Graphic Novelist Magdy El Shafee Arrested Near Clashes

| Ara­bic Lite­ra­tu­re | Saba­to 20 apri­le 2013 | Mly­n­x­qua­ley |

Accor­ding to mul­ti­ple sour­ces, Mag­dy El Sha­fee was one of 39 arre­sted yester­day at Abdel Moneim Riya­dh Squa­re: You­m7 repor­ted that El Sha­fee — god­fa­ther of the Egyp­tian gra­phic novel, who faced trials and other hurd­les for his ground-brea­king Metro – was arre­sted when he went down to try to stop the cla­shes yester­day. He was appa­ren­tly arre­sted at ran­dom.
Dar Merit Publi­sher Moham­mad Hashem said on Face­book that El Sha­fee was accu­sed of per­pe­tra­ting vio­len­ce. Al Mogaz quo­ted author Moham­mad Fathi as say­ing El Sha­fee didn’t try to esca­pe from poli­ce “becau­se he didn’t do any­thing.”
Other nove­lists said on Face­book that El Sha­fee was being inter­ro­ga­ted today at Abdeen Court. It also appea­red El Sha­fee may have been inju­red in the cla­shes.

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Cenere sotto il tappeto

| PUB | Lune­dì 19 set­tem­bre 2011 | Mad­da­le­na Sofia |

Metro è una gra­phic novel. Pub­bli­ca­ta per la pri­ma vol­ta nel­la pri­ma­ve­ra 2008 dal­la casa edi­tri­ce ara­ba Mela­meh, vie­ne cen­su­ra­ta dopo pochis­si­mo tem­po dal Tri­bu­na­le di Qasr el Nil de Il Cai­ro con l’accusa di con­te­ne­re “imma­gi­ni immo­ra­li e per­so­nag­gi che somi­glia­no a uomi­ni poli­ti­ci real­men­te esi­sten­ti”.
Un fumet­to, una sto­ria sem­pli­ce, ric­ca di spun­ti di rifles­sio­ne riguar­do al mon­do musul­ma­no, o meglio, riguar­do alla per­ce­zio­ne che si ha di esso in quel che comu­ne­men­te vie­ne defi­ni­to Occi­den­te. Ma la let­tu­ra di Metro rap­pre­sen­ta anche un modo per avvi­ci­nar­si alle pro­ble­ma­ti­che socia­li, eco­no­mi­che e poli­ti­che che atta­na­glia­no i pae­si isla­mi­ci, soprat­tut­to alla luce degli ulti­mi avve­ni­men­ti riguar­dan­ti in par­ti­co­la­re l’Egitto e la Libia.
Metro  è ambien­ta­to pro­prio in Egit­to, al Cai­ro e fin dal­le pri­me pagi­ne l’autore rac­con­ta e met­te in risal­to la dif­fu­sa cor­ru­zio­ne e lo sfrut­ta­men­to dei più debo­li da par­te del­la clas­se poli­ti­ca.
L’incipit del­la sto­ria è la rapi­na a una impor­tan­te ban­ca del­la capi­ta­le, ad ope­ra di Shi­hab, il pro­ta­go­ni­sta, e Musta­fa, suo ami­co e col­le­ga. Sono entram­bi inge­gne­ri, lavo­ra­no in un uffi­cio di pro­gram­ma­zio­ne e han­no pro­get­ta­to un soft­ware per la sicu­rez­za del­la metro e del­le ban­che. I due con­ta­no di rea­liz­zar­lo con l’aiuto di un finan­zia­men­to per poi ven­der­lo e gua­da­gna­re un po’ di sol­di. Ma le ban­che non finan­zia­no il pro­get­to per­ché sono cor­rot­te e con­ni­ven­ti con per­so­nag­gi poli­ti­ci di spic­co che vor­reb­be­ro impos­ses­sar­si del soft­ware sen­za paga­re e abu­san­do del loro pote­re. Chiun­que si offra di aiu­ta­re i due ragaz­zi vie­ne mes­so fuo­ri gio­co con ricat­ti, vio­len­ze o assas­si­nii: per­ciò i due pro­ta­go­ni­sti opta­no per la deci­sio­ne estre­ma di ruba­re, atto qua­si giu­sti­fi­ca­to nel con­te­sto del­la sto­ria, come se fos­se l’unica solu­zio­ne pos­si­bi­le per sfug­gi­re a una dila­gan­te pover­tà.
La chia­ve di vol­ta nel­la sto­ria è la figu­ra di Dina, fidan­za­ta di Shi­hab. È una gior­na­li­sta cui è sta­to “ordi­na­to” di copri­re i misfat­ti del­la clas­se poli­ti­ca e la cor­ru­zio­ne del­lo Sta­to. Si evin­ce che in Egit­to la stam­pa è anco­ra mol­to con­trol­la­ta e mani­po­la­ta dal­la clas­se diri­gen­te, ma la voglia di riscat­to è più for­te e allo­ra lei deci­de di pub­bli­ca­re un arti­co­lo nel qua­le rac­con­ta la veri­tà su quel che c’è die­tro la fac­cen­da del soft­ware, sen­za men­zio­na­re la rapi­na: Shi­hab ini­zial­men­te si oppo­ne a que­sta scel­ta per pau­ra di esse­re sco­per­to, ma poi si ricre­de ed è pro­prio Dina a far­gli capi­re l’importanza di ren­de­re pub­bli­ci i loschi mec­ca­ni­smi sot­te­si ai gio­chi di pote­re. In par­te a cau­sa di que­ste rive­la­zio­ni, scop­pie­rà una rivol­ta a Il Cai­ro, sin­to­mo del mal­con­ten­to dif­fu­so del popo­lo.
Dina è un per­so­nag­gio cen­tra­le nel­la sto­ria e si cari­ca anco­ra di mag­gio­re impor­tan­za per­ché si trat­ta di una don­na; a dispet­to di qual­sia­si ste­reo­ti­po lega­to all’Islam, Dina appa­re eman­ci­pa­ta e impe­gna­ta poli­ti­ca­men­te, al con­tra­rio di quel­lo che si potreb­be pen­sa­re del­le don­ne musul­ma­ne, asso­cia­te mol­to spes­so all’immagine di vit­ti­me impo­ten­ti degli uomi­ni, obbli­ga­te a mor­ti­fi­ca­re il pro­prio cor­po indos­san­do il bur­qa.
L’autore uti­liz­za un approc­cio ori­gi­na­le e mol­to rea­li­sti­co nel­le scel­te edi­to­ria­li: l’uso del­le pian­te metro­po­li­ta­ne, che raf­fi­gu­ra­no lo spa­zio de Il Cai­ro per ren­der­ne meglio l’idea, e l’uso del dia­let­to egi­zia­no, sdo­ga­na­to da Inter­net, sono due ele­men­ti che fan­no pre­sa diret­ta con i let­to­ri. Dan­no un’idea di con­cre­tez­za, ci met­to­no di fron­te a una cit­tà e a un popo­lo come essi sono dav­ve­ro.
L’intenzione edi­to­ria­le è quel­la di allon­ta­na­re il più pos­si­bi­le con­ce­zio­ni anco­ra lega­te all’esotismo: il mon­do ara­bo in gene­ra­le e quel­lo egi­zia­no in par­ti­co­la­re, non è fat­to solo di pira­mi­di, cam­mel­li e cose del gene­re.
Da Metro  si evin­ce, inve­ce, che l’uso del­le tec­no­lo­gie avan­za­te non è più esclu­si­va dell’“uomo bian­co”: l’Egitto è un Pae­se raf­fi­na­to da un pun­to di vista media­ti­co e i per­so­nag­gi sono per­fet­ta­men­te a loro agio nel rap­por­to con la tec­no­lo­gia.
Una cosa che sor­pren­de nel fumet­to è l’assenza del­la reli­gio­ne, con­tra­ria­men­te alla comu­ne con­ce­zio­ne occi­den­ta­le, che vor­reb­be i musul­ma­ni qua­si osses­sio­na­ti dal loro dio fino a spin­ger­li a com­pie­re atti irra­zio­na­li.
Lun­gi dall’essere con­si­de­ra­to pre­cur­so­re del­le rivol­te con­su­ma­te­si in Egit­to e Libia, Metro si pone sol­tan­to come spun­to di rifles­sio­ne per pre­sen­ta­re il mon­do ara­bo con­tem­po­ra­neo sce­vro da qual­sia­si pre­con­cet­to e per ana­liz­za­re più da vici­no una situa­zio­ne socia­le, eco­no­mi­ca e poli­ti­ca a lun­go cova­ta, di cui i disor­di­ni in atto sono solo la pun­ta dell’iceberg. In effet­ti, anche nel rac­con­to, la rivol­ta non cam­bia uno sta­to di cose, che potreb­be esse­re modi­fi­ca­to sol­tan­to con una con­sa­pe­vo­lez­za rea­le e ade­ren­te alla cul­tu­ra di quei pae­si. Alla fine del­la sto­ria resta tut­to ugua­le: la rivol­ta vie­ne pre­ve­di­bil­men­te repres­sa dall’Hagg Kha­der, il par­ti­to egi­zia­no di mag­gio­ran­za, che, in caso di disor­di­ni, paga gen­te per pic­chia­re chi mani­fe­sta con­tro lo Sta­to e l’autore inse­ri­sce un col­po di sce­na fina­le, un enne­si­mo atto di diso­ne­stà, che con­dan­ne­rà Shi­hab ad esse­re abban­do­na­to al pro­prio desti­no.

Mag­dy El Sha­fee nasce in Libia, nel 1961; comin­cia la sua car­rie­ra nel 2001, come illu­stra­to­re e fumet­ti­sta in occa­sio­ne del Comic Work­shop Egypt, tenu­to­si pres­so l’Università Ame­ri­ca­na de Il Cai­ro.
Fin dagli esor­di, le sue ope­re rical­ca­no temi socia­li del­la vita quo­ti­dia­na del­la capi­ta­le egi­zia­na, ma toc­ca­no anche argo­men­ti spic­ca­ta­men­te lega­ti alla poli­ti­ca, all’economia, alla pover­tà.
Metro vie­ne pub­bli­ca­to per la pri­ma vol­ta nel 2008 in Egit­to; esso pro­cu­ra all’autore un pro­ces­so e una con­dan­na alla distru­zio­ne di tut­te le copie e al paga­men­to di una sala­ta ammen­da. La moti­va­zio­ne uffi­cia­le del seque­stro è quel­la di aver usa­to un lin­guag­gio trop­po spin­to, ma i veri moti­vi sem­bra­no esse­re la cri­ti­ca radi­ca­le al gover­no e alla cor­ru­zio­ne poli­ti­ca.
Il pro­ces­so a Mag­dy El Sha­fee e al suo edi­to­re, Moha­med Shar­qa­wi, ha avu­to una gran­de riso­nan­za, fino alla pub­bli­ca­zio­ne di Metro in Ita­lia nel 2010 all’interno del­la col­la­na Altria­ra­bi da par­te del­la casa edi­tri­ce Il Siren­te; altre pub­bli­ca­zio­ni sono pre­vi­ste all’inizio del 2012 in Fran­cia e in Inghil­ter­ra.

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Questo libro contiene immagini e personaggi che somigliano a uomini e politici realmente esistenti

TG3 | Vener­dì 1 apri­le 2011 | Roma­na Fabri­zi |

Tra­dot­to in ita­lia­no poco pri­ma di esse­re cen­su­ra­to e riti­ra­to dal­le libre­rie in Egit­to, “Metro” è un fumet­to che ha denun­cia­to la vigi­lia del­la rivol­ta, la cri­si del­la socie­tà civi­le sot­to Muba­rak, dan­do il via alla libe­ra­liz­za­zio­ne del­la cul­tu­ra. Sen­tia­mo Roma­na Fabri­zi.
“Que­sto libro con­tie­ne imma­gi­ni e per­so­nag­gi che somi­glia­no a uomi­ni e poli­ti­ci real­men­te esi­sten­ti”. È la fra­se sul­la quar­ta di coper­ti­na di “Metro”, libro a fumet­ti di Mag­dy El Sha­fee. La fra­se non è di pre­sen­ta­zio­ne ma di recen­sio­ne, rical­ca la sen­ten­za del tri­bu­na­le del Cai­ro che ha cen­su­ra­to e riti­ra­to il libro. Roman­zo poli­ti­co, metro­po­li­ta­no che denun­cia con dise­gni taglien­ti come lame cor­ru­zio­ne e clien­te­li­smo in Egit­to. Rac­con­ta la sto­ria di alcu­ni blog­ger egi­zia­ni, le ingiu­sti­zie, la cri­si finan­zia­ria e socia­le, si lega alle radi­ci del­la rivol­ta con­tro Muba­rak.
Arri­va­to in Ita­lia pri­ma di esse­re seque­stra­to, si leg­ge al con­tra­rio come i gior­na­li ara­bi, comin­cian­do dall’ultima pagi­na. Denun­cia la natu­ra dispo­ti­ca del regi­me, un atti­mo pri­ma che comin­ci la rivol­ta il 25 gen­na­io 2011 quan­do la socie­tà civi­le mani­fe­sta per le stra­de d’Egitto come non si era mai visto negli ulti­mi 30 anni, fino alla cadu­ta di Muba­rak.
Il fumet­to è solo per gran­di, spe­ci­fi­ca l’autore nell’edizione ara­ba, in real­tà solo per pochi, per chi è riu­sci­to a com­prar­lo pri­ma che venis­se riti­ra­to dal­le libre­rie del Cai­ro.

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Una matita per la libertà

TG3 Medi­ter­ra­neo | Dome­ni­ca 27 mar­zo 2011 | Rober­to Ala­j­mo |

Tra­dot­to in ita­lia­no poco pri­ma di esse­re cen­su­ra­to e riti­ra­to dal­le libre­rie in Egit­to, “Metro” è un fumet­to che ha denun­cia­to la vigi­lia del­la rivol­ta, la cri­si del­la socie­tà civi­le sot­to Muba­rak, dan­do il via alla libe­ra­liz­za­zio­ne del­la cul­tu­ra. Sen­tia­mo Rober­to Ala­j­mo.
“Que­sto libro con­tie­ne imma­gi­ni e per­so­nag­gi che somi­glia­no a uomi­ni e poli­ti­ci real­men­te esi­sten­ti”. È la fra­se sul­la quar­ta di coper­ti­na di “Metro”, libro a fumet­ti di Mag­dy El Sha­fee.

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Magdi el Shafee, “Metro”

Inter­na­zio­na­le | Vener­dì 25 mar­zo 2011 | Fran­ce­sco Boil­le |

El Sha­fee vive in Egit­to ma è men­tal­men­te cosmo­po­li­ta, infat­ti subi­sce le influen­ze più varie: Hugo Pratt (di cui è inna­mo­ra­to), i supe­re­roi sta­tu­ni­ten­si o i man­ga, di cui que­sto libro pro­po­ne, oltre a un’influenza sti­li­sti­ca, la strut­tu­ra edi­to­ria­le e la let­tu­ra da sini­stra ver­so destra per le sin­go­le tavo­le. Auto­re ed edi­to­re loca­le sono sta­ti per­se­gui­ta­ti e cen­su­ra­ti in patria, con­dan­na­ti a paga­re una mul­ta sala­ta e a distrug­ge­re tut­te le copie del libro per pre­sun­te sce­ne di ses­so e rife­ri­men­ti a poli­ti­ci. Non è stra­no. La sfi­da-mes­sag­gio dell’autore è di libe­rar­si dal­la cor­ru­zio­ne, mate­ria­le e spi­ri­tua­le, che è in tut­ti noi (e che riguar­da anche l’Italia), libe­rar­si da que­sta pri­gio­ne men­ta­le e appro­priar­si con avi­di­tà di tut­te le oppor­tu­ni­tà che offre la demo­cra­zia. Mag­di deve lavo­ra­re anco­ra per tro­va­re un equi­li­brio tra imme­dia­tez­za (che lo ren­de peri­co­lo­so per il pote­re) e pro­fon­di­tà, nel­la chia­rez­za del­la costru­zio­ne del­le tavo­le e nell’amalgama del­le influen­ze (tal­vol­ta sor­pren­den­ti) e degli sti­li (dal rea­li­smo all’umorismo: in quest’ultimo il dise­gno eccel­le, El Sha­fee è infat­ti un vignet­ti­sta umo­ri­sti­co). Ma il let­to­re avrà una radio­gra­fia del­la situa­zio­ne in Egit­to incre­di­bil­men­te pre­ci­sa, nar­ra­ta in modo rap­so­di­co.

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Metro

Fumet­to d’Autore | Mar­te­dì 22 mar­zo 2011 | Gior­gio Mes­si­na |

Il fumet­to può rac­con­ta­re la real­tà che ci cir­con­da? Ovvia­men­te sì. E per far­lo, il fumet­to ha biso­gno neces­sa­ria­men­te di esse­re “gra­phic jour­na­li­sm”? Ma asso­lu­ta­men­te no. Il gene­re può benis­si­mo rac­con­ta­re anche l’attualità. Ce lo dimo­stra anco­ra una vol­ta — caso mai ce ne fos­se bisgo­no — “Metro”di Mag­dy El Sha­fee, la pri­ma “gra­phic novel” egi­zia­na, che con una sto­ria thril­ler a trat­ti noir (quel­lo che i fran­ce­si chia­me­reb­be­ro “polar”) rac­con­ta la situa­zio­ne dell’Egitto pri­ma del­la cadu­ta di Muba­rak, descri­ven­do­ne i fer­men­ti socia­li ben tre anni pri­ma che la Sto­ria con la S maiu­sco­la fac­cia dav­ve­ro il suo cor­so. E for­se que­sto fumet­to è sta­to tal­men­te anti­ci­pa­to­re degli even­ti degli ulti­mi mesi che non deve stu­pi­re se il con­te­nu­to è sta­to anche con­dan­na­to da un tri­bu­na­le egi­zia­no che ne ordi­nò il seque­stro del­le copie per­ché con­te­nen­ti “imma­gi­ni immo­ra­li e per­so­nag­gi che somi­glia­no a uomi­ni poli­ti­ci real­men­te esi­sten­ti”. come si leg­ge nel­la sen­ten­za.
Pur­trop­po però l’opera di El Sha­fee ha tut­ti i difet­ti di un fumet­to anco­ra imma­tu­ro. I testi e il rit­mo del­la sto­ria, ma soprat­tut­to i dise­gni, spes­so lascia­no a desi­de­ra­re, appa­ren­do appun­to anco­ra trop­po invo­lu­ti in cer­ti fran­gen­ti, ma Metro comun­que ha il gran­dis­si­mo pre­gio di fare entra­re il let­to­re facil­men­te all’interno del­la socie­tà egi­zia­na e del­le sue dina­mi­che. Così tra una rapi­na in ban­ca e un’assassinio, pos­sia­mo assi­ste­re nel­la sto­ria alle mani­fe­sta­zio­ni dei dimo­stran­ti, la mala­vi­ta, i poli­ti­ci cor­rot­ti e l’uomo del­la stra­da che vive di ele­mo­si­na. Il filo ros­so che uni­sce tut­ti que­sti ele­men­ti è il pro­ta­go­ni­sta, un inge­gne­re alle pre­se con la dif­fi­ci­le impre­sa di sbar­ca­re il luna­rio, di fare fron­te ai debi­ti ma anche di ave­re una vita pri­va­ta. La tra­ma si dipa­na e si intrec­cia tra le fer­ma­te del­la metro­po­li­ta­na del Cai­ro che con­fe­ri­sce il tito­lo all’opera. Alla fine non man­che­ran­no di fare capo­li­no, come in ogni bloc­k­bu­ster cine­ma­to­gra­fi­co che si rispet­ti, l’amore e la mor­te, per chiu­de­re con con il col­po di sce­na, ben con­ge­gna­to, del­la fre­ga­tu­ra pro­ve­nien­te dal per­so­nag­gio da cui meno ce lo sarem­mo aspet­ta­to.
El Sha­fee met­te in sce­na una sto­ria abba­stan­za soli­da che sareb­be potu­ta acca­de­re in qua­lun­que par­te del glo­bo, ma è lo sfon­do egi­zia­no che ne fa un’opera uni­ca nel suo gene­re. Un paio di note nega­ti­ve a due scel­te edi­to­ria­li infe­li­ci dell’editore “il Siren­te” che pub­bli­ca la sto­ria nel­la col­la­na “Altria­ra­bi”. Il bol­li­no in coper­ti­na “gra­phic novel” non ren­de mol­ta giu­sti­zia all’opera di El Sha­fee, pro­prio per­ché, come ci vie­ne spie­ga­to all’interno del volu­me, pri­ma di Metro, il ter­mi­ne “fumet­to” in Egit­to veni­va asso­cia­to a Topo­li­no. “Gra­phic Novel” sem­bra esse­re sem­pre di più una cate­go­ria com­mer­cia­le che inve­ce di esal­ta­re i con­te­nu­ti, spes­so, come in que­sto caso, rischia di smi­nuir­li. La secon­da nota riguar­da inve­ce l’indicazione nell’apparato edi­to­ria­le secon­do cui il libro a fumet­ti di El Sha­fee, espres­sio­ne  del­la cul­tu­ra ara­ba anche nel sen­so di let­tu­ra, si leg­ga “come un man­ga giap­po­ne­se”. Man­ga e Gra­phic Novel per spie­ga­re il fumet­to “Metro” rischia­no di fare un mine­stro­ne agli occhi di chi leg­ge e l’opera non se lo meri­ta, per­ché è tut­ta da asspo­ra­re e con gran­de inte­res­se, nono­stan­te i limi­ti che essa pre­sen­ta.
E non potreb­be altri­men­ti quan­do una sto­ria ini­zia così: «Oggi ho deci­so di rapi­na­re una ban­ca. Non so come tut­ta que­sta rab­bia si sia anni­da­ta in me. Tut­to ciò che so è che la gen­te sta­va sem­pre da una par­te, e io da un’altra. A me è rima­sta solo una cosa: la mia testa… e ora ho final­men­te deci­so di fare quel­lo che mi dice».

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