­ge­dia del­lo Holo­do­mor, la care­stia indot­ta da Sta­lin negli anni tren­ta, le occu­pa­zio­ni nazi­sta e sovie­ti­ca, la Shoah, Cher­no­byl. L’Ucraina è tut­to que­sto: dolo­re, pote­ri for­ti con­cen­tra­ti in poche mani, pover­tà dif­fu­sa, ma soprat­tut­to ter­ra da sco­pri­re, estre­mo lem­bo d’Europa che chie­de di esse­re rico­no­sciu­to.

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Ucraina, Terra di Confine. Viaggi nell’Europa Sconosciuta” di Massimiliano Di Pasquale

Ucrai­na Cisal­pi­na (con l’accento sul­la i) | Mer­co­le­dì, 24 otto­bre 2012 | Gabrie­le Papa­lia |

Ucrai­na ter­ra di con­fi­ne o Ucrai­ne ter­re di con­fi­ne? 

Que­sto è ciò che mi è venu­to in men­te finen­do il bel libro di Mas­si­mi­lia­no Di Pasqua­le.
Un libro che è reso­con­to di viag­gio, dichia­ra­zio­ne di amo­re e di spe­ran­za ver­so il pae­se “male­det­to dal­la step­pa”: un’opera che sve­la real­tà, vite e desti­ni ine­di­ti all’interno di quel pae­se cono­sciu­to ad occi­den­te come Ucrai­na.
Chi pen­sa all’Ucraina in gene­re ha in men­te la Rus­sia, facen­do un para­go­ne ine­sat­to e fuor­vian­te ma ine­vi­ta­bi­le, dato che in que­sto modo il pae­se ci è sem­pre sta­to rap­pre­sen­ta­to dal­la tele­vi­sio­ne gene­ra­li­sta e dall’istruzione obbli­ga­to­ria.
E que­sto ha fat­to appa­ri­re l’Ucraina come un eter­no sta­to peri­fe­ri­co, una ter­ra “appar­te­nen­te al con­fi­ne” rus­so, una por­zio­ne geo­gra­fi­ca senz’anima con qual­che cit­tà famo­sa per­ché orbi­tan­te intor­no al mon­do dei gran­di rus­si.

Ma che pae­se è l’Ucraina? 

Ce lo rac­con­ta Di Pasqua­le con i suoi appun­ti trac­cia­ti nel cor­so di que­sti anni a bor­do di mash­ru­t­ke sgan­ghe­ra­te (i miti­ci pul­mi­ni che fan­no da taxi nei pae­si dell’ex URSS), tre­ni che per l’atmosfera ricor­da­no tem­pi anda­ti (solo per noi occi­den­ta­li) con gen­te acco­glien­te e talo­ra impre­ve­di­bi­le, in hotel dal gusto mit­tleu­ro­peo dell’Ucraina occi­den­ta­le fino agli alber­ghi più inspe­ra­ti e “squal­li­da­men­te subli­mi” diDni­pro­pe­tro­v­sk e qual­che altra cit­tà che puz­za di car­bo­ne e accia­io.
Per chi ha visi­ta­to que­sti posti — ma anche per chi non lo ha mai fat­to — sem­bre­rà di entra­re nel vivo del­la sce­na di que­sti rac­con­ti di viag­gio.

Dopo la let­tu­ra di “Ucrai­na Ter­ra di Con­fi­ne”, a mol­ti ver­rà voglia di visi­ta­re que­sto pae­se; i pro­fa­ni si stu­pi­ran­no di quan­ta cul­tu­ra, civil­tà, bel­lez­za e pro­fon­di­tà sia par­te inte­gran­te del popo­lo ucrai­no. Ma anche di quan­te tra­ge­die e di quan­ti desti­ni di vita sia­no sta­ti dimen­ti­ca­ti, oppor­tu­na­men­te cela­ti all’Europa e talo­ra anche all’Ucraina stes­sa da par­te dell’ingombrante e par­zia­le pro­pa­gan­da rus­sa.

Ucrai­na ter­ra di con­fi­ni: soprat­tut­to men­ta­li 

L’Ucraina è Euro­pa ma per alcu­ni è anco­ra trop­po lon­ta­na, trop­po ine­splo­ra­ta, trop­po “ma una vol­ta que­sta par­te del mon­do appar­te­ne­va all’Unione Sovie­ti­ca”: geo­gra­fi­ca­men­te con­qui­sta­ta con vio­len­za dai rus­si — lo si dovreb­be ammet­te­re sen­za dif­fi­col­tà al gior­no d’oggi — que­sto con­fi­ne men­ta­le di equi­pa­ra­re Rus­si e Ucrai­na, non è anco­ra sta­to supe­ra­to.
E allo­ra leg­gen­do e medi­tan­do intor­no a que­sto pae­se, ci si pone del­le doman­de anche sul­la pro­pria iden­ti­tà: che cos’è Euro­pa, dov’è il con­fi­ne? Dove ini­zia e quan­do fini­sce? Che cos’è che deter­mi­na il ter­ri­to­rio comu­ne tra noi e l’Ucraina?
L’autore impli­ci­ta­men­te ci dà la rispo­sta por­tan­do alla cono­scen­za, per chi è digiu­no di que­sti luo­ghi, che un tem­po Lviv fu anche Leo­po­li e Lem­berg sot­to il domi­nio asbur­gi­co, e ita­lia­ni e arme­ni era­no soli­ti visi­ta­re e abi­ta­re que­ste ter­re; che cit­tà comeLutsk e Kamya­ne­ts Podil­sky gode­va­no del Dirit­to di Mag­de­bur­go ma anche del­la bene­di­zio­ne del Pon­te­fi­ce di Roma e per seco­li ter­ri­to­rio con­te­so tra regnan­ti polac­chi all’ultima fron­tie­ra col nemi­co otto­ma­no.
Per­man­go­no però mol­te cose in Ucrai­na che non appa­io­no “euro­pee” e han­no più il gusto misti­co estre­mi­sta che, in alcu­ni casi, con­trad­di­stin­gue cer­ti modi di pen­sa­re sla­vo orientali: dal movi­men­to di Asgar­da, effi­ca­ce­men­te ripor­ta­to dall’autore, all’uso inu­til­men­te auto­ri­ta­rio del­le isti­tu­zio­ni gover­na­ti­ve e dei por­ti­nai degli alber­ghi ai pro­cla­mi con­ti­nui che ogni cosa è “nasha” (nostra): nasha piva (nostra bir­ra), nasha Ucrai­nanasha stra­nà (nostro pae­se).
E però a Lviv non si respi­ra l’aria auto­ri­ta­ria di Mosca ma nem­me­no a Done­tsk.
Done­tsk non si sen­te Rus­sia e que­sto è riba­di­to da Di Pasqua­le, seb­be­ne i lega­mi tra que­sta cit­tà del Don­bas e la Fede­ra­zio­ne Rus­sa sia­no tra­di­zio­nal­men­te e cul­tu­ral­men­te mol­to stret­ti.
Ucrai­na come con­fi­ne tra due real­tà ed enti­tà cul­tu­ra­li (una occi­den­ta­le, mit­tleu­ro­pea e l’altra rus­sa e orto­dos­sa): è un pae­se ibri­do, come un colo­re mischia­to che par­te da colo­ri puri e si dis­sol­ve in sfu­ma­tu­re del tut­to par­ti­co­la­ri.
A que­sto è dovu­to l’innegabile fasci­no di que­sto pae­se: di non esse­re mono­to­no e pre­de­ter­mi­na­to.
Si rischia il mani­co­mio ad affron­ta­re tema­ti­che iden­ti­ta­rie su que­sto pae­se ma senz’altro si può dire che Mas­si­mi­lia­no abbia col­to il pun­to essen­zia­le del­la que­stio­ne iden­ti­ta­ria di que­sto popo­lo:

il popo­lo ucrai­no è “con­ta­mi­na­to” nel bene e nel male 

Ucrai­na ter­ra inva­sa, ter­ra di con­vi­ven­za paci­fi­ca ma anche di mas­sa­cri, ter­ra libe­ra­ta e da libe­ra­re, ter­ra inqui­na­ta dal nuclea­re e dal­le fab­bri­che del suo lato orien­ta­le.
Una con­ta­mi­na­zio­ne chia­ra e resa evi­den­te nel­le pagi­ne del libro attra­ver­so diver­si aspet­ti su cui l’autore si foca­liz­za: la let­te­ra­tu­ra, l’architettura e le etnie che in que­sta ter­ra abi­ta­no, han­no abi­ta­to il suo­lo ucrai­no e l’hanno inde­le­bil­men­te con­di­zio­na­to.
Ebrei, tede­schi, arme­ni, ucrai­ni, polac­chi, unghe­re­si, sci­ti, rus­si, tata­ri, geno­ve­si, cau­ca­si­ci: tut­ti a loro modo han­no con­tri­bui­to alla for­ma­zio­ne di quel­lo che è il più gran­de pae­se di Euro­pa per esten­sio­ne geo­gra­fi­ca.
Di Pasqua­le ren­de ono­re alle vit­ti­me del disa­stro di Chor­no­byl, l’ultima (e male­det­ta) con­ta­mi­na­zio­ne di que­sta ter­ra, il lasci­to più ter­ri­bi­le che l’URSS abbia mai potu­to tra­smet­ter­ci.

Crea­zio­ne che risve­glia dall’oblio e che ci avvi­ci­na a un popo­lo.

Chi è digiu­no del­la sto­ria di que­sto pae­se tro­ve­rà modo di com­pren­de­re meglio il com­ples­sis­si­mo mosai­co di cui si com­po­ne que­sta ter­ra.
Il libro di Di Pasqua­le è anche un modo per non dimen­ti­ca­re le tra­ge­die del popo­lo ucrai­no (e lo fa sapien­te­men­te, in modo da non incor­re­re nel rischio di raf­fi­gu­ra­re l’Ucraina come un pae­se vit­ti­mi­sta che si pian­ge sem­pre addos­so e par­la solo del­le sue disgra­zie).
Tra le tra­ge­die del pas­sa­to di cui si par­la – e che è comun­que d’obbligo citar­le —  non c’è sola­men­te quel­la del popo­lo ucrai­no (holo­do­mor) e del popo­lo ebrai­co ma anche quel­la dei tata­ri e degli ita­lia­ni di Cri­mea avve­nu­ta ai tem­pi di Sta­lin.
Anche la Cri­mea, infat­ti, è Ucrai­na e con­fi­ne dell’Europa soprat­tut­to per un moti­vo: si pos­so­no trat­ta­re le tema­ti­che del­la depor­ta­zio­ne dei tata­ri e degli ita­lia­ni di Cri­mea dal momen­to in cui la peni­so­la è con­trol­la­ta e gesti­ta da Kiev e non da Mosca.
Dif­fi­cil­men­te sareb­be­ro sta­te pos­si­bi­li del­le inda­gi­ni così appro­fon­di­te se la Cri­mea al gior­no d’oggi fos­se appar­te­nu­ta ai rus­si (a loro è dovu­ta la con­qui­sta di que­sta peni­so­la, un tem­po appar­te­nu­ta ai Khan di Cri­mea), assai poco incli­ni ai mea cul­pa.
Vie­ne ripor­ta­to anche come la peni­so­la resta con­te­sa tra una dia­spo­ra riap­pro­pria­ta­si del­la sua patria e una par­te di Rus­sia di stam­po bel­li­ci­sta che la rivor­reb­be ter­ri­to­rio colo­nia­le pan­rus­so (nasha).
La pre­sen­za del popo­lo ucrai­no e la pro­prie­tà odier­na del­la peni­so­la a Kiev, for­tu­na­ta­men­te, non per­met­te la rea­liz­za­zio­ne di que­sta sce­men­za.

Un omag­gio all’ucrainicità 

Di Pasqua­le non nascon­de le sue pas­sio­ni nel­la nar­ra­zio­ne: la giu­sta atten­zio­ne dedi­ca­ta alle bel­le ragaz­ze del luo­go, il suo inte­res­se per il fol­clo­re e i costu­mi del­la gen­te loca­le, lo stra­no gusto este­ti­co — da me con­di­vi­so — per le orro­ri­fi­che archi­tet­tu­re sovie­ti­che di mol­te cit­tà.
Con la sua pre­di­le­zio­ne per il mon­do del­la let­te­ra­tu­ra poi, vie­ne resa giu­sti­zia a poe­ti ed intel­let­tua­li nazio­na­li come Ivan Franko, Anna Ahma­to­va, Lesya Ukray­in­ka, Taras Shev­chen­ko e altri auto­ri impor­tan­ti ma a noi poco cono­sciu­ti (uno su tut­ti l’ebreo Bru­no Schulz).
Ven­go­no esa­mi­na­ti in modo del tut­to par­ti­co­la­re i luo­ghi sacri dell’ortodossia come ilavra di Pochay­iv e Kyiv (Kiev) e a que­ste tema­ti­che impe­gna­te ci sono sem­pre degli age­vo­li inter­mez­zi in cui l’autore fa le sue con­si­de­ra­zio­ni, suda, si irri­ta per i prez­zi esa­ge­ra­ti dei taxi e con­trat­ta o si ripo­sa assa­po­ran­do i gusto­si ed eccel­len­ti cibi ucrai­ni, tata­ri e geor­gia­ni.
Mas­si­mi­lia­no Di Pasqua­le ha reso omag­gio e ono­re, con il suo libro, al popo­lo ucrai­no ma anche a noi ita­lia­ni: agli ucrai­ni ha dato una car­ta in mano per esse­re capi­ti e rispet­ta­ti, ad esse­re con­si­de­ra­ti come un popo­lo di una nazio­ne a tut­ti gli effet­ti, con una loro sto­ria, una loro lin­gua e una loro pecu­lia­re visio­ne del mon­do distin­ta dai vici­ni di casa (sia­no essi rus­si, polac­chi o rume­ni).
Così poco si è volu­to far sape­re di que­sta par­te del mon­do in cui è l’Ucraina che ogni pub­bli­ca­zio­ne divul­ga­ti­va, per la nostra socie­tà, è come una man­na dal cie­lo per tut­ti noi.
Agli ita­lia­ni, inve­ce, con que­sta pub­bli­ca­zio­ne vie­ne data la pos­si­bi­li­tà di usci­re dai soli­ti luo­ghi comu­ni che su que­sto pae­se abbon­da­no e sono sem­pre gli stes­si (inu­ti­le elen­car­li, il let­to­re gli ha già nel­la sua testa).
Con­si­glio a tut­ti que­sta let­tu­ra per com­pren­de­re meglio l’Ucraina, un pae­se che ha gran­dis­si­ma impor­tan­za per l’Europa tut­ta: dal pun­to di vista cul­tu­ra­le non­ché geo­po­li­ti­co (e quest’ultimo pun­to è assai chia­ri­to da Di Pasqua­le in alcu­ne sezio­ni dedi­ca­te alla poli­ti­ca ucrai­na con­tem­po­ra­nea).
Quel­lo che però mi affa­sci­na di più dell’opera del gior­na­li­sta pesa­re­se è come, in modo diver­ten­te, intel­li­gen­te e appas­sio­nan­te, sia sta­to in gra­do di por­ta­re a far com­pren­de­re al let­to­re cosa signi­fi­chi tro­var­si in una ter­ra irri­sol­ta che è al tem­po stes­so un con­fi­ne cul­tu­ra­le e ter­ri­to­ria­le.
l’Ucraina con­tie­ne due ani­me ma vuo­le esse­re un uni­ta e indi­pen­den­te in una Euro­pa rispet­to­sa e che tute­li la sua calei­do­sco­pi­ca sovra­ni­tà e iden­ti­tà nazio­na­le: occi­den­ta­le, cat­to­li­ca, mid­de­leu­ro­pea, sla­va orien­ta­le, orto­dos­sa, ucrai­no­fo­na, rus­so­fo­na, tata­ra, unghe­re­se…..

Mi fer­mo qui, sareb­be inu­ti­le con­ti­nua­re: a voi il pia­ce­re di assa­po­ra­re la let­tu­ra di que­sto mera­vi­glio­so e indi­spen­sa­bi­le libro per una più age­vo­le com­pren­sio­ne di que­sto gran­de e intri­ca­to pae­se che è l’Ucraina!

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Ucraina terra di confine”, il nuovo viaggio di Massimiliano Di Pasquale

| affaritaliani.it | Vener­dì 14 set­tem­bre 2012 |

Leg­gen­do Ucrai­na ter­ra di con­fi­ne. Viag­gi nell’Europa sco­no­sciu­ta di Mas­si­mi­lia­no Di Pasqua­le – scri­ve Oxa­na Pachlo­v­ska, docen­te di Ucrai­ni­sti­ca all’Università “La Sapien­za” di Roma – mi veni­va­no sem­pre in men­te cer­te figu­re sto­ri­che più o meno note degli instan­ca­bi­li viag­gia­to­ri ita­lia­ni gra­zie ai qua­li noi abbia­mo reso­con­ti affa­sci­nan­ti dell’Est euro­peo o dell’Asia. In quei rac­con­ti di diver­si Mar­co Polo degni di miglior for­tu­na ci pote­va­no esse­re ine­sat­tez­ze o incom­ple­tez­ze, ma non man­ca­va mai la volon­tà sin­ce­ra di capi­re l’Altro, di instau­ra­re con lui un dia­lo­go.

Lo spi­ri­to che infor­ma Di Pasqua­le – che fa pro­pria la lezio­ne di gran­di nar­ra­to­ri di viag­gio come Chat­win, Kapuś­ciń­ski e Ter­za­ni – scri­ve anco­ra Pachlo­v­ska è quel­lo di “un Mar­co Polo moder­niz­za­to che non man­ca mai di stu­pir­ci in que­sta sua ope­ra disin­vol­ta e accat­ti­van­te, sem­pre lon­ta­na come non mai dal­la bana­li­tà di tan­te gui­de turi­sti­che che van­no per la mag­gio­re”.

Il testo, intri­so di riman­di let­te­ra­ri, di discor­si con per­so­nag­gi noti e ano­ni­mi, di inter­vi­ste e mere chiac­chie­re coi pas­san­ti, è un pat­ch­work fasci­no­so capa­ce di resti­tui­re la cifra ’sin­co­pa­ta’ di un pae­se polie­dri­co e dal­le infi­ni­te sfac­cet­ta­tu­re. L’Ucraina rac­con­ta­ta dall’autore in un libro impre­zio­si­to da un inser­to foto­gra­fi­co di ben 16 pagi­ne cura­to dal­lo stes­so Di Pasqua­le, è un pae­se nuo­vo e dina­mi­co che tra acce­le­ra­zio­ne e fer­ma­te, stop and go, sta cer­can­do, non sen­za dif­fi­col­tà, di lasciar­si alle spal­le la pati­na bru­mo­sa del post-tota­li­ta­ri­smo per diven­ta­re sog­get­to del­la Sto­ria.

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Ucraina terra di confine”: guida elegante e snob, firmata Max Di Pasquale [Il Sirente, 2012]

Tisca­li Social News | Lune­dì 25 giu­gno 2012 | Gian­fran­co Fran­chi |

Si par­la di Ucrai­na, da qual­che anno a que­sta par­te, addi­rit­tu­ra al di qua del­le Alpi, nel nostro infe­li­ce, pre­sun­tuo­so bel­pae­se; tut­to è comin­cia­to con un vec­chio spot, cre­do del Cor­rie­re del­la Sera, in cui un’astronave cade­va pro­prio sul ter­ri­to­rio d’una del­le nazio­ni nate dal­la disgre­ga­zio­ne dell’impero sovie­ti­co – appa­ri­va una vec­chia con­ta­di­na che inse­gna­va a dire “Ucrai­na” non sol­tan­to agli astro­nau­ti rus­si, ma agli ita­lia­ni al gran com­ple­to. Da que­sta pri­ma, robu­sta [si fa per dire] aper­tu­ra noial­tri ita­lia­ni abbia­mo dedi­ca­to pro­gres­si­vo, cre­scen­te spa­zio ai cal­cia­to­ri ucrai­ni [Shev­chen­ko in pri­mis], alle pit­to­re­sche pro­te­ste nude del­le neo­fem­mi­ni­ste ucrai­ne, le cele­ber­ri­me Femen, al colo­re del­la rivo­lu­zio­ne demo­cra­ti­ca di qual­che anno fa [“aran­cio­ne”], sco­pren­do en pas­sant, con negli­gen­za com­pli­ce, una depor­ta­zio­ne d’una popo­la­zio­ne ita­lia­na di Cri­mea [va da sé, per mano socia­li­sta, intel­li­gen­za sta­li­ni­sta] e for­se qual­che memo­ria degli anni bel­li di Feo­do­sia, vale a dire del­la Caf­fa geno­ve­se. Vie­ne a que­sto pun­to a col­ma­re le nostre carat­te­ri­sti­che lacu­ne tri­co­lo­ri un sag­gio del gior­na­li­sta e scrit­to­re mar­chi­gia­no Mas­si­mi­lia­no Di Pasqua­le, clas­se 1969: “Ucrai­na ter­ra di con­fi­ne”, pub­bli­ca­to dai tipi del Siren­te nel­la pri­ma­ve­ra 2012, è una gui­da intel­li­gen­te, snob e appas­sio­nan­te. È una gui­da che vie­ne a par­lar­ci di una ter­ra dal­la sto­ria com­ples­sa, mul­tiet­ni­ca e mul­ti­cul­tu­ra­le, bene­det­ta da un buon nume­ro di let­te­ra­ti di fama inter­na­zio­na­le, di gran­de rile­van­za stra­te­gi­ca nel con­cer­to euro­peo; è un libro che ci alfa­be­tiz­za a dove­re sul­la que­stio­ne Tymošen­ko, sen­si­bi­liz­zan­do­ci da ogni pun­to di vista, e ammo­nen­do­ci sull’opportunità di non sot­to­va­lu­tar­ne le impli­ca­zio­ni; è un sag­gio che rac­con­ta quan­to ter­ri­bi­le sia la nega­zio­ne o la ridu­zio­ne del­la memo­ria del geno­ci­dio degli ucrai­ni per mano socia­li­sta sovie­ti­ca, l’Holo­do­mor, e quan­to roman­ti­ca sia la memo­ria dell’antico regno dei Rus’ di Kiev, gran­de ami­co di Costan­ti­no­po­li; è un gran­de atto d’amore di un let­te­ra­to ita­lia­no appas­sio­na­to di cul­tu­ra ucrai­na – vero pon­te pop tra l’Italia e l’Ucraina. For­se l’unico sin qui emer­so a un cer­to livel­lo.

Ucrai­na. Ter­ra di con­fi­ne”, come osser­va la docen­te di ucrai­ni­sti­ca Oxa­na Pachlo­v­ska, nel­la post­fa­zio­ne, è un libro che lascia gran­de spa­zio alle remi­ni­scen­ze e agli aned­do­ti let­te­ra­ri, pre­fe­ren­do sem­pre rivol­ger­si a un pub­bli­co com­pe­ten­te, dis­se­mi­nan­do con ele­gan­za omag­gi e rife­ri­men­ti a Gogol, al gali­zia­no asbur­gi­co Jose­ph Roth, a Sta­ni­slaw Lem, a Bru­no Schulz, a Michail Bul­ga­kov, a Gre­gor von Rez­zo­ri e a von Sacher-Masoch. Ma si sco­pro­no figu­re pro­ba­bil­men­te meno note, da que­ste par­ti, come Ivan Franko, arte­fi­ce del rin­no­va­men­to let­te­ra­rio ucrai­no di tar­do Otto­cen­to – in suo ono­re la cit­tà di Sta­ny­sla­viv è diven­ta­ta Iva­no-Frank­i­v­sk – e fau­to­re d’un’Ucraina libe­ra e demo­cra­ti­ca, nemi­ca del mar­xi­smo: mar­xi­smo che quel gran­de ave­va già sta­na­to: “reli­gio­ne dog­ma­ti­ca fon­da­ta sull’odio e la lot­ta di clas­se”, scri­ve­va, ben pri­ma del­la car­ne­fi­ci­na sovie­ti­ca del Nove­cen­to. Oppu­re, si sco­pro­no figu­re come Taras Shev­chen­ko, poe­ta ed eroe nazio­na­le ucrai­no, mor­to a Pie­tro­bur­go nel 1861; si trat­ta di un ere­de del­la tra­di­zio­ne dei Kob­zar, spie­ga Di Pasqua­le, vale a dire i “miti­ci can­ta­sto­rie ucrai­ni”. Ed è uno che ha sapu­to dire “lot­ta­te e vin­ce­re­te” non solo all’Ucraina, ma alla Polo­nia, alla Let­to­nia, all’Estonia, alla Litua­nia, alla Mol­do­va, ai popo­li del Cau­ca­so e dell’Asia, agli stes­si Rus­si [p. 101]. Un ribel­le demo­cra­ti­co e anti­cle­ri­ca­le – nemi­co dell’imperialismo rus­so, ami­co del popo­lo.

Ho tro­va­to bel­le e ispi­ra­te le pagi­ne sul­le cit­tà di Leo­po­li e Kyiv (Kyev), su Seba­sto­po­li, Odes­sa e Yal­ta; roman­ti­che le note sul “Robin Hood dei Car­pa­zi”, Olek­sa Dov­bush, già omag­gia­to da una novel­la di von Sacher-Masoch; mici­dia­li le note sul­le Asgar­da, e sul­la rea­le nazio­na­li­tà del­le Amaz­zo­ni; equi­li­bra­te e tri­sti le pagi­ne sul­la Shoah, e sul disa­stro nuclea­re di Cher­no­byl [già: è in Ucrai­na, non in Rus­sia], e one­ste e luci­de le epi­so­di­che pun­zec­chia­te anti­so­vie­ti­che, fon­da­te su argo­men­ta­zio­ni serie e su una docu­men­ta­zio­ne tosta. Tor­ne­rò sen­za dub­bio a con­sul­ta­re que­sto testo. Muo­vo un’ovvia cri­ti­ca: man­ca un’indice dei nomi – ciò è incom­pren­si­bi­le, e sba­glia­to – e un’altra, for­se meno ovvia; vale a dire che ogni tan­to ho sof­fer­to un po’ che qual­che capi­to­lo fos­se sta­to scrit­to cin­que o sei anni fa, e altri inve­ce più di recen­te. S’è trat­ta­to d’un cor­to­cir­cui­to comun­que non fasti­dio­so – sol­tan­to, ovvia­men­te, perio­di­ca­men­te sen­si­bi­le.

Spe­ria­mo dav­ve­ro che a par­ti­re da que­sto sag­gio in tan­ti s’avvicinino con altro entu­sia­smo a que­sta ter­ra di fron­tie­ra [“u-krayi-na” è un’etimo che non tra­di­sce, accen­na l’autore a pagi­na 217], accan­to­nan­do per­ples­si­tà e pre­giu­di­zi sul gri­gio­re ere­di­ta­to dal­la vec­chia Urss: la coper­ti­na, con quel­la bel­la Chie­sa di San­ta Cate­ri­na di Cher­ni­hiv, è una veri­di­ca pro­mes­sa di ele­gan­za, cul­tu­ra e viva­ci­tà. Dimen­ti­ca­vo – mol­to ben fat­to l’inserto foto­gra­fi­co.

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