L’illusione degli ucraini sul nazismo durò solo qualche settimana”

| La Stam­pa | Gio­ve­dì 13 mar­zo 2014 | Mas­si­mi­lia­no Di Pasqua­le |

Gio­van­na Bro­gi Ber­coff, pro­fes­so­re di sla­vi­sti­ca all’Università di Mila­no, inter­vie­ne sul tema del­le poli­ti­che di rus­si­fi­ca­zio­ne dell’Ucraina Orien­ta­le intra­pre­se dal­la Rus­sia zari­sta dopo la sto­ri­ca bat­ta­glia di Pol­ta­va del 1709: “Da allo­ra resi­sto­no mol­ti pre­giu­di­zi”
Gio­van­na Bro­gi Ber­coff, pro­fes­so­re ordi­na­rio di sla­vi­sti­ca pres­so l’Università di Mila­no, diret­tri­ce del­la rivi­sta Stu­di Sla­vi­sti­ci e pre­si­den­te dell’AISU (Asso­cia­zio­ne Ita­lia­na di Stu­di Ucrai­ni­sti­ci), par­la del­la gra­ve cri­si tra Rus­sia e Ucrai­na e aiu­ta a inqua­dra­re le com­ples­se vicen­de di que­ste set­ti­ma­ne in un’ottica sto­ri­co-cul­tu­ra­le in cui gran­de peso han­no avu­to le poli­ti­che di rus­si­fi­ca­zio­ne dell’Ucraina Orien­ta­le intra­pre­se dal­la Rus­sia zari­sta dopo la sto­ri­ca bat­ta­glia di Pol­ta­va del 1709.   Con­ti­nua a leg­ge­re →
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La verruca sul naso di Putin

| The Post Inter­na­zio­na­le | Saba­to 8 mar­zo 2014 | Mas­si­mi­lia­no Di Pasqua­le |

L’opinione dell’autore di “Ucrai­na ter­ra di con­fi­ne. Viag­gi nell’Europa sco­no­sciu­ta”

È sta­to l’economista rus­so Andrei Illa­rio­nov, ex con­si­glie­re di Putin cadu­to in disgra­zia per aver cri­ti­ca­to la guer­ra del gas volu­ta dal Crem­li­no nel 2006 con­tro l’Ucraina aran­cio­ne di Vik­tor Yush­chen­ko, ad anti­ci­pa­re più di un mese fa alla tivù Hro­mad­ske TV lo sce­na­rio cui si sta assi­sten­do in que­sti gior­ni in Cri­mea.

Se, come ave­va dichia­ra­to Illa­rio­nov, l’allora pre­si­den­te Yanu­ko­vych non fos­se riu­sci­to a fer­ma­re con la for­za la pro­te­sta di piaz­za, allo­ra i rus­si sareb­be­ro inter­ve­nu­ti diret­ta­men­te con i car­ri arma­ti. Lo sche­ma sareb­be sta­to quel­lo già visto in Geor­gia nel 2008. Mili­zie rus­se avreb­be­ro cer­ca­to di pro­vo­ca­re un inci­den­te ad hoc con­tro un cit­ta­di­no di pas­sa­por­to rus­so, avreb­be­ro poi incol­pa­to dell’accaduto l’esercito ucrai­no e, con la scu­sa di pro­teg­ge­re la popo­la­zio­ne rus­sa del­la Cri­mea, avreb­be­ro quin­di inva­so la peni­so­la ucrai­na.

In Osse­zia del Sud nell’agosto del 2008 l’allora pre­si­den­te Mikheil Saa­ka­sh­vi­li, ordi­nan­do al suo eser­ci­to di inter­ve­ni­re per por­re fine ai bom­bar­da­men­ti di vil­lag­gi geor­gia­ni da par­te del­le for­ze sepa­ra­ti­ste osse­te, offrì infat­ti il pre­te­sto ai car­ri arma­ti rus­si per inva­de­re la Geor­gia. Oggi, a meno di una set­ti­ma­na dal­la desti­tu­zio­ne di Yanu­ko­vych del 22 feb­bra­io e dal­la nasci­ta di un ese­cu­ti­vo ad inte­rim pre­sie­du­to dal pre­mier Arse­niy Yatse­nyuk e dal pre­si­den­te Olek­san­der Tur­chi­nov, Putin ha già invia­to il pri­mo con­tin­gen­te mili­ta­re in Cri­mea, peni­so­la che dal 1954 fa par­te dell’Ucraina, vio­lan­do la sovra­ni­tà ter­ri­to­ria­le del pae­se.

Moti­va­zio­ne uffi­cia­le, di quel­la che Kiev ha defi­ni­to una gra­ve pro­vo­ca­zio­ne e il pre­lu­dio a un pos­si­bi­le con­flit­to arma­to tra Rus­sia e Ucrai­na, “sta­bi­liz­za­re la situa­zio­ne in Cri­mea e uti­liz­za­re tut­te le pos­si­bi­li­tà dispo­ni­bi­li per pro­teg­ge­re la popo­la­zio­ne rus­sa loca­le da ille­ga­li­tà e vio­len­za”. L’attività diplo­ma­ti­ca inter­na­zio­na­le – in par­ti­co­la­re la dura rea­zio­ne del pre­si­den­te sta­tu­ni­ten­se Oba­ma che ha deli­be­ra­to san­zio­ni eco­no­mi­che nei con­fron­ti di Mosca, il boi­cot­tag­gio del G8 di Sochi e l’interruzione di tut­ti i lega­mi mili­ta­ri con il Crem­li­no inclu­se le eser­ci­ta­zio­ni e le riu­nio­ni bila­te­ra­li – ha scon­giu­ra­to per ora lo scop­pio di una guer­ra.

Cio­no­no­stan­te a Sim­fe­ro­po­li, il par­la­men­to del­la Repub­bli­ca Auto­no­ma Cri­mea, di con­cer­to con le auto­ri­tà rus­se, sen­za inter­pel­la­re la Rada di Kiev, ha già indet­to per il 16 mar­zo un refe­ren­dum per chie­de­re la seces­sio­ne dall’Ucraina e l’annessione alla Fede­ra­zio­ne Rus­sa. A nul­la sono val­se le sco­mu­ni­che espres­se vener­dì 7 mar­zo dal Con­si­glio straor­di­na­rio dei 28 capi di sta­to e di Gover­no del­la Ue e dagli Sta­ti Uni­ti che han­no defi­ni­to ille­git­ti­ma la con­sul­ta­zio­ne. La cri­si di que­sti gior­ni tra i due pae­si, la più gra­ve nell’area post sovie­ti­ca dal crol­lo dell’URSS, nasce dal suc­ces­so di Euro­mai­dan, la rivol­ta popo­la­re che ha scon­fit­to il regi­me di Yanu­ko­vych, il qua­le nel­le ulti­me set­ti­ma­ne ave­va assun­to un vol­to san­gui­na­rio con l’uccisione di un cen­ti­na­io di mani­fe­stan­ti.

Le dimo­stra­zio­ni di Piaz­za dei mesi scor­si — che, pur aven­do come epi­cen­tro Kiev, han­no inte­res­sa­to tut­ta l’Ucraina — sem­bre­reb­be­ro testi­mo­nia­re la volon­tà degli ucrai­ni di lasciar­si alle spal­le l’epoca post-sovie­ti­ca e di apri­re una nuo­va fase: quel­la del­la rige­ne­ra­zio­ne mora­le. Que­sto ambi­zio­so ten­ta­ti­vo deve fare i con­ti al momen­to con due que­stio­ni: in pri­mis, la volon­tà di Mosca di osta­co­la­re un pro­get­to che, se vit­to­rio­so, por­reb­be la paro­la fine sull’Unione Euroa­sia­ti­ca e for­ni­reb­be lin­fa vita­le anche all’opposizione demo­cra­ti­ca rus­sa; in secon­do luo­go, le dif­fi­col­tà inter­ne lega­te alla situa­zio­ne eco­no­mi­ca del pae­se.

Affin­ché l’Ucraina pos­sa vin­ce­re que­sta sfi­da occor­re che Euro­pa, Cana­da e Sta­ti Uni­ti la sosten­ga­no finan­zia­ria­men­te con un pia­no mira­to di pre­sti­ti e inve­sti­men­ti, e che la Comu­ni­tà Inter­na­zio­na­le garan­ti­sca con ogni mez­zo la sua inte­gra­li­tà ter­ri­to­ria­le ottem­pe­ran­do al memo­ran­dum di Buda­pe­st. Con quell’accordo, fir­ma­to il 5 dicem­bre 1994 nel­la capi­ta­le unghe­re­se, l’Ucraina cede­va il suo arse­na­le nuclea­re in cam­bio del­la garan­zia del­la tute­la del­la sua sovra­ni­tà e sicu­rez­za da par­te di Gran Bre­ta­gna, Rus­sia e Sta­ti Uni­ti.

Se il Crem­li­no riu­scis­se infat­ti a crea­re un’enclave sepa­ra­ti­sta in Cri­mea, ciò potreb­be inne­sca­re peri­co­lo­si effet­ti domi­no nell’est del pae­se. E quel­la che è sta­ta fino­ra la rivo­lu­zio­ne di un popo­lo con­tro un regi­me cor­rot­to potreb­be tra­sfor­mar­si in una vera e pro­pria guer­ra civi­le qua­lo­ra l’opera di desta­bi­liz­za­zio­ne del­la Rus­sia, attra­ver­so pro­vo­ca­zio­ni mili­ta­ri e disin­for­ma­zio­ne media­ti­ca, aves­se suc­ces­so. Nel perio­do del­la pre­si­den­za Putin, il giro di vite sul­la stam­pa indi­pen­den­te ha favo­ri­to il pro­gres­si­vo ritor­no a meto­di di pro­pa­gan­da neo-sovie­ti­ca in linea con una lun­ga tra­di­zio­ne di mani­po­la­zio­ni e distor­sio­ni del­la real­tà.

Non è un caso che da qual­che gior­no, pro­prio nel­la Cri­mea occu­pa­ta, le reti tele­vi­si­ve ucrai­ne Cana­le 5 e 1+1 sia­no sta­te oscu­ra­te, sosti­tui­te da cana­li rus­si. La mac­chi­na ben olia­ta del­la disin­for­ma­ci­ja ha favo­ri­to la dif­fu­sio­ne di noti­zie fal­se come quel­la che dipin­ge i mani­fe­stan­ti del Mai­dan come fasci­sti e anti­se­mi­ti, o quel­la secon­do cui il nuo­vo gover­no ad inte­rim avreb­be nega­to agli ucrai­ni il dirit­to di par­la­re rus­so.

L’Ucraina è in mano a estre­mi­sti e fasci­sti. Chie­dia­mo aiu­to ai fra­tel­li rus­si per­ché ci ven­ga­no a libe­ra­re”. La roz­zez­za di cer­te mani­po­la­zio­ni fareb­be sor­ri­de­re se non fos­se che la situa­zio­ne in Cri­mea, che rischia di esten­der­si a tut­to il pae­se, è dav­ve­ro dram­ma­ti­ca. La ver­ru­ca sul naso del­la Rus­sia – così Pote­m­kin chia­ma­va la Cri­mea – è tor­na­ta a fare male. Augu­ria­mo­ci non sia il pre­lu­dio a una Nuo­va Guer­ra Fred­da che sof­fo­chi nel san­gue le aspi­ra­zio­ni di liber­tà, pace e demo­cra­zia del popo­lo ucrai­no.

L’autore, Mas­si­mi­lia­no Di Pasqua­le, è mem­bro dell’AISU, Asso­cia­zio­ne Ita­lia­na di Stu­di Ucrai­ni. Auto­re di “Ucrai­na ter­ra di con­fi­ne. Viag­gi nell’Europa sco­no­sciu­ta” (Il Siren­te). Lo scor­so 5 Feb­bra­io 2014 è sta­to rela­to­re alla tavo­la roton­da ‘Ucrai­na Quo Vadis?’ orga­niz­za­ta dall’ISPI.

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UCRAINA: Cosa sta succedendo a Kiev? Intervista a Max Di Pasquale

| East Jour­nal | Saba­to 22 feb­bra­io 2014 | Pie­tro Riz­zi |

Cosa sta suc­ce­den­do a Kyiv ed in Ucrai­na? Qua­li pro­spet­ti­ve? Ne abbia­mo par­la­to con Mas­si­mi­lia­no Di Pasqua­le, esper­to di Ucrai­na, auto­re di Ucrai­na ter­ra di con­fi­ne e col­la­bo­ra­to­re di East­Jour­nal. Con­ti­nua a leg­ge­re →

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Ucraina, nazisti o nazionalisti? Viaggio nell’arcipelago del radicalismo

| La Stam­pa | Saba­to 22 feb­bra­io 2014 | Anna Zafe­so­va |

A 55 anni dal­la mor­te Ste­pan Ban­de­ra con­ti­nua a spac­ca­re il Pae­se.  Per i rus­si è un ammi­ra­to­re di Hitler che sta ispi­ran­do i mani­fe­stan­ti

Tra l’infinità di sim­bo­li e ban­die­re che som­mer­go­no il Mai­dan ogni tan­to fa capo­li­no il ritrat­to di un uomo dal­la alta fron­te stem­pia­ta, i trat­ti sot­ti­li e lo sguar­do infuo­ca­to. Per mol­ti è un vol­to sco­no­sciu­to, per altri un’icona, per altri anco­ra la pro­va che a muo­ve­re la pro­te­sta ucrai­na sono le for­ze più oscu­re del­la sua sto­ria. 55 anni dopo la sua mor­te, avve­le­na­to da uno spray al cia­nu­ro spruz­za­to da un agen­te del Kgb in pie­na Mona­co, Ste­pan Ban­de­ra, lea­der dei nazio­na­li­sti ucrai­ni, con­ti­nua a spac­ca­re in due il suo Pae­se. Per i rus­si, e per alcu­ni com­men­ta­to­ri occi­den­ta­li, la sua pre­sen­za in for­ma di ritrat­to è il segno che sul Mai­dan si con­su­ma una ven­det­ta sto­ri­ca con­tro la Rus­sia, e che i mili­tan­ti del­la piaz­za che oggi rie­su­ma­no la sua imma­gi­ne sono “nazi­sti”. Con­ti­nua a leg­ge­re →

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Ucraina terra di confine: un libro per scoprire l’Europa sconosciuta

| Cor­so Ita­lia News | Vener­dì 21 feb­bra­io 2014 |  |

Gli even­ti ucrai­ni di que­sti gior­ni riem­pio­no di appren­sio­ne noi e i nume­ro­si cit­ta­di­ni ucrai­ni resi­den­ti in Cam­pa­nia. La situa­zio­ne è anco­ra cri­ti­ca, in atte­sa che il pri­mo mini­stro Yanu­ko­vic, per­so­nag­gio che si è dimo­stra­to inaf­fi­da­bi­le, accet­ti e dia pro­va di un rea­le accor­do per ripor­ta­re la cal­ma.
L’Ucraina, non dimen­ti­chia­mo­lo, è il più gran­de Sta­to euro­peo per esten­sio­ne (se si esclu­de la Rus­sia), la cui iden­ti­tà – euro­pea o asia­ti­ca – è sem­pre in discus­sio­ne. Con qua­si cin­quan­ta milio­ni di abi­tan­ti, ric­co di risor­se anche natu­ra­li, l’Ucraina si tro­va geo­po­li­ti­ca­men­te in una posi­zio­ne deli­ca­tis­si­ma tra l’area di influen­za euro­pea e quel­la rus­sa. Con­ti­nua a leg­ge­re →

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Colazione con Massimiliano Di Pasquale, fotogiornalista esperto di Ucraina

Alibion­li­ne | Gio­ve­dì 12 dicem­bre 2013 |  |

Ukraï­na tse Ukraï­na!” L’Ucraina è Ucrai­na! Ricor­da­te il sim­pa­ti­co spot che a metà degli anni Novan­ta recla­miz­za­va il nuo­vo atlan­te geo­gra­fi­co ven­du­to a fasci­co­li set­ti­ma­na­li con Il Cor­rie­re del­la Sera? Al cosmo­nau­ta atter­ra­to in mez­zo al suo pol­la­io, la con­ta­di­na ucrai­na tene­va una rapi­da lezio­ne di geo­gra­fia per aggior­nar­lo degli epo­ca­li cam­bia­men­ti avve­nu­ti duran­te la sua mis­sio­ne nel­lo spa­zio. “Ne sono suc­ces­se di cose negli ulti­mi anni” dice­va lo spea­ker. E non han­no smes­so di suc­ce­de­re, vien da dire osser­van­do (da lon­ta­no) quan­to sta acca­den­do in que­ste set­ti­ma­ne a Kiev, capi­ta­le dell’Ucraina. Con­ti­nua a leg­ge­re →

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Prima delle badanti, c’era Hollywood — L’Ucraina segreta dai cosacchi alla Ceka

La Stam­pa | Mer­co­le­dì 25 novem­bre 2013 | Anna Zafe­so­va |

Mas­si­mi­lia­no Di Pasqua­le scri­ve il pri­mo rac­con­to in ita­lia­no di una ter­ra vici­na quan­to sco­no­sciu­ta: “Ucrai­na ter­ra di con­fi­ne” è un dia­rio di viag­gio che fa par­la­re i ricor­di e le sto­rie del­le per­so­ne incon­tra­te. Con­ti­nua a leg­ge­re →

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Novità collana inchieste

La pas­sio­ne per un luo­go, per una lin­gua, per un’atmosfera sospe­sa fra sapo­ri e colo­ri nasce come un’amicizia e for­se anche come un amo­re. Un incon­tro pro­pi­zio, che non si esau­ri­sce nel­lo spa­zio di qual­che sug­ge­stio­ne, ma che impo­ne a gran voce di esse­re appro­fon­di­to, inve­sti­ga­to, com­pre­so.

Ucrai­na ter­ra di con­fi­ne
Mas­si­mi­lia­no Di Pasqua­le

il Siren­te
Inchie­ste
pp. 310, ill. br.
Euro 15,00

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CODICE A SBARRE Giornate della libera editoria, I edizione (Firenze, Le Murate 21–24 giugno 2013)

Una “cit­ta­del­la del libro” alle Mura­te di Firen­ze. È la pri­ma edi­zio­ne di Codi­ce a Sbar­re, quat­tro Gior­na­te del­la libe­ra edi­to­ria, dal 21 al 24 giu­gno fino a mez­za­not­te, dedi­ca­te ai let­to­ri e alla let­tu­ra di ogni età, con edi­to­ri, libri, even­ti, incon­tri con gli scrit­to­ri, mostre, rea­ding, labo­ra­to­ri e con­cer­ti, tut­to a ingres­so libe­ro.

Codice a sbarre

CODICE A SBARRE Gior­na­te del­la libe­ra edi­to­ria è una mani­fe­sta­zio­ne inte­ra­men­te dedi­ca­ta al “pia­ne­ta libro” in tut­ti i suoi aspet­ti, con la par­te­ci­pa­zio­ne di edi­to­ri, auto­ri, librai, stam­pa­to­ri, rile­ga­to­ri e illu­stra­to­ri. La mani­fe­sta­zio­ne inten­de tra­sfor­ma­re per quat­tro gior­ni in una vera e pro­pria “cit­ta­del­la del libro” l’intero com­ples­so del­le Mura­te, l’ex con­ven­to di clau­su­ra fem­mi­ni­le costrui­to nel XV seco­lo – che deve il suo nome e la sua nasci­ta a dodi­ci don­ne det­te “le mura­te” che si fece­ro reclu­de­re volon­ta­ria­men­te in pic­co­le cel­le sul Pon­te alle Gra­zie – sop­pres­so nel 1808 e dive­nu­to car­ce­re fio­ren­ti­no fino agli anni ’80.

Ristrut­tu­ra­to in anni recen­ti, con il pro­get­to degli uffi­ci tec­ni­ci del Comu­ne di Firen­ze coor­di­na­ti dall’architetto Mario Pit­ta­lis su linee gui­da di Ren­zo Pia­no, Le Mura­te sono diven­ta­te un impor­tan­te pun­to di rife­ri­men­to nel­la map­pa cit­ta­di­na per la mar­ca­ta pre­sen­za di atti­vi­tà socia­li e cul­tu­ra­li, fra le qua­li spic­ca quel­la del Caf­fè Let­te­ra­rio Le Mura­te, spa­zio gesti­to da un pool di asso­cia­zio­ni cul­tu­ra­li e dall’emittente Con­tro­ra­dio, che pro­muo­ve mol­te­pli­ci atti­vi­tà: dal­la dif­fu­sio­ne del libro e la pro­mo­zio­ne del­la let­tu­ra, con ospi­ti di rilie­vo del mon­do let­te­ra­rio, ai talk-show set­ti­ma­na­li di Con­tro­ra­dio e all’intensa atti­vi­tà musi­ca­le.

CODICE A SBARRE Gior­na­te del­la libe­ra edi­to­ria nasce dun­que come esi­to natu­ra­le dell’esperienza di que­sti pri­mi due anni di inten­sis­si­ma atti­vi­tà, rac­co­glien­do le istan­ze di nume­ro­si edi­to­ri, auto­ri e ope­ra­to­ri cul­tu­ra­li, per offri­re alla cit­tà – un tem­po una del­le capi­ta­li dell’editoria di cul­tu­ra – una vera festa del libro alla qua­le han­no ade­ri­to più di 50 edi­to­ri.

Gli spa­zi ester­ni del­le Mura­te – le due piaz­ze, i cor­ti­li, i log­gia­ti – e quel­li inter­ni – le varie sale del Suc, le anti­che cel­le car­ce­ra­rie – saran­no “occu­pa­ti” dagli stand degli Edi­to­ri e “aper­ti” fino a tar­da not­te a let­to­ri di ogni età, per quat­tro gior­ni di even­ti let­te­ra­ri, con col­le­ga­men­ti in diret­ta sul­le fre­quen­ze di Con­tro­ra­dio.

Nume­ro­se le real­tà coin­vol­te nell’iniziativa: la mani­fe­sta­zio­ne vede infat­ti la col­la­bo­ra­zio­ne del­lo Spor­tel­lo EcoE­quo del Comu­ne di Firen­ze, che ha sede da anni alle Mura­te e che, oltre a pro­por­re una sezio­ne dedi­ca­ta ai temi del­la soste­ni­bi­li­tà eco­no­mi­ca ed ambien­ta­le, con il coin­vol­gi­men­to di case edi­tri­ci spe­cia­liz­za­te e di una fit­ta rete di asso­cia­zio­ni, met­te­rà a dispo­si­zio­ne i suoi spa­zi per un inter­net cor­ner a cura dell’Associazione Libe­ra Infor­ma­ti­ca aper­to duran­te tut­ta la mani­fe­sta­zio­ne. Vi è poi il RKCen­ter, che ospi­te­rà negli spa­zi del cor­ti­le alcu­ni appun­ta­men­ti dedi­ca­ti ai temi dei dirit­ti civi­li. Tra le real­tà ester­ne che tro­ve­ran­no ospi­ta­li­tà all’interno del­la mani­fe­sta­zio­ne ricor­dia­mo: Biblio­gra­fia e infor­ma­zio­ne che cure­rà il pro­get­to Novel­le a mano libe­ra  dedi­ca­to alle “Novel­le del­la non­na” di Emma Pero­di, con un per­cor­so che pre­ve­de due espo­si­zio­ni sul­la coper­ti­na illu­stra­ta, sto­ri­ca e con­tem­po­ra­nea, let­tu­re, un semi­na­rio sull’illustrazione, un work­shop per ragaz­zi, un’improvvisazione arti­sti­co-musi­ca­le; e AV Archi­vi Fara­bo­la di Mila­no, con Ritrat­to d’Autore, una mostra foto­gra­fi­ca dedi­ca­ta ai mag­gio­ri pro­ta­go­ni­sti del­la socie­tà let­te­ra­ria ita­lia­na del Nove­cen­to, da Gad­da a Mon­ta­le, da Testo­ri a Paso­li­ni, da Fla­ia­no alla Moran­te, con una sele­zio­ne di splen­di­di ritrat­ti pro­ve­nien­ti da uno degli archi­vi sto­ri­ci più vasti d’Europa, atti­vo fin dal 1896.

Mol­tis­si­mi gli even­ti in pro­gram­ma, per un calen­da­rio anco­ra work in pro­gress, fra cui segna­lia­mo:

  • un rea­ding musi­ca­le trat­to dal libro “Le mie miglio­ri bar­zel­let­te ebrai­che” (La Giun­ti­na) che vedrà sul pal­co del­le Mura­te Daniel Vogel­mann, che ha appe­na rice­vu­to il rico­no­sci­men­to di “Cit­ta­di­no d’Europa 2013”, con Enri­co Fink;
  • Asca­nio Cele­sti­ni, Mas­si­mo Car­lot­to, il fina­li­sta al Pre­mio Stre­ga Mat­teo Mar­che­si­ni, il regi­sta Mim­mo Calo­pre­sti, l’ex Soprin­ten­den­te e Mini­stro Anto­nio Pao­luc­ci e l’ex par­la­men­ta­re radi­ca­le Gian­fran­co Spa­dac­cia, let­tu­re e sto­rie del­la Resi­sten­za par­ti­gia­na in col­la­bo­ra­zio­ne con l’Anpi, tre incon­tri a cura di “Firen­ze del­le Let­te­ra­tu­re” sul­la nuo­va sce­na let­te­ra­ria fio­ren­ti­na, sul­le cri­ti­ci­tà del siste­ma edi­to­ria­le e sull’incontro tra edi­to­ria e digi­ta­le;
  • un pre­zio­so calen­da­rio di labo­ra­to­ri e incon­tri dedi­ca­ti ai gio­va­ni let­to­ri con gli edi­to­ri Lapis, Topo­pit­to­ri, Baba­li­bri, Bohem press, Car­thu­sia, Don­zel­li, Kalan­dra­ka, Orec­chio Acer­bo, Prìn­ci­pi e Prin­ci­pi;
  • la sezio­ne dedi­ca­ta alla com­pa­ti­bi­li­tà eco­no­mi­ca e ambien­ta­le a cura del­lo spor­tel­lo EcoE­quo con edi­to­ria di set­to­re e incon­tri con, fra gli altri, Ros­sa­no Erco­li­ni e Car­lo Gubi­to­sa;
  • Mar­co Videt­ta, Andrea Mor­pur­go, Ugo Cor­nia, Lucia­no e Ric­ciar­do Artu­si, Pip­po Rus­so, Fran­ce­sca Zan­no­ner e mol­ti altri even­ti in via di defi­ni­zio­ne. Per appro­fon­di­re la cono­scen­za del libro in ogni suo aspet­to sono pre­vi­sti labo­ra­to­ri di restau­ro libri anti­chi e lega­to­ria a cura di Maria Argie­ro, esper­ta restau­ra­tri­ce.

CODICE A SBARRE Gior­na­te del­la libe­ra edi­to­ria, con il soste­gno del Comu­ne di Firen­ze, si inau­gu­ra vener­dì 21 giu­gno alle ore 18.00 in occa­sio­ne del­la not­te bian­ca del­le libre­rie ita­lia­ne e si chiu­de lune­dì 24 giu­gno, festa di San Gio­van­ni, patro­no di Firen­ze. Saba­to 22, dome­ni­ca 23 e lune­dì 24 giu­gno apre alle ore 10. Resta aper­to tut­te le sere fino a mez­za­not­te. Info: codiceasbarre.lemurate.it

DOVE
A Firen­ze, dal 21 al 24 giu­gno, nell’intero com­ples­so del­le Mura­te (cor­ti­li e spa­zi inter­ni) in Via Ghi­bel­li­na 2 e via dell’Agnolo 1. La mani­fe­sta­zio­ne è a ingres­so libe­ro. Il com­ples­so del­le Mura­te si tro­va nel cuo­re del­lo sto­ri­co quar­tie­re di Sant’Ambrogio, è deli­mi­ta­to da via dell’Agnolo, via Ghi­bel­li­na e via­le Gio­vi­ne Ita­lia e si affac­cia su piaz­za del­le Car­ce­ri e piaz­za Madon­na del­la Neve.

COME
Con gli edi­to­ri: Baba­li­bri, Bei­sler, Bfs Edi­zio­ni, Bohem press, Car­thu­sia, Don­zel­li, Edi­zio­ni Ets, Edit­press, Edi­zio­ni Cli­chy, Edi­zio­ni Nar­di­ni, Einau­di, Emi, Emons Audio­li­bri, Ete­rea Comics&Books, Fanuc­ci, Feli­ci Edi­to­re, Gaf­fi Edi­to­re, Giun­ti­na, Gran Vìa, Kel­ler Edi­zio­ni, Il Nar­ra­to­re Audio­li­bri, il Siren­te, Instar Libri, Ink-Meta­mor­fo­si-Mind Edi­zio­ni, Iper­bo­rea, Jaca Book, Kalan­dra­ka, Kel­ler Edi­zio­ni, La Nuo­va Fron­tie­ra, Lan­ta­na, Lapis, Lef Libre­ria Edi­tri­ce Fio­ren­ti­na, L’orma Edi­to­re, Maschiet­to, Mar­co Saya, Mar­cos y Mar­cos, Mini­mum Fax, Not­te­tem­po, Nutri­men­ti, Olsch­ki Edi­to­re, Orec­chio Acer­bo, Ouver­tu­re, Prìn­ci­pi e Prin­ci­pi, Quod­li­bet, Red Star Press, Roma­no Edi­to­re, Ter­ra Nuo­va Edi­zio­ni, Topo­pit­to­ri, Ver­ba Volant, Voland, 66th And 2nd.

Con un rin­gra­zia­men­to all’Associazione Edi­to­ri Ita­lia­ni. La mani­fe­sta­zio­ne, con il patro­ci­nio del Comu­ne di Firen­ze, è pro­mos­sa e orga­niz­za­ta dall’associazione cul­tu­ra­le Mon­do Estre­mo, con Con­tro­ra­dio, La Not­to­la di Miner­va e Zona Tran­si­to Libe­ro per il Caf­fè Let­te­ra­rio Le Mura­te, in col­la­bo­ra­zio­ne con lo spor­tel­lo EcoE­quo e l’associazione Libe­ra Infor­ma­ti­ca.

QUANDO

  • vener­dì 21 giu­gno (dal­le ore 18.00 alle ore 24.00)
  • saba­to 22 giu­gno (dal­le ore 10.00 alle ore 24.00)
  • dome­ni­ca 23 giu­gno (dal­le ore 10.00 alle ore 24.00)
  • lune­dì 24 giu­gno (dal­le ore 10.00 alle ore 24.00)

PERCHÈ

  • Più si leg­ge più si diven­ta libe­ri.
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Graphic Novelist Magdy El Shafee Arrested Near Clashes

| Ara­bic Lite­ra­tu­re | Saba­to 20 apri­le 2013 | Mly­n­x­qua­ley |

Accor­ding to mul­ti­ple sour­ces, Mag­dy El Sha­fee was one of 39 arre­sted yester­day at Abdel Moneim Riya­dh Squa­re: Youm7 repor­ted that El Sha­fee — god­fa­ther of the Egyp­tian gra­phic novel, who faced trials and other hurd­les for his ground-brea­king Metro – was arre­sted when he went down to try to stop the cla­shes yester­day. He was appa­ren­tly arre­sted at ran­dom.
Dar Merit Publi­sher Moham­mad Hashem said on Face­book that El Sha­fee was accu­sed of per­pe­tra­ting vio­len­ce. Al Mogaz quo­ted author Moham­mad Fathi as say­ing El Sha­fee didn’t try to esca­pe from poli­ce “becau­se he didn’t do any­thing.”
Other nove­lists said on Face­book that El Sha­fee was being inter­ro­ga­ted today at Abdeen Court. It also appea­red El Sha­fee may have been inju­red in the cla­shes.

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2012 — libri dell’anno, libri mancati, libri sbagliati, libri recuperati…

Por­to Fran­co | Vener­dì 28 dicem­bre 2012 | Gian­fran­co Fran­chi |

Un fran­co 2012. Libri dell’anno:

  1. Umber­to Rober­to, “Roma Capta. Il Sac­co del­la cit­tà dai Gal­li ai Lan­zi­che­nec­chi”, Later­za. Un gran­de libro di sto­ria, scrit­to per rac­con­tare che l’eternità di Roma è ter­mi­nata da un pez­zo. È fini­to tut­to nel­la metà del V seco­lo dopo Cri­sto: nel san­gue e nel­la mise­ria. Rober­to ha piz­zi­cato uno dei veri rimos­si del­la nostra cul­tura: l’ammissione del­la lon­tana mor­te di Roma, spo­gliata di tut­to, tra­dita e abban­do­nata.
  2. Ema­nuele Tre­vi, “Qual­cosa di scrit­to”, Pon­te alle Gra­zie. Uno stra­no e sedu­cente anfi­bio, metà tri­buto a Paso­lini, metà memoir, metà roman­zo ini­zia­tico, metà gran­de sag­gio su “Petro­lio”. Un libro vera­mente poten­te.
  3. Tom­maso Gia­gni, “L’estraneo”, Einau­di. Un esor­dio tosto e pro­met­tente: un libro intri­so di Zeit­geist; una lea­le rap­pre­sen­ta­zione del degra­do e del col­lasso del­la civil­tà roma­na moder­na, a uno sbuf­fo dagli anni Zero.
  4. Jean Eche­noz, “Lam­pi”, Adel­phi. Gran­de ope­ra d’arte. Bio­gra­fia liri­ca e ispi­rata del misco­no­sciuto e talen­tuoso Niko­la Tesla, spi­rito sla­vo e nobi­le, gene­roso e mez­zo mat­to. Un vero libro adel­phi.
  5. Jáchym Topol, “L’officina del dia­volo”, Zan­do­nai. Grot­te­sco, cini­co, ori­gi­nale: roman­zo del bor­go di Tere­zín, del mar­ti­rio del­la civil­tà e del­la veri­tà per mano dei tota­li­ta­ri­smi, del­la spe­cu­la­zione sui geno­cidi.
  6. Colet­te, “Pri­gioni e para­disi”, Del Vec­chio. Inspe­rata, riu­scita pri­ma edi­zione ita­liana di que­sto libro di fram­menti e pro­se bre­vi del­la scrit­trice fran­cese. Una lezio­ne di sti­le, di let­te­ra­rietà e di sen­sua­lità.
  7. Vasi­le Ernu, “Gli ulti­mi ere­tici dell’impero”, Hac­ca. Fasci­nosa inte­gra­zione dell’opera pri­ma del­lo scrit­tore e filo­sofo rume­no, “Nato in Urss”, è una medi­ta­zione sul socia­li­smo sovie­tico, sui gulag, sul­la liber­tà d’espressione, sul futu­ro del­la civil­tà. Mol­to corag­gioso.
  8. Mas­si­mi­liano Di Pasqua­le, “Ucrai­na ter­ra di fron­tiera”, Il Siren­te. È il libro di una vita: un intel­li­gente e con­sa­pe­vole atto d’amore di un let­te­rato ita­liano appas­sio­nato di cul­tura ucrai­na – vero pon­te pop tra l’Italia e l’Ucraina. For­se l’unico.
  9. Die­go Zan­del, “Esse­re Bob Lang”, Hac­ca. Spiaz­zante roman­zo meta­let­te­ra­rio del­lo scrit­tore fiu­ma­no-roma­no Die­go Zan­del, filel­leno, let­tore for­te, ere­de di Ful­vio Tomiz­za. Diver­tis­se­ment mol­to snob.
  10. Watt Maga­zine, nume­ro zero.cinque. Per­ché è for­se la mas­sima espres­sione dell’arte di Mau­ri­zio Cec­cato: pri­ma di esse­re libro-rivi­sta, rac­colta di rac­conti illu­strata o rac­colta di illu­stra­zioni rac­con­tate, Watt è un Cec­cato. E Cec­cato è il mas­simo.

Libro più sba­gliato dell’anno: Tom­maso Pin­cio, “Pulp Roma”, Il Sag­gia­tore. Il pri­mo libro com­ple­ta­mente sba­gliato di Tom­maso Pin­cio: impro­ba­bile, mar­gi­nale, male assem­blato: inde­gno di lui. Un erro­re inat­teso. È pro­prio brut­to.

Capo­la­voro man­cato: Ema­nuel Car­rère, “Limo­nov”, Adel­phi. Bio­gra­fia roman­zata di uno scrit­tore che ave­va già roman­zato la sua vita in tut­ti i suoi (mol­ti) libri, sin dagli esor­di, pote­va esse­re una gran­de sati­ra di Limo­nov, e dei Limo­nov, e una poten­te lezio­ne di sto­ria rus­sa con­tem­po­ra­nea, con incur­sioni nel­le orgo­gliose feri­te dei Bal­cani, à la Bab­si Jones: inve­ce Car­rère si è pre­so mol­to sul serio, for­te for­se del­la con­sa­pe­vo­lezza che Limo­nov, in Euro­pa, è vera­mente sco­no­sciuto. E così ha sba­gliato libro. Que­sto è un buon libro, ma è per i tan­ti neo­fiti di Limo­nov. Per tut­ti gli altri, è un discre­to bigna­mi, con qual­che impro­ba­bile deri­va ombe­li­cale car­rèra.

Let­ture rin­viate: 1. Filip­po Tue­na, “Stra­nieri alla ter­ra” [Nutri­menti, 2012]. La ragio­ne è che pun­to all’operaomnia, entro due anni. 2. John Chee­ver, “Rac­conti” [Fel­tri­nelli, 2012]. Stes­so discor­so, ma vor­rei comun­que leg­gerlo pri­ma in lin­gua ori­gi­nale. 3. John Edward Wil­liams, “Sto­ner” [Fazi, 2012]. Imma­gino pos­sa pia­cermi mol­to, ma non è il perio­do giu­sto. Maga­ri tra qual­che anno.

Sito let­te­ra­rio dell’annoFla­nerìhttp://www.flaneri.com/ – sem­pre intel­li­gente, par­ti­co­lar­mente ordi­nato, pia­ce­vol­mente fron­tale, piut­to­sto equi­li­brato: pra­ti­ca­mente uno dei pochi siti let­te­rari ita­liani cre­di­bili, in asso­luto. One­sta­mente, una del­le pochis­sime nuo­ve pro­po­ste degne di nota, in quest’ultimo trien­nio cao­tico, fiac­co e mol­to cial­trone. Tifo Fla­nerì.

Altre cose fran­che.  Recu­peri [ita­liani] dell’anno. 1. Ful­vio Tomiz­za, “Il sogno dal­mata”, Mon­da­dori, 2001. 2. Bab­si Jones, “Sap­piano le mie paro­le di san­gue”, Riz­zoli, 2007. 3. Ful­vio Tomiz­za, “Mate­rada”, Mon­da­dori, 1960. 4. Tom­maso Pin­cio, “Hotel a zero stel­le”, Later­za, 2011. 5. Orne­la Vorp­si, “Il pae­se dove non si muo­re mai”, Einau­di, 2005.

Recu­peri [stra­nieri] dell’anno. 1. Patrick Lei­gh Fer­mor, “Mani”, Adel­phi, 2006. 2. Dimi­tri Obo­len­sky, “Il com­mo­n­wealth bizan­tino”, Later­za, 1974. 3. Dra­gan Veli­kić, “Via Pola”, Zan­do­nai, 2009. 4. Robert Man­tran [a cura di], “Sto­ria dell’impero otto­mano”, Argo, 2000. 5. Ago­stino Per­tusi [a cura di], “La cadu­ta di Costan­ti­no­poli”, Fon­da­zione Val­la, 1976. 6. Nicho­las Valen­tine Ria­sa­no­v­sky, “Sto­ria del­la Rus­sia”, Bom­piani, 7. David Foster Wal­lace, “Il ten­nis come espe­rienza reli­giosa”, oggi in Einau­di, 2012.

Let­tura cri­tica fon­da­men­tale, in asso­luto: “Nar­ra­tori degli Anni Zero” di Andrea Cor­tel­lessa, Pon­te Sisto, 2012, 650 pagi­ne. E via anda­re.

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Egitto: Al Khamissi, Usa e Ue frenino colpo di stato Morsi

ANSA­med | Mer­co­le­dì 5 dicem­bre 2012 | Lucia­na Bor­sat­ti |

”Gli Sta­ti Uni­ti e l’Europa, che han­no soste­nu­to Mor­si, devo­no ora man­dar­gli un mes­sag­gio chia­ro: che sono con­tra­ri ad un col­po di sta­to come quel­lo che sta com­pien­do”. Kha­led Al Kha­mis­si — scrit­to­re noto per il suo best-sel­ler ”Taxi”, tra­dot­to in più’ lin­gue — non usa mez­zi ter­mi­ni sul­le respon­sa­bi­li­tà dell’Occidente nel­la deri­va che l’Egitto ha pre­so in que­sti mesi, con gli ulti­mi col­pi di mano del pre­si­den­te Moha­med Mor­si sul pia­no isti­tu­zio­na­le ed i san­gui­no­si scon­tri di piaz­za tra suoi oppo­si­to­ri e soste­ni­to­ri.

Gli Sta­ti Uni­ti in par­ti­co­la­re, sot­to­li­nea in un’intervista ad ANSA­med, han­no gran­di respon­sa­bi­li­tà nell’aver soste­nu­to il pre­si­den­te espres­so dai Fra­tel­li Musul­ma­ni. La sua ele­zio­ne e’ sta­ta il pun­to di arri­vo, osser­va, di una tran­si­zio­ne affi­da­ta all’esercito e rive­la­ta­si ”disa­stro­sa” per l’Egitto. Negli ulti­mi mesi Mor­si ha infat­ti por­ta­to avan­ti ”un coup d’etat”, denun­cia, con­tro gli altri pote­ri del­lo sta­to e le altre for­ze poli­ti­che. Insie­me ai Fra­tel­li Musul­ma­ni, ”ha pre­so tut­ti i pote­ri nel­le sue mani e pro­vo­ca­to una vera e pro­pria bat­ta­glia nel­le stra­de del Pae­se. Il regi­me ha per­so ogni legit­ti­mi­tà e quel­la di que­sti gior­ni e’ una situa­zio­ne di vero e pro­prio scon­tro con il popo­lo egi­zia­no”. Uno scon­tro in cui vi sono sta­ti anche i mor­ti di sta­se­ra, ma anche gesti come quel­li di un atti­vi­sta dei Fra­tel­li Musul­ma­ni che — rife­ri­sce dal­la sua casa del Cai­ro, men­tre si pre­pa­ra a tor­na­re anche lui a mani­fe­sta­re — avreb­be addi­rit­tu­ra taglia­to un orec­chio ad un oppo­si­to­re.

Eppu­re vi sono sta­te del­le aper­tu­re da par­te dell’entourage di Mor­si alle istan­ze dell’opposizione, come si pos­so­no valu­ta­re? ”Noi voglia­mo fat­ti, non paro­le — rispon­de al Kha­mis­si, che in Taxi rac­col­se gli umo­ri dell’uomo del­la stra­da del Cai­ro pri­ma del­la rivo­lu­zio­ne -. Anche pri­ma Mor­si ave­va pro­mes­so che ci sareb­be sta­ta una nuo­va Costi­tu­zio­ne con­di­vi­sa da tut­ti, e cosi’ non e’ sta­to”. Eppu­re, Mor­si ha avu­to l’appoggio del voto popo­la­re alle ele­zio­ni. ”Dove­te ricon­si­de­ra­re que­sta idea del voto — rilan­cia — io non ho vota­to, e cosi’ mol­ti altri, perché non pote­va­mo accet­ta­re di dover sce­glie­re tra un can­di­da­to dei Fra­tel­li Musul­ma­ni ed un uomo come Sha­fik, del vec­chio regi­me di Muba­rak”. E chi ha vota­to per Mor­si lo ha fat­to pro­prio per­ché’ non vole­va Sha­fik, aggiun­ge, oppu­re per ave­re il ”dena­ro” che i Fra­tel­li Musul­ma­ni pote­va­no garan­ti­re loro.

Ma ora Euro­pa e Sta­ti Uni­ti non pos­so­no sta­re a guar­da­re e ”devo­no par­la­re chia­ro — con­clu­de lo scrit­to­re -. Deve ripar­ti­re il dia­lo­go con gli altri par­ti­ti poli­ti­ci per una tran­si­zio­ne paci­fi­ca e per una nuo­va Costi­tu­zio­ne di tut­ti”.

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Ucraina terra di confine. Intervista a Massimiliano Di Pasquale

Wel­fa­re Cre­mo­na Net­work | Lune­dì 25 giu­gno 2012 | Ales­san­dra Boga |

Poco l’Europa occi­den­ta­le sa dell’Ucraina, que­sta repub­bli­ca dell’ex URSS, che tra l’altro è il più gran­de Pae­se d’Europa per esten­sio­ne geo­gra­fi­ca; ma Mas­si­mi­lia­no Di Pasqua­le, clas­se 1969, foto­re­por­ter e scrit­to­re pesa­re­se, nel suo “dia­rio di viag­gio”Ucrai­na. Ter­ra di con­fi­ne, edi­to da Il Siren­te, ci dà un qua­dro com­ples­si­vo e affa­sci­nan­te di que­sta ter­ra anco­ra pri­gio­nie­ra ai nostri occhi del gri­gio­re post-sovie­ti­co, e che tut­ta­via è ric­ca di vita, sto­ria e di cul­tu­ra pro­prie, che il comu­ni­smo ha cer­ca­to di assi­mi­la­re e sof­fo­ca­re.

Allo­ra, Mas­si­mi­lia­no, par­tia­mo dal tito­lo del tuo libro: per­ché la defi­ni­zio­ne dell’Ucraina come “ter­ra di con­fi­ne”?

Pre­mes­so che non è mai faci­le sce­glie­re il tito­lo di un libro, visto che dovreb­be sin­te­tiz­za­re i tan­ti temi trat­ta­ti al suo inter­no, riten­go che Ucrai­na ter­ra di con­fi­ne. Viag­gi nell’Europa sco­no­sciu­ta enfa­tiz­zi due con­cet­ti che mi stan­no par­ti­co­lar­men­te a cuo­re per­ché costi­tui­sco­no un filo ros­so che uni­sce tut­ti i capi­to­li. Il pri­mo è l’idea che l’Ucraina è tut­to­ra una ter­ra di con­fi­ne dato che al suo inter­no si incontrano/scontrano cul­tu­re diver­se e visio­ni geo­po­li­ti­che con­tra­stan­ti. L’eterno oscil­la­re tra Est e Ove­st, tra Rus­sia e UE, che ha carat­te­riz­za­to sto­ri­ca­men­te que­sta ter­ra e con­ti­nua a carat­te­riz­zar­la anco­ra oggi dice di un pae­se sicu­ra­men­te euro­peo, per­ché euro­pee sono le sue radi­ci, ma di “con­fi­ne”. Il secon­do è che nono­stan­te l’Ucraina sia il pae­se più este­so dell’Europa mol­te per­so­ne anco­ra la con­fon­do­no con la Rus­sia o la asso­cia­no a una ste­reo­ti­pa­ta imma­gi­ne di gri­gio­re post-sovie­ti­co. Il libro nasce anche per com­bat­te­re que­sti ste­reo­ti­pi.

Che chie­sa è quel­la bel­lis­si­ma dal­le cupo­le dora­te ritrat­ta sul­la coper­ti­na del libro?

È la Chie­sa di San­ta Cate­ri­na di Cher­ni­hiv, cit­tà a cir­ca 100 km da Kyiv. Fu fon­da­ta da un colon­nel­lo cosac­co nel 18° seco­lo in segno di gra­ti­tu­di­ne per la vit­to­ria con­se­gui­ta con­tro i Tur­chi. Sor­ge sot­to il Val, la cit­ta­del­la che costi­tui­va il nucleo cen­tra­le dell’antica Cher­ni­hiv. Le sue cin­que cupo­le dora­te, che luc­ci­ca­no in lon­ta­nan­za, dan­no il ben­ve­nu­to a chi arri­va qui venen­do dal­la capi­ta­le.

Cos’è rima­sto dell’epoca comu­ni­sta in Ucrai­na, e puoi dir­ci se gli ucrai­ni si sen­to­no vici­ni all’Occidente?

Sono tan­te le ere­di­tà dell’epoca comu­ni­sta che gra­va­no tut­to­ra sull’Ucraina. Alcu­ne di carat­te­re pura­men­te este­ti­co, come gli edi­fi­ci in sti­le costrut­ti­vi­sta o le sta­tue di Lenin pre­sen­ti nell’Ucraina cen­tra­le e orien­ta­le, altre più pro­fon­de, di carat­te­re antro­po­lo­gi­co che con­ti­nua­no a per­mea­re la men­ta­li­tà di mol­te per­so­ne, rap­pre­sen­tan­do a tut­ti gli effet­ti un fre­no all’emancipazione e alla moder­niz­za­zio­ne del pae­se. Ciò det­to, la coscien­za euro­pea e il sen­so di appar­te­nen­za al mon­do occi­den­ta­le si stan­no sem­pre più dif­fon­den­do nel­le cit­tà dell’Ovest di ascen­den­za polac­co-litua­na-asbur­gi­ca e più in gene­ra­le, un po’ in tut­to il pae­se, tra le nuo­ve gene­ra­zio­ni.

Una del­le cit­tà più carat­te­ri­sti­che dell’Ucraina è Leo­po­li: per­ché è cosi impor­tan­te?

Leo­po­li è for­se l’unica cit­tà in cui la tran­si­zio­ne dall’Ucraina post-sovie­ti­ca all’Ucraina euro­pea è già avve­nu­ta. Pro­va ne è l’efficienza dei ser­vi­zi che non ha egua­li nel resto del pae­se. Ovvia­men­te ci sono del­le pre­ci­se moti­va­zio­ni di ordi­ne sto­ri­co-cul­tu­ra­le che spie­ga­no que­sta ‘ecce­zio­na­le diver­si­tà’. In pri­mis la lega­cypolac­co-asbur­gi­ca e l’impermeabilità o qua­si — imper­mea­bi­li­tà del­la Gali­zia al pro­ces­so di rus­si­fi­ca­zio­ne-sovie­tiz­za­zio­ne, che ha inte­res­sa­to que­sta regio­ne nel secon­do dopo­guer­ra. Come scri­vo in un pas­so del libro “chi si avven­tu­ras­se a Lviv alla ricer­ca di scam­po­li di Unio­ne Sovie­ti­ca rimar­reb­be pro­fon­da­men­te delu­so”.

Qua­li cul­tu­re e popo­la­zio­ni han­no con­vis­su­to nei seco­li in Ucrai­na?

Dav­ve­ro tan­te: arme­ni, gre­ci, rus­si, ser­bi, tata­ri, ebrei… Sto­ri­ca­men­te si par­te dagli Sci­ti, popo­la­zio­ne noma­de pre­cri­stia­na del­la step­pa tra il Don e il Dni­pro fino ad arri­va­re alle comu­ni­tà ita­lia­ne di Kerch in Cri­mea nell’800. Leo­po­li, Odes­sa e Cher­ni­v­tsi sono for­se le cit­tà più rap­pre­sen­ta­ti­ve di que­sto ecce­zio­na­le mel­ting pot. Pro­prio a Cher­ni­v­tsi, dove tra l’altro nac­que­ro gli scrit­to­ri Gre­gor Von Rez­zo­ri e Paul Celan, anco­ra oggi con­vi­vo­no ben ses­san­ta­cin­que diver­se nazio­na­li­tà!

Qua­li sono i per­so­nag­gi sto­ri­ci e del­la cul­tu­ra più rap­pre­sen­ta­ti­vi dell’Ucraina e di cui anche l’Europa è debi­tri­ce?

L’Ucraina è un pae­se com­ples­so e stra­ti­fi­ca­to con una gran­de tra­di­zio­ne cul­tu­ra­le per cui non è faci­le rispon­de­re a que­sta doman­da. Se limi­tia­mo il discor­so solo agli intel­let­tua­li di lin­gua e cul­tu­ra ucrai­na farei tre nomi su tut­ti: Taras Shev­chen­ko, Ivan Franko e Lesya Ukray­in­ka. Ciò che li acco­mu­na, pur nel­la diver­si­tà dei per­cor­si, è l’avere fat­to cono­sce­re attra­ver­so la let­te­ra­tu­ra il loro pae­se, cer­can­do di anco­rar­lo alle avan­guar­die cul­tu­ra­li dell’epoca. Taras Shev­chen­ko, poe­ta ed eroe nazio­na­le, è una­ni­me­men­te con­si­de­ra­to uno degli espo­nen­ti più auto­re­vo­li del roman­ti­ci­smo euro­peo.

Cos’è sta­ta la tra­ge­dia dell’Holodomor?

Nel ter­ri­bi­le bien­nio 1932–1933 l’Ucraina – come testi­mo­nia­no anche i dispac­ci invia­ti a Roma da Ser­gio Gra­de­ni­go, con­so­le ita­lia­no nell’allora capi­ta­le Khar­kiv – fu col­pi­ta da una ‘care­stia arti­fi­cia­le’ pia­ni­fi­ca­ta dal regi­me sta­li­ni­sta per col­let­ti­viz­za­re le cam­pa­gne ster­mi­nan­do i kula­ki (pic­co­li pro­prie­ta­ri ter­rie­ri) e l’intellighenzia nazio­na­le. Il ter­mi­ne ucrai­no Holo­do­mor, che signi­fi­ca mor­te per fame, è com­po­sto di due paro­le holod – care­stia, fame – e mory­ty – ucci­de­re. Que­sto vero e pro­prio geno­ci­dio, occul­ta­to anche gra­zie alla com­pli­ci­tà dell’Occidente, ven­ne alla luce solo cinquant’anni più tar­di per la pres­san­te ope­ra di sen­si­bi­liz­za­zio­ne del­la Dia­spo­ra ucrai­na. Nel 1986, con l’uscita del libro The Har­ve­st of Sor­row del­lo sto­ri­co ame­ri­ca­no Robert Con­que­st, il gran­de pub­bli­co e le cer­chie gover­na­ti­ve occi­den­ta­li ven­ne­ro a cono­scen­za di que­sta ter­ri­bi­le tra­ge­dia.

In Ucrai­na è avve­nu­to un altro ster­mi­nio sco­no­sciu­to, il “geno­ci­dio dei Tata­ri”: di che cosa si trat­ta?

Quel­la dei tata­ri, così come quel­la che ave­va inte­res­sa­to due anni pri­ma, nel 1942, la comu­ni­tà ita­lia­na di Kerch, è una del­le tan­te tra­ge­die sco­no­sciu­te del­lo sta­li­ni­smo. Con il decre­to n. GKO5859 fir­ma­to da Josif Sta­lin l’11 mag­gio 1944 – un docu­men­to riser­va­to venu­to alla luce recen­te­men­te dall’archivio del KGB – il dit­ta­to­re geor­gia­no dà ini­zio alla secon­da fase del­la puli­zia etni­ca del­la Cri­mea. I meto­di usa­ti sono più o meno gli stes­si adot­ta­ti undi­ci anni pri­ma nei con­fron­ti dei con­ta­di­ni ucrai­ni duran­te la Gran­de Care­stia del ’32-’33. L’unica dif­fe­ren­za rispet­to al Holo­do­mor è la rapi­di­tà con cui si con­su­ma que­sta secon­da tra­ge­dia. Nel cor­so di un solo gior­no, il 18 mag­gio 1944, sen­za alcun pre­av­vi­so, don­ne, bam­bi­ni e anzia­ni ven­go­no get­ta­ti fuo­ri dal­le loro dimo­re, cari­ca­ti su dei camion e con­dot­ti alla più vici­na sta­zio­ne fer­ro­via­ria. Acca­ta­sta­ti come bestie den­tro vago­ni mer­ci, sono spe­di­ti in Asia Cen­tra­le, sugli Ura­li e nel­le aree più remo­te dell’URSS. Qua­si la metà dei depor­ta­ti – si par­la di cifre intor­no al 46% – non giun­ge­rà mai a desti­na­zio­ne. Fal­ci­dia­ti da fame, sete e malat­tie, mori­ran­no lun­go il tra­git­to.

Com’è nata la Rivo­lu­zio­ne Aran­cio­ne?

La Rivo­lu­zio­ne Aran­cio­ne nasce come rispo­sta ai bro­gli elet­to­ra­li nel­le ele­zio­ni pre­si­den­zia­li del novem­bre 2004, in cui si con­fron­ta­va­no il can­di­da­to dell’opposizione Vik­tor Yush­chen­ko e l’attuale pre­si­den­te Vik­tor Yanu­ko­vych, spon­so­riz­za­to dal Crem­li­no e dal pre­si­den­te uscen­te Leo­nid Kuch­ma. Sul Mai­dan Neza­le­zh­no­sti di Kyiv una popo­la­zio­ne com­po­si­ta, fat­ta di stu­den­ti, pro­fes­sio­ni­sti, pre­ti unia­ti e orto­dos­si, mani­fe­sta­va paci­fi­ca­men­te per la demo­cra­zia chie­den­do la ripe­ti­zio­ne del voto. Il 3 dicem­bre la Cor­te Supre­ma Ucrai­na accol­se la tesi del can­di­da­to dell’opposizione Yush­chen­ko e annul­lò la con­sul­ta­zio­ne del 21 novem­bre ordi­nan­do la ripe­ti­zio­ne del bal­lot­tag­gio per il 26 dicem­bre. Yush­chen­ko vin­se, fu elet­to Pre­si­den­te e si aprì una nuo­va sta­gio­ne cari­ca di aspet­ta­ti­ve in par­te pur­trop­po disat­te­se.

Per­ché a tuo avvi­so la sta­gio­ne aran­cio­ne non ha pro­dot­to i cam­bia­men­ti che la gen­te si aspet­ta­va?

Le moti­va­zio­ni alla base del par­zia­le fal­li­men­to del­la Rivo­lu­zio­ne Aran­cio­ne, dico par­zia­le per­ché comun­que quel­la sta­gio­ne è sta­ta carat­te­riz­za­ta da liber­tà di stam­pa, plu­ra­li­smo ed ele­zio­ni tra­spa­ren­ti – è ovvia­men­te ogget­to di dispu­te e stu­di tra gli sto­ri­ci.
Sicu­ra­men­te Vik­tor Yush­chen­ko si è rive­la­to un pre­si­den­te debo­le, che non  è riu­sci­to a impri­me­re il neces­sa­rio cam­bio di mar­cia per rige­ne­ra­re moral­men­te ed eco­no­mi­ca­men­te il Pae­se.
Doves­si evi­den­zia­re tre cau­se su tut­te cite­rei l’accesa riva­li­tà con l’ex allea­ta Yulia Tymo­shen­ko, il peri­me­tro  costi­tu­zio­na­le, volu­to dall’ex Pre­si­den­te Kuch­ma come con­di­tio sine qua non per la ripe­ti­zio­ne del voto, che ha limi­ta­to for­te­men­te i pote­ri di Yush­chen­ko una vol­ta in cari­ca e last but not lea­st l’incapacità del Pre­si­den­te di sce­glier­si con­si­glie­ri lea­li e capa­ci.

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I luoghi di Schulz

L’indice di libri del mese | Saba­to 1 dicem­bre 2012 | Dona­tel­la Sas­so |

La pas­sio­ne per un luo­go, per una lin­gua, per un’atmosfera sospe­sa fra sapo­ri e colo­ri nasce come un’amicizia e for­se anche come un amo­re. Un incon­tro pro­pi­zio, che non si esau­ri­sce nel­lo spa­zio di qual­che sug­ge­stio­ne, ma che impo­ne a gran voce di esse­re appro­fon­di­to, inve­sti­ga­to, com­pre­so. Mas­si­mi­lia­no Di Pasqua­le, foto­gior­na­li­sta e scrit­to­re free­lan­ce, viag­gia per la pri­ma vol­ta in Ucrai­na nel 2004. È la curio­si­tà a chia­mar­lo, ma sarà solo l’inizio di nume­ro­se altre spe­di­zio­ni in ter­ra di con­fi­ne, per­ché Ucrai­na signi­fi­ca pro­prio que­sto: con­fi­ne. Ter­ra di mez­zo e di con­qui­sta, con­te­sa tra Rus­sia, regno di Polo­nia, gran­du­ca­to di Litua­nia, impe­ri asbur­gi­co e sovie­ti­co, è spes­so sta­ta con­fu­sa, attri­bui­ta ad altri mon­di e ad altri desti­ni nazio­na­li. Che Gogol’ e Bul­ga­kov sia­no ori­gi­na­ri di li non è dato uni­ver­sal­men­te acqui­si­to, che in Ucrai­na non si par­li solo il rus­so, ma anche l’ucraino, idio­ma auto­no­mo più simi­le alle lin­gue sla­ve del Sud che al rus­so, non sem­pre si ram­men­ta.

Ed è pro­prio su que­sto equi­vo­co di inde­ter­mi­na­tez­za che si sono gio­ca­te, in pas­sa­to come oggi, riven­di­ca­zio­ni di auto­no­mia e pre­te­se ege­mo­ni­che pro­ve­nien­ti da lon­ta­no. La rivo­lu­zio­ne aran­cio­ne del 2004 con la vit­to­ria di Yush­chen­ko ave­va indot­to a pen­sa­re a una demo­cra­tiz­za­zio­ne del pae­se e a un avvi­ci­na­men­to all’Europa e alle sue isti­tu­zio­ni. La Spe­ran­za è dura­ta poco, il pre­si­den­te è sta­to sop­pian­ta­to da Yanu­ko­vych, allea­to del­la Rus­sia di Putin è gran­de scon­fit­to nel 2004, che alle ele­zio­ni del 2010 ha con­qui­sta­to il pote­re con­su­man­do le pro­prie rivin­ci­te. In pri­mo luo­go con il pro­ces­so per abu­so di pote­re e la con­dan­na all’ex pre­mier Yulia Tymo­shen­ko, un pro­ces­so defi­ni­to a livel­lo loca­le e inter­na­zio­na­le “poli­ti­co”, pri­vo di garan­zie e con gra­vi vio­la­zio­ni dei dirit­ti uma­ni. Di Pasqua­le trat­ta anche di que­sto, ma non offre ne un sag­gio di sto­ria, ne una rifles­sio­ne poli­ti­ca. Le sue sono impres­sio­ni di viag­gio, ricer­che e sco­per­te che si scam­bia­no cro­no­lo­gi­ca­men­te l’ordine di appa­ri­zio­ne, incon­tri fuga­ci e lun­ghe inter­vi­ste con scrit­to­ri, gior­na­li­sti e impren­di­to­ri, not­ti in hotel fati­scen­ti, ma fasci­no­si, viag­gi in mar­sh­ru­t­ky, mini­bus per il tra­spor­to pub­bli­co, len­ti e obso­le­ti. Ogni capi­to­lo è dedi­ca­to a una cit­tà, da ove­st ver­so est e ritor­no. Ne esce il ritrat­to di un pae­se amma­lian­te: alle archi­tet­tu­re mit­te­leu­ro­pee di Leo­po­li si alter­na­no le gri­gie peri­fe­rie nel per­fet­to sti­le del rea­li­smo socia­li­sta, Bru­no Schulz e Vasi­ly Gross­man mostra­no i luo­ghi del­le loro scrit­tu­re, le note gastro­no­mi­che san­no di Orien­te, le cupo­le del­le chie­se orto­dos­se sono dora­te.

Come in altri pae­si dell’ex Unio­ne Sovie­ti­ca, anche qui le con­trap­po­si­zio­ni poli­ti­che e cul­tu­ra­li si muo­vo­no spes­so sui recu­pe­ro o sull’occultamento di avve­ni­men­ti sto­ri­ci, miti fon­da­to­ri ed eroi con­te­si. E l’Ucraina gron­da sto­ria da ogni zol­la di ter­ra. Di Pasqua­le rie­vo­ca i movi­men­ti auto­no­mi­sti dell’Ottocento, la tra­ge­dia del­lo Holo­do­mor, la care­stia indot­ta da Sta­lin negli anni tren­ta, le occu­pa­zio­ni nazi­sta e sovie­ti­ca, la Shoah, Cher­no­byl. L’Ucraina è tut­to que­sto: dolo­re, pote­ri for­ti con­cen­tra­ti in poche mani, pover­tà dif­fu­sa, ma soprat­tut­to ter­ra da sco­pri­re, estre­mo lem­bo d’Europa che chie­de di esse­re rico­no­sciu­to.

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Ucraina, Terra di Confine. Viaggi nell’Europa Sconosciuta” di Massimiliano Di Pasquale

Ucrai­na Cisal­pi­na (con l’accento sul­la i) | Mer­co­le­dì, 24 otto­bre 2012 | Gabrie­le Papa­lia |

Ucrai­na ter­ra di con­fi­ne o Ucrai­ne ter­re di con­fi­ne? 

Que­sto è ciò che mi è venu­to in men­te finen­do il bel libro di Mas­si­mi­lia­no Di Pasqua­le.
Un libro che è reso­con­to di viag­gio, dichia­ra­zio­ne di amo­re e di spe­ran­za ver­so il pae­se “male­det­to dal­la step­pa”: un’opera che sve­la real­tà, vite e desti­ni ine­di­ti all’interno di quel pae­se cono­sciu­to ad occi­den­te come Ucrai­na.
Chi pen­sa all’Ucraina in gene­re ha in men­te la Rus­sia, facen­do un para­go­ne ine­sat­to e fuor­vian­te ma ine­vi­ta­bi­le, dato che in que­sto modo il pae­se ci è sem­pre sta­to rap­pre­sen­ta­to dal­la tele­vi­sio­ne gene­ra­li­sta e dall’istruzione obbli­ga­to­ria.
E que­sto ha fat­to appa­ri­re l’Ucraina come un eter­no sta­to peri­fe­ri­co, una ter­ra “appar­te­nen­te al con­fi­ne” rus­so, una por­zio­ne geo­gra­fi­ca senz’anima con qual­che cit­tà famo­sa per­ché orbi­tan­te intor­no al mon­do dei gran­di rus­si.

Ma che pae­se è l’Ucraina? 

Ce lo rac­con­ta Di Pasqua­le con i suoi appun­ti trac­cia­ti nel cor­so di que­sti anni a bor­do di mash­ru­t­ke sgan­ghe­ra­te (i miti­ci pul­mi­ni che fan­no da taxi nei pae­si dell’ex URSS), tre­ni che per l’atmosfera ricor­da­no tem­pi anda­ti (solo per noi occi­den­ta­li) con gen­te acco­glien­te e talo­ra impre­ve­di­bi­le, in hotel dal gusto mit­tleu­ro­peo dell’Ucraina occi­den­ta­le fino agli alber­ghi più inspe­ra­ti e “squal­li­da­men­te subli­mi” diDni­pro­pe­tro­v­sk e qual­che altra cit­tà che puz­za di car­bo­ne e accia­io.
Per chi ha visi­ta­to que­sti posti — ma anche per chi non lo ha mai fat­to — sem­bre­rà di entra­re nel vivo del­la sce­na di que­sti rac­con­ti di viag­gio.

Dopo la let­tu­ra di “Ucrai­na Ter­ra di Con­fi­ne”, a mol­ti ver­rà voglia di visi­ta­re que­sto pae­se; i pro­fa­ni si stu­pi­ran­no di quan­ta cul­tu­ra, civil­tà, bel­lez­za e pro­fon­di­tà sia par­te inte­gran­te del popo­lo ucrai­no. Ma anche di quan­te tra­ge­die e di quan­ti desti­ni di vita sia­no sta­ti dimen­ti­ca­ti, oppor­tu­na­men­te cela­ti all’Europa e talo­ra anche all’Ucraina stes­sa da par­te dell’ingombrante e par­zia­le pro­pa­gan­da rus­sa.

Ucrai­na ter­ra di con­fi­ni: soprat­tut­to men­ta­li 

L’Ucraina è Euro­pa ma per alcu­ni è anco­ra trop­po lon­ta­na, trop­po ine­splo­ra­ta, trop­po “ma una vol­ta que­sta par­te del mon­do appar­te­ne­va all’Unione Sovie­ti­ca”: geo­gra­fi­ca­men­te con­qui­sta­ta con vio­len­za dai rus­si — lo si dovreb­be ammet­te­re sen­za dif­fi­col­tà al gior­no d’oggi — que­sto con­fi­ne men­ta­le di equi­pa­ra­re Rus­si e Ucrai­na, non è anco­ra sta­to supe­ra­to.
E allo­ra leg­gen­do e medi­tan­do intor­no a que­sto pae­se, ci si pone del­le doman­de anche sul­la pro­pria iden­ti­tà: che cos’è Euro­pa, dov’è il con­fi­ne? Dove ini­zia e quan­do fini­sce? Che cos’è che deter­mi­na il ter­ri­to­rio comu­ne tra noi e l’Ucraina?
L’autore impli­ci­ta­men­te ci dà la rispo­sta por­tan­do alla cono­scen­za, per chi è digiu­no di que­sti luo­ghi, che un tem­po Lviv fu anche Leo­po­li e Lem­berg sot­to il domi­nio asbur­gi­co, e ita­lia­ni e arme­ni era­no soli­ti visi­ta­re e abi­ta­re que­ste ter­re; che cit­tà comeLutsk e Kamya­ne­ts Podil­sky gode­va­no del Dirit­to di Mag­de­bur­go ma anche del­la bene­di­zio­ne del Pon­te­fi­ce di Roma e per seco­li ter­ri­to­rio con­te­so tra regnan­ti polac­chi all’ultima fron­tie­ra col nemi­co otto­ma­no.
Per­man­go­no però mol­te cose in Ucrai­na che non appa­io­no “euro­pee” e han­no più il gusto misti­co estre­mi­sta che, in alcu­ni casi, con­trad­di­stin­gue cer­ti modi di pen­sa­re sla­vo orientali: dal movi­men­to di Asgar­da, effi­ca­ce­men­te ripor­ta­to dall’autore, all’uso inu­til­men­te auto­ri­ta­rio del­le isti­tu­zio­ni gover­na­ti­ve e dei por­ti­nai degli alber­ghi ai pro­cla­mi con­ti­nui che ogni cosa è “nasha” (nostra): nasha piva (nostra bir­ra), nasha Ucrai­nanasha stra­nà (nostro pae­se).
E però a Lviv non si respi­ra l’aria auto­ri­ta­ria di Mosca ma nem­me­no a Done­tsk.
Done­tsk non si sen­te Rus­sia e que­sto è riba­di­to da Di Pasqua­le, seb­be­ne i lega­mi tra que­sta cit­tà del Don­bas e la Fede­ra­zio­ne Rus­sa sia­no tra­di­zio­nal­men­te e cul­tu­ral­men­te mol­to stret­ti.
Ucrai­na come con­fi­ne tra due real­tà ed enti­tà cul­tu­ra­li (una occi­den­ta­le, mit­tleu­ro­pea e l’altra rus­sa e orto­dos­sa): è un pae­se ibri­do, come un colo­re mischia­to che par­te da colo­ri puri e si dis­sol­ve in sfu­ma­tu­re del tut­to par­ti­co­la­ri.
A que­sto è dovu­to l’innegabile fasci­no di que­sto pae­se: di non esse­re mono­to­no e pre­de­ter­mi­na­to.
Si rischia il mani­co­mio ad affron­ta­re tema­ti­che iden­ti­ta­rie su que­sto pae­se ma senz’altro si può dire che Mas­si­mi­lia­no abbia col­to il pun­to essen­zia­le del­la que­stio­ne iden­ti­ta­ria di que­sto popo­lo:

il popo­lo ucrai­no è “con­ta­mi­na­to” nel bene e nel male 

Ucrai­na ter­ra inva­sa, ter­ra di con­vi­ven­za paci­fi­ca ma anche di mas­sa­cri, ter­ra libe­ra­ta e da libe­ra­re, ter­ra inqui­na­ta dal nuclea­re e dal­le fab­bri­che del suo lato orien­ta­le.
Una con­ta­mi­na­zio­ne chia­ra e resa evi­den­te nel­le pagi­ne del libro attra­ver­so diver­si aspet­ti su cui l’autore si foca­liz­za: la let­te­ra­tu­ra, l’architettura e le etnie che in que­sta ter­ra abi­ta­no, han­no abi­ta­to il suo­lo ucrai­no e l’hanno inde­le­bil­men­te con­di­zio­na­to.
Ebrei, tede­schi, arme­ni, ucrai­ni, polac­chi, unghe­re­si, sci­ti, rus­si, tata­ri, geno­ve­si, cau­ca­si­ci: tut­ti a loro modo han­no con­tri­bui­to alla for­ma­zio­ne di quel­lo che è il più gran­de pae­se di Euro­pa per esten­sio­ne geo­gra­fi­ca.
Di Pasqua­le ren­de ono­re alle vit­ti­me del disa­stro di Chor­no­byl, l’ultima (e male­det­ta) con­ta­mi­na­zio­ne di que­sta ter­ra, il lasci­to più ter­ri­bi­le che l’URSS abbia mai potu­to tra­smet­ter­ci.

Crea­zio­ne che risve­glia dall’oblio e che ci avvi­ci­na a un popo­lo.

Chi è digiu­no del­la sto­ria di que­sto pae­se tro­ve­rà modo di com­pren­de­re meglio il com­ples­sis­si­mo mosai­co di cui si com­po­ne que­sta ter­ra.
Il libro di Di Pasqua­le è anche un modo per non dimen­ti­ca­re le tra­ge­die del popo­lo ucrai­no (e lo fa sapien­te­men­te, in modo da non incor­re­re nel rischio di raf­fi­gu­ra­re l’Ucraina come un pae­se vit­ti­mi­sta che si pian­ge sem­pre addos­so e par­la solo del­le sue disgra­zie).
Tra le tra­ge­die del pas­sa­to di cui si par­la – e che è comun­que d’obbligo citar­le —  non c’è sola­men­te quel­la del popo­lo ucrai­no (holo­do­mor) e del popo­lo ebrai­co ma anche quel­la dei tata­ri e degli ita­lia­ni di Cri­mea avve­nu­ta ai tem­pi di Sta­lin.
Anche la Cri­mea, infat­ti, è Ucrai­na e con­fi­ne dell’Europa soprat­tut­to per un moti­vo: si pos­so­no trat­ta­re le tema­ti­che del­la depor­ta­zio­ne dei tata­ri e degli ita­lia­ni di Cri­mea dal momen­to in cui la peni­so­la è con­trol­la­ta e gesti­ta da Kiev e non da Mosca.
Dif­fi­cil­men­te sareb­be­ro sta­te pos­si­bi­li del­le inda­gi­ni così appro­fon­di­te se la Cri­mea al gior­no d’oggi fos­se appar­te­nu­ta ai rus­si (a loro è dovu­ta la con­qui­sta di que­sta peni­so­la, un tem­po appar­te­nu­ta ai Khan di Cri­mea), assai poco incli­ni ai mea cul­pa.
Vie­ne ripor­ta­to anche come la peni­so­la resta con­te­sa tra una dia­spo­ra riap­pro­pria­ta­si del­la sua patria e una par­te di Rus­sia di stam­po bel­li­ci­sta che la rivor­reb­be ter­ri­to­rio colo­nia­le pan­rus­so (nasha).
La pre­sen­za del popo­lo ucrai­no e la pro­prie­tà odier­na del­la peni­so­la a Kiev, for­tu­na­ta­men­te, non per­met­te la rea­liz­za­zio­ne di que­sta sce­men­za.

Un omag­gio all’ucrainicità 

Di Pasqua­le non nascon­de le sue pas­sio­ni nel­la nar­ra­zio­ne: la giu­sta atten­zio­ne dedi­ca­ta alle bel­le ragaz­ze del luo­go, il suo inte­res­se per il fol­clo­re e i costu­mi del­la gen­te loca­le, lo stra­no gusto este­ti­co — da me con­di­vi­so — per le orro­ri­fi­che archi­tet­tu­re sovie­ti­che di mol­te cit­tà.
Con la sua pre­di­le­zio­ne per il mon­do del­la let­te­ra­tu­ra poi, vie­ne resa giu­sti­zia a poe­ti ed intel­let­tua­li nazio­na­li come Ivan Franko, Anna Ahma­to­va, Lesya Ukray­in­ka, Taras Shev­chen­ko e altri auto­ri impor­tan­ti ma a noi poco cono­sciu­ti (uno su tut­ti l’ebreo Bru­no Schulz).
Ven­go­no esa­mi­na­ti in modo del tut­to par­ti­co­la­re i luo­ghi sacri dell’ortodossia come ilavra di Pochay­iv e Kyiv (Kiev) e a que­ste tema­ti­che impe­gna­te ci sono sem­pre degli age­vo­li inter­mez­zi in cui l’autore fa le sue con­si­de­ra­zio­ni, suda, si irri­ta per i prez­zi esa­ge­ra­ti dei taxi e con­trat­ta o si ripo­sa assa­po­ran­do i gusto­si ed eccel­len­ti cibi ucrai­ni, tata­ri e geor­gia­ni.
Mas­si­mi­lia­no Di Pasqua­le ha reso omag­gio e ono­re, con il suo libro, al popo­lo ucrai­no ma anche a noi ita­lia­ni: agli ucrai­ni ha dato una car­ta in mano per esse­re capi­ti e rispet­ta­ti, ad esse­re con­si­de­ra­ti come un popo­lo di una nazio­ne a tut­ti gli effet­ti, con una loro sto­ria, una loro lin­gua e una loro pecu­lia­re visio­ne del mon­do distin­ta dai vici­ni di casa (sia­no essi rus­si, polac­chi o rume­ni).
Così poco si è volu­to far sape­re di que­sta par­te del mon­do in cui è l’Ucraina che ogni pub­bli­ca­zio­ne divul­ga­ti­va, per la nostra socie­tà, è come una man­na dal cie­lo per tut­ti noi.
Agli ita­lia­ni, inve­ce, con que­sta pub­bli­ca­zio­ne vie­ne data la pos­si­bi­li­tà di usci­re dai soli­ti luo­ghi comu­ni che su que­sto pae­se abbon­da­no e sono sem­pre gli stes­si (inu­ti­le elen­car­li, il let­to­re gli ha già nel­la sua testa).
Con­si­glio a tut­ti que­sta let­tu­ra per com­pren­de­re meglio l’Ucraina, un pae­se che ha gran­dis­si­ma impor­tan­za per l’Europa tut­ta: dal pun­to di vista cul­tu­ra­le non­ché geo­po­li­ti­co (e quest’ultimo pun­to è assai chia­ri­to da Di Pasqua­le in alcu­ne sezio­ni dedi­ca­te alla poli­ti­ca ucrai­na con­tem­po­ra­nea).
Quel­lo che però mi affa­sci­na di più dell’opera del gior­na­li­sta pesa­re­se è come, in modo diver­ten­te, intel­li­gen­te e appas­sio­nan­te, sia sta­to in gra­do di por­ta­re a far com­pren­de­re al let­to­re cosa signi­fi­chi tro­var­si in una ter­ra irri­sol­ta che è al tem­po stes­so un con­fi­ne cul­tu­ra­le e ter­ri­to­ria­le.
l’Ucraina con­tie­ne due ani­me ma vuo­le esse­re un uni­ta e indi­pen­den­te in una Euro­pa rispet­to­sa e che tute­li la sua calei­do­sco­pi­ca sovra­ni­tà e iden­ti­tà nazio­na­le: occi­den­ta­le, cat­to­li­ca, mid­de­leu­ro­pea, sla­va orien­ta­le, orto­dos­sa, ucrai­no­fo­na, rus­so­fo­na, tata­ra, unghe­re­se…..

Mi fer­mo qui, sareb­be inu­ti­le con­ti­nua­re: a voi il pia­ce­re di assa­po­ra­re la let­tu­ra di que­sto mera­vi­glio­so e indi­spen­sa­bi­le libro per una più age­vo­le com­pren­sio­ne di que­sto gran­de e intri­ca­to pae­se che è l’Ucraina!

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Ucraina terra di confine”, il nuovo viaggio di Massimiliano Di Pasquale

| affaritaliani.it | Vener­dì 14 set­tem­bre 2012 |

Leg­gen­do Ucrai­na ter­ra di con­fi­ne. Viag­gi nell’Europa sco­no­sciu­ta di Mas­si­mi­lia­no Di Pasqua­le – scri­ve Oxa­na Pachlo­v­ska, docen­te di Ucrai­ni­sti­ca all’Università “La Sapien­za” di Roma – mi veni­va­no sem­pre in men­te cer­te figu­re sto­ri­che più o meno note degli instan­ca­bi­li viag­gia­to­ri ita­lia­ni gra­zie ai qua­li noi abbia­mo reso­con­ti affa­sci­nan­ti dell’Est euro­peo o dell’Asia. In quei rac­con­ti di diver­si Mar­co Polo degni di miglior for­tu­na ci pote­va­no esse­re ine­sat­tez­ze o incom­ple­tez­ze, ma non man­ca­va mai la volon­tà sin­ce­ra di capi­re l’Altro, di instau­ra­re con lui un dia­lo­go.

Lo spi­ri­to che infor­ma Di Pasqua­le – che fa pro­pria la lezio­ne di gran­di nar­ra­to­ri di viag­gio come Chat­win, Kapuś­ciń­ski e Ter­za­ni – scri­ve anco­ra Pachlo­v­ska è quel­lo di “un Mar­co Polo moder­niz­za­to che non man­ca mai di stu­pir­ci in que­sta sua ope­ra disin­vol­ta e accat­ti­van­te, sem­pre lon­ta­na come non mai dal­la bana­li­tà di tan­te gui­de turi­sti­che che van­no per la mag­gio­re”.

Il testo, intri­so di riman­di let­te­ra­ri, di discor­si con per­so­nag­gi noti e ano­ni­mi, di inter­vi­ste e mere chiac­chie­re coi pas­san­ti, è un pat­ch­work fasci­no­so capa­ce di resti­tui­re la cifra ’sin­co­pa­ta’ di un pae­se polie­dri­co e dal­le infi­ni­te sfac­cet­ta­tu­re. L’Ucraina rac­con­ta­ta dall’autore in un libro impre­zio­si­to da un inser­to foto­gra­fi­co di ben 16 pagi­ne cura­to dal­lo stes­so Di Pasqua­le, è un pae­se nuo­vo e dina­mi­co che tra acce­le­ra­zio­ne e fer­ma­te, stop and go, sta cer­can­do, non sen­za dif­fi­col­tà, di lasciar­si alle spal­le la pati­na bru­mo­sa del post-tota­li­ta­ri­smo per diven­ta­re sog­get­to del­la Sto­ria.

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Ucraina terra di confine”: guida elegante e snob, firmata Max Di Pasquale [Il Sirente, 2012]

Tisca­li Social News | Lune­dì 25 giu­gno 2012 | Gian­fran­co Fran­chi |

Si par­la di Ucrai­na, da qual­che anno a que­sta par­te, addi­rit­tu­ra al di qua del­le Alpi, nel nostro infe­li­ce, pre­sun­tuo­so bel­pae­se; tut­to è comin­cia­to con un vec­chio spot, cre­do del Cor­rie­re del­la Sera, in cui un’astronave cade­va pro­prio sul ter­ri­to­rio d’una del­le nazio­ni nate dal­la disgre­ga­zio­ne dell’impero sovie­ti­co – appa­ri­va una vec­chia con­ta­di­na che inse­gna­va a dire “Ucrai­na” non sol­tan­to agli astro­nau­ti rus­si, ma agli ita­lia­ni al gran com­ple­to. Da que­sta pri­ma, robu­sta [si fa per dire] aper­tu­ra noial­tri ita­lia­ni abbia­mo dedi­ca­to pro­gres­si­vo, cre­scen­te spa­zio ai cal­cia­to­ri ucrai­ni [Shev­chen­ko in pri­mis], alle pit­to­re­sche pro­te­ste nude del­le neo­fem­mi­ni­ste ucrai­ne, le cele­ber­ri­me Femen, al colo­re del­la rivo­lu­zio­ne demo­cra­ti­ca di qual­che anno fa [“aran­cio­ne”], sco­pren­do en pas­sant, con negli­gen­za com­pli­ce, una depor­ta­zio­ne d’una popo­la­zio­ne ita­lia­na di Cri­mea [va da sé, per mano socia­li­sta, intel­li­gen­za sta­li­ni­sta] e for­se qual­che memo­ria degli anni bel­li di Feo­do­sia, vale a dire del­la Caf­fa geno­ve­se. Vie­ne a que­sto pun­to a col­ma­re le nostre carat­te­ri­sti­che lacu­ne tri­co­lo­ri un sag­gio del gior­na­li­sta e scrit­to­re mar­chi­gia­no Mas­si­mi­lia­no Di Pasqua­le, clas­se 1969: “Ucrai­na ter­ra di con­fi­ne”, pub­bli­ca­to dai tipi del Siren­te nel­la pri­ma­ve­ra 2012, è una gui­da intel­li­gen­te, snob e appas­sio­nan­te. È una gui­da che vie­ne a par­lar­ci di una ter­ra dal­la sto­ria com­ples­sa, mul­tiet­ni­ca e mul­ti­cul­tu­ra­le, bene­det­ta da un buon nume­ro di let­te­ra­ti di fama inter­na­zio­na­le, di gran­de rile­van­za stra­te­gi­ca nel con­cer­to euro­peo; è un libro che ci alfa­be­tiz­za a dove­re sul­la que­stio­ne Tymošen­ko, sen­si­bi­liz­zan­do­ci da ogni pun­to di vista, e ammo­nen­do­ci sull’opportunità di non sot­to­va­lu­tar­ne le impli­ca­zio­ni; è un sag­gio che rac­con­ta quan­to ter­ri­bi­le sia la nega­zio­ne o la ridu­zio­ne del­la memo­ria del geno­ci­dio degli ucrai­ni per mano socia­li­sta sovie­ti­ca, l’Holo­do­mor, e quan­to roman­ti­ca sia la memo­ria dell’antico regno dei Rus’ di Kiev, gran­de ami­co di Costan­ti­no­po­li; è un gran­de atto d’amore di un let­te­ra­to ita­lia­no appas­sio­na­to di cul­tu­ra ucrai­na – vero pon­te pop tra l’Italia e l’Ucraina. For­se l’unico sin qui emer­so a un cer­to livel­lo.

Ucrai­na. Ter­ra di con­fi­ne”, come osser­va la docen­te di ucrai­ni­sti­ca Oxa­na Pachlo­v­ska, nel­la post­fa­zio­ne, è un libro che lascia gran­de spa­zio alle remi­ni­scen­ze e agli aned­do­ti let­te­ra­ri, pre­fe­ren­do sem­pre rivol­ger­si a un pub­bli­co com­pe­ten­te, dis­se­mi­nan­do con ele­gan­za omag­gi e rife­ri­men­ti a Gogol, al gali­zia­no asbur­gi­co Jose­ph Roth, a Sta­ni­slaw Lem, a Bru­no Schulz, a Michail Bul­ga­kov, a Gre­gor von Rez­zo­ri e a von Sacher-Masoch. Ma si sco­pro­no figu­re pro­ba­bil­men­te meno note, da que­ste par­ti, come Ivan Franko, arte­fi­ce del rin­no­va­men­to let­te­ra­rio ucrai­no di tar­do Otto­cen­to – in suo ono­re la cit­tà di Sta­ny­sla­viv è diven­ta­ta Iva­no-Frank­i­v­sk – e fau­to­re d’un’Ucraina libe­ra e demo­cra­ti­ca, nemi­ca del mar­xi­smo: mar­xi­smo che quel gran­de ave­va già sta­na­to: “reli­gio­ne dog­ma­ti­ca fon­da­ta sull’odio e la lot­ta di clas­se”, scri­ve­va, ben pri­ma del­la car­ne­fi­ci­na sovie­ti­ca del Nove­cen­to. Oppu­re, si sco­pro­no figu­re come Taras Shev­chen­ko, poe­ta ed eroe nazio­na­le ucrai­no, mor­to a Pie­tro­bur­go nel 1861; si trat­ta di un ere­de del­la tra­di­zio­ne dei Kob­zar, spie­ga Di Pasqua­le, vale a dire i “miti­ci can­ta­sto­rie ucrai­ni”. Ed è uno che ha sapu­to dire “lot­ta­te e vin­ce­re­te” non solo all’Ucraina, ma alla Polo­nia, alla Let­to­nia, all’Estonia, alla Litua­nia, alla Mol­do­va, ai popo­li del Cau­ca­so e dell’Asia, agli stes­si Rus­si [p. 101]. Un ribel­le demo­cra­ti­co e anti­cle­ri­ca­le – nemi­co dell’imperialismo rus­so, ami­co del popo­lo.

Ho tro­va­to bel­le e ispi­ra­te le pagi­ne sul­le cit­tà di Leo­po­li e Kyiv (Kyev), su Seba­sto­po­li, Odes­sa e Yal­ta; roman­ti­che le note sul “Robin Hood dei Car­pa­zi”, Olek­sa Dov­bush, già omag­gia­to da una novel­la di von Sacher-Masoch; mici­dia­li le note sul­le Asgar­da, e sul­la rea­le nazio­na­li­tà del­le Amaz­zo­ni; equi­li­bra­te e tri­sti le pagi­ne sul­la Shoah, e sul disa­stro nuclea­re di Cher­no­byl [già: è in Ucrai­na, non in Rus­sia], e one­ste e luci­de le epi­so­di­che pun­zec­chia­te anti­so­vie­ti­che, fon­da­te su argo­men­ta­zio­ni serie e su una docu­men­ta­zio­ne tosta. Tor­ne­rò sen­za dub­bio a con­sul­ta­re que­sto testo. Muo­vo un’ovvia cri­ti­ca: man­ca un’indice dei nomi – ciò è incom­pren­si­bi­le, e sba­glia­to – e un’altra, for­se meno ovvia; vale a dire che ogni tan­to ho sof­fer­to un po’ che qual­che capi­to­lo fos­se sta­to scrit­to cin­que o sei anni fa, e altri inve­ce più di recen­te. S’è trat­ta­to d’un cor­to­cir­cui­to comun­que non fasti­dio­so – sol­tan­to, ovvia­men­te, perio­di­ca­men­te sen­si­bi­le.

Spe­ria­mo dav­ve­ro che a par­ti­re da que­sto sag­gio in tan­ti s’avvicinino con altro entu­sia­smo a que­sta ter­ra di fron­tie­ra [“u-krayi-na” è un’etimo che non tra­di­sce, accen­na l’autore a pagi­na 217], accan­to­nan­do per­ples­si­tà e pre­giu­di­zi sul gri­gio­re ere­di­ta­to dal­la vec­chia Urss: la coper­ti­na, con quel­la bel­la Chie­sa di San­ta Cate­ri­na di Cher­ni­hiv, è una veri­di­ca pro­mes­sa di ele­gan­za, cul­tu­ra e viva­ci­tà. Dimen­ti­ca­vo – mol­to ben fat­to l’inserto foto­gra­fi­co.

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Il cambiamento è irreversibile presto toccherà anche la politica

La Repub­bli­ca | Saba­to 16 giu­gno 2012 | Dona­tel­la Alfon­so |

LA LIBERTÀ ha sem­pre un prez­zo ma, avver­te Kha­led al Kha­mis­si, scrit­to­re e regi­sta cai­ro­ta che con il suo bestsel­ler Taxi (tra­dot­to in Ita­lia da “il Siren­te”) ha dato voce a pro­te­ste, sen­ti­men­ti, desi­de­ri del popo­lo egi­zia­no negli ulti­mi anni del regi­me di Hosni Muba­rak, «ormai è ini­zia­to un pro­ces­so irre­ver­si­bi­le, in Egit­to come negli altri Pae­si ara­bi. Pos­so­no anche veni­re i mili­ta­ri, può gover­na­re Sha­fiq, ma quel­la che è già una for­te tra­sfor­ma­zio­ne socia­le diven­te­rà, nell’ arco di due o tre anni, anche poli­ti­ca. È una rivo­lu­zio­ne sen­za par­ti­ti, pro­gram­mi, lea­der, ma è un per­cor­so di liber­tà. La stra­da è lun­ga, aspet­ta­te­ci: tra die­ci anni ci vedre­te». Kha­led al Kha­mis­si, si può par­la­re di un gol­pe in Egit­to? «La stam­pa occi­den­ta­le ado­ra i ter­mi­ni for­ti, ma io non la pen­so così. Se devo dire la veri­tà, non me ne impor­ta nul­la di quel­lo che acca­de sul­la cima del­la pira­mi­de, per­ché io guar­do alla base del­la pira­mi­de. Non inte­res­sa a me e non inte­res­sa alla gen­te. Che tor­ni Sha­fiq, che i mili­ta­ri pren­da­no il pote­re… sarà solo un pro­ble­ma di ver­ti­ce. I cam­bia­men­ti socia­li ormai sono irre­ver­si­bi­li». Ritor­no dei vec­chi gover­nan­ti, vit­to­ria dell’ Islam radi­ca­le un po’ dap­per­tut­to: la pri­ma­ve­ra ara­baè fini­ta? «Lo ripe­to dal gen­na­io del 2011: non c’ è nes­su­na pri­ma­ve­ra ara­ba, ma un cam­bia­men­to socia­le che con­ti­nua e por­te­rà a una vera tra­sfor­ma­zio­ne di tut­ti i nostri Pae­si entro una deci­na d’ anni. La gen­te sa che ci vuo­le tem­po, ma ha fidu­cia nel lun­go perio­do. Non teme né Sha­fiq, né i Fra­tel­li musul­ma­ni per­ché cre­de nel­la liber­tà, che gli isla­mi­sti inve­ce com­bat­to­no. Sha­fiq vuo­le veni­re? Bene, che ven­ga. Non cam­bie­rà quan­to sta acca­den­do alla base del­la socie­tà». Da quan­to lei dice sem­bra che i mili­ta­ri sia­no qua­si dei garan­ti del­la tra­sfor­ma­zio­ne: non teme inve­ce una guer­ra civi­le come ci fu in Alge­ria? «No, è pas­sa­to mol­to tem­po, la sto­ria è diver­sa, c’ è Inter­net, c’ è la pos­si­bi­li­tà di espri­mer­si e il corag­gio di far­lo. Inol­tre, non c’ è un nuo­vo pote­re isla­mi­co, i movi­men­ti radi­ca­li, negli anni, sono sta­ti soste­nu­ti e finan­zia­ti sia da Sadat che, soprat­tut­to, da Muba­rak. E, per quan­to riguar­da il Con­si­glio supre­mo del­le For­ze arma­te, non vedo la pos­si­bi­li­tà di una sfi­da tra il ritor­no al pote­re dell’ Ancien régi­me e un nuo­vo pote­re isla­mi­co. Ci sono inte­res­si poli­ti­ci e finan­zia­ri da difen­de­re, ser­ve una sta­bi­li­tà». Pen­sa a un ruo­lo degli intel­let­tua­li in que­sto per­cor­so di cre­sci­ta demo­cra­ti­ca? «No, gli intel­let­tua­li non han­no un peso suf­fi­cien­te. È la clas­se media, e soprat­tut­to sono i gio­va­ni, per­ché il 60 per cen­to degli egi­zia­ni ha meno di 25 anni, che non inten­do­no accet­ta­re né la for­ma­li­tà del siste­ma di Muba­rak né di quel­lo dei Fra­tel­li musul­ma­ni. Si andrà pro­gres­si­va­men­te ver­so una con­cre­tiz­za­zio­ne poli­ti­ca di quan­to si sta già facen­do sot­to il pro­fi­lo socia­le». Lei, quin­di, che futu­ro vede per il suo Pae­se? «Io sono otti­mi­sta. Il cam­bia­men­to e la liber­tà saran­no al pote­re tra una deci­na d’ anni. Aspet­ta­te­ci».

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Il successo di “Amalgam”, blog e fumetto della libanese Maya Zankoul

| Con­tro­cam­pus | Lune­dì, 19 dicem­bre 2011 | Bene­det­ta Miche­lan­ge­li |

Si chia­ma Amal­gam ed è uno dei blog più segui­ti del mon­do ara­bo. L’autrice è la ven­ti­cin­quen­ne liba­ne­se Maya Zan­koul: ha stu­dia­to Gra­phic Desi­gn e seguen­do la sua pas­sio­ne per il dise­gno ha crea­to que­sto blog nel qua­le da due anni con­di­vi­de vignet­te che par­la­no del­la socie­tà liba­ne­se, sul­la scia di Mar­ja­ne Satra­pi che con Per­se­po­lis ha fat­to il suo rac­con­to del­la vita in Iran.
La gio­va­ne autri­ce liba­ne­se non ave­va pen­sa­to ad un libro: ini­zial­men­te l’idea era quel­la di sfrut­ta­re le poten­zia­li­tà del web per con­di­vi­de­re le vignet­te che face­va, inse­guen­do la pas­sio­ne del dise­gno che ha dall’età di cin­que anni. Non sol­tan­to imma­gi­ni che potes­se­ro dar sfo­go alla fru­stra­zio­ne cau­sa­ta dal­le con­trad­di­zio­ni e ingiu­sti­zie del­la socie­tà del suo pae­se, ma anche sem­pli­ci rac­con­ti di vicen­de quo­ti­dia­ne.
Maya si è fat­ta cono­sce­re nel 2009 quan­do in occa­sio­ne del­le ele­zio­ni in Liba­no ha rea­liz­za­to del­le vignet­te “poli­ti­che” che han­no incu­rio­si­to media e gio­va­ni uten­ti del web. Sono sta­ti gli ami­ci di Maya a stam­pa­re tut­te le vignet­te del suo blog come rega­lo di com­plean­no. Suc­ces­si­va­men­te l’autrice ha auto­pro­dot­to il suo libro, stam­pan­do­ne 1000 copie. Con­tro ogni aspet­ta­ti­va il libro Amal­gam ha rag­giun­to il quin­to posto nel­le clas­si­fi­che di ven­di­ta del Vir­gin Mega­sto­re di Bei­rut. Ades­so il fumet­to in due volu­mi è sta­to tra­dot­to in ita­lia­no ed è edi­to da il Siren­te.
Maya è nata a Bei­rut ed è cre­sciu­ta a Jed­dah in Ara­bia Sau­di­ta dove ha fre­quen­ta­to la scuo­la fran­ce­se. Per i suoi pri­mi dise­gni usa­va il dia­let­to liba­ne­se. Scel­ta sosti­tui­ta pre­sto dall’inglese. Non ha avu­to pro­ble­mi di cen­su­ra in quan­to Inter­net in liba­no non sem­bra attual­men­te esse­re sog­get­to a con­trol­li, come acca­de in mol­ti altri pae­si ara­bi.
Que­ste vignet­te par­la­no del­le gra­vi ingiu­sti­zie socia­li, del­la cor­ru­zio­ne, del maschi­li­smo del­la socie­tà liba­ne­se. Ma lo fan­no con una giu­sta dose di humor, chia­ve del suc­ces­so di Maya. Tan­ti dise­gni sono dedi­ca­ti alla con­trad­dit­to­ria con­di­zio­ne del­le don­ne liba­ne­si: la liber­tà di indos­sa­re qual­sia­si capo di abbi­glia­men­to, l’ossessione dell’apparire per­fet­te soprat­tut­to gra­zie alla chi­rur­gia pla­sti­ca e paral­le­la­men­te la loro posi­zio­ne di sot­to­mis­sio­ne nel­la socie­tà. Dal­la strut­tu­ra patriar­ca­le in cui sono inse­ri­te, alla vio­len­za dome­sti­ca che spes­so subi­sco­no e dal­la qua­le è dif­fi­ci­le usci­re anche a cau­sa del­la man­can­za di una rete di pro­te­zio­ne fem­mi­ni­le. Insom­ma, una don­na che appa­re ma che non può deci­de­re nul­la, pri­va­ta anche del dirit­to di tra­smet­te­re la nazio­na­li­tà ai pro­pri figli.

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Benvenuti nella “nostra” Hillbrow. Parola di Phaswane Mpe

L’Opinione del­le liber­tà | Mer­co­le­dì 24 ago­sto 2011 | Maria Anto­niet­ta Fon­ta­na |

Il libro mi ha sor­pre­so e scon­vol­to al tem­po stes­so. Sor­pre­so per­ché ave­vo vis­su­to per­so­nal­men­te ad Hill­brow tra novem­bre e dicem­bre 1984, quan­do mi tro­va­vo in Sud Afri­ca per effet­tua­re una ricer­ca di mer­ca­to per con­to dell’ICE. A quell’epoca Hill­brow, quar­tie­re resi­den­zia­le posto sul­la col­li­na che sovra­sta l’altopiano su cui si erge Johan­ne­sburg, era una sor­ta di pun­to di incro­cio di etnie diver­se, a pre­va­len­za bian­ca: era­no anco­ra gli anni dell’apartheid, ma ad Hill­brow — che era sor­ta negli Anni Set­tan­ta come zona resi­den­zia­le “bor­ghe­se” — già si leg­ge­va­no i segni di un cam­bia­men­to.
Per­so­nal­men­te allog­gia­vo nel­la par­te ebrai­ca del quar­tie­re, e per rag­giun­ger­la a pie­di ave­vo vis­su­to anche le mie bra­ve disav­ven­tu­re (un inse­gui­men­to da par­te di un cri­mi­na­le a sco­po di rapi­na? Di stu­pro? Di tutt’e due? Chis­sà… For­tu­na­ta­men­te riu­scii a rag­giun­ge­re il mio allog­gio pri­ma che egli rag­giun­ges­se me).
Il quar­tie­re che man­te­ne­va anco­ra, oltre al suo cosmo­po­li­ti­smo, una carat­te­ri­sti­ca pro­gres­si­sta e anche intel­let­tua­le, era già sot­to­po­sto a quel pro­ces­so di degra­do, dovu­to soprat­tut­to a una pia­ni­fi­ca­zio­ne mio­pe e caren­te, che nel cor­so del tem­po lo ha tra­sfor­ma­to in una zona peri­co­lo­sa, deca­du­ta, intri­sa di cri­mi­na­li­tà, abi­ta­ta da una popo­la­zio­ne invi­si­bi­le, se non per la pro­pria abiet­ta pover­tà.
Eppu­re, la Hill­brow post-apar­theid descrit­ta da Pha­swa­ne Mpe nel suo libro resta un luo­go affet­ti­va­men­te attraen­te: non è un caso che il tito­lo in ingle­se del libro suo­ni “Wel­co­me to our Hill­brow”: quell’ “our”, “nostro”, ci dice tut­to a pro­po­si­to del rap­por­to tra il quar­tie­re e i suoi abi­tan­ti.
Che poi nell’Hillbrow di Mpe si evi­den­zi il pro­fon­do odio xeno­fo­bo, l’intolleranza raz­zia­le che era tipi­ca dei rap­por­ti inter-raz­zia­li all’interno del Sud Afri­ca, per­fi­no tra le diver­se etnie di colo­re ori­gi­na­rie del luo­go, anche pri­ma del crol­lo del regi­me di segre­ga­zio­ne; o anco­ra il deva­stan­te dif­fon­der­si dell’AIDS faci­li­ta­to dal­la pro­mi­scui­tà ses­sua­le; tut­to que­sto non influi­sce mini­ma­men­te sull’affetto per Hill­brow, che non è più solo luo­go geo­gra­fi­co, ma che diven­ta luo­go dell’anima.
Su tut­to, l’arte di Mpe : una sor­ta di can­to dispie­ga­to, una bal­la­ta can­ti­le­nan­te, che cul­la il let­to­re con ama­ra dol­cez­za, fa fio­ri­re sot­to il suo sguar­do i vari per­so­nag­gi, li accom­pa­gna mano nel­la mano fino alla loro mor­te annun­cia­ta: il sui­ci­dio di Refen­tše e la pre­an­nun­cia­ta mor­te di Refil­we a cau­sa dell’AIDS che pure si “respi­ra­no” attra­ver­so tut­te le pagi­ne del libro, e ne costi­tui­sco­no il fil rou­ge, sono vis­su­te sen­za il pathos del dram­ma.
Dal­la pri­ma pagi­na del libro sap­pia­mo che il pro­ta­go­ni­sta non è più tra noi, ma con­ti­nua a costi­tui­re l’interlocutore cui ideal­men­te l’io nar­ran­te del­lo scrit­to­re onni­scien­te (che pure c’è e non c’è, non assur­ge mai al ran­go di giu­di­ce, ma si limi­ta a un dia­lo­go con­ti­nuo con i suoi per­so­nag­gi) si rivol­ge.
Non è sol­tan­to un libro corag­gio­so, quel­lo di Mpe: è un pic­co­lo gran­de libro, la cui pro­sa ori­gi­na­le e leg­ge­ra cela una con­si­de­re­vo­le for­za, un mes­sag­gio dirom­pen­te, un gri­do di allar­me.
Mpe si ribel­la alla real­tà deca­den­te del­la Hill­brow, mostro ten­ta­co­la­re, in cui vive sol­tan­to set­te anni pri­ma del pro­prio sui­ci­dio get­tan­do­si dal ven­te­si­mo pia­no del palaz­zo in cui abi­ta, ma di cui ama l’aspetto cosmo­po­li­ta e gli spun­ti con­ti­nui di rifles­sio­ne.
Mpe por­ta avan­ti la pro­pria cam­pa­gna con­tro gli ste­reo­ti­pi e i pre­giu­di­zi, di qual­sia­si tipo essi sia­no. E che Refil­we tra­scor­ra un perio­do tra la mor­te di Refen­tše e il ritor­no alla nati­va Tira­gan­long (ritor­no per morir­vi, appun­to) ad Oxford è emble­ma­ti­co di quel che Mpe vuo­le dir­ci: cia­scu­no di noi ha la pro­pria per­so­na­le Hill­brow con cui fare i con­ti, e il rischio dell’umanità del ven­tu­ne­si­mo seco­lo è quel­lo di vive­re estra­nian­do­si dal­la pro­pria real­tà.
Il nostro peri­co­lo, insom­ma, è quel­lo di non rico­no­sce­re le nostre stes­se radi­ci, di fer­mar­ci alle appa­ren­ze, di non sape­re anda­re oltre.
Gra­zie all’editore, dun­que: bel­la ini­zia­ti­va, que­sta tra­du­zio­ne, e bel­la edi­zio­ne sep­pu­re con qual­che refu­so di trop­po.
Mi resta un dub­bio però.
Per­ché, nel­la pur pre­ge­vo­le tra­du­zio­ne in ita­lia­no, è spa­ri­to dal tito­lo pro­prio quel rife­ri­men­to così pre­zio­so alla “nostra” Hill­brow?

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