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Ucraina terra di confine @ Insieme fuori dal fango (Rimini, 6 luglio 2014)

Domenica 6 luglio ore 18,30 nell’ambito del festival della resistenza  culturale “Insieme Fuori dal fango” (seconda edizione, dal 4 al 6 luglio 2014) Borgo S. Giuliano, a Rimini, l’editrice il Sirente e l’autore Massimiliano Di Pasquale presentano il libro “Ucraina terra di confine”, per scoprire il più grande Paese d’Europa per estensione geografica, una nazione ricca di storia in cui si incontrano e dialogano culture composite (ebrea, polacca, armena, tatara, asburgica). Interverrà anche il giornalista esperto di area post-sovietica Matteo Cazzulani.

Domenica 6 luglio ore 18,30
Trattoria La Marianna di Enrica Mancini e Vincenzo Sciusco
Viale Tiberio, 19
Borgo S. Giuliano (Rimini)

L’autore, facendo propria la lezione di grandi narratori di viaggio come Chatwin, Kapuściński e Terzani, attraversa l’Ucraina dai Carpazi alla Crimea: incontra gli ex dissidenti che hanno lottato per l’indipendenza dall’URSS, scrittori dalla cui immaginazione sta nascendo la nuova letteratura nazionale, gente comune che gli parla dei progetti e delle aspettative per il futuro; ci conduce nei caffè asburgici di Leopoli, nei luoghi letterari di Gogol e Chekhov e nelle miniere del Donbas; ci fa ammirare i monasteri ortodossi di Pochayiv e di Kyiv, il gotico stalinista di Zaporizhzhya e i villaggi hutsul di Yaremche. Soprattutto, anticipando gli eventi del Maidan e le tensioni con la Russia, ci dà la chiave per comprendere quanto sta avvenendo in questi giorni.

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LIBERA: SGOMBERATA E RASA AL SUOLO!

| Venerdì, 8 Agosto 2008 |

Stamani verso le 11.30 si sono avute le prime avvisaglie dello sgombero, quando diverse macchine della digos sono arrivate in Via Pomposiana e una pattuglia dei vigili ne ha chiuso l’accesso. Nonostante il blocco molti compagni riescono a passare, e nel pomeriggio quasi un centinaio di solidali sarà sotto il Libera a fronteggiare la sbirraglia.
Verso le 2 i poliziotti riescono ad entrare nell’edificio dall’ingresso posteriore, dopo avere spinto via i compagni che cercavano di impedire l’irruzione, scagliandosi poi anche contro chi sorvegliava l’entrata principale. Diversi compagni sono strattonati e i poliziotti tentano più volte di fermare i fotografi (inclusa la stampa accreditata). Una poliziotta lancia un tavolo nel mucchio di compagni e fotografi. A breve la situazione si calma e desistono dall’aggressione contro le persone all’ingresso. Ma ormai sono entrati e noi siamo tutti fuori.
Alle 4 del pomeriggio la tensione è un pò calata rispetto a qualche ora prima, quando gli sbirri hanno devastato l’interno di Libera. Viene fatto arrivare il camion dei pompieri con la scala e il cestello per salire sul tetto, dove 4 compagni resistono ad oltranza. Uno sbirro e un pompiere restano quasi un ora penzolanti nel cestello a 2 metri da Colbi incatenato. Per raggiungere il retro di Libera e posizionarsi, la gru dei pompieri ha dovuto percorrere il lunghissimo viale di accesso alla casa. Tutte le persone presenti sono corse impedirne l’avanzata. Prima con barricate improvvisate (tirate via dalla polizia, addosso alla gente) poi fronteggiandola metro per metro sotto gli spintoni, i calci e le violenze di un’eterogenea sbirraglia a stento tenuta a freno dal capo della digos (baffetti e giacchino scamosciato, il topos del dirigente digotto anni ’90).
Erano presenti un folto numero di vigili urbani, corpo non titolato ad occuparsi di ordine pubblico. Hanno contribuito a malmenare, sollevare di peso e gettare a terra chi tentava di fermare l’avanzata della gru. Gia domani verrà sporta denuncia contro di loro, sia per i singoli casi di violenza documentati, sia per l’illegale presenza in loco. Alla fine la gru passa, circondata dagli sbirri che la cordonano. Diversi i contusi tra i manifestanti.
Inizia il balletto del cestello a fianco del tetto. Ci sono dentro uno sbirro e un pompiere. Il primo seccherà inutilmente Colbi per un ora, con blandizie e ragionamenti. Intanto sul tetto è salito un altro carabiniere, che attacca anche lui a parlare senza ottenere nulla, e la testa baffuta del capodigos spunta dall’abbaino.
Resteranno li 2 ore finchè abbandonati discorsi taglieranno le catene che assicuravano Colbi, sollevandolo di peso nel cestello e calandolo giù. In breve caleranno tutti dal tetto, assetati e arroventati dal sole. Gli ombrelloni glieli hanno tirati via 2 ore prima e da ore impediscono l’arrivo di acqua.
Ora è la volta di Benna, con il braccio ancorato dentro un bidone di cemento da 200 kg, e delle 2 ragazze incatenate alla finestra accanto a lui. Le 2 ragazze non vogliono lasciar tagliare le catene e non vogliono andare via abbandonando Benna solo con gli sbirri. Ma uno di questi, aiutato da una vigilessa, le afferra brutalmente. E’ una scena schifosa. Una delle 2 ragazze, quasi in lacrime, urla perchè le stanno toccando i seni e le parti intime. Tutte/i le/i compagne/i sono alle finestre attorno che gridano
la loro rabbia e il disprezzo contro quelle bestie… impotenti ad aiutare le compagne. Iniziano a lanciare acqua sulle carogne con il
bell’effetto di intralciarli e disorientarli. Lo sbirro che stà molestando la compagna, sbraita e grida più volte alla sua truppa di sgomberare tutti dalle finestre. Così la situazione precipita. Un funzionario esce e si mette a capo dello schieramento urlando che lui è l’amministratore della violenza e adesso ce la amministra. Parte il fronteggiamento che diventa una carica in cui
i picchiatori non si tengono più e menano manganellate. Un ragazzo esce fuori con la testa spaccata, un fiotto di sangue sul viso e i vestiti. Altri se la cavano con contusioni al busto e alle braccia. Diversi fotografi e cameramen vengono malmenati. Di li a poco inizeranno a rimuovere col flessibile e lo scalpello il cemento che blocca Benna.
L’avvocato di Libera spiega brevemente il senso dello sgombero. Lo stabile è da anni assegnato ad una associazione, il Collettivo degli agitati, che è composto dagli abitanti di Libera. Questi si sono visti assegnare unilateralmente l’edificio dalla giunta. Senza che nemmeno lo avessero richiesto. Probabilmente le mire del comune, all’epoca, erano di proporgli poi un cambio di sede. Sta di fatto che l’assegnazione scade a novembre 2008 e fino ad allora gli abitanti occupano legittimamente la casa. La giunta modenese dà ugualmente alla polizia il mandato di sgombero. Ma non contro l’associazione: contro i singoli abitanti che loro dire la occupano illegalmente… sta di fatto che i soggetti coincidono. I presunti abusivi sono i legittimi abitanti. Ma intanto lo sgombero viene effettuato.

LIBERA  E’ STATA RASA AL SUOLO IN SERATA

Domani verrà presentato ricorso contro lo sgombero, e se anche i compagni vinceranno come probabile la causa, otterranno solo un rimborso dei danni per ciò che è andato distrutto nel crollo. La casa però non ci sarà più (non c’è gia più!) e il comune non avrà l’obbligo del ripristino. Così si è tolta di mezzo Libera, con una sporca manovra.
Attualmente i compagni sono in riunione, all’interno della biblioteca anarchica che gestiscono in  città (Via Sant’Agata 13, in centro). Decidono le azioni da intraprendere nei prossimi giorni.
Degno di nota è come i vigili del fuoco si siano prestati senza problemi allo sgombero, vestendo i panni degli sbirri e sbrigando il lavoro al posto loro. Non male per una categoria che da anni si batte contro la militarizzazione del corpo.
Altri aggiornamenti:
http://www.anarchiainazione.org/
http://www.inventati.org/fenix/links.php

Hassan Blasim

La letteratura è una sfida – intervista allo scrittore iracheno Hassan Blasim

C magazine | Lunedì, 31 marzo 2014 | Agnese Trocchi |

“Agli inviti dei pochi amici critici rispondeva citando lo scrittore ungherese Béla Hamvas: “In casa impari a conoscere il mondo, mentre in viaggio impari a conoscere te stesso.” A quasi cinquantasette anni, Khaled al-Hamràny non aveva mai lasciato la sua citta.” (Hassan Blasim, Il Mercato delle Storie in Il Matto di Piazza della Libertà, il Sirente ed.)

Se Khaled al-Hamràny, personaggio del racconto Il Mercato delle Storie, non si è mai mosso dalla piazza del mercato della sua città, lo stesso non si può dire del suo autore, lo scrittore iracheno Hassan Blasim. Continua a leggere

Hossam Ramzy

Ramzy “Maestro indiscusso di Darabouka” al Teatro del Respiro

Hossam Ramzy sarà al Teatro del Respiro di Fiano Romano dal 4 al 6 aprile per una tre giorni di lavoro su danza, cultura e sonorità orientali

Hossam Ramzy con daraboukaHossam Ramzy, è uno spirito poliedrico, universalmente apprezzato per la sua inimitabile capacità di trasformare in note lo spirito del medioriente. È nato al Cairo ed ha scoperto la sua passione per la musica a tre anni. Nel corso del tempo questo sensibile polistrumentista si è costruito una carriera ricca di successi, fondata sul suo straordinario talento e supportata da anni di studi ed approfondimenti sulla cultura musicale mediorientale e dalla sua capacità di mescolare insieme i caldi ritmi percussivi egiziani alle sonorità occidentali. Continua a leggere

Ucraina terra di confine (Massimiliano Di Pasquale)

Ristampa del libro “Ucraina terra di confine” (M. Di Pasquale)

Le proteste del Maidan iniziate alla fine del novembre 2013 e l’occupazione russa della Crimea del febbraio scorso hanno riportato l’Ucraina al centro dell’attenzione internazionale in un clima di Guerra Fredda che credevamo relegato al passato, risvegliando anche in Italia profondi contrasti ideologici.
Ma cosa è l’Ucraina? Poco si sa di questo straordinario Paese, terra di confine tra Est e Ovest pressoché sconosciuta al lettore italiano, spesso confusa con la Russia o associata a una stereotipata immagine di grigiore post-sovietico. Il più grande Paese d’Europa per estensione geografica è tuttavia una nazione ricca di storia in cui si incontrano e dialogano culture composite (ebrea, polacca, armena, tatara, asburgica). Continua a leggere

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“L’illusione degli ucraini sul nazismo durò solo qualche settimana”

| La Stampa | Giovedì 13 marzo 2014 | Massimiliano Di Pasquale |

Giovanna Brogi Bercoff, professore di slavistica all’Università di Milano, interviene sul tema delle politiche di russificazione dell’Ucraina Orientale intraprese dalla Russia zarista dopo la storica battaglia di Poltava del 1709: “Da allora resistono molti pregiudizi”
Giovanna Brogi Bercoff, professore ordinario di slavistica presso l’Università di Milano, direttrice della rivista Studi Slavistici e presidente dell’AISU (Associazione Italiana di Studi Ucrainistici), parla della grave crisi tra Russia e Ucraina e aiuta a inquadrare le complesse vicende di queste settimane in un’ottica storico-culturale in cui grande peso hanno avuto le politiche di russificazione dell’Ucraina Orientale intraprese dalla Russia zarista dopo la storica battaglia di Poltava del 1709.   Continua a leggere
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La verruca sul naso di Putin

| The Post Internazionale | Sabato 8 marzo 2014 | Massimiliano Di Pasquale |

L’opinione dell’autore di “Ucraina terra di confine. Viaggi nell’Europa sconosciuta”

È stato l’economista russo Andrei Illarionov, ex consigliere di Putin caduto in disgrazia per aver criticato la guerra del gas voluta dal Cremlino nel 2006 contro l’Ucraina arancione di Viktor Yushchenko, ad anticipare più di un mese fa alla tivù Hromadske TV lo scenario cui si sta assistendo in questi giorni in Crimea.

Se, come aveva dichiarato Illarionov, l’allora presidente Yanukovych non fosse riuscito a fermare con la forza la protesta di piazza, allora i russi sarebbero intervenuti direttamente con i carri armati. Lo schema sarebbe stato quello già visto in Georgia nel 2008. Milizie russe avrebbero cercato di provocare un incidente ad hoc contro un cittadino di passaporto russo, avrebbero poi incolpato dell’accaduto l’esercito ucraino e, con la scusa di proteggere la popolazione russa della Crimea, avrebbero quindi invaso la penisola ucraina.

In Ossezia del Sud nell’agosto del 2008 l’allora presidente Mikheil Saakashvili, ordinando al suo esercito di intervenire per porre fine ai bombardamenti di villaggi georgiani da parte delle forze separatiste ossete, offrì infatti il pretesto ai carri armati russi per invadere la Georgia. Oggi, a meno di una settimana dalla destituzione di Yanukovych del 22 febbraio e dalla nascita di un esecutivo ad interim presieduto dal premier Arseniy Yatsenyuk e dal presidente Oleksander Turchinov, Putin ha già inviato il primo contingente militare in Crimea, penisola che dal 1954 fa parte dell’Ucraina, violando la sovranità territoriale del paese.

Motivazione ufficiale, di quella che Kiev ha definito una grave provocazione e il preludio a un possibile conflitto armato tra Russia e Ucraina, “stabilizzare la situazione in Crimea e utilizzare tutte le possibilità disponibili per proteggere la popolazione russa locale da illegalità e violenza”. L’attività diplomatica internazionale – in particolare la dura reazione del presidente statunitense Obama che ha deliberato sanzioni economiche nei confronti di Mosca, il boicottaggio del G8 di Sochi e l’interruzione di tutti i legami militari con il Cremlino incluse le esercitazioni e le riunioni bilaterali – ha scongiurato per ora lo scoppio di una guerra.

Ciononostante a Simferopoli, il parlamento della Repubblica Autonoma Crimea, di concerto con le autorità russe, senza interpellare la Rada di Kiev, ha già indetto per il 16 marzo un referendum per chiedere la secessione dall’Ucraina e l’annessione alla Federazione Russa. A nulla sono valse le scomuniche espresse venerdì 7 marzo dal Consiglio straordinario dei 28 capi di stato e di Governo della Ue e dagli Stati Uniti che hanno definito illegittima la consultazione. La crisi di questi giorni tra i due paesi, la più grave nell’area post sovietica dal crollo dell’URSS, nasce dal successo di Euromaidan, la rivolta popolare che ha sconfitto il regime di Yanukovych, il quale nelle ultime settimane aveva assunto un volto sanguinario con l’uccisione di un centinaio di manifestanti.

Le dimostrazioni di Piazza dei mesi scorsi – che, pur avendo come epicentro Kiev, hanno interessato tutta l’Ucraina – sembrerebbero testimoniare la volontà degli ucraini di lasciarsi alle spalle l’epoca post-sovietica e di aprire una nuova fase: quella della rigenerazione morale. Questo ambizioso tentativo deve fare i conti al momento con due questioni: in primis, la volontà di Mosca di ostacolare un progetto che, se vittorioso, porrebbe la parola fine sull’Unione Euroasiatica e fornirebbe linfa vitale anche all’opposizione democratica russa; in secondo luogo, le difficoltà interne legate alla situazione economica del paese.

Affinché l’Ucraina possa vincere questa sfida occorre che Europa, Canada e Stati Uniti la sostengano finanziariamente con un piano mirato di prestiti e investimenti, e che la Comunità Internazionale garantisca con ogni mezzo la sua integralità territoriale ottemperando al memorandum di Budapest. Con quell’accordo, firmato il 5 dicembre 1994 nella capitale ungherese, l’Ucraina cedeva il suo arsenale nucleare in cambio della garanzia della tutela della sua sovranità e sicurezza da parte di Gran Bretagna, Russia e Stati Uniti.

Se il Cremlino riuscisse infatti a creare un’enclave separatista in Crimea, ciò potrebbe innescare pericolosi effetti domino nell’est del paese. E quella che è stata finora la rivoluzione di un popolo contro un regime corrotto potrebbe trasformarsi in una vera e propria guerra civile qualora l’opera di destabilizzazione della Russia, attraverso provocazioni militari e disinformazione mediatica, avesse successo. Nel periodo della presidenza Putin, il giro di vite sulla stampa indipendente ha favorito il progressivo ritorno a metodi di propaganda neo-sovietica in linea con una lunga tradizione di manipolazioni e distorsioni della realtà.

Non è un caso che da qualche giorno, proprio nella Crimea occupata, le reti televisive ucraine Canale 5 e 1+1 siano state oscurate, sostituite da canali russi. La macchina ben oliata della disinformacija ha favorito la diffusione di notizie false come quella che dipinge i manifestanti del Maidan come fascisti e antisemiti, o quella secondo cui il nuovo governo ad interim avrebbe negato agli ucraini il diritto di parlare russo.

“L’Ucraina è in mano a estremisti e fascisti. Chiediamo aiuto ai fratelli russi perché ci vengano a liberare”. La rozzezza di certe manipolazioni farebbe sorridere se non fosse che la situazione in Crimea, che rischia di estendersi a tutto il paese, è davvero drammatica. La verruca sul naso della Russia – così Potemkin chiamava la Crimea – è tornata a fare male. Auguriamoci non sia il preludio a una Nuova Guerra Fredda che soffochi nel sangue le aspirazioni di libertà, pace e democrazia del popolo ucraino.

L’autore, Massimiliano Di Pasquale, è membro dell’AISU, Associazione Italiana di Studi Ucraini. Autore di “Ucraina terra di confine. Viaggi nell’Europa sconosciuta” (Il Sirente). Lo scorso 5 Febbraio 2014 è stato relatore alla tavola rotonda ‘Ucraina Quo Vadis?’ organizzata dall’ISPI.

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UCRAINA: Cosa sta succedendo a Kiev? Intervista a Max Di Pasquale

| East Journal | Sabato 22 febbraio 2014 | Pietro Rizzi |

Cosa sta succedendo a Kyiv ed in Ucraina? Quali prospettive? Ne abbiamo parlato con Massimiliano Di Pasquale, esperto di Ucraina, autore di Ucraina terra di confine e collaboratore di EastJournal. Continua a leggere

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Ucraina, nazisti o nazionalisti? Viaggio nell’arcipelago del radicalismo

| La Stampa | Sabato 22 febbraio 2014 | Anna Zafesova |

A 55 anni dalla morte Stepan Bandera continua a spaccare il Paese.  Per i russi è un ammiratore di Hitler che sta ispirando i manifestanti

Tra l’infinità di simboli e bandiere che sommergono il Maidan ogni tanto fa capolino il ritratto di un uomo dalla alta fronte stempiata, i tratti sottili e lo sguardo infuocato. Per molti è un volto sconosciuto, per altri un’icona, per altri ancora la prova che a muovere la protesta ucraina sono le forze più oscure della sua storia. 55 anni dopo la sua morte, avvelenato da uno spray al cianuro spruzzato da un agente del Kgb in piena Monaco, Stepan Bandera, leader dei nazionalisti ucraini, continua a spaccare in due il suo Paese. Per i russi, e per alcuni commentatori occidentali, la sua presenza in forma di ritratto è il segno che sul Maidan si consuma una vendetta storica contro la Russia, e che i militanti della piazza che oggi riesumano la sua immagine sono “nazisti”. Continua a leggere

Ucraina terra di confine (Massimiliano Di Pasquale)

Ucraina terra di confine: un libro per scoprire l’Europa sconosciuta

| Corso Italia News | Venerdì 21 febbraio 2014 |  |

Gli eventi ucraini di questi giorni riempiono di apprensione noi e i numerosi cittadini ucraini residenti in Campania. La situazione è ancora critica, in attesa che il primo ministro Yanukovic, personaggio che si è dimostrato inaffidabile, accetti e dia prova di un reale accordo per riportare la calma.
L’Ucraina, non dimentichiamolo, è il più grande Stato europeo per estensione (se si esclude la Russia), la cui identità – europea o asiatica – è sempre in discussione. Con quasi cinquanta milioni di abitanti, ricco di risorse anche naturali, l’Ucraina si trova geopoliticamente in una posizione delicatissima tra l’area di influenza europea e quella russa. Continua a leggere

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L’autunno, qui, è magico e immenso (25 gennaio – 2 febbraio)

L’autunno qui, è magico e immenso
Tour poetico del poeta siriano Golan Haji

«Torneresti affamato, come un’idea che temi possa morire. Se aprissi una porta qualunque, per rassicurarti o andartene, apriresti la strada al dubbio»

Il poeta curdo-siriano Golan Haji è in un tour italiano per la presentazione del suo libro L’autunno, qui, è magico e immenso, edito nella collana Altriarabi (collana di narrativa mediterranea) per le edizioni il Sirente la prima raccolta europea di poesie, finora apparse solo in rivista, risalenti per la maggior parte agli ultimi due anni.

Dal 25 gennaio al 2 febbraio il poeta sarà coinvolto in scambi poetici, artistici, poetici-filosofici, con varie personalità della scena culturale italiana: il musicista Paolo Fresu, i poeti Giacomo Trinci e Alberto Nessi…
Golan Haji è abituato a lavorare con artisti visivi e con musicisti, con un’idea della traduzione molto aperta e, con una, altrettanto aperta appartenenza culturale

Il tour inizia da Trieste, la città sognata. Il 25 gennaio alle ore 19 presso la Libreria-caffè San Marco (via Battisti 18). Interverranno il poeta Golan Haji, la curatrice del volume Costanza Ferrini, reading poetico a cura di Marina Moretti e musica di Fabio Zoratti.

Bologna, 28 Gennaio ore 18, Sala della Cappella Farnese, Piazza Maggiore. Partecipano il poeta Golan Haji, Paolo Fresu, Giacomo Trinci e Costanza Ferrini.

Chiasso, 29 gennaio ore 18, Foyer Cinema Teatro, via Dante Alighieri 3b. Introduce Marco Galli (coordinatore di Chiasso lettararia), intervengono Golan Haji, Alberto Nessi, Luisa Orelli e Costanza Ferrini.

Firenze, 2 febbraio ore 12, caffè letterario Le Murate, piazza delle Murate. Intervengono Golan Haji, Giacomo Trinci, Brunella Antomarini e Costanza Ferrini.

Un’occasione per riflettere sulla banalità del male, la normalità della follia e l’ironia necessaria per sopravvivere.

Golan Haji è nato nel 1977 a Amouda, una piccola città curda nel nord est della Siria. Ha studiato medicina all’Università di Damasco. E’ patologo di formazione, ma ha una presenza letteraria importante che include numerose raccolte di poesia, con la prima Na’ada fi azzolemat (Chiamò nelle tenebre) (2004) si è aggiudicato il premio Mohammed al-Maghut. La seconda raccolta apparsa nel 2008 in occasione di “Damasco città della cultura” s’intitola Thammata man yaraka wahshen (C’è qualcuno che ha visto in te un mostro). La terza raccolta bayti al-bared al-ba’id (La mia casa è fredda e lontana) è pubblicato presso la casa editrice Dar-al Gamal a Beirut 2012, Adulterers, Forlaget. Korridors, Copenhaghen 2011. Traduttore di classici inglesi tra cui Lo strano caso del Dr Jekyll e Mr Hyde in arabo, ma anche frammenti racconti e poesie di italiani attraverso la lingua inglese quali Pavese, Saba, Ginzburg, Levi, Calvino, Montale.

Ucraina terra di confine (Massimiliano Di Pasquale)

Ve la do io la vera Ucraina

| Il Messaggero | Lunedì 13 gennaio 2013 | Elisabetta Marsigli |

Il fascino per una terra lontana può rimanere un sogno, ma per Massimiliano Di Pasquale si è trasformato in realtà. Fotogiornalista e scrittore freelance, Di Pasquale ha fatto dell’Ucraina una vera passione e, dopo aver scritto di politica internazionale e cultura su diversi quotidiani nazionali, nel 2007, grazie all’intervista con l’allora Presidente ucraino Viktor Yushchenko, inizia un approfondimento culturale e sociale del paese dei cosacchi.
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L'autunno, qui, è magico e immenso (Golan Haji)

Siria. E poi venne l’inverno, nella poesia di Golan Haji

| Osservatorio Iraq | Domenica 22 dicembre 2013 | Chiara Comito |

Quella stessa neve che non ha risparmiato i campi profughi in cui vivono centinaia di migliaia di siriani in fuga da un paese lacerato da due anni di guerra civile e vittima dell’indifferenza del mondo.
È impossibile non pensare ai tanti bambini, uomini e donne intirizziti o morti per il freddo tagliente quando si leggono le poesie del poeta curdo siriano Golan Haji contenute nella raccolta L’autunno, qui, è magico e immenso (Il Sirente, 2013), dove i versi scandiscono i tempi di stagioni terribili, fatte di polvere, lacrime, pioggia, sangue, dolore e desideri irrealizzati.
E di neve. La neve su cui camminano, ad esempio, i soldati della poesia “Scrigno di dolore” in cui il poeta, parlando della condizione degli esiliati che egli stesso vive dal 2011, scrive: “Ora sei una storia raccontata dove manchi./La tua gola,scrigno di dolore,/è piena di ossa e piume./Nel bianco dell’occhio/hai una macchiolina di sangue arrugginita/simile a un sole che tramonta lontano/su un campo di neve/calpestato da lunghe file di soldati affamati”.

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Comunità alternative

Innovativa selezione di dieci romanzi di autori contemporanei di primo piano, opere che mettono in evidenza forme di relazionamento interpersonale nate da approcci non convenzionali verso l’identità sessuale, l’appartenenza etnica, la diversità culturale e religiosa, così da offrire nuovi modi di concepire la socialità e i rapporti umani. Al grande valore letterario questi testi non mancano di unire il piacere di raccontare una storia. Con la loro potente carica fabulatoria, le narrative scelte guidano il lettore verso inconsueti orizzonti geografici e culturali, presentando gli aspetti fondamentali di paesi che stanno acquistando un rilievo sempre più grande nel panorama geopolitico e culturale contemporaneo.
Dalle comunità multirazziali del Sud Africa contemporaneo, alla socialità del Brasile meno noto di CuritibaBrasília o San Paolo, alla vita delle periferie di Luanda, le opere che abbiamo selezionato offrono al lettore italiano la possibilità di un incontro culturale di qualità con una serie di paesi in via di sviluppo che pur apparendo sempre più frequentemente nella stampa sono spesso ancora assenti dalle nostre librerie.
Gli autori scelti sono noti nazionalmente e internazionalmente e tuttavia restano in Italia ancora da scoprire appieno. Molti di loro sono già stati premiati con alcuni dei maggiori riconoscimenti dei rispettivi paesi, come il Prémio São Paulo de Literatura, il Prémio Jabuti, il Grinzane Africa Award, il premio Casa de Las Americas, e altri ancora.
Tra gli autori in catalogo: João Almino (Brasile) e Phaswane Mpe  (Sud Africa).

Capitale europea della cultura 2014 e unica metropoli dell’area baltica, Riga è una città di grande fascino che negli ultimi vent’anni ha recuperato interamente la tradizione cosmopolita che l’ha sempre contraddistinta nel corso dei secoli. ("Riga magica" di Massimiliano Di Pasquale, novembre 2014)