Ebe Pierini, “ItalNews”, 12 aprile 2017

IL RAGAZZO DI ALEPPO CHE HA DIPINTO LA GUERRA di Sumia Sukkar

La guerra raccontata attraverso i colori da un ragazzo di Aleppo

di Ebe Pie­ri­ni, “Ital­News”, 12 apri­le 2017

Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra : Sumia SukkarImpri­me­re la guer­ra su tela.
Dipin­ger­la anche col san­gue vero del­le vittime.
É quel­lo che fa Adam, un ragaz­zi­no siria­no di 14 anni, mala­to del­la sin­dro­me di Asper­ger, orfa­no di madre. La sua came­ra pie­na zep­pa di tele dipin­te è il suo rifu­gio. É così che lui esor­ciz­za il dolo­re, tra­spo­nen­do­lo in un dipin­to. E quan­do il cibo scar­seg­gia e i mor­si del­la fame si fan­no sen­ti­re schiac­cia un tubet­to di colo­re e lo mangia.
É lui il pro­ta­go­ni­sta del roman­zo “Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra” (il Siren­te) di Sumia Suk­kar, scrit­tri­ce bri­tan­ni­ca di ori­gi­ni siriane.
I colo­ri e il conflitto.
Potreb­be appa­ri­re un con­nu­bio impos­si­bi­le e inve­ce diven­ta una chia­ve di let­tu­ra alter­na­ti­va. Ogni sen­ti­men­to, ogni sta­to d’animo vie­ne asso­cia­to ad una tin­ta e la guer­ra assu­me le sfu­ma­tu­re del nero, del gri­gio, del mar­ro­ne, del vio­la, del ros­so. Adam affron­ta il dram­ma che afflig­ge Alep­po e tut­ta la Siria gra­zie all’amore del­la sua fami­glia, di suo padre, del­la sorel­la Yasmi­ne, suo vero uni­co pun­to di rife­ri­men­to e dei suoi tre fra­tel­li e alla vici­nan­za di una gat­ta ran­da­gia che deci­de di chia­ma­re Liqui­ri­zia. Il dolo­re sfio­re­rà più vol­te i mem­bri del­la sua fami­glia e la mor­te entre­rà nel­la sua casa. A fare da cor­ni­ce la descri­zio­ne di una Alep­po vio­la­ta dai bom­bar­da­men­ti. La scuo­le chiu­se, le case distrut­te, i mor­ti per stra­da, il cibo che man­ca, l’acqua cen­tel­li­na­ta. In que­sto roman­zo ritro­via­mo la Siria che ci appa­re ormai dagli scher­mi tele­vi­si­vi, nei ser­vi­zi dei tele­gior­na­li, nei repor­ta­ge dei giornalisti.
In Adam rivi­vo­no tut­ti i bam­bi­ni che han­no vis­su­to e con­ti­nua­no a vive­re que­sta ter­ri­bi­le espe­rien­za. Lui ci ricor­da anche tut­te le vit­ti­me del­la guer­ra in Siria non da ulti­mi i bim­bi mor­ti ad Idlib per i gas del­le armi chi­mi­che. Pro­prio per que­sto il roman­zo è qua­si un repor­ta­ge per l’attualità del­le vicen­de che nar­ra e per la veri­di­ci­tà del­le vite che contiene.

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Marta Bellingreri, “Dialoghi Mediterranei”, marzo 2017

IL RAGAZZO DI ALEPPO CHE HA DIPINTO LA GUERRA di Sumia Sukkar

La Siria negli occhi di un bambino

di Mar­ta Bel­lin­ge­ri, “Dia­lo­ghi Medi­ter­ra­nei”, mar­zo 2017

Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra : Sumia SukkarDal­le foto di Alep­po, di Homs, di Idlib, di Daraa, di Raq­qa e da tan­te altre cit­tà o pae­si­ni siria­ni, è sem­pre più dif­fi­ci­le o raro imma­gi­na­re e vede­re colo­ri, tran­ne il ros­so del san­gue e il gri­gio dei defun­ti edi­fi­ci. A resti­tuir­mi, ogni tan­to, dei colo­ri, sono le foto e i video del­le poche ma tut­to­ra vive mani­fe­sta­zio­ni paci­fi­che del­la rivo­lu­zio­ne siria­na che pren­do­no anco­ra for­ma, nei pochi perio­di di tre­gua, in diver­se cit­tà fuo­ri dal con­trol­lo del regi­me [1].
Poi, è arri­va­ta, tra le mie let­tu­re, Sumia Suk­kar. Con un roman­zo straor­di­na­rio, Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra (edi­zio­ni il Siren­te 2016, trad. B. Beni­ni), con la for­za dell’immaginazione, die­tro la qua­le ci sono fat­ti real­men­te acca­du­ti e testi­mo­nia­ti in que­sti anni, tra­mi­te gli occhi di un gio­va­nis­si­mo ado­le­scen­te. Non uno qua­lun­que. Adam ha quat­tor­di­ci anni e la sin­dro­me di Asper­ger, una for­ma di auti­smo, che lo fa viag­gia­re con la men­te in un mon­do tut­to suo. Pie­no di colo­ri. Que­sti colo­ri sono nel­la sua men­te, ma soprat­tut­to nel­le per­so­ne e nei sen­ti­men­ti che ani­ma­no la sua cit­tà, sep­pur per­va­sa, annien­ta­ta dal con­flit­to. Alep­po, e gli anni più atro­ci che cono­sca nel­la sua sto­ria recente.
Il libro è sta­to scrit­to da Sumia, di padre siria­no e madre alge­ri­na, nata e cre­sciu­ta a Lon­dra, poco più che ven­ten­ne. Nel 2013 dun­que l’Aleppo che descri­ve è dap­pri­ma ani­ma­ta dal­le mani­fe­sta­zio­ni paci­fi­che (che si pre­su­mo­no esse­re del 2011 e del 2012, anche se la dimen­sio­ne tem­po­ra­le è lascia­ta alla nar­ra­zio­ne fuo­ri dal calen­da­rio del ragaz­zo e non è scan­di­ta con pre­ci­sio­ne) e con­tem­po­ra­nea­men­te, imme­dia­ta­men­te mar­to­ria­ta dal­le for­ze del regi­me, con ogni tipo di vio­len­ze, rapi­men­ti e bombardamenti.
Adam dipin­ge. Dipin­ge quel­lo che vede, dipin­ge quel­lo che sen­te, dipin­ge con rab­bia, tri­stez­za, gio­ia, ori­gi­na­li­tà. Dipin­ge sce­ne atro­ci. Dipin­ge col san­gue vero­che tro­va nel­la stra­da di fron­te casa. Dipin­ge per poi mostra­re quel­lo che dipin­ge alla sorel­la Yasmi­ne, che dedi­ca a lui tut­te le sue ener­gie, come ha pro­mes­so alla madre, mor­ta qual­che anno prima.
Non pote­va che esse­re uno sguar­do straor­di­na­rio, come quel­lo in fon­do di un bam­bi­no e ado­le­scen­te al con­tem­po, a dare colo­re, diver­si colo­ri, alle spe­ran­ze per­du­te nel caos del con­flit­to siria­no e soprat­tut­to dell’inaudita vio­len­za repres­si­va e tor­tu­ra­tri­ce di chi sostie­ne la como­da – e per que­sto “insco­mo­da­bi­le” – dina­stia al pote­re, quel­la degli Asad. Così come Fouad Rouei­ha, nel suo arti­co­lo “Siria. C’era una vol­ta un pae­se” [2], ci rac­con­ta la rivo­lu­zio­ne siria­na par­ten­do da cosa la pre­ce­de­va, ovve­ro la Siria pri­ma del 2011, pri­ma di scan­di­re para­gra­fo per para­gra­fo i cin­que anni tra­scor­si (ormai qua­si sei), anche lo sguar­do di Adam riflet­te spes­so con la sua sem­pli­ci­tà sull’ante-guerra, in cui sem­pli­ce­men­te si anda­va a scuo­la e si can­ta­va l’inno nazio­na­le, la sua quo­ti­dia­ni­tà con la madre, o più sem­pli­ce­men­te una cit­tà sen­za la guer­ra. Adam è testi­mo­ne del­la gio­ia inzia­le dei fra­tel­li e del­la sorel­la che sen­to­no l’istinto e il dove­re di anda­re a mani­fe­sta­re con­tro l’oppressione plu­ri­de­cen­na­le del regime.
Nel libro, clas­si­fi­ca­bi­le come roman­zo ma anche come repor­ta­ge nar­ra­ti­vo, non c’è un atti­mo di tre­gua: è for­se que­sto il carat­te­re che più indu­ce a immer­ger­si nel­la real­tà siria­na, quan­to meno alep­pi­na, del­le vicen­de del­la fami­glia di Adam e Yasmi­ne. Che sia un omi­ci­dio, un rapi­men­to o un abor­to, ogni orro­re e dolo­re è suc­ce­du­to imme­dia­ta­men­te da un altro, altret­tan­to e indi­ci­bil­men­te tra­gi­co momen­to, sen­za un atti­mo di respi­ro, con un for­se trop­po auda­ce ten­ta­ti­vo di inse­ri­re­qua­si tut­te in suc­ces­sio­ne le già nume­ro­se atro­ci­tà che ave­va­no cam­bia­to la Siria per sem­pre nel 2013.
L’unica tre­gua sono le rifles­sio­ni spe­ran­zo­se e fan­ta­sio­se di Adam e l’esito posi­ti­vo di alcu­ne del­le vicen­de fami­lia­ri che scor­ro­no. Intra­ve­de­re quel­la bel­lez­za e spe­ran­za ripor­ta l’inimmaginabile alla dimen­sio­ne uma­na di cui rara­men­te ormai si riem­pe il nostro sen­ti­re rispet­to a un con­flit­to lon­ta­no. Nel­la pre­fa­zio­ne al loro straor­di­na­rio ed espli­ca­ti­vo libro Bur­ning Coun­try, Ley­la al Sha­mi e Robin Yas­sin-Kas­sab rico­no­sco­no come l’inizio del­la rivo­lu­zio­ne i nuo­vi pen­sie­ri e le inau­di­te paro­le esplo­si nei cuo­ri e nel­le men­ti del­le per­so­ne che abi­ta­va­no la Siria, il « Regno del Silenzio»:

« This is whe­re the revo­lu­tion hap­pens fir­st, befo­re the guns and the poli­ti­cal cal­cu­la­tions, befo­re even the demon­stra­tions – in indi­vi­dual hearts, in the form of new thoughts and new­ly unfet­te­red words» [3].

Adam, pic­co­lo e indi­fe­so, pre­oc­cu­pa­to solo del­la sua soprav­vi­ven­za e di quel­la del­la sua fami­glia, a cui vuo­le rima­ne­re sem­pre attac­ca­to, è mos­so con­ti­nua­men­te da pen­sie­ri nuo­vi e stra­vol­gen­ti e da una gran­de curio­si­tà e corag­gio che lo spin­go­no sem­pre al di là del­la sua fine­stra e por­ta di casa. In que­sto ardi­re, sta tut­ta la sua voglia di vede­re e testi­mo­nia­re con i suoi occhi, che poi saran­no colo­ri e infi­ne qua­dri, la real­tà dei fat­ti, così come in fon­do han­no per anni fat­to cit­ta­di­ni e medi atti­vi­sti del­le cit­tà duran­te la vita quo­ti­dia­na sot­to asse­dio o duran­te bat­ta­glie lun­ghis­si­me. Ma il fat­to che sia un bam­bi­no a nar­rar­lo, per lo più con una for­ma acu­ta di auti­smo, spin­ge con­tem­po­ra­nea­men­te la nar­ra­zio­ne in uno spa­zio apo­li­ti­co che si rifà e si rive­ste imme­dia­ta­men­te di una dimen­sio­ne poli­ti­ca nel momen­to in cui rico­no­scia­mo del­la guer­ra una cer­tez­za diven­ta­ta oggi più che mai vit­ti­ma: la verità.

- Per­ché c’è una guer­ra, Yasmine?
— Maga­ri losa­pes­si — mi dice.
— Ma chi com­bat­te con­tro chi ?
— Il gover­no con­tro l’Esercito libero.
— Ma sia­mo una nazio­ne, Yasmi­ne, per­ché lo fan­no? Per­ché il gover­no ucci­de i siria­ni? E l’inno nazio­na­le ? Dob­bia­mo sta­re uniti.
— Se solo tut­ti la pen­sas­se­ro così. La poli­ti­ca è com­pli­ca­ta, habibi.
— Non mi pia­ce la poli­ti­ca. Mi con­fon­de. Per­ché le per­so­ne mentono?
— Per avidità…
— Ma noi non sia­mo avi­di, Yasmi­ne, per­ché allo­ra sia­mo in mez­zo alla guerra?
— Non pos­sia­mo far­ci nien­te. Non ti pre­oc­cu­pa­re, habi­bi, arri­ve­re­mo a Dama­sco e sare­mo al sicu­ro per un po’.
— Quan­to dura un po’?
— Il più pos­si­bi­le Adam.

Con gli occhi di un bam­bi­no, si fa avan­ti la veri­tà, una del­le pri­mis­si­me vit­ti­me del­la rivo­lu­zio­ne siria­na fin dai suoi esor­di. «E lo sap­pia­mo bene, la veri­tà è sem­pre rivo­lu­zio­na­ria» [4]. Così un ex pri­gio­nie­ro poli­ti­co tunisino,agronomo, scrit­to­re e uomo poli­ti­co di sini­stra, Gil­bert Nac­ca­che, ha con­clu­so il suo inter­ven­to alla pri­ma del­le audi­zio­ni pub­bli­che sul­la tor­tu­ra dei regi­mi tuni­si­ni del pas­sa­to e duran­te la rivo­lu­zio­ne (dal 1955 al 2013) tra­smes­se alla tele­vi­sio­ne pub­bli­ca tuni­si­na nel novem­bre 2016. Que­sto ha costi­tui­to un even­to sto­ri­co – e rivo­lu­zio­na­rio – che è sta­to igno­ra­to pre­va­len­te­men­te dai media inter­na­zio­na­li e ita­lia­ni in par­ti­co­la­re: un even­to sto­ri­co da cui Pae­si come la Siria sono mol­to lon­ta­ni. Ma quel­la veri­tà in uno sguar­do infan­ti­le e ado­le­scen­zia­le potreb­be rico­min­cia­re a ripor­ta­re sul tavo­lo le istan­ze di digni­tà, liber­tà, giu­sti­zia socia­le e demo­cra­zia che ave­va­no fat­to urla­re, can­ta­re, dan­za­re, rischia­re, milio­ni di siria­ni nel 2011.
Que­sto libro resti­tui­sce dun­que, assie­me alla veri­tà sem­pli­ce del­la pau­ra e del­la curio­si­tà, del corag­gio e del­la spe­ran­za, un desi­de­rio di uma­ni­tà e di dia­lo­go. Se que­sto roman­zo, oltre ai nume­ro­si pre­gi del­la bel­la pen­na di Sumia, ha due impe­ra­ti­vi, que­sti sono ascol­ta­re e dia­lo­ga­re, par­ten­do dal­le doman­de sem­pli­ci – e tal­vol­ta uti­li a sdram­ma­tiz­za­ree a far ride­re Yasmi­ne – di Adam.

Note
[1] Nel febbraio e marzo 2016 così come nel febbraio 2017 ed in altri periodi del trascorso anno 2016 si sono svolte diverse manifestazioni pacifiche chiamando alla libertà, ma anche all’unità tra tutti i siriani, contraddicendo non solo la voce che la rivoluzione siriana sarebbe morta, ma anche ribadendo che la rivoluzione non è nata in nome di una settarizzazione del Paese. Inoltre molto spesso queste manifestazioni rappresentavano un puro gesto di solidarietà nei confronti delle città particolarmente colpite, come lo è stata Aleppo nel lungoassedio da luglio a novembre 2016.
[2] F. Roueiha, “Siria. C’erauna volta un paese” in Osservatorio Iraq, Un Ponte per (a cura di), Rivoluzioni Violate. Cinque anni dopo: attivismo e diritti umani in Medio Oriente e Nord Africa, Edizioni dell’Asino, Roma 2016.
[3] L. al-Shami, R. Yassin-Kassab, Burning Country. Syrians in Revolution and War, Pluto Press, London 2016: VIII.
[4] P. Mancini, “Memoria e verità, il future della Tunisia (prima parte)”, in Tunisia in Redhttp://www.tunisiainred.org/tir/?p=6908.

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Marta Bellingreri, specializzata in Lingue, Storia e Cultura dei Paesi arabo-islamici e del Mediterraneo, ha vissuto in Siria, Libano, Palestina, Egitto e lavorato in Tunisia e Giordania. Viaggiando, ha scritto racconti, articoli e reportage per L’Espresso, Terre Libere, Il Manifesto, Fortress Europe, Newsweek, al-Monitor, al-Jazeera, Panorama, D di Repubblica. Ha pubblicato Lampedusa. Conversazioni su isole, politica, migranti  (Gruppo Abele, 2013) insieme alla sindaca di Lampedusa Giusi Nicolini, e Il sole splende tutto l’anno a Zarzis (Navarra, 2014). Ha partecipato al film documentario Io sto con la sposa (2014) e lavorato come assistente alla regia per Sponde (2015) di Irene Dionisio. Nel marzo 2017 terminerà il dottorato in Cultural Studies all’Università di Palermo per la cui ricerca ha vissuto due anni in Giordania.
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Accaparlante, 26 febbraio 2017

IL RAGAZZO DI ALEPPO CHE HA DIPINTO LA GUERRA di Sumia Sukkar

La cit­tà è in mace­rie, ora ci han­no tol­to tut­to e l’unica cosa che ci rima­ne sono i Pila­stri del­la Fede […] non c’è un cen­ti­me­tro puli­to sui nostri cor­pi. Abbia­mo i vesti­ti strap­pa­ti e non ne pos­se­dia­mo altri, ogni gior­no cam­mi­nia­mo per stra­da in cer­ca di aiu­to. Non abbia­mo più le scar­pe e le pian­te dei pie­di comin­cia­no a spac­car­si. Fa vera­men­te male, quan­do cam­mi­nia­mo per tan­to tem­po in cer­ca di un novo posto dove sta­re […] Ho pas­sa­to tut­ta la not­te con la voglia di grat­tar­mi e non sono riu­sci­to a dor­mi­re. Nel­la mia testa con­ti­nua­va­no a scor­re­re sce­ne da libri che ho let­to. Vole­vo alzar­mi e dipin­ge­re, ma non ave­vo nes­sun posto dove far­lo [non c’è più colo­re ad Alep­po. Tut­to è gri­gio, anche noi”. Adam ha quat­tor­di­ci anni e la sin­dro­me di Asper­ger, vive ad Alep­po con il padre, la sorel­la e tre fra­tel­li più gran­di. Quan­do scop­pia la guer­ra la sua fami­glia, come tan­te altre, ne vie­ne tra­vol­ta e lui cer­ca rifu­gio nel­la pit­tu­ra che gli per­met­te di dar voce ad emo­zio­ni e pau­re che non sapreb­be espri­me­re diver­sa­men­te. Sumia Suk­kar, attra­ver­so la voce inno­cen­te di Adam, rac­con­ta il con­flit­to siria­no da cui il suo popo­lo è sta­to tra­vol­to, spes­so sen­za capi­re cosa sta­va accadendo.

di Anna­li­sa Bru­nel­li, Acca­par­lan­te, 26 feb­bra­io 2017

Recen­sio­ne del libro “Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra” di Sumia Suk­kar. Tra­dot­to dall’inglese da Bar­ba­ra Benini.

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Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra

E’ arrivata la seconda ristampa de “Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra”, Disponibile nelle migliori librerie

Festeg­gia­mo con l’ultima recen­sio­ne appar­sa su Leggere:tutti

«Per­ché c’è una guer­ra, Yasmi­ne?» si chie­de Adam, il pic­co­lo pro­ta­go­ni­sta del roman­zo d’esordio di Sumia Suk­kar “Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra”, pub­bli­ca­to nel­la ver­sio­ne ita­lia­na dall’editore il Sirente.

Una sto­ria fat­ta di colo­ri. Quel­li che Adam uti­liz­za per fis­sa­re alcu­ni momen­ti del­la sua quo­ti­dia­ni­tà su tele del­le qua­li si mostra par­ti­co­lar­men­te orgo­glio­so, ma altret­tan­to gelo­so, al pun­to da mostrar­le solo a chi è degno del­la pro­pria con­si­de­ra­zio­ne. Colo­ri che, nel­la men­te del pro­ta­go­ni­sta, han­no una con­si­sten­za, un suo­no, un sapore.

È que­sto, infat­ti, un roman­zo da leg­ge­re uti­liz­zan­do tut­ti i sen­si: se la vista è rapi­ta dal­la tavo­loz­za di colo­ri che carat­te­riz­za l’intera sto­ria, l’udito è sti­mo­la­to dal suo­no lon­ta­no del­le armi che deva­sta­no, gior­no dopo gior­no, la cit­tà di Alep­po o dal con­ti­nuo sof are di Liqui­ri­zia, un gat­to ran­da­gio che divie­ne par­te inte­gran­te del­la vita quo­ti­dia­na di Adam. Il gusto, inve­ce, ha il sapo­re dol­ce del mie­le, che per gior­ni divie­ne l’unica fon­te di sosten­ta­men­to di un’intera fami­glia, o quel­lo acre degli avan­zi rime­dia­ti in un bido­ne dell’immondizia. All’olfatto è af data la pos­si­bi­li­tà di rico­no­sce­re la pro­pria sorel­la Yasmi­ne, com­ple­ta­men­te cam­bia­ta nel cor­po e nel­lo spi­ri­to, dopo un perio­do di deten­zio­ne tra le mani di spie­ta­ti aguz­zi­ni, che non si fer­ma­no nem­me­no davan­ti alle urla dispe­ra­te di don­ne ridot­te in n di vita. Infi­ne, è il ricor­do di ciò che si pote­va s ora­re o tene­re stret­to, l’esperienza tat­ti­le di Kha­led, uno dei fra­tel­li mag­gio­ri di Adam, cui toc­che­rà la dolo­ro­sa umi­lia­zio­ne di veder­si pri­va­to del­le mani.

Il pun­to di for­za di que­sta sto­ria sta senz’altro nei pro­ta­go­ni­sti: Adam, pic­co­lo nar­ra­to­re di que­sta sto­ria, fa dell’ingenuità quel­la carat­te­ri­sti­ca che per­met­te al let­to­re di accet­ta­re ogni cosa sen­za stor­ce­re il naso. Yasmi­ne, sorel­la mag­gio­re e, di fat­to, madre di Adam per neces­si­tà, è un per­so­nag­gio che cre­sce rapi­da­men­te, con lo scor­re­re del­le pagi­ne. Da ragaz­za inna­mo­ra­ta, divie­ne una don­na matu­ra in gra­do di fron­teg­gia­re qual­sia­si emer­gen­za af dan­do­si alla pro­pria tena­cia, sen­za trop­po bada­re alle cica­tri­ci che le ha lascia­to addos­so l’ennesima guer­ra insensata.

Kha­led, Isa, Tareq, Baba e Ami­ra sono i gre­ga­ri per­fet­ti di una squa­dra alle­sti­ta sapien­te­men­te per accom­pa­gna­re il let­to­re in una sto­ria dai con­tor­ni oni­ri­ci, ma con una for­tis- sima com­po­nen­te di veridicità.

Un roman­zo che par­la del­la guer­ra con gli occhi incan­ta­ti di un bam­bi­no, che non smet­te di dipin­ge­re e di per­ce­pi­re i colori.

Paqui­to Catan­za­ro Leggere:Tutti
SUMIA SUKKAR

Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guerra

Il Siren­te, 2016
pp. 268, euro 15,00

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Anna Teresa, “Tea Time Translation” (25 gennaio 2017)

IL RAGAZZO DI ALEPPO CHE HA DIPINTO LA GUERRA di Sumia Sukkar

Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra

di Anna Tere­sa, “Tea Time Trans­la­tion” (25 gen­na­io 2017)

Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra : Sumia SukkarMi sie­do sul pavi­men­to vici­no a Yasmi­ne e baba e pen­so a come sia­mo arri­va­ti a que­sto. Le nostre vite pro­ce­de­va­no secon­do una rou­ti­ne per­fet­ta, in cui mi tro­va­vo pro­prio bene, ma ora non so più chi sia­mo, né cosa stia suc­ce­den­do. Per via del­la guer­ra ho così tan­te incer­tez­ze in testa, come un nuvo­lo­ne gri­gio in atte­sa di scro­scia­re e tuo­na­re giù. Io non voglio che mi tuo­ni addosso.”

Da leg­ge­re con una taz­za di kar­ka­dè, ros­so come il colo­re ama­to da Adam, che rap­pre­sen­ta Yasmi­ne, ma anche come il san­gue, pro­ta­go­ni­sta onni­pre­sen­te del­la guerra.

Duran­te il Pisa Book Festi­val 2016, alla pre­sen­ta­zio­ne del suo roman­zo, l’autrice Sumia Suk­kar spie­ga­va che la scel­ta di scri­ve­re que­sto libro è sta­ta gui­da­ta dal­la volon­tà di dare un vol­to, una voce e una sto­ria ai siria­ni coin­vol­ti nel­la guer­ra che ha stra­vol­to il loro pae­se e di risve­glia­re i let­to­ri da quel­la sor­ta di assue­fa­zio­ne per cui, ormai, quan­do scor­ro­no in TV le imma­gi­ni di bom­be, guer­ra e atten­ta­ti pro­ve­nien­ti dal­la Siria non ci si stu­pi­sce più.

Sumia Suk­kar, nel­la ver­sio­ne ita­lia­na con il magi­stra­le aiu­to del­la tra­dut­tri­ce, Bar­ba­ra Beni­ni, tra­sci­na il let­to­re in una Alep­po agli albo­ri del­la guer­ra, dove la fami­glia di Adam, quat­tor­di­cen­ne affet­to da sin­dro­me di Asper­ger e appas­sio­na­to di pit­tu­ra, con­du­ce una vita quo­ti­dia­na simi­le alla nostra, con il padre e i fra­tel­li più gran­di che van­no a lavo­ra­re e Adam che fre­quen­ta la scuo­la, rag­giun­gen­do­la a pie­di da solo ogni gior­no, a dimo­stra­zio­ne di quan­to la cit­tà sia tran­quil­la. In un atti­mo, ci si immer­ge nel­la sto­ria, la fami­glia di Adam potreb­be esse­re la nostra, cena­no insie­me, alla TV guar­da­no que­gli stes­si film ame­ri­ca­ni che pas­sa­no sui nostri scher­mi. Ma ad Alep­po qual­co­sa che Adam non capi­sce sta acca­den­do, si par­la di liber­tà e ribel­lio­ne, e in un vor­ti­ce irre­fre­na­bi­le arri­va la guer­ra, che Adam non com­pren­de, ma che anche gli adul­ti sem­bra­no capi­re poco.

Non so nem­me­no per­ché ci sia una guer­ra. Per­ché c’è una rivo­lu­zio­ne? Per­ché stan­no por­tan­do via la mia fami­glia? Che cosa è suc­ces­so men­tre dipin­ge­vo e anda­vo a scuo­la? Per­ché improv­vi­sa­men­te par­la­no tut­ti di poli­ti­ca, men­tre pri­ma si par­la­va solo di arte, moda, reli­gio­ne e viaggi?”

Non si sa più chi sono gli ami­ci e chi i nemi­ci, per­ché la vio­len­za si dif­fon­de pre­po­ten­te, fino a far diven­ta­re abi­tua­li sce­na­ri da film splat­ter, pie­ni di san­gue e par­ti di cor­pi umani.

Seb­be­ne in qual­che capi­to­lo la pro­spet­ti­va cam­bi, per mostra­re lati più oscu­ri del­la tra­ge­dia che si sta svol­gen­do in Siria, la mag­gior par­te del­la nar­ra­zio­ne pro­vie­ne dal­lo sguar­do inno­cen­te di Adam che, attra­ver­so la sua malat­tia, ha il dono di vede­re il colo­re di per­so­ne ed emo­zio­ni: Yasmi­ne “nor­mal­men­te è ros­so rubi­no”, “Kahled è aran­cio­ne, Tareq ha il colo­re del­le foglie di tè e Isa è ver­de”. Solo la distru­zio­ne e la dispe­ra­zio­ne tota­le lo por­te­ran­no a vede­re nient’altro che grigio.

Di soli­to, quan­do un libro mi pia­ce, è per­ché mi arric­chi­sce in qual­che modo e cer­co di con­si­gliar­lo a tut­ti per­ché vor­rei che anche gli altri ne fos­se­ro altret­tan­to arric­chi­ti. In que­sto caso, cre­do pro­prio che si trat­ti di un testo fon­da­men­ta­le per il lato uma­no di cia­scu­no di noi e per guar­da­re il disa­stro siria­no da una pro­spet­ti­va diver­sa. Con­si­glio a tut­ti di leg­ger­lo, per­ché dob­bia­mo cer­ca­re di resta­re umani.

Dopo aver let­to Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra, rie­sco a capa­ci­tar­mi anco­ra meno del fat­to che l’autrice lo abbia scrit­to a soli 21 anni. Gli argo­men­ti trat­ta­ti, dal­la guer­ra siria­na alla sin­dro­me di Asper­ger, e il modo in cui la scrit­tri­ce ne par­la lascia­no a boc­ca aperta.

Quan­do la sto­ria fini­sce, la men­te vola subi­to all’attualità di Alep­po, dove la guer­ra non si è anco­ra fer­ma­ta e i bam­bi­ni sono costret­ti a vive­re situa­zio­ni ter­ri­bi­li come quel­le nar­ra­te da Adam. Sumia Suk­kar ha ragio­ne a cer­ca­re di sen­si­bi­liz­za­re chi ha la for­tu­na di esse­re lon­ta­no da tut­to que­sto dolo­re e l’incoscienza di non capi­re che, al di là del­la distan­za geo­gra­fi­ca, sia­mo ugua­li, a pre­scin­de­re da qua­le sia la nostra reli­gio­ne, pel­le o nazionalità.

Come ha scrit­to Fran­ce­sca Paci su La Stam­pa, “chiu­so il libro resta la Sto­ria, dif­fi­ci­le fare anco­ra fin­ta di niente”.

Leg­ge­te anche voi Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra e fate­mi sape­re qua­li sono le vostre impres­sio­ni. Per chi è del­la zona, gio­ve­dì, 2 feb­bra­io, ne par­le­re­mo al cir­co­lo di let­tu­ra IL SOGNALIBRO pres­so la Libre­ria Mon­da­do­ri di Sar­za­na. Vi aspet­to lì!

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Maria Emilia Piccone, “Leggere a Lume di candela” (20 gennaio 2017)

IL RAGAZZO DI ALEPPO CHE HA DIPINTO LA GUERRA di Sumia Sukkar

Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra

Voci da mondi diversi

di Maria Emi­lia Pic­co­ne, “Leg­ge­re a Lume di can­de­la” (20 gen­na­io 2017)

Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra : Sumia SukkarEra il 2012 quan­do la cit­tà di Alep­po, in Siria, ini­ziò ad esse­re al cen­tro del­la guer­ra civi­le fra for­ze gover­na­ti­ve e ribel­li. Adam, “Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra”, rap­pre­sen­ta tut­ti noi che vivia­mo lon­ta­ni e sia­mo igna­ri del­le cau­se che han­no sca­te­na­to la guer­ra, che fac­cia­mo fati­ca a capi­re. Anche Adam non capi­sce: ha quat­tor­di­ci anni ma non si com­por­ta e non si espri­me come un suo coe­ta­neo. Sem­bra più infan­ti­le, ci dice lui stes­so che sen­te dire di sé che è ‘stra­no’ e che i com­pa­gni di scuo­la lo pren­do­no in giro per que­sto e lo lascia­no in dispar­te. E’ il più gio­va­ne in una fami­glia nume­ro­sa- ha tre fra­tel­li e una sorel­la. Ed è la sorel­la Jasmi­ne che si pren­de cura di lui dopo che la mam­ma è mor­ta. Adam non vuo­le esse­re toc­ca­to, non vuo­le che il suo cibo sia mesco­la­to a quel­lo di altri e ha una pas­sio­ne per i colo­ri. Anzi, ha una pre­di­spo­si­zio­ne per il dise­gno e la pit­tu­ra, rie­sce ad espri­me­re nei suoi qua­dri quel­lo che ha den­tro di sé e mai riu­sci­reb­be a comu­ni­ca­re con le paro­le-sono i colo­ri che gli dan­no la chia­ve di acces­so del­la real­tà. Jasmi­ne è ros­so rubi­no per lui- e il ros­so è un colo­re di for­za vita­le e d’amore. Pri­ma dell’inizio dei bom­bar­da­men­ti l’atmosfera di Alep­po è aran­cio­ne e azzur­ro di cie­lo e di luce e di sole. Anche i libri han­no un colo­re: Aschen­bach, il pro­ta­go­ni­sta di “Mor­te a Vene­zia”, è gri­gio (d’altra par­te il gri­gio del­la cene­re è nel suo stes­so nome, anche se Adam non lo sa). Poi cam­bie­rà tut­to, per­ché il ros­so diven­te­rà il colo­re del san­gue, Adam arri­ve­rà a dipin­ge­re con il san­gue, e il mon­do si incu­pi­rà nel­le tona­li­tà del nero e del gri­gio e del viola.

  Quel­lo che Sumia Suk­kar, nata e cre­sciu­ta in Inghil­ter­ra in una fami­glia siria­na-alge­ri­na, descri­ve, è un fram­men­to di guer­ra, con sce­ne apo­ca­lit­ti­che viste attra­ver­so gli occhi di un ragaz­zi­no che for­se ha la sin­dro­me di Asper­ger, che si chie­de che cosa stia suc­ce­den­do, chi sia­no i buo­ni e chi i cat­ti­vi e per­ché si fan­no la guer­ra? non sono for­se tut­ti siria­ni? I suoi pun­ti fer­mi crol­la­no uno dopo l’altro, pro­prio come gli edi­fi­ci che si sbri­cio­la­no in un gri­gio­re di pol­ve­re e mace­rie- pri­ma un fra­tel­lo (l’intellettuale che scri­ve poe­sie), poi l’altro (ritor­ne­rà pre­ce­du­to da una sce­na rac­ca­pric­cian­te), poi la sorel­la (sap­pia­mo che cosa atten­da una don­na cat­tu­ra­ta duran­te una guer­ra, e il velo in testa non è cer­to uno scu­do. Quan­do riap­pa­re, Adam non la rico­no­sce), il padre è pre­ci­pi­ta­to in una demen­za pre­co­ce cau­sa­ta dal dolo­re. Sol­tan­to un gat­ti­no, sal­va­to dal­le rovi­ne, può ricom­pen­sa­re, in par­te, Adam per quel­lo che ha per­so. La lun­ga mar­cia ver­so Dama­sco è il cam­mi­no del­la spe­ran­za ver­so la sal­vez­za di un riparo.

Il roman­zo di Sumia Suk­kar non ha la pre­te­sa di esse­re un libro di sto­ria, pare esse­re un libro scrit­to di get­to, come se la gio­va­ne scrit­tri­ce fos­se rima­sta scon­vol­ta nel vede­re la distru­zio­ne nel­le imma­gi­ni del pae­se in cui la sua fami­glia ha radi­ci. Man­ca di pre­ci­sio­ne e alcu­ne del­le sce­ne descrit­te appa­io­no impro­ba­bi­li (le rea­zio­ni di feri­ti gra­vis­si­mi in ospe­da­le, il ritor­no di un fra­tel­lo in con­di­zio­ni che non voglio anti­ci­pa­re ma che sono in con­tra­sto con il suo com­por­ta­men­to trop­po natu­ra­le). Non vie­ne mai det­to chia­ra­men­te qua­le sia la sin­dro­me di Adam ed è meglio così: se non è defi­ni­ta, per il let­to­re è più faci­le accet­ta­re le discre­pan­ze tra i suoi atteg­gia­men­ti. E tut­ta­via, ciò det­to, è un libro che si leg­ge facil­men­te e che ci avvi­ci­na ad un pae­se, ad una guer­ra, ad un dram­ma che non pos­so­no lasciar­ci indifferenti.

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Il romanzo di Sumia Sukkar. Il dramma «a colori» di Aleppo

Adam ha la sindrome di Asperger e a 14 anni dipinge la guerra abbinando cromatismo e dolore. Aspro e delicato romanzo dell’esordiente anglo siriana

Avve­ni­re, Ric­car­do Michelucci

«Non c’è più colo­re ad Alep­po. Tut­to è gri­gio, anche noi. Lo scon­tro ina­spet­ta­to tra il gri­gio e l’arancione mostra le buie con­se­guen­ze di una guer­ra, ma riflet­te anche un sot­ti­le filo di spe­ran­za. Il blu not­te intor­no alle pupil­le mi par­la, mi dice degli orro­ri che ha visto. Ci man­ca un colo­re più chia­ro: il bian­co. Il cie­lo dovreb­be esse­re dipin­to di bian­co per pren­der­si gio­co del­la pre­sun­ta fine del­la guer­ra e mostra­re l’ingenuità che resta». Il dram­ma del­la Siria pren­de for­ma sot­to i nostri occhi attra­ver­so la voce inno­cen­te e lo sguar­do disin­can­ta­to di Adam, un ragaz­zi­no siria­no di quat­tor­di­ci anni affet­to dal­la sin­dro­me di Asper­ger, che cer­ca di dare un sen­so alle pro­prie emo­zio­ni attra­ver­so la pit­tu­ra. I colo­ri gli ser­vo­no per descri­ve­re la gen­te e l’orrore che lo cir­con­da, per cer­ca­re di com­pren­de­re gli effet­ti deva­stan­ti del­la guer­ra sul­la vita del­la sua fami­glia e del­le per­so­ne che gli stan­no attor­no. Dopo aver otte­nu­to il plau­so del­la cri­ti­ca ingle­se, Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra, imma­gi­ni­fi­co roman­zo d’esordio del­la gio­va­ne scrit­tri­ce anglo-siria­na Sumia Suk­kar, vie­ne ades­so pro­po­sto anche in ita­lia­no dal­la casa edi­tri­ce Il Siren­te, spe­cia­liz­za­ta in let­te­ra­tu­ra ara­ba, con la tra­du­zio­ne di Bar­ba­ra Benini.

Con un lun­go e inin­ter­rot­to flus­so di coscien­za Adam espri­me un misto di incre­du­li­tà e pau­ra, di tene­rez­za e inno­cen­za. Dipin­ge la guer­ra per­ché «offre infi­ni­te pos­si­bi­li­tà pit­to­ri­che» e la sua pic­co­la arte fini­sce per tra­sfi­gu­rar­si in un estre­mo atto di resi­sten­za. Ma con­tra­ria­men­te alle appa­ren­ze il roman­zo non è una favo­la e quin­di non ci rispar­mia orro­ri e cru­dez­ze. È piut­to­sto un ori­gi­na­le repor­ta­ge inti­mi­sta, il ten­ta­ti­vo di spie­ga­re le con­se­guen­ze del­la guer­ra sul­la men­te di un bam­bi­no la cui leg­ge­ra for­ma di auti­smo lo por­ta a una for­te rela­zio­na­li­tà affet­ti­va con gli altri, soprat­tut­to con la sorel- la Yasmi­ne, il suo prin­ci­pa­le pun­to di rife­ri­men­to dopo la mor­te del­la mam­ma. Ogni capi­to­lo ha il nome di un colo­re, per­si­no ai per­so­nag­gi sono asse­gna­te tona­li­tà e sfu­ma­tu­re diver­se a secon­da del­la vibra­zio­ne del­le loro emo­zio­ni: Adam vede le per­so­ne avvol­te da un’aura colo­ra­ta per­ce­pen­do i loro sta­ti d’animo e i loro sen­ti­men­ti, men­tre la guer­ra è gri­gia e copre tut­to come uno spes­so stra­to di pol­ve­re che rischia di sof­fo­ca­re la nostra uma­ni­tà. La neces­si­tà di com­pren­de­re quel­lo che acca­de attor­no a lui lo tra­sfi­gu­ra poi nel ruo­lo di testi­mo­ne: «Un gior­no, quan­do sarà fini­ta la guer­ra, avrò i miei qua­dri per mostra­re alla gen­te cosa sta­va real­men­te suc­ce­den­do. I miei qua­dri non mentono».

Sumia Suk­kar Pbf_2016

L’autrice, Sumia Suk­kar, spie­ga di esser­si ispi­ra­ta ai rac­con­ti di pri­ma mano ascol­ta­ti dai suoi fami­lia­ri siria­ni e dagli ami­ci che tut­to­ra vivo­no in Siria. «In que­sti casi ci può esse­re la ten­ta­zio­ne di edul­co­ra­re quel­lo che sta acca­den­do – affer­ma – ma io ho scel­to al con­tra­rio di rac­con­ta­re i fat­ti in tut­ta la loro dram­ma­ti­ci­tà. Quel­lo che vole­vo tra­smet­te­re era l’oscenità e la cru­dez­za del­la situa­zio­ne nel­la qua­le si tro­va attual­men­te la Siria». Duran­te la ste­su­ra del roman­zo Suk­kar è sta­ta costan­te­men­te in con­tat­to su Sky­pe con una zia che vive a Dama­sco, e le sto­rie ter­ri­bi­li che le ha rac­con­ta­to sono sta­te poi in par­te river­sa­te nel roman­zo. «Ho biso­gno di dipin­ge­re e pos­so già figu­rar­mi il qua­dro nel­la testa – dice Adam –. Due ragaz­zi gio­va­ni sdra­ia­ti nell’acqua a gam­be e brac­cia diva­ri­ca­te, libe­ri, ma con il viso sfi­gu­ra­to, bru­cia­to. Si rie­sce anche a distin­gue­re dove era­no vera­men­te gli occhi e il naso. Sareb­be un dipin­to in bian­co e nero, con il viso a spet­tro cro­ma­ti­co. Sarà orri­bi­le e mera­vi­glio­so allo stes­so tempo».

Il libro deve gran par­te del­la sua ori­gi­na­li­tà pro­prio alla voce nar­ran­te, quel­la di un quat­tor­di­cen­ne che a cau­sa del­la sin­dro­me di Asper­ger è dota­to di una sen­si­bi­li­tà fuo­ri dall’ordinario e dell’intelligenza di un bam­bi­no più pic­co­lo del­la sua età. La sua tene­ra inge­nui­tà diven­ta un moni­to con­tro l’assurdità di tut­te le guer­re, come quan­do sen­te una fol­la che accla­ma Assad e si chie­de: «Se stan­no dal­la par­te del pre­si­den­te, per­ché allo­ra ucci­do­no la gen­te del suo Pae­se?». Oppu­re quan­do si affac­cia alla fine­stra di casa sua e gli uomi­ni che vede in stra­da gli sem­bra­no un dipin­to, qual­co­sa che Sal­va­dor Dalì dipin­ge­reb­be nel suo famo­so qua­dro Vol­to del­la guer­ra. La gio­va­ne scrit­tri­ce (ave­va appe­na ven­ti­due anni quan­do il libro è usci­to in Inghil­ter­ra) spie­ga che la scel­ta si è resa neces­sa­ria per ren­de­re più inten­so ed effi­ca­ce l’impatto nar­ra­ti­vo del­la storia.

È qua­si ine­vi­ta­bi­le trac­cia­re un para­go­ne con il roman­zo best sel­ler di Mark Had­don usci­to una deci­na d’anni fa, Lo stra­no caso del cane ucci­so a mez­za­not­te. Anche in quel caso il pro­ta­go­ni­sta era Chri­sto­pher, un quin­di­cen­ne affet­to dal mede­si­mo distur­bo per­va­si­vo del­lo svi­lup­po, costret­to ad affron­ta­re fat­ti tra­gi­ci con un’emotività al di fuo­ri dell’ordinario. Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra ha però il gran­de pre­gio di rap­pre­sen­ta­re con uno sguar­do ine­di­to e sor­pren­den­te una del­le più ter­ri­bi­li cri­si uma­ni­ta­rie del nostro tem­po, di dimo­stra­re come la fan­ta­sia e l’immaginazione pos­sa­no pro­teg­ger­ci dagli orro­ri del mon­do, e di indi­vi­dua­re una spe­ran­za per il popo­lo siria­no nel­la sua fede incrol­la­bi­le in Dio e nel­la for­za degli affet­ti. In Gran Bre­ta­gna è sta­to adat­ta­to sot­to for­ma di docu­men­ta­rio radio­fo­ni­co pas­san­do nel pre­sti­gio­so Satur­day Dra­ma del­la Bbc e sono già sta­ti acqui­sta­ti i dirit­ti per la rea­liz­za­zio­ne di un film trat­to dal libro.

08/01/ 2017

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Intervista a Sumia Sukkar

Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra : Sumia SukkarQuan­do incon­tro Sumia Suk­kar al Pisa Book festi­val 2016 davan­ti a un caf­fè sono piut­to­sto spiaz­za­ta dal­la ragaz­za gio­va­ne ed ele­gan­te che mi guar­da da sot­to le lar­ghe fal­de di un impe­gna­ti­vo cap­pel­lo di fel­tro. Sumia, clas­se 1992, è ingle­se, figlia di padre siria­no e madre alge­ri­na. Ha stu­dia­to scrit­tu­ra crea­ti­va alla King­ston Uni­ver­si­ty e il suo roman­zo d’esordio ha cata­liz­za­to l’attenzione del­la cri­ti­ca di mez­zo mondo.

Ne Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra hai scel­to di trat­ta­re l’esperienza più dolo­ro­sa che un esse­re uma­no pos­sa vive­re e di far­lo dal­la pro­spet­ti­va incro­cia­ta di un ragaz­zi­no con la sin­dro­me di Asper­ger e di colei che se ne pren­de cura, sua sorel­la Yasmi­ne. Sei sta­ta ispi­ra­ta da qual­cu­no che cono­sci o que­sti per­so­nag­gi sono il frut­to di inten­se ricerche?
Quan­do ho ini­zia­to a pen­sa­re al libro, lui era solo uno dei per­so­nag­gi e ho fat­to qual­che ricer­ca, per cui sape­vo in par­ten­za sape­vo che nel­la men­te di una per­so­na mala­ta di Asper­ger tut­to è bian­co o nero, non ci sono sfu­ma­tu­re. Per docu­men­tar­mi ho incon­tra­to per­so­ne auti­sti­che, ho visi­ta­to cen­tri che se ne pren­do­no cura, ma, soprat­tut­to mi sono ispi­ra­ta al fra­tel­lo di un mio ami­co che ha la sin­dro­me di Asper­ger, l’ho inter­vi­sta­to, osser­va­to, stu­dia­to. Man mano che stu­dia­vo la sin­dro­me, il per­so­nag­gio pren­de­va sem­pre più spa­zio nel­la tra­ma che anda­vo costruen­do nel­la mia testa, fino diven­tar­ne il protagonista.

Adam in un cer­to sen­so è un esse­re sen­za pel­le: ogni emo­zio­ne, ogni espe­rien­za impat­ta diret­ta­men­te sui suoi ner­vi sco­per­ti, sul­la sua car­ne indi­fe­sa. I colo­ri sono il suo modo di cate­go­riz­za­re il mon­do e deci­fra­re le emo­zio­ni, l’alfabeto attra­ver­so cui dise­gna le cose con cui vie­ne a contatto…
Esat­ta­men­te! Adam è un ragaz­zo sen­za fil­tri, grez­zo, che vive tut­te le situa­zio­ni per quel­lo che sono, sen­za media­zio­ni, è come pri­vo di dife­se, di pel­le, come dici tu, e Yasmi­ne è il solo fil­tro tra lui e il mon­do. Un mon­do che lui vede e inter­pre­ta con occhi diver­si dagli altri, attra­ver­so i suoi dipin­ti, i colo­ri che dà alle espe­rien­ze. È un ragaz­zo che vive mol­tis­si­me emo­zio­ni ma non sa come affron­tar­le, espri­mer­le. È per que­sto che dipin­ge tan­to, per dare loro voce.

La casa è per Adam il suo san­tua­rio, un luo­go dove col­ti­va­re le pro­prie osses­sio­ni. Un luo­go in cui sa come muo­ver­si, sa esat­ta­men­te quan­te mat­to­nel­le sal­ta­re, come attra­ver­sa­re con un bal­zo il tap­pe­to davan­ti al suo let­to, dove non ha biso­gno di par­la­re con nes­su­no eccet­to Yasmine…
La sua casa è il suo castel­lo, la cono­sce in ogni mini­mo det­ta­glio: l’aspetto del suo let­to, il dise­gno del tap­pe­to, sa su qua­li mat­to­nel­le può cam­mi­na­re, è il luo­go in cui si sen­te più sicu­ro, che lo pro­teg­ge da un modo ester­no che lo ter­ro­riz­za, popo­la­to com’è di per­so­ne con cui non sa inte­ra­gi­re, che non lo capi­sco­no, lo giu­di­ca­no, lo spa­ven­ta­no. La casa lo pro­teg­ge e man mano che la situa­zio­ne fuo­ri si fa più minac­cio­sa, il suo lega­me con la casa diven­ta più for­te, non vor­reb­be mai uscir­ne e quan­do lo fa, non vede l’ora di tor­nar­ci. Pen­so che la casa gli ricor­di sua madre, la sicu­rez­za, l’amore; la casa lo acco­glie come solo le brac­cia di una madre san­no fare, men­tre il mon­do ester­no è ter­ri­bi­le e sconosciuto.

Quan­do i pila­stri di que­sto suo rifu­gio ini­zia­no a scric­chio­la­re e sbri­cio­lar­si (per­de Isa, Yasmi­ne scom­pa­re, Kha­led per­de le mani, la men­te del suo baba si anneb­bia) stra­na­men­te lui si adat­ta con sor­pren­den­te velo­ci­tà. È come se nono­stan­te la sua men­te con­fu­sa lui tiras­se fuo­ri una sor­ta di istin­to che lo por­ta a capi­re che per soprav­vi­ve­re al dram­ma e aiu­ta­re i suoi cari deve adat­tar­si, non trovi? 
C’è un det­to nel­la reli­gio­ne isla­mi­ca: “Dio non ti dà nul­la che tu non pos­sa affron­ta­re” . Tut­to quel­lo che vivia­mo riu­scia­mo per for­za di cose ad affron­tar­lo. Vale anche per Adam. Man mano che la guer­ra si inten­si­fi­ca, che la sua fami­glia si disin­te­gra, diven­ta una per­so­na indi­pen­den­te, che nono­stan­te le limi­ta­zio­ne dell’Asperger diven­ta più capa­ce di affron­ta­re le situa­zio­ni, esce dal pro­prio guscio per­ché non ha altra scel­ta dato che quel guscio è ormai distrut­to. Impa­ra ad adat­tar­si per non morire.

La guer­ra è gene­ral­men­te descrit­ta da pun­ti vista maschi­li e le don­ne entra­no nel qua­dro solo per l’impatto che essa ha sul­le loro vite, ma nel tuo libro fai di Yasmi­ne una pro­ta­go­ni­sta in pri­ma per­so­na, una com­bat­ten­te appas­sio­na­ta che è sta­ta mar­chia­ta a fuo­co dal­la guer­ra. Perché? 
La guer­ra non riguar­da mai tut­ti, non in quan­to uomi­ni o don­ne ma in quan­to gene­re uma­no, sen­za discri­mi­na­zio­ni di età e di gene­re. Come fem­mi­ni­sta pen­so che i libri oggi­gior­no non abbia­no mol­ti pun­ti di vista fem­mi­ni­li ed è anche per que­sta dispa­ri­tà let­te­ra­ria che per me è impor­tan­te mostra­re che, inve­ce, anche le don­ne sof­fro­no e com­bat­to­no armi in pugno per difen­de­re le pro­prie fami­glie e ciò in cui credono.

Leg­gen­do il tuo libro si ha l’impressione che ogni sin­go­lo det­ta­glio sia den­so di signi­fi­ca­to, anche quel­li tipo­gra­fi­ci come la scel­ta del­le maiu­sco­le o del­le minu­sco­le. È come se la gran­dez­za dei carat­te­ri di ogni sin­go­la paro­la ripro­du­ces­se il modo in cui quel­la paro­la risuo­na nel­la men­te di Adam. Come mai, ad esem­pio, hai scel­to di usa­re sem­pre la minu­sco­la per il nome di nabil? 
È nabil l’unico vero ami­co di Adam, l’unica per­so­na al di fuo­ri del­la fami­glia da cui può sem­pre cor­re­re, con cui può sem­pre esse­re se stes­so. L’uso del­la maiu­sco­la lo ren­de­reb­be una figu­ra più for­ma­le, estra­nea. Nel­la men­te di Adam nabil è come un cusci­no, qual­co­sa su cui si può sal­ta­re sen­ten­do­si sicu­ri, pro­tet­ti, è la sua zona protetta.

Sei un’immigrata di secon­da gene­ra­zio­ne, nata a Lon­dra da un siria­no e un’algerina e que­sto libro è chia­ra­men­te un omag­gio alla Siria, Pae­se di ori­gi­ne di tuo padre. Come ti rela­zio­ni con que­sti Pae­si, li con­si­de­ri anche tuoi? 
Sono cre­sciu­ta in Inghil­ter­ra con geni­to­ri di nazio­na­li­tà diver­se, era­va­mo mul­ti­cul­tu­ra­li, aper­ti alle influen­ze ingle­si ma con­ser­va­va­mo le tra­di­zio­ni di entram­bi i pae­si dei miei geni­to­ri. Pen­so di aver pre­so mol­to da tut­te e tre le cul­tu­re, par­lo tre lin­gue e ho impa­ra­to che è fon­da­men­ta­le rispet­ta­re le diver­si­tà nel­le per­so­ne, valo­riz­zar­le. Sono sta­ta cre­sciu­ta nel­la reli­gio­ne isla­mi­ca ma mio padre ci leg­ge­va anche pas­si del­la Bib­bia per­ché essen­zial­men­te le reli­gio­ni giu­dai­ca, isla­mi­ca e cri­stia­na han­no la stes­sa ori­gi­ne e inse­gna­no gli stes­si prin­ci­pi fon­da­men­ta­li. Reli­gio­ne signi­fi­ca uma­ni­tà, pace, rispetto.

C’è un dia­lo­go bel­lis­si­mo nel tuo libro Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra. Yasmi­ne ras­si­cu­ra Adam dicen­do “pre­sto arri­ve­re­mo a Dama­sco e sare­mo al sicu­ro per un po’ e lui rispon­de “Quan­to dura un po’?” “Il più pos­si­bi­le”. Pen­so che que­sto dia­lo­go rap­pre­sen­ti la sin­te­si per­fet­ta dell’incomprensibile irra­zio­na­li­tà del­la guer­ra. L’incapacità del cer­vel­lo uma­no che non sa pro­ces­sa­re l’orrore di cui è testimone…
Infat­ti sin­te­tiz­za i miei sen­ti­men­ti sul­la guer­ra in Siria. Que­sta guer­ra è ini­zia­ta 5 anni fa e la gen­te dice che fini­rà pre­sto, che tor­ne­rà la pace ma quan­to anco­ra deve dura­re? Quan­do sarà abba­stan­za? I siria­ni han­no dovu­to nel cor­so degli ulti­mi cin­que anni lascia­re il loro Pae­se, tra­sfor­mar­si in esu­li, rifu­gia­ti, han­no per­so tut­to e quel­li che sono rima­sti sono com­pres­si in aree sem­pre più pic­co­le, sem­pre più peri­co­lo­se, non han­no scel­ta, ven­go­no ucci­si sen­za poter cer­ca­re scam­po, sen­za poter far sen­ti­re la loro voce. Non voglio sape­re quan­to deve anco­ra dura­re, quan­do i mor­ti saran­no abba­stan­za, quan­to deve dura­re un “altro po’”. Que­sta guer­ra che è ini­zia­ta come una rea­zio­ne spro­po­si­ta­ta del regi­me alla richie­sta di rico­no­sci­men­to dei dirit­ti uma­ni fon­da­men­ta­li da par­te del popo­lo, ormai è solo un gri­do di aiuto.

di Lisa Puzel­la su Man­gia­li­bri 11/01/2017

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Un corpo senza pelle

Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra di Sumia Sukkar

Ros­so rubi­no è il colo­re pre­fe­ri­to da Adam, è il colo­re che ema­na da sua sorel­la Yasmi­ne quan­do è feli­ce. La sua risa­ta è diver­ten­te: è come sbuc­cia­re una mela su una super­fi­cie bagna­ta e splen­den­te. Il gri­gio è il colo­re del­la nega­ti­vi­tà, Gusta­ve Aschen­bach di Mor­te a Vene­zia pul­sa di gri­gio, deve esse­re cat­ti­vo, il gri­gio è il colo­re dei bul­li che lo tor­men­ta­no a scuo­la. L’arancio mesco­la­to al blu è il ter­ro­re negli occhi di qual­cu­no. Il vio­la è il colo­re del­la mor­te, il colo­re che esa­la­va dal­la bara di mam­ma quan­do se ne è anda­ta. Adam capi­sce i colo­ri, il loro alfa­be­to e se ne ser­ve per dipin­ge­re il suo mon­do, che si ridu­ce alla casa che è anche il suo san­tua­rio, un luo­go in cui può nutri­re le sue osses­sio­ni e dove gli altri le rispet­ta­no. Sa esat­ta­men­te qua­li mat­to­nel­le sal­ta­re per arri­va­re al fri­go sen­za che acca­da nul­la di brut­to, sa come sal­ta­re dal­la soglia di came­ra sua al let­to schi­van­do il tap­pe­to, sa quan­ti pas­si a destra fare pri­ma di uno a sini­stra, cono­sce gli umo­ri dei suoi cari: baba, che tor­na a casa tut­te le sere alle 16:48, i suoi Tareq e Kha­led con cui non par­la mai per­ché la sua voce si rifiu­ta di usci­re dal­la gola, suo fra­tel­lo Isa e sua sorel­la Yasmi­ne con cui rie­sce a comu­ni­ca­re anche se non ama mol­to far­lo. Vive in un mon­do gover­na­to da rego­le e abi­tu­di­ni che non rie­sce a deci­fra­re. Adam non capi­sce le men­zo­gne: per­ché le per­so­ne, scel­go­no di rac­con­ta­re qual­co­sa che non è acca­du­to tra­la­scian­do inve­ce qual­co­sa che è acca­du­to? Adam non capi­sce le bar­zel­let­te, ma sa ride­re, solo Yasmi­ne e il suo ami­co e vici­no di casa Ali san­no come far­lo ride­re. Adam non capi­sce le meta­fo­re, ma ne usa a pie­ne mani per inter­pre­ta­re le emo­zio­ni. Adam non capi­sce la guer­ra: per­ché qual­cu­no dovreb­be voler fare del male a qual­cun altro, pri­var­lo del­la vita o del­le mani o del suo bam­bi­no non nato, o del­la casa o di tut­to que­sto insie­me? Que­ste cose lo con­fon­do­no, il ver­de del­la malat­tia lo rat­tri­sta e in que­ste occa­sio­ni bat­te­re i pie­di, don­do­lar­si, con­ta­re, non basta a cal­mar­lo, ha biso­gno di tira­re l’elastico che ha al pol­so una, due, mil­le vol­te, anche se il rumo­re infa­sti­di­sce baba e i segni ros­si si fan­no sem­pre più marcati…

Adam pro­cla­ma di non capi­re le emo­zio­ni, ma, con l’irrompere del­la guer­ra nel­la sua vita, con l’instabilità cre­scen­te dei pila­stri che sor­reg­go­no il suo mon­do, la fuga da Alep­po ver­so la sal­vez­za a Dama­sco, la fame, la sete, il dolo­re, le feri­te sue e dei suoi fami­lia­ri, le per­di­te, i distac­chi tem­po­ra­nei o defi­ni­ti­vi che sia­no, tut­ta la sua esi­sten­za è scar­di­na­ta, il blu­ma­ri­no e il bian­co­ne­ve ‒ i colo­ri del­la mor­te e del dolo­re e del­la per­di­ta ‒ sono sem­pre più pre­sen­ti, ecco che le emo­zio­ni gli flui­sco­no attra­ver­so, gli sfer­za­no la car­ne, non ha più bar­rie­re né pel­le per difen­der­si. Non riman­go­no che il gat­to Liqui­ri­zia e un orec­chio che nascon­de in tasca e tira fuo­ri quan­do ha biso­gno di con­fi­dar­si, di river­sar­ci den­tro il mare di dolo­re e con­fu­sio­ne che lo sof­fo­ca. La sin­dro­me di Asper­ger de Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra è una par­te essen­zia­le del libro esat­ta­men­te quan­to la guer­ra. Adam rac­con­ta se stes­so e ciò che gli è ester­no attra­ver­so l’unico alfa­be­to che gli è fami­lia­re: i colo­ri; le sue osses­sio­ni sono la bar­rie­ra di dife­sa tra un ragaz­zo che sem­bra vive­re gli even­ti attra­ver­so un cor­po sen­za pel­le, tut­to lo toc­ca in manie­ra dolo­ro­sa e stor­den­te, il mon­do suo­na le sue note sto­na­te e caco­fo­ni­che strim­pel­lan­do diret­ta­men­te sul­le cor­de dei suoi ner­vi. La voce di Yasmi­ne, che si alter­na alla sua nel rac­con­to del­la fuga, è inve­ce poten­te, sten­to­rea, qua­si dolo­ro­sa­men­te con­cre­ta. È una don­na appas­sio­na­ta, una com­bat­ten­te riso­lu­ta, che ha paga­to col pro­prio cor­po il prez­zo del­la ribel­lio­ne, che ha rinun­cia­to a mol­to per amo­re di Adam e che gui­de­rà tut­ta la fami­glia nel­la mar­cia mas­sa­cran­te attra­ver­so il deser­to, si pren­de­rà cura di tut­ti, di Ami­ra e del bam­bi­no fan­ta­sma che abi­ta nel suo cor­po, di Kha­led sen­za mani, di Ali e Adam e Tareq; pren­de deci­sio­ni dure come lasciar anda­re via ver­so la sal­vez­za baba mala­to; ingo­ia il dolo­re del­la per­di­ta di Isa e sop­por­ta le tor­tu­re e il car­ce­re. Un libro com­ples­so, poten­te, che affron­ta due temi dif­fi­ci­lis­si­mi con leg­ge­rez­za e ori­gi­na­li­tà non disgiun­te da una pro­fon­da capa­ci­tà di inda­gi­ne, un testo in cui tut­to ha un suo sen­so e con­tri­bui­sce a decli­na­re e dise­gna­re le emo­zio­ni di Adam e di tut­ti gi atto­ri di un dram­ma che da nazio­na­le si fa inti­mo, per­so­na­le. Mol­to signi­fi­ca­ti­va è la scel­ta dell’autrice di non usa­re le maiu­sco­le per alcu­ni nomi pro­pri o di usar­le in un cer­to modo per dare for­za gra­fi­ca agli sta­ti d’animo. Nel com­ples­so un bel­lis­si­mo libro, a par­ti­re dal­la veste edi­to­ria­le cura­tis­si­ma impre­zio­si­ta da una stu­pen­da coper­ti­na e da un cameo in pri­ma pagi­na che sin­te­tiz­za il tema del libro.

Man­gia­li­bri, Lisa Puzel­la, 11/01/2016

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La guerra di Aleppo vissuta con la sindrome di Asperger

Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra” il nuovo libro di Sumia Sukkar

Quan­do esplo­de una bom­ba per Adam, il gio­va­ne pro­ta­go­ni­sta di “Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra” di Sumia Suk­kar (Il Siren­te, tra­du­zio­ne di Bar­ba­ra Beni­ni), diven­ta tut­to gri­gio. Ogni emo­zio­ne per lui cor­ri­spon­de a un colo­re e ogni choc lo spin­ge a dipin­ge­re. Adam vive ad Alep­po, ha 14 anni, è affet­to dal­la sin­dro­me di Asper­ger, distur­bo del­lo svi­lup­po impa­ren­ta­to con l’autismo, ed è sua la voce nar­ran­te del­la sto­ria che Sumia Suk­kar, gio­va­ne autri­ce nata a Lon­dra nel 1992 da padre siria­no e madre alge­ri­na, ha scel­to per rac­con­ta­re la vita di una fami­glia siria­na nel mez­zo del­la dram­ma­ti­ca cri­si comin­cia­ta nel 2011.

Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra : Sumia Sukkar

Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guerra_cover

Un pun­to di vista ori­gi­na­le che enfa­tiz­za e poten­zia la sen­sa­zio­ne di incom­pren­si­bi­li­tà e di assur­do che si pro­va di fron­te al con­flit­to siria­no e che por­ta l’attenzione sul mon­do dell’infanzia feri­ta dal­le guer­re. I bam­bi­ni siria­ni, infat­ti, come sot­to­li­nea anche l’autrice “si sono sve­glia­ti improv­vi­sa­men­te un gior­no e si sono tro­va­ti adul­ti, per­den­do una par­te essen­zia­le dell’esperienza del­la crescita”.

Scuo­le chiu­se, pol­ve­re su ogni super­fi­ce, man­can­za di cibo e di elet­tri­ci­tà, cor­pi ste­si a ter­ra, boa­ti improv­vi­si, pau­ra, vio­len­za e distru­zio­ne ovun­que. “Non c’è più colo­re ad Alep­po. Tut­to è gri­gio, anche noi”. Que­sta è la real­tà che il pic­co­lo Adam vive d’un trat­to nel­la sua bel­la Alep­po, cit­tà che Sumia Suk­kar non ha mai visto ma che si è fat­ta rac­con­ta­re dai paren­ti in lun­ghe e stra­zian­ti con­ver­sa­zio­ni via Skype.

Più che il luo­go per l’autrice era impor­tan­te mostra­re le dif­fi­col­tà di com­pren­sio­ne del­la situa­zio­ne che si vivo­no oggi in Siria e che lei stes­sa pro­va. Una real­tà che Sumia sen­te appar­te­ner­le pro­fon­da­men­te pur essen­do nata in Inghil­ter­ra e sen­ten­do­si “a casa” a Lon­dra. Adam, il pro­ta­go­ni­sta, non capi­sce quel­lo che suc­ce­de intor­no a lui. La guer­ra gli fa gira­re la testa. Non rie­sce a rin­trac­cia­re i pen­sie­ri, met­ter­li in ordi­ne e a dire ciò che sente.

Ho scel­to un per­so­nag­gio con la sin­dro­me di Asper­ger per dar­gli un toc­co di inno­cen­za, in con­tra­sto con le cose orri­bi­li che acca­do­no in guer­ra” spie­ga l’autrice al suo debut­to nar­ra­ti­vo che ha già rac­col­to mol­ti suc­ces­si, tra cui la dram­ma­tiz­za­zio­ne radio­fo­ni­ca del­la sto­ria tra­smes­sa nel pre­sti­gio­so “Satur­day Dra­ma” del­la BBC, dopo la qua­le sono sta­ti acqui­sta­ti i dirit­ti per la rea­liz­za­zio­ne di un film trat­to dal libro.

Sumia Suk­kar

Sumia fa gira­re la vita del pro­ta­go­ni­sta intor­no al colo­re. Adam vede le per­so­ne avvol­te da un’aurea colo­ra­ta a secon­da dei loro sta­ti d’animo e, per pro­va­re sol­lie­vo, dipin­ge il suo ter­ri­fi­can­te vis­su­to, gior­no per gior­no, choc dopo choc, men­tre la sua mera­vi­glio­sa cit­tà vie­ne divi­sa e distrut­ta dai bom­bar­da­men­ti. Resta­no nel­le stra­de solo sche­le­tri di palaz­zi, poz­ze di fan­go, fasci di fili elet­tri­ci pen­zo­lan­ti e fumo nell’aria, la gen­te muo­re o scap­pa e anche la sua casa fini­rà in mace­rie. L’unico modo che il ragaz­zi­no tro­va per non pen­sa­re, per espri­me­re le sue emo­zio­ni e per soprav­vi­ve­re a un’atmosfera cupa, impol­ve­ra­ta e neb­bio­sa è la pittura.

L’arte diven­ta così una for­ma di resi­sten­za a que­sto momen­to buio in cui il gio­va­ne pro­ta­go­ni­sta si tro­va tan­to da valu­ta­re la pos­si­bi­li­tà di dise­gna­re con il san­gue, inte­so come meta­fo­ra di vita. “Come può il san­gue pren­de­re il posto del colo­re?” si chie­de a un cer­to pun­to quan­do gli com­pa­re davan­ti agli occhi e una par­te di sé lo spin­ge a pren­der­ne un po’ per dipin­ge­re. “Il san­gue è vera­men­te den­so, ma c’è ne così tan­to che sem­bra acqua… / Sem­bra cal­do e fred­do allo stes­so tem­po. Quan­do toc­chi il san­gue, è come se le tue sen­sa­zio­ni si scol­le­gas­se­ro. I miei sen­si sono con­fu­si…” dice Adam e tira indie­tro la mano. Poi fa uno schiz­zo: un occhio nel mez­zo del­la pagi­na con una pupil­la che ha den­tro una sto­ria. Come se quel­la sto­ria fos­se tut­ta da scri­ve­re: la sto­ria del­la nuo­va Siria che rina­sce­rà dopo la distruzione.

 Reset, Fran­ce­sca Bel­li­no, 11/01/2017

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La guerra filtrata dai colori di Adam

Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra su SuperAbile

(il magazine per la disabilità)

Nato con la sin­dro­me di Asper­ger, il quat­tor­di­cen­ne Adam è il pro­ta­go­ni­sta del roman­zo Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra (Edi­tri­ce il Siren­te), in cui Sumia Suk­kar rac­con­ta il con­flit­to siria­no attra­ver­so lo sguar­do di un ragaz­zo a cui non «pia­ce incon­tra­re per­so­ne nuo­ve». Pro­prio per­ché Adam cer­ca di espri­me­re le sue emo­zio­ni attra­ver­so la pit­tu­ra, ogni capi­to­lo pren­de il nome di un colo­re, quel­lo che avvol­ge le per­so­ne a secon­da dei loro sta­ti d’animo, ma il suo pre­fe­ri­to è il ros­so rubi­no, anche se non sop­por­ta vede­re il sangue.

Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra : Sumia Sukkar

Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guerra_cover 

«Ogni tan­to uso toni pastel­lo, altre vol­te for­ti e acce­si», dice il pro­ta­go­ni­sta, che cer­ca di resi­ste­re alla vio­len­za assur­da del­la guer­ra attra­ver­so l’arte, con­cen­tran­do­si anche su imma­gi­ni e suo­ni. Nel dram­ma­ti­co viag­gio ver­so Dama­sco, lasce­rà cade­re la bar­rie­ra del con­tat­to fisi­co con la sorel­la Yasmi­ne, in segui­to a un bom­bar­da­men­to che li feri­sce entram­bi. «Guer­ra signi­fi­ca per­de­re ciò che ami. Pace è ciò che resta quan­do fini­sce la guer­ra», sin­te­tiz­za. Bri­tan­ni­ca di padre siria­no e madre alge­ri­na, l’autrice Sumia Suk­kar ha 24 anni ma ha scrit­to il suo roman­zo d’esordio tre anni fa, dopo aver stu­dia­to scrit­tu­ra crea­ti­va alla King­ston Uni­ver­si­ty di Lon­dra. Un suc­ces­so di cri­ti­ca e di pub­bli­co: nel 2014 il ria­dat­ta­men­to radio­fo­ni­co è anda­to in onda nel pro­gram­ma Satur­day Dra­ma del­la Bbc e sono sta­ti acqui­sta­ti i dirit­ti del libro per la rea­liz­za­zio­ne di un film.

Supe­rA­bi­le Inail, Lau­ra Bada­rac­chi, Gen­na­io 2017

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Francesca Paci, “La Stampa” (9 gennaio 2017)

IL RAGAZZO DI ALEPPO CHE HA DIPINTO LA GUERRA di Sumia Sukkar

Sumia Sukkar, c’è un ragazzo che ha visto morire i colori di Aleppo

La scrittrice algerino-siriana racconta la guerra attraverso gli occhi di un giovane pittore

di Fran­ce­sca Paci, “La Stam­pa” (9 gen­na­io 2017)

Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra : Sumia SukkarGli ulti­mi gior­ni di Alep­po, dopo quat­tro anni di asse­dio gover­na­ti­vo aggra­va­to dal­la pres­sio­ne dell’Isis, sono cupi, gri­gi, le foto che giun­go­no dall’interno rac­con­ta­no le mace­rie e la scom­par­sa dei colo­ri. Alep­po ricor­da Sara­je­vo, si è det­to. Ma for­se ricor­da anco­ra di più Guer­ni­ca, la cit­tà basca sven­tra­ta dai fran­chi­sti così come la dipin­se memo­ra­bil­men­te Picas­so. Si può fin­ge­re di non vede­re, ma la fine del mon­do è lì, a due ore di volo dall’Italia. Chi non si accon­ten­ta del­le cro­na­che, che fati­can­do a tene­re il pas­so del­la distru­zio­ne pro­fon­da inse­guo­no la con­ta dei mor­ti, può met­te­re mano oggi a un bre­ve roman­zo inti­to­la­to “Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra”, l’opera pri­ma del­la 24enne alge­ri­no-siria­na Sumia Suk­kar in cui sen­za la pre­sun­zio­ne di spie­ga­re l’inspiegabile il pic­co­lo pro­ta­go­ni­sta Adam illu­stra pas­so pas­so la per­di­ta di colo­re del­la sua vita.

L’esperimento let­te­ra­rio fun­zio­na. Sia­mo ad Alep­po, un perio­do inde­fi­ni­to ma recen­te. Adam ha 14 anni, ha per­so la mam­ma quan­do ne ave­va 11 e vive ad Alep­po con il padre, i fra­tel­li Kha­led e Tariq e l’adorata sorel­la Yasmi­ne, dal­la cui vario­pin­ta per­so­na­li­tà s’ispira per dipin­ge­re qua­dri su qua­dri. La sua tavo­loz­za regi­stra pen­nel­la­ta dopo pen­nel­la­ta l’involuzione del­la tra­ge­dia siria­na ini­zia­ta nel 2011 come paci­fi­ca pro­te­sta con­tro il dit­ta­to­re di Dama­sco e dege­ne­ra­ta nell’inferno in cui, con gli idea­li, sono mor­te alme­no 400 mila persone.

Adam dipin­ge, sogna la com­pa­gna di scuo­la «dagli occhi color Nutel­la» di cui ha dimen­ti­ca­to il nome, leg­ge Mor­te a Vene­zia di Tho­mas Mann e nota che Gustav Aschen­bach ha un nome gri­gio. La Sto­ria subi­sce un’accelerata e la sua vita si fer­ma, impri­gio­na­ta in un eter­no pre­sen­te dove si annul­la tut­to, l’amore segre­to di Yasmi­ne, l’arrivo in fami­glia del­la bel­lis­si­ma cugi­na Ami­ra rima­sta vedo­va, il ricor­do del­le vacan­ze al mare, la mili­tan­za dei fra­tel­li sem­pre più brac­ca­ti dai gover­na­ti­vi, i vici­ni di casa ster­mi­na­ti in salot­to e lascia­ti a mar­ci­re nel loro san­gue, la fol­lia inci­pien­te del padre che pren­de a chia­ma­re tut­ti con il nome del­la moglie defun­ta, Maha.

«Non so chi sono i buo­ni e chi sono i cat­ti­vi» dice a un cer­to pun­to il pro­ta­go­ni­sta ripe­ten­do un pen­sie­ro del­la sorel­la. Alep­po è un fan­ta­sma così come le ban­die­re dei ribel­li, la gen­te vie­ne giu­sti­zia­ta a raf­fi­ca, al mer­ca­to ber­sa­glia­to dai com­bat­ti­men­ti si tro­va­no solo dat­te­ri dal sapo­re anti­co. Ormai imper­ver­sa il nero. Quan­do degli uomi­ni “bion­di e gran­di” rapi­sco­no Yasmi­ne sot­to i suoi occhi impo­ten­ti Adam boc­cheg­gia: «Ho il cuo­re nel­lo sto­ma­co (…). E’ come se il catra­me bol­len­te ci fos­se cala­to sopra».

I colo­ri incal­za­no la let­tu­ra e la guer­ra siria­na non sem­bra più quell’eco lon­ta­na in sot­to­fon­do alle nostre pene refe­ren­da­rie. Yasmi­ne nel­le mani dei suoi aguz­zi­ni subi­sce le tor­tu­re più atro­ci e si tin­ge di inda­co, fin quan­do vie­ne libe­ra­ta da un grup­po di ribel­li che inneg­gia­no a un Dio del­la cui esi­sten­za si fa fati­ca a con­vin­cer­si. Adam dipin­ge come un for­sen­na­to, imma­gi­na di sen­ti­re l’amato Geor­ge Orwell sug­ge­rir­gli che il san­gue è il sosti­tui­vo del­la pit­tu­ra e ne rac­co­glie in stra­da per can­cel­la­re alme­no dal­le sue tele il gri­gio che gra­dual­men­te avvol­ge la cit­tà e la vita.

L’epilogo del libro non è anco­ra l’epilogo di Alep­po, alme­no non men­tre scri­via­mo. Il pro­ta­go­ni­sta si aggrap­pa a un gat­to sal­va­to dai con­na­zio­na­li affa­ma­ti che vor­reb­be­ro nutrir­se­ne e si met­te in cam­mi­no ver­so Dama­sco con la sorel­la e quan­to resta del­la fami­glia. La stra­da è lun­ga in tut­ti i sen­si, la sal­vez­za una chi­me­ra, il ricor­do dell’inno nazio­na­le un requiem dispe­ra­to, vita e sogno si con­fon­do­no e con­fon­do­no il let­to­re. «Per­ché c’è una rivo­lu­zio­ne? (…). Non c’è più colo­re ad Alep­po. Tut­to è gri­gio, anche noi». Chiu­so il libro resta la Sto­ria, dif­fi­ci­le fare anco­ra fin­ta di niente.

All’inizio (del libro) fu l’arancione. Sono pas­sa­ti 11 mesi da quan­do i pri­mi atti­vi­sti ispi­ra­ti da piaz­za Tah­rir han­no por­ta­to in stra­da la richie­sta di demo­cra­zia. Il mon­do di Adam è anco­ra in pie­di, in casa si man­gia­no ver­du­re ripie­ne e cir­co­la l’aroma del caf­fè, la tv dif­fon­de la disin­for­ma­zio­ne del regi­me ma fun­zio­na, la fine­stra inqua­dra l’abbandono dell’un tem­po viva­ce caf­fè Shams eppu­re l’aria pro­fu­ma anco­ra di vita. Poi la scuo­la chiu­de, l’acqua e l’elettricità comin­cia­no a scar­seg­gia­re, il fri­go­ri­fe­ro si svuo­ta, per stra­da com­pa­io­no cada­ve­ri scom­po­sti e Adam vede vio­la, lo stes­so vio­la che ave­va visto ema­na­re dal­la bara del­la mam­ma. I dimo­stran­ti dila­ga­no, i fra­tel­li e la sorel­la sono dei loro, gli slo­gan ripe­to­no «Abbas­so il regi­me», si spa­ra, esplo­do­no le bom­be e si lascia­no die­tro mace­rie su mace­rie, il vio­la si mesco­la al ros­so del sangue.

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Passando per Aleppo

Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra di Sumia Sukkar

Edi­tri­ce Il Siren­te ha pub­bli­ca­to Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra, di Sumia Suk­kar (tra­du­zio­ne di Bar­ba­ra Beni­ni). Non si trat­ta di una serie di rac­con­ti ma di un roman­zo che del­la for­ma bre­ve ha lo sti­le essenziale.

È un libro diret­to, sen­za fron­zo­li, che rac­con­ta in modo ori­gi­na­le il dram­ma siria­no attra­ver­so lo sguar­do di un gio­va­ne affet­to dal­la sin­dro­me di Asper­ger. Adam e la sua fami­glia vivo­no le pro­fon­de sof­fe­ren­ze di un inte­ro popo­lo, sof­fe­ren­ze descrit­te in modo empa­ti­co sot­to for­ma di repor­ta­ge let­te­ra­rio (una sor­ta di can­di­do new jour­na­li­sm), da chi la guer­ra non la capi­sce e attra­ver­so la pro­pria crea­ti­vi­tà e la pro­pria inno­cen­za ten­ta incon­sa­pe­vol­men­te di dare spe­ran­za a chi lo cir­con­da. Scrit­to quan­do l’autrice ave­va solo ven­tu­no anni, Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra, è un roman­zo dal lin­guag­gio sem­pli­ce e leg­ge­ro, capa­ce di nar­ra­re pro­fon­de ingiu­sti­zie e dina­mi­che fami­lia­ri e socia­li deva­sta­te da un con­flit­to che sem­bra non ave­re fine. Un testo uti­le, a mio avviso, per i let­to­ri più gio­va­ni, spes­so disin­te­res­sa­ti a for­me di sag­gi­sti­ca pom­po­sa e arzigogolata.

Dall’articolo Appun­ti da un bor­del­lo tur­co (pas­san­do per New Orleans, Alep­po e Buca­re­st) di Loren­zo Maz­zo­ni pub­bli­ca­to il 29 novem­bre 2016 su il Fat­to Quotidiano

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Shlonak Sumia Sukkar?

IL RAGAZZO DI ALEPPO CHE HA DIPINTO LA GUERRA di Sumia Sukkar

Sumia Sukkar su Interferenze Radio 3 Mondo

La guer­ra in Siria attra­ver­so le paro­le di Sumia Suk­kar, autri­ce di “Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra”, ieri su Radio 3 Mon­do. Di che colo­re sareb­be­ro oggi i due pro­ta­go­ni­sti del tuo roman­zo Adam e Yasmine?


Ci alzia­mo tut­ti, io vado in came­ra mia, pren­do subi­to il mio set per dipin­ge­re e comin­cio imme­dia­ta­men­te a dise­gna­re la sce­na sot­to la piog­gia. Sem­bria­mo una fami­glia feli­ce, solo che die­tro di noi ci sono palaz­zi crol­la­ti e il cie­lo sem­bra più scu­ro che mai, per­si­no di not­te. non so come spie­ga­re quan­to è nero il cie­lo. In que­sto cie­lo blu mari­no non c’è trac­cia del­la luna, solo un fumo nero che lo rico­pre. Un gior­no, quan­do sarà fini­ta la guer­ra, avrò i miei qua­dri per mostra­re alla gen­te cosa sta­va real­men­te suc­ce­den­do. I miei qua­dri non men­to­no.” da ‘il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra’ capi­to­lo Ver­de

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http://radioeco.it/il-ragazzo-di-aleppo-che-ha-dipinto-la-guerra-pbf2016/

IL RAGAZZO DI ALEPPO CHE HA DIPINTO LA GUERRA di Sumia Sukkar

Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra

Domenica 13 Novembre in aula Fermi è stato presentato un libro estremamente interessante ed inedito: Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra. (editrice Il Sirente). Coinvolta nell’incontro l’autrice del libro, la giovanissima scrittrice britannica Sumia Sukkar e il moderatore Luca Murphy

di Ele­na Alei, “Radio Eco” (14 novem­bre 2017)

Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra : Sumia SukkarSumia Suk­kar, figlia di geni­to­ri siria­ni,  ha pub­bli­ca­to que­sto libro a soli 21 anni, appe­na il gior­no dopo aver con­se­gui­to la lau­rea in scrit­tu­ra crea­ti­va. “Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra” trat­ta del con­flit­to siria­no tra­mi­te il rac­con­to di un ragaz­zo affet­to dal­la sin­dro­me di Asper­ger, dun­que attra­ver­so un pun­to di vista del tut­to nuo­vo e puro, incon­ta­mi­na­to e oggettivo.

Pro­prio per que­sto moti­vo l’autrice ha pen­sa­to di adot­ta­re que­sto tipo di len­te, facen­do ruo­ta­re il tut­to attra­ver­so i pen­sie­ri di Adam, ragaz­zo la cui fami­glia sta cer­can­do di scap­pa­re da Alep­po, cen­tro del con­flit­to siriano, per arri­va­re a Dama­sco. Adam ha soli 14 anni e, affet­to dal­la sin­dro­me di Asper­ger( spet­tro dell’autismo), cer­ca di rap­pre­sen­ta­re le sue emo­zio­ni attra­ver­so la pit­tu­ra. La sua malat­tia lo por­ta a per­ce­pi­re il con­flit­to a suo modo e a voler dipin­ge­re le sue sen­sa­zio­ni, attri­buen­do a ogni cosa che vede un colore.

Ogni capi­to­lo ha il nome di un colo­re: Adam vede le per­so­ne avvol­te da un’aurea colo­ra­ta a secon­da dei loro sta­ti d’animo e dipin­ge il suo ter­ri­fi­can­te vis­su­to duran­te una guer­ra che non rie­sce a com­pren­de­re, vede solo un incom­pren­si­bi­le vio­len­za che ridu­ce la sua vita e la sua casa in mace­rie e divi­de la sua bel­la cit­tà in bar­ri­ca­te di guer­ra. Un libro in cui l’arte sem­bra diven­ta­re una for­ma di resi­sten­za in un momen­to vera­men­te buio.

Adam dà colo­re a ciò che è ormai una real­tà in sca­la di gri­gi: som­mer­sa dal­la pol­ve­re.  Obiet­ti­vo dell’autrice è ren­de­re il con­flit­to tra­mi­te un occhio per cui tut­to è bian­co e nero ed inno­cen­te, al net­to del­le rap­pre­sen­ta­zio­ni fal­sa­te che i media con­ti­nua­no a dar­ci del con­flit­to: sem­pre ine­vi­ta­bil­men­te stor­pia­te da nume­ro­sis­si­mi fattori.

Sumia per scri­ve­re la sto­ria ha avu­to testi­mo­nian­ze diret­te dal­la zia che vive in Siria: il libro è un intrec­cio di fin­zio­ne e real­tà. Le descri­zio­ni sono inno­cen­te­men­te bru­ta­li.Ciò che vole­va era capi­re l’essenza del­la sto­ria da rac­con­ta­re e toglie­re gli ecces­si. In que­sto i per­so­nag­gi l’hanno aiu­ta­ta mol­to  diven­tan­do  par­te di lei e mostran­do­le la sto­ria. Met­te­re a fuo­co l’essenza uma­na del con­flit­to, tra­smet­te­re il valo­re del­la bon­tà uma­na: ele­men­to a cui Sumia cre­de pro­fon­da­men­te. Pro­prio per que­sto moti­vo l’autrice non si vuo­le far por­ta­vo­ce di una fede par­ti­co­la­re o di un cre­do poli­ti­co, ma sem­pli­ce­men­te tra­smet­te­re un valo­re uni­ver­sa­le. Non a caso l’autrice è sta­ta cre­sciu­ta da due geni­to­ri figli di una socie­tà mul­ti­cul­tu­ra­le, i qua­li le  han­no fat­to leg­ge­re sia la  Bib­bia che il Cora­no, il cui sen­so intrin­se­co è per lei la bon­tà uma­na, il non fare del male al pros­si­mo. Adam è infat­ti un nome che uni­sce le tre reli­gio­ni che com­pon­go­no la Siria per com­pren­de­re nel­la nar­ra­zio­ne tut­te le reli­gio­ni siriane.
Sumia non sa tut­to­ra qua­le sia la sua fede ma cre­de nel­la bon­tà uma­na. Quan­do pen­sa a Dama­sco, ricor­da i tem­pi spen­sie­ra­ti in cui a nata­le da pic­ci­na anda­va a tro­var­vi la non­na e sen­ti­va l’odore di gel­so­mi­no nell’aria e  tut­to era colo­ra­to: un odo­re  che è sta­to sosti­tui­to da san­gue, un colo­re impol­ve­ra­to dal gri­gio che ucci­de tutto.

Il pro­ces­so che ha por­ta­to alla scrit­tu­ra del libro è sta­to lun­go coin­vol­gen­do edi­ting e scrit­tu­ra e por­tan­do l’autrice  a fre­quen­ta­re nume­ro­si cen­tri per l’autismo, dove ha potu­to capi­re in manie­ra pro­fon­da la natu­ra del­la sindrome.

Adam sem­bra sof­fri­re di sine­ste­sia: il met­ter­lo su car­ta è un pro­ces­so cer­ta­men­te difficile. Qui sta pro­prio la rari­tà di que­sto libro che offre imma­gi­ni cru­dis­si­me attra­ver­so una len­te inno­cen­te, lim­pi­da, sem­pli­ce. Le imma­gi­ni che ci sono pro­po­ste sono bru­ta­li, ma il mez­zo attra­ver­so cui ci sono tra­smes­se è sem­pli­ce: è il fat­to­re uma­no base. Que­sto per­ché, come affer­ma l’autrice,” non cer­chia­mo il modo più sem­pli­ce di scri­ve­re ma il modo più pas­sio­na­le. Quan­do non arri­va­no le paro­le pren­de il soprav­ven­to il colore: ho scel­to di rac­con­ta­re un ambien­te gri­gio dove però i colo­ri di Adam brillano.”

Non a caso que­sto libro  ha otte­nu­to il plau­so del­la cri­ti­ca ingle­se. La dram­ma­tiz­za­zio­ne radio­fo­ni­ca del libro è pas­sa­ta nel pre­sti­gio­so “Satur­day Dra­ma” del­la BBC, dopo la qua­le sono sta­ti acqui­sta­ti i dirit­ti per la rea­liz­za­zio­ne di un film trat­to dal libro.

The Natio­nal l’ha definito“Orribile e bel­lo allo stes­so tem­po”, noi vi invi­tia­mo ad acqui­star­lo e leggerlo.

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Ilaria Guidantoni, “Saltinaria” (13 novembre 2016)

IL RAGAZZO DI ALEPPO CHE HA DIPINTO LA GUERRA di Sumia Sukkar

Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra

Un libro reportage dall’interno della guerra siriana, l’atrocità della guerra raccontata con la spontaneità di un bambino senza pelle, affetto dalla sindrome di Asperger, che rende questo singolare romanzo: ad un tempo, poetico, tenero, a tratti noir, con accenti perfino pulp e un’anima surreale. La resistenza strenua dell’io che non crolla verso all’orrore che deforma l’essere umano. Dio e l’amore per gli altri come salvezza, attraverso un mondo visto a colori, popolato in forma di sineddoche

di Ila­ria Gui­dan­to­ni, “Sal­ti­na­ria” (13 novem­bre 2016)

Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra : Sumia SukkarIl pano­ra­ma del­la let­te­ra­tu­ra siria­na con­tem­po­ra­nea – per quel poco che cono­sco qua­si inte­ra­men­te attra­ver­so la casa edi­tri­ce Il Siren­te – è inte­ra­men­te occu­pa­ta dal dram­ma del­la guer­ra e del­la tor­tu­ra. Tut­ti gli auto­ri pre­sen­ta­no una cru­dez­za sen­za pari che indu­gia para­dos­sal­men­te come in una tera­pia catar­ti­ca sui par­ti­co­la­ri del­le vio­len­ze, spes­so subi­te diret­ta­men­te dagli auto­ri che le rac­con­ta­no. La guer­ra sem­bra sug­ge­ri­re l’immaginazione e inva­der­la, occu­par­la tut­ta. Que­sto roman­zo di Sumia Suk­kar – scrit­tri­ce bri­tan­ni­ca di padre siria­no e madre alge­ri­na, nata a Lon­dra nel 1992 – è pro­fon­da­men­te ori­gi­na­le per­ché con­tie­ne solo un nucleo lega­to alla pro­spet­ti­va orro­ri­fi­ca del con­flit­to, spie­ta­ta, sen­za nul­la che addol­ci­sca la pil­lo­la. L’avvio è deci­sa­men­te sin­go­la­re, poe­ti­co pur nel­la tri­stez­za e sgo­men­to di una fami­glia che vive e respi­ra all’unisono la ten­sio­ne di uno sta­to dit­ta­to­ria­le e si risve­glia nel mez­zo del­la guer­ra. Il con­flit­to esplo­de e riem­pie defor­man­do la quo­ti­dia­ni­tà, scon­vol­gen­do l’ordine este­rio­re e inte­rio­re del­la vita, come una crea­tu­ra mostruo­sa che sia­mo abi­tua­ti a con­si­de­ra­re par­to­ri­ta solo dal­la fan­ta­sia nei rac­con­ti e che inve­ce diven­ta real­tà. La cro­na­ca è rac­con­ta­ta dagli occhi di un bam­bi­no che vuo­le fare il pit­to­re e la dichia­ra­zio­ne, anche se la pas­sio­ne per dipin­ge­re attra­ver­sa tut­te le pagi­ne, arri­va ver­so la fine, con l’arrivo a Dama­sco tra mil­le sof­fe­ren­ze e una mar­cia este­nuan­te che diven­ta un pel­le­gri­nag­gio, in fuga da Alep­po. “Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra”, fra­se pro­nun­cia­ta come il risve­glio dell’autocoscienza da Adam, det­ta il tito­lo. La visio­ne che il roman­zo pre­sen­ta è dop­pia­men­te ori­gi­na­le per­ché la nar­ra­zio­ne è “a colo­ri” che diven­ta­no la mate­ria per il tut­to, dan­do vita alla rap­pre­sen­ta­zio­ne di un mon­do in for­ma di sined­do­che. Adam è affet­to dal­la sin­dro­me di Asper­ger, un distur­bo che per cer­ti ver­si ha i carat­te­ri dell’autismo anche se il ragaz­zo ha una for­te rela­zio­na­li­tà affet­ti­va con gli altri e soprat­tut­to l’amata Yasmi­ne che sacri­fi­can­do tut­ta se stes­sa reg­ge le fila del­la fami­glia dopo la mor­te del­la mam­ma, chia­ma­ta sem­pli­ce­men­te mama. Que­sta par­ti­co­la­re ango­la­zio­ne ren­de il rac­con­to poe­ti­co, tene­ro e strug­gen­te a trat­ti, per­fi­no iro­ni­co quan­do non pulp, come a dire che la fan­ta­sia e l’immaginazione pos­so­no sal­va­re il mon­do, talo­ra pro­teg­ger­ci dall’esterno, far­ci tro­va­re una via alter­na­ti­va con altre por­te e fine­stre rispet­to a quel­le fisi­che. Le per­so­ne stes­se attra­ver­so la vibra­zio­ne del­le nostre emo­zio­ni diven­ta­no colo­ri, dal ros­so rubi­no, il pre­fe­ri­to del pro­ta­go­ni­sta al gri­gio del­la guer­ra, che copre tut­to come una spes­sa col­tre di pol­ve­re che rischia di sof­fo­ca­re l’umanità che è in noi. Il libro è un inno alla vita, non di meno, per­ché la for­za degli affet­ti più for­ti e la fede incrol­la­bi­le in Dio diven­ta­no stru­men­ti ai qua­li appog­giar­si come le stam­pel­le per chi ha un arto rot­to. E’ incre­di­bi­le per una socie­tà che com­mer­cia­liz­za tut­to come la nostra sen­ti­re un bam­bi­no che pre­ga con tan­to tra­spor­to e che rin­gra­zia Dio per quel­lo per cui la mag­gior par­te dell’umanità lo male­di­reb­be ed è pro­prio per que­sto e solo a tale con­di­zio­ne che la fede diven­ta slan­cio di vita. Un libro che meri­ta una let­tu­ra sia per lo sti­le e l’originalità del rac­con­to invi­tan­do­ci a riflet­te­re sul dirit­to di ognu­no di noi ad espri­me­re sen­ti­men­ti e ad esse­re “diver­so” e sul­la “bana­li­tà del male”, sem­pre in aggua­to nel­la storia.

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Cristiana Missori, “ANSAmed” (7 novembre 2011)

IL RAGAZZO DI ALEPPO CHE HA DIPINTO LA GUERRA di Sumia Sukkar

Pisa Book Fest apre finestra su Siria con Hamadi e Sukkar

di Cri­stia­na Mis­so­ri, “ANSA­med” (7 novem­bre 2011)

Dall’11 al 13 novem­bre tor­na il Pisa Book Festi­val, il salo­ne nazio­na­le del libro dedi­ca­to alle case edi­tri­ci indi­pen­den­ti ita­lia­ne. Ospi­ta­ta al Palaz­zo dei Con­gres­si, la maIl ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra : Sumia Sukkarnife­sta­zio­ne — che dal 2003 riu­ni­sce edi­to­ri, scrit­to­ri, tra­dut­to­ri, illu­stra­to­ri e arti­sti ita­lia­ni e stra­nie­ri — apri­rà una fine­stra sul­la tra­ge­dia siria­na con un dop­pio appun­ta­men­to: quel­lo con Sha­dy Hama­di, che pre­sen­te­rà il suo ulti­mo libro, ‘Esi­lio dal­la Siria. Una lot­ta con­tro l’indifferenza’ (Add Edi­to­re, 2016) e Sumia Suk­kar, con il suo ulti­mo roman­zo, ‘Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra’ (il Siren­te, 2016). Due gio­va­ni auto­ri — il pri­mo nato a Mila­no nel 1988 madre ita­lia­na e padre siria­no; la secon­da, nata a Lon­dra nel 1992, da padre siria­no e madre alge­ri­na — che rac­con­ta­no il dram­ma e la sof­fe­ren­za del popo­lo siria­no. Hama­di, attra­ver­so il suo per­so­na­le esi­lio (fino al 1997 gli è sta­to vie­ta­to di entra­re in Siria in segui­to all’esilio del padre Moha­med, mem­bro del Movi­men­to nazio­na­li­sta ara­bo), affron­ta temi qua­li iden­ti­tà, inte­gra­li­smo, rap­por­to tra le reli­gio­ni, liber­tà e lot­ta con­tro la dit­ta­tu­ra. Suk­kar inve­ce sce­glie di far­lo attra­ver­so gli occhi di un ragaz­zo affet­to dal­la sin­dro­me di Asper­ger, che vuo­le capi­re il con­flit­to siria­no e i suoi effet­ti dipin­gen­do le sue emozioni.

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Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra (Maria Tortora, “Lankenauta”, 2 novembre 2016)

Ho ter­mi­na­to la let­tu­ra de “Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra” qual­che gior­no fa. Nel frat­tem­po ho let­to un altro libro: “Il cer­vel­lo auti­sti­co” di Tem­ple Gran­din con Richard Panek (Adel­phi). Due let­tu­re appa­ren­te­men­te distan­ti ma che, in real­tà, si inter­se­ca­no per­fet­ta­men­te con­si­de­ran­do che Adam, il ragaz­zi­no quat­tor­di­cen­ne pro­ta­go­ni­sta oltre che voce nar­ran­te del libro del­la Suk­kar, è affet­to dal­la sin­dro­me di Asper­ger che, per chi non lo sapes­se, vie­ne spes­so assi­mi­la­ta all’autismo. Tem­ple Gran­din, una don­na auti­sti­ca sta­tu­ni­ten­se, bio­lo­ga e scrit­tri­ce, ne “Il cer­vel­lo auti­sti­co” si sof­fer­ma spes­so, ed ine­vi­ta­bil­men­te, sul­le pro­ble­ma­ti­che lega­te ai mala­ti di Asper­ger. Adam mi è venu­to in men­te ripe­tu­ta­men­te duran­te la let­tu­ra del libro del­la Gran­din. Adam che pone le stes­se doman­de, Adam che con­ta i pas­si che ser­vo­no per rag­giun­ge­re la sua stan­za, Adam che ha pau­ra dei posti che non cono­sce, Adam che deve com­pie­re sem­pre gli stes­si movi­men­ti, Adam che ripe­te nume­ri per ras­si­cu­rar­si, Adam che sen­te tut­ti i colo­ri del mon­do, Adam che osser­va la guer­ra in Siria e deve met­ter­la den­tro ai suoi quadri.

L’idea di Sumia Suk­kar è con­vin­cen­te e diver­sa: rac­con­ta­re la guer­ra siria­na attra­ver­so gli occhi inge­nui, disin­can­ta­ti ed incon­sue­ti di un ragaz­zi­no affet­to dal­la sin­dro­me di Asper­ger. Per­ché maga­ri a pochi vie­ne in men­te che anche in Siria esi­sto­no bam­bi­ni con pro­ble­ma­ti­che di tal gene­re. Bam­bi­ni che, come Adam, vedo­no il loro pic­co­lo ras­si­cu­ran­te mon­do fami­lia­re e dome­sti­co anda­re in fran­tu­mi per col­pa di un con­flit­to che non rie­sco­no a com­pren­de­re, per col­pa di mili­zie del Gover­no che inve­ce di pro­teg­ge­re il popo­lo siria­no lo mas­sa­cra­no. Den­tro le infi­ni­te doman­de di Adam c’è scon­cer­to e inca­pa­ci­tà di capi­re. Come spie­ga­re quel che acca­de ad un bam­bi­no come Adam? A lui pia­ce anda­re a scuo­la, pia­ce man­gia­re i dol­ci, pia­ce gio­ca­re, pia­ce dise­gna­re e riem­pi­re i fogli di colo­ri ed imma­gi­ni. Cose sem­pli­ci e sem­pre ugua­li. Le bom­be, i mor­ti, il san­gue, le muti­la­zio­ni, le esplo­sio­ni, i pro­iet­ti­li. Tut­to è trop­po diver­so e trop­po dif­fi­ci­le per lui. Per for­tu­na Adam tro­va in sua sorel­la Yasmi­ne un rifu­gio, lei è il suo appog­gio e la sua salvezza.

La madre di Adam è mor­ta da qual­che tem­po. Era mala­ta ma lui è riu­sci­to alme­no a salu­tar­la e a capi­re che sareb­be anda­ta via. La guer­ra, inve­ce, por­ta via le per­so­ne sen­za che Adam rie­sca nep­pu­re a dire loro un sem­pli­ce “ciao”. La guer­ra fa crol­la­re le case e riem­pie gli occhi e la boc­ca di pol­ve­re. La guer­ra ha tol­to l’acqua e la cor­ren­te. Non ci si può lava­re e non si può guar­da­re la TV. Yasmi­ne non può com­pra­re nul­la e il fri­go è sem­pre vuo­to. Gli altri fra­tel­li di Adam esco­no qua­si ogni gior­no per par­te­ci­pa­re a cor­tei di pro­te­sta ma anche quel­lo divie­ne peri­co­lo­so per­ché c’è chi spa­ra e chi muo­re. Adam vede san­gue, vomi­ta e svie­ne. Non sop­por­ta l’odore del san­gue, non reg­ge il con­tat­to con quel liqui­do vischio­so ma è comun­que costret­to a guar­da­re tan­to san­gue nel­la sua Alep­po. Chiun­que, attor­no a lui, per­de il pro­prio colo­re. Anche il ros­so rubi­no di Yasmi­ne si sco­lo­ra: la guer­ra tra­sfor­ma tut­to in gri­gio o vio­la, il colo­re del dolore.

Ogni capi­to­lo del libro rap­pre­sen­ta un colo­re diver­so e, di con­se­guen­za, una per­ce­zio­ne diver­sa. Ci sono l’arancione, il bian­co, il blu, il gra­na­ta, il nero, il ver­de, il magen­ta e altri anco­ra. Ci sono però tre capi­to­li che inter­rom­po­no la nar­ra­zio­ne colo­ra­ta di Adam. In que­sti capi­to­li la paro­la pas­sa a Yasmi­ne, pre­sa e segre­ga­ta chis­sà dove da uomi­ni che non si era­no mai visti. Yasmi­ne rapi­ta davan­ti ad un nego­zio e por­ta­ta altro­ve men­tre era con Adam. Vie­ne tor­tu­ra­ta, insul­ta­ta e stu­pra­ta pro­prio come avvie­ne a mol­te altre don­ne in un Pae­se in guer­ra. E così la Suk­kar rie­sce ad inne­sta­re nel rac­con­to di Adam la vicen­da tut­ta fem­mi­ni­le e mol­to dolo­ro­sa del­la gio­va­ne don­na. Il riflet­to­re, quin­di, vie­ne spo­sta­to, su quel­lo che una don­na rischia quo­ti­dia­na­men­te in Siria.

Entra­re nel cuo­re di un con­flit­to come quel­lo che da diver­si anni sta deva­stan­do la Siria non è affat­to sem­pli­ce. Sumia Suk­kar, però, è riu­sci­ta in tale inten­to gra­zie all’invenzione di un per­so­nag­gio auten­ti­co, puro e sen­si­bi­le come Adam. La guer­ra rima­ne la mostruo­si­tà che è ma la voce e lo sguar­do di Adam, coi suoi imman­ca­bi­li colo­ri e la sua lumi­no­sa inno­cen­za, han­no il pote­re di muta­re le pro­spet­ti­ve e di rical­co­la­re la real­tà per­ché rie­sco­no a tra­smet­te­re sfu­ma­tu­re e det­ta­gli che ai “nor­ma­li” soli­ta­men­te sfug­go­no. Sovrap­por­re un con­flit­to mor­ta­le alla can­di­da deli­ca­tez­za e al talen­to pre­zio­so di un ragaz­zi­no affet­to dal­la sin­dro­me di Asper­ger è sicu­ra­men­te un’idea intel­li­gen­te svi­lup­pa­ta, in que­sto roman­zo, attra­ver­so una nar­ra­zio­ne empa­ti­ca, atten­ta ed inten­sa. “Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra” è usci­to per la pri­ma vol­ta, nel Regno Uni­to, nel 2013 quan­do l’esordiente Sumia Suk­kar ave­va appe­na 22 anni. Un’opera pri­ma che lascia ben sperare.

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Sumia Suk­kar è nata a Lon­dra nel 1992, figlia di padre siria­no e madre alge­ri­na. Ha sem­pre ama­to scri­ve­re e, pro­prio per que­sto, ha fre­quen­ta­to il cor­so di lau­rea in Scrit­tu­ra Crea­ti­va alla King­ston Uni­ver­si­ty di Lon­dra. Qui ha cono­sciu­to Todd Swift, poe­ta bri­tan­ni­co-cana­de­se oltre che diret­to­re del­la Casa Edi­tri­ce Eyewear. Il pro­fes­so­re, col­pi­to dal talen­to del­la Suk­kar, le ha offer­to un con­trat­to di pub­bli­ca­zio­ne. Il pri­mo roman­zo di Sumia Suk­kar, “The boy from Alep­po who pain­ted the war”, è usci­to nel 2013. Un anno più tar­di, nel 1014, a BBC ne ha trat­to un ria­dat­ta­men­to radio­fo­ni­co nel cor­so del pro­gram­ma “Satur­day Dra­ma”. Il roman­zo “The boy from Alep­po who pain­ted the war” è sta­to tra­dot­to in ita­lia­no e pub­bli­ca­to dall’Editrice il Siren­te nel 2016.

Sumia Suk­kar, “Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra“, Edi­tri­ce il Siren­te, Fagna­no Alto, 2016. Tra­du­zio­ne dall’inglese di Bar­ba­ra Beni­ni. Tito­lo ori­gi­na­le: “The boy from Alep­po who pain­ted the war“, 2013.

Pagi­ne Inter­net su Sumia Suk­kar: Twit­ter / Sche­da Eyewear Publi­shing / Lin­ke­din / Inter­vi­sta

 Lan­ke­nau­ta, Maria Tor­to­ra, 2 Novem­bre 2016
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Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra” di Sumia Sukkar

In libreria “Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra”, terzo e imperdibile titolo della collana Altriarabi Migrante.

Ogni capitolo ha il nome di un colore in questo libro denso e profondo che ci racconta la guerra siriana e la distruzione di Aleppo dall’interno di una famiglia, che raccoglie tutte le sue forze per cercare di sopravvivere intimamente e fisicamente alla devastazione della propria città.

…orri­bi­le e bel­lo allo stes­so tem­po…” dove l’arte diven­ta una for­ma di resistenza

Adam ha quat­tor­di­ci anni e sof­fre del­la sin­dro­me di Asper­ger, una for­ma di auti­smo che non pro­vo­ca ritar­di signi­fi­ca­ti­vi nel­lo svi­lup­po del lin­guag­gio o del­le capa­ci­tà cogni­ti­ve. Adam ha ere­di­ta­to dal­la madre il talen­to nel­la pit­tu­ra e infat­ti tra­scor­re la mag­gior par­te del suo tem­po libe­ro, dipin­gen­do i suoi fami­lia­ri, gli even­ti che segna­no la sua vita, il mon­do che lo cir­con­da. Adam asso­cia un colo­re a ogni sta­to d’animo e per­so­na o situa­zio­ne e Yasmin, sua sorel­la, sor­ri­den­te e pazien­te, sem­pre pron­ta a rispon­de­re alle sue mil­le doman­de, è il ros­so rubi­no, il colo­re del­la gio­ia, del sor­ri­so. È il 26 di gen­na­io gli scon­tri e le mani­fe­sta­zio­ni si dif­fon­do­no per Alep­po, ma per Adam non può esse­re una guer­ra civi­le, come la defi­ni­sco­no alla TV, per­ché nel­la guer­ra ad affron­tar­si sono gli uomi­ni in divi­sa, gli eser­ci­ti e lui vede solo cit­ta­di­ni nor­ma­li, dal­la sua fine­stra. Pian pia­no, però, la guer­ra entre­rà nel­la vita di Adam attra­ver­so il dete­rio­ra­men­to len­to ed ine­so­ra­bi­le del­la sua rou­ti­ne quo­ti­dia­na: la scar­si­tà di cibo, la man­can­za di acqua ed elet­tri­ci­tà, la chiu­su­ra del­la scuo­la, il bom­bar­da­men­to di casa sua, la mor­te dei vici­ni e degli ami­ci di fami­glia e poi dei suoi stes­si fami­lia­ri, che nel lun­go cam­mi­no che da Alep­po lo por­te­rà a Dama­sco, lo lasce­ran­no uno a uno. Un ritrat­to vivi­do di una cit­tà mar­to­ria­ta e dei suoi abi­tan­ti, rac­con­ta­to attra­ver­so gli occhi inno­cen­ti del protagonista.

Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guer­ra è il roman­zo debut­to del­la gio­va­nis­si­ma e bril­lan­te Sumia Suk­kar, autri­ce ingle­se di ori­gi­ne siria­na-alge­ri­na, nota­ta e inco­rag­gia­ta dal suo pro­fes­so­re di scrit­tu­ra crea­ti­va all’università, che, estre­ma­men­te impres­sio­na­to dai suoi scrit­ti, anco­ra sot­to for­ma di work in pro­gress all’epoca, l’ha incen­ti­va­ta a per­se­ve­ra­re offren­do­le un con­trat­to di pubblicazione. Trasmesso dal­la BBC nel cor­so del famo­so pro­gram­ma “Satur­day Drama”.

Sumia Sukkar  Sumia Suk­kar sarà in Ita­lia per pre­sen­ta­re “Il ragaz­zo di Alep­po che ha dipin­to la guerra” domenica 25 set­tem­bre ore 19,00 XIV edi­zio­ne del Festi­val del­la Let­te­ra­tu­ra Medi­ter­ra­nea di Lucera

 

 

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