Ucraina terra di confine @ Insieme fuori dal fango (Rimini, 6 luglio 2014)

Dome­ni­ca 6 luglio ore 18,30 nell’ambito del festi­val del­la resi­sten­za  cul­tu­ra­le “Insie­me Fuo­ri dal fan­go” (secon­da edi­zio­ne, dal 4 al 6 luglio 2014) Bor­go S. Giu­lia­no, a Rimi­ni, l’editrice il Siren­te e l’autore Mas­si­mi­lia­no Di Pasqua­le pre­sen­ta­no il libro “Ucrai­na ter­ra di con­fi­ne”, per sco­pri­re il più gran­de Pae­se d’Euro­pa per esten­sio­ne geo­gra­fi­ca, una nazio­ne ric­ca di sto­ria in cui si incon­tra­no e dia­lo­ga­no cul­tu­re com­po­si­te (ebrea, polac­ca, arme­na, tata­ra, asbur­gi­ca). Inter­ver­rà anche il gior­na­li­sta esper­to di area post-sovie­ti­ca Mat­teo Caz­zu­la­ni.

Dome­ni­ca 6 luglio ore 18,30
Trat­to­ria La Marian­na di Enri­ca Man­ci­ni e Vin­cen­zo Sciu­sco
Via­le Tibe­rio, 19
Bor­go S. Giu­lia­no (Rimi­ni)

L’autore, facen­do pro­pria la lezio­ne di gran­di nar­ra­to­ri di viag­gio come Chat­win, Kapuś­ciń­ski e Ter­za­ni, attra­ver­sa l’Ucraina dai Car­pa­zi alla Cri­mea: incon­tra gli ex dis­si­den­ti che han­no lot­ta­to per l’indipendenza dall’URSS, scrit­to­ri dal­la cui imma­gi­na­zio­ne sta nascen­do la nuo­va let­te­ra­tu­ra nazio­na­le, gen­te comu­ne che gli par­la dei pro­get­ti e del­le aspet­ta­ti­ve per il futu­ro; ci con­du­ce nei caf­fè asbur­gi­ci di Leo­po­li, nei luo­ghi let­te­ra­ri di Gogol e Che­khov e nel­le minie­re del Don­bas; ci fa ammi­ra­re i mona­ste­ri orto­dos­si di Pochay­iv e di Kyiv, il goti­co sta­li­ni­sta di Zapo­ri­z­h­z­hya e i vil­lag­gi hutsul di Yarem­che. Soprat­tut­to, anti­ci­pan­do gli even­ti del Mai­dan e le ten­sio­ni con la Rus­sia, ci dà la chia­ve per com­pren­de­re quan­to sta avve­nen­do in que­sti gior­ni.

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LIBERA: SGOMBERATA E RASA AL SUOLO!

| Vener­dì, 8 Ago­sto 2008 |

Sta­ma­ni ver­so le 11.30 si sono avu­te le pri­me avvi­sa­glie del­lo sgom­be­ro, quan­do diver­se mac­chi­ne del­la digos sono arri­va­te in Via Pom­po­sia­na e una pat­tu­glia dei vigi­li ne ha chiu­so l’accesso. Nono­stan­te il bloc­co mol­ti com­pa­gni rie­sco­no a pas­sa­re, e nel pome­rig­gio qua­si un cen­ti­na­io di soli­da­li sarà sot­to il Libe­ra a fron­teg­gia­re la sbir­ra­glia.
Ver­so le 2 i poli­ziot­ti rie­sco­no ad entra­re nell’edificio dall’ingresso poste­rio­re, dopo ave­re spin­to via i com­pa­gni che cer­ca­va­no di impe­di­re l’irruzione, sca­glian­do­si poi anche con­tro chi sor­ve­glia­va l’entrata prin­ci­pa­le. Diver­si com­pa­gni sono strat­to­na­ti e i poli­ziot­ti ten­ta­no più vol­te di fer­ma­re i foto­gra­fi (inclu­sa la stam­pa accre­di­ta­ta). Una poli­ziot­ta lan­cia un tavo­lo nel muc­chio di com­pa­gni e foto­gra­fi. A bre­ve la situa­zio­ne si cal­ma e desi­sto­no dall’aggressione con­tro le per­so­ne all’ingresso. Ma ormai sono entra­ti e noi sia­mo tut­ti fuo­ri.
Alle 4 del pome­rig­gio la ten­sio­ne è un pò cala­ta rispet­to a qual­che ora pri­ma, quan­do gli sbir­ri han­no deva­sta­to l’interno di Libe­ra. Vie­ne fat­to arri­va­re il camion dei pom­pie­ri con la sca­la e il cestel­lo per sali­re sul tet­to, dove 4 com­pa­gni resi­sto­no ad oltran­za. Uno sbir­ro e un pom­pie­re resta­no qua­si un ora pen­zo­lan­ti nel cestel­lo a 2 metri da Col­bi inca­te­na­to. Per rag­giun­ge­re il retro di Libe­ra e posi­zio­nar­si, la gru dei pom­pie­ri ha dovu­to per­cor­re­re il lun­ghis­si­mo via­le di acces­so alla casa. Tut­te le per­so­ne pre­sen­ti sono cor­se impe­dir­ne l’avanzata. Pri­ma con bar­ri­ca­te improv­vi­sa­te (tira­te via dal­la poli­zia, addos­so alla gen­te) poi fron­teg­gian­do­la metro per metro sot­to gli spin­to­ni, i cal­ci e le vio­len­ze di un’eterogenea sbir­ra­glia a sten­to tenu­ta a fre­no dal capo del­la digos (baf­fet­ti e giac­chi­no sca­mo­scia­to, il topos del diri­gen­te digot­to anni ’90).
Era­no pre­sen­ti un fol­to nume­ro di vigi­li urba­ni, cor­po non tito­la­to ad occu­par­si di ordi­ne pub­bli­co. Han­no con­tri­bui­to a mal­me­na­re, sol­le­va­re di peso e get­ta­re a ter­ra chi ten­ta­va di fer­ma­re l’avanzata del­la gru. Gia doma­ni ver­rà spor­ta denun­cia con­tro di loro, sia per i sin­go­li casi di vio­len­za docu­men­ta­ti, sia per l’illegale pre­sen­za in loco. Alla fine la gru pas­sa, cir­con­da­ta dagli sbir­ri che la cor­do­na­no. Diver­si i con­tu­si tra i mani­fe­stan­ti.
Ini­zia il bal­let­to del cestel­lo a fian­co del tet­to. Ci sono den­tro uno sbir­ro e un pom­pie­re. Il pri­mo sec­che­rà inu­til­men­te Col­bi per un ora, con blan­di­zie e ragio­na­men­ti. Intan­to sul tet­to è sali­to un altro cara­bi­nie­re, che attac­ca anche lui a par­la­re sen­za otte­ne­re nul­la, e la testa baf­fu­ta del capo­di­gos spun­ta dall’abbaino.
Reste­ran­no li 2 ore fin­chè abban­do­na­ti discor­si taglie­ran­no le cate­ne che assi­cu­ra­va­no Col­bi, sol­le­van­do­lo di peso nel cestel­lo e calan­do­lo giù. In bre­ve cale­ran­no tut­ti dal tet­to, asse­ta­ti e arro­ven­ta­ti dal sole. Gli ombrel­lo­ni glie­li han­no tira­ti via 2 ore pri­ma e da ore impe­di­sco­no l’arrivo di acqua.
Ora è la vol­ta di Ben­na, con il brac­cio anco­ra­to den­tro un bido­ne di cemen­to da 200 kg, e del­le 2 ragaz­ze inca­te­na­te alla fine­stra accan­to a lui. Le 2 ragaz­ze non voglio­no lasciar taglia­re le cate­ne e non voglio­no anda­re via abban­do­nan­do Ben­na solo con gli sbir­ri. Ma uno di que­sti, aiu­ta­to da una vigi­les­sa, le affer­ra bru­tal­men­te. E’ una sce­na schi­fo­sa. Una del­le 2 ragaz­ze, qua­si in lacri­me, urla per­chè le stan­no toc­can­do i seni e le par­ti inti­me. Tutte/i le/i compagne/i sono alle fine­stre attor­no che gri­da­no
la loro rab­bia e il disprez­zo con­tro quel­le bestie… impo­ten­ti ad aiu­ta­re le com­pa­gne. Ini­zia­no a lan­cia­re acqua sul­le caro­gne con il
bell’effetto di intral­ciar­li e diso­rien­tar­li. Lo sbir­ro che stà mole­stan­do la com­pa­gna, sbrai­ta e gri­da più vol­te alla sua trup­pa di sgom­be­ra­re tut­ti dal­le fine­stre. Così la situa­zio­ne pre­ci­pi­ta. Un fun­zio­na­rio esce e si met­te a capo del­lo schie­ra­men­to urlan­do che lui è l’amministratore del­la vio­len­za e ades­so ce la ammi­ni­stra. Par­te il fron­teg­gia­men­to che diven­ta una cari­ca in cui
i pic­chia­to­ri non si ten­go­no più e mena­no man­ga­nel­la­te. Un ragaz­zo esce fuo­ri con la testa spac­ca­ta, un fiot­to di san­gue sul viso e i vesti­ti. Altri se la cava­no con con­tu­sio­ni al busto e alle brac­cia. Diver­si foto­gra­fi e came­ra­men ven­go­no mal­me­na­ti. Di li a poco ini­ze­ran­no a rimuo­ve­re col fles­si­bi­le e lo scal­pel­lo il cemen­to che bloc­ca Ben­na.
L’avvocato di Libe­ra spie­ga bre­ve­men­te il sen­so del­lo sgom­be­ro. Lo sta­bi­le è da anni asse­gna­to ad una asso­cia­zio­ne, il Col­let­ti­vo degli agi­ta­ti, che è com­po­sto dagli abi­tan­ti di Libe­ra. Que­sti si sono visti asse­gna­re uni­la­te­ral­men­te l’edificio dal­la giun­ta. Sen­za che nem­me­no lo aves­se­ro richie­sto. Pro­ba­bil­men­te le mire del comu­ne, all’epoca, era­no di pro­por­gli poi un cam­bio di sede. Sta di fat­to che l’assegnazione sca­de a novem­bre 2008 e fino ad allo­ra gli abi­tan­ti occu­pa­no legit­ti­ma­men­te la casa. La giun­ta mode­ne­se dà ugual­men­te alla poli­zia il man­da­to di sgom­be­ro. Ma non con­tro l’associazione: con­tro i sin­go­li abi­tan­ti che loro dire la occu­pa­no ille­gal­men­te… sta di fat­to che i sog­get­ti coin­ci­do­no. I pre­sun­ti abu­si­vi sono i legit­ti­mi abi­tan­ti. Ma intan­to lo sgom­be­ro vie­ne effet­tua­to.

LIBERA  E’ STATA RASA AL SUOLO IN SERATA

Doma­ni ver­rà pre­sen­ta­to ricor­so con­tro lo sgom­be­ro, e se anche i com­pa­gni vin­ce­ran­no come pro­ba­bi­le la cau­sa, otter­ran­no solo un rim­bor­so dei dan­ni per ciò che è anda­to distrut­to nel crol­lo. La casa però non ci sarà più (non c’è gia più!) e il comu­ne non avrà l’obbligo del ripri­sti­no. Così si è tol­ta di mez­zo Libe­ra, con una spor­ca mano­vra.
Attual­men­te i com­pa­gni sono in riu­nio­ne, all’interno del­la biblio­te­ca anar­chi­ca che gesti­sco­no in  cit­tà (Via Sant’Agata 13, in cen­tro). Deci­do­no le azio­ni da intra­pren­de­re nei pros­si­mi gior­ni.
Degno di nota è come i vigi­li del fuo­co si sia­no pre­sta­ti sen­za pro­ble­mi allo sgom­be­ro, vesten­do i pan­ni degli sbir­ri e sbri­gan­do il lavo­ro al posto loro. Non male per una cate­go­ria che da anni si bat­te con­tro la mili­ta­riz­za­zio­ne del cor­po.
Altri aggior­na­men­ti:
http://www.anarchiainazione.org/
http://www.inventati.org/fenix/links.php

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La letteratura è una sfida – intervista allo scrittore iracheno Hassan Blasim

C maga­zi­ne | Lune­dì, 31 mar­zo 2014 | Agne­se Troc­chi |

Agli invi­ti dei pochi ami­ci cri­ti­ci rispon­de­va citan­do lo scrit­to­re unghe­re­se Béla Ham­vas: “In casa impa­ri a cono­sce­re il mon­do, men­tre in viag­gio impa­ri a cono­sce­re te stes­so.” A qua­si cin­quan­ta­set­te anni, Kha­led al-Ham­rà­ny non ave­va mai lascia­to la sua cit­ta.” (Has­san Bla­sim, Il Mer­ca­to del­le Sto­rie in Il Mat­to di Piaz­za del­la Liber­tà, il Siren­te ed.)

Se Kha­led al-Ham­rà­ny, per­so­nag­gio del rac­con­to Il Mer­ca­to del­le Sto­rie, non si è mai mos­so dal­la piaz­za del mer­ca­to del­la sua cit­tà, lo stes­so non si può dire del suo auto­re, lo scrit­to­re ira­che­no Has­san Bla­sim. Con­ti­nua a leg­ge­re →

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Ramzy “Maestro indiscusso di Darabouka” al Teatro del Respiro

Hos­sam Ram­zy sarà al Tea­tro del Respi­ro di Fia­no Roma­no dal 4 al 6 apri­le per una tre gior­ni di lavo­ro su dan­za, cul­tu­ra e sono­ri­tà orien­ta­li

Hossam Ramzy con daraboukaHos­sam Ram­zy, è uno spi­ri­to polie­dri­co, uni­ver­sal­men­te apprez­za­to per la sua ini­mi­ta­bi­le capa­ci­tà di tra­sfor­ma­re in note lo spi­ri­to del medio­rien­te. È nato al Cai­ro ed ha sco­per­to la sua pas­sio­ne per la musi­ca a tre anni. Nel cor­so del tem­po que­sto sen­si­bi­le poli­stru­men­ti­sta si è costrui­to una car­rie­ra ric­ca di suc­ces­si, fon­da­ta sul suo straor­di­na­rio talen­to e sup­por­ta­ta da anni di stu­di ed appro­fon­di­men­ti sul­la cul­tu­ra musi­ca­le medio­rien­ta­le e dal­la sua capa­ci­tà di mesco­la­re insie­me i cal­di rit­mi per­cus­si­vi egi­zia­ni alle sono­ri­tà occi­den­ta­li. Con­ti­nua a leg­ge­re →

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Ristampa del libro “Ucraina terra di confine” (M. Di Pasquale)

Le pro­te­ste del Mai­dan ini­zia­te alla fine del novem­bre 2013 e l’occupazione rus­sa del­la Cri­mea del feb­bra­io scor­so han­no ripor­ta­to l’Ucraina al cen­tro dell’attenzione inter­na­zio­na­le in un cli­ma di Guer­ra Fred­da che cre­de­va­mo rele­ga­to al pas­sa­to, risve­glian­do anche in Ita­lia pro­fon­di con­tra­sti ideo­lo­gi­ci.
Ma cosa è l’Ucraina? Poco si sa di que­sto straor­di­na­rio Pae­se, ter­ra di con­fi­ne tra Est e Ove­st pres­so­ché sco­no­sciu­ta al let­to­re ita­lia­no, spes­so con­fu­sa con la Rus­sia o asso­cia­ta a una ste­reo­ti­pa­ta imma­gi­ne di gri­gio­re post-sovie­ti­co. Il più gran­de Pae­se d’Europa per esten­sio­ne geo­gra­fi­ca è tut­ta­via una nazio­ne ric­ca di sto­ria in cui si incon­tra­no e dia­lo­ga­no cul­tu­re com­po­si­te (ebrea, polac­ca, arme­na, tata­ra, asbur­gi­ca). Con­ti­nua a leg­ge­re →

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L’illusione degli ucraini sul nazismo durò solo qualche settimana”

| La Stam­pa | Gio­ve­dì 13 mar­zo 2014 | Mas­si­mi­lia­no Di Pasqua­le |

Gio­van­na Bro­gi Ber­coff, pro­fes­so­re di sla­vi­sti­ca all’Università di Mila­no, inter­vie­ne sul tema del­le poli­ti­che di rus­si­fi­ca­zio­ne dell’Ucraina Orien­ta­le intra­pre­se dal­la Rus­sia zari­sta dopo la sto­ri­ca bat­ta­glia di Pol­ta­va del 1709: “Da allo­ra resi­sto­no mol­ti pre­giu­di­zi”
Gio­van­na Bro­gi Ber­coff, pro­fes­so­re ordi­na­rio di sla­vi­sti­ca pres­so l’Università di Mila­no, diret­tri­ce del­la rivi­sta Stu­di Sla­vi­sti­ci e pre­si­den­te dell’AISU (Asso­cia­zio­ne Ita­lia­na di Stu­di Ucrai­ni­sti­ci), par­la del­la gra­ve cri­si tra Rus­sia e Ucrai­na e aiu­ta a inqua­dra­re le com­ples­se vicen­de di que­ste set­ti­ma­ne in un’ottica sto­ri­co-cul­tu­ra­le in cui gran­de peso han­no avu­to le poli­ti­che di rus­si­fi­ca­zio­ne dell’Ucraina Orien­ta­le intra­pre­se dal­la Rus­sia zari­sta dopo la sto­ri­ca bat­ta­glia di Pol­ta­va del 1709.   Con­ti­nua a leg­ge­re →
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La verruca sul naso di Putin

| The Post Inter­na­zio­na­le | Saba­to 8 mar­zo 2014 | Mas­si­mi­lia­no Di Pasqua­le |

L’opinione dell’autore di “Ucrai­na ter­ra di con­fi­ne. Viag­gi nell’Europa sco­no­sciu­ta”

È sta­to l’economista rus­so Andrei Illa­rio­nov, ex con­si­glie­re di Putin cadu­to in disgra­zia per aver cri­ti­ca­to la guer­ra del gas volu­ta dal Crem­li­no nel 2006 con­tro l’Ucraina aran­cio­ne di Vik­tor Yush­chen­ko, ad anti­ci­pa­re più di un mese fa alla tivù Hro­mad­ske TV lo sce­na­rio cui si sta assi­sten­do in que­sti gior­ni in Cri­mea.

Se, come ave­va dichia­ra­to Illa­rio­nov, l’allora pre­si­den­te Yanu­ko­vych non fos­se riu­sci­to a fer­ma­re con la for­za la pro­te­sta di piaz­za, allo­ra i rus­si sareb­be­ro inter­ve­nu­ti diret­ta­men­te con i car­ri arma­ti. Lo sche­ma sareb­be sta­to quel­lo già visto in Geor­gia nel 2008. Mili­zie rus­se avreb­be­ro cer­ca­to di pro­vo­ca­re un inci­den­te ad hoc con­tro un cit­ta­di­no di pas­sa­por­to rus­so, avreb­be­ro poi incol­pa­to dell’accaduto l’esercito ucrai­no e, con la scu­sa di pro­teg­ge­re la popo­la­zio­ne rus­sa del­la Cri­mea, avreb­be­ro quin­di inva­so la peni­so­la ucrai­na.

In Osse­zia del Sud nell’agosto del 2008 l’allora pre­si­den­te Mikheil Saa­ka­sh­vi­li, ordi­nan­do al suo eser­ci­to di inter­ve­ni­re per por­re fine ai bom­bar­da­men­ti di vil­lag­gi geor­gia­ni da par­te del­le for­ze sepa­ra­ti­ste osse­te, offrì infat­ti il pre­te­sto ai car­ri arma­ti rus­si per inva­de­re la Geor­gia. Oggi, a meno di una set­ti­ma­na dal­la desti­tu­zio­ne di Yanu­ko­vych del 22 feb­bra­io e dal­la nasci­ta di un ese­cu­ti­vo ad inte­rim pre­sie­du­to dal pre­mier Arse­niy Yatse­nyuk e dal pre­si­den­te Olek­san­der Tur­chi­nov, Putin ha già invia­to il pri­mo con­tin­gen­te mili­ta­re in Cri­mea, peni­so­la che dal 1954 fa par­te dell’Ucraina, vio­lan­do la sovra­ni­tà ter­ri­to­ria­le del pae­se.

Moti­va­zio­ne uffi­cia­le, di quel­la che Kiev ha defi­ni­to una gra­ve pro­vo­ca­zio­ne e il pre­lu­dio a un pos­si­bi­le con­flit­to arma­to tra Rus­sia e Ucrai­na, “sta­bi­liz­za­re la situa­zio­ne in Cri­mea e uti­liz­za­re tut­te le pos­si­bi­li­tà dispo­ni­bi­li per pro­teg­ge­re la popo­la­zio­ne rus­sa loca­le da ille­ga­li­tà e vio­len­za”. L’attività diplo­ma­ti­ca inter­na­zio­na­le – in par­ti­co­la­re la dura rea­zio­ne del pre­si­den­te sta­tu­ni­ten­se Oba­ma che ha deli­be­ra­to san­zio­ni eco­no­mi­che nei con­fron­ti di Mosca, il boi­cot­tag­gio del G8 di Sochi e l’interruzione di tut­ti i lega­mi mili­ta­ri con il Crem­li­no inclu­se le eser­ci­ta­zio­ni e le riu­nio­ni bila­te­ra­li – ha scon­giu­ra­to per ora lo scop­pio di una guer­ra.

Cio­no­no­stan­te a Sim­fe­ro­po­li, il par­la­men­to del­la Repub­bli­ca Auto­no­ma Cri­mea, di con­cer­to con le auto­ri­tà rus­se, sen­za inter­pel­la­re la Rada di Kiev, ha già indet­to per il 16 mar­zo un refe­ren­dum per chie­de­re la seces­sio­ne dall’Ucraina e l’annessione alla Fede­ra­zio­ne Rus­sa. A nul­la sono val­se le sco­mu­ni­che espres­se vener­dì 7 mar­zo dal Con­si­glio straor­di­na­rio dei 28 capi di sta­to e di Gover­no del­la Ue e dagli Sta­ti Uni­ti che han­no defi­ni­to ille­git­ti­ma la con­sul­ta­zio­ne. La cri­si di que­sti gior­ni tra i due pae­si, la più gra­ve nell’area post sovie­ti­ca dal crol­lo dell’URSS, nasce dal suc­ces­so di Euro­mai­dan, la rivol­ta popo­la­re che ha scon­fit­to il regi­me di Yanu­ko­vych, il qua­le nel­le ulti­me set­ti­ma­ne ave­va assun­to un vol­to san­gui­na­rio con l’uccisione di un cen­ti­na­io di mani­fe­stan­ti.

Le dimo­stra­zio­ni di Piaz­za dei mesi scor­si — che, pur aven­do come epi­cen­tro Kiev, han­no inte­res­sa­to tut­ta l’Ucraina — sem­bre­reb­be­ro testi­mo­nia­re la volon­tà degli ucrai­ni di lasciar­si alle spal­le l’epoca post-sovie­ti­ca e di apri­re una nuo­va fase: quel­la del­la rige­ne­ra­zio­ne mora­le. Que­sto ambi­zio­so ten­ta­ti­vo deve fare i con­ti al momen­to con due que­stio­ni: in pri­mis, la volon­tà di Mosca di osta­co­la­re un pro­get­to che, se vit­to­rio­so, por­reb­be la paro­la fine sull’Unione Euroa­sia­ti­ca e for­ni­reb­be lin­fa vita­le anche all’opposizione demo­cra­ti­ca rus­sa; in secon­do luo­go, le dif­fi­col­tà inter­ne lega­te alla situa­zio­ne eco­no­mi­ca del pae­se.

Affin­ché l’Ucraina pos­sa vin­ce­re que­sta sfi­da occor­re che Euro­pa, Cana­da e Sta­ti Uni­ti la sosten­ga­no finan­zia­ria­men­te con un pia­no mira­to di pre­sti­ti e inve­sti­men­ti, e che la Comu­ni­tà Inter­na­zio­na­le garan­ti­sca con ogni mez­zo la sua inte­gra­li­tà ter­ri­to­ria­le ottem­pe­ran­do al memo­ran­dum di Buda­pe­st. Con quell’accordo, fir­ma­to il 5 dicem­bre 1994 nel­la capi­ta­le unghe­re­se, l’Ucraina cede­va il suo arse­na­le nuclea­re in cam­bio del­la garan­zia del­la tute­la del­la sua sovra­ni­tà e sicu­rez­za da par­te di Gran Bre­ta­gna, Rus­sia e Sta­ti Uni­ti.

Se il Crem­li­no riu­scis­se infat­ti a crea­re un’enclave sepa­ra­ti­sta in Cri­mea, ciò potreb­be inne­sca­re peri­co­lo­si effet­ti domi­no nell’est del pae­se. E quel­la che è sta­ta fino­ra la rivo­lu­zio­ne di un popo­lo con­tro un regi­me cor­rot­to potreb­be tra­sfor­mar­si in una vera e pro­pria guer­ra civi­le qua­lo­ra l’opera di desta­bi­liz­za­zio­ne del­la Rus­sia, attra­ver­so pro­vo­ca­zio­ni mili­ta­ri e disin­for­ma­zio­ne media­ti­ca, aves­se suc­ces­so. Nel perio­do del­la pre­si­den­za Putin, il giro di vite sul­la stam­pa indi­pen­den­te ha favo­ri­to il pro­gres­si­vo ritor­no a meto­di di pro­pa­gan­da neo-sovie­ti­ca in linea con una lun­ga tra­di­zio­ne di mani­po­la­zio­ni e distor­sio­ni del­la real­tà.

Non è un caso che da qual­che gior­no, pro­prio nel­la Cri­mea occu­pa­ta, le reti tele­vi­si­ve ucrai­ne Cana­le 5 e 1+1 sia­no sta­te oscu­ra­te, sosti­tui­te da cana­li rus­si. La mac­chi­na ben olia­ta del­la disin­for­ma­ci­ja ha favo­ri­to la dif­fu­sio­ne di noti­zie fal­se come quel­la che dipin­ge i mani­fe­stan­ti del Mai­dan come fasci­sti e anti­se­mi­ti, o quel­la secon­do cui il nuo­vo gover­no ad inte­rim avreb­be nega­to agli ucrai­ni il dirit­to di par­la­re rus­so.

L’Ucraina è in mano a estre­mi­sti e fasci­sti. Chie­dia­mo aiu­to ai fra­tel­li rus­si per­ché ci ven­ga­no a libe­ra­re”. La roz­zez­za di cer­te mani­po­la­zio­ni fareb­be sor­ri­de­re se non fos­se che la situa­zio­ne in Cri­mea, che rischia di esten­der­si a tut­to il pae­se, è dav­ve­ro dram­ma­ti­ca. La ver­ru­ca sul naso del­la Rus­sia – così Pote­m­kin chia­ma­va la Cri­mea – è tor­na­ta a fare male. Augu­ria­mo­ci non sia il pre­lu­dio a una Nuo­va Guer­ra Fred­da che sof­fo­chi nel san­gue le aspi­ra­zio­ni di liber­tà, pace e demo­cra­zia del popo­lo ucrai­no.

L’autore, Mas­si­mi­lia­no Di Pasqua­le, è mem­bro dell’AISU, Asso­cia­zio­ne Ita­lia­na di Stu­di Ucrai­ni. Auto­re di “Ucrai­na ter­ra di con­fi­ne. Viag­gi nell’Europa sco­no­sciu­ta” (Il Siren­te). Lo scor­so 5 Feb­bra­io 2014 è sta­to rela­to­re alla tavo­la roton­da ‘Ucrai­na Quo Vadis?’ orga­niz­za­ta dall’ISPI.

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UCRAINA: Cosa sta succedendo a Kiev? Intervista a Max Di Pasquale

| East Jour­nal | Saba­to 22 feb­bra­io 2014 | Pie­tro Riz­zi |

Cosa sta suc­ce­den­do a Kyiv ed in Ucrai­na? Qua­li pro­spet­ti­ve? Ne abbia­mo par­la­to con Mas­si­mi­lia­no Di Pasqua­le, esper­to di Ucrai­na, auto­re di Ucrai­na ter­ra di con­fi­ne e col­la­bo­ra­to­re di East­Jour­nal. Con­ti­nua a leg­ge­re →

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Ucraina, nazisti o nazionalisti? Viaggio nell’arcipelago del radicalismo

| La Stam­pa | Saba­to 22 feb­bra­io 2014 | Anna Zafe­so­va |

A 55 anni dal­la mor­te Ste­pan Ban­de­ra con­ti­nua a spac­ca­re il Pae­se.  Per i rus­si è un ammi­ra­to­re di Hitler che sta ispi­ran­do i mani­fe­stan­ti

Tra l’infinità di sim­bo­li e ban­die­re che som­mer­go­no il Mai­dan ogni tan­to fa capo­li­no il ritrat­to di un uomo dal­la alta fron­te stem­pia­ta, i trat­ti sot­ti­li e lo sguar­do infuo­ca­to. Per mol­ti è un vol­to sco­no­sciu­to, per altri un’icona, per altri anco­ra la pro­va che a muo­ve­re la pro­te­sta ucrai­na sono le for­ze più oscu­re del­la sua sto­ria. 55 anni dopo la sua mor­te, avve­le­na­to da uno spray al cia­nu­ro spruz­za­to da un agen­te del Kgb in pie­na Mona­co, Ste­pan Ban­de­ra, lea­der dei nazio­na­li­sti ucrai­ni, con­ti­nua a spac­ca­re in due il suo Pae­se. Per i rus­si, e per alcu­ni com­men­ta­to­ri occi­den­ta­li, la sua pre­sen­za in for­ma di ritrat­to è il segno che sul Mai­dan si con­su­ma una ven­det­ta sto­ri­ca con­tro la Rus­sia, e che i mili­tan­ti del­la piaz­za che oggi rie­su­ma­no la sua imma­gi­ne sono “nazi­sti”. Con­ti­nua a leg­ge­re →

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Ucraina terra di confine: un libro per scoprire l’Europa sconosciuta

| Cor­so Ita­lia News | Vener­dì 21 feb­bra­io 2014 |  |

Gli even­ti ucrai­ni di que­sti gior­ni riem­pio­no di appren­sio­ne noi e i nume­ro­si cit­ta­di­ni ucrai­ni resi­den­ti in Cam­pa­nia. La situa­zio­ne è anco­ra cri­ti­ca, in atte­sa che il pri­mo mini­stro Yanu­ko­vic, per­so­nag­gio che si è dimo­stra­to inaf­fi­da­bi­le, accet­ti e dia pro­va di un rea­le accor­do per ripor­ta­re la cal­ma.
L’Ucraina, non dimen­ti­chia­mo­lo, è il più gran­de Sta­to euro­peo per esten­sio­ne (se si esclu­de la Rus­sia), la cui iden­ti­tà – euro­pea o asia­ti­ca – è sem­pre in discus­sio­ne. Con qua­si cin­quan­ta milio­ni di abi­tan­ti, ric­co di risor­se anche natu­ra­li, l’Ucraina si tro­va geo­po­li­ti­ca­men­te in una posi­zio­ne deli­ca­tis­si­ma tra l’area di influen­za euro­pea e quel­la rus­sa. Con­ti­nua a leg­ge­re →

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L’autunno, qui, è magico e immenso (25 gennaio — 2 febbraio)

L’autunno qui, è magi­co e immen­so
Tour poe­ti­co del poe­ta siria­no Golan Haji

«Tor­ne­re­sti affa­ma­to, come un’idea che temi pos­sa mori­re. Se apris­si una por­ta qua­lun­que, per ras­si­cu­rar­ti o andar­te­ne, apri­re­sti la stra­da al dub­bio»

Il poe­ta cur­do-siria­no Golan Haji è in un tour ita­lia­no per la pre­sen­ta­zio­ne del suo libro L’autunno, qui, è magi­co e immen­so, edi­to nel­la col­la­na Altria­ra­bi (col­la­na di nar­ra­ti­va medi­ter­ra­nea) per le edi­zio­ni il Siren­te la pri­ma rac­col­ta euro­pea di poe­sie, fino­ra appar­se solo in rivi­sta, risa­len­ti per la mag­gior par­te agli ulti­mi due anni.

Dal 25 gen­na­io al 2 feb­bra­io il poe­ta sarà coin­vol­to in scam­bi poe­ti­ci, arti­sti­ci, poe­ti­ci-filo­so­fi­ci, con varie per­so­na­li­tà del­la sce­na cul­tu­ra­le ita­lia­na: il musi­ci­sta Pao­lo Fre­su, i poe­ti Gia­co­mo Trin­ci e Alber­to Nes­si…
Golan Haji è abi­tua­to a lavo­ra­re con arti­sti visi­vi e con musi­ci­sti, con un’idea del­la tra­du­zio­ne mol­to aper­ta e, con una, altret­tan­to aper­ta appar­te­nen­za cul­tu­ra­le

Il tour ini­zia da Trie­ste, la cit­tà sogna­ta. Il 25 gen­na­io alle ore 19 pres­so la Libre­ria-caf­fè San Mar­co (via Bat­ti­sti 18). Inter­ver­ran­no il poe­ta Golan Haji, la cura­tri­ce del volu­me Costan­za Fer­ri­ni, rea­ding poe­ti­co a cura di Mari­na Moret­ti e musi­ca di Fabio Zorat­ti.

Bolo­gna, 28 Gen­na­io ore 18, Sala del­la Cap­pel­la Far­ne­se, Piaz­za Mag­gio­re. Par­te­ci­pa­no il poe­ta Golan Haji, Pao­lo Fre­su, Gia­co­mo Trin­ci e Costan­za Fer­ri­ni.

Chias­so, 29 gen­na­io ore 18, Foyer Cine­ma Tea­tro, via Dan­te Ali­ghie­ri 3b. Intro­du­ce Mar­co Gal­li (coor­di­na­to­re di Chias­so let­ta­ra­ria), inter­ven­go­no Golan Haji, Alber­to Nes­si, Lui­sa Orel­li e Costan­za Fer­ri­ni.

Firen­ze, 2 feb­bra­io ore 12, caf­fè let­te­ra­rio Le Mura­te, piaz­za del­le Mura­te. Inter­ven­go­no Golan Haji, Gia­co­mo Trin­ci, Bru­nel­la Anto­ma­ri­ni e Costan­za Fer­ri­ni.

Un’occasione per riflet­te­re sul­la bana­li­tà del male, la nor­ma­li­tà del­la fol­lia e l’ironia neces­sa­ria per soprav­vi­ve­re.

Golan Haji è nato nel 1977 a Amou­da, una pic­co­la cit­tà cur­da nel nord est del­la Siria. Ha stu­dia­to medi­ci­na all’Università di Dama­sco. E’ pato­lo­go di for­ma­zio­ne, ma ha una pre­sen­za let­te­ra­ria impor­tan­te che inclu­de nume­ro­se rac­col­te di poe­sia, con la pri­ma Na’ada fi azzo­le­mat (Chia­mò nel­le tene­bre) (2004) si è aggiu­di­ca­to il pre­mio Moham­med al-Maghut. La secon­da rac­col­ta appar­sa nel 2008 in occa­sio­ne di “Dama­sco cit­tà del­la cul­tu­ra” s’intitola Tham­ma­ta man yara­ka wah­shen (C’è qual­cu­no che ha visto in te un mostro). La ter­za rac­col­ta bay­ti al-bared al-ba’id (La mia casa è fred­da e lon­ta­na) è pub­bli­ca­to pres­so la casa edi­tri­ce Dar-al Gamal a Bei­rut 2012, Adul­te­rers, For­la­get. Korridors, Copenhaghen 2011. Tra­dut­to­re di clas­si­ci ingle­si tra cui Lo stra­no caso del Dr Jekyll e Mr Hyde in ara­bo, ma anche fram­men­ti rac­con­ti e poe­sie di ita­lia­ni attra­ver­so la lin­gua ingle­se qua­li Pave­se, Saba, Ginz­burg, Levi, Cal­vi­no, Mon­ta­le.

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Comunità alternative

Comu­ni­tà alter­na­ti­ve” è un’innovativa sele­zio­ne di roman­zi di auto­ri con­tem­po­ra­nei di pri­mo pia­no cura­ta da Bep­pi Chiup­pa­ni, dot­to­re di ricer­ca in let­te­ra­tu­re com­pa­ra­te (Uni­ver­si­ty of Chi­ca­go), scrit­to­re e sag­gi­sta. Le ope­re di que­sta col­la­na met­to­no in evi­den­za for­me di rela­zio­na­men­to inter­per­so­na­le nate da approc­ci non con­ven­zio­na­li ver­so l’identità ses­sua­le, l’appartenenza etni­ca, la diver­si­tà cul­tu­ra­le e reli­gio­sa, offren­do nuo­vi modi di con­ce­pi­re la socia­li­tà e i rap­por­ti uma­ni. Al gran­de valo­re let­te­ra­rio que­sti testi non man­ca­no di uni­re il pia­ce­re di rac­con­ta­re una sto­ria. Con la loro poten­te cari­ca fabu­la­to­ria, le nar­ra­ti­ve scel­te gui­da­no il let­to­re ver­so incon­sue­ti oriz­zon­ti geo­gra­fi­ci e cul­tu­ra­li, pre­sen­tan­do gli aspet­ti fon­da­men­ta­li di pae­si che stan­no acqui­stan­do un rilie­vo sem­pre più gran­de nel pano­ra­ma geo­po­li­ti­co e cul­tu­ra­le con­tem­po­ra­neo.
Dal­le comu­ni­tà mul­ti­raz­zia­li del Sud Afri­ca con­tem­po­ra­neo, alla socia­li­tà del Bra­si­le meno noto di Curi­ti­baBra­sí­lia o San Pao­lo, alla vita del­le peri­fe­rie di Luan­da, le ope­re sino­ra pub­bli­ca­te offro­no al let­to­re ita­lia­no la pos­si­bi­li­tà di un incon­tro cul­tu­ra­le di qua­li­tà con una serie di Pae­si in via di svi­lup­po che pur appa­ren­do sem­pre più fre­quen­te­men­te nel­la stam­pa sono spes­so anco­ra assen­ti dal­le nostre libre­rie.
Gli auto­ri scel­ti sono noti nazio­nal­men­te e inter­na­zio­nal­men­te e tut­ta­via resta­no in Ita­lia anco­ra da sco­pri­re appie­no. Mol­ti di loro sono già sta­ti pre­mia­ti con alcu­ni dei mag­gio­ri rico­no­sci­men­ti dei rispet­ti­vi pae­si, come il Pré­mio São Pau­lo de Lite­ra­tu­ra, il Pré­mio Jabu­ti, il Grin­za­ne Afri­ca Award, Pre­mio Sara­ma­go, il pre­mio Casa de Las Ame­ri­cas, e altri anco­ra.
Cia­scun tito­lo del­la col­la­na è arric­chi­to da una pre­fa­zio­ne. Tra gli auto­ri in cata­lo­go pub­bli­ca­ti: il suda­fri­ca­no Pha­swa­ne Mpe (Ben­ve­nu­ti a Hill­brow), João Almi­no,(Le cin­que sta­gio­ni dell’amore) e Ond­ja­ki (Non­na­Di­cian­no­ve e il segre­to del sovie­ti­co).

1. Pha­swa­ne Mpe, Ben­ve­nu­ti a Hill­brow (Suda­fri­ca, 2011)
Un viag­gio oni­ri­co per le stra­de di Hill­brow, quar­tie­re di Johan­ne­sburg dove si con­cen­tra­no il fasci­no e le con­trad­di­zio­ni dell’anima suda­fri­ca­na post-apar­theid. Inclu­so in Twen­ty in 20: The Best Short Sto­ries of South Africa’s 20 Years of Demo­cra­cy, Ben­ve­nu­ti a Hill­brow è una per­la del­la nar­ra­ti­va con­tem­po­ra­nea non solo afri­ca­na che anti­ci­pa di pochi anni il desti­no tra­gi­co dell’autore.

2. João Almi­no, Le cin­que sta­gio­ni dell’amore (Bra­si­le, 2012)
Un roman­zo di for­ma­zio­ne che nar­ra la tran­si­zio­ne nel­la vita di Ana, pro­fes­so­res­sa in pen­sio­ne che si inter­ro­ga sul sen­so del­la pro­pria vita e dal­la sua ordi­na­rie­tà. La rete di rela­zio­ni socia­li e per­so­na­li mul­ti­for­mi che si con­strui­sco­no attor­no a lei la con­du­co­no ver­so una pos­si­bi­le rispo­sta. Ori­gi­na­le esplo­ra­zio­ne del­la rela­zio­na­li­tà uma­na e del­la varie­tà che può acqui­si­re, Le cin­que sta­gio­ni dell’amore è anche un roman­zo sul­la cit­tà di Bra­si­lia, sor­ta come ten­ta­ti­vo di dare for­ma archi­tet­to­ni­ca a un sogno socio-poli­ti­co di impron­ta tipi­ca­men­te moder­ni­sta. Vin­ci­to­re del Pre­mio Casa de las Amé­ri­cas nel 2003.

3. Ond­ja­ki, Non­na­Di­cian­no­ve e il segre­to del sovie­ti­co (Ango­la, 2015)
Sul­lo sfon­do di un Pae­se segna­to dai con­flit­ti suc­ces­si­vi all’indipendenza e sot­to l’influenza sovie­ti­ca e cuba­na, lo sguar­do di un bam­bi­no fil­tra le trac­ce del disor­di­ne. Ond­ja­ki, inven­tan­do una lin­gua impos­si­bi­le, infan­ti­le e col­ta allo stes­so tem­po, rifor­mu­la la real­tà sto­ri­ca di un quar­tie­re del­la capi­ta­le ango­la­na in una vera e pro­pria “comu­ni­tà alter­na­ti­va” in cui si svi­lup­pa­no rela­zio­ni socia­li tra ango­la­ni, cuba­ni e sovie­ti­ci carat­te­riz­za­te da crea­ti­vi­tà, avven­tu­ra, com­pas­sio­ne – e infi­ne riscat­to. Vin­ci­to­re nel 2010 del pre­sti­gio­so pre­mio let­te­ra­rio Jabu­ti, Non­na­Di­cian­no­ve e il segre­to del sovie­ti­co san­ci­sce la matu­ri­tà arti­sti­ca di uno dei più signi­fi­ca­ti­vi scrit­to­ri in lin­gua por­to­ghe­se, vin­ci­to­re nel 2013 del Pre­mio Sara­ma­go.

4. Il pros­si­mo roman­zo del­la col­la­na usci­rà nel giu­gno 2016. Tito­lo e auto­re ver­ran­no annun­cia­ti tra rul­lo di tam­bu­ri e rumor di gran­cas­sa alla fine di quest’anno. Tene­te­vi pron­ti…

 

Paro­le chia­ve: Comu­ni­tà alter­na­ti­ve — Let­te­ra­tu­ra post­co­lo­nia­le — Suda­fri­ca — Bra­si­le — Ango­la

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Il camion per Berlino

| Mini­ma & Mora­lia | Lune­dì, 27 feb­bra­io 2012 |  |

Que­sto è l’incipit di un rac­con­to di Has­san Bla­sim, auto­re ira­che­no con­tem­po­ra­neo, tra­dot­to da Bar­ba­ra Tere­si per il libro «Il mat­to di piaz­za del­la Liber­tà» (edi­zio­ni Il Siren­te). Has­san Bla­sim, nato a Bagh­dad nel 1973, è poe­ta, regi­sta, blog­ger e auto­re di rac­con­ti bre­vi. Nel 2004, in segui­to a pro­ble­mi sca­tu­ri­ti dal­la rea­liz­za­zio­ne del film «Woun­ded Came­ra», ha dovu­to lascia­re l’Iraq e si è rifu­gia­to in Fin­lan­dia, dove vive tut­to­ra.

Trat­to da: Has­san Bla­sim, «Il mat­to di piaz­za del­la Liber­tà», Il Siren­te, Roma 2012 Con­ti­nua a leg­ge­re →

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